Questo diario elettronico ha una storia che ne giustifica le scelte. E’ iniziato durante un mio soggiorno a Bethlehem fra il 2003 e il 2004: allora si chiamava Betlemme.splinder.com ed è ancora reperibile, anche come link alla voce “vecchio diario”. Con l’aiuto tecnico di amici gentili è diventato un po’ più sofisticato e ha preso il nome di diari e altro. Anche in questa nuova edizione contiene un mio diario da Bethlehem (aprile – giugno 2005). Nei miei racconti ho cercato di impormi un orizzonte di osservazione che coincidesse "con un cerchio immaginario da tracciare intorno ai miei piedi". Mi spostavo infatti in un territorio ristretto e, per quanto il “muro”, insieme ad altri ostacoli, consentiva ho voluto raccontare quanto vedevo, senza pretese di andare oltre. Ma ogni volta, tornata a casa, mi sono resa conto che quanto i media più diffusi riferiscono della situazione palestinese è spesso falsificato da pregiudizi, quando non da ignoranza dei fatti. E così ho voluto continuare a proporre le riflessioni che l’osservazione di una realtà di profonda sofferenza, in un territorio importante per la pace nel mondo, mi suggeriva. Non so se sia una testimonianza significativa … ma almeno a me serve a dar ordine a pensieri che la realtà rende sempre più tormentosi. Durante una mia visita al museo di Israele a Jerusalem mi ha colpito l’ombra proiettata da una statua dello scultore Bourdelle che mi è sembrata rappresentare una situazione dove l’oppressione, la violenza e la paura si sperimentano ogni giorno. La riporto, sperando –se mai continuerò con questo diario- di poterla un giorno considerare non più significativa. .

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Chi sono e cosa faccio

Sono anziana, pensionata, curiosa: mi piace conoscere il mondo e il Medio Oriente mi affascina. Ho soddisfatto il mio desiderio quando ho avuto l’opportunità di collaborare con l´International Center di Bethlehem (organizzazione che spesso indicherò con la sigla ICB) insegnando italiano. Chi volesse conoscere l’ICB può andare al sito Annadwa.org e chi volesse servirsi dei servizi si informazione che l’ICB offre può andare a Bethlehemmedia.net


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mercoledì, 27 giugno 2007

                            I mostri del passato di Barbara Spinelli

Dicono che l'esperienza e gli errori servono a maturare, ma per l'Unione europea le cose non stanno così: nel vertice di Bruxelles che venerdì e sabato doveva salvare la Costituzione dei Ventisette si è scelto di tornare indietro, non di andare avanti e di ripartire dal punto più alto cui si era arrivati. Hanno contato più i pochi stati ansiosi di frenare l'Unione, che non gli stati che in gran parte avevano già ratificato il progetto costituzionale proposto nel luglio 2003 dai rappresentanti del popolo, dei governi, delle istituzioni europee. Pochi stati hanno spadroneggiato sui più, e a forza di spadroneggiare hanno spostato le lancette degli orologi costringendo il tempo ad arretrare e a cancellare non solo l'esperienza vissuti a ma anche le risposte date agli errori passati.
La finta che da decenni consuma l’Europa ricomincia dunque,'impermeabile agli insegnamenti della storia: continua l'abitudine a costruire l'Europa senza darle né il metodo né mezzi né le parole per affermarsi. Non solo: pur appellandosi alla volontà dei cittadini, pur affermando di voler riavvicinare l'Europa alle popolazioni deluse, i capi di Stato e di governo hanno ignorato il parere delle genti. Il popolo europeo non aveva chiesto queste pavide rinunce. Aveva chiesto una costituzione europea, in cui potersi identificare come ci si identifica con le costituzione nazionali: il 66% l'aveva reclamata con forza, nel sondaggio Eurobarometro di giugno. Non è quello che gli Stati di hanno dato, se è vero che perfino la parola costituzione li ha impauriti. Gli Stati hanno protetto non i popoli ma se stessi e le proprie false sovranità. Il linguaggio del progetto costituzionale era troppo farraginoso -era stato detto- e per questo francesi e olandesi l’avevano respinto nel 2005. I testi odierni hanno linguaggio infinitamente più opaco, impenetrabile, ambiguo.

(La stampa domenica 24 luglio)

Dopo un’assenza di una decina di giorni trovo alcune notizie tristissime, deprimenti
Ho cominciato riportando l’incipit dell’importante editoriale di Barbara Spinelli che già risponde con un “per ora no” se non con un “mai” alla domanda che mi pongo da tempo: “Quando avremo una competente ed onesta politica estera europea?”.
E il mio pessimismo è rafforzato da un’altra notizia. Il primo ministro inglese se ne va. Lascia il posto prima delle elezioni, affida il suo partito ad altro leader, forse per non portarlo al disastro elettorale, ma avrà un ruolo di riconosciuto rilievo nel Quartetto cui è affidato il processo di pace in Medio Oriente. Naturalmente nulla ci è stato comunicato –o a me è sfuggito- sugli obiettivi e i modi di tale processo (e come avrebbe potuto farlo un’Europa che non vuole esistere?) e quindi resta come unica certezza il fatto che Mr. Blair si è fatto complice di Mr. Bush (con il sordido consenso dell’italico cavaliere allora regnante) nel raccontarci oscene frottole sulle non ragioni che hanno giustificato l’aggressione all’Iraq. Quali altre frottole ci racconterà Mr. Blair sulla pelle di popoli in guerra da decenni per imporre loro una volontà estranea? E il governo italiano ora in carica fingerà di credergli?
C’è anche il rischio che la quasi annunciata “conversione” al cattolicesimo ne aumenti –dato il peso del consenso papale- la credibilità.
A prescindere dal fatto che non vedo perché ci si debba “convertire” da una chiesa cristiana all’altra e non sia invece più sano e responsabile impegnarsi per una convivenza plurale almeno fra cristiani o sedicenti tali, mi viene in mente Ambrogio, vescovo di Milano, che nel 390 concesse il perdono, pubblicamente richiesto, all’imperatore Teodosio per la strage di Tessalonica. Già il perdono, non una sacra pacca sulla spalla.
Staremo a vedere
Lascio il commento alla consueta rubrica Vittime di guerra             augusta



              VITTIME  (di guerre e di cui è possibile fare la conta …)

 Internazionale   22 / 28 giugno 2007  n.698 pag.14

Numero di vittime dall’inizio della seconda intifada (26 ottobre 2000).
Dati aggiornati alle 16 del 20 giugno 2007.
Tra le vittime palestinesi sono inclusi i kamikaze, mentre non sono conteggiate
le persone accusate di collaborazionismo e uccise da altri palestinesi.
Palestinesi        4.626      
Israeliani          1.050         
Altre vittime         77         
Totale               5.753        

 Internazionale   22 / 28 giugno 2007  n.698  pag.14

 Numero di vittime dall’inizio della guerra in Iraq (19 marzo 2003)
Dati aggiornati alle 16 del 20 giugno 2007
Iracheni              65.828  /  72.112
Americani                    3.531                             
Altre vittime                   278                          

Pagina diario scritta da: AUG a 09:58 | link | commenti | | Torna su
rassegnastampa, vittime di guerra, diari di augusta

mercoledì, 13 giugno 2007

Cari amici

ho deciso di prendere le distanze per un po' dal mio blog:
Penso di rifarmi viva a fine mese.

Le ragioni sono più d'una ma una é interna a diariealtrro:
Sono infatti peggio che addolorata dall'indifferenza della società cd. civile al problema dei crediti con cui si distinguono i giovani maturandi in base alla religione praticata fino alla frequenza alle lezioni (solo di religione cattolica).
Ci sto pensando e mi sembra una beffa crudele a coloro di cui si dice di voler educare,
Educazione anticostituzionale?

augusta

Per i precedenti riferimenti vedi 1 e 6 giugno


Pagina diario scritta da: AUG a 07:39 | link | commenti (1) | | Torna su
diari di augusta

sabato, 09 giugno 2007

Dopo la lunga tirata di ieri (e non è finita: per lenta e noiosa che io sia ci tengo al mio diario siriano) mi permetto una breve nota. Mi sento spiazzata da una serie di follie di politici in carica (non posso difenderli riferendomi, come molti fanno, alle politiche di chi li ha preceduti perché mi sembra la logica del Pierino storico “Ha cominciato lui”).
Li riconosco paralleli al degrado dei movimenti che sono le frange abnormi di ormai morte associazioni che progettavano, conoscevano e facevano conoscere, intervenivano, si facevano sentire ma dietro la loro parola c’era molto … ora dietro gli strilli c’è spesso il nulla.
Il ministro Ferrero dice che il presidente degli USA è un “guerrafondaio” (vero), un assessore della mia regione tempo fa ha strillato che la base di Aviano è “criminale” (io avrei detto “criminogena”, lasciamo pur perdere le sottigliezze linguistiche .. anche questo è vero) ma se i cittadini possono limitarsi allo strillo quando ritengono che null’altro sia rimasto (e questo non è vero anche se l’esasperazione può creare questa percezione) tanto non possono fare i politici.
Se il loro legame con i cittadini  si limita a considerarli nella prospettiva strumentale, riduttiva, offensiva di elettori con cui si mercanteggia il voto rispondendovi con promesse che si limitano alla captatio benevolentiae della condivisione dello strillo pago di sé, la politica per sé non può che esprimersi al livello che una significativa parte dei senatori della Repubblica ci hanno esibito durante il dibattito sul “caso Visco”.
Il compito della politica è mediare (termine che non significa ridursi alla moderazione) e mediare significa considerare - fino ad esserne esausti se necessario – ogni pur minimo spazio per modificare una situazione.
La dimensione di questo spazio dipende dai rapporti di forza e, credo, dalla intelligenza, competenza e conoscenza dell’uno e dalla capacità di risposta dell’altro.
Nessuno strillo colma questa distanza, neppure nella ricerca della pace.
Costruire la pace è un’attività faticosa che richiede tanti interlocutori, capaci di mettersi in rete a tanti livelli e molti di questi livelli oggi mi sembrano vuoti, mentre altri sono malissimo frequentati.
Scusate la mia tirata mattutina, ma è difficile star zitti con la sensazione di una deriva incontrollabile (o forse da qualcuno controllata).
augusta

Pagina diario scritta da: AUG a 08:51 | link | commenti | | Torna su
diari di augusta, culturapace

venerdì, 08 giugno 2007

SIRIA PUNTATA N. 7 (seconda parte)

 

Confesso il mio sollievo nell’affrontare finalmente una relazione di carattere chiaramente politico, senza quel mix incombente politico-religioso che cominciava a infastidirmi (penso ai giovani che vogliono siano rispettati i loro diritti individuali).
Ieri mi turbava il confronto con l’Italia e l’immagine di una nostra deriva verso un millet, se non legislativo, culturale,  oggi mi turba anche la partecipazione del popolo siriano al plebiscito per la conferma del presidente..
Temo possa rappresentare una situazione bloccata in un paese che sta diventando importante per le vicende di un medio oriente che ha bisogno di rendersi stabile.
E se non bastasse si è aperto il processo per l’omicidio di Hariri.
Tanto più quella che a me sembra la deriva dell’Italia mi turba quando il ministro siriano esordisce con battute che mi spaventano e che non posso certo contestare lì.
Dice che l’Italia è un paese laico che ha saputo separare la religione dallo stato e che il vaticano è simbolo di pace e tolleranza. Tolleranza? Be’ io sono stata costretta a cambiare medico quando ho trovato nell’ambulatorio di quello che era il mio medico di base i dépliant del movimento Scienza e Vita che invitava ad astenersi dal voto per il referendum sulla fecondazione assistita.
Il medico controllerà il mio corpo, discuterà con me (se glielo consentirò) eventuali connessioni con questioni etiche ma non può farsi complice di azioni che, con la copertura di una cappa religioso-cardinalizia, interferiscono con i miei diritti di cittadinanza. Devo dire però che la mia indignazione di allora non ha trovato alcun riscontro da nessuna parte.  Italico millet? Che diventare sudditi vaticani sia una diffusa, trasversale istanza popolare?
[1]
Per fortuna poi passa alla Siria, ponte fra islam e cristianesimo, paese significativo dal punto di vista geografico, geopolitico, geodemografico. Siamo a Damasco da cui  gli Omayyadi si sono mossi, raggiungendo la Spagna, dove si affermò la grande cultura che ha lasciato le sue testimonianze nelle città spagnole  (il ministro sorvola con disinvoltura sui modi della conquista, anche se in vari luoghi –es. Gerusalemme- l’Islam diede segnali interessanti di dialogo e pace).

Purtroppo i 480 anni di dominio ottomano hanno congelato il progresso della Siria .
Successivamente –dopo la prima guerra mondiale- il territorio del medio oriente fu suddiviso, dice, come fosse una torta da tagliare a fette  .
Nel 1920, dopo un tentativo di indipendenza siriana sotto lo sceicco Faysal, la Francia occupò militarmente la Siria, suddividendola in più stati:, tutti comunque sotto il dominio del governatore francese.: il Grande Libano, lo stato di Damasco, lo stato di Aleppo, il territorio autonomo degli alawiti
[2]  e dei drusi. Nei vari stati furono messi  governanti fantoccio, come oggi in Iraq puntualizza il ministro.
Comunque la durata di questa suddivisione fu breve e nel 1926 la Francia (già riconosciuta potenza mandataria come l’Inghilterra in Palestina) diede al Libano uno statuto che ne sanciva la rigida differenziazione religiosa a livello istituzionale: il Presidente della Repubblica doveva essere un cristiano maronita, eletto per 6 anni dal   Parlamento e non immediatamente rieleggibile, il  Primo Ministro doveva essere un musulmano sunnita e il presidente del parlamento un mussulmano sciita.
Il ministro, nel descriverci la suddivisione del territorio, non si risparmia una battuta ironica; la superficie del Libano è di  10.400  Kmq , minore della superficie della provincia siriana di Homs  (42.223 kmq).
Non sembra che le divisioni della popolazione su base  etnica o religiosa (non amministrativa-territoriale) siano di vantaggio ai paesi in cui vengono imposte.
Il ministro ricorda che prima della suddivisione imposta per volontà dei “colonizzatori” europei Siria e Libano avevano la stessa moneta, la stessa banca centrale, la stessa dogana.
Nel 1943 la potenza mandataria francese accondiscese all’indipendenza del Libano (appoggiato dagli anglo-americani).
Fatti questi rapidi cenni a un passato le cui conseguenze sono ancora cause di situazioni pesanti – e prima di riportarci al presente- dobbiamo considerare una delle questioni più scottanti della situazione: la creazione dello stato di Israele e le conseguenze della guerra dei sei giorni, di cui proprio in questi giorni si “celebra” il quarantennio.
Le problematiche che il dr. Bilal pone vanno oltre la questione dell’occupazione israeliana delle alture del Golan. Anche su questo problema si  richiama al colonialismo e afferma che gli inglesi, la potenza mandataria della Palestina, favorirono l’ingresso nel territorio di ebrei sionisti scegliendo la forma più maligna della storia del colonialismo, cioè il ritiro nel 1948 e la “consegna” della terra non agli autoctoni (fra cui riconosce anche ebrei originari di quella terra) e coloro che erano arrivati per conquistarla. Insiste sul rispetto dell’ebraismo in quanto religione che distingue rigorosamente dal sionismo, ma certamente non sfiora neppure il problema della Shoà. E’ un atteggiamento che ho notato più volte in queste terre e perciò ricordo con gratitudine un funzionario del ministero palestinese dell’istruzione che ci accolse nei primi viaggi di Confronti e ci indicò, come strumento di pace, la condivisione del dolore. Da qualche anno però non lo abbiamo più incontrato.
Anche nelle parole di Bilal c’è un elemento che, se la diplomazia internazionale cogliesse in maniera adeguata, potrebbe significare una speranza di pacificazione. Dice: “I quasi 500 anni di oppressione turca – che non dimentichiamo- non ci impediscono oggi di avere ottime relazioni con la Turchia”
Bilal ricorda i popoli che hanno combattuto contro il colonialismo e raggiunto l’indipendenza, per tornare alla sua terra, le cui sorti a questo punto appaiono legate inestricabilmente alla questione palestinese,. Il conflitto che in questa parte del mondo non termina dipenderebbe proprio dall’importanza di questa terra, importanza geopolitica (terra di passaggio necessaria per chi si muova attraverso il mondo) e dal “maledetto” petrolio.
I dominatori hanno un sogno: ricreare il dominio sul mondo come l’antica Roma, Ma per far questo non basta la conquista. Gli statunitensi hanno abbattuto il regime iracheno in 19 giorni, ma sono passati 3 anni e combattono ancora.

Continua nel suo elenco di orrori: Abu Graib, le modalità della esecuzione di Saddam, violenze di ogni genere…., ricorda con molta intelligenza il mancato riconoscimento dell’esito delle elezioni palestinesi, attribuisce a questa politica del “divide et impera” anche l’inasprirsi del conflitto siro-libanese. 
Augurandosi che la politica internazionale riprenda il principio “land for peace” ci congeda con estrema cortesia.
Poiché scrivendo questi diari “dialogo” ancora con i nostri interlocutori devo dire che il mio dialogo con il ministro Bilal è particolarmente difficile: non ho criteri per distinguere ciò che ha detto da ciò che non ha detto e avrebbe potuto dire..

Staremo a vedere: di Siria sentiremo ancora parlare.                                               augusta
______________________________________________________

 

Nota puntata 7 (seconda parte)


MARONITI: Comunità di cattolici di rito siriano che vive nel Libano, con alcune importanti colonie in Egitto, a Cipro e in America.
Di antica origine accettarono il concilio di Calcedonia e ciò ne favorì il successivo avvicinamento a Roma.  Rifugiatisi sul monte Libano per fuggire gli arabi, fondarono numerosi monasteri che nel XII secolo divennero sedi vescovili. Nel Medioevo, guidati dai vescovi e dalla nobiltà, crearono una società semifeudale. In conflitto con gli arabi, accolsero favorevolmente le crociate e iniziarono così il riavvicinamento con Roma: l'unione fu suggellata nel 1584 con la fondazione del collegio maronita di Roma, loro sede di formazione teologica. Minacciati dagli ottomani, nel XVIII secolo ottennero la protezione del re di Francia. Alla loro chiesa deve appartenere il presidente dello stato.
Il loro patriarcato, che si fregia del titolo “di Antiochia” ha sede a Bkerke (Libano)


Precedenti puntate: 3 e 19 febbraio, 4 -14 e 23 marzo,, 18 aprile. 28 maggio

Reperibili tutte insieme alla categoria viaggio confronto07

 



[1]  Ne ho scritto in questo blog il 25 novembre del 2005

[2]  Vedi nota puntata 5, che è riferimento anche per i termini relativi alle divisione dell’Islam riportati più sotto.

 

Pagina diario scritta da: AUG a 19:49 | link | commenti | | Torna su
diari di augusta, viaggioconfronti07

mercoledì, 06 giugno 2007

Mafalda in giugno nel suo calendario 2007:    CHE STRESS!”

Mafalda in piedi su uno sgabello in atteggiamento dominante. Vicino a lei un amichetto:                “Lancio un appello per il disarmo mondiale!”
L’amichetto alza gli occhi dall’album che sta leggendo: 
Un simile appello lo fanno continuamente grandi personalità. E chi gli dà retta?”
Mafalda: “Nessuno”  ...........
Ma tanto, non costa niente … e quelle personalità e io facciamo un   figurone”.



Boicottaggio a Fioroni

Nel precedente diario avevo pubblicato la mia lettera al ministro Fioroni & C. Non mi aspettavo risposta ma… non si sa mai.
Comunque io scrivo queste lettere aperte per avere un pretesto per diffonderle, sia pur con risultati penosi.
Finora, con la solidarietà di un’amica, un articoletto su Il Manifesto.
Questo però me l’aspettavo, non mi aspettavo invece da parte di “normali” cittadini (e la cosa mi ha reso molto triste) l’indifferenza o peggio il disprezzo dei diritti individuali di soggetti a debole contrattualità  quali i giovani sono.
Silenzio della scuola, sindacati compresi (perché non li hanno avvisati in classe e per tempo? Penso al diavolo a quattro che avrei fatto se ancora lavorassi…), silenzio delle organizzazioni religiose e delle chiese e (quella cattolica ormai assuefatta a una supernutrizione di privilegi e quelle non cattoliche che hanno fatto omai proprie condanne generiche e non sanno o non vogliono farsi operative nel concreto), le organizzazioni laiche hanno scritto un “bel” documento – inefficace proclama di principi.
Mi domando se siano tutti concordi nel progetto di allevamento di cloni berluschini.

NOTA per rimediare a una ingiusta valutazione:
Sono stata appena avvisata (9 giugno) che
1. Riforma, il settimanale delle chiese valdesi e metodiste nell'ultimo numero (23), contiene due articoli sulla questione dei crediti per l'insegnamento della religione cattolica. Se avrò modo di leggerli ne darò notizia più ampia;
2: che la CGIL scuola a livello nazionale (e sul sito collegato) si é data da fare per la questione dei crediti. Perché l'opimione pubblica non ne é informata?
E gli insegnanti (che se iscritti alla CGIL dovrebbero saperlo) che fanno?


Se noi ci limitiamo a calpestare i diritti costituzionali dei giovani in forma incruenta (infortuni sul lavoro a prescindere), c’è chi fa di peggio

La BBC ha pubblicato un interessante articolo su Guantanamo che non faccio in tempo a tradurre.  (si trova
http://news.bbc.co.uk/2/hi/americas/6720315.stm)
Tra gli altri normali orrori si legge di un ventenne, comparso davanti al tribunale dopo 5 anni di prigionia. Lascio alla inevitabile sottrazione i commenti
augusta

Pagina diario scritta da: AUG a 16:28 | link | commenti (1) | | Torna su
varie, diari di augusta

venerdì, 01 giugno 2007

  2 giugno - Festa della Repubblica
  Sorvolo sull'ovvio fastidio per la parata militare a Roma e trascrivo la lettera che ho inviato al ministro
  Fioroni: Ho deciso che il cenno di ieri (qui sopra) non mi bastava

 

Augusta De Piero

Via Gemona 78

33100     UDINE
Tel. 0432 204274
augusta,depiero@tin.it
                                                              Udine 2 giugno 2007

 

Lettera aperta al ministro della pubblica istruzione Beppe Fioroni

 

E per conoscenza

al presidente del consiglio dei ministri: Romano Prodi

ai ministri per
i diritti e pari opportunità:
Barbara Pollastrini
le politiche per la famiglia: Rosy Bindi

le politiche giovanili: Giovanna Melandri

la solidarietà sociale  Paolo Ferrero


e per conoscenza alla
Consulta romana per la laicità delle istituzioni

Egregio sig. Ministro

Chi le scrive è un’insegnante in pensione che prova un’enorme pietà per i giovani a causa del modello di comportamento sociale che la scuola – attraverso il suo rappresentante governativo- propone, anzi impone.
Mi riferisco al vantaggio offerto agli studenti che si avvalgono dell’insegnamento di religione cattolica agli effetti della contabilizzazione dei crediti di cui giovarsi agli esami di maturità.
Mi soffermo un momento sul comunicato della consulta romana per la laicità delle istituzioni, cui molte associazioni, chiese protestanti, unione delle comunità ebraiche … hanno aderito.
Giustamente hanno fatto riferimento al concetto di laicità dello stato.
Manca però (a mio parere), anche in quel documento, il soggetto fondante la scuola: studenti e studentesse (persone che l’età, la situazione generale della scuola, che schiaccia anche gli insegnanti capaci e professionalmente decisi a mantenere la loro dignità, la situazione di tensione che si accompagna agli esami di maturità rendono contrattualmente deboli).
E allora mi permetta di tornare a costoro, costretti a subire un’ingiustizia senza potervisi opporre, anche per la ristrettezza estrema del tempo.
Le vittime in questo caso sono di due tipi:
coloro che dall’ingiustizia vengono penalizzati senza che sia loro concessa una pari opportunità che possa ristabilire un equilibrio (non esistono infatti attività alternative per i “non avvalentesi” dell’insegnamento di religione cattolica);
e coloro che – in nome di una scelta personale- si avvalgono e, senza averlo deciso e senza desiderarlo, sono costretti a godere di un privilegio.
A me sembra un incentivo alla cultura della sopraffazione che è il primo gradino per l’irresponsabilità nella conduzione della propria esistenza. Molti sono gli esempi dei danni che tale sordità irresponsabilità può produrre. Non occorre che ne scriva, basta leggere un qualsiasi quotidiano.
Digerire senza riflettere un’ingiustizia a diciotto anni può essere il primo passo per farsi produttori di ingiustizia da adulti ed è triste che un rappresentante istituzionale dello stato se ne faccia garante.
Augusta De Piero

 

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