A Betlemme si festeggiano tre Natali: il –per noi- consueto 25 dicembre, il Natale ortodosso (6 gennaio) e quello armeno (di cui non ho trovato la data: ricordo che nel 2004 era attorno al 20 gennaio ). Ognuno dei tre viene solennizzato dal patriarca di competenza con un corteo che parte da Gerusalemme per arrivare alla basilica della Natività (in qualche modo condivisa … ma il termine è ottimista).
A Betlemme il corteo si allunga e si fa “ecumenico”: l’elemento unificante sono i ragazzi e le ragazze che, con i loro costumi da scout (un ricordo della dominazione britannica che in Palestina ha ancora molta fortuna), accolgono il patriarca di turno alla porta della città (ora .. al muro, termine che mi suona un po’ macabro) e lo precedono fino alla basilica.
Sono sempre gli stessi: cristiani assortiti, mussulmani e tutto quello che c’è e battono i loro tamburi, tirano in alto le loro mazze … insomma si divertono.
Un tempo la strada da Gerusalemme a Hebron proseguiva diritta: a Betlemme c’era una deviazione che consentiva di salire all’antica città (ancora l’attraversa la via dei patriarchi) per poi scendere alla basilica. Non è la strada che percorrono gli autobus dei pellegrini: per loro è stata approntato un percorso che li porta alla Natività, evitando di attraversare la città.
Ora … lascio la parola a un comunicato stampa del patriarca latino (cioè cattolico, cioè nominato dal papa di Roma .. qui i distinguo non bastano mai). Il patriarca in questione è mons. Michel Sabbah, palestinese. Nel 2008 non ci sarà più per raggiunti limiti d’età; sarà sostituito da un giordano che viene dalla carriera diplomatica: il papa in carica ha già provveduto a questa annunciata sostituzione, che a me non va. Non c’era un altro palestinese per la sua terra?
“(AGI) - Gerusalemme, 24 dic. - Il muro non deve esistere: con un appello all'annientamento del muro, il Patriarca Latino in Terra Santa, mons. Michel Sabbah, ha guidato la tradizionale processione natalizia attraverso il posto di blocco di ingresso a Betlemme.
Come ogni anno, le celebrazioni natalizie in Terra Santa sono iniziate con il consueto pellegrinaggio del Patriarca Latino, massimo rappresentante della Chiesa cattolica in Terra Santa, da Gerusalemme a Betlemme, la città dove nacque Gesù.
E Michel Sabbah quest'anno ha dovuto per un tratto costeggiare il muro di separazione che l'anno scorso in quel punto non c'era ancora.
"Questo muro non deve esistere, un giorno non ci sarà", ha detto ai giornalisti che lo attendevano a Betlemme. "Il popolo palestinese deve riconquistare la sua libertà e il suo territorio con uno Stato e una capitale; e gli israeliani devono poter vivere in sicurezza". Il patriarca latino ha percorso i 6 chilometri che separano le due città accompagnato da decine di religiosi, scortato prima dalla Polizia israeliana e poi, all'ingresso di Betlemme, da quella palestinese”.
I giornali hanno scritto, le TV e le radio hanno strillato che i pellegrini sono tornati a Betlemme per il Natale 2005 e che, per concessione delle autorità dello stato di Israele, il lo percorso è stato facilitato.
Il problema occultato è che - se qualche pellegrino in più è entrato (ma chi ne ha beneficiato in misura maggiore: la popolazione di Betlemme o le agenzie che organizzano questo tipo di viaggi e che palestinesi non sono?) - i betlemiti non possono uscire e i loro amici, i loro parenti, residenti nei Territori e nello stato di Israele non possono andarli a trovare.
La descrizione politicamente più corretta, quasi un ultrasintetico editoriale, a mio parere è la tenera vignetta di Vauro su Il manifesto del 24 dicembre (andatela a vedere!)
Credo che il risultato di una informazione confusa (nella migliore delle ipotesi) sia una catena di comunicazioni false: infatti i pellegrini torneranno dicendo che sì il muro è un po’ alto, perché altro non sarà stato loro mostrato e l’unico contatto con i betlemiti lo avranno avuto accanto alla basilica con i venditori di pancottiglie (e quella vendita è uni dei pochi strumenti contro la fame di cui dispongono). Quanti avranno avuto il tempo di salire al centro storico della città (e a quanti questa deviazione sarà stata suggerita)?
Dell’isolamento della Palestina (e in particolare di Betlemme che ho conosciuto meglio di altre località), dell’indifferenza di pellegrinaggi, pellegrini e turisti al problema, della banalità e scorrettezza dell’informazione italiana ho più volte scritto. Ricordo in particolare i miei diari del 18 febbraio, 24 aprile e 6 maggio di quest’anno.
La falsità comunque appartiene anche alla politica di “alto” livello:che il muro sia una difesa per Israele lo ha detto anche l’on Fini e persino la signora Clinton, senatrice nello stato di New York.
Riporto la lettera aperta che il pastore Mitri Raheb, direttore dell’ICB di Betlemme (dove ho insegnato durante due lunghi soggiorni) ha scritto -prima di Natale- alla senatrice Hillary Rodham Clinton.
”La saluto da Betlemme, luogo della nascita di nostro signore Gesù Cristo, centro del mondo per miliardi di Cristiani per 2000 anni - da quando la parola si fece carne - e patria della popolazione cristiana palestinese che ora diminuisce che -nonostante lo stress della pressione continua della politica israeliana di occupazione e segregazione - si mantiene dignitosa e ferma nella propria terra.
L’incontro con suo marito qui a Betlemme nel 1999, durante la preparazione delle celebrazioni per il 2000 mi aveva dato coraggio. Me lo aveva dato lei stessa quando nel 1998 aveva detto “appartiene ai futuri interessi del Medio Oriente che la Palestina divenga uno stato”, una affermazione oggi condivisa dalla comunità internazionale e da molti israeliani.
La scorsa settimana, quando vidi la sua fotografia su Haaretz (15 novembre 2005), ne rimasi sorpreso: lei era infatti ritratta vicino al muro, appena fuori dalla nostra città. So che molti Palestinesi avrebbero desiderato darle il benvenuto a Betlemme, nelle loro case, ma lei non ci ha visitati. Forse non aveva semplicemente tempo di fermarsi a salutare la popolazione che sarebbe l’altra metà di qualsiasi accordo che consentisse ad Israele di vivere in sicurezza e pace. O forse mentre aveva Betlemme a sfondo delle fotografie pubblicitarie lei pensava prima di ogni altra cosa al suo collegio elettorale a New York.
Fra un mese lei canterà “O Little Town of Bethlehem.” E io mi chiedo come canterà quest’anno, dopo aver dichiarato il suo appoggio alla trasformazione della nostra “piccola città” in una grande prigione all’aria aperta, priva di ogni spazio verde dove i nostri bambini possano giocare e i nostri olivi crescere.
Il suo commento a proposito del Muro che “non è contro il popolo palestinese…è contro i terroristi!” è profondamente dannoso per la sua ignoranza e per la descrizione che oscura gli effetti della politica di Israele nella West Bank. Vorremmo che lei sapesse che il Muro interessa la vita quotidiana di ogni palestinese, non solo nella nostra città ma ovunque nella West Bank.
Il Muro non riguarda tanto la sicurezza quanto la colonizzazione della terra e il controllo della popolazione locale. E’ progettato per consentire la massima espansione agli insediamenti israeliani (che sono inequivocabilmente illegali secondo la legislazione internazionale) e uno spazio minimo alle città e villaggi palestinesi per crescere e persino per assicurarsi i mezzi di sussistenza.
Il Muro chiude Betlemme in un’area di circa 6 miglia quadrate, mentre gli insediamenti che ci circondano continuano ad espandersi e a sottrarre terra palestinese.
Dopo aver assunto nel 1998 un coraggioso punto di vista, perché improvvisamente si è disinteressata della legge internazionale, del consenso della comunità internazionale , dei concetti cristiani di giustizia e riconciliazione e dei valori americani di libertà e dignità che ha giurato di sostenere?
La prego, non cerchi di guadagnare sostegno politico a spese del popolo palestinese.
Noi ringraziamo Dio per tutti i nostri amici americani che ci visitano, lavorano con noi, ci sostengono e ci aiutano a costruire ponti non muri
Lei sarà sentita da alcuni di loro, da quelli che sono suoi elettori a New York, e noi speriamo che ascolterà quello che loro hanno da dirle.
Noi non chiediamo la sua pietà bensì di rivedere la sua posizione a sostegno del Muro che è illegale e viola il nostro diritto alla terra, al lavoro, alla famiglia, alla libertà di movimento, alla dignità, all’autodeterminazione. Questi sono valori americani e noi semplicemente la preghiamo di assicurare che siano sostenuti anche qui.
Sinceramente
Rev. Dr. Mitri Raheb Pastore della chiesa luterana del Natale. Direttore generale dell’International Center of Bethlehem & dell’Accademia Dar al-Kalima”.
Ho tradotto come potevo la lettera del dr. Raheb (che ho ripreso nel suo testo inglese dal website www.annadwa.org). Se qualcuno volesse verificare, o –meglio- migliorare, questa traduzione basta me lo chieda e gli/le invierò il testo inglese. Per ogni considerazione, linguistica e non solo, c’è lo spazio dei “commenti”.
Il mio indirizzo e-mail è: augusta.dep@libero.it augusta
categoria:donne, israele palestina, rassegnastampa, diari di augusta, culturapace



