Questo diario elettronico ha una storia che ne giustifica le scelte. E’ iniziato durante un mio soggiorno a Bethlehem fra il 2003 e il 2004: allora si chiamava Betlemme.splinder.com ed è ancora reperibile, anche come link alla voce “vecchio diario”. Con l’aiuto tecnico di amici gentili è diventato un po’ più sofisticato e ha preso il nome di diari e altro. Anche in questa nuova edizione contiene un mio diario da Bethlehem (aprile – giugno 2005). Nei miei racconti ho cercato di impormi un orizzonte di osservazione che coincidesse "con un cerchio immaginario da tracciare intorno ai miei piedi". Mi spostavo infatti in un territorio ristretto e, per quanto il “muro”, insieme ad altri ostacoli, consentiva ho voluto raccontare quanto vedevo, senza pretese di andare oltre. Ma ogni volta, tornata a casa, mi sono resa conto che quanto i media più diffusi riferiscono della situazione palestinese è spesso falsificato da pregiudizi, quando non da ignoranza dei fatti. E così ho voluto continuare a proporre le riflessioni che l’osservazione di una realtà di profonda sofferenza, in un territorio importante per la pace nel mondo, mi suggeriva. Non so se sia una testimonianza significativa … ma almeno a me serve a dar ordine a pensieri che la realtà rende sempre più tormentosi. Durante una mia visita al museo di Israele a Jerusalem mi ha colpito l’ombra proiettata da una statua dello scultore Bourdelle che mi è sembrata rappresentare una situazione dove l’oppressione, la violenza e la paura si sperimentano ogni giorno. La riporto, sperando –se mai continuerò con questo diario- di poterla un giorno considerare non più significativa. .

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Blogger: AUG
Nome: Augusta

Chi sono e cosa faccio

Sono anziana, pensionata, curiosa: mi piace conoscere il mondo e il Medio Oriente mi affascina. Ho soddisfatto il mio desiderio quando ho avuto l’opportunità di collaborare con l´International Center di Bethlehem (organizzazione che spesso indicherò con la sigla ICB) insegnando italiano. Chi volesse conoscere l’ICB può andare al sito Annadwa.org e chi volesse servirsi dei servizi si informazione che l’ICB offre può andare a Bethlehemmedia.net


Contatore

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giovedì, 28 dicembre 2006

Per qualche giorno il mio PC mi ha costretta al silenzio.
Ed è stato un silenzio molto faticoso da sopportare perché avrei voluto scrivere subito che si è risolta positivamente la situazione che ho segnalato e commentato, a partire dal 2 dicembre, quando ho pubblicato la lettera che ho scritto al Presidente della Repubblica, che poi è stata girata a ministri, parlamentari, giornalisti.
Come me, hanno fatto tanti amici, che ancora ringrazio perché trovare persone capaci di vivere consapevolmente una situazione di democrazia che riconosce la solidarietà è una gioia non troppo frequente.
Non ho ricevuto alcuna risposta ma so da fonte diretta che le pressioni internazionali (i minacciosi esodanti e soprattutto esodande con figli bambini e adulti appartengono a molti stati) hanno al momento salvato le persone condannate ad abbandonare il luogo scelto per vivere e ad un divorzio obbligato, estraneo alle loro scelte di vita.
Ricordo articoli su articoli quando una signora egiziana (mi sembra una scrittrice) sarebbe stata costretta al divorzio per ragioni si sue scelte religiose diverse dall’islam.
Credo che ora viva all’estero con il marito.
Ma non tutti hanno i mezzi per permettersi una simile scelta di vita.

Data l’importanza delle religioni nelle vicende medio orientali (e poiché sono convinta che le cose vadano viste dall’interno) trascrivo –dal prezioso sito www.ildialogo.org - il discorso del patriarca latino (cioè cattolico) di Gerusalemme.
augusta


Omelia di Natale pronunciata dal patriarca di Gerusalemme a Betlemme
di † Michel Sabbah, Patriarca
Di seguito riportiamo l’omelia del patriarca di Gerusalemme, Michel Sabbah, durante la Messa di mezzanotte, celebrata nella chiesa di Santa Caterina a Betlemme, accanto alla basilica della Natività.

Fratelli e sorelle, Buon Natale !

1. A voi che abitate in questa città santa di Betlemme, e a voi tutti fedeli in ogni parte della nostra diocesi patriarcale, in Palestina, Israele, Giordania e Cipro; a tutti coloro che vivono in questa Terra Santa, ebrei, drusi, musulmani e cristiani; a tutti i nostri paesi arabi e ai cristiani di ogni parte del mondo: da Betlemme vi auguro giorni felici, santificati dalla benedizione del Natale.

Lei, signor presidente Mahmoud Abbas, è il benvenuto, con tutte le persone del seguito. Noi preghiamo e chiediamo a Dio di ispirarle saggezza e coraggio per poter adempiere ai suoi doveri fra le difficili tensioni interne che viviamo e di vedere in un futuro ravvicinato i giorni della giustizia di cui parla il profeta: “In quei giorni e in quel tempo farò germogliare per Davide un germoglio di giustizia; egli eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra…e Gerusalemme vivrà tranquilla” (Ger 33, 15-16).

2. Fratelli e sorelle, Natale ritorna nelle medesime difficili circostanze, aggravate dai nostri dissidi interni. Pur in queste condizioni vogliamo riflettere insieme sulle parole di san Paolo che ci dice, nella sua lettera ai Filippesi: “Rallegratevi nel Signore, sempre” (Fil 4,4) perché “è apparsa la grazia di Dio” (Tt 2,11), e perché “il Verbo di Dio si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi” (Gv 2,14).

San Paolo aggiunge: “La vostra affabilità sia nota a tutti gli uomini” (Fil 4,5). Che la vostra gioia sia vissuta con tutti, senza eccezione e in ogni circostanza, nella comunità parrocchiale, nelle vostre città, nei rapporti con le nostre diverse Chiese e tra le nostre differenti religioni.

E, nelle nostre difficili circostanze, l’Apostolo aggiunge: “Non angustiatevi per nulla” (Fil 4,6). In tutte le nostre angustie, quelle che provengono dall’occupazione con tutte le sue conseguenze, il muro, la mancanza di libertà, la mancanza di lavoro,. la vita sociale che soffoca, le famiglie separate dalle leggi militari, i dissensi palestinesi interni che si sono aggiunti di recente….Pur con tutto questo il “non angustiatevi” significa rimanete forti, non piegatevi sotto il fardello; e sappiate che è Natale ogni giorno nella vita di ogni credente: Ovvero tutti i giorni e in ogni evento la bontà di Dio nasce in chi, credente, accetta di accogliere la sua grazia. E con questa grazia, può far fronte a ogni angustia. “Non abbiate alcun angustia”, ovverossia le angustie non siano una ragione che vi conducano al male, che vi portino a dimenticare come possiate vincere il male con il bene. Così in forza della bontà che Dio ha messo in voi, potete rettificare il male attraverso il bene, fermarlo con la vostra resistenza. Per provocare la vita e non la morte, per produrre la giustizia e non il mantenimento dell’ oppressione, per cercare la fine dell’ occupazione invece di lasciare che continui a pesare su di voi.

E la conseguenza di questa bontà sarà la pace: “Allora la pace di Dio che sorpassa ogni intelligenza custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri” (Fil 4,7). La pace di Dio sorpassa ogni intelligenza perché promana da Dio. Sorpassa ogni intelligenza ma è fonte di vita nelle nostre angustie su questa terra e può guidare i combattenti delle due parti a trovare le vie della vera pace.

3. Questa via dello spirito descritta dall’apostolo Paolo, non è certo quella seguita nelle situazioni mondiali di conflitto, nemmeno nel conflitto che da generazioni lacera questa Terra Santa. E tuttavia l’umanità, ogni persona umana, è chiamata a prendere coscienza di queste vie dello spirito perché possa trovare la luce e la saggezza che l’aiutino a uscire dai vicoli ciechi della morte. Tutti sono invitati a compiere un esame di coscienza alla luce della bontà che Dio ha collocato in ciascuno di noi. Tutti, i capi politici, gli avversari delle due parti, le milizie, coloro che sono relegati nei ranghi degli estremisti e dei terroristi….coloro che dicono di parlare in nome di Dio e tutti coloro che dicono di voler la pace, tutti sono invitati a un esame di coscienza al fine di entrare in una nuova vita che ponga fine allo spargimento di sangue, alla morte e, in questi giorni, alle nuove diatribe intestine. Solo così si fa la pace, e ogni persona umana ritrova la sua dignità. Non aggiungendo sangue al sangue: i palestinesi nelle loro lotte interne o i militari israeliani che continuano a uccidere i palestinesi nelle loro città palestinesi.

4. Il conflitto qui è durato troppo a lungo. Ed è ormai gran tempo che tutti i responsabili che hanno i nostri destini nelle loro mani in questa terra, i responsabili palestinesi e israeliani e la comunità internazionale, è tempo che intraprendano un’azione nuova che ponga fine a una lunga stagione di morte nella nostra storia e ci introduca in una nuova fase della storia di questa Terra Santa. Ecco quello di cui abbiamo bisogno.

A tutti i cristiani del mondo diciamo da Betlemme : Buone feste di Natale ! Abbiamo bisogno delle vostre preghiere e della vostra azione per poter cominciare un nuovo periodo della nostra storia. Numerosi sono coloro che vogliono notizie nostre, delle nostre prove, e che si preoccupano del nostro avvenire e della nostra prossima scomparsa da questa terra. Chi vuol vederci in pericolo a causa dei nostri rapporti con i musulmani e chi vuol vederci schiacciati tra due maggioranze, la musulmana e l’ebraica. Certo, le questioni di maggioranza e di minoranza pongono dei problemi. E nei nostri rapporti tra musulmani e cristiani non abbiamo ancora raggiunto un equilibrio perfetto, anche se parecchi sforzi sono compiuti per arrivare un giorno alla stabilità voluta. Ma la questione cristiana odierna in Terra Santa non è anzitutto quella di una minoranza tra due maggioranze; né attiene ai rapporti tra cristiani e musulmani. La questione dei cristiani e la loro sorte oggi si giocano semplicemente nel conflitto che non cessa. Il vero pericolo che minaccia oggi il nostro presente e il nostro avvenire di cristiani in Terra Santa, e porta alcuni di noi a emigrare, è costituito semplicemente dall’instabilità politica che minaccia tutti, dall’occupazione e dalle conseguenze che ha su tutti gli aspetti della vita. Chi è veramente interessato al nostro destino e vuole aiutarci, sa qual è il campo in cui è invitato a operare: quello della stabilità politica, della giustizia, della pace, della fine dell’occupazione e della riconciliazione. Si aiutino i due popoli a cominciare una nuova era di pace, di giustizia e di riconciliazione nella regione e l’avvenire dei cristiani sarà assicurato.

E’ vero pure che in questi giorni siamo testimoni di un nuovo sviluppo della situazione conflittuale, delle lotte fratricide tra palestinesi. Si tratta di un pericolo supplementare per noi e per tutti. Ora Natale dice a tutti “pace”; e invita ciascuno a vedere nel suo fratello la dignità che Dio gli ha donato. Prendere posizione contro il mio fratello e contro ogni fratello è prendere posizione contro Dio, creatore di mio fratello e creatore mio. Natale dice: deponete le armi, fate ricorso al dialogo e alla ragionevolezza. La lotta fratricida non è la strada per la libertà voluta, ma la strada che fa aumentare morte e confusione, che ci impone una nuova schiavitù.

5. Preghiamo in questa notte santa per tutti i nostri paesi arabi, soprattutto per quelli nella prova, il Libano, l’Iraq e il Sudan. Chiediamo per tutti pace, saggezza e capacità di vedere in ogni persona umana l’amore che Dio ha per essa. Preghiamo per i prigionieri affinché Dio conceda loro la libertà e li riconduca alle loro famiglie. Preghiamo per quanti soffrono, per gli ammalati, per tutti coloro che hanno perso la gioia di vivere. Che la gioia di Natale riempia i loro cuori e dischiuda la visione di Dio che ama gli uomini e compatisce le prove di ciascuno. Chiediamo infine a Dio di concedere a tutti noi la grazia di apprendere come diventare artefici di pace e non di guerra, donatori di vita e non di morte, e di recare nei nostri cuori, ogni giorno, in ogni momento, la grazia del Natale. Amen.

† Michel Sabbah, Patriarca
[Traduzione distribuita dal Patriarcato Latino di Gerusalemme]
Mercoledì, 27 dicembre 2006


Vi invito a leggere l’articolo, pubblicato dall’agenzia ZENIT - Il mondo visto da Roma  
che ha sede nella CITTA' DEL VATICANO (Codice: ZI06122015  Data pubblicazione: 2006-12-20)
Lo trovate con il seguente riferimento:
http://lapulcedivoltaire.blogosfere.it/2006/12/i-cattolici-nemici-dei-cattolici.html
L’articolo, con il titolo “I cattolici nemici dei cattolici”, commenta il discorso del patriarca (cattolico) Sabbah.

Lo trascriverei io se l’agenzia non dichiarasse: La riproduzione delle notizie di Zenit richiede il permesso espresso dell'editore.
augusta

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bambini, israele palestina, rassegnastampa, guerra conflitti e violenze, diari di augusta

giovedì, 21 dicembre 2006

Il 19 dicembre è apparso sul Corriere della sera un articolo di Amos Oz.
Lo trascrivo evidenziando in grassetto alcune frasi essenziali … e mi risparmio commenti.
Il commentatore/lettore dei giornali alla trasmissione Prima Pagina di Rai tre non ne ha fatto cenno. Si tratta del prof. Massimo Teodori, editorialista de Il Giornale.
Ecco l’articolo:

Israele deve Trattare con la Siria di AMOS OZ (dal CORRIERE DELLA SERA del 19-12-2006 )
Il presidente siriano Bashar al Assad propone ripetutamente a Israele di avviare trattative di pace. Negli ultimi giorni ha aggiunto di essere disposto a non porre alcuna condizione preliminare per un negoziato - nemmeno la restituzione del Golan. A questa proposta il primo ministro Olmert ha risposto in maniera sbalorditiva: non possiamo disubbidire al presidente Bush, nostro alleato, che non ha alcun interesse a un accordo di pace tra Israele e la Siria Israele dunque respinge la mano tesa di Assad. Ci sono stati tempi in cui Israele si comportava ancora da nazione indipendente, non da protettorato ameri­cano; tempi in cui un negoziato diret­to e senza condizioni preliminari era il cuore della sua politica in Medio Oriente.
David Ben Gurion, Moshe Sharet, Levy Eshkol, Yitzhak Rabin, Mena-chem Begin, tutti costoro pretendeva­no che gli stati arabi si sedessero al ta­volo del negoziato con Israele senza che nessuna delle parti ponesse condizioni preliminari. Le diverse esigenze, sostenevano, si sarebbero chiarite in fase di negoziato. Le cose non stanno più così. Ora è Israele a porre alla Siria, in risposta alla sua proposta, una serie di condizioni preliminari: scacciare dal suo territorio la dirigenza di Hamas, dissociarsi da Hezbollah, smetterla di importunare i nostri amici americani in Iraq, prendere le distanze dall’Iran, cessare i preparativi militari davanti alle alture del Golan.
E tutto questo ancor prima di iniziare qualsiasi trattativa. Ma se la Siria dovesse ottemperare a tutte queste condizioni, Israele non avrebbe motivo di avviare un negoziato sul futuro del Golan.
La pace di fatto diventerebbe superflua.

Nel millenovecentosessantasette, in seguito all’attacco della Siria a Israele, lo stato ebraico conquistò le alture del Golan. Da allora Damasco non ha mai smesso di esigere la restituzione di quei territori. In cambio Israele vuole pace, riconoscimento e la cessazione di ogni ostilità.
Ma il governo Olmert chiede tutto questo, tutto quello che la Siria può dare, ancor prima di sedersi al tavolo delle trattative, e questo è inconcepibile. Ancor più inconcepibile è il motivo addotto da Israele al rifiuto della mano tesa siriana: non si deve trattare con la Siria per non rendere ancora più difficile la vita al presidente Bush nella polemica interna statunitense sulla questione mediorientale.
Perché Israele si intromette nel dibattito interno tra falchi e colombe negli Stati Uniti? Perché dovrebbe lasciare in sospeso un suo supremo interesse nazionale - la pace con i propri vicini-a favore di relazioni più o meno piacevoli con un governo straniero? Ma questa è anche soprattutto la prima volta che un capo di governo israeliano ammette, facendosene persino vanto, che una decisione di suprema importanza nazionale è di fatto rimessa in mani straniere
.
Ci siamo già trovati in una situazione come questa. Alla vigilia della guerra dello Yom Kippur il presidente egiziano Sadat offrì a Israele pace in cambio della restituzione della penisola del Sinai.
Lo sventurato governo di Golda Meir ignorò quella proposta, adducendo pretesti molto simili a quelli dell’attuale esecutivo Olmert. Duemila e settecento soldati israeliani furono uccisi e molti altri feriti nel corso di quel conflitto, in seguito al quale Israele giunse a concludere un accordo con l’Egitto esattamente come aveva proposto Sadat: pace in cambio di territori.
Non abbiamo davvero imparato niente?               
Mercoledì, 20 dicembre 2006

Il giorno successivo il commentatore di Radio Tre Mondo, il giornalista Luigi Spinola, lo ha citato dal sito http://www.timesonline.co.uk/global/ (sito web cui si riferisce Radio Tre Mondo da cui si può arrivare direttamente al testo inglese. Oppure si può scegliere la sigla:
 
http://www.radio.rai.it/radio3/radiotremondo/rassegna.cfm.

Non mi sento di commentare; chiaramente il pregiudizio che ci acceca non è un  parto di perverse fantasie personali ma è indotto da parole e silenzi.
A proposito di silenzi ancora attendo una qualsiasi risposta da tutti i rappresentanti istituzionali cui ho inviato l’appello a Presidente della Repubblica che ho pubblicato il 2 dicembre.
Unica eccezione, che è doveroso segnalare, l’interrogazione presentata al Senato della Repubblica (i cui componenti sono stati votati anche dalle cittadine italiane residenti in Cisgiordania) il 13 dicembre dai Senatori Lidia Brisca Menapace e Francesco Martone (di cui ho dato un rapido cenno il 9 dicembre).
Naturalmente segnalerò ogni altra risposta (comunque resa nota e a me accessibile) all’appello che ho spedito al Presidente della Repubblica e a vari rappresentanti istituzionali (almeno una trentina) e ad alcuni giornalisti.
La  pubblicazione dell’appello è stata curata (ordine cronologico) solo dal sito web ildialogo.org,, da battelloebbro.splinder.com e da dossierscaccia.splinder.com.
Vorrei poter dire alle vittime italiane di un’operazione spaccafamiglie che le istituzioni della Repubblica italiana non si ricordano di loro solo come elettori (posso testimoniare che esercitano il diritto dovere di voto) e che i mezzi di informazione tradizionali non li ignorano. Finora ne ho contattati tre senza alcun risultato. Ho inoltre telefonato due volte alla trasmissione Prima Pagina (radio tre) ma evidentemente o le richieste di porre questioni al giornalista di turno erano troppe per dar spazio alla mia, o la mia domanda era ritenuta di minor significato o -forse- impropria.
Vorrei dire ai cattolici e a coloro che comunque riconoscono nel Papa una figura autorevole che nella sua accurata classificazione di tipologie familiari non si è dimenticato di loro, ma così non é. Eppure il Papa ha un ambasciatore in Israele (il nunzio apostolico che ha competenze anche per i Territori Palestinesi col titolo di Visitatore apostolico).
Ma ancora non posso fare nulla di tutto questo
augusta

 

 

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rassegnastampa, diari di augusta

sabato, 16 dicembre 2006

Il 2 dicembre ho pubblicato l’appello al presidente della Repubblica perché tuteli gli italiani coniugi di Palestinesi minacciati di espulsione dai Territori occupati.
Naturalmente sono cacciati anche gli altri coniugi stranieri ma io chiedo alle autorità italiane di darsi da fare non per la proclamazione di principi generali ma, in primo luogo, per la doverosa tutela dei concittadini.
Qualcuno mi ha chiesto se sono minacciati dai Palestinesi: evidentemente no. Chi li minaccia è lo stato di Israele che, pur dopo i trascurati accordi di Oslo, continua a mantenere il suo ruolo di potenza militare occupante di un territorio che non è stato.
Ho passato giornate intere a girare l’appello a ministri e parlamentari, cercando anche di personalizzare le lettere di accompagnamento ma non ne ho avuto alcun riscontro.
Io continuo a sperare perché ritengo che la solidarietà ai propri concittadini si un dovere che non appartiene alla volatilità dei buoni sentimenti (particolarmente intensa nei periodi natalizi, nutriti di grandi magazzini scintillanti) ma alla legalità fondamentale del testo che è per noi base ineludibile del contratto sociale e quindi la solidarietà debba essere espressa, nell’esercizio di proprie funzioni primarie, anche e prima di tutti da chi ci governa.
Dice la Costituzione:
Art. 2.
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Art. 29.
La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

Lasciamo perdere le classificazioni di famiglie cui si è dedicato instancabilmente il pontefice con il suo codazzo di ben accetti atei devoti: personalmente mi sono trovata in una atteggiamento di pesante perplessità di fronte alle numerose categorie identificate da Sua Santità e ai giudizi che ne ha dato, ma ora il fatto che ignori l’esodo coatto spaccafamiglie (ma che fa il Nunzio, suo ambasciatore in Israele?) non mi consente se non di prenderne totalmente le distanze.

Perché tanti silenzi?  La memoria storica dell’Italia contiene elementi ripugnanti e penso non solo al testo delle leggi razziali del 1938, ma al silenzio generale nella loro applicazione, all’attiva collaborazione dei bravi ragazzi di Salò (italiani, militari e amministratori) nel fare la loro diligente parte nella deportazione ai lager
Abbiamo deciso, voltando la schiena a coloro cui è negato un diritto fondamentale,di dare continuità a quella vergognosa memoria storica?

Una domanda pratica non sia di troppo: il governo che sembra non interessato ai propri concittadini si è chiesto dove li metterà quando verranno (e forse definitivamente) un Italia?
In un CPT? Che faranno gli enti locali nei cui elenchi di Italiani all'estero sono registrati?  Già il fatto che non nessuno se lo chieda merita giudizi che ancora non scrivo, perché mi ostino a sperare.


Mi ha scritto un ignoto amico nel commento successivo al mio diario del 9 dicembre

Capisco Augusta lo sdegno e lo sconforto, ma ormai hai intrapreso la linea dura, quindi vai avanti.
La mia proposta era di scrivere a Beppe Grillo. Lo so, la sua santificazione è fastidiosa e da tenere sotto controllo, ma in questo momento la gente lo legge, lo ascolta; e lui comunque parla, di qualcosa parla.
In questo caso io credo che il fine possa giustificare i mezzi.. o no?

Se si fida di Beppe Grillo certo che lo può fare, anzi lo ringrazio.
Io non conosco abbastanza il Grillo pensiero per rivolgermi anche a lui.


           VITTIME  (di guerre e di cui è possibile fare la conta …)

Internazionale  15  / 21 dicembre 2006  n. 672 pag. 15

Numero di vittime dall’inizio della seconda intifada (26 ottobre 2000).
Dati aggiornati alle 16 del 13 dicembre 2006
Tra le vittime palestinesi sono inclusi i kamikaze, mentre non sono conteggiate le persone accusate di collaborazionismo e uccise da altri palestinesi.
Palestinesi        4.486        
Israeliani          1.045        
Altre vittime         77         
Totale               5.608        


Internazionale  15  /  21 dicembre 2006  n. 672 pag. 14

Numero di vittime dall’inizio della guerra in Iraq (19 marzo 2003)
Dati aggiornati alle 16  del  13 dicembre  2006
Iracheni              50.429  /  55.926
Soldati statunitensi               2.937                            
Soldati di altre nazionalità     247                          

A presto una nuova categoria di vittime vive e dolenti?

Ora un suggerimento di lettura con una premessa. Fino a ieri mi sono data da fare a raccoglier e informazioni sulla stampa israeliana e a verificarle con le mie “fonti orali” che vivono la tragedia della minaccia di doversi separare dai propri cari e dal paese in cui hanno scelto di vivere.
Ieri (e solo ieri) ho visitato un sito palestinese, dove ho trovato un racconto esattamente uguale ai racconti che mi sono stati fatti.
Chi lo vuol leggere (è molto lungo e non lo trascrivo) vada a: http://www.infopal.it/testidet.php?id=3518
Ne vale al pena                                                                               augusta

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donne, bambini, israele palestina, vittime di guerra, guerra conflitti e violenze, diari di augusta

sabato, 09 dicembre 2006

Riporto questo articolo del manifesto, po aver controllato che riassume correttamente le notizie che si possono trovare su Ha’aretz (Last update - 02:12 06/12/2006 Olmert backs Tamir's proposal to include Green Line in textbook maps  By Or Kashti, Gideon Alon and Nadav Shragai).
Sono certa che qualcuno si meraviglierà che io privilegi la stampa israeliana rispetto ad altre fonti di informazione e che citi più volentieri di altri i quotidiani italiani più tradizionalmente accettati.
Purtroppo ho frequenti esperienze di sorrisetti di incredulità quando parlo di questioni palestinesi.
Il mio fastidio per la disinformazione corrente in Italia viene preso per una forma maniacale di interesse alla Palestina: così spero che gli increduli si limitino ad esserlo delle mie parole e non smentiscano anche la stampa di Israele che sembra essere il oro riferimento preferito.
Avevo più volte scritto sul mio diario delle vicende dei libri di testo palestinesi e so per certo che non ero stata creduta.
Durante una visita a un insediamento in Cisgiordania la guida ci ha forniti di dépliant e mappe, esattamente come descritte da Michele Giorgio.
Ho poi scoperto che sono diffuse non solo in Israele
Ma come fa la gente a viaggiare senza sapere dov’è?                             augusta


Il Manifesto 6 dicembre Il ritorno della «linea verde»Michele Giorgio
La «linea verde», ovvero la linea armistiziale che di fatto marcava i confini di Israele (ben più estesi rispetto a quelli ufficiali decisi dall'Onu nel 1947) prima della Guerra dei Sei Giorni (1967) e la conseguente occupazione dei Territori palestinesi, dovrebbe riapparire nelle carte geografiche e nei libri scolastici dello Stato ebraico. La buona notizia non è il risultato di un intervento internazionale ma di una decisione presa dal ministro dell'istruzione israeliano, la signora Yuli Tamir, fondatrice del movimento Peace Now.
La scomparsa della «linea verde» dalla maggior parte delle cartine e da quasi tutti i libri di testo stampati in Israele è avvenuta mentre lo Stato ebraico accusa i palestinesi e gli arabi di non marcare la sua presenza nei libri scolastici. Qualche anno fa l'Unione europea denunciò con forza l'assenza di Israele dalle mappe inserite in alcuni libri di testo palestinesi e diversi quotidiani italiani sdegnati si unirono alle critiche.
Nessuno ha fiatato invece di fronte alla scomparsa della «linea verde» e alla rinascita avvenuta sulle cartine israeliane della biblica «Eretz Israel». Gli stessi giornali nemmeno hanno notato che due anni fa una stimata docente, Nurit Peled-Elhanan, dell'Università ebraica di Gerusalemme, ha pubblicato una ricerca su sei libri di testo israeliani stampati dopo gli accordi di Oslo (1993) e approvati dal ministero dell'istruzione, in cui non solo non c'è la «linea verde» ma nelle cartine non sono visibili le città arabe in Israele e la Cisgiordania occupata viene chiamata con i nomi biblici di «Giudea e Samaria». Di fronte a questi colpevoli silenzi si deve dare atto al ministro Tamir di aver riconosciuto un capitolo importante di legalità internazionale, in attesa del ritiro israeliano da tutti i territori palestinesi e arabi che ha occupato ormai quasi 40 anni fa. «Se non mostriamo questi confini - ha detto il ministro - il risultato sarà di confondere i nostri ragazzi», facendo credere a molti di loro che la Cisgiordania è parte di Israele. Non è detto però che la decisione di Yuli Tamir abbia un seguito concreto. Le reazioni sono state tante e immediate. Tamir è stata accusata di voler imporre le sue «convinzioni politiche» e un gruppo di rabbini ha perfino emesso un editto religioso che vieta di studiare su libri che marchino la «linea verde».


Continuerò a scrivere nei prossimi giorni sugli italiani che verranno “esodati” dalla Palestina ancorché sposati e tanto più lo farò perché poco fa il giornalista che conduce uno dei telegiornali nazionali ha citato l’Osservatore romano che oggi dichiara nel relativo titolo: “
L'Esecutivo annuncia che a gennaio sarà pronto un ddl sulle coppie di fatto - Natale del 2006:  sradicare la famiglia è la priorità della politica italiana …”

“Sradicare la famiglia” non è una priorità italiana –né a mio parere riconoscere le coppie di fatto è sradicamento- ma, se sradicamento fosse, Israele sembra più abile. Però di quello sradicamento il Vaticano –che pur ha un ambasciatore (nunzio) in Israele che dovrebbe occuparsi anche dei Palestinesi con il titolo di “visitatore apostolico” tace con somma disinvoltura.
Sarò forse maligna ma mi chiedo se il Vaticano ha avuto il buon gusto di notare che anche 2000 anni fa a Betlemme passarono delle persone – credo a noi tutti note e componenti una famiglia piuttosto anomala- “per cui non c’era posto nell’albergo”

Ed ora una breve risposta a Chiara che invito a leggere anche il mio prossimo diario.
Chiara mi ha scritto nei commenti del mio precedente diario: “
hai pensato di 'pubblicizzare' questa lettera spedendola ad un sito con un grosso indice di ascolto?”
Ho trascritto la lettera al Presidente della Repubblica nei commenti di siti e blog di mia conoscenza e il sito
www.ildialogo.org l’ha pubblicata di sua iniziativa, dato che non ha spazi per i commenti; l’ho inviata ad amici e conoscenti che so far riferimento anche ad associazioni interessatela problema palestinese (ho avuto una sola risposta “attiva”,  cioè non limitata a qualche complimento, da un’amica.
Ho inviato la lettera al Presidente della Repubblica, del Consiglio, delle Camere a qualche ministro, deputato e senatore, alla stampa locale.. Ne ho avuto un riscontro solo dalla senatrice Menapace.
Piuttosto chiedo – per ora a me stessa- se nulla sarà fatto in che conto dovrò tenere un governo che non si prova nemmeno a tutelare i diritti fondamentali dei propri cittadini elettori?

augusta

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israele palestina, guerra conflitti e violenze, diari di augusta, culturapace

sabato, 02 dicembre 2006

Ormai le notizie che non riesco a pubblicare e invecchiano nel mio promemoria superano quelle che pubblico.
Non mi sento però di trascurare quella che segue perché credo sia importante conoscerla, dato che la drammatica situazione che segnala sembra essere di imminente realizzazione.
Da parte mia ho scritto al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio; ora informerò anche qualche ministro e qualche parlamentare e cercherò di diffondere l’informazione, sperando ne nasca una catena.
Non posso dimenticare che la lettera che ho scritto il 3 luglio al Ministro della Solidarietà sociale (pubblicata il 15 dello stesso mese) sulla questione dei bambini palestinesi nelle carceri israeliane é rimasta totalmente inevasa. Vorrei scoraggiarmi ma non me lo consento. Mi chiedo se lasceranno perdere anche i diritti violati dei cittadini italiani colpevoli di aver formato una famiglia in Palestina e se un governo che ha un ministro per la famiglia può consentire con il silenzio a che le famiglie con un componente cittadino italiano altrove siano fatte a pezzi..
Non pensate per favore a una piccola cosa: molti genitori porteanno i figli con sé (anche se questi avrebbero diritto a restare), alcuni hanno con sé familiari che torneranno in Italia.
Mi dicevano che in un paese dove gli italiani/e sono 6, torneranno in 31 ... ed é ragionevole pensare che non porteranno un messaggio di pace. Il loro stesso esodo coatto ne segnerà la situazione.
Sullo stesso argomento Ha’aretz ieri (
www.haaretz.com) aveva pubblicato un editoriale  che, se potrò, tradurrò.
Si tratta di “Fall in love only with Jews  By Haaretz Editorial (Editorial & Op-Ed
01/12/2006 10:05)”.

Prima di andare alla lettera al Presidente, che descrive la situazione cui poco fa ho fatto riferimento, date un’occhiata all’appello che un mio fedelissimo lettore ha inserito nei commenti del precedente diario (é il secondo).
Naturalmente la lettera al presidente era firmata.                      augusta



Al Presidente della Repubblica
on. Giorgio Napolitano
Palazzo del Quirinale
00187           ROMA                                                                        Udine 2 dicembre 2006

 

Signor Presidente,

sono una cittadina italiana e Le scrivo per comunicarLe una situazione drammatica, cui sono soggetti cittadini (e soprattutto cittadine) italiani residenti per matrimonio nei Territori Palestinesi Occupati.
Certamente tale situazione Le è nota ma non riesco negarmi il diritto alla parola per descrivere una realtà che mi turba, anche perché coinvolge mie concittadine e concittadini.
Ha scritto Amira Hass, coraggiosa giornalista israeliana corrispondente da Ramallah del quotidiano israeliano Ha’aretz, 105 coniugi e bambini con carta di identità palestinese e residenti in Cisgiordania hanno di recente ricevuto dalle autorità israeliane un  <ultimo permesso di soggiorno>: entro la fine dell’anno dovranno lasciare casa, lavoro, parenti e amici, oppure trasferirsi con l’intera famiglia.
Malgrado il risalto dato alla politica israeliana dell’<ingresso negato> e le proteste di diplomatici statunitensi ed europei contro le discriminazioni di cui sono vittime alcuni loro concittadini, Israele porta avanti la sua silenziosa politica di espulsione
”.
Non osavo scrivere sulla base delle mie personali conoscenze in quei luoghi – da sola non posso far altro che condividere dolore che spesso amiche palestinesi mi comunicano - ma, confortata ora dalla testimonianza di Amira Hass, mi rivolgo a Lei non per porre alla Sua attenzione una situazione generale (che meriterebbe, a mio parere, l’intervento della comunità internazionale) ma per chiedere il Suo interessamento di persona che, dai discorsi che ho avuto l’opportunità di ascoltare, ho capito essere attenta a garantire anche i diritti individuali, in particolare di coloro la cui contrattualità sociale è debole.
Vorrei poter dire ai cittadini e cittadine italiani residenti in Palestina che il Capo del loro stato li conosce e ne tutela i diritti fondamentali.
Mi spiego: queste persone, anche se sposate da molti anni, non hanno la cittadinanza del paese –inesistente come stato- in cui vivono e ogni tre mesi devono pagare un’imposta allo stato di Israele.
Ogni due anni circa arriva loro “l’ultimo visto”, il che finora ha significato il ritorno al loro paese d’origine per rientrare poi in Israele (a differenza di ciò che accade ai Palestinesi autoctoni possono servirsi dell’aeroporto internazionale di Tel Aviv) e ricominciare a versare il trimestrale tributo.

Ora “l’ultimo visto” assume il significato di una condanna senza appello: temono infatti di non poter rientrare.
Molti di loro non dispongono del passaporto perché lo hanno consegnato alle autorità competenti all’atto della richiesta del rinnovo del visto che non hanno (ancora?) ricevuto. Di conseguenza non hanno avuto in restituzione nemmeno il passaporto, né sanno dove si trovi, sperduto negli uffici (israeliani o palestinesi?), irreperibile al momento a seguito degli scioperi incrociati dei lavoratori delle pubbliche amministrazioni nello stato di Israele e nei Territori Palestinesi.
E’ importante sottolineare che la situazione di queste persone è assimilabile a quella di “turisti”, anche se vivono nei Territori da molti anni. Il passaporto quindi è la loro unica, riconoscibile identità.
Sanno quindi di non poter uscire e di trovarsi di conseguenza clandestini nel paese in cui sono arrivati per costruire una famiglia, perciò soggetti ad espulsione e quindi condannati al non ritorno, a una sorta di separazione coatta, che potrebbe anche comportare la separazione definitiva dai figli, pur se bambini.
Valga un esempio: una signora, madre di una famiglia numerosa, ha ricevuto “l’ultimo visto”.
E’ fra i fortunati che hanno rinnovato il passaporto prima degli scioperi, ma il suo ultimo piccolissimo bimbo non vi è registrato (allora non era ancora nato) quindi non può uscire.
Che deve fare questa signora, mia concittadina? Abbandonare il suo piccolo, che allatta, o farsi clandestina per assicurargli il nutrimento, a rischio di perderlo?
Non posso ignorare il fatto che quel piccolo, dovrebbe essere garantito dalla legge 27 maggio 1991 n. 176 che ratifica la Convenzione di New York del 1989, che tutela i diritti dei minori.
La ringrazio per l’attenzione che vorrà prestarmi e la saluto rispettosamente

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