Questo diario elettronico ha una storia che ne giustifica le scelte. E’ iniziato durante un mio soggiorno a Bethlehem fra il 2003 e il 2004: allora si chiamava Betlemme.splinder.com ed è ancora reperibile, anche come link alla voce “vecchio diario”. Con l’aiuto tecnico di amici gentili è diventato un po’ più sofisticato e ha preso il nome di diari e altro. Anche in questa nuova edizione contiene un mio diario da Bethlehem (aprile – giugno 2005). Nei miei racconti ho cercato di impormi un orizzonte di osservazione che coincidesse "con un cerchio immaginario da tracciare intorno ai miei piedi". Mi spostavo infatti in un territorio ristretto e, per quanto il “muro”, insieme ad altri ostacoli, consentiva ho voluto raccontare quanto vedevo, senza pretese di andare oltre. Ma ogni volta, tornata a casa, mi sono resa conto che quanto i media più diffusi riferiscono della situazione palestinese è spesso falsificato da pregiudizi, quando non da ignoranza dei fatti. E così ho voluto continuare a proporre le riflessioni che l’osservazione di una realtà di profonda sofferenza, in un territorio importante per la pace nel mondo, mi suggeriva. Non so se sia una testimonianza significativa … ma almeno a me serve a dar ordine a pensieri che la realtà rende sempre più tormentosi. Durante una mia visita al museo di Israele a Jerusalem mi ha colpito l’ombra proiettata da una statua dello scultore Bourdelle che mi è sembrata rappresentare una situazione dove l’oppressione, la violenza e la paura si sperimentano ogni giorno. La riporto, sperando –se mai continuerò con questo diario- di poterla un giorno considerare non più significativa. .

Eccomi

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Per prelevare l'indirizzo feed di questo Blog, utilizza il mouse con la funzione 'Tasto destro, copia collegamento'. Per leggere i contenuti tramite Feed, puoi scaricare e utilizzare l'aggregatore di Freereader, che trovi all'indirizzo http://download.html.it/recensione.asp?recensione=1489. Questo Feed XML è offerto da www.jelot.net/rss/rssify.php

Blogger: AUG
Nome: Augusta

Chi sono e cosa faccio

Sono anziana, pensionata, curiosa: mi piace conoscere il mondo e il Medio Oriente mi affascina. Ho soddisfatto il mio desiderio quando ho avuto l’opportunità di collaborare con l´International Center di Bethlehem (organizzazione che spesso indicherò con la sigla ICB) insegnando italiano. Chi volesse conoscere l’ICB può andare al sito Annadwa.org e chi volesse servirsi dei servizi si informazione che l’ICB offre può andare a Bethlehemmedia.net


Contatore

visitato *loading* volte

 
martedì, 29 novembre 2005

Vi trascrivo integralmente  la comunicazione che mi è arrivata poco fa dalla redazione de “Il dialogo”.
Alle 23,36 le firme erano 734.
Sono rimasta molto emozionata dal fatto di trovarne parecchie delle persone cui avevo inviato direttamente  il testo della mia ultima pagina di diario.
Conoscere il nome e il volto delle persone con cui é possibile condividere una speranza aiuta            augusta

Da: redazione@ildialogo.org
redazione@ildialogo.org
Data: lunedì 28 novembre 2005 22.15
A: Augusta De Piero
Oggetto: [News] L'Ufficio del Governatore Schwarzenegger  risponde su Stanley Tookie    Williams

Care amiche, cari amici,
abbiamo ricevuto la seguente lettera da ANDREA LYNN HOCH, Segretario degli affari legali del Governatore della California Schwarzenegger:

Thank you for your correspondence regarding Stanley Williams.

There is a court order currently in place that calls for Mr. Williams to be executed by the State of California on December 13, 2005, and Mr. Williams has, through his attorneys, expressed his desire for the Governor to grant him clemency in this matter.

Capital punishment is an issue about which many people hold strong and impassioned views, and Governor Schwarzenegger appreciates you taking the time to express yours with regard to Mr. Williams.  Your correspondence will be given due consideration during the clemency process.

Thank you again for writing.

Sincerely,

ANDREA LYNN HOCH
Legal Affairs Secretary

Ovviamente non ci facciamo illusioni ma è un segnale di speranza perché viene scritto che "La sua lettera sarà tenuta in dovuta considerazione durante il procedimento di clemenza." (Your correspondence will be given due consideration during the clemency process). Procedimento che è stato innescato da una richiesta di clemenza al Governatore dello stesso Tookie Williams.
Abbiamo dunque un motivo in più per continuare nella mobilitazione.
Precisiamo a tale proposito, che i numeri di telefono indicati nella mail di ieri, vanno preceduti dal prefisso internazionale che per gli Stati Uniti è 001. I numeri sono i seguenti:
Il numero di fax è il seguente: 001 - 916-445-4633
Il numero di telefono è invece : 001 - 916-445-2841
Il testo del fax può essere il seguente:

Dear Governor Schwarzenegger:
Please do not allow the execution of Stanley Tookie Williams.
There are facts about his case that show that racial injustices have taken place. He is one ex-gang member that can reach the gang kids - or potential future gang kids - and help them turn their lives around. Don't lose him! The teens of today desperately need his kind of approach and knowledge in the reality of street gang life so they can make life-saving, better choices. Stanley Tookie Williams represents hope to these kids. Don't kill their hope.
I know you care about youth, Governor. Please support our youth by granting clemency to Mr. Williams.
{Your name and address/specificare il nome e l'indirizzo}

Pagina diario scritta da: AUG a 00:05 | link | commenti (1) | | Torna su
segnalazioni da altri blog, culturapace

lunedì, 28 novembre 2005

Ore 18,30   -  Precisazione

Dopo aver copiato dal sito www.ildialogo.org il testo dell’appello al governatore della California,   ho tentato io stessa – finora inutilmente – si spedirlo al numero indicato.
Evidentemente ci sono delle difficoltà perché il messaggio che ora si trova ne il sito web de “il dialogo” dice:
<
Scriviamo al Governatore della California per chiedere la grazia per Stanley “Tookie” Williams, afroamericano di 51 anni la cui esecuzione è fissata per il 13 dicembre 2005>
e, dopo aver riproposto l’appello, presenta un riquadro che ne consente  la predisposizione.
Sarà poi “il dialogo” a provvedere alla spedizione in California.
Mi scuso se ho causato qualche problema soprattutto a coloro cui avevo inviato personalmente il messaggio.

Ore 8

Ho ricevuto questa mattina il messaggio che riporto di seguito dalla redazione de Il dialogo.
Spero di non infastidire nessuno se riprendo ancora l’appello –che ho già pubblicato integralmente il 14 novembre – relativo alla prossima esecuzione di Stanley Tookie Williams.
Per chiarezza ricopio in calce le mie precisazioni di allora, rimandando a quella pagina di diario per la lettura integrale del testo
  dell'appello                     augusta                  

Care amiche, cari amici,
innanzitutto grazie per aver sottoscritto la petizione a favore della grazia a Stanley Tookie Williams. Nel momento in cui scriviamo le adesioni hanno raggiunto quota 650 e continuano ad arrivare.
Siamo oramai a pochi giorni dalla data nella quale Stanley Tookie Williams sarà "legalmente" assassinato. Al momento non abbiamo buone notizie. Urge allora una rinnovata azione a sostegno della grazia. Vi chiediamo così di inviare un fax al governatore Schwarzenegger o cominciare a telefonargli.
Il numero di fax è il seguente: 916-445-4633
Il numero di telefono
è invece : 916-445-2841

Il testo del fax può essere il seguente:

Dear Governor Schwarzenegger:
Please do not allow the execution of Stanley Tookie Williams.
There are facts about his case that show that racial injustices have taken place. He is one ex-gang member that can reach the gang kids - or potential future gang kids - and help them turn their lives around. Don't lose him! The teens of today desperately need his kind of approach and knowledge in the reality of street gang life so they can make life-saving, better choices. Stanley
Tookie Williams represents hope to these kids. Don't kill their hope.
I know you care about youth, Governor. Please support our youth by granting clemency to Mr. Williams.
{Your name and address/specificare il nome e l'indirizzo}

Ricordiamo che l'appello si può sottoscrivere on-line alla pagina:
http://www.ildialogo.org/campagne/blocchiamotookies.htm
Vi invitiamo a diffondere quanto più potete la notizia ai vostri contatti.
Forse ce la possiamo fare. Grazie                          il dialogo –
Periodico di Monteforte Irpino Via Nazionale, 51 - 83024 Monteforte Irpino (AV) - Tel: 333-7043384            
Email redazione: redazione@ildialogo.org
Email direttore: direttore@ildialogo.org                      
Sito:
http://www.ildialogo.org

Dal mio diario del 14 novembre:
Ho trascritto l’appello che ho già  firmato (e che ha raccolto, secondo il mio controllo alle 12,30 di oggi, 231 firme) non perché io escluda dal mio interesse le condanne a morte che vengono comminate in paesi diversi dagli USA, ma perché presenta una situazione definita e un destinatario identificato che non sarei stata in grado di reperire da me con tutti i dati necessari ad una raccolta di firme.
Quando cerco di dar voce a iniziative di questo tipo sono sempre angosciata dalla paura di contribuire alla confusione fra gli appelli generali contro la pena di morte e  le iniziative per impedirne una, che vengono spesso trasformate da  iniziative definite in scelte di campo ideologiche.                            augusta
      

    

Pagina diario scritta da: AUG a 08:14 | link | commenti (1) | | Torna su
segnalazioni da altri blog, culturapace

domenica, 27 novembre 2005

VITTIME  (di guerre e di cui è possibile fare la conta …)

   Internazionale   25 novembre / 1 dicembre 2005 n. 618 pag. 17

Numero di vittime dall’inizio della seconda intifada (26 ottobre 2000).
Dati aggiornati alle 16 del 23 novembre 2005
Tra le vittime palestinesi sono inclusi i kamikaze, mentre non sono conteggiate le persone accusate di collaborazionismo e uccise da altri palestinesi.

Palestinesi       3.799     
Israeliani         1.014         
Altre vittime        75         
Totale               4.888        

Internazionale   25 novembre / 1 dicembre 2005 n. 618 pag. 16

Numero di vittime dall’inizio della guerra in Iraq (19 marzo 2003)
Dati aggiornati alle 16 del 23 novembre 2005.
Iracheni              27.082  /  30.525
Americani                    2.097                             
Altre vittime                   200                          

 

 

 

Trascrivo  da “www.ildialogo.org” - Periodico di Monteforte Irpino
Via Nazionale, 51 - 83024 Monteforte Irpino (AV) - Tel: 333-7043384
”Scriviamo al Governatore della California per chiedere la grazia per Stanley “Tookie” Williams, afroamericano di 51 anni la cui esecuzione è fissata per il 13 dicembre 2005”
Ho pubblicato il testo dell’appello il 14 novembre
Adesioni aggiornate al 26 novembre 2005 ore 23.30:   598


Come ho fatto altre volte ricopio l’articolo di Amira Hass  - pubblicato su Internazionale 618 a pag. 17
Denunce inutili
A una parete del soggiorno era appeso un grande poster di Hamas, con l’imponente ritratto di un suo militante condannato all’ergastolo e i soliti emblemi e lodi ad Allah. Nella stanza affollata i genitori, la moglie i figli, i fratelli, i cugini del prigioniero chiacchieravano con tre ospiti. Della terra che gli è stata tolta per via delle colonie, di una nipote uccisa da un soldato israeliano mentre cercava di tornare al villaggio assediato, delle frequenti incursioni militati. I padroni di casa hanno insistito con gli ospiti perché si fermassero a cena e si sono scusati di non aver preparato un pasto più abbondante: non sapevano che avrebbero ricevuto visite. Uno dei ragazzi presenti ha appena finito al scuola di musica ma vuole entrare nella polizia palestinese.
E’ l’unico sostenitore di al Fatah. “E quanto litighiamo!” hanno detto gli altri sorridendo. Il resto della famiglia appoggia Hamas. Tutto questo è stato raccontato con grande naturalezza e fiducia ai tre ospiti. Tre donne israeliane, due delle quali attiviste di un gruppo relativamente nuovo –Yesh Din, “C’è una legge” – che denuncia i sempre più frequenti casi di palestinesi maltrattati dai coloni israeliani.
La terza ospite ero io, ed ero lì per accompagnare le due donne e il padre settantenne al commissariato di una lontana colonia. Dove l’anziano voleva denunciare un grave episodio di maltrattamento. I palestinesi non possono entrare nelle colonie, perciò è essenziale che il gruppo Yesh Din prenda in anticipo contatt8i con al polizia. L’anziano palestinese era stato picchiato da alcuni coloni mascherati, appena sei mesi dopo un’analoga aggressione. Questa volta è stato ricoverato in ospedale per una settimana: Con un sorriso paterno mi ha detto: “Ho sporto denuncia solo perché c’eravate voi tre. L’esperienza mi insegna che le autorità non si preoccupano di indagare sulle denunce e i sospetti contro i coloni”. In via ufficiosa, il poliziotto ci ha confidato che le cose stanno più o meno così.

Amira Hass  È la corrispondente da Ramallah del quotidiano israeliano Ha'aretz. È l'unica giornalista israeliana ad avere mai vissuto nei Territori palestinesi. È l'autrice di Domani andrà peggio, pubblicato da Fusi orari. Scrive la rubrica Il diario per Internazionale.
Tutti articoli: http://www.internazionale.it/firme/archivio.php?author_id=30

Mentre Amira Hass ci ricorda che la vita quotidiana continua, sempre in una realtà d’occupazione (e, aggiungo, di paura da parte israeliana), i nostri media presentano l’uscita dei coloni da Gaza come un processo di liberazione risolutivo. Non è così, anche se è importante ed è naturale che i Palestinesi festeggino. Alle voci ufficiali voglio aggiungere la testimonianza inviatami da un’amica del centro per la Pace di Ivrea. E’ la lettera di un Palestinese, scritta nei primissimi giorni dopo l’uscita dei coloni israeliani, quando vi fu – prima della chiusura ripristinata e la nuova apertura (per ciò che riguarda il confine egiziano e solo quello) - un momento di “libertà di movimento”..
 Non voglio commentare la gioia di chi per la prima volta può avvicinarsi al mare che pur si è sempre trovato a brevissima distanza dalla sua abitazione. Desidero offrirne la testimonianza come un elemento di riflessione sulla situazione dei Territori palestinesi occupati                                augusta

Cara amica, Anissa
A te, un cordiale saluto e l’augurio di trovarti in buona salute….
Chiedo scusa del ritardo con cui ti scrivo in merito all’attuale situazione nella Striscia di Gaza, dopo il ritiro israeliano dalle nostre terre.
In questo periodo sono stato occupatissimo, come tutti i palestinesi di Gaza, con i festeggiamenti per l’evacuazione e la gioia della libertà, non paragonabile ad altra gioia. Spero tu possa visitarci a breve per fare un giro insieme nelle zone liberate.  La Striscia di Gaza ed i territori palestinesi nel loro complesso, sono pervasi da una gioia incontenibile che non può essere descritta.
 Ti do un modesto esempio di questa gioia, così come vissuta da me e dalla mia piccola famiglia.
- La notte del ritiro non abbiamo chiuso occhio in attesa dell’ora zero. Siamo rimasti in prossimità delle zone liberate, aspettando fino a che l’ultimo degli occupanti di Gaza fosse uscito.
- Già dai primi istanti del ritiro ci siamo precipitati, insieme agli altri cittadini, in quelle zone a noi care. Le abbiamo osservate palmo a palmo, dopo esserne stati privati per 38 anni, e ne abbiamo baciato l’amata terra.
- Ci siamo poi diretti verso il mare, dalla spiaggia giallo-oro, e dopo esserci arrotolati nella sabbia ci siamo buttati in quelle acque, a noi proibite per 5 anni consecutivi.
- Ci siamo spostati liberamente dal Nord di Gaza fino al confine egiziano (Rafah) nel Sud, senza incontrare barriere né ostacoli, se non la folla dei cittadini, impiegando il tempo record di soli 20 minuti!!!!!!!!!!!!!!- Sempre in macchina, con la mia famiglia, abbiamo fatto un giro nelle zone liberate, osservandone ogni impronta. Ci siamo soffermati sulle rovine della barriera di Abu Huly e saliti sul ponte abbiamo scattato delle foto ricordo.
- In tutta libertà, ci siamo poi diretti verso i confini egiziani, e per la prima volta, da 33 anni, siamo entrati a Rafah in Egitto, a Shaikh Zawid ed Al’Arish: si sono incontrati i parenti e ritrovati i propri cari. Dopo aver vissuto separati per lunghi anni, a causa dell’occupazione e dei confini, si sono  calorosamente riabbracciati.
- Ieri sera siamo tornati in quella spiaggia dove non si poteva entrare, né di giorno né di notte, e al chiaror di luna ci siamo rimasti fino alle ore 23,00.
La gioia è una realtà che non si può descrivere; i festeggiamenti hanno pervaso tutta la Striscia. Speriamo che venga presto riaperto il passaggio per l’Egitto in modo organizzato e ufficiale senza trovarvi israeliani al passaggio.
Spero di essere riuscito a trasmetterti una parte, se pur modesta, dell’attuale situazione..
A te, saluti e….Pace,                                                                Mohammad   

Prego chi legge e non avesse visto il mio precedente diario di dare un’occhiata, se ne ha il tempo.
Per me è molto importante ragionare sulle concrete violazioni delle regole su cui dovrebbe basarsi la nostra convivenza e mi piacerebbe capire cosa se ne pensa, a prescindere dalle dichiarazioni ufficiali.
L’anno prossimo avremo un altro referendum, forse definitivo, per salvare o distruggere ciò che resta in Italia di garanzia di una democrazia reale. Lasciar credere che libertà sia la possibilità per ognuno di fare quel che gli pare, comunque e dovunque, nella misura in cui il potere di cui dispone glielo consente, poco ha a che fare con la libertà che si esercita – a mio parere- con e non contro gli altri.                                    augusta

 

 

 

Pagina diario scritta da: AUG a 06:52 | link | commenti | | Torna su
israele palestina, vittime di guerra, segnalazioni da altri blog, diari di augusta

venerdì, 25 novembre 2005

Da giorni non scrivo nel mio diario perché si ammucchiano nel mio archivio documenti sulla questione israelo-palestinese: sono in inglese che purtroppo non ho ancora avuto il tempo di tradurli.
Ieri ne ho ricevuto uno in italiano che sarebbe uscito oggi se non ne dovessi rinviare la pubblicazione per una segnalazione che considero urgente.
Questa mattina, mentre aspettavo di essere ricevuta dal mio medico curante, ho dato un’occhiata a una serie di dépliant messi in ambulatorio a disposizione dei pazienti e ne ho trovati quattro, relativi al referendum della scorsa primavera sulla legge 40/2004 (e firmati dal comitato per la legge 40, Scienza &Vita, Alleati per il futuro dell’uomo) che dicevano: “La vita non può essere messa ai voti. Scegli di non andare a votare”.
Tutti gli altri dépliant riguardavano questioni mediche o assistenziali: questi rappresentavano le uniche forme di propaganda non pertinente.
Ne ho preso uno e ne ho lasciati tre, sovrascrivendovi il mio dissenso.
Quando sono entrata nell’ambulatorio ne ho mostrato una copia al medico e ho chiesto se era al corrente di quella vecchia iniziativa. Risposta: “Avevo dimenticato quei volantini. Me l’hanno chiesto e li ho messi io”. Ormai senza fiato e con lo stomaco contratto (e pensare che ero là per curarmi!) ho replicato: “Allora presto troveremo la propaganda elettorale!”. Risposta: “Non me lo hanno ancora chiesto”. Sono uscita dicendo “C’è sempre una prima volta”.
Uno degli argomenti che volevo affrontare – e di cui scrivo brevemente ora- era quello dei volontari antiaborto nei consultori pubblici. Sono certa che, a differenza di alcuni loro simili cittadini USA, non girano armati però mi pongono ugualmente un  problema di autodifesa altrettanto urgente.
Oltre alla legge sulla privacy esiste (o è già stato abrogato dalla cultura storacicoberlusconbossica assunta a livello di governo?) il vincolo del segreto che fonda – per quello che io credo, o meglio credevo, di sapere – l’etica medica.
Nei primi giorni, dopo l’uscita della proposta dei volontari cattolici antiaborto nei consultori pubblici non se ne è parlato, poi qualcuno (Miriam Mafai, Chiara Saraceno…) ne ha fatto cenno.
E’ evidente che, per offrire ai volontari di cui sopra, le donne che affrontano consapevolmente il problema dell’interruzione volontaria di gravidanza, i medici dei consultori pubblici devono violare il segreto professionale.
Ci tengo a precisare che quando una donna richiede il certificato per l’IVG la legge prevede che ci sia – con lei e non sulla sua pelle – un esame della sua situazione che ne supporti l’autodeterminazione e non sempre la decisione finale porta all’aborto.
E’ noto, perché ci sono state anche sentenze della magistratura in merito, che alcuni medici hanno praticato illegalmente aborti (e fra questi c’era chi ne riceva compensi significativi).
C’è davvero- sul piano dell’etica professionale- una differenza assoluta fra chi, anche per lucro, pratica illegalmente aborti e chi scardina il principio di fiducia fondante il rapporto medico-paziente?
Io sono molto meravigliata del fatto che a tanto i medici non si siano pubblicamente rivoltati e che la questione non sia stata posta pubblicamente con forza.
Il Presidente della Repubblica ha dichiarato –pubblicamente- di volere concludere il suo mandato con dignità: ci sono medici disposti a dichiarare altrettanto pubblicamente di voler mantenere intatta la loro dignità professionale?
Io comincio a disperare e spero che qualcuno legga questa pagina del mio diario e risponda: lo spazio dei commenti è a disposizione.
A me non resta che cambiare medico.
                      augusta

Nota: Avevo pubblicato il testo che precede questa mattina. Nel pomeriggio é stato rispreso dal sito web <www.ildialogo.org>. Mi piacerebbe che qualche medico rispondesse o che qualcuna/o ne sollecitasse la risposta.

Pagina diario scritta da: AUG a 10:00 | link | commenti (1) | | Torna su
donne, diari di augusta

domenica, 20 novembre 2005

VITTIME  (di guerre e di cui è possibile fare la conta …)

 

 Internazionale   18  /  24  novembre 2005 n. 616-17 pag. 17

Numero di vittime dall’inizio della seconda intifada (26 ottobre 2000).
Dati aggiornati alle 16 del 16 novembre 2005
Tra le vittime palestinesi sono inclusi i kamikaze, mentre non sono conteggiate
le persone accusate di collaborazionismo e uccise da altri palestinesi.
Palestinesi       3.796      
Israeliani         1.014         
Altre vittime        75         
Totale               4.885        

Internazionale   18  /  24  novembre 2005 n. 616-17 pag. 16

Numero di vittime dall’inizio della guerra in Iraq (19 marzo 2003)
Dati aggiornati alle 16 del 16 novembre 2005.
Iracheni              26.982  /  30.380
Americani                    2.072                             
Altre vittime                   200                          

 

Ma vi sono anche altre vittime

Il sito “battelloebbro.splinder.com” riporta l’appello di Articolo 21 “a sostegno di Giorgio e Luciana Alpi contro la querela di Taormina”. Per chi fosse interessato, nel sito è possibile firmare direttamente

E ancora dal notiziario Ecumenical News International (ENI) del 5 novembre
Gerusalemme (ENI). Il moderatore della Chiesa presbiteriana di Scozia, il rev. David Lacy, é fortemente critico verso il discusso muro israeliano nella West Bank, dopo averne visto un tratto vicino a Betlemme durante una visita in Terra Santa.
Lacy ha visto la barriera durante una visita di due settimane in Terra Santa, visita finalizzata a portare solidarietà alla popolazione cristiana della terra dove nacque Gesù e ad esaminare i progetti che la chiesa di Scozia realizza in quel paese dove i cristiani sono un gruppo in diminuzione che rappresenta il 2% della popolazione del paese.

E poi ci è chi è vittima di se stesso.
Il ministro Giovanardi ha dichiarato in un’intervista concessa al Corriere della Sera in cui gli era chiesta ragione del suo voto contrario alle “quote rosa”: «Alle donne del nostro Paese mica gliene frega niente della politica». E così ha chiarito il concetto: «… lo vedo quando sono a cena alle tavolate con gli amici. Loro, gli uomini, mi sollecitano a parlare di politica. E loro, le donne, quando questo succede si annoiano a morte e cercano di parlare d’altro». Evidentemente non è in grado di immaginare che la noia delle signore probabilmente non dipende dalla politica ma dal suo soporifero eloquio.

Lascio la conclusione a Noam Chomsky. Traggo la citazione da “Disegno maligno”, pag. 21 del numero in edicola di Internazionale

«Insegnare l’evoluzionismo negli Stati Uniti è sempre stato difficile. Ora c’è un movimento nazionale che vuole promuovere l’insegnamento del disegno intelligente nelle scuole. La questione è arrivata sui mezzi di informazione quando è stata affrontata in un’aula di tribunale a Dover, Pennsylvania: il consiglio scolastico locale aveva deciso che le tesi del disegno intelligente potevano essere esposte agli studenti durante l’ora di biologia; ma alcuni genitori che ci tengono alla separazione fra stato e chiesa hanno fatto causa al consiglio.
Forse chi scrive i discorsi del presidente dovrebbe prenderlo più sul serio anche quando gli fa dire che le scuole devono insegnare tutti i punti di vista. Finora, infatti, il programma scolastico non ha mai dato spazio a un punto di vista ovvio: quello del disegno maligno. Questa teoria – a differenza di quella del disegno intelligente, di cui non ci sono prove- ha molte prove empiriche: secondo almeno un criterio –cioè quello della crudeltà del mondo ne ha più dell’evoluzionismo darwinista».

 

Pagina diario scritta da: AUG a 06:22 | link | commenti (1) | | Torna su
varie, rassegnastampa, vittime di guerra

venerdì, 18 novembre 2005

Giuseppe Ungaretti scriveva nel 1916.

IN MEMORIA

Si chiamava
Moammed Sceab

Discendente
di emiri di nomadi
suicida
perché non aveva più
Patria

Amò la Francia
e mutò nome

Fu Marcel
ma non era Francese
e non sapeva più
vivere
nella tenda dei suoi
dove si ascolta la cantilena
del Corano
gustando un caffè

E non sapeva
sciogliere
il canto
del suo abbandono


L'ho accompagnato
insieme alla padrona dell'albergo
dove abitavamo
a Parigi
dal numero 5 della rue des Carmes
appassito vicolo in discesa

Riposa
nel camposanto d'Ivry
sobborgo che pare
sempre
in una giornata
di una
decomposta fiera

E forse io solo
so ancora
che visse

Poi conobbe direttamente l’orrore della guerra


 

SAN MARTINO DEL CARSO  Valloncello dell'Albero Isolato il 27 agosto 1916

Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro


Di tanti

che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto

Ma nel cuore
nessuna croce manca

E' il mio cuore
il paese più straziato

E nel 1918 così concludeva “Girovago”

Cerco un paese
innocente.

Proviamo a cercare anche noi un “paese innocente” o sarà un’impresa troppo lunga e faticosa ... forse senza conclusione?                                         augusta
(n.b: le poesie trascritte e quella solo citata si trovano nella raccolta Vita di un uomo)

Pagina diario scritta da: AUG a 08:36 | link | commenti | | Torna su
guerra conflitti e violenze, diari di augusta

mercoledì, 16 novembre 2005

E se essere alleati significa anche essere complici che faremo?
Lasceremo ai nostri figli il compito di chiedere perdono?     augusta

 

Fonte: il notiziario di Internazionale che cita: The Seattle Times, Stati Uniti
http://www.seattletimes.com
Washington ammette l'uso del fosforo bianco a Fallujah.
Il Pentagono ha ufficialmente ammesso che le truppe statunitensi usarono il fosforo bianco come arma durante la battaglia di Fallujah, lo scorso novembre. Ma nega che sia stato impiegato anche contro i civili, come dimostra invece un reportage di Rainews24 mandato in onda la scorsa settimana. 

Fonte:
http://www.articolo21.info/notizia.php?id=2738
Roberto Morrione* *direttore di Rainews24
Mai, nella lunga storia del Servizio Pubblico televisivo, un reportage, né alcun altro programma della Rai, era stato ripreso e diffuso da tante TV, radio, siti Internet, agenzie di stampa, giornali di tutti i continenti. Il motore di ricerca Google attestava ieri che sul Web vi sono state centinaia di migliaia di notizie sull’inchiesta. Le opinioni pubbliche, i popoli del pianeta, hanno bisogno di pace quanto di informazione libera. Rai News 24 ha ricevuto in questi giorni e sta ricevendo centinaia e centinaia di messaggi via Internet: esprimono tre concetti. L’orrore per quanto è stato documentato, rigorosamente, nell’inchiesta di Sigfrido Ranucci e Maurizio Torrealta; l’ira e la protesta per l’utilizzazione di armi proibite e disumane da parte di chi era entrato in Iraq affermando di volerle cercare per impedirne l’uso, senza trovarle; la richiesta di diffusione del reportage e di informazione vera rivolta alla grande stampa e ai canali televisivi, a partire da quelli della Rai. Perché alla straordinaria eco nel mondo e alla richiesta di tanti ascoltatori, non corrispondono, se non in piccola parte, l’audiovisivo e i giornali del nostro Paese?
È una domanda che molti si pongono. C’è chi – i portavoce del Pentagono e dell’Ambasciata americana, ma anche voci italiane – accusa Rai News 24 di non essere stato neutrale, di avere alimentato una strumentale polemica antiamericana. A costoro voglio assicurare che Rai News 24 ha sempre seguito e continuerà a seguire in assoluta autonomia solo la ricerca della verità e le leggi della correttezza e della profondità dell’informazione.
Su un piano personale, aggiungo che amo l’America: quella che venne a liberarci dal fascismo e dal nazismo, quella dei diritti civili e dei fratelli Kennedy, l’America dell’informazione coraggiosa e della libertà nel cinema e nella letteratura. L’America che sa individuare i propri errori e correggerli, che vuole discutere e diffondere i valori della democrazia pacificamente e non con le armi e imponendo interessi economici e modelli di consumo. Anche l’America di oggi sta discutendo sugli orrori di Falluja e sul nostro reportage. L’ha fatto il network indipendente Democracy Now. Lo stanno facendo grandi quotidiani come il New York Times e emittenti come la Tv del democratico Al Gore: spero che il dibattito si sviluppi in quel Paese, soprattutto in quel Paese.
Noi continueremo a fare la nostra parte, al di fuori di ogni legittima posizione politica, come responsabili professionisti dell’informazione e come operatori del Servizio Pubblico. Il resto non ci appartiene.                                                                                       14/11/2005, ore 13:50:29

 


Sono gia’ oltre 3.000 le firme raccolte sul sito www.articolo21.info per chiedere che l’inchiesta “Falluja. La strage nascosta” realizzata da Sigfrido Ranucci per Rainews24 sia trasmessa dalla Rai in prima serata. “Le numerose firme raccolte che verranno inviate al presidente e al direttore generale della Rai – afferma Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo21 – confermano che tra la gente c’e’ una grande voglia di verita’. Per questo riteniamo che gli italiani abbiano il diritto di vedere integralmente questo documento straordinario che conferma quanto questa guerra sia stata preceduta da colossali bugie mediatiche”. “Vorremmo pertanto che Rai1, la “rete ammiraglia” del servizio pubblico trasmetta in prima serata l’inchiesta di Rainews24 e parli del Nigergate e del caso Calipari che sono inspiegabilmente spariti dall’informazione televisiva”.            14/11/2005, ore 16:50

 

Pagina diario scritta da: AUG a 19:53 | link | commenti | | Torna su
guerra conflitti e violenze, ostaggi

lunedì, 14 novembre 2005

Ricevo da “il dialogo” - Periodico di Monteforte Irpino (http://www.ildialogo.org)
Via Nazionale, 51 - 83024 Monteforte Irpino (AV) - Tel: 333-7043384

No alla pena di morte Blocchiamo l’esecuzione di Stanley “Tookie” Williams
Scriviamo al Governatore della California per chiedere la grazia per Stanley “Tookie” Williams, afroamericano di 51 anni la cui esecuzione è fissata per il 13 dicembre 2005

Apprendiamo con vivo dolore la notizia dell’ennesima esecuzione capitale negli Stati Uniti. Il “Corriere della sera” di merc. 26 u.s. ottobre 2005, a pag. 14, ha dato notizia dell’imminente esecuzione di un afroamericano statunitense di nome Stanley “Tookie” Williams, di anni 51, fissata per il 13 dicembre p.v..
Invitiamo tutti i nostri lettori a mobilitarsi per impedire questo ennesimo "omicidio legale". La pena di morte è una barbarie di cui l’umanità deve liberarsi. Vi chiediamo di inviare una email al al Governatore della California per chiedergli la grazia a favore Stanley "Tookie" Williams.
Per sottoscrivere l'appello vai alla pagina:
http://www.ildialogo.org/campagne/blocchiamotookies.htm

Ho trascritto l’appello che ho già  firmato (e che ha raccolto, secondo il mio controllo alle 12,30 di oggi, 231 firme) non perché io escluda dal mio interesse le condanne a morte che vengono comminate in paesi diversi dagli USA, ma perché presenta una situazione definita e un destinatario identificato che non sarei stata in grado di reperire da me con tutti i dati necessari ad una raccolta di firme.
Quando cerco di dar voce a iniziative di questo tipo sono sempre angosciata dalla paura di contribuire alla confusione fra gli appelli generali contro la pena di morte e  le iniziative per impedirne una, che vengono spesso trasformate da  iniziative definite in scelte di campo ideologiche.      augusta

 

Pagina diario scritta da: AUG a 13:19 | link | commenti | | Torna su
varie, diari di augusta

giovedì, 10 novembre 2005

Forme inedite di sfruttamento dei minori?.

Giorni fa parecchi quotidiano riportavano una notizia che tal, a mio parere, non sarebbe dovuta diventare:
         
Bambina denuncia gli spacciatori nove arresti a Trapani
TRAPANI - Sgominata banda di spacciatori dopo la denuncia di una bambina. Tutto è cominciato con un biglietto consegnato a un commissario di polizia, al termine di uno dei numerosi incontri organizzati dalle scuole a Trapani per parlare di legalità.
Durante uno degli incontri, infatti, attraverso un bigliettino consegnato a conclusione della visita e confuso tra i tanti richiesti ai ragazzi per esprimere la loro opinione sul lavoro dei poliziotti, un'alunna ha chiesto l'intervento degli agenti in aiuto di una sua "compagnetta", che aveva un padre tossicodipendente che acquistava la droga nel Rione San Giuliano, a volte consumando la sostanza anche in sua presenza.
Dopo la segnalazione della bambina, gli investigatori della squadra mobile hanno avviato indagini. E' stata scoperta così una prima organizzazione microcriminale dedita allo spaccio di droga, oltre che a delitti contro il patrimonio e, anche su commissione, agli incendi di autovetture. Le successive indagini hanno permesso di scoprire i collegamenti con un'organizzazione delinquenziale più grande, la cui attività criminosa investiva non solo Trapani, ma anche Palermo e Marsala”.

Ammesso e non concesso che la cosa sia andata così, mi chiedo che senso ha denunciare la pericolosità della mafia, della camorra ecc. ecc., segnalare gli omicidi trasversali e poi esibire il gesto di una bambina, esponendo lei e la sua famiglia a ritorsioni e peggio.

Ancora: i “ragazzi” che a Locri si sono “offerti” alla violenza con quello straordinario “ammazzateci tutti” che garanzie anno che la vita della loro generazione sarà resa dignitosa e possibile?
E quanti adulti, responsabili e impegnati istituzionalmente, sono disposti ad esporsi alla precarietà che è –e temo sarà- la condizione di vita di questi ragazzi? a lasciar perdere le frasi della retorica (ma è davvero ammirazione?) e a condividere - con loro - il rischio cui si sono offerti, per modificare –con loro- tutto ciò che possibile è necessario modificare?

Si avvicina il mese del natale e saremo sommersi all’invito ad acquistare, trasformato in buonismo (i doni, le feste in famiglia ecc. ecc.) dal clima di soap opera condito dall’uso spregiudicato dell’innocenza.
Che l’esaltazione di quella bambina, probabilmente esposta ad un rischio, e l’uso della onestà coraggiosa dei ragazzi di Locri siano una copertura di chi dovrebbe occuparsene ma sembra in altre faccende affaccendato?                                                                                                         augusta

 

Pagina diario scritta da: AUG a 08:24 | link | commenti (1) | | Torna su
bambini, diari di augusta

martedì, 08 novembre 2005

Ci sono differenze nazionali ben accettate, nel modo più intimo e personale. Certamente i medici degli ospedali israeliani che hanno potuto salvare vite con organi palestinesi (due testimonianze più sotto) messi a loro disposizione non si sono posti problemi etnici o razziali che dir si voglia, comunque collegati ad un concetto esclusivo di identità.     Ed è bene sia stato così.
L’articolo de Il Manifesto che riporto di seguito riferisce invece di una identità nazionale usata come arma per escludere. Era prevedibile che ciò potesse accadere fin dai tempi della crisi del 1991 e degli anni seguenti. Una crisi che, pur intensamente vissuta in Italia (e soprattutto nell’Italia del nord est a ridosso delle zone devastate della ex Jugoslavia) per accogliere e per escludere, non ha consentito la pratica e la condivisione di una riflessione politica che - non solo a me-  già allora sembrava prioritaria, urgente ed emergente, la riflessione sulla necessità di dotarsi di una norma per applicare adeguatamente la Convenzione di Ginevra sul rifugio politico (sommariamente richiamata per titolo dall’art. 1 della cd. legge Martelli del 1990 e nulla più, oltre naturalmente alla firme dell’Italia sulla Convenzione stessa).
Quando la crisi del 1991 scoppiò, per accogliere immediatamente coloro che arrivavano dalla ex Jugoslavia e non erano suscettibili di essere inseriti in alcuna categoria (alcune disposizioni delle Questure inizialmente parlavano di “turisti per ragioni umanitarie”) si fece ricorso a strane (ma allora necessarie) terminologie anche in legge: “
Legge 24 settembre 1992 n. 390: "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 luglio 1992 n. 350, recante interventi straordinari di carattere umanitario a favore degli sfollati delle Repubbliche sorte nei territori della ex Yugoslavia, nonché misure urgenti in materia di rapporti internazionali e di italiani all'estero".
E anche il mondo associativo che dichiarava e dichiara di volersi far carico dell’accoglienza non seppe o non volle andare oltre questa cultura; la necessità di una norma sul rifugio politico non fu adeguatamente sostenuta e le poche voci che si mossero nel merito non furono riconosciute significative e autorevoli.
Così oggi non si riesce ad uscire dignitosamente dal dibattito sui CPT perché nessuno sa (e troppi non vogliono sapere) chi ha diritto all’accoglienza e chi no.
Fa tanto comodo ridurre tutto alla relazione fra povertà materiale di chi chiede asilo e di chi glielo può dare (e di solito lo dà ostentando un buon cuore il cui -non illegittimo- proclamato fondamento è il riconoscimento di quelle persone come utile forza lavoro).
Abbiamo perso tanto tempo a parlare di radici “giudaico-cristiane dell’Europa” e se parlassimo invece di politica europea fondata su un contratto sociale non immemore dei disastri dello scorso secolo che si perpetuano in questo? E se in Italia non continuassimo a occultare le grandi questioni dei valori (ancora) costituzionalmente garantiti dentro le fibrillazioni più o meno sentimentali, trasformate in “morale”, da laici devoti, con o senza benedizione pontificia?                                    augusta


AVEVA DODICI ANNI  Gli organi del bimbo palestinese ucciso salvano tre israeliane
TEL AVIV. I genitori di Ahmed al-Khatib, il 12enne palestinese ucciso a Jenin da soldati israeliani perché aveva in mano un fucile di plastica, hanno donato i suoi organi. Ne hanno beneficiato 6 persone, di cui tre ragazze israeliane. «E’ un messaggio: il popolo palestinese vuole la pace per tutti», ha spiegato il suo gesto il papà del bambino, Ismail al-Khatib.

Dedica del volume di
Luigi Sandri Città santa e lacerata. Gerusalemme per ebrei, cristiani e mussulmani. Ed Monti
”dedico questo libro ai genitori di Mazen Jouliani, i quali – in ossequio all’Islam che considera un dovere salvare la vita del prossimo – a Gerusalemme nel giugno del 2001 hanno donato gli organi del loro figlio trentatreenne, assassinato, ad un ebreo di 37 anni. Questi vive ora con il cuore dell’arabo…”

Il manifesto  5 novembre   SLOVENIA   Cancellati in Europa 
Cittadinanza Dopo la dichiarazione d'indipendenza diciottomila sloveni hanno perso la cittadinanza    GIOVANNI PALOMBARINI

Si fa presto a dire Europa unita, alludendo a un comune elevato livello di riconoscimento e tutela delle libertà e dei diritti fondamentali delle persone. Si fa presto a dirlo, anche perché, accanto a tante proclamazioni relative ai diritti umani da proteggere e promuovere esistono anche dei patti solennemente sottoscritti che di questo parlano. Così nel preambolo della «Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea», approvata a Nizza nel dicembre del 2000, si legge che l'Unione si fonda «sui valori indivisibili e universali di dignità umana, di libertà, di uguaglianza e solidarietà» e «pone la persona al centro della sua azione, istituendo la cittadinanza dell'Unione e creando uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia». Principi importanti, che fanno intravedere un'Europa all'avanguardia in questa difficile «seconda modernità» quanto a rispetto dei principi della democrazia. Invece può capitare che anche da queste parti esistano uomini e donne che vengono pesantemente emarginati per effetto di scelte politiche di ispirazione «etnica». A tale proposito appare davvero grave la situazione di coloro che, vivendo in uno dei paesi dell'Unione europea, godono di diritti e garanzie in modo così ridotto da essere definiti «cancellati».
La sorte degli immigrati interni
Proprio domenica 23 ottobre scorso il manifesto, nella cronaca della manifestazione di Gradisca contro il centro di detenzione amministrativa di quella città, ha riferito della presenza nel corteo di una delegazione appunto di «cancellati», cioè di persone che rivendicano il diritto di diventare cittadini sloveni. La Slovenia, che il primo maggio del 2004 è entrata a fare parte dell'Unione, ha una Costituzione in cui è scritto che «la Repubblica garantisce la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali a tutte le persone che si trovano sul suo territorio, indipendentemente dalla loro origine nazionale, senza alcun tipo di discriminazione». Un principio apprezzabile, che non ha impedito che a migliaia di persone - più di diciottomila all'inizio dello scorso decennio, secondo i dati ufficiali (molte di più, secondo l'organizzazione non governativa Helsinki Monitor) - che pure avevano la cittadinanza e il passaporto jugoslavi e la «residenza permanente» in Slovenia (in base a questa i cittadini jugoslavi godevano in concreto dei diritti politici e civili nelle varie repubbliche della federazione), non sia stata riconosciuta la cittadinanza slovena dopo la proclamazione dell'indipendenza (25 giugno 2001).
Si trattava di «immigrati interni», se così è possibile definirli, nel senso che pur avendo un'originaria nazionalità riconducibile a un'altra delle sei repubbliche della vecchia Jugoslavia, da molti anni vivevano regolarmente in Slovenia come cittadini e si sono trovati nella situazione di immigrati non riconosciuti, senza cittadinanza, per effetto della dichiarazione d'indipendenza. Il mancato riconoscimento è stato causato da varie ragioni, a cominciare dalla scarsa conoscenza di tanti sia dei modi e dei termini assai ridotti, appena sei mesi, stabiliti per la presentazione della domanda di cittadinanza che delle conseguenze della mancata acquisizione di questa, per finire a una non dichiarata intenzione, da realizzare silenziosamente per via burocratica, di espellere coloro che non fossero strettamente di nazionalità slovena. Questa situazione ha riguardato ogni genere di persone: fra queste, molti ex soldati dell'esercito jugoslavo, che da giovani si erano fermati in Slovenia dopo avere concluso il servizio militare, lavorando e spesso formando una famiglia, e che si sono visti respingere la domanda di regolarizzazione. Perché proprio l'origine nazionale, che secondo la Costituzione slovena dovrebbe essere un fatto indifferente rispetto alle persone che vivono sul territorio, ha finito per essere invece decisiva agli effetti della regolarizzazione.
La perdita di ogni diritto
Al mancato riconoscimento della cittadinanza slovena è seguita nel febbraio del 1992 la cancellazione dai registri di residenza permanente, nei quali quelle persone erano in precedenza inserite, con conseguente perdita di ogni diritto: non solo il diritto al voto, ma anche quelli al lavoro, alla casa, alla pensione, all'assistenza sanitaria. Insomma, pur continuando a vivere in Slovenia, sono venute a mancare per quelle donne e per quegli uomini, già cittadini jugoslavi, le basi legali e materiali della loro esistenza; di colpo sono diventati a ogni effetto stranieri. Non a caso sono stati definiti izbrisani, cioè cancellati, invisibili.
Un vuoto legale
Inizialmente disgregati, mano a mano che acquisivano consapevolezza della loro condizione, i «cancellati», purtroppo non tutti, hanno trovato un po' alla volta il modo di conoscersi e di organizzarsi. Impostando le loro richieste sull'istanza di essere riconosciuti come cittadini al di là dell'originaria nazionalità, in molti sono arrivati a investire della loro situazione la Corte costituzionale slovena, che nel 1999 ha dichiarato l'incostituzionalità della cancellazione, rilevando che gli izbrisani erano vittime di un evidente vuoto legale non esistendo alcuna normativa che consentisse la loro regolarizzazione. E in effetti, pur vivendo da anni sul territorio della Repubblica, era come se non esistessero. Di qui l'emissione di una nuova legge per la loro regolarizzazione attraverso il rinnovato riconoscimento della «residenza permanente» (non della cittadinanza), che peraltro non aveva alcun effetto retroattivo (con le conseguenze che si possono immaginare sotto diversi profili per coloro che pure ne hanno beneficiato), con un termine brevissimo per i relativi adempimenti e senza alcun avviso personale agli interessati. La cosa ha funzionato solo parzialmente, per cui attualmente sono ancora molte migliaia, almeno settemila stando ai dati ufficiali, le persone «cancellate».
Una prima considerazione viene spontanea a proposito di una simile vicenda, e riguarda la difficoltà che si incontra, per la verità non solo in Slovenia, a separare il concetto di nazionalità da quello di cittadinanza. Così questa, che una volta era uno strumento di inclusione e di riconoscimento e rafforzamento di diritti, in varie forme sta diventando, in tante situazioni, un meccanismo di esclusione, spesso ai danni di minoranze etniche.
Un secondo rilievo, che è in realtà un interrogativo. E' vietata qualsiasi discriminazione fondata in particolare ... sull'origine etnica e sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, l'appartenenza a una minoranza nazionale: così recita l'articolo 21 della Carta di Nizza. Viene da chiedersi: questa norma è una promessa per il futuro o è attualmente valida per i paesi dell'Unione europea?

 

 

Pagina diario scritta da: AUG a 10:34 | link | commenti | | Torna su
rassegnastampa, guerra conflitti e violenze, diari di augusta