VITTIME (di guerre e di cui è possibile fare la conta …)
Internazionale 12/18 maggio n. 641 pag. 15
Numero di vittime dall’inizio della seconda intifada (26 ottobre 2000).
Dati aggiornati alle 16 del 10 maggio 2006
Tra le vittime palestinesi sono inclusi i kamikaze, mentre non sono conteggiate
le persone accusate di collaborazionismo e uccise da altri palestinesi.
Palestinesi 3.932
Israeliani 1.037
Altre vittime 75
Totale 5.044
Internazionale 12/18 maggio n. 641 pag. 14
Numero di vittime dall’inizio della guerra in Iraq (19 marzo 2003)
Dati aggiornati alle 16 del 10 maggio 2006
Iracheni 35.101 / 38.258
Americani 2.418
Altre vittime 219
Ricopio l’appello seguente come l’ho trascritto dal sito www.ildialogo.org (Lunedì, 15 maggio 2006) augusta
Riceviamo, dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo e molto volentieri aderiamo, il seguente appello al Presidente della Repubblica "Affinché il 2 giugno sia festa della Costituzione senza parata militare".
UN APPELLO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA AFFINCHE’ IL 2 GIUGNO SIA FESTA DELLA COSTITUZIONE. SENZA PARATA MILITARE
Signor Presidente della Repubblica,
insieme ai nostri vivi auguri per il Suo alto compito, Le rivolgiamo una calda richiesta, che viene dal popolo della pace, di festeggiare il prossimo 2 giugno come vera festa della Costituzione, come festa del voto popolare che ha voluto la Repubblica e eletto la Costituente, e niente affatto come festa militare.
Ammessa, per amore di dialogo, e non concessa la necessità dell’esercito - che noi come tale discutiamo (tra esercito e polizia democratica la differenza é essenziale, come tra la violenza e la forza, la forza omicida e la forza non omicida) - esso non é assolutamente il simbolo più bello e vero della patria, non é l’esibizione giusta per il giorno della festa della Repubblica: nell’ipotesi più benevola, é soltanto una triste necessità.
La parata militare é brutta tristezza e non é festa. La parata delle armi non festeggia la vita e le istituzioni civili del popolo, non dimostra amicizia verso gli altri popoli, non é saggezza politica. Non é neppure un vero rispetto per chi, sotto le armi, ha perso la vita.
Rispettando le diverse opinioni, é un fatto inoppugnabile che l’esercito non ha avuto alcuna parte nell’evento storico del 2 giugno 1946, quando unico protagonista é stato il popolo sovrano e l’azione democratica disarmata: il voto.
Nella festa del 2 giugno l’esercito é fuori luogo, occupa un posto che non é suo.
Primi firmatari:
Enrico Peyretti, insegnante
Lidia Menapace, senatrice
Anna Bravo, storica, docente
Giancarla Codrignani, già parlamentare, saggista
Angela Dogliotti Marasso, insegnante
Alberto L’Abate, docente, sociologo
Marco Revelli, docente, saggista
Luigi Sonnenfeld, prete operaio
Per aderire: scrivere al Presidente della Repubblica (all’indirizzo di posta elettronica: presidenza.repubblica@quirinale.it, ricordando che si deve firmare con il proprio nome, cognome e indirizzo completo, altrimenti le lettere non vengono prese in considerazione) e comunicando a "La nonviolenza é in cammino" (e=mail: nbawac@tin.it) di avere scritto al Presidente.
Il Centro di ricerca per la pace di Viterbo
Viterbo, 13 maggio 2006
Mittente: Centro di ricerca per la pace strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo
tel. 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it
Leggo da l’ Unità di martedì 16 maggio 2006 e sono lieta di poter riportare un parere tanto autorevole su una questione più volte denunciata senza esito alcuno. : augusta
In Italia troppi ostacoli al diritto d'asilo
L'Italia non rispetta gli impegni assunti a livello internazionale, è l'unico Paese dell'Unione europea senza una legge organica in materia d'asilo e «richiedenti asilo e rifugiati, persone in fuga da guerre e persecuzioni, trovano all'arrivo nel nostro Paese ostacoli e barriere spesso insormontabili e poste deliberatamente al riconoscimento dei loro diritti». La denuncia è di Medici Senza Frontiere (Msf), l'organizzazione umanitaria internazionale che ha monitorato la situazione del diritto d'asilo in Italia.
Nel rapporto presentato lunedì dall´organizzazione internazionale Medici Senza Frontiere (Msf), nato dal monitoraggio ad un anno di distanza dall´entrata in vigore delle nuove norme, risulta che «richiedenti asilo e rifugiati, persone in fuga da guerre e persecuzioni, trovano all'arrivo nel nostro Paese ostacoli e barriere spesso insormontabili e poste deliberatamente al riconoscimento dei loro diritti»
Nell'ultimo anno, denuncia il rapporto di Msf, le domande di asilo sono più che dimezzate, passando dalle 16187 del 2003 alle 7960 dell'ultimo anno. Si tratterebbe, dicono gli estensori del documento, del sintomo della cattiva gestione degli arrivi in Italia, con trattenimenti troppo lunghi nei centri di identificazione (ben oltre i 20 giorni previsti dalla legge) che sono appena tre contro i sette previsti dalla stessa legge. tuttavia a oggi sono attivi, quelli di Crotone, Foggia e Trapani. Altre due strutture, pur non essendo configurate come CdI (centri di identificazione), quelle di Bari e di Cassibile in provincia di Siracusa, sono accusati di trattenere i rifugiati troppo a lungo: 50 giorni sono i tempi di trattenimento di Bari e 42 per il centro di Foggia. Nel Centro di permanenza temporanea di Ponte Galeria, a Roma, sono stati monitorati casi di rilascio dopo il 60 giorno di permanenza (termine massimo previsto dalla legge).
Un´altro dei capi d´accusa che risultano dall´analisi di Medici Senza Frontiere riguarda le audizioni poco tutelate. Secondo le testimonianze raccolte, infatti, il 60% degli stranieri dichiara che la durata del colloquio previsto all´arrivo nei Centri di Identificazione è inferiore ai 30 minuti, tra l'altro spesso senza l'assistenza di un valido interprete, così che gli stranieri denunciano anche una cattiva comprensione durante i colloqui. Inoltre solo il 6% di questi dichiara di essere stato assistito da un legale durante le audizioni con la Commissione.
Il dato più eclatante riguarda le decisioni finali della Commissione territoriale: il 51% dei richiedenti asilo riceve un no come risposta, solo il 5% ha avuto il riconoscimento dello status di rifugiato, il 44% ha ottenuto la protezione umanitaria. Lo stato di protezione umanitaria è cresciuto così rispetto ai tre anni precedenti superando il numero delle concessioni di asilo richieste all´Italia soprattutto dai Paesi dell´Africa Sub-Sahariana ovvero Eritrea, Liberia, Somalia, Etiopia, Costa D´Avorio, Sudan e Togo. Oltre all´Africa i Paesi maggiormente rappresentati nei nostri centri sono il Pakistan, l´Iraq e l´Iran.
Ho deciso di superare il senso di difficoltà e distacco di cui ho scritto nel mio precedente diario e di riprendere il mio notiziario-miscellanea.