Questo diario elettronico ha una storia che ne giustifica le scelte. E’ iniziato durante un mio soggiorno a Bethlehem fra il 2003 e il 2004: allora si chiamava Betlemme.splinder.com ed è ancora reperibile, anche come link alla voce “vecchio diario”. Con l’aiuto tecnico di amici gentili è diventato un po’ più sofisticato e ha preso il nome di diari e altro. Anche in questa nuova edizione contiene un mio diario da Bethlehem (aprile – giugno 2005). Nei miei racconti ho cercato di impormi un orizzonte di osservazione che coincidesse "con un cerchio immaginario da tracciare intorno ai miei piedi". Mi spostavo infatti in un territorio ristretto e, per quanto il “muro”, insieme ad altri ostacoli, consentiva ho voluto raccontare quanto vedevo, senza pretese di andare oltre. Ma ogni volta, tornata a casa, mi sono resa conto che quanto i media più diffusi riferiscono della situazione palestinese è spesso falsificato da pregiudizi, quando non da ignoranza dei fatti. E così ho voluto continuare a proporre le riflessioni che l’osservazione di una realtà di profonda sofferenza, in un territorio importante per la pace nel mondo, mi suggeriva. Non so se sia una testimonianza significativa … ma almeno a me serve a dar ordine a pensieri che la realtà rende sempre più tormentosi. Durante una mia visita al museo di Israele a Jerusalem mi ha colpito l’ombra proiettata da una statua dello scultore Bourdelle che mi è sembrata rappresentare una situazione dove l’oppressione, la violenza e la paura si sperimentano ogni giorno. La riporto, sperando –se mai continuerò con questo diario- di poterla un giorno considerare non più significativa. .

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Blogger: AUG
Nome: Augusta

Chi sono e cosa faccio

Sono anziana, pensionata, curiosa: mi piace conoscere il mondo e il Medio Oriente mi affascina. Ho soddisfatto il mio desiderio quando ho avuto l’opportunità di collaborare con l´International Center di Bethlehem (organizzazione che spesso indicherò con la sigla ICB) insegnando italiano. Chi volesse conoscere l’ICB può andare al sito Annadwa.org e chi volesse servirsi dei servizi si informazione che l’ICB offre può andare a Bethlehemmedia.net


Contatore

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lunedì, 23 aprile 2007

Qualche giorno fa ho scritto una lettera al quotidiano locale Messaggero Veneto.
In quella lettera dicevo semplicemente che mi sembrava importante far conoscer il testo della didascalia che si trova al museo Yad Vashem a Gerusalemme vicino alla fotografia di Pio XII. Era la didascalia che aveva suscitato le riserve del Nunzio apostolico che in un primo momento si era dichiarato indisponibile a partecipare alla cerimonia ufficiale in ricordo della vittime della Shoà (o Olocausto).
Poiché nella stampa italiana avevo trovato solo le critiche del Nunzio e mai il testo del documento contestato l’ho ricopiato come ho fatto ultimamente in questo blog (13 aprile).
Oggi ho ricevuto la lettera che di sotto trascrivo e che ho ricopiato diligentemente, rispettandone contenuto e forma.,
La lettera è anonima (uso poco simpatico delle poste!) comunque se me l’ha inviata, il mio non squisito corrispondente desiderava far conoscere il suo pensiero e io lo accontento informandone chi mi legge e infine metterò una bozza di risposta se mai fra i lettori ci fosse anche la persona che umilia la sua firma a uno  scarabocchio                                                       augusta

 

     

                                                                                     Udine, 19.04.2007

OGGETTO. Suo articolo a sottolineare le responsabilità di
                     Papa Pio XII  circa il salvataggio degli ebrei.

                     E’ evidente che dopo 60 anni sia facile criticare l’operato di coloro che vennero a trovarsi nel ventennio nel bene e nel male; ora troviamo i professori della storia che recitano chenon si doveva fare così che non si doveva fare colà … che quello era fascista ecc. ecc. e quello che fa specie ancora di più sentire sparlare contro le autorità della Chiesa: la critica più impertinente,pretestuosa e ipocrita ovviamente è quella della sinistra, quella sinistra che  se se avesse spadroneggiato avrebbe lasciato più cattivi ricordi del tanto odiato fascismo e nazismo messi insieme.
Non occorre essere insigni storici per caprilo.Naturalmente c’è timore di dire la verità e già perché il comunismo non può essere denigrato.
Infatti il comunismo è un virus dal quale non si trova rimedio.
Avete ottenuto il sopravvento con le armi,quale resistenza?? quella delle vendette??? Ora cercate di sopravvivere con la denigrazione e le infamie e la critica. No cara compagna comunista benpensante!!
Non siamo più ingenui e siete in pochi a crederlo.
Ciò che vi unisce ed ancora sostiene è l’odio verso chi lavora veramente  e tenta di sopravvivere e non sono nè i politici nè coloro che vivono alle spalle animati dal motto:quello che è tuo è soprattutto mio.
Sembrerebbe sia giunto nel nostro bel paese il momento di un bel repulisti forse anche grazie ai Vostri compagni mussulmani ..
Maledetto il comunismo e morte al comunismo-male dell’umanità.
                                                                                           (segue scarabocchio)

Egregio anonimo,
tento una breve risposta anche se destinatario della sua lettera dovrebbe essere l’estensore della didascalia che ho solo ricopiato a Gerusalemme e che tanto l’ha infuriata.
Commenti miei sui contenuti del testo nella lettera (non articolo!) al Messaggero Veneto non c’erano.
Ferma restando l’incomprensibile (almeno per me) connessione fra la sua e mia lettera osservo solo gli strani passaggi fra i singolari e i plurali nel suo testo.
La lettera era mia, sola ero (pur se in mezzo a una folla internazionale di visitatori) ricopiando la didascalia e sola ho scritto e firmato.
Lei però usa il plurale non solo parlando di me ma anche di sé: è un nos majestatis o appartiene veramente a un gruppo anonimo di anonimi?
Altra interpretazione sarebbe richiesta dalla sua frase: “Sembrerebbe sia giunto nel nostro bel paese il momento di un bel repulisti forse anche grazie ai Vostri compagni mussulmani” dove non capisco se i “compagni mussulmani” siano intesi come autori possibili del “bel repulisti” o vittime dell’intervento d’igiene pubblica che lei auspica o progetta (forse solo o forse con altri).
In ogni caso ritengo di essere collocata fra i rifiuti, materiali di cui oggi si parla come risorsa.
Se legge e vorrà chiarirmi tutto ciò gliene sarò grata                 Augusta De Piero


Pagina diario scritta da: AUG a 22:35 | link | commenti | | Torna su

sabato, 21 aprile 2007

Nel numero 2/2006 della rivista Confronti (www.confronti.net)  veniva pubblicato un articolo di Gianluca Polverari il prezzo del Concordato. Ne ha fatto memoria il sito www.ildialogo.net da cui l’ho potuto scaricare.
Mi sembra opportuno trascriverlo, anche in relazione alla notizia che ho dato il 10 aprile a proposito dell’iniziativa di Micromega sull’ per mille                                augusta

 

Il prezzo del Concordato. E di tutto il resto  di Gianluca Polverari

La rivista “Confronti” segnala i benefici finanziari che la Chiesa cattolica riceve dai contribuenti dello Stato Italiano (Si prende come riferimento l’anno finanziario 2004).

 

«L’Italia è un paese cattolico». Quante volte ce lo siamo sentiti ripetere per giustificare un’attenzione particolare, da parte dello Stato, alle esigenze della Chiesa cattolica e una disparità di trattamento rispetto alle altre confessioni? Un inventario dei principali benefici di cui godono le istituzioni cattoliche in Italia.
Uno degli aspetti più problematici connessi a quel principio di laicità dello Stato che è assurto per merito della giurisprudenza della Corte costituzionale a momento supremo dell’ordinamento italiano, è certamente rappresentato dalle modalità di stanziamento e dalla quantità dei finanziamenti pubblici destinati alle Chiese ed agli istituti ad esse afferenti. Se, infatti, la laicità si configura non come indifferenza dello Stato davanti al fenomeno religioso, ma come garanzia di imparzialità ed equidistanza dei pubblici poteri dinanzi alle comunità religiose strutturate, in un contesto caratterizzato da pluralismo confessionale e culturale, allora il modo con cui viene strutturato il loro finanziamento pubblico e articolato il quadro delle agevolazioni fiscali loro concesse diviene del tutto centrale.
Quanto questo principio di equidistanza fatichi ad affermarsi in concreto nell’orizzonte del nostro paese lo dimostrano non solo la ritrosia ad accettare senza polemica le numerose sentenze della magistratura amministrativa con cui, per il rispetto delle altrui sensibilità religiose, è stato stabilito che non fossero applicabili le norme di epoca fascista che imponevano alla collettività l’ossequio alle manifestazioni della religione di Stato, o ancora il perdurare di formule cerimoniali che continuano a prevedere la partecipazione di alti prelati alle manifestazioni dei vari livelli istituzionali, ma anche e soprattutto il quadro complessivo dei finanziamenti pubblici destinati a vantaggio delle strutture della religiosità dominante, finanziamenti che, lungi dal poter essere annoverati solo come una congrua corresponsione a fronte di una indiscutibile funzione sociale da esse esercitata, arrivano perlopiù a configurare situazioni di anacronistico privilegio.
Una Chiesa «più uguale» delle altre
Anche la più superficiale delle analisi consente infatti di rilevare la considerevole disparità di trattamento che lo Stato riserva alla Chiesa cattolica rispetto alle altre confessioni religiose beneficiarie di Intesa, laddove mentre le seconde possono godere pressoché solo dei vantaggi derivanti dalle rispettive Intese - dagli sgravi fiscali alla possibilità di essere ammesse al riparto dei fondi dell’otto per mille delle dichiarazioni dei redditi - l’universo cattolico italiano trae beneficio dalle misure legislative più disparate, un coacervo di disposizioni non solo di natura concordataria che rende gravoso anche solo individuare in modo del tutto approssimativo il totale dei fondi pubblici che a vario titolo ad esso sono destinati.
Furono gli stessi costituenti ad ammettere in modo implicito, sia pure in un contesto votato al pluralismo e alla piena tutela della libertà di coscienza e di religione, una diversità di attenzione nei confronti della Chiesa cattolica; con l’articolo 7 della nostra Carta costituzionale, la cui approvazione fu resa possibile dall’appoggio del Partito comunista di Togliatti, si volle «costituzionalizzare» non già i Patti lateranensi, pur richiamati come fondamento dei rapporti bilaterali, ma la modalità di definizione dei rapporti Stato-Chiesa, e ciò in considerazione del peculiare ruolo riconosciuto alla gerarchia ecclesiastica vaticana e alla fede cattolica nella storia e nella coscienza del popolo italiano.
Per un immanente senso di colpa o di minorità nei confronti della cattolicità, sfigurata dalla privazione violenta del suo potere temporale ad opera delle truppe italiane, o per un sincero sentimento di riconoscenza verso l’universo culturale e religioso da essa rappresentato, o ancora per un tornaconto talvolta di infimo livello che denota quantomeno scarsa lungimiranza, la classe politica italiana è sempre stata incline a manifestare tendenze risarcitorie nei confronti delle autorità vaticane: già la cosiddetta «legge delle guarentigie», approvata nel maggio del 1871 e peraltro mai compiutamente attuata per la ferma opposizione pontificia, pur concepita nel solco del pensiero di Cavour, che era fautore di una netta separazione dei due ambiti, volle conservare a favore della Santa Sede la dotazione annua, già iscritta nel bilancio dello Stato ecclesiastico, di 3.225.000 lire. Nel 1929 fu poi Mussolini, desideroso di accreditarsi agli occhi dell’opinione pubblica italiana come l’uomo capace di ricomporre la frattura dei rapporti fra lo Stato e la Chiesa, a promuovere la stipula dei Patti lateranensi, strumento che, nella parte relativa alla convenzione finanziaria, disponeva l’obbligo per l’Italia di versare alla Santa Sede 750 milioni di lire in contanti e un miliardo di lire in titoli azionari quale risarcimento per gli ingenti danni subiti a seguito della perdita del Patrimonio di San Pietro, mentre nel Concordato accordava tutta una serie di esenzioni ai numerosi istituti afferenti l’universo del cattolicesimo italiano, tale da garantirgli negli anni immediatamente successivi una enorme accumulazione di beni e risorse sull’intero territorio nazionale.
I molti privilegi ancora in vigore
Quanto ancora oggi pesi sulla vita del paese, condizionandone scelte e visioni, questo legato culturale, sociale e politico esercitato dalla Chiesa cattolica e dall’episcopato italiano è sotto gli occhi di tutti. Meno noto è, viceversa, il quadro dei finanziamenti di cui attualmente il mondo cattolico continua a beneficiare. Per tracciarne una sintesi che, senza alcuna pretesa di esaustività ed escludendo i fondi destinati al sostegno degli organismi cattolici di carità o impegnati nella cooperazione allo sviluppo, dia conto delle principali misure di sostegno finanziario che la legislazione italiana, a livello statale, ha garantito alla Chiesa cattolica e agli enti ad essa legati in un anno recente preso a riferimento, è possibile avvalersi del documento di contabilità pubblica che reca gli impegni di spesa per l’esercizio finanziario 2004, nonché delle misure concretamente stabilite dalla Finanziaria 2004 e da altre disposizioni normative approvate nel corso del 2003 e degli anni precedenti.
Occorre preliminarmente diversificare le misure di sostegno economico che derivano, in modo più o meno diretto, dal Concordato, ovvero da quell’accordo bilaterale che, firmato nel 1984 e recepito nel nostro ordinamento dalla legge 121/1985, nel rinnovare i Patti lateranensi costituisce ad oggi la fonte principale di disciplina dei rapporti fra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica, dalle altre misure che sembrano, viceversa, non direttamente correlate al contenuto di quell’accordo.
Otto per mille e finanziamenti alle scuole private
Il principale degli strumenti di derivazione concordataria è certamente rappresentato dall’otto per mille del gettito derivante dalle dichiarazioni dei redditi: nel 2004 la Chiesa cattolica si è vista destinare oltre 310 milioni di euro per scelta espressa dei contribuenti italiani, beneficiando altresì del riparto successivo dei fondi relativi alle scelte non espresse per ulteriori 472.594.000 di euro, per un totale complessivo di oltre 782.700.000 euro. A questa cifra deve essere aggiunta anche la quota dell’otto per mille che, destinata dai contribuenti italiani allo Stato, è stata da quest’ultimo stornata, sotto forma di finanziamento per la conservazione dei beni culturali, alla Chiesa cattolica attraverso opere di ristrutturazione di chiese, conventi, università confessionali, istituti di cultura religiosa, e che ammonta a 9.410.989 euro, su di un totale di 20.517.592 euro a disposizione dello Stato.
In materia di insegnamento della religione cattolica, altra voce di derivazione concordataria, occorre annoverare, come previsioni di spesa per l’anno 2004, 477.735.207 euro; a questa cifra deve altresì aggiungersi il costo relativo alla equiparazione a tutti gli effetti degli insegnanti di religione cattolica agli altri docenti di ruolo, disposto dalla legge 186/2003 e pari a 19.289.150 euro.
Vi è quindi il tema, annoso e controverso, della parità scolastica. Per garantire agli studenti delle scuole private le medesime condizioni godute da quelli delle strutture pubbliche, lo Stato ha impegnato nel 2004, ai sensi della legge 62/2000, 30 milioni di euro, erogabili sotto forma di buoni scuola; di questa cifra si può stimare, stando ai dati del Centro studi scuole cattoliche e relativi al numero degli alunni delle scuole cattoliche sul totale degli studenti delle scuole non statali, che almeno il 59% sia andato a vantaggio delle strutture cattoliche, per una somma pari a circa 17.700.000 euro.
Ma lo Stato, nonostante l’articolo 33 della Costituzione preveda che la libertà degli enti e dei privati di istituire scuole ed istituti di educazione debba essere pienamente garantita ma senza oneri per la collettività, non si limita al finanziamento dei soli buoni scuola, ma stanzia annualmente ed in modo diretto anche fondi per le scuole non statali; nel 2004, ai sensi di una circolare del Ministero per l’Istruzione, l’università e la ricerca, il totale di detti fondi è stato pari a 527.474.474 euro, il 49% dei quali può stimarsi essere stato destinato alle scuole cattoliche, per un ammontare di 258.462.492 euro.
Aiuti diretti e indiretti: Ici, oratori, ospedali, università...
Sempre di derivazione concordataria, anche se ufficialmente prevista solo dalla legge 222/1985 nonché dal D.P.R. 917/1986, risulta essere la previsione circa la deducibilità fiscale delle donazioni private a favore della Chiesa cattolica. Stando alle indicazioni fornite dall’Istituto centrale per il sostentamento del clero cattolico, si può arrivare a stimare che nel 2004 il totale delle offerte volontarie destinate ai prelati cattolici sia stato pari a 18 milioni di euro. Calcolando in modo approssimativo il mancato introito fiscale da parte dello Stato su questa cifra, ricorrendo per il calcolo del prelievo dovuto ad una fascia di contribuenti donatori dal reddito medio lordo compreso fra i 20.000 ed i 32.600 euro annui, si può arrivare ad una stima, per il solo 2004, di 5.580.060 euro.
Da ultimo, fra gli strumenti in qualche modo riferibili al quadro concordatario e concretamente previsti dalla legge 222/1985, vi è il Fondo per la costruzione degli edifici di culto che, per il 2004, è stato pari a 1.807.599 euro.
L’esame delle altre disposizioni che, pur non riferibili al quadro tracciato dal Concordato, stabiliscono misure economiche a favore del mondo cattolico, inizia da alcune munifiche leggi del 2003. In particolare la legge 206/2003 - approvata a larghissima maggioranza - ha previsto il finanziamento diretto degli oratori parrocchiali, riconoscendone esplicitamente la valenza sociale, per 2.500.000 euro annui. A sua volta, la legge 244/2003, nel ratificare e dare esecuzione ad una Convenzione sottoscritta fra la Santa Sede e la Repubblica italiana nel 2000, ha disposto l’erogazione, per il 2004, di 9.397.000 euro per la sicurezza sociale dei dipendenti vaticani e dei loro familiari.
Se poi la legge 293/2003 ha concesso un contributo aggiuntivo per il 2004 di 1.500.000 euro in favore dell’Istituto di studi politici san Pio V di Roma, anche la Finanziaria 2004 (legge 350/2003) non è stata avara di provvidenze per la Chiesa: essa ha tra l’altro previsto il finanziamento per 5 milioni di euro dell’ospedale Casa Sollievo della sofferenza di San Giovanni Rotondo, il rifinanziamento per 20 milioni di euro dell’Università campus-biomedico (Cbm), e, curioso a sapersi, l’integrale esborso per la fornitura dei Servizi idrici dello stato della Città del Vaticano per un importo, limitatamente al 2004, pari a 25.000.000 di euro.
Delle quattordici università non statali ammesse al finanziamento pubblico ai sensi della legge 243/1991, che complessivamente hanno potuto beneficiare per il solo 2004 di uno stanziamento pari a 124.149.000 euro, si può stimare che le cinque università cattoliche abbiano percepito fondi per 44.338.929 euro.
Fra i contributi pubblici forse meno conosciuti a favore del mondo cattolico vi è poi l’onere per i circa 200 stipendi erogati a favore dei cappellani militari presenti nel Paese, onere che, previsto dalla legge 512/1961 a totale carico dello Stato, si può stimare essere stato, per il solo 2004 e stando alla rielaborazione dei dati rinvenibili sul sito web dell’Ordinariato militare in Italia, a circa 8 milioni di euro.
In materia previdenziale, ai sensi delle leggi 791/1981 e 903/1973, è da annoverare anche il Fondo di previdenza per il clero, che, per il solo 2004 e relativamente ai fondi erogati a favore della componente cattolica, può attendibilmente stimarsi in 6.713.253 euro.
Da ultime, relativamente al 2004, sono da ricordare anche misure che, destinate al finanziamento di strutture legate all’organizzazione ecclesiastica o all’esenzione di particolari soggetti dal pagamento dei tributi dovuti, impongono un ulteriore onere economico per lo Stato, ma che, stanti gli attuali strumenti di rendicontazione pubblica, non possono essere quantificabili. Oltre alle esenzioni dall’Iva e dalle dichiarazioni dei redditi per gli enti ecclesiastici - di cui rispettivamente al dpr 633/1972 e al dpr 917/1986 - sono in tal senso da annoverare soprattutto i fondi pubblici erogati a favore degli ospedali, delle strutture di ricovero e dei policlinici cattolici; si tratta certamente di una cifra davvero ragguardevole, dal momento che costituiscono una parte non secondaria del totale dei finanziamenti pubblici destinati alla sanità convenzionata (non necessariamente di tipo confessionale), che, per il 2004 assommava a circa 1.500 miliardi di euro.
Se il prospetto dei finanziamenti pubblici ha dovuto considerare, per esigenze di equilibrio e di completezza, il 2004 come anno di riferimento, le misure disposte da leggi successive a questa data contribuiranno piuttosto ad aumentare la cifra totale degli aiuti pubblici destinati alla Chiesa cattolica, che non a diminuirne la portata. Solo per limitarsi agli ultimi - molto discussi - provvedimenti, l’esenzione totale degli immobili ecclesiastici dal pagamento dell’Ici (Imposta comunale sugli immobili) - disposta da una norma interpretativa contenuta nella legge 248/2005 - comporterà, stanti le previsioni dell’Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci), un ammanco per le già magre casse degli enti comunali per 700 milioni di euro, a quasi esclusivo vantaggio della Conferenza episcopale italiana.
Alla prodigalità dello Stato nei confronti della Chiesa cattolica, si è peraltro aggiunto anche il particolare favore con cui le Regioni, pur gravate da incipienti deficit di bilancio, hanno continuato a dispensare a suo favore contributi pubblici sotto forma di ulteriori buoni scuola o di generosi finanziamenti al comparto della sanità convenzionata.
Non è il caso di tracciarne qui un profilo completo; resta tuttavia l’interrogativo, del tutto legittimo e di certo non mosso da rigurgiti anticlericali, se lo Stato abbia inteso sostenere in un modo tanto generoso la Chiesa perché consapevole e compartecipe della missione spirituale e sociale di questa o abbia viceversa, abdicando largamente ai propri doveri di solidarietà anche nei confronti di quei cittadini che non si riconoscono in quel quadro di valori, continuato ad alimentare le casse vaticane per ragioni di convenienza politica. Se un’azione di Governo ed un quadro legislativo improntati a ragioni di equidistanza e di imparzialità rispetto ai fenomeni religiosi possono secondo taluni essere ricondotti a forme di inaccettabile relativismo etico, è certo che lo stretto sostegno economico e la contiguità con i poteri pubblici di cui i numerosi istituti cattolici beneficiano rischiano letteralmente di svuotare di significato quel principio, faticosamente desunto in via giurisprudenziale, della laicità dello Stato, condizione essenziale perché la libertà di tutti possa essere pienamente rispettata.
E non sembra valere la considerazione che il cattolicesimo resti la religione largamente dominante nel paese per giustificare acriticamente questo copioso fiume di denaro, dal momento che è lecito presumere come sia proprio la scarsa conoscenza dei meccanismi e dei volumi di finanziamento di cui gode la Chiesa cattolica a non indurre una seria riflessione sull’argomento da parte dell’opinione pubblica. Una riflessione che, alla vigilia delle elezioni politiche, nessuno degli schieramenti candidati alla guida del paese avrà probabilmente interesse a sollevare.                            Gianluca Polverari

             DATI 2004

       EURO

1 – l’8 per mille

782.700.000

2. conservazione dei beni culturali:

    9.410.989

3- insegnamento della religione nelle scuole:... 

  47.477.477.

4- equiparazione degli insegnanti di religione

  19.289.150

5- buoni scuole cattoliche:

  17.700.000

6- fondi per l’università-ricerca: :.

258.462.492

7- deducibilità fiscale per sostentamento del clero

  18.000.000

8- fondi per edifici di culto:

   1.807.599

9- legge 206/2003:……...

   2.500.000

10- legge 244/2003 per sicurezza sociale dei dipendenti vaticani ...    

   9.397.000

11- per Istituto di studi politici san Pio V di Roma:

   1.500.000

12- ospedale Casa Sollievo della sofferenza-S. Giovanni Rotondo:…..

   5.000.000

13- Università campus-biomedico:… 

 20.000.000

14- servizi idrici dello stato della Città del Vaticano:…. 

 25.000.000

15- cinque università cattoliche:

 44.338.929

16- 200 stipendi a favore dei cappellani militari:…

   8.000.000

17- fondo di previdenza per il clero:..

   6.713.253

18- fondi pubblici per ospedali, ricoveri, policlinici:…

1.500.000.000

 

19-esenzione ICI per il valore di

  700.000.000

20- benefici regionali, buoni scuola, cappellani ospedalieri, ecc.

 

         Totale euro

3.907.554.619

 

Pagina diario scritta da: AUG a 16:20 | link | commenti | | Torna su
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martedì, 17 aprile 2007

SIRIA PUNTATA N. 6

 

Premessa: In questa puntata ho messo le note a pie’ di pagina, senza separarle dal contesto, perché mi sembrava importante fare un punto della situazione anche per eventuali lettori frettolosi. Rileggendo le puntate precedenti (e correggendone alcuni precedenti errori!) ho avuto l’impressione che alcune precisazioni fossero ancora necessarie per capire (almeno per me)


3 gennaio
    Nel secondo incontro della giornata siamo ricevuti – nella sede di Mearrat Saydnaya (la sede ufficiale è Damasco) - da Sua Santità  Ignatius Zakka I IWAS  patriarca siro ortodosso di Antiochia e di tutto l’oriente.
Com’è tradizione per i capi delle chiese d’oriente egli, al momento in cui fu eletto dal Sinodo, adottò anche il nome di Ignazio. Comunque il suo titolo completo è Sua Santità Moran Mor
[1] Ignatius Zakka I IWAS Patriarca di Antiochia e di tutto l’oriente e capo supremo della chiesa siriaca ortodossa universale. (non ricopio questi titoli perché io ami queste identificazioni –che penso fossero sottolineate dai medaglioni, di cui non ricordo il numero,  che il patriarca portava al collo).
In questo viaggio sono affascinata dagli incontri che ci consentono di superare lo stereotipo che spesso focalizza l’attenzione sulla separazione delle chiese cristiane (1054) riferita esclusivamente al “patriarca di Roma” e di Costantinopoli (si vedano le note alle schede 2 e 4), impropriamente chiamata scisma, qualora si supponga che la divisione avvenisse con il distacco “da” (e qui è evidente che le due visioni sono descritte opposte e speculari e non fosse la rottura “fra”)
. [2]
Molte sono le chiese che non hanno seguito il percorso dei concili, accettandone i dogmi via via proclamati
e il percorso di quelle orientali risale ai primi secoli dell’età cristiana; non è un fenomeno recente, legato alla storia europea, com’è, ad esempio, quello della Riforma. [3]  Penso che (attenzione! La mia è un’ipotesi senza riscontri diretti!) il patriarca siro ortodosso di Antiochia, si fregi anche del titolo di “patriarca di tutto l’oriente” perché questa chiesa si espanse verso est, tanto che anche oggi ha sedi in India. L’unico patriarca orientale da noi incontrato, appartenente a una chiesa ortodossa-bizantina che riconosce anche il concilio di Calcedonia, è stato Ignazio IV  Hazim (scheda 2).
Il patriarca più significativo per titolo in questa chiesa ortodosso-bizantina è Bartolomeo I che, avendo il titolo di patriarca ecumenico di Costantinopoli (oggi Istanbul, Turchia), ha un posto d’onore fra i patriarchi d’oriente
[4]
Non si dimentichi che anche Ignazio Zakka I IWAS  ha incontrato (1994) il papa Giovanni Paolo II, così come Ignazio IV  Hazim e altri (si veda scheda 2).

Fatto finalmente il punto della situazione passo alla descrizione dell’incontro.
Per molti aspetti il discorso di questo patriarca coincide con quello dei suoi colleghi (ne avevo già detto qualche cosa nella prima puntata) con cui afferma di avere buoni rapporti (in particolare con i cattolici romani. Immediatamente però puntualizza che considera il papa solo come capo della chiesa di Roma. Il ricordo di Calcedonia non viene proposto, così l’irenismo dell’incontro –che a me sembra un po’ di maniera- non ne è turbato.).
In situazioni in cui non possano disporre di una propria chiesa i siro-ortodossi accettano anche i sacramenti amministrati da celebranti cattolici o da ortodossi-bizantini.
Hanno buoni rapporti con i protestanti , con cui però non condividono i sacramenti.
Il patriarca ricorda l’antichità della chiesa che rappresenta  e precisa che l’edificio in cui siamo ricevuti è un collegio e seminario; accanto vi è pure un monastero per suore (e io mi domando se anche qui avvenga quel che ho visto in molti luoghi, cioè che le suore siano –spero anche e non solamente- al servizio dei preti!)
I siro-ortodossi hanno  buoni rapporti anche con i mussulmani e si considerano cittadini rispettosi dello stato, così come lo stato li rispetta. Godono di libertà religiosa (millet!)

Informazione:  Sull’ultimo numero di Confronti (n4. aprile) si trova una relazione di David Gabrielli su alcuni aspetti del  viaggio in Siria e  un’intervista a Paolo Dall’Oglio a cura di Laura Clemente. Sul n    del 2006 si può leggere una relazione (sempre firmata da David Gabrielli) sul viaggio di Confronti dell’agosto 2006:

 



[1]  Non so cosa significhino le parole Mar Moran

[2]  Altre date importanti per segnare la divisione fra le chiese furono il  1204, quando i crociati devastarono Costantinopoli  - nuova Roma- e misero un patriarca latino nella città.
Inoltre quando Costantinopoli (1453) cadde sotto i Turchi i regni occidentali non si mossero in aiuto della città .

[4]  Quanti e quali siano i patriarchi che si fregiano del titolo “di Antiochia ” l’ho scritto nelle note alla .puntata n. 4: Per comodità di chi legge riporto in fondo a questa nota l’elenco dei patriarcati antiocheni e la citazione dei Concili che ognuno di essi riconosce Nel caso specifico si tratta dei concili di  Nicea I (325) e di Costantinopoli I (381), a seguito dei quali le verità riconosciute sono state sintetizzate in un credo che in quelle note ho pure riportato. Chi volesse approfondire gli aspetti teologici potrà trovarne facilmente i riferimenti a seguito della voce concernente in Concili (per comodità ne riporto l’elenco in fondo alle note)  in una buona enciclopedia, su internet o (meglio) in testi specializzati.

1         Patriarcato di Antiochia dei Siri Ortodossi con sede a Damasco (Siria).
Questa chiesa riconosce i primi due concili ecumenici e precisamente Nicea I (325) Costantinopoli I (381).
.
Incontro con il patriarca,Sua Santità  Ignatius Zakka I IVAS, 3 gennaio

2         Patriarcato di Antiochia dei Greci Ortodossi con sede a Damasco (Siria)
Questa chiesa riconosce i primi quattro concili ecumenici e precisamente
Nicea I (325) Costantinopoli I (381), Efeso (431), Calcedonia (451) 
Incontro con il patriarca, Sua beatitudine Ignazio IV  Hazim, 2 gennaio
Fa parte del Consiglio ecumenico delle chiese dal 1961 (assemblea di Nuova Dehli)

3         Patriarcato di Antiochia dei Greci Melkiti con sede a Damasco (Siria)
Incontro con il patriarca,
Sua Eminenza Joseph Absi , 2 gennaio.

4         Patriarcato di Antiochia dei Maroniti con sede a Bkerke (Libano)

5          Patriarcato di Antiochia dei Siri Cattolici con sede a Beyrouth (Libano -
(riferimento alla scheda 4)

Precedenti puntate: 3 e 19 febbraio, 4 -14 e 23 marzo

 

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rassegnastampa, diari di augusta, viaggioconfronti07

domenica, 15 aprile 2007

Venerdì scorso ho pubblicato il testo della didascalia che si trova allo Yad Vashem vicino alla fotografia di Pio XII.
L’avevo ricopiata e tradotta due anni fa e già allora pubblicata sul mio blog.
Un lettore mi ha scritto (del che lo ringrazio: ritengo i colloqui nei blog un elemento importante di comunicazione fra persone) e ne riporto le parole
:


la vittima del revisionismo storico è proprio Pacelli, le "voci" infondate su di lui cominciarono a girare nel 1950: la Chiesa contribuì a salvare almeno 700mila Ebrei.
da me ho linkato qualche docs utile a capire ...
se solo ci fosse volontà in tal senso
!

Ha correttamente unito anche le indicazioni per visitare il suo sito e contattarlo.

L’intento del mio intervento non era quello di trattare della politica di Pio XII, ma voleva solo definire i termini di una questione trattata, a mio parere, in modo indecente. Infatti stimabili e apprezzati quotidiani italiani hanno riferito le critiche del nunzio apostolico (mons. Franco) a quella didascalia senza farla conoscere, se non con qualche brandello a supporto delle critiche di monsignore. Se questo è giornalismo!
Ricordo al mio interlocutore l’indirizzo dell Yad Vaschem cui potrà utilmente rivolgersi.
Yad Vashem The Martyrs' and Heroes' Remembrance Authority P.O.B. 3477
Jerusalem 91034 Israel

Se poi vorrà servirsi dell’indirizzo che trascrivo http://www1.yadvashem.org/about_yad/what_
new/temp_about_yad/temp_index_contact_us.html
troverà una serie di indirizzi specifici per rivolgersi alle diverse sezioni del museo stesso.


Non era assolutamente mia intenzione intervenire nel merito della politica di Pio XII (ci voleva ben altro). Ma desidero ricordare due fatti: (riportando come premessa la frase conclusiva della contestata didascalia): “Il suo silenzio (n.d.r. di Pio12mo) e la mancanza di indirizzi obbligarono gli uomini di chiesa in Europa a decidere autonomamente la propria reazione”:.


PIO XII fu eletto papa il 2 marzo del 1939; il 17 novembre1938 era stato pubblicato il Regio Decreto- Legge n.1728 Provvedimenti per la difesa della  razza italiana.  
Non mi constano ufficiali e autorevoli interventi della gerarchia cattolica in  proposito, se non per  la violazione  nei confronti delle norme del concordato del  1929.

Infatti l’art.1 del provvedimento del 1938  recitava: “Il matrimonio del cittadino  italiano di  razza  ariana  con persona appartenente ad altra razza è proibito.  Il matrimonio celebrato in  contrasto  con tale divieto è nullo”.
Quell’articolo sottraeva alla chiesa italiana il privilegio, concessole dal  Concordato  (e connesso al  riconoscimento degli effetti civili del  matrimonio cattolico che appunto al 1929 risaliva) di  concedere, a sua discrezione, deroghe per i matrimoni misti che si  apprestava a  celebrare.

 

Il testo del documento conciliare Nostra aetate – che teoricamente chiude con 
l’antigiudaismo- fu approvato con non poca difficoltà nell’ottobre del 1965

Purtroppo oggi l’Europa (Italia compresa) si è aperta anche ad altre forme di razzismo.
Che ci sia una responsabilità nella mancata elaborazione delle diverse complicità che facilitarono la consumazione dell’orrore della Shoà?
augusta

 

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varie, segnalazioni da altri blog, diari di augusta

sabato, 14 aprile 2007

Non scrivo miei commenti: quelli li scriverò ai promotori dell’appello.
Invito però chi condivide a firmarlo
Nella homepage del sito
www.ildialogo.org troverete le indicazioni per l’eventuale firma  nella prima colonna a destra.
Voglio almeno sottolineare che nelle pagine on line dei maggiori quotidiani nazionali questa notizia non appare.
Attendo con curiosità di poter vedere la prima pagina di oggi del quotidiano Avvenire
augusta

 Islamofobia
Attentato a Islamic Relief rivendicato da ’fronte cristiano combattente’

Un appello della redazione del nostro giornale alle chiese, ai partiti, al ministro dell’interno e al presidente del Consiglio.

                                                            Appello

Nell’apprendere la notizia dell’attentato alla sede milanese dell’Islamic Relief, che di seguito riportiamo, esprimiamo la nostra più totale solidarietà nei confronti dell’Islamic Relief vittima di un’azione vile che non ha nulla a che vedere con il cristianesimo o con qualsivoglia organizzazione religiosa cristiana degna di questo nome.
E’ del tutto evidente che ci troviamo di fronte ad un uso strumentale del termine “cristiano” usato per confezionare una sigla, quello del "fronte cristiano combattente", che scimmiotta malamente analoghe sigle di un triste e recente passato che ha insanguinato il nostro paese.
Ma proprio l’esperienza di quel triste passato ci fa dire che tale attentato è figlio di quella strategia della tensione che i fautori della guerra mondiale nella quale viviamo stanno portando avanti su scala planetaria e che hanno già insanguinato numerose capitali europee.
Non ci stupiremmo affatto se fra qualche tempo ci trovassimo di fronte ad un analogo episodio di terrorismo nei confronti di qualche organizzazione cristiana attribuita a qualche sigla musulmana, in modo da poter scatenare la caccia al musulmano su scala molto più ampia di quella che già purtroppo siamo costretti a registrare nel nostro paese.
Nell’esprimere solidarietà all’Islamic Relief e ai fratelli musulmani italiani, li invitiamo a non lasciarsi ingannare dalle sigle usate che mirano esclusivamente a creare tensione fra due comunità, quella cristiana e quella musulmana, che non hanno alcun motivo ne di tipo religioso né di tipo sociale per essere contrapposte o addirittura per combattersi.
Chi promuove la guerra di religione è semplicemente un delinquente e perciò chiediamo con forza a tutte le chiese cristiane e a tutte le religioni presenti nel nostro paese di togliere qualsiasi alibi religioso a questi criminali. Nessuno è autorizzato ad uccidere in nome di Dio, comunque lo si chiami.
Chiediamo inoltre a tutte le forze politiche non solo di assumere posizioni di netta condanna degli attentati ma anche di farsi promotori di iniziative di dialogo con le comunità musulmane.
Chiediamo infine al ministro degli Interni e al presidente del Consiglio di assumere tutte le decisioni e le iniziative idonee ad impedire il ripetersi di atti di islamofobia o di razzismo nei confronti di qualsiasi religione esistente nel nostro paese.
La redazione del sito www.ildialogo.org

 

Per sottoscrivere l’appello usare il link "Scrivi un tuo commento a questo articolo" in fondo a questa pagina.

 


 

ATTENTATO CENTRO ISLAMICO MILANO: RIVENDICATO GRUPPO CRISTIANO
ATTENTA