SGRADEVOLI STORIELLE DI PROVINCIA
"La responsabilità è la cura per un altro essere quando venga riconosciuta come dovere, diventando “apprensione” nel caso in cui venga minacciata la vulnerabilità di quell’essere. Ma la paura è già racchiusa potenzialmente nella questione originaria da cui ci si può immaginare scaturisca ogni responsabilità attiva: che cosa capiterà a quell’essere, se io non mi prendo cura di lui?
Quanto piú oscura risulta la risposta, tanto piú nitidamente delineata è la responsabilità. Quanto piú lontano nel futuro, quanto piú distante dalle proprie gioie e dai propri dolori, quanto meno familiare è nel suo manifestarsi ciò che va temuto, tanto piú la chiarezza dell’immaginazione e la sensibilità emotiva debbono essere mobilitate a quello scopo" (Hans Jonas).
Questi ultimi giorni sono stati per me densi di momenti difficili, di riflessioni impostemi da quanto mi vedo intorno, dall’angoscia di un degrado che da tempo mi insegue e che ora mi ossessiona.
So che sarò noiosa per chi mi legge perché voglio ricostruire (ho scritto tante volte che questo diario è a mia futura memoria), attraverso un filo conduttore che ora mi pare, pur nel suo infimo squallore, evidente, alcuni avvenimenti di cui a volte ho parlato, a volte no perché riguardano questa la triste provincia in cui vivo.
Ora però, a fronte di ciò che accade a livello nazionale, assumono un significato che va oltre la loro apparente localistica banalità.
Chi non avesse voglia di annoiarsi in locali paludi, lasci perdere ciò che segue.
Gli basti la citazione di Hans Jonas che ho riportato all’inizio, così inutilmente ricca e coinvolgente.
Ogni racconto deve avere un terminus a quo che di fatto è convenzionale, un punto di partenza che salta fuori dallo scorrere degli avvenimenti quasi avesse una volontà propria, il cui significato si legge a posteriori.
Scelgo il 20 marzo, quando l’allora magnifico rettore dell’università di Udine decideva di candidarsi a sindaco della città.
E il mio punto di partenza già traballa perché devo fare subito un passo indietro.
Il 26 novembre mi trovavo in consiglio regionale per un incontro consultivo a proposito di un progetto di legge sulla pace che veniva presentato ad un insieme di associazioni di settore.
La faccenda si trascinava da tre anni e il piccolo mensile pubblicato dall’associazione che in consiglio rappresentavo (Ho un sogno) non aveva risparmiato critiche, mai discusse e mai prese in considerazione.
In un primo tempo era disegno di un assessore del PRC, che aveva inventato una forma di stravagante partecipazione (che spero non sia quello che nel contesto di quel gruppo politico viene chiamato “democrazia partecipativa” perché sarebbe un disastro) per cui una persona la lui delegata aveva girato per la regione raccogliendo pareri che poi erano stati consegnati al consiglio regionale dove alcuni esponenti di vari partiti ne avevano fatto un progetto di legge.
Per una certa conoscenza che ho della materia legislativa ero piuttosto inorridita.
C’erano norme che implicavano l’esercizio di poteri sovranazionali, un coacervo di affermazioni che arrivavano al grottesco (si affidava alla regione anche il compito di “sostegno ai processi di smantellamento degli arsenali di armi di distruzioni di massa”). Ciò però che più mi colpì fu l’evidente intento di ignorare il ruolo dell’istituzione regionale, per ridurla ad un raccoglitore di pareri (tra l’altro disparati e confusi). Probabilmente per una questione non estranea a un fatto anagrafico l’indifferenza istituzionale che accomunava consiglieri proponenti e associati partecipanti mi scandalizzò non poco.
Se si voleva svilire ogni politica che non fosse il mercatino di scambi di voti e favori non si poteva far meglio.
E così torno al 20 marzo quando scrissi all’ex magnifico rettore, già dimessosi e candidato sindaco, la lettera che qui riporto e che, nel rivelare uno dei passaggio più squallidi dell’incontro del 26 novembre, non meritò alcun cenno di risposta dal destinatario, mentre persone a cui la feci leggere stigmatizzarono la mia determinazione critica. (in grassetto la parte che direttamente interessa).
Egregio professor Honsell,
ho trovato nella mia posta il suo cartoncino elettorale: elegante, essenziale, promettente ma…non convincente (parlo solo per me: non appartengo a lobbies, né sono in grado di influenzare alcuno).
Non analizzo tutte le argomentazioni di quel messaggio, voglio solo riferirle un episodio che la riguarda e che mi ha profondamente turbato (è lei che scrive di “aspettative per la nostra città” e io mi permetto di risponderle, informandola almeno su una delle mie, non coincidente con le sue come le ho conosciute alcuni mesi fa attraverso le sue parole, riportate da un docente dell’Università di Udine, di cui allora lei era Magnifico Rettore).
Prima che il consiglio regionale terminasse precipitosamente i suoi lavori si era creata una sorta di occasionale commissione consultiva, costruita ad hoc per raccogliere pareri sulla p.d.l. 230 “<<Politiche della pace, non violenza attiva e salvaguardia dei diritti umani nella regione Friuli Venezia Giulia>>..
La proposta approdava a tale consultazione a seguito di un iter annoso, confuso e molto discutibile dove mai era apparsa una proposta politica di rappresentanti istituzionali che contenesse una loro posizione con cui potersi confrontare.
Non la intrattengo su questo: so che il periodo precedente le elezioni è impegnativo e affannoso.
Se volesse però prendere visione di quella norma – per fortuna rimasta nel novero delle pessime-buone intenzioni - gliene allego copia.
Da parecchi anni si discute (anche sulla base di sentenze della corte costituzionale in merito alle questioni di “mero rilievo internazionale”) delle politiche di pace che appartengono a regioni ed enti locali e non si limitano quindi alla cura dei buoni sentimenti, all’interiorità educata a dismettere aggressività, ma si legano all’agire concreto sul territorio, pur senza interferire impropriamente con i compiti esclusivi del governo e dello stato..
Penso, per esempio, che il suo inserimento di progetti relativi alla crescita dell’Università in un contesto europeo rientri necessariamente in politiche di pace: sarebbe anacronistico immaginare una attività universitaria di ricerca conflittuale con altre analoghe, ovunque collocate, ma in particolare sul territorio europeo. E la collaborazione scientifica è strumento di pace.
Sarebbe folle immaginare un’università che diffondesse nazionalismi aggressivi o si facesse sede di applicazioni, se non di esplicite politiche, di culture xenofobe e razziste.
E il rispetto delle diversità é cultura di pace.
Il tutto naturalmente in un contesto universitario dovrebbe essere garantito da un alto livello culturale che, soprattutto per un candidato sindaco, non può prescindere dalla consapevolezza delle funzioni che nascono dai ruoli e poteri delle istituzioni.
(Dato il suo ruolo in questo momento elettorale sottolineo che in quella p.d.l. i comuni sono citati non come soggetti di pace ma solo per la rappresentanza dell’Anci).
Nella consultazione cui facevo prima riferimento erano presenti rappresentanti di associazioni stimate e riconosciute importanti, così come gruppi che identificano la pace con un’attività ambientale fortemente collegata all’antimilitarismo militante, spesso subordinato in forma esclusiva ad un generico, emotivo antiamericanismo, privo di ogni riflessione sul ruolo degli enti locali a tutela del territorio e delle popolazioni interessate da forti e non controllabili presenze militari (se non a seguito di un lavoro ostinato e capillare che nulla ha a che fare con generiche proclamazioni).
Nessuno, nel corso delle consultazioni, si occupò di chiedersi quali fossero i compiti e limiti della regione in merito, né di stimolare la definizione di politiche regionali di pace che non fossero confusa delega a questo o quello, fino al grottesco impegno di affidare alla regione il “sostegno ai processi di smantellamento degli arsenali di armi di distruzioni di massa”.
In realtà la preoccupazione generale – paciosamente accettata, se non preventivamente promossa, dai firmatari della proposta di legge e da un assessore che aveva aperto quelle inaccettabili procedure - sembrava essere la collocazione di sé entro quelle norme, quindi il riconoscimento (di cui i più sprovveduti non coglievano l’aspetto velleitario e, se portato al limite, eversivo) di se stessi come “sostituti” delle istituzioni o, ed era l’aspetto più furbesco e sornione, disposti a mercanteggiare l’omaggio alla proposta di legge con la speranza di futuri contributi.
Ne emergeva l’intenzione di una politica di pace che non intendeva promuovere un processo tale da assicurare un possibile obiettivo generale, ma solo particolari vantaggi: a mio parere un sistema più elaborato delle vecchie distribuzioni “a pioggia”, ma non meno devastante.
Tanti soggetti, così indifferenti al problema di una politica di pace a livello istituzionale, mi sembrarono un uditorio pronto a costruire le condizioni per un voto di scambio (e giustamente invece lei ha scritto nel suo messaggio elettorale di voler evitare che “la cosa pubblica finisca in mano a persone tanto sorde alle esigenze comuni quanto attente alle proprie”).
Non è tollerabile, a mio parere, che la regione e gli enti locali (in quella proposta, come ho scritto, sostanzialmente assenti) abbandonino ad un simile coacervo, chiamato Agorà, il proprio doveroso ruolo.
Sempre nella preoccupazione di non farle perdere tempo non mi soffermo su altre questioni specifiche, ma le allego gli appunti che ho inviato al gruppo istituzionalmente responsabile della consultazione in merito alla p.d.l. 230
A questo punto lei si chiederà perché le scrivo.
A Trieste era presente il prof. Reitani, direttore del Centro Interdipartimentale di Ricerca sulla Pace Irene che riferì i saluti e il compiacimento del Magnifico Rettore dell’Università di Udine (nella fattispecie lei, che non aveva ancora scelto il diverso ruolo nel quale ora si propone) per l iniziativa della proposta di legge per cui proclamava apprezzamento.
Io trasecolai e ancora non ho superato il turbamento prodottomi da quel saluto: era evidente che la p.d.l. 230 riceveva dal suo saluto e omaggio (pur se riferiti da altri anche per sé autorevoli) la garanzia di una riconosciuta autorità.
Io non so se lei vorrà considerare questo problema e se vorrà rispondermi.
Ma non posso non chiederle, nel quadro che lei ha proposto nel suo foglietto di presentazione, la ragione di quel messaggio che ancora mi turba e che mi impedisce una lettura serena delle sue proposte elettorali di cui non vedo la coerenza con quanto sopra ho riportato.
Cordialmente Augusta De Piero
Il prof. Reitani, allora messaggero del rettore, ora ha meritato la nomina di assessore comunale alla cultura. Poco tempo prima delle elezioni aveva anche organizzato un convegno (che affrontava un aspetto delle problematiche di pace) non nella sede dell’Università ma in quella di una rispettatissima associazione locale legata ad ambienti cattolici. Una presenza casuale? Non so
Ma la storia non è finita.
Il 15 maggio leggevo sul Messaggero Veneto, quotidiano locale, una notizia che mi spaventava. Il prof Honsell, diventato sindaco, esprimeva la sua intenzione di nominare un security manager e ne indicava anche il nome.
La cosa mi preoccupava e scrivevo ad alcuni consiglieri comunali e assessori di mia conoscenza. Ecco la lettera rimasta naturalmente inevasa quando io l’avrei voluta tempestivo stimolo a prendere posizione nei confronti della proposta del sindaco, intellettuale a questo punto muscolare.
Leggo su il Messaggero Veneto di oggi 15 maggio (Messaggero di Udine, pag.II) nell’articolo ”Honsell alle prese con i politici” che “tra i più noti ‘creditori politici’ del neo sindaco c’è “Diego Volpe Pasini che si è speso, soprattutto al ballottaggio, interamente per Honsell, mediante un’opera di sistematico attacco politico nei confronti” dell’antagonista del prof. Honsell stesso.
In questo dichiarato mercato “adesso vorrebbe ricoprire il ruolo di security manager, incarico –dicono al Pd- che ha già avuto il loro informale via libera”, né –secondo la stessa fonte- questo obiettivo sarebbe mai stato nascosto.
Il Volpe Pasini non ha mai fatto mistero delle sue reiterate campagne anti rom e anti stranieri – ampiamente pubblicizzate dallo stesso quotidiano- e, nel corso della campagna elettorale, si è esibito in un plateale comizio di fronte allo “storico” e riconosciuto campo nomadi di via Monte Sei Busi, avendo la polizia a sua difesa da possibili attacchi dei residenti nel campo così provocati.
Certamente mi piacerebbe che il neo sindaco potesse smentire, pubblicamente ed esibendo prove, tutto il blocco del progettato scambio di voti e incarichi post elettorali di cui scrive oggi il quotidiano, ma forse chiedo troppo.
Ritengo però di poter pretendere, da cittadina udinese, un impegno nei confronti del sindaco stesso dei consiglieri comunali e degli assessori cui mi rivolgo con questa lettera, perché smentisca e provi l’inconsistenza del baratto con il Volpe Pasini.
Al di là di questioni di principio, che sarebbe stridente trattare in questo contesto di basso profilo, chiedo come possa connettersi il titolo di “manager” che implica capacità di direzione e amministrazione, con l’impegno improprio di tempo, energie e conseguenti costi, imposto surrettiziamente alle forze di polizia a sua tutela e se sia compatibile l’ostentazione di atteggiamenti provocatori con l’aspirazione ad una funzione che si presume dirigenziale.
Vorrei anche sapere se i candidati del Pd e delle liste apparentate nel nome dello stesso sindaco possono smentire il loro consenso allo sconcertante progetto.
Grata per una risposta …..
Non sia improprio ricordare che in città esistono varie associazioni culturali che in questa circostanza hanno dimostrato di essere, come sapevo e temevo, totalmente implose su se stesse ed indifferenti a problemi che costituiscono l’immagine della città ben più significativamente del salotto di tipo viennese che il neosindaco promette.
Angosciata dal silenzio pesante che mi circondava il 17 maggio pubblicai la lettera relativa al security manager che ho sopra trascritto nel blog del segretario regionale del Pd. Chi vuole avere un’immagine di ciò che possono scrivere persone di sinistra (??!!) quando abbisognano di un nemico da usare per costruire una propria unità può andare alla fonte (www.zvech.it).e soffermarsi sugli interventi successivi al 17 maggio.
Quel sito però viene visitato anche da una giornalista che vi ha tratto ispirazione per l’articolo che di seguito trascrivo, pubblicato mercoledì 21 maggio su Il Manifesto.
Udine di sinistra, sicurezza a destra Francesca Longo Udine
L'uomo di Fazio ha detto sì. Non in diretta da Che tempo che fa, dove è stato a lungo gradito ospite, ma dal nuovo ruolo di sindaco della giunta di centrosinistra (col Prc) di Udine. Furio Honsell, dopo un giuramento in friulano, con pronuncia inglese, ha ben pensato di nominare Diego Volpe Pasini responsabile del «Rapporto con i cittadini in materia di sicurezza». «Sarà come un'antenna sui problemi emergenti - ha dichiarato il sindaco - Il tema è la prevenzione. Volpe Pasini deve proporre alcune soluzioni o intervenire direttamente su potenziali situazioni di disagio». «La delega alla sicurezza, però, l'ho tenuta io» ha aggiunto nel tentativo di sminuire il paventato ruolo di security manager.
Un ruolo comunque affidato al leader di Sos Italia, che con il suo 4% di voti ha contribuito all'elezione di Honsell e che si definisce con quanto scritto su Wikipedia. «Sos Italia è un movimento politico fondato nel 96 con l'intento di tutelare i diritti dei cittadini consumatori e difendere le tradizioni proprie della civiltà dell'Occidente. Aderisce alla coalizione di centrodestra, Cdl, reputandola la più adatta a difendere l'identità e le radici occidentali. Definisce come il proprio manifesto ideologico gli scritti di Papa Benedetto XVI, dell'ex-Presidente del Senato Pera, del giornalista Magdi Allam e della scrittrice Oriana Fallaci». E ancora (dal programma): «Cosa abbiamo già fatto... Interveniamo nelle scuole dove si toglie dal presepe il bambin Gesù per metterci una colomba della pace, interveniamo in ogni possibile confronto pubblico per bloccare la costruzione di nuove moschee, centri islamici o madrasse (scuole coraniche), ci opponiamo con forza e con ragione ad ogni concessione di spazi cimiteriali confessionali, all'occupazione del suolo pubblico per le preghiere, alla variazione delle regole sui luoghi di lavoro, insomma ci opponiamo ad ogni tentativo di modificare le nostre leggi in favore delle tradizioni ed usanze islamiche». Ma non solo (sempre citando Volpe Pasini): referendum per l'abrogazione della legge Merlin; battaglia contro l'immigrazione clandestina; sulla prostituzione si è ottenuta a Udine l'eliminazione del fenomeno; battaglia per la diffusione del porto d'armi per difesa personale; campagna per l'estensione del principio della difesa personale dalle persone alle cose; la cancellazione del principio di eccesso di legittima difesa; messo taglie su Unabomber; battaglie contro i campi zingari abusivi e l'accondiscendenza della politica nei loro confronti...». Insomma Udine adesso sarà in una botte di ferro e i rom dell'insediamento più che storico di via Monte Sei Busi devono smettere di non essere nomadi.
Afferma Honsell: «Credo che Volpe Pasini sia animato da un'oggettiva conoscenza dei problemi. E poi è portavoce di un elettorato del 4%». Non si occuperà dei rom. E' prevista, ma dipende dal demanio, la messa in sicurezza degli attuali insediamenti, costruendo un campo sosta se possibile, ovvero attraverso un'opera graduale di integrazione. Insomma, un fulmine a ciel sereno per la sinistra? Non si direbbe proprio. In data 17 maggio sul blog del segretario regionale del Pd, Bruno Zvech, apparve il seguente commento. «Leggo che "tra i più noti 'creditori politici' del neo sindaco c'è Diego Volpe Pasini che si è speso, soprattutto al ballottaggio, interamente per Honsell, mediante un'opera di sistematico attacco politico nei confronti dell'antagonista. In questo dichiarato mercato "adesso vorrebbe ricoprire il ruolo di security manager". Il Volpe Pasini non ha mai fatto mistero delle sue reiterate campagne anti rom e anti stranieri e, nel corso della campagna elettorale, si è esibito in un plateale comizio di fronte allo "storico" e riconosciuto campo nomadi di via monte Sei Busi, avendo la polizia a sua difesa da possibili attacchi». La firma è quella di Augusta De Piero, già vicepresidente del consiglio regionale fino al '93. La risposta è arrivata. Volpe Pasini non farà il manager. Lunedì prossimo si vedrà se si occuperà del Rapporto con i cittadini in materia di sicurezza. Lui intanto è soddisfatto. Ai suoi elettori l'aveva promesso. Chissà cosa hanno promesso gli altri eletti nel Pd e Prc ai loro elettori.
Ora la stampa locale si affanna a inseguire le goffe dichiarazioni dei già silenti politici locali. Io ho costruito la mia memoria e tanto mi basta.
Ho raggiunto il mio terminus ad quem.
Vorrei però chiedere al manager –ora addetto a farsi testimonio per il neosindaco delle paure dei cittadini- come mi devo comportare io che ho paura della cultura diffusa dalle sue iniziative e che la sua nomina istituzionale consolida.
augusta