Una lettera ad Amos Oz
Ieri sera ho finito di leggere il suo meraviglioso libro Contro il fanatismo, e ora che le scrivo questa lettera di ammirazione, vedo la sua faccia che decora il frontespizio del libro, e i suoi occhi che osservano la mia penna e le chiedono di essere onesta.
A dire il vero, mentre leggevo le prime quattro pagine del libro, ho pensato che lei non avesse nulla di serio da dire, ma dopo ho capito che si trattava di schremz letterario.
Apprezzo tanto la prescrizione che lei ha suggerito per curare il fanatismo nelle società mediorientali (che è valida per tutte le società del mondo, poiché il fanatismo è universalmente diffuso). Lei si trova di fronte ad almeno tre possibilità di risoluzione del fondamentalismo religioso. Queste tre esplorazioni metaforiche: “sense of humour, Letteratura, Musica” convergono verso l’idea di un sacrificio umano comune ad ognuna di queste opportunità; in questo modo ogni possibilità risulta indipendente dalle altre, anche se esse possono collegarsi tra loro secondo una struttura culturale portatrice di significato spirituale sia nella complessità che nel suo carattere di singolo elemento modulare. Mettersi nei panni degli altri con “sense of humour” o senza puo’ sicuramente portare risultati positivi. Ognuno di noi poteva nascere nel sud del mondo, ognuno di noi poteva nascere in Palestina o in Israele.
La musica (specialmente quella popolare)è restituzione immediata, è immediata risposta ad avvenimenti estranei, è la consegna di una formula spirituale, la necessità quotidiana di rilasciare una formula nuova nata con la natura, ecco! bisogna capire la natura dell’altro, forse viverla, perché no? La letteratura come dice V. Salamov è il destino, è il risultato di una lunga resistenza spirituale, risultato e al tempo stesso mezzo per resistere. La letteratura è anche esperienza, un’esperienza personale, la piu’ personale che ci sia. Leggere Franz Kafka e Mahmoud Darwish afferma tale esperienza: la necessità di esprimere in modo durevole qualcosa d’importante per noi e soprattutto per gli altri.
Grazie Amos
Omar



