Questo diario elettronico ha una storia che ne giustifica le scelte. E’ iniziato durante un mio soggiorno a Bethlehem fra il 2003 e il 2004: allora si chiamava Betlemme.splinder.com ed è ancora reperibile, anche come link alla voce “vecchio diario”. Con l’aiuto tecnico di amici gentili è diventato un po’ più sofisticato e ha preso il nome di diari e altro. Anche in questa nuova edizione contiene un mio diario da Bethlehem (aprile – giugno 2005). Nei miei racconti ho cercato di impormi un orizzonte di osservazione che coincidesse "con un cerchio immaginario da tracciare intorno ai miei piedi". Mi spostavo infatti in un territorio ristretto e, per quanto il “muro”, insieme ad altri ostacoli, consentiva ho voluto raccontare quanto vedevo, senza pretese di andare oltre. Ma ogni volta, tornata a casa, mi sono resa conto che quanto i media più diffusi riferiscono della situazione palestinese è spesso falsificato da pregiudizi, quando non da ignoranza dei fatti. E così ho voluto continuare a proporre le riflessioni che l’osservazione di una realtà di profonda sofferenza, in un territorio importante per la pace nel mondo, mi suggeriva. Non so se sia una testimonianza significativa … ma almeno a me serve a dar ordine a pensieri che la realtà rende sempre più tormentosi. Durante una mia visita al museo di Israele a Jerusalem mi ha colpito l’ombra proiettata da una statua dello scultore Bourdelle che mi è sembrata rappresentare una situazione dove l’oppressione, la violenza e la paura si sperimentano ogni giorno. La riporto, sperando –se mai continuerò con questo diario- di poterla un giorno considerare non più significativa. .

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Blogger: AUG
Nome: Augusta

Chi sono e cosa faccio

Sono anziana, pensionata, curiosa: mi piace conoscere il mondo e il Medio Oriente mi affascina. Ho soddisfatto il mio desiderio quando ho avuto l’opportunità di collaborare con l´International Center di Bethlehem (organizzazione che spesso indicherò con la sigla ICB) insegnando italiano. Chi volesse conoscere l’ICB può andare al sito Annadwa.org e chi volesse servirsi dei servizi si informazione che l’ICB offre può andare a Bethlehemmedia.net


Contatore

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mercoledì, 30 aprile 2008

A DOMANDA RISPONDO

 

La sorte del mio blog è abbastanza strana: ha un discreto numero di lettori, ma pochi intervengono con proposte, critiche … nei commenti.
Preferiscono telefonarmi. Alcuni mi hanno detto che critico senza proporre, riferendosi in particolare alle mie contestazioni (se verbali molto decise, lo ammetto) in merito alle recenti elezioni anche comunali e regionali.
E allora rispondo a un esplicito invito di offrire consigli a una ipotetica consigliera comunale. Non saranno consigli, ci mancherebbe che ne avesse bisogno … ma proposte che nascono dalla mia esperienza: 1975-83 in consiglio comunale e poi dieci anni in consiglio regionale.
Forse è un’esperienza troppo lontana per significare qualche cosa … ma così io rispondo alla sfida e chi legge senza essere interessato può ignorare il diario.
Vado per punti:

  1. E’ importante ricordare che l’eletto non è soggetto a vincolo di mandato: può agire anche indipendentemente dal gruppo d’appartenenza. Salvo casi eccezionali non lo ritengo opportuno, ma trovo indispensabile che una donna sia voce critica all’interno del suo gruppo di riferimento: proprio perché le regole dell’agire politico non sono “a misura di donna” cerchi di commisurarle, anche leggendo in profondità la sua storia di genere.
    Per me era un esercizio molto utile e molto faticoso.
  2.  Nel fare questo esercizio avevo focalizzato la storia di genere come storia del “senza voce” (ed avendo trascorso la mia adolescenza e la mia prima giovinezza nei turpi anni ’50 avevo ampia esperienza della negazione del diritto di parola). Quindi la mia prima decisione era stata quella di farmi voce di chi non ne aveva, non per pietismo ma per portare alla luce risorse represse e talvolta strangolate.
  3. Da parte mia trovavo necessario avere un riferimento certo, non nella mia singola persona e nelle mie scelte morali ma in un principio condiviso o almeno condivisibile. Anche se di questi tempi, nuovamente turpi, la moralità tende ad identificarsi con un atteggiamento uniforme, unico ed esclusivo, ad essere privilegiata su misura delle scelte del più forte, resta un fatto personale.
    Il riferimento deve essere riconoscibile da molti punti di vista: io avevo privilegiato l’articolo 11 della Costituzione, il cui significato può essere un filo conduttore di molte scelte diverse (per me almeno lo era) per prevenire, ad esempio, l’inutile conflittualità sociale (esiste anche quella utile, per dar voce a chi non ce l’ha).
    Oggi la conflittualità inutile e artatamente provocata trova nuova riconoscibilità nell’inimicizia proclamata ineliminabile, a partire dal –che disgusto!- rinnovato concetto di razza.
    Un altro principio per me ineludibile era il concetto di solidarietà politica (art. 2 Costituzione) che impegna a realizzare la solidarietà come scelta delle istituzioni e non delega all'agire del caritatevole privato oggi molto di moda che poco ha a che fare con lo spirito dell’art. 18 della Costituzione.
    Ciò non significa che le istituzioni non possano e debbano interagire con organizzazioni private, ma devono avere una propria linea di condotta che è anche strumento di valutazione del fare che non sia abbandono a singoli e gruppi, spesso –ohimè- garanti di voti di scambio (ne ho scritto anche il 17 aprile scorso).
  4. Lo stesso avviene per la cultura. In questi ultimi anni ho constatato squallori regionali (si veda ancora diario del 17 aprile) e tristi provincialismi comunali, dove l’assessora di competenza aveva come suoi evidenti referenti gruppi di persone, indubbiamente anche credibili, ma impermeabili ad ogni, pur tentato, confronto che temevano minasse la loro esclusività..
    E qui si apre altro spazio di chi voce non ha e dovrebbe invece essere messo in condizioni di averla. Penso in particolare ai giovani, cui non convengono certamente gli spazi dell’ufficialità e dell’ascolto di “valori” e significati d’altra generazione. Si cresce facendo esperienza e questa abbisogna anche di spazi propri: perché non assicurarli?
    A Udine la vicenda di un centro sociale chiuso perché lo spazio occupato dall’edificio serviva ad altro non è stata certo esaltante.
  5. E poiché parliamo di cultura sarebbe interessante promuovere non le nostre capacità di “donare” (il termine dono piace molto ad una delle più consolidate e considerate associazioni nel territorio) ma un confronto serio con la cultura dei migranti, a partire dalle esigenze fondamentali che la connettono al corso della vita, prima fra tutte la maternità.
    Io non so se interessi alle future componenti del consiglio comunale perché non ne ho sentito parlare. Spero di sì.
    Purtroppo ho notato che i migranti sono di regola considerati o soggetti di pia assistenza o fruitori delle nostre proposte, non protagonisti. Eppure il comune ha un ufficio che potrebbe, se consapevolmente orientato dall’assessore responsabile, essere un punto d’ascolto e un motore di proposte.
  6. E poi ci sono (ma ne è percepita la presenza?) i bambini.
    Udine possiede pochi spazi loro offerti in sicurezza e libertà. I piccoli campi che pur esistono sono affittati alla squadrette sportive iscritte e questa o quella organizzazione, dove si allevano le future glorie muscolari. Perché non chiedere spazi per il gioco libero?
    Ricordo che quand’ero in consiglio comunale avevo chiesto che non vi fossero tracciate (e men che meno a misura regolare) linee per un gioco che fosse a misura di gara: i bambini necessitano di gioco libero e il fatto che spesso non se ne interessino nemmeno i genitori non toglie loro questo diritto. Speravo così di disincentivare i luoghi del commercio muscolare delle varie squadrette. A questo punto mi permetto un consiglio: leggano le consigliere comunali, almeno loro!, la legge italiana che ratifica la Convenzione di New York sui diritti dei minori e ne pretendano il rispetto (LEGGE 27 maggio 1991 n. 176.
    - pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell'11 giugno 1991, n. 135). Durante la campagna elettorale non l’ho mai sentita citare, a nessun livello.
    Mi capita spesso di attraversare un parco pubblico, finora senza strane chiusure, dove parecchie signore passeggiano con i loro cagnolini e non ne raccolgono le feci. Ovviamente non è possibile che i bambini giochino fra cacche di varia misura ma, ove questo problema fosse risolto dalla buona inesistente educazione delle sullodate o da uno spazio sabbioso riservato allo scopo, è in corso di costruzione un monumento di pietra con scalini puntuti (adattissimi a spaccare al testa di chi vi inciampi) che dovrebbe onorare no so quale branca delle forze armate. I bambini non hanno il diritto di correre spensieratamente?
    Il richiamo agli ostacoli pone il problema generale delle barriere architettoniche: mi affido alla competenza delle consigliere in carica e future.
    Così mi rifaccio alla competenza delle consigliere per un’attenta vigilanza sui lavori che il comune appalta a che siano garantite le norme della sicurezza.
    Per ciò che riguarda i bambini si aprirebbero anche i problemi dei costi dei nidi, delle mense… ma non voglio dilungarmi troppo se non per segnalare che la Lega & suoi complici hanno più volte richiesto di discriminarli sulla base delle origini territoriali dei loro genitori nell’ingresso alle scuole materne (principio ignobile già raccolto dalla sindaca di Milano).
  7. Non mi soffermo sugli anziani di cui – a differenza dei bambini- ci si occupa o si dice di occuparsi. Credo sarebbe opportuna un’occhiata agli stabili che li ospitano se non vivono in famiglia, cominciando dalle norme edilizie ed igieniche che devono essere rispettate.

E due questioni per concludere.
So che alcune delle elette provengono dalla compagine che aveva sostenuto l’on. Bindi durante la campagna per le primarie. Ho molta stima della Bindi e, in quella circostanza avevo particolarmente apprezzato ciò che aveva detto sulla laicità dello stato. Imprudentemente credevo che i suoi/le sue sostenitrici fossero coerenti a quei principi … ma anche qui silenzio.
Eppure il problema della laicità pone questioni non piccole e ben note su cui non intervengo, sperando che intervenga presto chi di dovere..
Io mi soffermo solo su una questione piccola (apparentemente) ma che potrebbe essere un punto di partenza: perché non dare dignità alla celebrazione dei matrimoni civili? Ne ho visti celebrare in comune da un assessore che ostentava distacco e noia: Mi è sembrato indecente.
Infine una preghiera: non sottovalutate la mediazione culturale della Lega Nord. Ne ho scritto molte volte, le ultime il 23 aprile e 9 marzo.
Ora un esempio soltanto: Le oscene affermazioni di Bossi sui fucili non nascono da personaggi che hanno sparato, picchiato (e che ancora sono sulla scena) ma quella che molti considerano popolare bonarietà è il mezzo per rendere accettabile e digeribile l’uso delle armi (o comunque della violenza) per farsi giustizia da sé.
Mi accorgo di aver ripreso concetti di cui scrivo da anni, ma ho voluto rispondere ad una simpatica sfida. Avrei molto altro da dire. Ho già esagerato
Naturalmente si tratta di problemi che richiedono molta determinazione e che vanno affrontati con competenza e consapevolezza, uno alla volta o poco più. Io non ne ho tratto grandi risultati: parecchi esponenti del gruppo del Partito Comunista, per cui ero stata eletta, ne dimostravano scarsa consapevolezza (e non parliamo dell’allora maggioranza democristiana per appartenenza e cultura, nonché dei socialisti che si preparavano ad essere –anni dopo- craxiani…).
Spero che se le future consigliere saranno interessate anche ai diritti civili dei senza voce si trovino fra colleghi più consapevoli, competenti ed eticamente responsabili di molti di quelli che ho conosciuto io.

augusta

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donne, diari di augusta

mercoledì, 23 aprile 2008

NUOVA DISTRIBUZIONE DELLE RISORSE:

un sud (e anche due) non si nega a nessuno.

Da la stampa del 22 aprile.
Autore della citazione Giuliano ‘Nano’ Bignasca, leader della lega del Ticino.

Ognuno ha il suo sud. Da quando nel 2003 si sono aperte le frontiere, noi del Canton Ticino siamo stati sommersi dai frontalieri.
Il problema sono i romeni ma pure i comaschi che vengono qui a lavorare, non li controlla nessuno, si fanno pagare meno del dovuto, portano via il lavoro ai ticinesi e riportano in Italia valuta”.

 

 

CHI PUÒ SENTIRSI SICURO? Io no!

 

Pochi giorni prima delle elezioni l’allora candidato -oggi ministro almeno in pectore- Bossi faceva riferimento al ripetuto discorso del “prendere i fucili”: più generico del già sindaco di Treviso Gentilini, che per i suoi esercizi armati preferisce come vittime i cittadini non comunitari- sembrava disponibile a sparare a vista a chiunque gli desse fastidio o non condividesse il suo padan-pensiero.
Un po’ imbarazzato, il presidente del consiglio prossimo venturo dichiarò che il suo alleato “era malato”.
Forse qualcuno pensò che fosse un modo per sminuirne opportunisticamente la gravità delle dichiarazioni, altri forse pensarono ad umana pietà per una persona che il cav. Berlusconi riteneva sofferente.
La certa nomina del capo padano a ministro rende credibile solo la prima ipotesi: una considerazione opportunistica che a vittoria avvenuta non serve più.
I fucilieri ora vanno e stanno bene.
Io che sono sempre profondamente disgustata (ma anche inorridita per i danni che può provocare) dalla dottrina e dalla prassi della Lega Nord (che estendo naturalmente a chi con questa aggregazione si allea) non concordo assolutamente con la tesi di un’affermazione stravagante e da ritenersi momentanea.
E qui pesco nei miei ricordi, purtroppo precedenti la mia era del computer-archivio e quindi non registrati (ho dovuto gettare via via le carte che ingombravano troppo i miei spazi).
Nei primissimi anni ’90 riuscii a partecipare ad un incontro di presidenti delle regioni sul problema del federalismo. Ci furono relazioni di tre giuristi: uno di questi era il prof. Giancarlo Miglio, pensatore ufficiale della Lega Nord e ricordo bene che –con mio non condiviso orrore- il professore concluse la sua relazione proprio con la minaccia, se non vi fosse stata modifica del sistema della repubblica in senso federalista, di “prendere il fucile”.
Non ho mai capito perché i signori presidenti presenti all’incontro digerissero senza fatica e apparente disagio quell’affermazione terroristica. In un primo momento pensai (trattandosi di maschi anziani) alla consuetudine giovanile della caserma la cui volgarità piaceva a molti. Molti, pensavo allora. Me ne dovetti ricredere quando fui costretta a constatare l’indifferenza dei movimenti femministi per la presenza di donne nelle forze armate. E così aggiunsi le “molte”.
E ancor di più mi resi conto della pericolosa sottovalutazione della violenza leghista in occasione della “cartolina” anti rom (ne ho scritto il 18 marzo).
Per confermare l’ampiezza della sottovalutazione trascrivo una citazione da un editoriale del diffusissimo settimanale Famiglia Cristiana, come riportata da Repubblica il 22 c.m. “La Lega necessita di disintossicarsi dalle venature anticristiane, anche perché tanti cattolici l’hanno votata”.
Dal che si deduce che in un organo molto popolare del mondo cattolico l’esaltazione del conflitto armato (e di tante altre nefandezze) è da considerarsi “venatura”.
Mi sembra un perfetto sostegno alle posizioni del papa in carica che nel suo discorso all’assemblea dell’ONU non ha fatto riferimento né alla guerra in Iraq né alla pena di morte. (Chi volesse leggere tutto quel discorso vada a: http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2008/april/documents/hf_ben-xvi_spe_20080418_un-visit_it.html).
Per la pena di morte forse si tratta di un senso di coerenza dato che il catechismo della chiesa cattolica l’ammette (ne ho scritto molte volte, comunque il relativo articolo – n.2267- del catechismo si trova in www.vatican.va).
A tutela del mondo cattolico, ma non della sua gerarchia, riporto un breve stralcio dal comunicato stampa dell’organizzazione “Noi siamo chiesa”, scritto pochi giorni prima delle elezioni, anche se sono certa che ciò non impedirà le squallide generalizzazioni care a molti che dicono, senza distinuguo ma con acrimonia, “i cattolici”
”Nell’ambito di questo impegno senza reticenze od incertezze, noi, che ci battiamo per la riforma della Chiesa cattolica nella linea del Concilio Vaticano II, ci sentiamo tutti coinvolti - aldilà di differenti scelte elettorali - nelle questioni che riguardano la tutela del lavoro; la difesa del welfare; la promozione di azioni di pace capaci di mettere in discussione la deplorevole logica del riarmo e del ritorno all’uso della guerra; la modifica profonda dei rapporti tra Nord e Sud del mondo.
Ciò premesso, in quanto cattolici presenti nella nostra Chiesa di cui viviamo intensamente i problemi, siamo obbligati, nella concreta situazione italiana, a dire parole esplicite, forti e critiche per quanto riguarda la posizione delle autorità ecclesiastiche nei confronti della politica e delle istituzioni.”
(
www.noisiamochiesa.org  “Noi Siamo Chiesa” fa parte del movimento internazionale We Are Church-IMWAC, fondato a Roma nel 1996. Esso è impegnato nel rinnovamento della Chiesa Cattolica sulla base e nello spirito del Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965). IMWAC è presente in venti nazioni ed opera in collegamento con gli altri movimenti per la riforma della Chiesa cattolica).
E mentre, a moratoria finita, le esecuzioni di pene capitali sono immediatamente riprese anche negli Stati Uniti, attendiamo quel che accadrà.
Da parte nostra contribuiamo al macello con le morti sul lavoro…
augusta

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diari di augusta

giovedì, 17 aprile 2008

Nel precedente diario esprimevo tutta la mia difficoltà ad andare a votare. Dichiaravo però che ci sarei andata in ogni caso, anche se è folle che le aggregazioni –un tempo partiti- che gestiscono la vita politica continuino a ridurre molti di noi a proporsi come obiettivo solo quello di contenere i danni che Lega Nord e Berlusconi producono, perché altro non c’è per ben sperare.
A seguito del mio messaggio un simpatico e generoso lettore del mio blog mi scriveva “scarpe rotte e pur bisogna andar…”.
Lo ringrazio, ma domenica scorsa le mie scarpe si sono ancor più disintegrate e lunedì sera infatti venivo a conoscenza della scomparsa dei possibili calzolai.
Se poi si considera che in Friuli Venezia Giulia abbiamo avuto il pieno elettorale con ben cinque schede (oltre quelle nazionali avevamo le elezioni regionali, provinciali e – a Udine- anche comunali…) lascio a chi legge l’immaginazione dello stato d’animo del martedì.
Ora ci resta il ballottaggio per il sindaco di Udine, ma – a me – nemmeno questo suscita speranza alcuna: e vediamo perché.
Molti anni fa (era il 1983) elaborai una proposta di legge regionale “
Interventi regionali per la promozione di una cultura di pace e di cooperazione tra i popoli”.
Ci vollero tre anni di ricerca di alleanze, revisioni, contatti con i vari gruppi pacifisti finché, nel 1987, quella proposta divenne legge con il n. 15.
Certamente era indebolita nei contenuti dalle necessarie mediazioni che ne avevano garantito il voto, ma restò saldo l’impianto generale che riconosceva all’istituzione regionale un proprio ruolo –necessariamente limitato dalle competenze statutarie- nella promozione della pace. Ricordo benissimo l’allora presidente della giunta convinto che quel ruolo non competesse alla regione e sicuro di un rinvio da parte del governo. Era un vecchio democristiano molto rigido che però, a differenza di molti personaggi oggi di primo piano, parlava un corretto italiano, si documentava e conosceva le norme della buona educazione.
Il lavoro compiuto con pochi colleghi era stato così accurato e attento che rinvio non vi fu e nel corso dei tre anni trascorsi l’informazione – e su quella base la partecipazione- funzionò anche senza il supporto di una stampa locale irrimediabilmente irreggimentata (avevo tutte le disgrazie dalla mia: ero una donna in anni lontani, iscritta al partito comunista e dicevo ciò che pensavo, dopo aver pensato, naturalmente).
Ci tengo a sottolineare che la legge 15 non escludeva l’impegno di comuni, associazioni, scuole ecc. ecc., ma dentro un quadro di riferimento istituzionale certo.
Tre anni fa un allora assessore (che tale non sarà nella prossima giunta dato il disastro elettorale anche in regione) decise che ci voleva un'altra legge e attuò (o meglio fece attuare ad altra persona) una stravagante metodologia, probabilmente nelle sue intenzioni partecipativa, che a me ricordava però un cassonetto per la raccolta indifferenziata.

Il fiduciario raccolse a più riprese varie associazioni e chiese ciò che volevano; ne venne fuori un elenco di desideri d’interventi i più vari e più lontani da un impianto coordinato e attento alle funzioni istituzionali. In realtà coloro che rappresentavano i propri stati d’animo o desideravano legittimi contributi per la propria realtà associativa o confondevano la partecipazione con presenze gridate in piazza: nessuno si occupava della regione che evidentemente pensavano come erogatore di contributi cui avrebbero avuto diritto in nome della propria, dichiarata e autoreferenziale determinazione pacifista.
Il prodotto finale – elaborato dopo tre anni da un gruppo misto di consiglieri regionali- era un elenco dove tutto veniva deferito a privati, anche la valutazione dei progetti e dei risultati. Il progetto non fu discusso per la precipitosa chiusura del consiglio, ma il lavoro, svolto sulla base della evidente logica del voto di scambio, non pagò nemmeno la spregiudicatezza di chi cercò di giovarsene.
Un intervento che mi sconvolse durante una consultazione (non ho mai avuto risposta alle considerazioni che via via proponevo) faceva capo ad un docente dell’università di Udine che non si fece scrupolo di portare i complimenti e i ringraziamenti del Magnifico Rettore per il lavoro svolto, guardandosi bene dal proporre un qualsiasi miglioramento del testo che incredibilmente ammirava.
Io mi ostino a pensare che –a prescindere dalle specifiche competenze di ognuno- i docenti universitari (ivi compresi i magnifici) abbiano una cultura di base credibile e quindi mi è impossibile appoggiarmi ad una presunzione di buona fede, penso piuttosto ad un interesse per contributi finalizzati a una associazione per la pace sorta nell’ambito dell’università di Udine.
Non dubito della liceità dei contributi, ma resto sempre dolorosamente colpita dalla ricerca del guicciardiniano particulare e dall’indifferenza ai "
doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale". previsti dall’art. 2 della costituzione della Repubblica.
Ora questo signore, che a me è sembrato scambiare il suo consenso con prevedibili concrete risposte, è in ballottaggio per essere eletto sindaco della mia città.
Che fare?
Non nego che abbia vari meriti, ma quel consenso mi imbarazza e non mi basta il ruolo già rivestito da costui per superare il disagio.
Certo il signore in questione oggi può vantare una compagnia importante ma, a mio parere, più autoritaria che autorevole nell’esprimere opportunismo d’alto livello. Secondo quanto ho sentito a non so più quale telegiornale il papa nel suo primo discorso americano non ha parlato né di aborto (evidentemente a questo l’ispira l’aria italiana), né di pena di morte (e perché avrebbe dovuto dato che il catechismo della chiesa cattolica l’ammette?), né di guerra in Iraq (solidale con chi ha iniziato l’infinito massacro di un popolo, alla luce del divide et impera, su basi false?).
Ora sento la necessità di scrivere della Lega Nord (e poi di abbandonare – se ci riesco- questa tristissima attualità). Sarò fuori sede per qualche giorno, ma al mio ritorno provvederò, sempre a mia futura memoria.
augusta

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diari di augusta

mercoledì, 09 aprile 2008

 

              VITTIME  (di guerre e di cui è possibile fare la conta …)

Internazionale   4  / 10  aprile n. 738  pag. 14

Numero di vittime dall’inizio della seconda intifada (28 ottobre 2001).

Dati aggiornati alle 16 del  2 aprile 2008

Tra le vittime palestinesi sono inclusi i kamikaze, mentre non sono conteggiate le persone accusate di collaborazionismo e uccise da altri palestinesi.

Palestinesi         5.177        

Israeliani          1.067        
Altre vittime         78         
Totale               6.322        

Internazionale  4  / 10  aprile n. 738  pag. 14

Numero di vittime dall’inizio della guerra in Iraq (19 marzo 2003)
Dati aggiornati alle  16 del 2 aprile 2008

Iracheni               82.625  /   90.149
Soldati statunitensi                4.012      
Soldati di altre nazionalità       309         


                         Vittime e distruttori d’altro tipo.

Anche la stampa italiana ne ha parlato, ma avevo letto la prima notizia sulla BBC.
Una ragazza argentina., rapita in carcere alla sua mamma durante il regime dei colonnelli e “adottata” da una coppia dei suoi rapitori, li ha denunciati e ha potuto ritrovare la nonna e il fratello (i genitori non ci sono più) attraverso la banca del DNA istituita dalle nonne di Piazza di maggio.
Queste “nonne” per assicurare un nucleo familiare ai nipoti nati in carcere (e in carcere rapiti per essere direttamente “adottati” o venduti) si sono dovute sostituire alla generazione dei figli e delle figlie in parte distrutta per allontanare i loro nipoti da chi li aveva fatti strumenti di un bisogno di impossessarsi di altri esseri umani.
Ne avevo incontrato una delegazione quando ero vicepresidente del consiglio regionale; ne ho riportato un ricordo indimenticabile e conservo con amore il fazzoletto bianco che le distingue e che mi hanno regalato allora.

…….         .e non manca il grottesco


Avevo deciso di non andare a votare: l’idea di dovermi asservire a scelte di gruppi che, fiduciosi nelle pigre abitudini degli italiani, ci impongono personaggi incredibili (ma dove li trovano? Ne hanno un deposito a domicilio?) mi ha fatto cambiare parere. Mi sembra che, esprimendo il mio voto, manterrò più forte il mio diritto di protesta.
E poi bisogna opporsi –in qualunque modo, ma per quante elezioni ancora? – a Berlusconi, Casini e Lega Nord ecc. ecc.
Purtroppo vengono fornite ogni giorno nuove ragioni di fastidio.
L’ultima volta ha provveduto al mio ineliminabile quotidiano disgusto Veltroni, responsabile dell’inserimento del gen. Del Vecchio nelle liste elettorali, in posizione irrimediabilmente vincente.
Il Del Vecchio aveva dichiarato (per questa volta evito le citazioni dato che ne ha parlato la stampa di ogni tendenza):
«Non sarei contrario alla creazione di case di piacere per i soldati impiegati nelle missioni all’estero  Non va criminalizzato il soldato che frequenta case di piacere controllate, con ragazze maggiorenni. Frequentarle rientra nelle libere decisioni della persona. Capisco perfettamente le esigenze dei ragazzi proprio perché sono un uomo che ha vissuto per 43 anni la vita militare». In precedenza aveva dichiarato di non ritenere i gay adatti alla vita militare e, contemporaneamente, si era dichiarato  favorevole alle quote rosa nell’esercito».
Ne possiamo dedurre che il generale era (è ancora?) frequentatore di casini e che – secondo le antiche, storiche abitudini di ogni esercito - usa dell’arma consueta dello stupro; nel caso suo –uomo d’ordine – lo preferisce organizzato.
Parla di
libere scelte di ragazze maggiorenni, il generale naif. Evidentemente non ha mai sentito parlare di libertà dal bisogno.
E se alle auspicate soldatesse pungesse vaghezza di sesso a pagamento che farebbe la disinibita creatura? Che cosa le impongono le pari opportunità generale Del Vecchio?
Il Veltroni si è detto indignato delle dichiarazioni ma non gli ha chiesto di levarsi dai piedi: i sodali del Del Vecchio – privati dei loro bellici piaceri – potrebbero cambiare idea sul loro voto.
E tanto interessa di questi tempi.
augusta

Nota: chi volesse informazioni su usi e costumi degli eserciti patri può verificare qualche notizia nella rassegna “antica babilonia” (voce presente nelle categorie).

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rassegnastampa, vittime di guerra, guerra conflitti e violenze, antica babilonia