Ho tratto l’articolo che segue dal sito http://www.bethlehemmedia.net, rassegna stampa curata a Betlemme.
Purtroppo non ne era segnalata la fonte, che presumo essere Haaretz di cui però non sono in grado di leggere l’archivio.
Altre volte comunque lo scrittore israeliano Grossman ha espresso opinioni non convenzionali sulla questione palestinese e io ritengo importante testimoniare il dolore e l’orrore “con gli occhi dell’altro”, occhi purtroppo poco noti ai nostri media.
Il presidente del consiglio italiano ha fatto riferimento, nel suo primo discorso, alla questione palestinese. Perché non invitarlo a sollecitare l’Europa ad un’azione diplomatica su questioni precise, oltre la necessaria, ma generica, deplorazione?
Mi sembrerebbe importante cominciare a verificare – e pretendere il rispetto- della Convenzione di New York sui diritti dei minori, firmata da numerosi stati europei e anche da Israele. Ne ho parlato spesso nel mio diario, l’ultima volta il 13 giugno. Comunque tutti gli interventi in proposito sono reperibili evidenziando la categoria “bambini”.
augusta
Dobbiamo svegliarci di David Grossman - 11 giugno 2006
L’immagine della ragazzina sulla spiaggia di Gaza, la cui vita é stata mandata in pezzi sotto i nostri occhi, deve svegliarci da un ipnotico sonno profondo che dura da anni.
Piuttosto che preoccuparci per “il danno dell’immagine di Israele”, piuttosto che cominciare subito a snocciolare l’automatica conta stereotipata degli argomenti, dovremmo dare un’occhiata a ciò che facciamo.
Abbiamo urgente bisogno di vedere la deriva scivolosa in cui stiamo precipitando e di cominciare a chiederci quale abisso profondo ci aspetta.
E perché e che cosa è tutto questo? Dove siamo arrivati colpendo incessantemente le “rampe di lancio dei missili Qassam” e con “l’arrestare i terroristi ricercati”, cose che accadono notte dopo notte nei Territori Occupati, e con gli “omicidi mirati” che uccidono soprattutto innocenti?
Quanta sicurezza per il nostro futuro ci ha assicurato ognuna di questi azioni? Quanto a lungo resteremo silenziosi e passivi di fronte alla cricca di esperti in “sicurezza” – che risultano del tutto inesperti e incompetenti anche nel campo della loro supposta specifica abilità! – che continuano a bloccarci con il medesimo “cappio” mortale in cui le nostre vite sono intrappolate da decenni: fra raffiche e rappresaglie, rappresaglie e raffiche.
Oggi è la ragazzina di Gaza. Domani i bambini di Gerusalemme e Tel Aviv possono pagare il prezzo della rappresaglia palestinese.
L’esercito israeliano (n.d.t.: IDF: Forze di Difesa Israeliane), che una volta era un’armata audace piena di idee originali, già da molti anni si muove come una pesante macchina da guerra incapace di pensare – che colpisce ancora e ancora i Palestinesi, e si adopera solo a portarli a sentimenti quanto mai profondi di umiliazione, furia, desiderio di vendetta.
Il Primo Ministro va dichiarando in ogni possibile incontro che Israele “farà ogni sforzo in suo potere” per iniziare negoziati con i Palestinesi, prima di rinunciare a questo sforzo e di trasformare in passi unilaterali la “convergenza” o il “riallineamento”:
Ma la sfida della dichiarazione di Abu Mazen di indire un referendum gli è sottratta perché “completamente priva di senso”. Costantemente e ostinatamente, Olmert ignora ogni tentativo di pace da parte palestinese. E’ certo che egli non ha intenzione di iniziare nessun dialogo o di fare una coraggiosa offerta israeliana per sfidare Hamas.
Non si sta facendo nulla di tutto ciò. Solo la macchina pesante continua ad attaccare meccanicamente i Palestinesi, ma anche noi stessi. Il suo movimento ripetitivo, automatico,e torpido offusca anche il nostro basilare istinto vitale. Noi non badiamo più agli allarmi, ai più piccoli e ai più grandi segnali di danno che ci avvertono di svegliarci dall’intorpidimento in cui in cui stiamo scivolando e sprofondando sempre più.
Il capo dell’esercito che normalmente riposa bene la notte mentre scorre il sangue, in questo periodo ha ordinato di fermare l’artiglieria per una notte. Ma non dovrebbe forse essere messa a tacere per un tempo più lungo? Forse questo è proprio questo il momento di ordinare un completo cessate il fuoco e chiedere negoziati immediati e incondizionati.
Una simile richiesta sarebbe interpretata come un segno di debolezza, persino come una sconfitta israeliana? Certamente qualcuno vorrà vederla in questo modo:
Ma la bambina che fugge in uno stato di totale paura sulla spiaggia di Gaza è alla fine la più dura e fondamentale sconfitta di Israele.
Una sconfitta dei valori di Israele e dei suoi fondamenti etici: L’infamia della spiaggia è una disfatta molto più importante di una zuffa di Israele con i Palestinesi. E’ una sconfitta nella lotta per la nostra identità di popolo e di esseri umani.
Affido ad alcune citazioni da un articolo di Amira Hass (giornalista israeliana che invito a leggere nella sua rubrica settimanale su Internazionale) alcune considerazioni su ciò che sta accadendo in questi giorni e continuo a chiedermi perché non si dia più rilievo alle voci che nella società civile esprimono desiderio e capacità di dialogo. augusta
Amira Hass . Qualche dubbio (30 giugno / 6 luglio 2006 n. 648 pag. 15)
Si dice che la pesante offensiva militare israeliana contro la Striscia di Gaza abbia l’obiettivo di ottenere il rilascio del soldato israeliano rapito. Permettetemi di esprimere qualche dubbio. Una pesante offensiva - che ha fatto fuggire gli abitanti dalle loro case, ha provocato danni deliberati alla principale rete elettrica con inevitabili conseguenze sulle forniture idriche e ha spazzato via ogni parvenza di normalità per quasi un milione e mezzo di persone – è difficile che si fermi qui. Lo stesso esercito parla di “un’operazione progressiva” per far pressione sui rapitori. Ma sarà davvero così?
<…..>
Al contrario, ulteriori pressioni militari su 1.4 milioni di persone mettono ancora più a rischio la vita del soldato.
VITTIME (di guerre e di cui è possibile fare la conta …)
Internazionale 30 giugno / 6 luglio 2006 n. 648 pag. 15
Numero di vittime dall’inizio della seconda intifada (26 ottobre 2000).
Dati aggiornati alle 16 del 28 giugno 2006
Tra le vittime palestinesi sono inclusi i kamikaze, mentre non sono conteggiate le persone accusate di collaborazionismo e uccise da altri palestinesi.
Palestinesi 4.003
Israeliani 1.037
Altre vittime 77
Totale 5.117
Internazionale 30 giugno / 6 luglio 2006 n. 648 pag. 14
Numero di vittime dall’inizio della guerra in Iraq (19 marzo 2003)
Dati aggiornati alle 16 del 28 giugno 2006
Iracheni 38.725 / 43.140
Americani 2.526
Altre vittime 226
categoria:bambini, rassegnastampa, vittime di guerra



