FRA VIOLENZA, IGNORANZA E (FORSE) MALAFEDE
Purtroppo i tristi atteggiamenti che ho indicato nel titolo spesso impediscono anche di concedersi il conforto di una risata liberatoria.
Non ricordo se fosse il giorno di Pasqua (o uno dei due precedenti) e, mentre Rai1 riempiva il palinsesto di prima serata con cerimonie papali, ItaliaUno pensava bene di trasmettere un film connesso all’evento e finiva per scegliere “Le crociate”.
La mia prima reazione fu una sghignazzata: non mi sembrava che la Pasqua fosse l’occasione per ricordare un manipolo di bravi ragazzi ferrati che scesero dall’Europa all’oriente mediterraneo per invadere terre altrui e riprendersele.
Il pretesto “Terra santa” li portò a Gerusalemme solo nel primo tentativo, cui si erano preparati e allenati strada facendo massacrando comunità ebraiche, ma la risata mi si strozzò in gola a seguito di un’autocensura impostasi per vari motivi.
Per ora n’elenco due.
Primo motivo di autocensura
Le ragioni sono ampiamente e correttamente elencate nel documento che segue e non le ripeto:
Il fatto che un gruppo di cattolici competenti (e memori di quel che fu il Concilio vaticano II) lo abbia proposto alla firma è un gran conforto.
A proposito della “preghiera per gli ebrei”
Con il motu proprio Summorum Pontificum del 7 luglio 2007, Papa Benedetto XVI reintroduce la possibilità di utilizzare la formula liturgica pre-conciliare, in lingua latina, per la celebrazione eucaristica. A seguito di tale provvedimento, lo scorso 6 febbraio – nella ricorrenza del mercoledì delle ceneri – il Pontefice modifica la preghiera per gli ebrei del Venerdì Santo contenuta nel Missale Romanum anteriore al Concilio Vaticano II, sostituendo il riferimento al «popolo accecato [che deve essere] strappato dalle tenebre» con l’espressione «Preghiamo per gli Ebrei. Il Signore Dio Nostro illumini i loro cuori perché riconoscano Gesù Cristo Salvatore di tutti gli uomini». La disposizione del Papa è contenuta in una nota della Segreteria di Stato della Santa Sede.
Tale modifica giustifica di fatto una preghiera liturgica alternativa e contrapposta a quella vigente, e che a nostro parere è in contrasto con i testi conciliari Dignitatis humanae, sulla libertà religiosa, e Nostra aetate, sul rapporto fra la Chiesa cattolica e le altre religioni, in cui si afferma che «gli ebrei, in grazia dei padri, rimangono ancora carissimi a Dio, i cui doni e la cui vocazione sono senza pentimento. […] gli ebrei non devono essere presentati come rigettati da Dio, né come maledetti, quasi che ciò scaturisse dalla sacra Scrittura» (Nostra aetate, 4).
Il provvedimento inoltre sembra contraddire palesemente il magistero precedente, poiché si contrappone a quanto affermato negli Orientamenti e suggerimenti per l’applicazione della dichiarazione conciliare Nostra aetate, 4 (1975), che al punto I afferma: «condizione del dialogo è il rispetto dell’altro, così come esso è, e soprattutto il rispetto della sua fede e delle sue convinzioni religiose. […] La Chiesa, per la sua stessa natura, deve annunciare Gesù Cristo al mondo. Per evitare che questa testimonianza resa a Gesù Cristo appaia agli ebrei come una violenza, i cattolici dovranno aver cura di vivere e di annunciare la loro fede nel più rigoroso rispetto della libertà religiosa».
La preghiera del Venerdì Santo, nella versione post-conciliare, esprime suppliche indirizzate alla salvezza di tutti gli uomini: nel caso specifico degli ebrei, questo significa pregare perché il Signore «li aiuti a progredire sempre nell’amore del Suo Nome e nella fedeltà alla Sua Alleanza». Si prega affinché tutti seguano lo Spirito nella via che è loro data e che, per Israele, non può che essere la fedeltà all’Alleanza mai revocata (cfr. Rm 11). Poiché, inoltre, il Venerdì Santo è il giorno in relazione al quale è stata rivolta al popolo ebraico l’accusa di deicidio – accusa infondata, ma foriera di abissi di orrore – ritoccare il cambiamento introdotto dal Concilio Vaticano II appare un regresso, pericolosamente prossimo alla teologia della sostituzione di Israele e capace di evocare gli antichi tentativi di conversione. Posizione, questa, che ci pare da respingere in base alla stretta ortodossia cristiana e ad una corretta prospettiva escatologica.
Non possiamo che manifestare il nostro rammarico per una scelta che mette a serio rischio più di quaranta anni di dialogo, in quanto qualunque cosa possa far pensare a un tentativo di conversione è inconciliabile con il riconoscimento ed il rispetto della verità nella fede dell’altro.
Bartolini Elena Lea – Docente di Giudaismo – Centro Studi del Vicino Oriente di Milano
Bartolomei Maria Cristina – Docente di Filosofia Morale e Teologa – Università di Milano
De Benedetti Paolo – Docente di Giudaismo – Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale
Milani Claudia – Dottoranda di Ricerca – Università di Chieti
Perani Mauro – Docente di Ebraico – Università di Bologna, Presidente della European Association for Jewish Studies
’Vi inviamo in allegato l’aggiornamento delle firme di adesione al documento relativo alle “preghiera per gli ebrei” che ha raggiunto poco fa quota 501.
Vi ricordiamo che il documento è presente sui seguenti siti, che ringraziamo a nome di tutti per l’ospitalità:
www.ildialogo.org www.mauropesce.net www.noisiamochiesa.org
Inoltre il documento compare anche sulla versione on-line di MicroMega visitabile al seguente indirizzo:
http://temi.repubblica.it/micromega-online/a-proposito-della-preghiera-per-gli-ebrei-un-appello/ì
Secondo motivo di autocensura
Ci sono notizie che è impossibile ignorare per scelte (altrui) di bombardamento mediatico. Una di queste è il battesimo del Vicedirettore del Corriere della sera che ha scelto il cristianesimo, optando –la notte di Pasqua- per un battesimo in S: Pietro, papa celebrante, compiacente e soddisfatto (è lecito supporlo) quanto lo fu per il passaggio dall’anglicanesimo al cattolicesimo dell’ex Primo Ministro inglese Tony Blair. A Tony Blair nessuno (e io insisto nel trovare questo silenzio vergognoso) nella curia vaticana rimproverò l’alleanza con Bush nello scatenare la guerra in Iraq, mentre dichiarazioni di Magdi Allam, tanto grossolane quanto violente, hanno determinato la pubblica reazione del Vaticano.
Il giornalista, nello spiegare la sua conversione al cristianesimo, aveva definito l'Islam ”fisiologicamente violento" e "storicamente conflittuale" e -leggo su Repubblica on line del 27 marzo- “il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, ha spiegato oggi <…> che ‘accogliere nella Chiesa un nuovo credente non significa evidentemente sposarne tutte le idee e le posizioni. Magdi Allam - ha aggiunto Padre Lomabrdi - ha il diritto ad esprimere le proprie idee, che rimangono idee personali, senza evidentemente diventare in alcun modo espressione ufficiale delle posizioni del Papa o della Santa Sede’.
Il portavoce della Santa Sede dovrebbe spiegarci perché mai non è stata necessaria le stessa presa di distanza a proposito di Tony Blair. Domanda indiretta del tutto retorica: non lo farà mai.
Eppure le voci delle chiese cristiane mediorientali si sono levate alte e forti (ed evidentemente meno significative dei pubblici comportamenti del vicedirettore del Corriere della sera) contro la guerra in Iraq.
Chi ne volesse qualche esempio, che ho avuto al fortuna di ascoltare direttamente, può andare ai diari del mio viaggio in Siria (clic su ‘viaggioconfronti07’ e appariranno tutti i diari di seguito).
augusta
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