Questo diario elettronico ha una storia... (continua)


domenica, 27 febbraio 2005
       VITTIME  (di guerre e di cui è possibile fare la conta …) 

Internazionale  25 / 3 marzo  2005 n. 579 pag. 15

Numero di vittime dall’inizio della seconda intifada (28 settembre 2000).
Dati aggiornati alle 16 del 23 febbraio 2005.
Tra le vittime palestinesi sono inclusi i kamikaze, mentre non sono conteggiate le persone accusate di collaborazionismo e uccise da altri palestinesi.
Palestinesi         3.680
Israeliani              981
Altre vittime          74
Totale                4.735

Internazionale  25 / 3 marzo  2005 n. 579 pag. 14

Numero di vittime dall’inizio della guerra in Iraq (12 marzo 2003)
Dati aggiornati alle 16 del 23  febbraio 2005.

Iracheni           16.069 – 18.339
Americani                       1.485
Altre vittime                      172
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categoria:vittime di guerra
giovedì, 24 febbraio 2005

     Il 22 febbraio, a seguito della pubblicazione delle poesie delle  bambine e dei bambini della quinta  classe udinese che ricordavano la shoah, un lettore (o lettrice) aveva scritto nei commenti:
 " Che bravi questi bimbi, che poesia c'è nel loro cuore! Così poco banale, così poco retorica!
    Bravi ragazzi, se il mondo finisce nelle vostre mani Auschwitz non si ripeterà.. bravi! ".
 Ho trasferito il messaggio e Tatiana così risponde
 "
GRAZIE A COLEI O A COLUI CHE L'HA MANDATO, DEVE ESSERE UNA PERSONA     PIENA DI  ANIMO"  
 Purtroppo il messaggio non proponeva indirizzi e quindi il trasferimento dev'essere pubblico.  
 augusta                                   

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categoria:bambini
martedì, 22 febbraio 2005

 Il 19 febbraio ho pubblicato alcune poesie scritte da bambini di una quinta classe che avevano celebrato la giornata della memoria. La loro insegnante mi ha poi chiesto di far loro visita e di raccontare del mio soggiorno a Betlemme, dei bambini che là avevo visto e conosciuto.
Li ho lasciati a ricreazione. Dopo essere rientrati in classe hanno scritto alcune poesie, che copio (ringraziando la maestra che me le ha trasmesse, con il consenso dei genitori).
Quando ho saputo che avevano rinnovato il loro impegno poetico mi sono preoccupata. Influenzare i piccoli raccontando loro storie di troppo dolore e di violenza può essere dannoso e, per quando avessi controllato il mio racconto, ero preoccupata di ciò che avrei letto nei loro scritti. Invece i bambini si sono dimostrati molto liberi e saggi. Hanno scritto quello che condividevano di ciò che io avevo raccontato ma anche - e molto- di informazioni precedenti e hanno filtrato tutto attraverso la loro esperienza, con i loro mezzi espressivi.
A seguito della precedente serie di poesie ho ricevuto un commento: spero di riceverne altri per trasmetterglieli. Come mi ha scritto la loro maestre "Ci sono poche cose che corroborino la personalità quanto una informazione di ritorno, soprattutto per i piccoli che crescono".                           augusta

SHALOM, SALAM A VOI  di  SHAILA

Bambini ,
vi accolgo in me.
La vita mia è vostra,
il cuore mio si inginocchia davanti a voi,
la mia pace vi verrà trasmessa.
Pace, Amore, Verità.
Pace, perché dovete afferrarla.
Amore, perché dovete indossarlo.
Verità, perché dovete giurarla.
Guerra, Paura, Famiglia.
Guerra? Non giocateci.
Paura? Resistete.
Famiglia? Salvatela.
Perché la buona volontà
viene dal profondo del cuore.

BAMBINI ISRAELIANI, BAMBINI PALESTINESI  di  ALICE

Bambini israeliani e palestinesi,
almeno voi,
cercate di stare insieme,
pacificamente,
così forse
riusciremo a calmare il terrorismo,
perché se tra voi andate d'accordo,
quando sarete grandi,
forse i vostri figli impareranno da voi,
e allora anche i figli dei vostri figli.
Se continuerete così,
la pace regnerà.
Questo è un invito alla pace,
ma sono essenziali tre cose:
fratellanza, speranza e voglia di vita
 
LA PACE E' UN DIRITTO DI TUTTI  di  SARA

Non è bello alzarsi e vedere buio,
non è bello vedere la guerra e non fare niente,
non è bello fingersi indifferenti nel momento del bisogno,
non è bello leggere sul giornale le solite disgrazie.
Apriamo una finestra in questo buio,
la pace è un diritto di tutti.
C'è chi infrange i sogni
e li perde.
Non devi smettere di sognare.
Il sogno è la cosa più bella che ha l'uomo.
Ma a volte sognare non basta.
Per realizzare i sogni ci vuole impegno
e la forza di riuscire ad aprire la mente di tutti
con una sola parola,
come se fosse la chiave di un cassetto sacro,
pieno di tesori.
Pace,
una semplice parola di quattro lettere,
però ha un potere di farti riflettere.
Non smettere mai di sognare la pace.

BAMBINI ISRAELIANI E BAMBINE PALESTINESI  di  EMANUELE

Bambini israeliani,
bambine palestinesi,
fate questo per favore:
fate unità fra di voi,
diventate buoni insieme.
Diventerete l'amore che c'è nei vostri cuori.
Siate la voce che fa capire ai vostri familiari
di non fare la guerra.
Diventerete il sentimento di amicizia e di pace.
Fate un'alleanza magica che nessuno spezzerà.
Diventate un cerchio magico per creare una luce
che lega tutte le persone.
Diventerete un arcobaleno di serenità.
Credete nella speranza e nella purezza;
siete bambini normali che giocano insieme.

NO AL TERRORISMO, Sì ALLA PACE  di  TATIANA

Fate la pace bambini,
non oscuratevi dentro.
E voi genitori, perché siete armati?
Non ne avete già abbastanza?
Perché costruite bombe, mine od altro?
Se voi foste intelligenti,
non fareste queste cose.
Bambini, bambini
tenetevi al riparo da ogni male,
perché alle persone che lo provocano
verrà restituito.
No al terrorismo,
sì alla pace.

SHALOM, SALAM  di  MARGHERITA

Shalom miei amici,
tornate al passato:
i grossi ortaggi,
i fichi,
i pompelmi,
i ravanelli
che divoravate con felicità.
Le giornate di pascolo,
i salti, i giochi, l'allegria,
le corse nei prati fioriti.
Non tiratevi l'uno con l'altro nella fossa della paura,
affrontatela con speranza.
Dimenticate questa sofferenza.
Salam miei fratelli,
lottate per la sopravvivenza,
aiutati dai vostri stessi nemici
potrete sconfiggere le malattie.
Siamo tutti figli di Dio,
sotto una stessa madre terra
siamo venuti qui al mondo
per pacificarci gli uni con gli altri.
Siete appoggiati tutti dal mio cuore.
Shalom, salam

ANGOSCIA E PAURA  di  ANTONIO

Paura di morire,
paura di salire su un autobus,
angoscia di attraversare una strada.
Paura nelle madri israeliane
di fare andare i bambini a scuola in bus.

Paura di andare a lavorare,
di attraversare un muro.
Paura nella gente palestinese
Di non passare a un posto di blocco.
Paura di essere minacciati con un mitra puntato addosso.

PAURA E TRISTEZZA MORTALE  di   YLENIA

Pace a voi,
bambini palestinesi,
perché so che voi vi impegnate molto nella scuola,
perché da voi non c'è serenità.
C'è invece solo guerra.
Gli uomini dormono inquieti.
Le donne non possono vendere il cibo.
Paura e tristezza mortale.
 

PACE A VOI  di ANDREA

Salam o Shalom,
che importanza ha? Siamo tutti Fratelli,
e non centra da dove proveniamo,
le nostre origini provengono da uno stesso punto:

    DIO   di  ANDREA

Lui ci ha creati.
E tutti abbiamo il diritto di vivere
senza che nessuno ci porti via questa possibilità.
Io voglio bene a tutto il mondo,
nessuno escluso,
perché siamo tutti Fratelli.

CHI BUSSA ALLA PORTA?  VALENTINA G. (GHANA)
 
Dormo.
Sento uno strano rumore.
Paura.
Chi sarà?
Saranno i palestinesi,
un terremoto
o uno sparo?
Cerco di dormire,
ma sempre quel rumore,
tum, tum, tum.
Battono alla porta.
Chi sarà?
Vado ad aprire?
E se sono i palestinesi
e se mi sparano?
Vado a dormire.
Ma non riesco a dormire.
Penso: e se sfonderanno la porta?
Allora apro?
Questione di attimi
e apro la porta.
No!
Non vedo più la luce.
Addio per sempre.
 

I BAMBINI INNOCENTI  di  MICHAEL

I bambini innocenti
di Israele e della Palestina,
vengono uccisi,
messi a vedere il sangue per terra,
vengono addestrati a lanciare sassi.
Rischiano la morte,
solo per andare a scuola,
però loro ci tengono molto.
In certi posti
i bambini
vedono i loro genitori
con i mitra per difenderli.
I figli possono vedere delle persone
che cadono a terra
insanguinate.
BASTA!
Basta guerra,  solo pace

PAURA  di  VALERIA

Paura
di essere massacrati,
angoscia
di attraversare un muro.

Terrore 
nel salire su un autobus.
Sempre all'erta
con i fucili in mano.
Se si rilassano sono morti.
Come fai a vivere,
se sai che forse un giorno,
mentre vai a scuola,
con le più buone intenzioni
salterai in aria.

Come fai,
se la tua casa,
da un giorno all'altro
viene circondata da un filo spinato?

Se sei diverso ,
non puoi vivere,
se sei diverso,
devi andartene.

Perché?

Perché a  me va bene così.
 

ANGOSCIA E PAURA  di  LAURA

Paura,
paura della vita,
del loro futuro.
Già da piccoli con un fucile in mano.
Quando saranno grandi,
sarà il ricordo più brutto dell'infanzia.
Che Israele e Palestina si accordino fra di loro,
è il loro sogno più grande…
Angoscia, angoscia di attraversare quel filo spinato!
Appena lo guardi ti vengono i brividi.
Dio aiuta quei poveri bambini,
ad avere una vita migliore.

PACE AMICI ISLAMICI E AMICI PALESTINESI  di  LORENZO

Shalom, Salam, amici islamici e amici palestinesi.
Rappacificatevi amici,
non siate in guerra.
Non fate guerre,
non serve a niente.
Grida , disperazione, bombe, armi, carri armati
Invadono una terra,
invece di persone che si vogliono bene,
persone che amano la pace.
Le parole chiave sono queste:
Salam, Shalom, Pace.
Pace a voi, niente guerre,
Shalom a voi fratelli.
La pace è la nostra dimora,
Abramo è venuto per la pace,
non per la guerra.
Shalom, Salam, pace a tutti voi.
Palestina o Israele è la vostra terra,
non palestinese,
né israeliana.
Abramo pensava
che era la terra perfetta.
Molte cose avete in comune:
pensieri, salute, anima.
Pace a voi.
Salam, Shalom,Pace

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categoria:bambini, israele palestina, culturapace
lunedì, 21 febbraio 2005

Potrei intitolare questa pagina "STRUMENTI DI AUTODIFESA".

Il primo strumento lo trovo su un prezioso mensile che vive ormai da quasi quattordici anni con un piccola circolazione locale. Si intitola "Ho un sogno" e nel numero di febbraio 2005 riporta un comunicato della Redazione del sito www.circoloistria.it  Da quel sito è "possibile scaricare la relazione della Commissione mista storico-culturale italo-slovena istituita ufficialmente qualche anno fa dai due Paesi per far luce sulle tragiche vicende che hanno segnato il XX secolo in Istria, a Trieste, a Fiume e in Dalmazia".
Ho verificato, confermo e descrivo il percorso: identificare il sito, evidenziare cultura, documenti e ricerche storiche, Relazione della commissione mista storico-culturale italo-slovena e infine allegato. E' un testo che nulla toglie alla tragicità di quei luoghi e all'orrore di quel tempo, ma almeno impedisce di finire avvoltolati dalla melassa falsificante di una recente fiction televisiva.
Riporto una parte dell'autopresentazione del sito che ho citato: "Il Circolo di Cultura istro-veneta "Istria" è nato nel 1982  …proponendosi una ricomposizione della cultura istriana dopo i traumi ad essa inferti dalla guerra e dal dopoguerra, e particolarmente intensi e profondi a carico della componente istroveneta. Tale sofferenza, a lungo strumentalizzata ed ancora tangibile, appariva ed appare ancora alleviabile attraverso strumenti culturali capaci di instaurare un clima di collaborazione prima di tutto tra gli "andati " ed i "rimasti" e poi tra questi e le altre componenti ora maggioritarie, la slovena e la croata, a prescindere dai tre confini politici ora presenti in terra istriana in una prospettiva territoriale da "Cherso al Carso", per consolidare una collaborazione socio-economica e giungere ad una macroregione europea pluriculturale".
Il 13  febbraio, nella prima pagina di questo mio blog, avevo fatto cenno alla questione, comunemente detta "delle foibe", citando un libro di Guido Crainz: Il dolore e l'esilio (Donzelli 2005).
Gli indirizzi di riferimento per il mensile Ho un sogno sono: C.P. 169. Udine centro. 33100 Udine e
asspp@iol.it.

Il secondo strumento di autodifesa è anch'esso un percorso cognitivo che parte dalla fotografia di uno dei quattro mercenari italiani sequestrati alcuni mesi fa (uno purtroppo non è tornato) vestito da templare. L'ho trovata sul sito www.ilcircolo.net/lia in data 20 febbraio 2005. Al momento sono rimasta sorpresa (i templari ci sono ancora?) poi ho verificato e ho scoperto che il sig. Salvatore Stefio ha un suo sito, aperto i primi di febbraio di quest'anno, molto visitato (ad oggi al contatore risultano 5447 visite ), con molti commenti alla fine di ogni pagina pubblicata. Fin qui non ci sarebbe nulla da dire se non felicitarsi con il "consulente per la sicurezza" (così si autodefinisce nel suo blog <salvatorestefio.splinder.com>) che ha superato la sua terribile avventura e vuole manifestare il suo pensiero, ma… quello che mi ha turbata sono i link che il sito propone.
 Se era prevedibile trovarvi molti riferimenti di carattere militare, se è ovvio che citi l'Ordine Templare di cui l'autore fa parte ,si resta esterrefatti trovando anche il sito di Gladio (come i Templari anche Gladio vice ancora in mezzo a noi).
Ricordate il caso scoppiato nel 1991? Per chi volesse rinfrescarsi la memoria cito il sito digilander.libero.it/infoprc/gladio.html (e comunque ricercando "gladio" su google ne viene di tutto e di più).
Non ho voglia di ripercorrere un episodio della recente storia italiana ma solo chiedermi senso ha la vicinanza di gladio e templari nel sito di una persona che ha sofferto un sequestro in Iraq. Forse nessuno
Però considero questo percorso uno strumento di autodifesa per tante ragioni; la prima è un aiuto a non cadere nel diffuso tranello a guardare ad ogni evento come se nascesse nel momento in cui si pone e non si potessero mai riconoscere legami (tanti e diversi) con un passato che ancora ci pesa addosso.
augusta

domenica, 20 febbraio 2005
 

Un'iniziativa della rivista Confronti  (link)

 

 

 

 

 

 

 

 

Semi di Pace    VII° edizione
Israeliani e palestinesi insieme per il dialogo e la convivenza

 

 

 

 

 

 

 

 

Dal 27 febbraio sarà in Italia un gruppo di isrealiani e palestinesi impegnati in diversi progetti di solidarietà, educazione alla pace e dialogo interreligioso. Invitati dalla rivista Confronti incontreranno, in diverse città italiane, esponenti delle Istituzioni, studenti delle scuole medie superiori ed universitari, associazioni di volontariato che promuovono progetti per la pace in Medio oriente.
Il gruppo è composto da Mustafa Qossoqsi, uno psicologo palestinese che opera a Jenin;  Mossi Raz, israeliano, già parlamentare della Knesset ed attualmente direttore dell'Istituto Givat Aviva; Aaron Barnea, israeliano e Ali Abu Awwad, palestinese, entrambe attivi in Parents' circle, un'Associazione che raccoglie parenti di vittime del conflitto, di una parte e dell'altra; il rabbino israeliano Roberto Arbib e lo sheikh musulmano, palestinese, Ghassan Manasra. Il gruppo resterà tre giorni a Roma dove sono previsti diversi incontri: tra gli altri presso alcune scuole, l'Università Gregoriana e l'Università La Sapienza.
 
lunedi 28 febbraio, ore 12:00 
la delegazione sarà ricevuta dal Presidente del Consiglio provinciale di Roma, on. Adriano Labbucci, e dalla Vicepresidente della Giunta, On. Rosa Rinaldi.
Mercoledì 2 marzo, ore 17,30
Incontro aperto al pubblico presso il Centro Pro Unione, in via Santa Maria dell'Anima 30 primo piano.
Il 3 marzo
divisi in copie composte da un israeliano e da un palestinese, i partecipanti al programma partiranno per diverse destinazioni italiane - tra le altre Piombino, Milano, Eboli, Nocera Inferiore, Ascoli Piceno - per poi incontrarsi nuovamente a Lugano (CH), dove sono previstri alcuni incontri conclusivi.

 

 

 

 

 

 

 

 

"Il Medio oriente vive un momento molto delicato e carico di speranze - spiega Paolo Naso, direttore della rivista Confronti  - e questo nostro progetto  ormai giunto alla sua settima edizione si propone come un laboratorio di educazione alla pace. Siamo convinti, infatti, che la pace firmata dai politici avrà senso  e forza soltanto se la società civile israeliana  e quella palestinese se ne faranno convinte interpreti. E Semi di pace intende favorire esattamente questo processo: facilitare il dialogo e la cooperazione dal basso, soprattutto tra educatori che hanno tanta responsabilità nella formazione delle coscienze e nell'orientamento dell'opinione pubblica".

 

 

 

 

 

 

 

 

La delegazione di Semi di pace è disponibile a incontrare i giornalisti interessati mercoledì 2 marzo alle ore 15,30. Per prenotare interviste ed incontri, si prega di prendere contatti con  la rivista Confronti - ufficio programmi (dott.ssa Cuocci), 06 4820503 oppure 335 5902338 (programmi@confronti.net)

 

 

 

 

 

 

 

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categoria:culturapace
domenica, 20 febbraio 2005
 

VITTIME  (di guerre e di cui è possibile fare la conta …)  - 20/02/05

 

 

Internazionale  18 / 24 febbraio  2005 n. 578 pag. 15

Numero di vittime dall’inizio della seconda intifada (28 settembre 2000).
Dati aggiornati alle 16 del 16 febbraio 2005.
Tra le vittime palestinesi sono inclusi i kamikaze, mentre non sono conteggiate le persone accusate di collaborazionismo e uccise da altri palestinesi.
Palestinesi         3.679
Israeliani              981
Altre vittime          74
Totale                4.734

Internazionale  18 / 24 febbraio  2005 n. 578 pag. 14

Numero di vittime dall’inizio della guerra in Iraq (12 marzo 2003)
Dati aggiornati alle 16 del 16 febbraio 2005.

Iracheni           15.941 – 18.200
Americani                       1.464
Altre vittime                      172


___________________________________________________________

Questa settimana Internazionale riporta anche i dati delle elezioni in Iraq


Internazionale  18 / 24 febbraio  2005 n. 578 pag. 14
Risultati delle elezioni del 30 gennaio 2005.
L’affluienza alle urne è stata del 58%; 86 seggi sono stati assegnait alle donne


 

 

Partiti

 

 

Voti%

 

 

Seggi

 

 

Alleanza Unificata irachena
Alleanza curda
Partito di  Iyad Allawi
Altri

 

 

48,1%
25,7%
 13,8%
 12,4%

 

 

140
 75
 40
 20

 

 

TOTALE

 

 

100

 

 

275

 

 

 

 

 

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categoria:varie, vittime di guerra, culturapace
sabato, 19 febbraio 2005
 

Ieri Lino ha lasciato nella pagina dei commenti una foto di Giuliana Sgrena. Lo ringrazio
Spero che a Roma siate in molti (io non ci posso venire) ma vorrei soprattutto che chi può dare la risposta efficace ai suoi carcerieri abbia l’onestà e l’intelligenza di farlo. Vorrei che la nostra voce, da ovunque si faccia sentire, li renda capaci di ascoltare Giuliana, di accettare con  rispetto la sua umana paura e di farsi coinvolgere dalla sua coerenza nel chiedere pace e liberazione per l’Iraq. Vorrei anche che i sequestratori sappiano capire ciò che in molti cerchiamo loro di dire oggi,e abbiamo detto in passato, senza umiliarci a farci corresponsabili di una politica di aggressione e senza accettare la violenza terrorista che, come le cluster bombs, colpisce chi è meno difeso.             augusta

postato da: AUG alle ore 08:43 | permalink | commenti (2)
categoria:terrorismo, vittime di guerra
sabato, 19 febbraio 2005

Il logo del  museo dei bambini, che è anche un centro didattico, del  kibbutz Lohamei Ha Ghettaot in Galilea, dice: “Nel ghetto non volano le farfalle”. Le ha scritte un bambino ebreo morto a Terezin.
Unisco alle sue le parole quelle dei bambini della classe V della scuola elementare Lea d’Orlandi di Udine che mi sono state trasmesse dalla loro maestra. Elvia Franco, insieme al consenso dei genitori alla pubblicazione.
Le hanno composte dopo aver ricordato la Shoah tutti insieme, compresi i bambini  provenienti da altri stati, regolarmente inseriti e partecipi alla vita del gruppo.
Poiché ho conosciuto questi bambini e ho anche partecipato ad una loro attività se qualcuno vorrà scrivere qualche cosa per loro nello spazio dei commenti sarò lieta di comunicarglielo.                                     Augusta

 

 

 

 

GIORNATA DELLA MEMORIA:27 GENNAIO  - 

I BIMBI DI AUSCHWITZ   di VALENTINA AGYARE GYENIN  (GHANA)

 

 

 

 

I bimbi di  Auschwitz
non sorridono.

Chi gli ha rubato il sorriso?

 

 

Non leggono più.
Dove sono i libri?

 

 

Il freddo li tormenta.
Perché non hanno le coperte?

 

 

Non sono scherzosi.
Chi gli ha tolto la voglia di giocare?

 

 

I bimbi di Auschwich
non corrono.

 

 

Chi gli ha tolto la voglia della vita?     

 

 

 

 

IL DOLORE DEI BIMBI DI AUSCHWITZ  di  ALEXANDRA SIERRA GONZALES  (COLOMBIA)

 

 

 

 

La morte dei bimbi di Auschwitz
con il loro dolore nel cuore.
I bimbi hanno gli stessi vestiti per il caldo ed il freddo.
I bimbi guardano il cielo , quando c’è la guerra.
I genitori con tanto dolore e tanta angoscia nel cuore
vedono i loro figli morti.
I bambini hanno paura.
Chi gli ha rubato la loro innocenza?
I bambini vedono con i loro occhi tanto sangue per terra.
La loro tristezza, quando restano da soli
senza mamma e papà.
Chi gli ha tolto il sogno di pace?
Il loro cuore è spezzato.

 

 

 

IL TERRORE DI AUSCWITZ  di ANDREA DE MARCO

 

 

 

 

I bimbi di Auschwitz
muoiono di fame.
Chi gli tolse il cibo?

 

Le bambine non vedono
più luce.
Chi oscurò il sole?

 

 

Le donne gridano
per la disperazione.
Chi le ferì nell’anima?

 

 

Gli uomini piangono.
Chi gli strappò il sorriso?

 

 

 

 

GRIDA DI BAMBINI di ANTONIO

 

 

 

 

Grida, grida di bambini,
morte nei bambini.
Paura di morire,
di vivere in quel posto.
Tristezza infinita.
Angoscia, angoscia profonda.
Volti tristi,
volti terrorizzati.
Mostruosa Auschwitz.

 

 

 

 

GRIDA NELLE DOCCE DI ACIDO  di  MATTEO LUPIERI

 

 

 

Grida,
nelle docce di acido.
Lamenti
Nella sala delle torture.
Silenzio
nei cortili durante le fucilazioni.
Risate
tra i generali tedeschi,
mentre vedono morire i bambini ebrei.
I bambini ebrei hanno sonno,
ma non riescono a dormire.
Vogliono riposarsi,
ma non possono.
Vogliono abbracciare le loro sorelline,
ma è proibito.
Vogliono giocare,
ma sono troppo tristi per farlo.
Hanno paura.
E la paura li rende schiavi di se stessi.

 

 

 

 

L’INNOCENZA DEGLI ANGELI  di VALENTINA CHECCHETTO

 

 

 

 

Per un attimo ho chiuso gli occhi,
ho visto sangue a terra.
Ho udito
grida di povere fanciulle,
un piccolo angelo che malediceva Auschwitz,
un uomo che gridava:
“State zitti, dovete morire”
Paura, ansia, angoscia.
Il fratellino chiama la sorellina,
le madri pregano di riavere i loro figli
e i loro cari mariti.
Nei loro cuori c’è solo rabbia,
c’è terrore.
Terrore di essere bruciati.
Neanche un gioco.
Solo morte.

 

 

 

 

MORTE NEGLI OCCHI DEI BIMBI    di  XHULIAN MEMA (ALBANIA)

 

 

 

 

Morte negli occhi dei bimbi.
Ha paura il bimbo.
Paura di febbre,
paura di morte,
paura di macchine,
paura di cavalli,
paura di fantasmi,
paura degli alberi,
paura in casa,
paura di bici,
paura dei treni.
Paura di tutto ad Auschwitz

 

 

 

 

Care bambine e cari bambini, siete stati tutti bravissimi.
Sapete che quando copiavo le vostre poesie, le vostre parole entravano dentro di me e sentivo di capirvi profondamente. Continuiamo a passarci “ le cose” dell’anima. Della mia in voi, della vostra in me.
Un abbraccio  Maestra Elvia

 

 

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categoria:bambini, culturapace
venerdì, 18 febbraio 2005

 

Il 30 agosto 2004 avevo pubblicato nel mio “vecchio blog” l’appello che trascrivo

Cinque tonnellate di latte (France Lait) donato dalla “Cooperazione Italiana in Palestina” e destinato al Baby Hospital é bloccato al porto israeliano di Ashdod.
Da tre mesi la Cooperazione Italiana sta lavorando per farlo uscire dal porto, ma inutilmente.
E’ il latte destinato ai bambini di Betlemme. Sono 2000 barattoli di 2500 grammi ciascuno.
In questo periodo è molto difficile trovare latte a Betlemme. Le restrizioni imposte da Israele sulle importazioni dei beni di consumo in aiuto alla popolazione palestinese stanno creando un grosso problema a livello umanitario.
Chi può fare qualcosa, lo faccia.
Lo chiediamo in nome dei bambini di Betlemme, che soffrono sulla loro pelle la povertà creata dalla violenza assurda che sta devastando la Terra Santa.      
Sorelle del Baby Hospital” 

Le “sorelle” sono cinque suore italiane  che lavorano al del Baby Caritas Hospital fra personale  palestinese. Palestinese è anche il direttore sanitario.
Conosco il Baby Hospital per averlo visitato e so quanto importante sia il lavoro della struttura per la sua qualità, per la presenza di strumentazioni moderne, perché garantisce cure competenti nel Territorio palestinese (evitando ai piccoli malati e ai loro genitori la necessità di recarsi “all’estero”) e perché  cura con attenzione scrupolosa la continuità del rapporto mamma bambino. Inoltre l’ospedale gestisce anche ambulatori sul territorio, purtroppo sempre più difficilmente raggiungibili a causa del “muro”.
Il medico (palestinese) che mi aveva accompagnato in una visita lo scorso anno mi aveva illustrato le patologie più diffuse fra i piccoli ricoverati, derivanti dal freddo e dalla scarsa e non equilibrata nutrizione.
Così la notizia del blocco del latte mi aveva particolarmente colpito.
Ora ricevo una bella notizia che voglio comunicare.

Anno 2005: latte in “abbondanza
Per quanto riguarda il latte, l’anno 2005 inizia brillantemente!
Almeno per il “disturbo” causato, qualcuno forse ricorderà ancora il nostro appello di alcuni mesi (esattamente nelle nostre notizie del 28 Agosto 2004).
Data l’impossibilità  di sbloccare il latte nei tempi dovuti, e la necessità di utilizzare tempestivamente i fondi stanziati dal Governo Italiano per acquistare il latte in questione, si è optato di utilizzare  tali fondi per coprire spese mediche in favore di palestinesi indigenti con gravi problemi di salute,  e per i quali l’Autorità Palestinese non è in grado di intervenire.
Dopo un certo tempo il latte è  stato sbloccato dal porto di Asdod e posto regolarmente sul mercato.
Non sappiamo bene quale tipo di cambiamento sia poi avvenuto nelle procedure di importazione di latte per i Palestinesi, ma verso la fine di Dicembre  2004 la Cooperazione Italiana ci ha annunciato l’arrivo di un nuovo carico di latte. E il latte è arrivato puntualissimo e senza alcun problema.
Così  dall’inizio del 2005 molti bambini di Betlemme beneficiano di questo dono prezioso, frutto della solidarietà del popolo Italiano che mai riesce a dimenticare gli amici palestinesi.
Alla Cooperazione Italiana la nostra vivissima gratitudine.
E  un grazie anche  a tutte le persone che nei tempi difficili del blocco del latte hanno dimostrato attenzione a questo problema.                                                                                                  
Sorelle del Baby Hospital


Non so cosa sia successo fra l’agosto 2004 e il febbraio 2005.
Mi sono data molto da fare (e ben poco ne ho scritto per discrezione verso il Baby Caritas sul mio blog): ho incontrato persone impegnate negli aiuti concreti e persone consapevoli che la sicurezza per l’alimentazione infantile si colloca in un contesto di certezza che non i buoni sentimenti ma le  istituzioni possono assicurare, se assolvono al loro compito; ho conosciuto anche ostilità, indifferenza, pressappochismo, grigiore burocratico, finché….non ho ricevuto la nota (datata 26 ottobre 2004) del Ministero degli Affari Esteri, trasmessami dal difensore civico cui mi ero rivolta.
Il difensore civico regionale, l’avv. Caterina Dolcher, è una signora competente e determinata: ha capito il problema e ha agito di conseguenza. La risposta, che il Ministero le aveva spedito era stata inviata per conoscenza anche al
Direttore generale per la Cooperazione allo Sviluppo, al Vice Direttore Generale per la Cooperazione allo Sviluppo, al Min. Plen. Coordinatore BMVO, al Min. Plen. DGST  -  Ufficio III  Cooperazione Decentrata, confermava che  era stata effettivamente decisa una fornitura di latte in favore del Baby Charitas di Gerusalemme, assegnata con un contratto a seguito di una gara pubblica locale” poi non andata in porto per mancato rispetto dei tempi previsti dal “contratto di fornitura”.
Non so se l’aver reso edotti questi signori in merito alla questione del rifiuto del latte a Betlemme sia servito, né lo chiedo alle suore del Baby Caritas cui è dovuta la tutela della riservatezza e della descrizione che con ragionevole prudenza rigorosamente e costantemente praticano: mi piace segnalare una donna che ha fatto la cosa giusta  con lucidità e chiarezza.      
Spero sia stata utile, comunque il latte è arrivato ed è quello che conta      augusta

 

 

 

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giovedì, 17 febbraio 2005

 I quotidiani traboccano del testo dell’appello di Giuliana Sgrena e delle immagini che lei ha chiesto di far vedere.
Su Il Corriere della sera (on line evidentemente) sono anche accompagnate da un ampio commento.
Pubblico qui sotto l’appello di Giuliana come l’ho ripreso da La Stampa.
Non dimentico che in Italia  nulla era apparso in passato di ciò che lei scriveva, delle immagini che inviava.
Allora era oscurata la sua voce, come tante altre voci libere e ragionevoli, come oggi è oscurata lei.
Il Corriere che ora le dà uno spazio importante aveva fatto delle parole di odio volgare scritte da un’altra donna un’operazione commerciale e insieme uno strumento di propaganda: un libello a prezzi stracciati.
Giuliana non aveva spazi ampi (se non, evidentemente, su Il Manifesto) per dirci ciò che vedeva e darci testimonianza della sua corretta professionalità.
L’ascolto della sua voce è diventato possibile solo ora che la sua vita è a rischio.
Ma nonostante tutto questo molti, troppi temo, nel suo messaggio vedono solo il suo dolore, la sua paura (e qualcuno si permette l’ignobile lusso di giustificarla. Perché non dovrebbe averne?) e non sanno capire il senso profondo dell’appello: Giuliana lega la sua disperazione a quella di un popolo di cui si è fatta testimone.                                                                                                                                  augusta


Il testo integrale dell'appello di Giuliana Sgrena  16 febbraio 2005

«Chiedo alla mia famiglia di aiutarmi, a tutti quelli che hanno lottato con me contro la guerra e l'occupazione, vi prego aiutatemi, questo popolo non deve soffrire più così, ritiratevi dall'Iraq» è quanto chiede tra le lacrime Giuliana Sgrena nel video recapitato all'Associated Press.

«Nessuno più deve venire in Iraq, perché tutti gli stranieri, tutti gli italiani, sono considerati dei nemici, per favore fate qualcosa per me», supplica a mani giunte l'inviata del Manifesto rapita a Baghdad il 4 febbraio scorso.

Quindi, la Sgrena - che ha indosso una casacca verde e compare davanti a un sfondo bianco e una scritta araba in rosso, 'Mujahidin senza confini' - rivolge un appello al suo compagno di una vita, Pierre Scolari: «Pierre, aiutami tu, sei sempre stato con me, in tutte le mie battaglie, ti prego, aiutami. Fai vedere le foto che ho fatto sugli iracheni, sui bambini colpiti dalle cluster bomb, sulle donne, ti prego, aiutami a chiedere il ritiro delle truppe, aiutami a salvarmi».

Il video, che ad un certo punto si interrompe tra i singhiozzi dell'inviata, riprende con l'appello al compagno: «Chiedo a mio marito, a Pierre, aiutami, tu solo mi puoi aiutare fino in fondo a chiedere il ritiro delle truppe, io conto su di te, la mia speranza è solo in te, tu devi aiutarmi a chiedere il ritiro delle truppe, tutto il popolo italiano deve aiutarmi, tutti quelli che sono stati con me in queste lotte mi devono aiutare».

«La mia vita dipende da voi, fate pressioni sul governo, questo popolo non vuole occupazione, non vuole truppe, non vuole stranieri, aiutatemi tutti voi a salvarmi, ho sempre lottato con voi», conclude la Sgrena, che riprende poi a parlare in francese, presentandosi come una giornalista del Manifesto «arrivata in Iraq alla fine di gennaio per testimoniare la situazione, che è drammatica, le scuole bombardate, la gente non ha mezzi per vivere, le prigioni sono piene di gente, ci sono delle donne che sono state violentate».

«La situazione è catastrofica, la gente non ha acqua e da mangiare, la situazione è veramente insopportabile per gli iracheni, dovete mettere fine all'occupazione, solo così possiamo uscire da questa situazione», ripete l'inviata, rinnovando l'appello «al marito perché faccia il possibile per aiutare a liberarmi».

 

 

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