La storia dei popoli come bottino fra guerra e mercato.
Lo scorso anno mi sono costantemente interessata al problema dello stoccaggio di armi, proveniente con “anomale” modalità dall’Iraq, e trovate negli scantinati di una caserma udinese.
Ho semplicemente ricopiato le notizie proposte da un giornale locale non avendo alcun ruolo, né una specifica competenza, che mi consentisse di andare oltre da sola.
Ho cercato di diffonderle fra alcuni parlamentari senza risultato alcuno: eppure costoro avrebbero i mezzi per indagare e capire. La conoscenza che non sia impedita da formali segreti – e non da chiacchiere su presunti segreti, come spesso avviene - è loro dovuta.
D’altra parte anche l’associazionismo più o meno sedicente pacifista si occupa solo di assoluti
– moralisticamente assunti, gridati più che dichiarati e proclamati emozionante fondamento delle proprie scelte di vita – e non si abbassa a una realtà che richiede la fatica della ricerca e la costanza che sa accettare anche una demotivante continuità.
Comunque oggi -21 febbraio 2007- ho trovato un nuovo articolo che ricopio, indicando le date di tutti i precedenti. 2006: 6, 7, 14, 24 gennaio, 3, 4, 12, 17, 27 febbraio, 21 marzo, 6 luglio e 13 ottobre.
augusta
21 febbraio 2007 Messaggero Veneto –Edizione di Udine pag. V -
Traffico d’armi, di nuovo perquisita la Berghinz
I carabinieri sono tornati nella caserma per acquisire altri atti.
Intanto l’inchiesta passa a Roma di Alberto Lauber
Una nuova perquisizione nella caserma Berghinz di via San Rocco e il trasferimento dell'inchiesta dalla procura militare di Cagliari a quella di Roma, ritenuta competente per il reato commesso all'estero da militari italiani. Solo le due ultime novità dell'indagine che dal gennaio del 2006 sta cercando di far luce sulla presunta importazione illegale di armi dall'Iraq e che sinora ha fatto finire sotto indagine cinque militari del Terzo reggimento guastatori di stanza nella caserma udinese di via San Rocco.
La nuova perquisizione è stata condotta dai carabinieri del Nucleo operativo del Comando provinciale di Udine, che su disposizione della Procura militare di Cagliari hanno acquisito alcuni documenti utili per ricostruire ulteriormente il percorso delle armi da guerra, dal loro imbarco nel 2004 in Iraq da parte dei militari che avevano preso parte alla missione “Antica Babilonia” al loro arrivo in Italia nei container trasportati dalla nave “Jolly Giallo”. Nave che prima di arrivare nel porto di Monfalcone toccò anche il porto di Cagliari.
L'inchiesta aveva preso avvio dopo il ritrovamento di un centinaio di armi sequestrate agli iracheni: decine di kalashnikov, 15 pistole semiautomatica Berretta, sei lanciarazzi Rpg, 10 fucili da cecchino, una mitragliatrice pesante, due cannoncini. Armi che non dovevano essera alla Berghinz, bensì distrutte a Nassiriya, dove gli uomini del reggimento avevano operato per mesi. Proprio gli atti sequestrati recentemente dai carabinieri in via San Rocco dovrebbero consentire agli inquirenti della Procura militare di capire se effettivamente alcuni militari attestarono falsamente in Iraq smembrata di aver distrutto le armi e compilato i documenti di imbarco dei container senza far cenno all'arsenale trasportato illegalmente.
In seguito alle prime fasi di indagine sono finiti sotto inchiesta l'attuale comandante del Terzo reggimento genio guastatori, colonnello Silvio Zagli di Udine; il suo predecessore colonnello Mario Ruggiero, che guidò gli uomini della Berghinz durante la missione in Iraq dal maggio al settembre 2004; il capitano Stefano Venuti, di Pasian di Prato e il maresciallo capo Bruno Garlant, di Coseano, che avrebbero avuto il compito di trasportare e custodire l’arsenale clandestino dall'Iraq all'Italia. A Cagliari, poi è finito fra gli indagati anche il maresciallo del Terzo reggimento guastatori Alessandro Corbia, 44 anni, di Udine.
La posizione del colonnello Zagli, inizialmente accusato di peculato militare, è stata stralciata: ora il fascicolo che lo riguarda è stato trasferito dalla Procura militare di Padova alla Procura di Udine. Sono accusati di peculato anche Ruggiero (difeso dall'avvocato Cinzia Fuggetti), Venuti (avvocati Andrea Mascherin e Mariarosa Conte) e Garlant (avvocato Alberto Tedeschi), che devono pure rispondere in concorso di introduzione clandestina nel territorio nazionale di armi da guerra. A Zagli era stata contestata anche la detenzione abusiva di armi da guerra.
A Venuti e Corbia (difeso dall’avvocato cagliaritano Massimo Pacini) é contestato anche il falso ideologico. Venuti e Garlant hanno anche a carico un’ulteriore accusa di peculato per il possesso di alcuni reperti archeologici presi durante la missione in Iraq e fatti arrivare in Italia.
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