A DOMANDA RISPONDO
La sorte del mio blog è abbastanza strana: ha un discreto numero di lettori, ma pochi intervengono con proposte, critiche … nei commenti.
Preferiscono telefonarmi. Alcuni mi hanno detto che critico senza proporre, riferendosi in particolare alle mie contestazioni (se verbali molto decise, lo ammetto) in merito alle recenti elezioni anche comunali e regionali.
E allora rispondo a un esplicito invito di offrire consigli a una ipotetica consigliera comunale. Non saranno consigli, ci mancherebbe che ne avesse bisogno … ma proposte che nascono dalla mia esperienza: 1975-83 in consiglio comunale e poi dieci anni in consiglio regionale.
Forse è un’esperienza troppo lontana per significare qualche cosa … ma così io rispondo alla sfida e chi legge senza essere interessato può ignorare il diario.
Vado per punti:
- E’ importante ricordare che l’eletto non è soggetto a vincolo di mandato: può agire anche indipendentemente dal gruppo d’appartenenza. Salvo casi eccezionali non lo ritengo opportuno, ma trovo indispensabile che una donna sia voce critica all’interno del suo gruppo di riferimento: proprio perché le regole dell’agire politico non sono “a misura di donna” cerchi di commisurarle, anche leggendo in profondità la sua storia di genere.
Per me era un esercizio molto utile e molto faticoso. - Nel fare questo esercizio avevo focalizzato la storia di genere come storia del “senza voce” (ed avendo trascorso la mia adolescenza e la mia prima giovinezza nei turpi anni ’50 avevo ampia esperienza della negazione del diritto di parola). Quindi la mia prima decisione era stata quella di farmi voce di chi non ne aveva, non per pietismo ma per portare alla luce risorse represse e talvolta strangolate.
- Da parte mia trovavo necessario avere un riferimento certo, non nella mia singola persona e nelle mie scelte morali ma in un principio condiviso o almeno condivisibile. Anche se di questi tempi, nuovamente turpi, la moralità tende ad identificarsi con un atteggiamento uniforme, unico ed esclusivo, ad essere privilegiata su misura delle scelte del più forte, resta un fatto personale.
Il riferimento deve essere riconoscibile da molti punti di vista: io avevo privilegiato l’articolo 11 della Costituzione, il cui significato può essere un filo conduttore di molte scelte diverse (per me almeno lo era) per prevenire, ad esempio, l’inutile conflittualità sociale (esiste anche quella utile, per dar voce a chi non ce l’ha).
Oggi la conflittualità inutile e artatamente provocata trova nuova riconoscibilità nell’inimicizia proclamata ineliminabile, a partire dal –che disgusto!- rinnovato concetto di razza.
Un altro principio per me ineludibile era il concetto di solidarietà politica (art. 2 Costituzione) che impegna a realizzare la solidarietà come scelta delle istituzioni e non delega all'agire del caritatevole privato oggi molto di moda che poco ha a che fare con lo spirito dell’art. 18 della Costituzione.
Ciò non significa che le istituzioni non possano e debbano interagire con organizzazioni private, ma devono avere una propria linea di condotta che è anche strumento di valutazione del fare che non sia abbandono a singoli e gruppi, spesso –ohimè- garanti di voti di scambio (ne ho scritto anche il 17 aprile scorso). - Lo stesso avviene per la cultura. In questi ultimi anni ho constatato squallori regionali (si veda ancora diario del 17 aprile) e tristi provincialismi comunali, dove l’assessora di competenza aveva come suoi evidenti referenti gruppi di persone, indubbiamente anche credibili, ma impermeabili ad ogni, pur tentato, confronto che temevano minasse la loro esclusività..
E qui si apre altro spazio di chi voce non ha e dovrebbe invece essere messo in condizioni di averla. Penso in particolare ai giovani, cui non convengono certamente gli spazi dell’ufficialità e dell’ascolto di “valori” e significati d’altra generazione. Si cresce facendo esperienza e questa abbisogna anche di spazi propri: perché non assicurarli?
A Udine la vicenda di un centro sociale chiuso perché lo spazio occupato dall’edificio serviva ad altro non è stata certo esaltante. - E poiché parliamo di cultura sarebbe interessante promuovere non le nostre capacità di “donare” (il termine dono piace molto ad una delle più consolidate e considerate associazioni nel territorio) ma un confronto serio con la cultura dei migranti, a partire dalle esigenze fondamentali che la connettono al corso della vita, prima fra tutte la maternità.
Io non so se interessi alle future componenti del consiglio comunale perché non ne ho sentito parlare. Spero di sì.
Purtroppo ho notato che i migranti sono di regola considerati o soggetti di pia assistenza o fruitori delle nostre proposte, non protagonisti. Eppure il comune ha un ufficio che potrebbe, se consapevolmente orientato dall’assessore responsabile, essere un punto d’ascolto e un motore di proposte. - E poi ci sono (ma ne è percepita la presenza?) i bambini.
Udine possiede pochi spazi loro offerti in sicurezza e libertà. I piccoli campi che pur esistono sono affittati alla squadrette sportive iscritte e questa o quella organizzazione, dove si allevano le future glorie muscolari. Perché non chiedere spazi per il gioco libero?
Ricordo che quand’ero in consiglio comunale avevo chiesto che non vi fossero tracciate (e men che meno a misura regolare) linee per un gioco che fosse a misura di gara: i bambini necessitano di gioco libero e il fatto che spesso non se ne interessino nemmeno i genitori non toglie loro questo diritto. Speravo così di disincentivare i luoghi del commercio muscolare delle varie squadrette. A questo punto mi permetto un consiglio: leggano le consigliere comunali, almeno loro!, la legge italiana che ratifica la Convenzione di New York sui diritti dei minori e ne pretendano il rispetto (LEGGE 27 maggio 1991 n. 176. - pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell'11 giugno 1991, n. 135). Durante la campagna elettorale non l’ho mai sentita citare, a nessun livello.
Mi capita spesso di attraversare un parco pubblico, finora senza strane chiusure, dove parecchie signore passeggiano con i loro cagnolini e non ne raccolgono le feci. Ovviamente non è possibile che i bambini giochino fra cacche di varia misura ma, ove questo problema fosse risolto dalla buona inesistente educazione delle sullodate o da uno spazio sabbioso riservato allo scopo, è in corso di costruzione un monumento di pietra con scalini puntuti (adattissimi a spaccare al testa di chi vi inciampi) che dovrebbe onorare no so quale branca delle forze armate. I bambini non hanno il diritto di correre spensieratamente?
Il richiamo agli ostacoli pone il problema generale delle barriere architettoniche: mi affido alla competenza delle consigliere in carica e future.
Così mi rifaccio alla competenza delle consigliere per un’attenta vigilanza sui lavori che il comune appalta a che siano garantite le norme della sicurezza.
Per ciò che riguarda i bambini si aprirebbero anche i problemi dei costi dei nidi, delle mense… ma non voglio dilungarmi troppo se non per segnalare che la Lega & suoi complici hanno più volte richiesto di discriminarli sulla base delle origini territoriali dei loro genitori nell’ingresso alle scuole materne (principio ignobile già raccolto dalla sindaca di Milano). - Non mi soffermo sugli anziani di cui – a differenza dei bambini- ci si occupa o si dice di occuparsi. Credo sarebbe opportuna un’occhiata agli stabili che li ospitano se non vivono in famiglia, cominciando dalle norme edilizie ed igieniche che devono essere rispettate.
E due questioni per concludere.
So che alcune delle elette provengono dalla compagine che aveva sostenuto l’on. Bindi durante la campagna per le primarie. Ho molta stima della Bindi e, in quella circostanza avevo particolarmente apprezzato ciò che aveva detto sulla laicità dello stato. Imprudentemente credevo che i suoi/le sue sostenitrici fossero coerenti a quei principi … ma anche qui silenzio.
Eppure il problema della laicità pone questioni non piccole e ben note su cui non intervengo, sperando che intervenga presto chi di dovere..
Io mi soffermo solo su una questione piccola (apparentemente) ma che potrebbe essere un punto di partenza: perché non dare dignità alla celebrazione dei matrimoni civili? Ne ho visti celebrare in comune da un assessore che ostentava distacco e noia: Mi è sembrato indecente.
Infine una preghiera: non sottovalutate la mediazione culturale della Lega Nord. Ne ho scritto molte volte, le ultime il 23 aprile e 9 marzo.
Ora un esempio soltanto: Le oscene affermazioni di Bossi sui fucili non nascono da personaggi che hanno sparato, picchiato (e che ancora sono sulla scena) ma quella che molti considerano popolare bonarietà è il mezzo per rendere accettabile e digeribile l’uso delle armi (o comunque della violenza) per farsi giustizia da sé.
Mi accorgo di aver ripreso concetti di cui scrivo da anni, ma ho voluto rispondere ad una simpatica sfida. Avrei molto altro da dire. Ho già esagerato
Naturalmente si tratta di problemi che richiedono molta determinazione e che vanno affrontati con competenza e consapevolezza, uno alla volta o poco più. Io non ne ho tratto grandi risultati: parecchi esponenti del gruppo del Partito Comunista, per cui ero stata eletta, ne dimostravano scarsa consapevolezza (e non parliamo dell’allora maggioranza democristiana per appartenenza e cultura, nonché dei socialisti che si preparavano ad essere –anni dopo- craxiani…).
Spero che se le future consigliere saranno interessate anche ai diritti civili dei senza voce si trovino fra colleghi più consapevoli, competenti ed eticamente responsabili di molti di quelli che ho conosciuto io.
augusta



