Questo diario elettronico ha una storia che ne giustifica le scelte. E’ iniziato durante un mio soggiorno a Bethlehem fra il 2003 e il 2004: allora si chiamava Betlemme.splinder.com ed è ancora reperibile, anche come link alla voce “vecchio diario”. Con l’aiuto tecnico di amici gentili è diventato un po’ più sofisticato e ha preso il nome di diari e altro. Anche in questa nuova edizione contiene un mio diario da Bethlehem (aprile – giugno 2005). Nei miei racconti ho cercato di impormi un orizzonte di osservazione che coincidesse "con un cerchio immaginario da tracciare intorno ai miei piedi". Mi spostavo infatti in un territorio ristretto e, per quanto il “muro”, insieme ad altri ostacoli, consentiva ho voluto raccontare quanto vedevo, senza pretese di andare oltre. Ma ogni volta, tornata a casa, mi sono resa conto che quanto i media più diffusi riferiscono della situazione palestinese è spesso falsificato da pregiudizi, quando non da ignoranza dei fatti. E così ho voluto continuare a proporre le riflessioni che l’osservazione di una realtà di profonda sofferenza, in un territorio importante per la pace nel mondo, mi suggeriva. Non so se sia una testimonianza significativa … ma almeno a me serve a dar ordine a pensieri che la realtà rende sempre più tormentosi. Durante una mia visita al museo di Israele a Jerusalem mi ha colpito l’ombra proiettata da una statua dello scultore Bourdelle che mi è sembrata rappresentare una situazione dove l’oppressione, la violenza e la paura si sperimentano ogni giorno. La riporto, sperando –se mai continuerò con questo diario- di poterla un giorno considerare non più significativa. .

Eccomi

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Per prelevare l'indirizzo feed di questo Blog, utilizza il mouse con la funzione 'Tasto destro, copia collegamento'. Per leggere i contenuti tramite Feed, puoi scaricare e utilizzare l'aggregatore di Freereader, che trovi all'indirizzo http://download.html.it/recensione.asp?recensione=1489. Questo Feed XML è offerto da www.jelot.net/rss/rssify.php

Blogger: AUG
Nome: Augusta

Chi sono e cosa faccio

Sono anziana, pensionata, curiosa: mi piace conoscere il mondo e il Medio Oriente mi affascina. Ho soddisfatto il mio desiderio quando ho avuto l’opportunità di collaborare con l´International Center di Bethlehem (organizzazione che spesso indicherò con la sigla ICB) insegnando italiano. Chi volesse conoscere l’ICB può andare al sito Annadwa.org e chi volesse servirsi dei servizi si informazione che l’ICB offre può andare a Bethlehemmedia.net


Contatore

visitato *loading* volte

 
lunedì, 31 ottobre 2005

VITTIME  (di guerre e di cui è possibile fare la conta …)

 Internazionale   28 ottobre  /  3 novembre 2005 n. 614 pag. 17

Numero di vittime dall’inizio della seconda intifada (26 ottobre 2000).
Dati aggiornati alle 16 del 19 ottobre 2005
Tra le vittime palestinesi sono inclusi i kamikaze, mentre non sono conteggiate
le persone accusate di collaborazionismo e uccise da altri palestinesi.
Palestinesi       3.769      
Israeliani         1.008          
Altre vittime        75         
Totale               4.852        

Internazionale   28 ottobre  /  3 novembre 2005 n. 614 pag. 16

Numero di vittime dall’inizio della guerra in Iraq (19 marzo 2003)
Dati aggiornati alle 16 del 26 ottobre 2005.
Iracheni              26.690  /  30.051
Americani                    2.001                             
Altre vittime                   199                          

 

Leggo e ricopio da Internazionale 28 ottobre  /  3 novembre 2005 n.614  pag.17
L’articolo “Un’ora d’auto” è di Amira Hass (la corrispondente da Ramallah del quotidiano israeliano Ha'aretz. È l’unica giornalista israeliana ad avere mai vissuto nei Territori palestinesi. Scrive la rubrica “Il diario” per Internazionale).
Ho ricopiato altre volte sui articoli e continuo perché dicono, meglio di molti altri, come si vive in Palestina e rappresentano un antidoto alla diffusa convinzione, ampiamente pubblicizzata, che ha costruito l’equazione: Palestinesi=terroristi..                                    augusta

Shuruq ha 19 anni e studia veterinaria all’università di Tulkarem, nella Cisgiordania nordoccidentale. E’ una delle due ragazze tra i settanta studenti iscritti a questa facoltà aperta nel 2000.       
Shuruq Ha un fratello che studia ingegneria informatica in Cina e il padre ora ha intenzione di andarlo a trovare. Per Shuruq, invece, non ci sono visite in arrivo. E’ solo a un’ora d’auto di distanza ma i suoi familiari vivono a Gerusalemme Est, annessa ad Israele nel 1967, quindi hanno carte d’identità di quella città e sono cittadini israeliani.
Allo scoppio della seconda intifada l’esercito ha emesso un ordine che vieta agli israeliani di entrare nelle città palestinesi. Il divieto interessa anche i palestinesi di Gerusalemme Est che però finora hanno sempre trovato un modo di entrare di nascosto –soprattutto a Betlemme e a Hebron – dove hanno parenti e rapporti di lavoro. L’ordine invece non è stato imposto a chi va a Ramallah, dove ogni giorno arrivano migliaia di abitanti di Gerusalemme.  Tuttavia man mano che procede la costruzione del muro di separazione e la chiusura delle città con varchi
e posti di blocco, come a
Tulkarem e a Nablus), entrare e uscire di nascosto è sempre più difficile.
Shuruq è “clandestina” a Tulkarem . e non osa tornare dai suoi più di una volta ogni due o tre mesi.
Se venisse fermata mentre esce da Gerusalemme, sarebbe maltrattata dai poliziotti e dovrebbe pagare una multa; se venisse fermata mentre entra a Tulkarem, sarebbe rispedita a casa e perderebbe le lezioni. Così, prova sempre una certa invidia quando i suoi amici ricevono al visita di un parente. Sua madre vorrebbe prepararle i piatti che più le piacciono, ma non può portarglieli: Ad appena un’ora di macchina.

Pagina diario scritta da: AUG a 21:43 | link | commenti (2) | | Torna su
israele palestina, rassegnastampa, vittime di guerra, guerra conflitti e violenze

venerdì, 28 ottobre 2005

Oggi è l’ultimo venerdì di Ramadan.
Da quattro anni questa giornata è diventata punto di riferimento per il dialogo cristiano-islamico (chi volesse saperne di più può consultare il sito www.ildialogo.org - particolarmente utile la lista degli articoli via via pubblicati).
L’ultimo comunicato stampa titola : Vincere la paura per costruire la pace

E’ stato scritto prima delle orrenda vicenda di Amsterdam, ma a me ha richiamato la paura terribile degli immigrati dentro le celle chiuse e la paura vile dei custodi delle chiavi delle gabbie (“polizia privata” strillano i vari notiziari. E, aggiungo io, particolarmente ricattabile proprio perché privata).
Ogni volta che mi capita di parlare in pubblico delle leggi razziali del 1938 e di chiedermi perché non ci sia stata opposizione da parte della società civile (penso ai bambini cacciati da scuola: chi li difese?) c’è qualche anziano (sempre più anziano nel trascorrere degli anni, ma sempre ugualmente incapsulato nel ricordo della propria paura) che dice: “Non potevamo farci nulla”.
Anche i custodi delle chiavi delle gabbie di Amsterdam probabilmente pensarono la stessa cosa e così, come ci ricorda Vauro su Il Manifesto, abbiamo ridotto altre vite ad essere una nuvola nel vento dell’Europa, un Europa ad alzo zero, quella che piace tanto anche a ministri del governo italiano.                                                                          augusta

 

Pagina diario scritta da: AUG a 08:33 | link | commenti (1) | | Torna su
guerra conflitti e violenze, segnalazioni da altri blog

mercoledì, 26 ottobre 2005

WASHINGTON - Rosa Parks, una delle eroine della lotta nera contro l'apartheid e la segregazione, è morta all'età di 92 anni. La Parks era nata nel 1913 e, il primo dicembre 1955, avviò a Montgomery in Alabama la protesta contro il segregazionismo sugli autobus, rifiutandosi di cedere il posto a un bianco.
Nei conseguì un boicottaggio dei trasporti pubblici da parte della comunità nera, fra le cui guide c'era già anche un allora giovanissimo Martin Luther King, che si concluse con la 'desegregazione' degli autobus.
Il decesso della Parks, il cui nome intero era Rosa Lee Parks è avvenuto a Detroit, dove la donna attualmente viveva. L'anziana eroina nera è deceduta in casa, per cause naturali. Ne ha dato notizia una portavoce del deputato del Michigan John Conyers.
Quando fece il suo rifiuto, la Park faceva la rammendatrice in un negozio di Montgomery. Per non avere ceduto il suo posto a un passeggero bianco, nonostante l'intimazione dell'autista, la Parks venne arrestata.
Il suo arresto innescò un boicottaggio durato 381 giorni, che è considerato l'atto d'avvio del moderno movimento per i diritti civili, che, all'inizio degli Anni Sessanta, sfociò nel varo del Civil Rights Act.
La questione giuridica sollevata dal rifiuto della Parks, legata alla costituzionalità e alla liceità o meno della segregazione, condusse a una sentenza della Corte Suprema che impose l'integrazione del sistema dei trasporti.
In una cerimonia commemorativa nel 2000, 45 anni dopo - ne saranno passati 50 fra poco più di un mese -, l'allora governatore dell'Alabama Don Siegelman disse che il rifiuto della Parks "cambiò lo Stato e la Nazione per sempre"
Divenuta, con il suo rifiuto, la "madre del movimento dei diritti civili", la Parks non ebbe, comunque, vita facile nella sua Alabama. Come, del resto, non la ebbe, nell'America che usciva dal segregazionismo, il reverendo Martin Luther King, che ottenne un premio Nobel per la pace per la sua azione, ma finì poi ammazzato da un segregazionista a Memphis nel Tennessee nel 1968, l'anno in cui venne pure ucciso a Los Angeles Robert Kennedy, che, come ministro della giustizia del fratello presidente John. F. Kennedy, assassinato nel 1963 a Dallas in Texas, aveva contribuito alla definizione e al varo del Civil Rights Act.
La Parks e il marito, oggetto di minacce e di angherie, impossibilitati a trovare lavoro, si tasferirono nel Michigan: lui morì nel 1977; lei, a lungo assistente del deputato Conyers - fu nel suo ufficio dal 1965 al 1988 -, divenne presenza d'obbligo a tutte le celebrazioni delle conquiste nere. Detroit che l'aveva adottata le aveva già dedicato in vita una strada e una scuola media. Lei aveva risposto creando il Rosa and Raymond Parks Institute for Self Development, dove i giovani della città imparano a divenire leader e a difendere i diritti civili e dell'uomo        (25 ottobre 2005)

Ho riportato la notizia della morte di Rosa Parks da la Repubblica di ieri.

Un gesto civile (restar seduta al suo posto in autobus) aprì la strada alla legislazione antisegregazionista negli USA.

Se un gesto civile aprì un  processo di alto livello, a cosa potranno portare gesti incivili, espressioni di ignoranza e animo barbaro promossi a livello di governo? Gesti casuali o caratterizzanti il governo Berlusconi (&Lega ecc. ecc.)?

Chi vuol documentarsi sulla gestualità dell'on. Santaché vada al sito www.ilcircolo.net/lia e nella pagina datata 25 ottobre potrà vederne la fotografia.

Sono testimone dell'internazionalità di queste modalità di comunicazione. La scorsa primavera, un venerdì pomeriggio, ho partecipato alla manifestazione silenziosa delle donne in nero a Gerusalemme ovest (che ha luogo settimanalmente dal 1967) e ho avuto modo di osservare numerose persone che passavano davanti alle (e ai) manifestanti esibendosi alla Santaché. Ma c'era anche chi si fermava a solidarizzare.

E, a proposito di segnalazioni, informo che oggi é possibile scaricare dal sito on line di Repubblica la terza puntata dell'inchiesta sul 'nigergate' che avevo segnalato nel mio diario precedente.

augusta

 

 

Pagina diario scritta da: AUG a 08:07 | link | commenti | | Torna su
donne, rassegnastampa, segnalazioni da altri blog, diari di augusta, culturapace

martedì, 25 ottobre 2005

Il Presidente del Senato , on Pera è stato fischiato dagli studenti “farfalle rosse” all’ingresso del Museo Santa Maria della Scala di Siena, dove era stato invitato a parlare del libro «L'Europa di Papa Benedetto nella crisi delle culture» (Edizione Cantagalli) scritto da Joseph Ratzinger prima di diventare Papa.
Non credo sia il caso di entrare nell’intimità delle scelte di lettura dell’on Pera, mi sembra invece necessario soffermarmi su scelte assai meno intime e precisamente sulla presentazione della finanziaria al card. Camillo Ruini, presidente della Conferenza Episcopale italiana (CEI).
Perché lo ha fatto?
Ipotesi 1. L’on Pera è attratto dai piccoli territori di stati stranieri. Gli proponiamo di superare il limite della sola Città del Vaticano e, per restare a un territorio incluso nello stato italiano, potrebbe rivolgersi al governatore della Repubblica di S. Marino. Qualora volesse invece godere di un territorio piccolo (ma bello) internazionale potrebbe pensare alla Repubblica di Andorra…. (Si accettano segnalazioni di altri piccoli territori autonomi dove il Presidente del Senato potrebbe pellegrinare con finanziaria appresso).
Ipotesi 2: L’on. Pera è attratto dall’immagine quantitativa che la chiesa cattolica riesce a dare di sé.
Mi limito a segnalare gli articoli pubblicati nel sito <www.adista.it> (Adista news, 25 ottobre) di cui riporto solo una citazione (maliziosa?) da una nota dell’agenzia: “Non è un caso che il post-liberalismo di Pera possa a questo punto incontrare la riflessione teorica del tradizionalismo cristiano presente all'interno dei settori di Alleanza Nazionale più allergici agli strappi di Gianfranco Fini e al progressivo annacquamento del profilo neofascista del partito in un informe contenitore di centrodestra”.
Ipotesi 3 (che può essere collegata alla precedente): Pera paga il debito contratto con l’indicazione del non voto proclamata dal card. Ruini in occasione del referendum sulla procreazione assistita.
Altre ipotesi … a chi legge.

Di Pera ho già scritto, se ben ricordo, il 16 ottobre e il 23 agosto ma qui voglio riportare una mia piccola nota (pubblicata sul numero di ottobre dal mensile locale Ho un sogno).
«Negli ultimi giorni di settembre tre ragazzi sono stati accusati di aver ‘marchiato’ con una svastica una 13enne marocchina residente a Tollegno (Biella). I giovani, tutti minorenni, sono stati denunciati dai carabinieri per lesioni personali, violenza privata, atti discriminatori verso stranieri.
Intanto la ragazzina, perseguitata da tempo, ha fatto appello alla madre: “Perché il dottore non mi dà una pillola per diventare bianca? Così mi lasciano in pace”.
Il presidente del Senato, partecipando al convegno di Comunione e Liberazioni dello scorso agosto, si era retoricamente chiesto “Come e perché difendere l’Occidente dai suoi nemici interni ed esterni?” e si era risposto osservando che: “In Europa la popolazione diminuisce, si apre al porta all’immigrazione incontrollata e si diventa ‘meticci’” <…> e che “Contro <…> miopi ottimismi io credo che abbiano fatto bene a richiamare al realismo il presidente Reagan e l’attuale presidente Bush quando hanno parlato di ‘asse del male’ e di stati ‘canaglia’».
Chissà se i tre ragazzotti a vocazione leghista hanno tratto conforto dai patemi dell’animo dell’on.Pera mentre aggredivano la tredicenne che potrebbe, diventata donna, farsi complice del meticciato?».
Avevo già segnalato questo fatto il 2 ottobre, mi ripeto perché il livello degli interventi dell’on. Pera ci permette di illuminare anche le sgradevoli immagini dei suoi autorevoli alleati (o amici che siano).
augusta

E infine una segnalazione
Ieri (24 ottobre) il ‘blog’ <versovoltaire.splinder.com> segnalava la prima puntata di un’inchiesta dei giornalisti Carlo Bonini e Giuseppe D'Avanzo, pubblicata da Repubblica, e ne riportava il testo.
L’inchiesta (ancora in corso; oggi Repubblica pubblica la seconda puntata e ne annuncia la continuazione) riguarda il ‘Nigergate’, si riferisce cioè ad uno dei fondamenti della serie di bufale tragiche e omicide che hanno cercato di dar ragione all’intervento militare in Iraq.
Questo il sottotitolo di Repubblica del 24: «
L'ammissione di Martino alla stampa inglese:
Americani e italiani hanno lavorato insieme. E' stata un'operazione di disinformazione
.
Doppiogiochisti e dilettanti: Tutti gli italiani del Nigergate.
»

Riporto – perché ne condivido l’amarezza della sintesi – un commento che ho trovato nel blog ‘versovoltaire’:
«La prossima volta, per spiegare perché la guerra, che dicessero “Perché? Perché sì” che facciamo prima.»

Pagina diario scritta da: AUG a 10:42 | link | commenti (1) | | Torna su
bambini, rassegnastampa, segnalazioni da altri blog, diari di augusta

domenica, 23 ottobre 2005

VITTIME  (di guerre e di cui è possibile fare la conta …)

 

 Internazionale   21 / 27  ottobre 2005 n. 613 pag. 15

Numero di vittime dall’inizio della seconda intifada (28 settembre 2000).
Dati aggiornati alle 16 del 19 ottobre 2005
Tra le vittime palestinesi sono inclusi i kamikaze, mentre non sono conteggiate le persone accusate di collaborazionismo e uccise da altri palestinesi.
Palestinesi       3.766      
Israeliani         1.008         
Altre vittime        75         
Totale               4.849        

 Internazionale   21 / 27  ottobre 2005 n. 613 pag. 14

Numero di vittime dall’inizio della guerra in Iraq (19 marzo 2003)
Dati aggiornati alle 16 del 19 ottobre 2005.
Iracheni              26.661  /  30.018
Americani                    1.982                              
Altre vittime                   199                          

 

 

Pagina diario scritta da: AUG a 07:05 | link | commenti | | Torna su
vittime di guerra

mercoledì, 19 ottobre 2005

In passato ho più volte riportato articolo di Igor Man e lo faccio anche oggi.
Condivido i suoi preoccupati riferimenti al processo di Norimberga. La pace dei vincitori non è pace.
Mi spiace non abbia ricordato la commissione per la verità e la riconciliazione istituita da Nelson Mandela e condotta da Desmond Tutu. Anche di questa ho scritto in passato.
Ora mi limito ad indicarne il sito ufficiale
http://www.doj.gov.za/trc. Purtroppo é in inglese. Chi volesse materiali in italiano può scrivere “commissione per la verità e la riconciliazione” su di un motore di ricerca e troverà numerosi materiali.                                         Augusta

La stampa 
19 ottobre 2005  La resa dei conti  di Igor Man
Nel nome di Dio clemente e misericordioso, Saddam Hussein al-Tikriti compare alla sbarra. Comincia una Norimberga col turbante nel segno antico di «vita per vita, occhio per occhio, naso per naso, orecchia per orecchia, dente per dente». La legge del taglione non è una prerogativa dell’islám ma una istituzione presente nelle scritture semitiche (cfr. Deut., 21) e successivamente incamerata dal Corano (V- 45). Sarà un Tribunale speciale (TSI) a giudicare il Tiranno attingendo fatalmente al diritto internazionale ancorché adattato a un accadimento senza precedenti. Che si sappia, nel mondo (o universo) islamico, i tiranni sono morti in battaglia ovvero ammazzati da sicari, e persino nel proprio letto, col conforto degli adepti più fedeli e dei più cari familiari. Mai in seguito alla condanna d’un tribunale. Saddam Hussein fa storia a sé.

Gli americani contavano su di una rapida campagna militare che avrebbe distrutto la dittatura, per consegnare agli iracheni, liberati dal terrore, e agli esuli, il paese affinché fosse subito avviato alla democrazia. La campagna militare è stata rapida, come sappiamo, ma invece di una folla plaudente (vedi il 4 di giugno del ‘44 a Roma) i GI han trovato il caos (fra l’altro Saddam prima di darsi alla macchia aveva svuotato le carceri) che se possibile hanno aggravato sciogliendo l’esercito col risultato di far dilagare in tutto l’Iraq una armata brancaleone affamata; anche il partito unico, il Baas, è stato subito sciolto complicando il caos non foss’altro perché il Baas era il regolatore della vita quotidiana: dal mercato ortofrutticolo alla scuola, dai media all’ospedale.
Nemmeno la cattura di Saddam (preso come un topo di fogna grazie all’intelligence ovvero ammanettato dopo un conflitto a fuoco) è valsa ad accelerare la ricostruzione dell’Iraq. Paradossalmente quell’accadimento ha peggiorato le cose, a tutto danno della società civile che eroicamente manda avanti la macchina-paese rischiando ogni giorno la vita. Lo spontaneismo armato degli ultimi mohicani di Saddam ha assunto i connotati perniciosi d’una guerriglia episodica a mezza strada fra la «resistenza all’invasione straniera» e un sistematico piano terroristico ideato e diretto da al-Qaeda. Sfrattati dall’Afghanistan, i pazzi lucidi dello Sceicco della Morte, Osama (o un suo clone) stanno rinforzando la «rete» irachena grazie anche alla complicità dell’Iran della quale i Servizi sauditi avrebbero le prove.
Di più: il coraggioso assedio della società civile ai seggi elettorali rischia di mutarsi in un terribile boomerang.
Su questo sfondo crespo il processo a Saddam finisce col configurarsi alla stregua d’un Giudizio di Dio a mezza via fra internet e Corano. Anche se alla fine si è ripiegato sulle rituali «immagini in differita» preventivamente rivedute e corrette?
Il fatto è che, sia pure in catene, il Tiranno continua a far paura. Sicché corre il pericolo che sue dichiarazioni bombastiche adrenalizzino quei disperati allo sbando che tutt’ora vestono la divisa leopardata dei commandos, grazie alla quale riescono ad infiltrarsi nei ranghi della polizia, dell’esercito che faticosamente americani ed alleati formano al prezzo di oneste vite umane.
Chi scrive è stato non poche volte in Iraq e ha potuto toccare con mano il terrore che intossicava la vita degli iracheni che, poi, sono arabi niente affatto sfaticati al contrario di molti loro «fratelli». Certamente Saddam era odiato e tuttavia in forza della «mafia di Tigrit», il borgo contadino dove nacque il 3 di aprile del 1937 e dal quale viene il piccolo esercito di suoi fidi, lo circondava molto «rispetto». Il «rispetto» che i picciotti portano al capo della cupola mafiosa, giustappunto.
Orfano di padre, vive come un gatto randagio, a otto anni non sa né leggere né scrivere ma è un abile tiratore di pistola. Suo uomo del destino è uno zio ufficiale epurato perché «nazionalista-monarchico». Lo fa studiare tanto da farlo ammettere al liceo al-Kharkh di Baghdad, fucina di attivisti antimonarchici. Nel 1955 Saddam entra nel Baas (Al-baath Al’-Arabi, il partito (nazionalsocialista) della Rinascita araba.
Il giovine Saddam si fa presto notare per il suo coraggio e per l’assoluta mancanza di stati d’animo. Entra nel Servizio di sicurezza del partito, una scelta che lo porterà lontano. Allorché, il 17 di luglio del 1968, il Baas coglie il potere, Saddam sarà il numero 2 del regime.
Quando lo incontrai a Baghdad, nel 1974, il numero 2 era un uomo alto e magro, avvolto in un lungo burnus nero, il volto scavato e gli occhi lucidi. Gli chiesi se credesse ancora nel socialismo arabo (istiraki) inventato da Nasser e lui, con garbata irritazione: «Il socialismo arabo è opera di Michel Aflak (uno dei padri del Baas n.d.r.); Nasser tutt’al più ha inventato il socialismo egiziano», disse. «Ne riparlemo la prossima volta», sorrise. La prossima volta fu l’estate del 1979. Saddam era subentrato al malaticcio presidente Bakr, preoccupandosi, prima ancora di insediarsi, di far fuori, secondo una consolidata prassi baasista, tutti quei compagni, in numero di 22, ch’egli considerava «negativamente critici» nei suoi riguardi. (Uno o due li liquidò di mano sua «senza sforzo eccessivo, strangolandoli»).
Dopo il trionfo della rivoluzione «a mani nude» di Khomeini in Iran, un machiavellismo dei più elementari, insieme con la voglia, naturale, d’un buon business, spinse l’Occidente ad armare il nuovo Saladino («Meglio lui che Khomeini») e così Saddam cumula debiti ma altresì armi mungendo le petrolmonarchie. Durante otto anni di guerra contro l’Iran, Saddam avrà soffocato nel sangue almeno tre golpe e liquidato un numero non quantificabile di oppositori veri o presunti, sicché, al pari di Nabucodonosor, potrà affermare: «Non vedo ostacoli all’orizzonte».
Saddam sa di non essere amato e d’altra parte non è facile governare un paese che contiene tre comunità etniche - e lui, sunnita, appartiene alla minoranza poiché gli sciiti sono il 60 per cento della popolazione. Non basta: la metà dei sunniti sono kurdi, una etnia che non s’è mai dichiarata fedele al Baas. Quel che conta è esser temuto, e certamente Saddam lo è poiché il dittatore è soprattutto un Padrino.
Saddam, sterminatore di «comunisti» e di ebrei, odiato ma rispettato proprio perché temuto, è riuscito a creare quel che lui stesso definì «un vincolo di sangue» coi suoi compatrioti. Specie coi più giovani (che oggi, guerriglieri o no, marciano sulla trentina). Il sangue è una componente forte della storia personale e della personalità stessa di Saddam. Lo si può capire riandando ai foschi suoi trascorsi giovanili e non. Ma lo è anche d’una gente, quella irachena, che subisce culturalmente il fascino del martirio e quindi del sangue. Se non fosse per quel «vampirismo psicologico» mutuato dagli sciiti perché mai non pochi giovani si fanno saltare in aria a Baghdad, a Nassiriya badando bene di ammazzarsi per ammazzare il «nemico lontano», vale a dire i soldatini della democrazia? Megalomane com’è, Saddam sognava di mobilitare il mondo arabo contro Israele ma furono invece i suoi «fratelli» a mobilitarsi contro di lui quando osò invadere il Kuwait e fu la prima Guerra del Golfo che ne fece un vinto sul campo ma un eroe casalingo.
Insomma, non è un tiranno qualunque (un Bokassa della situazione) quest’uomo cupo, dagli occhi minacciosamente disperati davanti al quale son schierati cinque magistrati consapevoli di giuocarsi la pelle. Il problema è come gestire il Padrino. Non puoi trattarlo come un delinquente comune giacché lui non è uno qualunque anche se le sue mani grondano sangue, come usa dire. D’altronde non si può negare che il Saddam fotografato (a sua insaputa) in mutande è tutto fuorché ridicolo.
L’opinione pubblica mondiale pretende un processo giusto, non una nuova Norimberga. A far un po’ di conti risulta che Saddam debba avere sulla coscienza almeno due milioni di morti ammazzati. La sentenza è già scritta nella mente e nel cuore dei giudici e di chi soffrì la sua mostruosa mafiosità. Ma, condannandolo a morte, il TSI ne farebbe certamente un martire da leggenda. Al processo lo si lasci dunque parlare, senza timore: le colpe dell’Occidente che se ne servì (male) per far fuori Khomeini le conosciamo, le abbiamo già metabolizzate e non ci sono «documenti» compromettenti in giro come quelli (presunti o veri) con cui Mussolini, se processato, avrebbe messo in imbarazzo qualche grande leader anglosassone (e dunque si pensò bene di impedirgli di parlare). Questa è una storia diversa, torbida ma facile da leggere. E qui ci sia consentito dire che condannare a morte il Padrino in turbante sarebbe un errore immenso. La fucilazione (o la forca) ne farebbe un martire-eroe per non pochi arabi in generale, islamisti in particolare. Che sia punito, allora, come il nazista Hess: a non parlare con nessuno, solo nel silenzio a vita d’un carcere remoto.

 

Pagina diario scritta da: AUG a 17:08 | link | commenti | | Torna su
rassegnastampa

martedì, 18 ottobre 2005

Non ne posso più …
Ogni rassegna stampa ogni quotidiano che mi capiti di prendere in mano parla di “diritti naturali” ispirandosi al pensiero del “regnante Pontefice”. Un tempo si diceva così.
Torno un momento, con tristezza, alla fonte e riprendo la lettera che Benedetto XVI ha inviato all’ineffabile on. Pera (ne ho scritto anche due giorni fa): “Formulo poi l'auspicio che la riflessione che si farà al riguardo tenga conto della dignità dell'uomo e dei suoi diritti fondamentali, che rappresentano valori previi a qualsiasi giurisdizione statale. Questi diritti fondamentali non vengono creati dal legislatore, ma sono inscritti nella natura stessa della persona umana, e sono pertanto rinviabili ultimamente al Creatore. Se, quindi, appare legittima e proficua una sana laicità dello Stato, in virtù della quale le realtà temporali si reggono secondo norme loro proprie, alle quali appartengono anche quelle istanze etiche che trovano il loro fondamento nell'essenza stessa dell'uomo. Tra queste istanze, primaria rilevanza ha sicuramente quel "senso religioso" in cui si esprime l'apertura dell'essere umano alla Trascendenza….”. (Il grassetto è mio)
Naturalmente l’on. Pera, presidente del Senato, ha confermato tutto ciò e altro –ohinoi!- nel suo discorso….. Rinviando, almeno chi è stato eletto nelle istituzioni, ad una ripassatina della storia del pensiero politico (o a un primo contatto se non se ne sono mai occupati, come spesso il loro linguaggio mi lascia supporre) mi pongo una domanda: Se i diritti fondamentali  ”sono inscritti nella natura stessa della persona umana, e sono pertanto rinviabili ultimamente al Creatore”, resta aperto il problema di chi legga tali diritti, con quali criteri, come li renda operativi, pur accettandone Dio quale “scrittore”. Si potrebbe parlare di teocrazia esegetica ed ermeneutica.
Va sempre più di moda, almeno in Italia, rifarsi all’autorità del papa come criterio immediato di lettura, che stimolerebbe non voglia di conoscenza ma acquiescenza..
Acquiescenza sempre? Non posso dimenticare il discorso di Giovanni Paolo II al Parlamento italiano dove chiese misure idonee a rispettare i diritti umani (fondamentali) dei carcerati.
Il parlamento, a camere riunite, rispose con un applauso più sguaiato che caloroso e poi si fece i fatti propri, cioè ignorò platealmente l’autorevole richiamo. Il che sarebbe stato legittimo se non ci fosse stato quell’insultante applauso.
Si sa in Italia i cattolici sono tanti, l’abitudine ad agire secondo emozioni (che non sono passioni) diffusa e condita dalla peste del peggior “buon senso” (che spesso rappresenta la codificazione dei pregiudizi).
I lettori dei “fondamentali diritti inscritti da Dio” dovrebbero attenersi a criteri di interpretazione propri e dichiarati …. Ma non lo fanno mai.
Presentano invece i risultati dello loro –spesso infondate- scelte come se possedessero un proprio, segreto, libro sacro.
Speriamo che non scoprano che nel 1864 il papa Pio IX aveva indicato come errore anche questa affermazione fra le tante : “63. È lecito negare obbedienza ai legittimi Principi, anzi ribellarsi a loro”.  Lascio immaginare le conseguenze a chi eventualmente legga e introietti le conseguenze operative di questo dichiarato errore…..
Mi piacerebbe vedere Papa e Curia romana attenti lettori dei testi del Concilio Vaticano II, ma ho l’impressione che preferiscano farsi esegeti del primo (1870).
Ho tratto la citazione dell’articolo n. 63 dal “Sillabo degli errori principali del nostro tempo contenuti nelle allocuzioni concistoriali, nelle lettere encicliche e nelle altre lettere apostoliche del santissimo signor nostro PIO PP. IX”.                                              augusta

 

Pagina diario scritta da: AUG a 08:57 | link | commenti (3) | | Torna su
rassegnastampa, diari di augusta

domenica, 16 ottobre 2005

Come ogni mattina – i lussi della pensione!- do un’occhiata ai quotidiani on line e, proprio il seriosissimo Corriere della Sera, quello che l’edicola di www.internazionale.it descrive come  Fondato a Milano nel 1876, è il primo quotidiano italiano con 709mila copie vendute (anno 2002). Sobrio e rigoroso, ha ospitato nella sua storia alcune tra le firme più prestigiose della cultura italiana, come Luigi Pirandello, Eugenio Montale, Ennio Flaiano, Pier Paolo Pasolini. Dal 1974 appartiene al gruppo Rcs”,   ha un titolo che mi fa sobbalzare.
Afferma testualmente
: “
Il messaggio in una lettera per il convegno «Libertà e laicità» a Norcia. Il Papa: «I diritti derivano da Dio»  Lo stato laico è positivo se garantisce il diritto alla FEDE, ma i diritti fondamentali non sono creati dal legislatore”. (il grassetto è mio).
Il diritto alla fede? Per quanta poca stima io abbia di questo papa non posso ignorare che di teologo si tratta e non può aver detto una cosa simile. Può aver difeso il,diritto alla cosiddetta libertà religiosa, conoscendone il modus operandi, potrebbe anche aver cercato di strappare privilegi (soprattutto non spirituali) in favore della chiesa cattolica … ma il diritto alla fede … non è possibile.
La sintesi straordinaria di Dante Alighieri mi conforta con una definizione che traggo dal canto 24 del Paradiso: “
fede è sustanza di cose sperate    -   e argomento de le non parventi”
E allora vado a cercare il testo dell’intervento pontificio che, con una decenza almeno terminologica ignota ai suoi supini e pretestuosi ammiratori, scrive correttamente (mi riferisco a questa scelta di vocaboli) “fede religiosa”, definendo “positiva” la laicità “che garantisca ad ogni cittadino il diritto di vivere la propria fede religiosa con autentica libertà anche in ambito pubblico”. Superato il fastidio per questo introdurre categorie discriminanti a giudizio della laicità (che mi ostino a ritenere una scelta dovuta in una democratica società civile) devo riconoscere che il papa mette in gioco la fede così come si esprime in manifestazioni esterne (religione) e non in quanto tale.
Il messaggio pontificio è desinato “All'Onorevole Senatore Marcello Pera. Presidente Onorario della Fondazione Magna Carta”. Guarda caso proprio Pera (e un’ossequiosa Agenzia stampa precisa che “E' la prima volta che il Santo Padre invia una lettera firmata di suo pugno a una istituzione della Repubblica”). Ma che cosa sarà mai questa Magna Carta? Io ricordavo la Magna Charta Libertatum del 1215, ma evidentemente non è di questo documento che papato e stato oggi si occupano, ma di una Fondazione di cui l’incontenibile Pera è presidente onorario.
Così vado a leggermi il discorso del Presidente del Senato (non trovo nulla che me ne indichi l’ufficialità come il tristo discorso fatto a Rinomini ai giovani ciellini – di cui ho detto nel mio diario del 23 agosto – ma, dato il soggetto, non posso escludere prevaricazione alcuna) e devo constatare che il Nostro si è occupato non solo di religione ma anche direttamente di fede. “
Qui la domanda è: le stesse istruzioni e raccomandazioni religiose date ai credenti che si ritengono valide anche per i laici non credenti, e più in generale il risveglio della fede degli uni e della spiritualità degli altri, potranno spingersi al punto di far rinascere partiti politici cattolici o anche solo di cattolici? Se si risponde sì, un rischio è la divisione della società, con le tensioni che ne conseguono. Se si risponde no, il rischio è quello che tali istruzioni e raccomandazioni siano solo un flatus vocis, valido solo per il mitico “foro interiore” da cui Papa Ratzinger ha invece detto che sarebbe ipocrisia restare prigionieri”
Mitico “foro interiore”?  Il contesto mi consente di sospettare che l’aggettivo “mitico” non derivi dal nome usato nel suo senso proprio, ma significhi l’uso più diffuso (e ormai riportato anche dai dizionari) di “illusorio, utopistico”.                 Lo squallore intellettuale mi intristisce sempre.
E allora riprendo in mano i pensieri di quello che fu il primo segretario dell’ONU, Dag Hammarskjold, che diede dignità all’istituzione e che morì in un attentato mentre tentava di affrontare operativamente la crisi dell’ex Congo Belga. Lo si scoprì uomo di fede solo dopo la morte, attraverso gli appunti che furono pubblicati. In vita la sua fede non si era mai fatta legame religioso prevaricante.
Diceva Hammarskjold che; “Merita il potere solo chi lo giustifica ogni giorno
” e precisava “Alle mie condizioni, quelle poste da me. Vivere sotto questo segno significa comprare la conoscenza di una linea della vita, al prezzo della solitudine.
Le condizioni appunto che un politico dichiara in forma trasparente e dimostra di saper mettere in atto con coerenza, senza la ricerca di fruttuosi consensi. ottenuti svendendo pezzetti di libertà di un popolo come se fossero proprietà privata.
N.b.: So che alcuni giudicheranno irrispettoso il mio linguaggio nei confronti del pontefice. Ma, qualche che sia la mia posizione personale in fatto di fede (che qui non  interessa), non vedo perché dovrei assumere un atteggiamento di reverenza di fronte ad una corrispondenza privata, come quella cui ho fatto riferimento, ancorché il mittente sia il papa e il destinatario un cittadino che dovrebbe rappresentare gli italiani, tutti.                                                                                                        augusta

 

Pagina diario scritta da: AUG a 19:05 | link | commenti | | Torna su
rassegnastampa, diari di augusta

sabato, 15 ottobre 2005

VITTIME  (di guerre e di cui è possibile fare la conta …)

 

 Internazionale  14 / 20  ottobre 2005 n. 612 pag. 15

Numero di vittime dall’inizio della seconda intifada (28 settembre 2000).
Dati aggiornati alle 16 del 12 ottobre 2005
Tra le vittime palestinesi sono inclusi i kamikaze, mentre non sono conteggiate
le persone accusate di collaborazionismo e uccise da altri palestinesi.
Palestinesi       3.765       
Israeliani         1.005         
Altre vittime        75         
Totale               4.845        

  Internazionale  13  / 20 ottobre 2005 n. 611 pag. 14

Numero di vittime dall’inizio della guerra in Iraq (19 marzo 2003)
Dati aggiornati alle 16 del 12 ottobre 2005.
Iracheni              26.457  /  29.795             
Americani                    1.963                             
Altre vittime                   198                          

 

Due segnalazioni:

1. Nel sito <www.peacereporter.net> , per molti aspetti interessante, è possibile leggere settimanalmente un bollettino delle guerre in corso, che io non posso riportare perché troppo lungo per essere trascritto sul mio diario.
La rubrica si chiama “Cessate il fuoco” e, questa settimana, è leggibile alla voce:
http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idc=0&idart=3884 da cui è possibile risalire anche alle settimane precedenti.

2. La rubrica Uomini e profeti (Radio 3, sabato e domenica mattina, ore 9.30 - si può trovare e ascoltare nel sito:
http://www.radio.rai.it/radio3/uomini_profeti/index.cfm) oggi ha ricordato la quarta giornata del dialogo islamo-cristiano (di cui io ho scritto il 7 ottobre).
La segnalo perché, con informazioni corrette e di prima mano, offre l’opportunità di sfatare vari pregiudizi. Ne ricopio la breve presentazione curata dalla redazione: “Abbiamo molte volte parlato della crisi del mondo islamico che si può sintetizzare in un difficile, se non mancato, confronto con la modernità. Ci sono però grandi pensatori nel mondo islamico, studiosi del pensiero religioso, interpreti del Corano, che, senza nulla togliere alla sacralità del testo, ne ricostruiscono anche la dimensione storica, ridimensionando così di fatto ogni interpretazione fondamentalistica. Tra questi studiosi, l'egiziano Nasr Hamid Abu Zayd, che abbiamo in studio assieme all'islamologo Paolo Branca”.

 

Pagina diario scritta da: AUG a 15:42 | link | commenti (1) | | Torna su
rassegnastampa, vittime di guerra

venerdì, 14 ottobre 2005

Rendersi conto di vivere in una terra di inaspettati eroi è una sensazione curiosa .. ma non convincente né piacevole. Mentre immaginavo i parlamentari italiani della Casa delle Libertà…
(Parola grossa, libertà …  ma al plurale si diceva anche nel Medio Evo per indicare specifiche garanzie –che oggi potremmo chiamare privilegi- assicurate ad alcuni, potenti o utili ai potenti che fossero…).
Dicevo che, mentre immaginavo i parlamentari italiani della CdL guardati a vista da occhiuti custodi dell’ordine berluscon-costituito per evitare gli sbandamenti che la segretezza consente, ho scoperto che, sprezzanti del pericolo, hanno finalmente fatto un uso liberamente irresponsabile del voto segreto, violato o meno che fosse. Aveva detto infatti l’ineffabile ministro Calderoli:
«Ora la legge sarà ancora più blindata perché i parlamentari non sanno se è vero o no che il voto segreto si può controllare».
E’ stata una dura battaglia ed evidentemente i nostri eroi trovato il modo di sconfiggere il nemico primordiale, il nemico che puoi ritrovarti in casa … le donne.
Il buon gusto non mi consente di soffermarmi sulle possibili manifestazioni di giubilo del ministro Calderoli & C..
Traggo invece alcune informazioni da Il Corriere della Sera del 13 ottobre 2005

Pacche sulle spalle e abbracci alla Camera  «Affondata la lobby delle donne»  Lo scrutinio segreto fa vincere il partito maschilista bipartisan  di Aldo Cazzullo
Hanno cominciato a insultarsi alle 9 del mattino e hanno smesso alle 9 di sera, chiamandosi a vicenda «ignobili», «pericolo per la democrazia», «indecenti», «vedove allegre », «moralmente inferiori». Solo per pochi secondi, verso le 19.15, destra e sinistra si sono accordate su un valore condiviso, un caposaldo comune, un afflato unitario: niente donne tra i piedi. Maschilismo bipartisan. E l'intesa tra i poli trova una plastica rappresentazione nel cortile di Montecitorio dove, in un denso fumo di sigari, deputati dell'Udeur e leghisti si abbracciano rumorosamente. La maggioranza, una falange macedone nelle trenta votazioni precedenti, si frantuma per la prima e ultima volta: i franchi tiratori evocati per giorni si affacciano solo il tempo di affossare le quote rosa e subito svaniscono.
Dall'altra parte, la sinistra preferisce il nulla ai posti garantiti da Berlusconi. Che non sembra troppo corrucciato, anzi sorride felice perché la legge proporzionale avanza; cori, insulti e lazzi quasi lo divertono; esce per una puntata alla buvette, promette con fare galante che alle signore, troverà posto lui, «garantiremo una rappresentanza adeguata». <…>
Non si sono messe d'accordo. Vana anche la riunione delle donne del centrosinistra nella pausa pranzo. Recriminazioni: «Se ci fosse la Mussolini...». Finisce con la Prestigiacomo a occhi lucidi che ascolta confusa tra i giornalisti la promessa galante di Berlusconi, rose e seggi per tutte. <…>

Democrazia occidentale a radici giudeo-cristiane battuta da popolazioni arabe anche islamiche?
Forse sì.
Il 5 maggio in Palestina (nei Territori Occupati dove la popolazione araba si suddivide per religioni fra fedeli di numerose confessioni cristiane e mussulmani) si sono svolte le elezioni municipali nel rispetto della norma che prevede una quota a favore delle donne che, nei consigli municipali della città, devono essere almeno due (anche scavalcando eventuali maschi che le precedano).
E a Bethlehem ne sono state elette due (una per forza propria e una a seguito delle quote), mentre nella vicina cittadina di Beit Sahour ne sono state elette direttamente quattro.
Chi volesse saperne di più può leggere il mio diario del 31 maggio o andare al sito
www.peacereporter.net, dove, se scriverà “Un voto per Betlemme” nella casella “cerca“, comparirà un mio articolo datato 25 maggio corredato anche da fotografie che io non so riportare in questo mio blog.

 

Pagina diario scritta da: AUG a 10:16 | link | commenti | | Torna su
donne, israele palestina, rassegnastampa, diari di augusta