Qualche segnalazione:
Il numero di aprile di Confronti (www.confronti.net) contiene non pochi articoli interessanti.
Quelli che appaiono nell’indice in colore blu possono essere scaricati.
Sono stata inoltre inserita in una mailing list che contiene interessanti segnalazioni. Ne riporto due
augusta
NOTAM - Milano, 18 aprile 2005 - s. Galdino - Anno XIII° - n. 240 -
LA STRADA PER AUSCHWITZ C'È SEMPRE
Keith Clements, Segretario Generale della Conferenza delle Chiese Europee, ha scritto questa nota in occasione del 60° della liberazione di quel campo. La pubblichiamo volentieri in una traduzione dall'inglese di Andrea Mandelli. Ndr.
Avevo visitato Auschwitz nel marzo dello scorso anno. Avendo letto e visto così tanto al riguardo, era difficile credere che oggi uno potesse stare là sul tratto di binario più infame della storia, quello che attraverso il cancello sotto il corpo di guardia di Birkenau conduceva alla piattaforma.
Dopo essere stati una volta su quei binari che portano a Auschwitz-Birkenau nessun tratto di binario può più apparire ancora innocente perché è collegato con i binari che attraversano tutta l’Europa. Il binario per Auschwitz cominciava molto lontano e non solo in senso fisico. Cominciava nell’ampiamente diffuso anti-semitismo; si collegava con la ferrovia del nazionalismo, quando la nazione lo sostituì a Dio come oggetto d’adorazione. Era collegato al binario della superiorità razziale e al pensare che le differenze di colore della pelle, di cultura e di religione fossero nemici di una società “pura”. Il treno era trainato dalla locomotiva dello stato apparentemente onnipotente, che pretendeva d’avere il diritto di tirare tutto dietro a sé. La caldaia era alimentata con l’ideologia che le persone, se non sono una minaccia per gli altri, sono lì per essere sfruttate e convenientemente utilizzate per un vantaggio economico. Infine,nel contesto di una guerra in cui tutti i limiti sono superati, la strada condusse dritta e senza difficoltà alla “soluzione finale”. Auschwitz fu un orrendo crimine ineguagliabile nelle sue combinazioni di brutalità inumana accuratamente programmata. Ma fu anche il punto d’arrivo di tendenze endemiche in gran parte del nostro mondo. Auschwitz non accadde per caso, fu fatto accadere e per di più fu lasciato accadere.
È appunto perché Auschwitz è il risultato di “evasione morale” e di “paure che rendono la gente silenziosa e inerte”, che noi oggi dobbiamo chiederci quale strada stiamo percorrendo, e dove ci porti alla fine. La menzogna che alcuni siano meno importanti di noi a causa del loro colore o genere; la menzogna che coloro che sono differenti siano per questo nemici da bandire o eliminare; la menzogna che masse di gente esistano soltanto per il nostro vantaggio economico e possano essere utilizzate come più ci conviene; la menzogna che i cosiddetti interessi di stato (o di alcuni stati in particolare) abbiano la precedenza su ogni cosa e su chiunque; la menzogna che una nazione possa decidere autonomamente di entrare in guerra in base ad una falsità e la maggiore di tutte le menzogne, quella che in ogni caso noi non possiamo farci niente, tutte queste menzogne sono diffuse nel nostro mondo. Queste sono strade che portano verso Auschwitz, strade che esistono ancora. Keith Clements
TACI IL NEMICO TI ASCOLTA - O NO?
In tutt'altre faccende affaccendati gli italiani -quasi tutti- non si sono accorti di un tentativo di colpo di mano che colpirebbe ancora la già asfittica informazione. Adista, la meritoria agenzia, ha pubblicato la nota che sintetizziamo di seguito. Ndr.
Niente più libera informazione sulla guerra. È quello che prevede la delega al Governo per la revisione delle leggi penali militari di pace e di guerra, già votata al Senato lo scorso 18 novembre e nelle prossime settimane in discussione alla Camera: se il provvedimento venisse approvato senza ulteriori modifiche il codice militare di guerra verrebbe applicato anche alle cosiddette "missioni di pace" ed esteso addirittura a qualsiasi cittadino italiano che si trovi «nel territorio estero sottoposto al controllo delle Forze armate italiane nell'ambito di una operazione militare», giornalisti ed operatori umanitari compresi.
«Il progetto ha due obiettivi di fondo», spiega il magistrato Domenico Gallo, del Coordinamento nazionale giuristi democratici (www.giuristidemocratici.it): «ridurre l'area di controllo di legalità affidata alla giurisdizione ordinaria, incrementando la competenza della giurisdizione militare attraverso la 'militarizzazione' dei reati comuni commessi da militari; abbassare la soglia fra pace e guerra, riesumando le leggi di guerra e rendendole pienamente utilizzabili». Diventerebbero così di competenza della giurisdizione militare moltissimi reati, anche comuni, purché commessi da militari. Inoltre, riducendo la distinzione fra "stato di pace" e "stato di guerra", verrebbero gradualmente introdotte leggi di guerra anche in tempo di pace, senza cioè che il Parlamento deliberi e il presidente della Repubblica dichiari lo "stato di guerra", come la Costituzione vorrebbe; sarebbe sufficiente - spiega ancora Gallo - che il Governo, con un semplice Decreto e senza alcuna approvazione del Parlamento, proclamasse «l'instaurarsi di un non meglio determinato tempo di guerra». Sono quattro, in particolare, gli articoli del codice militare di guerra che rischiano di imbavagliare definitivamente la libera informazione, tappando la bocca ai militari e di fatto trasformando i pochi giornalisti ancora non embedded in addetti stampa delle Forze armate, sotto la minaccia di pesanti pene detentive: l'articolo 72 ("procacciamento di notizie riservate"), 73 ("diffusione di notizie riservate"), 74 ("agevolazione colposa") e 77 ("divulgazione di false notizie sull'ordine pubblico o su altre cose di interesse pubblico") che prevedono la reclusione da 2 a 10 anni (in un carcere militare) per «chiunque si procuri notizie concernenti la forza, la preparazione o la difesa militare, la dislocazione o i movimenti delle forze armate, il loro stato sanitario, la disciplina, le operazioni militari e ogni altra notizia che, essendo stata negata, ha tuttavia carattere riservato»; la pena potrà poi aumentare fino a 20 anni di reclusione qualora le notizie venissero divulgate o pubblicate. Nessuna notizia, pertanto - a cominciare da quelle riguardanti per esempio le nostre Forze armate che operano a Nassiyria - senza il via libera da parte dei comandi militari. «Con l'approvazione di questa norma liberticida - commenta Fabrizio Battistelli, presidente di "Archivio disarmo" - diventa a rischio il mestiere dei giornalisti, che gia devono affrontare conflitti sanguinosi e privi di steccati fra combattenti e non combattenti. Quale sarà il giornalista, inviato sul campo a dare conto di operazioni di guerra (o di pace, che ormai presentano poca o nessuna differenza con le prime), il quale dovrà guardarsi non soltanto da attentati, rapimenti, scontri a fuoco, ma anche dal pericolo di finire sotto inchiesta per aver descritto un'azione militare? Chi deciderà che una notizia, anche non classificata come segreta, può avere 'carattere riservato'? Di questo passo, persino riferire dello stato di salute degli uomini e delle donne del contingente potrà configurare un reato»… Contro la legge delega, Rete Lilliput e Articolo 11 (da oltre cento giorni in presidio permanente davanti a Palazzo Chigi per chiedere il ritiro delle truppe italiane dall'Iraq) hanno lanciato una petizione a cui hanno aderito, fra gli altri, Arci, Associazione obiettori nonviolenti, Beati i costruttori di pace, Legambiente, Missionari comboniani, PeaceLink, Rete Radie' Resch, Un ponte per... "L'obiettivo di questa revisione dei Codici penali militari - si legge nel documento (nel sito: www.ostinatiperlapace.org) - e', di fatto, quello di offrire un contributo normativo alla costruzione del nuovo ordine (o disordine) globale e alle teorie della guerra permanente. Normare l'emergenza bellica per normalizzare la guerra. Inoltre e' alto il rischio di una definitiva decostituzionalizzazione del concetto di 'tempo di pace' e 'tempo di guerra', sino a una integrale perdita di senso di quanto stabilito dall'articolo 11, il cui valore quale principio fondamentale della nostra Costituzione è stato già pesantemente messo in discussione da altri atti posti in essere da questo e da altri governi". Lo scorso 28 gennaio si e' svolta un'azione di pressione davanti alla redazione romana del "Corriere della Sera", per sollecitare il principale quotidiano italiano ad occuparsi della questione. E "Azione nonviolenta", mensile del movimento nonviolento, ha chiesto un'audizione alle commissioni Esteri e Giustizia di Montecitorio. Adista
E infine, da ADISTA n.24 del 26 marzo (www.adista.it), una nota che in questo tempo di censura crescente (e sempre più ben accolta, mi sembra importante. augusta
LA PROPAGANDA DEI MEDIA E L’INSEGNAMENTO SCOLASTICO RIPRODUCONO UNA VISIONE DEL MONDO A USO E CONSUMO DELL’OCCIDENTE
Questo articolo firmato da John Pilger, giornalista di origine australiana pluripremiato per il suo lavoro in Vietnam e Cambogia, È stato pubblicato sul sito internet www.resistir.info. Titolo originale: "A luta pela memoria nas sociedades livres"
Come funziona il controllo del pensiero nelle società che si dicono libere? Perché giornalisti famosi sono tanto ansiosi, quasi per riflesso incondizionato, di minimizzare la colpevolezza di leader politici come Bush e Blair che condividono la responsabilità dell’attacco non provocato a un popolo indifeso, della devastazione della sua terra e dell’ucci-sione di almeno 100mila persone, in gran parte civili, dopo aver cercato di giustificare questo crimine atroce con menzogne comprovate? Perché un reporter della Bbc descrive l’invasione dell’Iraq come "una vendetta di Blair"? Perché le emittenti radiofoniche e televisive non hanno mai associato Gran Bretagna e Stati Uniti al terrorismo? Perché tali comunicatori privilegiati, con accesso illimitato ai fatti, si sono allineati nel descrivere un’elezione non controllata, non verificata, illegittima, cinicamente manipolata, effettuata sotto una brutale occupazione, come "democratica" e con l’immacolato proposito di essere "libera e giusta"?
Sarà che non leggono la storia? O la storia che conoscono, o che preferiscono conoscere, è soggetta a tali amnesie ed omissioni da produrre una visione del mondo attraverso uno specchio morale unilaterale? Questa medaglia di una sola faccia assicura che la maggior parte dell’umanità sia trattata in base alla sua utilità per "noi", la sua necessità o meno, il suo merito o demerito dal nostro punto di vista. Un esempio: la nozione di curdi "buoni" in Iraq e di curdi "cattivi" in Turchia. La convinzione infallibile del fatto che "noi" nell’Occidente dominante abbiamo modelli morali superiori ai "loro". Uno dei "loro" dittatori (spesso un nostro vecchio cliente, come Saddam Hussein) uccide migliaia di persone ed è descritto come un mostro, un secondo Hitler. Quando uno dei nostri leader fa lo stesso, è trattato, nella peggiore delle ipotesi, come Blair, in termini shakespeariani. Coloro che uccidono persone con autobombe sono "terroristi"; coloro che uccidono molte più persone con bombe cluster sono i nobili occupanti di un "pantano".
L’amnesia storica può diffondersi rapidamente. Appena dieci anni dopo la guerra del Vietnam, che io seguii come giornalista, un sondaggio negli Stati Uniti rivelò che un terzo degli americani non riusciva a ricordare quale parte il loro governo avesse appoggiato. Questo mostra il potere insidioso della propaganda dominante sul fatto che la guerra fosse essenzialmente un conflitto di "buoni" vietnamiti contro "cattivi" vietnamiti, in cui gli americani erano stati "coinvolti" per portare la democrazia al popolo del Vietnam del sud che affrontava la "minaccia comunista". Tali supposizioni false e disoneste permeano la copertura dei media, con onorevoli eccezioni. La verità è che la guerra più lunga del XX secolo fu condotta contro il Vietnam, del nord e del sud, comunista e non comunista, dagli Stati Uniti. Fu un’invasione non provocata della patria e della vita dei vietnamiti, come l’invasione dell’Iraq. L’amnesia assicura che, mentre le morti, relativamente poche, degli invasori sono costantemente riconosciute, la morte degli oltre cinque milioni di vietnamiti è consegnata all’oblio.
Quali sono le radici di questo fenomeno? Certamente, la "cultura popolare", specialmente i film di Hollywood, può determinare cosa e quanto poco ricordiamo. L’educazione selettiva in età precoce svolge la stessa funzione. Mi hanno inviato una guida per studenti di storia contemporanea internazionale, ampiamente utilizzata, riguardo al Vietnam e alla guerra fredda. Il suo contenuto è appreso da ragazzi delle scuole britanniche dai 14 ai 16 anni che si preparano per il critico esame Gcse. Riguarda la comprensione di un periodo storico fondamentale, che dovrà influenzare il modo in cui leggeranno le notizie di oggi sull’Iraq e su altro.
È scioccante. Afferma che in base all’accordo di Ginevra del 1954 "il Vietnam era diviso tra nord comunista e sud democratico". Con una sola frase, la verità è sbrigata. La dichiarazione finale della Conferenza di Ginevra divideva il Vietnam "temporaneamente" fino all’indizione di elezioni libere nazionali da tenersi il 26 luglio del 1956. C’erano pochi dubbi sul fatto che Ho Chi Minh avrebbe vinto e formato il primo governo democraticamente eletto del Vietnam. Il presidente Eisenhower non aveva certamente dubbi riguardo a questo: "Non ho mai parlato con una persona esperta di questioni indocinesi che non fosse d’accordo con me - scriveva -: l’80% della popolazione avrebbe votato per il comunista Ho Chi Minh come leader".
Non solo gli Stati Uniti si rifiutarono di permettere all’Onu di amministrare le elezioni fissate due anni dopo, ma anche il fatto del "democratico" regime del sud era un’invenzione. Uno degli inventori, il responsabile della Cia Ralph McGehee, descrive nel suo magistrale libro "Inganni fatali" (Deadly Deceits) come un brutale mandarino espatriato, Ngo Dinh Diem, fu importato da New Jersey per fare il "presidente" e come un governo impostore fu collocato al potere. "Fu ordinato alla Cia – scrive – di sostenere tale illusione attraverso la propaganda dei media".
Realizzarono elezioni falsificate, salutate in Occidente come "libere e giuste", con responsabili americani impegnati a fabbricare "un’affluenza dell’83% malgrado il terrore Vietcong". La guida non dice niente di tutto ciò, neppure che "i terroristi", che gli americani chiamavano Vietcong, erano anche persone del sud che difendevano la loro patria dall’invasione americana e la cui resistenza era di popolo. Per Vietnam leggasi Iraq.
Il tono di questo opuscolo è dal "nostro" punto di vista. Non c’è informazione del fatto che esisteva un movimento di liberazione nazionale del Vietnam; semplicemente quella di "una minaccia comunista", semplicemente la propaganda che "gli Usa erano terrorizzati dal fatto che molti altri Paesi potessero diventare comunisti e aiutare l’Urss ed essi non ne volevano un numero più alto"; semplicemente che il presidente Johnson "era deciso a mantenere il Vietnam del sud libero dai comunisti" (il corsivo è nell’originale). Si prosegue rapidamente fino all’Offensiva del Tet nel 1968, "terminata con la perdita di migliaia di vite americane – 14mila nel 1969 – in gran parte giovani". Non c’è alcuna menzione dei milioni di vite vietnamite perse nell’offensiva. E l’America iniziò solamente "una campagna di bombardamento": non c’è riferimento al maggior tonnellaggio di bombe mai sganciate nella storia della guerra, a una strategia militare concepita deliberatamente allo scopo di forzare milioni di persone ad abbandonare le proprie case e ai prodotti chimici utilizzati in modo da alterare profondamente e geneticamente l’ambiente, lasciando nella rovina una terra prima generosa.
Questo opuscolo riflette le deviazioni e le distorsioni dei manuali ufficiali come il prestigioso manuale di Oxford e Cambridge utilizzato da tutto il mondo come modello. La sua sezione sulla guerra fredda si riferisce all’"espansionismo" sovietico e alla "diffusione" del comunismo, non c’è una parola sulla "diffusione" predatoria degli Stati Uniti. Una delle sue questioni chiave è: "Quanto effettivamente gli Usa hanno contenuto la diffusione del comunismo?". Il bene contro il male per menti non orientate.
"Caspita, una marea di cose potrai imparare qui…", dicono gli autori dell’opuscolo, "per apprendere in maniera corretta". Caspita, l’impero britannico non è esistito; non c’è nulla sulle atroci guerre coloniali che sono state un modello per la potenza che è venuta dopo, l’America, in Indonesia, Vietnam, Cile, El Salvador, Nicaragua, per nominarne appena alcune lungo la scia di sangue della moderna storia imperiale di cui quella in Iraq è la più recente.
E ora l’Iran? I tamburi di guerra sono già partiti. Quante altre persone innocenti devono morire prima che coloro che filtrano il passato e il presente si risveglino alla propria responsabilità morale di proteggere la nostra memoria e le vite degli esseri umani?