Oggi vorrei scrivere del diritto d’asilo, giustamente riconosciuto all’afgano convertito. Ma, fermo restando il diritto di un rifugiato ad essere riconosciuto come tale, questa storia solleva troppi sospetti di doppiezza e ambiguità (del governo italiano e dell’opinione pubblica che supinamente si allinea) e a me troppi ricordi dolorosi di situazioni locali risolte in maniera esattamente inversa, perché possa e voglia farlo di fretta. Primo o poi troverò il tempo per pensarci su, almeno a mio personale beneficio.
Ora riprendo dalla BBC (e continuo a servirmi di questo tipo di canali per demistificare l’immagine di un’informazione a senso unico che i media italiani – e le TV in particolare- si ostinano a dare) una notizia che ritengo importante. Chi volesse verificare può andare a:
http://news.bbc.co.uk/go/pr/fr/-/2/hi/middle_east/4850108.stm
A proposito di questa traduzione (grazie Giovanna!) segnalo che per due volte ho usato un termine doppio - rivoltosi/resistenti.
La lingua non può sempre sostituirsi all’interpretazione. A chi legge la scelta augusta
Bufera politica sui morti irakeni Published: 2006/03/27 15:51:16 GMT © BBC MMVI
L’esercito Usa in Iraq affronta una crescente pressione politica a causa di un attacco, domenica sera, in una moschea di Bagdad. L’attacco ha causato circa venti morti.
Fonti statunitensi hanno dichiarato che 16 rivoltosi/resistenti sono stati uccisi e 18 fatti prigionieri, con una rilevante quantità di armi nascoste.
Tuttavia membri dell’autorevole gruppo islamista Shia hanno detto che molti dei morti erano civili che pregavano. Il ministro dell’interno ha affermato “Entrare nella moschea e uccidere sono evidenti attacchi ingiustificati”.
”Circa 18 uomini innocenti che si trovavano nella moschea per le preghiere del tramonto sono stati uccisi e sono diventati martiri” ha aggiunto Bayan Jabr in un’intervista alla televisione Arabiya del Dubai. “Sono stati uccisi ingiustamente in un’azione totalmente sbagliata. E Hussein Tahan, governatore di Baghdad: “Abbiamo deciso di sospendere ogni trattativa con le forze della coalizione e l’ambasciata degli Stati Uniti al causa del vile attacco alla sala di preghiera di Mustafa”.
Alcuni membri dell’autorevole alleanza islamista Shia hanno riproposto le accuse – respinte dai rappresentanti statunitensi – secondo cui gli Americani e le truppe irachene sotto il loro comando hanno bloccato la gente nella moschea Mustafà a Sadr City (nord est di Bagdad) e hanno sparato a sangue freddo.
Lunedì di prima mattina il Primo Ministro Ibrahim al-Jaafari ha detto attraverso un portavoce di essere “profondamente preoccupato” per le informazioni che riceveva e di aver telefonato al comandante delle forze statunitensi, il generale George Casey, che aveva promesso un’inchiesta che potesse fare piena luce.
Hussein Tahan, governatore di Baghdad, ha affermato che la cooperazione con le forze USA sarebbe stata totalmente sospesa finché un gruppo di esperti, che non comprendesse militari americani, non avesse indagato in merito all’incidente.
Operazione congiunta.
I militari USA hanno detto che la carneficina si era verificata dopo che le truppe d’assalto e i soldati della forza anti terrorismo irachene si erano trovati sotto il fuoco durante una perquisizione casa per casa alla ricerca di rivoltosi/resistenti. Gli ufficiali hanno assicurato che le forze speciali USA erano presenti ma solo nella funzione di “consulenti”. Hanno detto ancora che la sparatoria è avvenuta in un ufficio attiguo alla moschea.
I militari USA hanno affermato che è stata trovata una rilevante quantità di armi e che un sequestrato, impiegato al ministero della salute, è stato liberato dopo che per 12 ore aveva subito una dolorosa bastonatura.
La polizia irachena ha detto che fra i morti c’erano sette membri dell’esercito Mehedi, la milizia fedele al religioso sciita Moqtada Sadr, tre membri di un altro partito sciita islamista e sette civili senza alcuna appartenenza politica.
Documentazioni filmate dopo l’attacco sembrano smentire le affermazioni degli statunitensi secondo cui le truppe non sarebbero entrate e non avrebbero danneggiato alcun edificio religioso durante l’attacco. La stanza dove è avvenuta la carneficina si presenta come luogo di preghiera.
Sul pavimento ci sono tappeti e le pareti sono coperte da manifesti religiosi.
La ripresa mostrava un groviglio di corpi maschili e bossoli d’acciaio di 5,56 mm fra il sangue che macchiava il pavimento. Erano del tipo di munizioni che vengono adoperate dai militari statunitensi.
Barry Johson, portavoce statunitense, ha detto: “Da quanto abbiamo visto del posto e delle attività che vi si svolgevano ci è difficile considerarlo un luogo di preghiera. Non lo abbiamo identificato come una moschea, anche se l’abbiamo riconosciuto come luogo di riunione della comunità”. E ha aggiunto: “Penso sinceramente che sia una faccenda di percezione”.
L’area è una roccaforte dell’esercito Mehdi.
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