Questo diario elettronico ha una storia che ne giustifica le scelte. E’ iniziato durante un mio soggiorno a Bethlehem fra il 2003 e il 2004: allora si chiamava Betlemme.splinder.com ed è ancora reperibile, anche come link alla voce “vecchio diario”. Con l’aiuto tecnico di amici gentili è diventato un po’ più sofisticato e ha preso il nome di diari e altro. Anche in questa nuova edizione contiene un mio diario da Bethlehem (aprile – giugno 2005). Nei miei racconti ho cercato di impormi un orizzonte di osservazione che coincidesse "con un cerchio immaginario da tracciare intorno ai miei piedi". Mi spostavo infatti in un territorio ristretto e, per quanto il “muro”, insieme ad altri ostacoli, consentiva ho voluto raccontare quanto vedevo, senza pretese di andare oltre. Ma ogni volta, tornata a casa, mi sono resa conto che quanto i media più diffusi riferiscono della situazione palestinese è spesso falsificato da pregiudizi, quando non da ignoranza dei fatti. E così ho voluto continuare a proporre le riflessioni che l’osservazione di una realtà di profonda sofferenza, in un territorio importante per la pace nel mondo, mi suggeriva. Non so se sia una testimonianza significativa … ma almeno a me serve a dar ordine a pensieri che la realtà rende sempre più tormentosi. Durante una mia visita al museo di Israele a Jerusalem mi ha colpito l’ombra proiettata da una statua dello scultore Bourdelle che mi è sembrata rappresentare una situazione dove l’oppressione, la violenza e la paura si sperimentano ogni giorno. La riporto, sperando –se mai continuerò con questo diario- di poterla un giorno considerare non più significativa. .

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Chi sono e cosa faccio

Sono anziana, pensionata, curiosa: mi piace conoscere il mondo e il Medio Oriente mi affascina. Ho soddisfatto il mio desiderio quando ho avuto l’opportunità di collaborare con l´International Center di Bethlehem (organizzazione che spesso indicherò con la sigla ICB) insegnando italiano. Chi volesse conoscere l’ICB può andare al sito Annadwa.org e chi volesse servirsi dei servizi si informazione che l’ICB offre può andare a Bethlehemmedia.net


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martedì, 20 novembre 2007

20 novembre -  Quando si cancellano le mail

Volevo continuare il discorso di ieri, ma avrei molto da dire e oggi non ho tempo.
Perciò interrompo quel filone, riservandomi di riprenderlo, per dare una notizia …stravagante.
La mattina ascolto la rassegna stampa di Prima pagina, a prescindere dalla mia convergenza  con chi la conduce, anzi con un particolare interesse per i giornalisti che mi sono ideologicamente estranei perché ritengo importante, non potendo munirmi di una serie ampia di quotidiani (che non avrei nemmeno il tempo di leggere), confrontarmi con una pluralità di opinioni.
Questa settimana la rassegna è condotta dal giornalista Marcello Foa, inviato de Il Giornale. Un ascoltatore gli ha telefonato chiedendo informazioni sulla Convenzione “per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza” di cui aveva sentito alla televisione.
Il giornalista, che evidentemente non conosceva o non ricordava il documento, dopo aver affermato che non ne aveva trovato notizia nei giornali da lui consultati (eppure oggi ricorre l’anniversario della approvazione di quel documento) gli ha risposto in modo confuso concludendo “magari mi informo e domani ne parleremo, se ne avremo l’opportunità”.
Prima di scrivere ho verificato tutto e chi volesse farlo può andare al sito web:
http://www.radio.rai.it/radio3/primapagina/index.cfm
da cui può passare alla riproduzione in mp3 (e ascoltare e scaricare quanto detto)
http://www.radio.rai.it/radio3/podcast/lista.cfm?id=811
Ho pensato di far cosa utile (e poi mi indigno sempre quando si sorvola sui diritti dei minori) scrivendo a Prima Pagina (primapagina@rai.it) e indirizzando la nota che trascrivo al giornalista e alla redazione.

“La Convenzione di New York (1989) sui diritti del fanciullo (orribile traduzione italiana di ‘child’ che, convenzionalmente, indica il minore)  nel nostro stato è legge 
- pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell'11 giugno 1991, n. 135)
La prego di informarne gli ascoltatori: ne hanno diritto e lo hanno soprattutto i minori”

Ho ricevuto la risposta automatica che ricopio:

Your message
  To:      Redazione Primapagina
  Subject: per il giornalista che conduce P.P. e per la redazione
  Sent:    Tue, 20 Nov 2007 08:38:07 +0100
was deleted without being read on Tue, 20 Nov 2007 10:18:24 +0100

Per chi fosse interessato il numero verde che dalle 7 del mattino consente il contatto con la redazione è 800050333.
augusta

21 novembre -  Chi ha paura dei diritti dei bambini

Riprendo oggi l’argomento trattato ieri –e speravo di finirla lì – senza scrivere un post staccato dal precedente perché mi farà  piacere, se saranno letti, che lo siano congiuntamente.
Questa mattina non potevo telefonare a Prima Pagina (per cui avevo scritto il messaggio, ieri cancellato dalla redazione, che mi sembrava di urgenza assoluta) ma potevo ascoltare.
Il problema “giornata dell’infanzia” (perché giornata dell’infanzia e non “dei diritti del minore”, dato che della ricorrenza della Convenzione di New York del 1989 si tratta?) si è riproposto a Prima Pagina con riferimento ai bambini soldato.
Il conduttore della trasmissione ha detto due parole sulla questione, rifacendosi ad un articolo de L’Unità, è tornato a citare la giornata “dell’infanzia” e ha finito lì.
Anche oggi ho riascoltato la trasmissione (perché a volte dubito di me stessa, quando le questioni che attirano la mia attenzione sono troppo grossolane per essere credibili senza riserve) e ora posso dire con certezza che mai gli è sfuggita la parola “diritti”.
Che sia censurata? Da chi? Perché? E se censurata non è perché non viene pronunciata quando è necessario riferimento?

augusta

 

Pagina diario scritta da: AUG a 11:44 | link | commenti (2) | | Torna su
bambini, rassegnastampa

lunedì, 19 novembre 2007

Da “www.ildialogo.or

Il triangolo nero

Violenza, propaganda e deportazione. Un manifesto di scrittori, artisti e intellettuali contro la violenza su rom, rumeni e donne

La storia recente di questo paese e’ un susseguirsi di campagne d’allarme, sempre piu’ ravvicinate e avvolte di frastuono. Le campane suonano a martello, le parole dei demagoghi appiccano incendi, una nazione coi nervi a fior di pelle risponde a ogni stimolo creando “emergenze” e additando capri espiatori.
Una donna e’ stata violentata e uccisa a Roma. L’omicida e’ sicuramente un uomo, forse un rumeno. Rumena e’ la donna che, sdraiandosi in strada per fermare un autobus che non rallentava, ha cercato di salvare quella vita. L’odioso crimine scuote l’Italia, il gesto di altruismo viene rimosso.
Il giorno precedente, sempre a Roma, una donna rumena e’ stata violentata e ridotta in fin di vita da un uomo. Due vittime con pari dignita’? No: della seconda non si sa nulla, nulla viene pubblicato sui giornali; della prima si deve sapere che e’ italiana, e che l’assassino non e’ un uomo, ma un rumeno o un rom.
Tre giorni dopo, sempre a Roma, squadristi incappucciati attaccano con spranghe e coltelli alcuni rumeni all’uscita di un supermercato, ferendone quattro. Nessun cronista accanto al letto di quei feriti, che rimangono senza nome, senza storia, senza umanita’. Delle loro condizioni, nulla e’ piu’ dato sapere.
Su queste vicende si scatena un’allucinata criminalizzazione di massa. Colpevole uno, colpevoli tutti. Le forze dell’ordine sgomberano la baraccopoli in cui viveva il presunto assassino. Duecento persone, tra cui donne e bambini, sono gettate in mezzo a una strada.
E poi? Odio e sospetto alimentano generalizzazioni: tutti i rumeni sono rom, tutti i rom sono ladri e assassini, tutti i ladri e gli assassini devono essere espulsi dall’Italia. Politici vecchi e nuovi, di destra e di sinistra gareggiano a chi urla piu’ forte, denunciando l’emergenza. Emergenza che, scorrendo i dati contenuti nel Rapporto sulla Criminalita’ (1993-2006), non esiste: omicidi e reati sono, oggi, ai livelli piu’ bassi dell’ultimo ventennio, mentre sono in forte crescita i reati commessi tra le pareti domestiche o per ragioni passionali. Il rapporto Eures-Ansa 2005, L’omicidio volontario in Italia e l’indagine Istat 2007 dicono che un omicidio su quattro avviene in casa; sette volte su dieci la vittima e’ una donna; piu’ di un terzo delle donne fra i 16 e i 70 anni ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita, e il responsabile di aggressione fisica o stupro e’ sette volte su dieci il marito o il compagno: la famiglia uccide piu’ della mafia, le strade sono spesso molto meno a rischio-stupro delle camere da letto.
Nell’estate 2006 quando Hina, ventenne pakistana, venne sgozzata dal padre e dai parenti, politici e media si impegnarono in un parallelo fra culture. Affermavano che quella occidentale, e italiana in particolare, era felicemente evoluta per quanto riguarda i diritti delle donne. Falso: la violenza contro le donne non e’ un retaggio bestiale di culture altre, ma cresce e fiorisce nella nostra, ogni giorno, nella costruzione e nella moltiplicazione di un modello femminile che privilegia l’aspetto fisico e la disponibilita’ sessuale spacciandoli come conquista. Di contro, come testimonia il recentissimo rapporto del World Economic Forum sul Gender Gap, per quanto riguarda la parita’ femminile nel lavoro, nella salute, nelle aspettative di vita, nell’influenza politica, l’Italia e’ 84esima. Ultima dell’Unione Europea. La Romania e’ al 47esimo posto.
Se questi sono i fatti, cosa sta succedendo?
Succede che e’ piu’ facile agitare uno spauracchio collettivo (oggi i rumeni, ieri i musulmani, prima ancora gli albanesi) piuttosto che impegnarsi nelle vere cause del panico e dell’insicurezza sociali causati dai processi di globalizzazione.
Succede che e’ piu’ facile, e paga prima e meglio sul piano del consenso viscerale, gridare al lupo e chiedere espulsioni, piuttosto che attuare le direttive europee (come la 43/2000) sul diritto all’assistenza sanitaria, al lavoro e all’alloggio dei migranti; che e’ piu’ facile mandare le ruspe a privare esseri umani delle proprie misere case, piuttosto che andare nei luoghi di lavoro a combattere il lavoro nero.
Succede che sotto il tappeto dell’equazione rumeni-delinquenza si nasconde la polvere dello sfruttamento feroce del popolo rumeno.
Sfruttamento nei cantieri, dove ogni giorno un operaio rumeno e’ vittima di un omicidio bianco.
Sfruttamento sulle strade, dove trentamila donne rumene costrette a prostituirsi, meta’ delle quali minorenni, sono cedute dalla malavita organizzata a italianissimi clienti (ogni anno nove milioni di uomini italiani comprano un coito da schiave straniere, forma di violenza sessuale che e’ sotto gli occhi di tutti ma pochi vogliono vedere).
Sfruttamento in Romania, dove imprenditori italiani - dopo aver “delocalizzato” e creato disoccupazione in Italia - pagano salari da fame ai lavoratori.
Succede che troppi ministri, sindaci e giullari divenuti capipopolo giocano agli apprendisti stregoni per avere quarti d’ora di popolarita’. Non si chiedono cosa avverra’ domani, quando gli odii rimasti sul terreno continueranno a fermentare, avvelenando le radici della nostra convivenza e solleticando quel microfascismo che e’ dentro di noi e ci fa desiderare il potere e ammirare i potenti. Un microfascismo che si esprime con parole e gesti rancorosi, mentre gia’ echeggiano, nemmeno tanto distanti, il calpestio di scarponi militari e la voce delle armi da fuoco.
Succede che si sta sperimentando la costruzione del nemico assoluto, come con ebrei e rom sotto il nazi-fascismo, come con gli armeni in Turchia nel 1915, come con serbi, croati e bosniaci, reciprocamente, nell’ex-Jugoslavia negli anni Novanta, in nome di una politica che promette sicurezza in cambio della rinuncia ai principi di liberta’, dignita’ e civilta’; che rende indistinguibili responsabilita’ individuali e collettive, effetti e cause, mali e rimedi; che invoca al governo uomini forti e chiede ai cittadini di farsi sudditi obbedienti.
Manca solo che qualcuno rispolveri dalle soffitte dell’intolleranza il triangolo nero degli asociali, il marchio d’infamia che i nazisti applicavano agli abiti dei rom.
E non sembra che l’ultima tappa, per ora, di una prolungata guerra contro i poveri.
Di fronte a tutto questo non possiamo rimanere indifferenti. Non ci appartengono il silenzio, la rinuncia al diritto di critica, la dismissione dell’intelligenza e della ragione.
Delitti individuali non giustificano castighi collettivi.
Essere rumeni o rom non e’ una forma di “concorso morale”.
Non esistono razze, men che meno razze colpevoli o innocenti.
Nessun popolo e’ illegale.

Proposto da Alessandro Bertante, Gianni Biondillo, Girolamo De Michele, Valerio Evangelisti, Giuseppe Genna, Helena Janeczek, Loredana Lipperini, Monica Mazzitelli, Marco Philopat, Marco Rovelli, Stefania Scateni, Antonio Scurati, Beppe Sebaste, Lello Voce, Wu Ming.
 Venerdì, 16 novembre 2007

Sarò lunga, qualcuno mi ha scritto tempo fa che non bisogna esagerare in lunghezza: il fatto è che io sto esagerando in brevità perché troppe sono le cose da dire che non voglio tacere, finché non ci sarà tolto il diritto di parlarne pubblicamente.
Abbiamo abbandonato il razzismo ad una bega fra storace e Fini, mentre dovrebbe farsi interesse collettivo primario. Ho pubblicato un documento che ritengo importante e che nel sito <
http://www.petitiononline.com/trianero/petition.html> si può ancora firmare.
Ogni volta che scatta un fatto di violenza se non ci riesce di attribuirla tutta a uno straniero (e i Romeni ci impediscono di usare la parola “extracomunitario”) ci stupiamo, come se fosse la prima volta. E invece è una delle tante, di tutti i giorni.
Scelta per scelta mi soffermo sull’episodio, accoratamente segnalato da un preside di Mantova, degli studenti che hanno ripreso con i telefonini l’agonia di una donna (ha importanza che fosse nera?) mentre moriva sotto le ruote di un autobus.
Se io volessi meravigliarmi, ma non me lo consento, me lo impedirebbe il mio blog.
Ecco la fonte di quello scempio, una fonte che ci interessa tutti perché i protagonisti sono soldati italiani che non erano in Iraq perché passavano di la, qualcuno li aveva mandati con un diffuso consenso. Chi era l’attore dell’invio? Chi lo ha sostenuto?
Ricopio la notizia, così come l’avevo scritta il 14 settembre 2006. Mi limito ad aggiungere un titolo:


CATTIVI o PESSIMI MAESTRI?

 

Leggo sul Corriere della sera di oggi – 14 settembre 2006- un articolo di Fiorenza Sarzanini “Nassiriya, soldati italiani a processo”, così segnalato in prima pagina:
”Spararono contro i civili durante la battaglia dei ponti di Nassiriya, 5 agosto 2004: il rinvio a giudizio chiesto dalla Procura militare per tre soldati italiani, accusati di aver colpito un’ambulanza, uccidendo quattro persone”.
Nel contesto dell’articolo (a pag. 5 e, sottolineo, del Corriere della sera) si legge:
”Il 25 gennaio scorso Allocca (torrettista e capo arma del mezzo anfibio d’assalto AAV7 in forza ai lagunari del Serenissima) arriva davanti ai magistrati. E ammette: “Sparai contro il mezzo perché così mi fu ordinato dal maresciallo Fabio Stival”.
L’accusato aggiunge che se avesse saputo che si trattava di un’ambulanza avrebbe chiesto “spiegazioni al superiore”….Come che sia siamo alla solita obbedienza potenzialmente omicida tipica della cultura militarizzata
Scrivevo l’undici dicembre scorso, riportando il testo di un filmato diffuso da Rainews24 e pubblicato giovedì 8 dicembre dal Corriere della sera on line (parlano sempre i militari italiani combattenti nella “battaglia dei ponti a Nassiriya):
”E’ ancora vivo quello?”.   “Guarda come si muove ‘sto bastardo”.   “Guarda com’è bellino per terra”.    “Alza la testa …  ma dev’essere ferito di brutto”      Luca, annichiliscilo
Luca esegue con successo: non sappiamo se l’annichilito sia militare o civile, uomo o donna, vecchio o giovane. Che importa! E’ solo un effetto collaterale, uno dei tanti!


Non c’è bisogno di ricorrere all’indicazione di Camus, basta tacere e fingere di dimenticare o Camus avrà ancora ragione?
“Viene sempre un momento nella storia in cui chi osa dire che due più due fa quattro viene punito con la morte” (Albert Camus).
augusta

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rassegnastampa, guerra conflitti e violenze

giovedì, 15 novembre 2007

Un grazie a Lidia Menapace perché la sua “lettera dal palazzo" mi ha ridato la determinazione a scrivere qualche cosa che da tempo mi gira per la testa insieme alla domanda: “ma ne vale la pena?”
Intanto leggiamo Lidia (da
www.ildialogo.org ) augusta


L’improvvido pregiudizio di sinistra
di Lidia Menapace

Oggi, dopo che la maggior parte degli articoli della finanziaria erano stati approvati, con poche sorprese e in complesso una buona tenuta della maggioranza, è venuto in votazione un odg sull’ottopermille, sul quale avevamo deciso di cercar di raccogliere il massimo possibile di consenso dall’aula.
Molti e molte di noi avevamo sottoscritto il testo, io no per poter chiedere la parola per illustrare le ragioni per le quali volevo aggiungere la mia firma.
Così ho potuto dire che il testo proposto era molto equilibrato e del tutto accettabile e niente affatto improponibile (come ci era stato obiettato nella prima parte della discussione, impedendo che prendessimo la parola col pretesto che si trattava di materia concordataria sottratta al parlamento). Non è vero, l’odg mirava solo ad ottenere che lo stato italiano decida secondo ciò che ha sottoscritto e destini la quota che non è stata devoluta da cittadini e cittadine esplicitamente alla Chiesa cattolica, ad iniziative civili di assistenza beneficenza e attività sociali.

Poi ho fatto alcuni esempi per dimostrare che vi sono novità nel rapporto tra stato e chiesa e perciò anche l’idea di discutere il Concordato e le intese non è poi così strana, se pensiamo che la ministra Bindi confligge laicamente con i Paolini e se nessuno sa spiegare perchè a una solenne cerimonia di stato la compagna di un carabiniere ucciso a Nassiriya non aveva potuto assistere non essendo sposata. Che razza di laicità è ? Soggiungevo inoltre che questo papa quando recita il Padre nostro e arriva al punto "et ne nos inducas in tentationem" (penso che il papa preghi in latino) si trovi a dover chiedere a se stesso a quali tentazioni è esposto e probabilmente deve ammettere che è propenso ad intervenire a gamba tesa (la metafora calcistica non è irriverente dato che Benedetto XVI vuole che il Vaticano abbia anche la sua nazionale di calcio) nelle cose interne italiane. Inoltre il prorompente sviluppo dell’Islam e il fatto che il Vaticano essendo uno stato nè democratico nè laico non può aderire all’Unione europea, lo inducono a un certo pericoloso neotemporalismo.

Concludevo col dire che sappiamo di essere in minoranza al parlamento, ma una minoranza democratica non ha altra strada per crescere, se non di discutere e convincere o essere convinta da ragionamenti altrui, non trattata a censure e divieti. Sono intervenuti anche altri senatori e per la prima volta in Senato invece di frettolose condanne e strilli di cattolici "perseguitati" si è avviato un civile dibattito che alla fine ha raccolto 93 voti a favore, 202 contro e 10 astenuti. Questo è il massimo di voti che oggi si possono raccogliere al Senato sul tema della laicità, presentato nel modo più preciso colto e tranquillo.

Non potevate aspettare che la nostra azione costruita per essere di una qualche efficacia si svolgesse come avevamo deciso? e perchè volevate che facessimo subito uno sconquasso col che avremmo raccolto meno voti, aperto la gara a chi violava di più i patti di maggioranza e ottenuto che si allargasse e consolidasse lo schieramento fondamentalista? Ho solo torto a dire che credo di aver diritto almeno al vostro dubbio e a non essere inseguita a ogni passo da rampogne e stupori che addirittura precedono la richiesta di informazioni? Questo non si chiama pregiudizio?
Quando dico che sono allarmata e intristita dall’immediatismo e sommarietà analitica a sinistra, a ciò mi riferisco, scusate, buonanotte. Adesso sono abbastanza contenta saluti lidia.

Mercoledì, 14 novembre 2007

 

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segnalazioni da altri blog

lunedì, 12 novembre 2007

Da Adista Notizie n.79

"AMICI DEI TERRORISTI". IL CORRIERE ATTACCA L’APPELLO  "GAZA VIVRÀ". E FRANZONI RISPONDE

34136. ROMA-ADISTA. A Gaza un milione e mezzo di esseri umani sono "sotto assedio, accerchiati dal filo spinato, senza possibilità né di uscire né di entrare. Come nei campi di concentramento nazisti, essi sopravvivono in condizioni miserabili, senza cibo né acqua, senza elettricità né servizi sanitari essenziali. Come se non bastasse, l’esercito israeliano continua a martellare Gaza con bombardamenti e incursioni terrestri pressoché quotidiani in cui periscono quasi sempre cittadini inermi". Per questa ragione, una serie di intellettuali e personalità della società civile italiana ha promosso nelle scorse settimane l’appello "Gaza vivrà" (www.gazavive.com), in cui vengono rivolte quattro richieste al governo Prodi: rompere l’"embargo genocida" contro Gaza "cessando di appoggiare la politica di due pesi e due misure per cui chi sostiene al-Fatah mangia e chi sta con Hamas crepa"; farsi carico "in tutte le sedi internazionali sia dell’urgenza di aiutare la popolazione assediata sia di quella di porre fine all’assedio militare di Gaza"; annullare "la decisione del governo Berlusconi di considerare Hamas un’organizzazione terrorista riconoscendola invece quale parte integrante del popolo palestinese"; e cancellare "il Trattato di cooperazione con Israele sottoscritto dal precedente governo". Fra i firmatari figurano i nomi di Gianni Vattimo, Danilo Zolo, Margherita Hack, Edoardo Sanguineti, Franco Cardini, Costanzo Preve, Domenico Losurdo, Giulio Girardi e Giovanni Franzoni.

Tutti costoro vengono definiti da Magdi Allam sul Corriere della Sera (4/11) "il partito degli intellettuali che paragona Israele ai nazisti". Scrive Allam: "Per aver formulato i medesimi concetti il 19 agosto 2006, il presidente e il segretario dell’Ucoii (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia), Mohammed Nour Dachan e Hamza Roberto Piccardo, sono finiti sotto indagine da parte della Procura di Roma per ‘aver diffuso idee fondate sull’odio razziale e religioso’ e per ‘istigazione alla violenza’. Ma a tutt’oggi nessun magistrato si è mosso nei confronti del nuovo aberrante manifesto che paragona Israele al nazismo". "Come è possibile – conclude il giornalista del Corriere – che in Italia, in particolar modo in seno alle università, alla sinistra radicale e ai sindacati, possa affermarsi una posizione così netta a favore di un gruppo terrorista islamico, finora sostenuta soltanto dagli estremisti islamici dell’Ucoii legati ai Fratelli Musulmani? Come è possibile che nelle istituzioni nessuno abbia niente da dire ai 2073 che hanno paragonato Israele al nazismo?".

Giovani Franzoni, interpellato da Adista, risponde così ad Allam: l’editoriale del Corriere "ignora che Hamas trova il suo consenso nella popolazione per il fatto che resiste, anche militarmente, all’occupazione trentennale dei territori palestinesi, ripetutamente condannata dalle Nazioni Unite; tace sul fatto che Hamas abbia offerto una tregua di 10 anni a condizione che Israele si ritiri nei suoi confini e riconosca i diritti dei profughi palestinesi; non considera che Hamas tenti e ritenti, anche nel corso di un doloroso e sanguinoso conflitto interno con la polizia dell’Autorità palestinese, la via della riconciliazione e della trattativa per ricostituire il governo di unità nazionale; non considera, infine, che Hamas dimostri di non essere poi così monolitica nelle sue posizioni ma conosca delle tensioni interne e che Al Qaeda – questa sì, vera organizzazione terroristica – attacchi e critichi Hamas proprio perché insiste nel seguire la via della politica e della trattativa".

Per quanto concerne il paragone con i campi di concentramento nazisti, l’ex abate di San Paolo fuori le mura dichiara: "L’occupazione dei territori palestinesi e la politica del muro offende l’ebraismo e disonora Israele. L’allusione che c’è nell’appello ‘Gaza vivrà’ al fatto che la popolazione palestinese vive prigioniera, come in un Lager a cielo aperto, è umiliante per Israele e per chiunque ami la cultura e la spiritualità ebraica, proprio perché non è infondata. Proprio chi ama l’ebraismo e riconosce lo stato israeliano si indigna per la contraddizione vergognosa che merita, nei suoi comportamenti, la peggiore delle definizioni". (e. c.)

 

E’ una notizia significativa, certamente non entusiasmante.
Chi volese andare ad
www.adista.it troverà anche altro su cui ragionare.
augusta

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israele palestina, rassegnastampa, guerra conflitti e violenze

venerdì, 09 novembre 2007

VITTIME  (di guerre e di cui è possibile fare la conta …)

Internazionale 9/15 novembre 2007 n.718 pag.14

Numero di vittime dall’inizio della seconda intifada (26 ottobre 2000).
Dati aggiornati alle 16 del 7 novembre 2007
Tra le vittime palestinesi sono inclusi i kamikaze, mentre non sono conteggiate le persone accusate di collaborazionismo e uccise da altri palestinesi.
Palestinesi        4.790        
Israeliani         1.054        
Altre vittime         77         
Totale               5.921         

Internazionale 9/15 novembre 2007 n.718 pag.14

 Numero di vittime dall’inizio della guerra in Iraq (19 marzo 2003)
Dati aggiornati alle 16  del 7 novembre 2007
Iracheni   76.226  /  83.042
Soldati statunitensi   3.857                             
Soldati di altre nazionalità  304

        

Le vittime possono essere di tanti tipi: non è necessario togliere la vita per distruggere la speranza di vivere con dignità

dal sito www.ildialogo.org:

La destituzione di Mons. Bregantini è un fatto gravissimo per la Chiesa e per la Calabria


NOI SIAMO CHIESA
Via N.Benino 3 00122Roma
Tel.3331309765 -- 0039022664753
E-mail
vi.bel@iol.it
www.we-are-church.org/it

Comunicato Stampa
La rimozione di Mons. Bregantini dalla diocesi di Locri è un provvedimento irresponsabile ed è contro il rinnovamento della Chiesa e contro la Calabria civile, propositiva e fattiva.
Il trasferimento di Mons. Giancarlo Bregantini alla diocesi di Campobasso lascia stupefatti e smarriti. E’ forse possibile non ritenerlo una conseguenza di pressioni che il Vaticano, assumendosi gravissime responsabilità, ha subito e che sono state esercitate da tutti i poteri mafiosi e forti nei cui confronti si è elevata costantemente la forte denuncia del vescovo di Locri ? Come è stato possibile che, nonostante le tante precedenti parole di istituzioni e personalità, le energie sane, giovanili e democratiche presenti in Calabria nella Chiesa e nella società, siano state ancora così pesantemente mortificate ?
Non si tratta con tutta evidenza di un promovetur ut amoveatur ma solo di un vergognoso amoveatur e basta. Rischiano ora di fermarsi sia il rinnovamento della Chiesa promosso da Mons. Bregantini, sia le sue realizzazioni concrete che hanno creato le premesse nella Locride per un’alternativa al dominio della ndrangheta nella società e nell’economia.
Il movimento "Noi Siamo Chiesa" è parte di quanti in Calabria ed in tutto il mondo cattolico progressista denunciano le decisioni del Vaticano ed esprime la sua completa solidarietà a Mons. Bregantini, a cui ha inviato un messaggio.

                                          "NOI SIAMO CHIESA"


Roma, 8 novembre 2007

"Noi Siamo Chiesa" fa parte del movimento internazionale We Are Church-IMWAC, fondato a Roma nel 1996. Esso è impegnato nel rinnovamento della Chiesa Cattolica sulla base e nello spirito del Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965). IMWAC è presente in venti nazioni ed opera in collegamento con gli altri movimenti per la riforma della Chiesa cattolica.

Giovedì, 08 novembre 2007

ore 24 di venerdì.

aggiungo un grazie per i contributi offerti nei commenti.
Ci volevano!  augusta

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vittime di guerra, segnalazioni da altri blog

sabato, 03 novembre 2007

  MAFALDA in novembre nel suo calendario 2007:

                              “CHE STRESS!”

   Mafalda  pensa e, sopra il fiocco che le orna i capelli, compaiono  le immagini che le occupano la mente: una donna che lava, una che   ricama, una che stende i panni.
   Conclusione inevitabile:   
“Capisco … il guaio è che la donna  invece   le pagine, ha steso i  panni della storia dell’umanità”.  

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