Questo diario elettronico ha una storia... (continua)


lunedì, 30 giugno 2008

ANNIVERSARI INTRIGANTI

Noi tireremo dritto: 30 luglio 1938 – Trieste

Ho pubblicato nell’ultimo diario alcuni tratti di una intervista ad Amos Luzzatto, presidente emerito dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, pensando di non tornare sulla questione dei Rom e invece non solo non ce la faccio a chiudere il discorso, ma voglio ancora proporre alcune analisi convenienti al mio, ma spero non solo mio, punto di vita.
Segnalo intanto che, navigando per blog, ho trovato il nome di un interessantissimo sito riguardante in modo specifico la questione zingari;
l’ho messo fra i miei link e ne trascrivo l’indicazione per chi mi legge
http://coopofficina.splinder.com.

Le dichiarazioni di adamantina fermezza del ministro Maroni mi hanno fatto tornare in mente la frase (pronunciata da un noto capo di un cronologicamente lontano governo in un discorso a Trieste il
30 luglio 1938)  "Anche nella questione della razza noi tireremo dritto".
Fra un mese saranno ottant'anni
… ma Maroni non sa e nessuno dei suoi consulenti gliene farà scomoda memoria, né a lui né al capo del governo di cui la smemorata creatura è ministro.
So di essere noiosa ma aggiungo una serie di altre date che possono aiutarci a leggere nelle sequenze di eventi del passato ma forse anche a prevedere atroci sequenze del futuro.:
14 luglio 1938 Manifesto della razza (redatto da studiosi fascisti e docenti universitari)
5 agosto 1938 Primo numero della rivista "La difesa della razza"
Leggi razziali italiane (1938: anno XVII° dell’era fascista)
7 agosto Regio Decreto-Legge n.1381: Provvedimenti nei confronti degli ebrei stranieri
22 agosto Censimento speciale degli ebrei
1-2 settembre Riunione del Gran Consiglio del fascismo
5 settembre Regio Decreto-Legge n.1390: Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista;
Regio Decreto-Legge n.1539: Istituzione, presso il Ministero dell’Interno, delConsiglio superiore per la demografia
20 settembre Regio Decreto-Legge n. 1630: Istituzione di scuole elementari per fanciulli di razza ebraica.
6 ottobre Carta della razza (emanata dal gran Consiglio del fascismo)
7, 9,10 novembre Riunione del Gran Consiglio del fascismo
17 novembre Regio Decreto-Legge n.1728. Provvedimenti per la difesa della razza italiana (n. d.r.: non dimenticare che fu firmata dal re sabaudo).
Veloce lettura di buon livello: Michele Sarfatti. Le leggi antiebraiche spiegate agli italiani di oggi Einaudi tascabili 2002 Torino (ci sono anche i testi delle leggi razziali di sett’anni fa).

Perché ci torno su.

Sono molto preoccupata dalla semplificazione che, ritengo in buona fede, richiama a fronte delle impronte da prendersi ai minori rom l’esito dei lager per ciò che riguarda la persecuzione degli ebrei nel secondo dopoguerra.
Sono preoccupata perché l’enormità del paragone può rivoltarsi come un boomerang che permette di sorvolare sugli strumenti istituzionali, culturali e pratici (primo fra tutti il consenso) che resero possibili i campi di sterminio; perché dimostra uno sciagurato, diffuso disinteresse per le condizioni dell’infanzia in fasi grigie come questa che da noi viviamo, condita da indifferenza e ignoranza.
Mi permettete una citazione biblica?
“Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca”. (
Apocalisse cap. 3, 15-16).

Scelgo quindi
l’intervista di Alessandra Longo, pubblicata da La Repubblica del 26 giugno che di tutto ciò si occupa.

ROMA - «Sono stato bambino e non potevo andare a scuola con gli altri. Ricordo che mi indicavano con il dito: “Mamma, guarda, quello è un giudeo!”. Sono cose successe 70 anni fa, cose che mi hanno segnato la carne e la memoria. Cose che non dimenticherò mai per quel che ancora mi resta da vivere. Prendere le impronte ai bambini Rom, come vorrebbe Maroni, significa compiere una schedatura etnica. E questo è totalmente inaccettabile». Amos Luzzatto è a Firenze, a presentare il libro dei suoi 80 anni: «Conta e racconta. Memorie di un ebreo di sinistra». L´Italia che lo circonda gli piace sempre meno e quest´ultima notizia lo turba profondamente.
Luzzatto, che cosa sta succedendo al nostro Paese? Anni fa sarebbe venuta in mente ad un governo una proposta del genere?
«C´è un razzismo latente nella cultura italiana, dovuto purtroppo ad un´insufficienza culturale. Ciclicamente si manifesta. Ricordo di essere stato a Palazzo Chigi quando, durante un precedente governo Berlusconi, venne fuori l´idea di schedare tutti gli immigrati. Ero presidente dell´Unione delle Comunità ebraiche e dissi che, se le prendevano a loro, avrebbero dovuto prenderle anche a noi. Mi spiegarono che non era un´iniziativa mirata ma solo l´inizio di un processo di identificazione generalizzato. Forse fiutarono l´aria. Alla fine, non ne fecero nulla. Io sono rimasto a quell´episodio».
Adesso non sembra che ci sia alcun imbarazzo. Si evoca esplicitamente la schedatura di bambini.
«Infatti quest´ipotesi è di gran lunga peggiore. Prendere i polpastrelli dei piccoli di un certo gruppo etnico significa considerarli ladri congeniti, prevedere che diventeranno dei delinquenti e commetteranno dei reati. E´ evidente e inaccettabile il segno razziale di questa iniziativa».
Immagino le ricordi qualcosa.
«Sì, mi ricorda il mio essere bambino, bollato, timbrato, come giudeo di cui non fidarsi».
Come finirà?
«Non credo che sia costituzionalmente corretto un processo di schedatura su queste basi chiaramente discriminatorie».
Le armi della legge e quelle della parola…
«Sì, da ebreo esprimo tutta la mia riprovazione».
Si può parlare di nuovo fascismo?
«Direi piuttosto di razzismo. La Lega è una destra populista».
Dove porta la strada della schedatura ai piccoli rom?
«Si comincia così e poi si va avanti con l´allontanamento dalle scuole, le classi differenziate, le discriminazioni diffuse. Questo pesa terribilmente sul vissuto di un bambino che si sente trattato diversamente dai suoi coetanei, vive come un appestato, carico di ossessioni e nevrosi. E´ una ferita che dura una vita».
L´Italia di oggi, quella che si sente rappresentata dal governo Berlusconi, sembra aver preso questa direzione.
«Esattamente la direzione contraria agli obiettivi di integrazione che vogliono dire soprattutto rispetto delle tradizioni e delle culture altrui».
Luzzatto, la gente che non condivide che cosa deve fare? Chiedere, provocatoriamente, come fece lei a suo tempo, che vengano prese le impronte a tutti?
«Noi allora reagimmo così. Certo, in questo caso, sarebbe fuori luogo coinvolgere nella protesta i bambini ebrei. I bambini, tutti i bambini, sono, fino a prova contraria, innocenti e devono essere protetti dalla crudeltà degli adulti».
Com´è quest´Italia? «Un Paese che ha perso la memoria».

I miei precedenti

Il 24 gennaio del 2007 ho pubblicato un'intervista a Joseph (Tommy) Lapid presidente dello Yad Vashem  (il grande museo della Shoà) da 16 luglio 2006.
Nato nel 1931 a Novy Sad (Yugoslavia)  è un sopravvissuto all’Olocausto.
E’ stato giornalista radiofonico, parlamentare, vice primo ministro e ministro della giustizia. E’ morto lo scorso primo giugno.
Anche lui ha ricordato, a fronte di ciò che osservava al check point di Hebron, le molestie che, bambino, aveva subito nel suo paese natale.
Chi volesse leggere il testo inglese dell’intervista può andare a:
http://www.haaretz.com/hasen/spages/815603.html

Come allora concludo con una citazione di Ryszard Kapuscinski

“Filo spinato
Tu scrivi dell’uomo nel lager
io - del lager nell’uomo
per te il filo spinato è all’esterno
per me si aggroviglia in ciascuno di noi
- Pensi che ci sia tanta differenza?
Sono due facce della stessa pena”.

augusta

venerdì, 27 giugno 2008

CITTADINI E SUDDITI

 

Nel primo diario di questo mese riportavo una nota dell’Associazione Alma Terra di Torino, di cui trascrivo un brano:

L’alba di questa mattina, Milano-Rogoredo, tra la tangenziale est, la ferrovia e sotto i cavi dell’alta tensione, campo nomade del comune - dunque autorizzato e censito -, quattro casette di legno, il resto roulotte e baracche, la kher, la casa della famiglia Bezzecchi, arrivati in Italia dalla Slovenia nel 1943 e qui, tra un campo e l’altro, giunti alla quinta generazione. Sono circa quaranta persone e tutti stamani sono sfilati uno per uno davanti a polizia, carabinieri e vigili urbani per declinare nome, cognome, generalità, stato civile. Ognuno ha mostrato il documento di identità e ad ognuno è stata fatta la fotocopia”.

Nell’ultimo numero di Ho un sogno (per gli udinesi: mensile che potete trovare presso la Libreria Universitaria CLUF, via Gemona 22) è stato pubblicato un appello che trascrivo:
 
Sono passati settant'anni dalla promulgazione delle leggi razziali e dalla pubblicazione della rivista "La difesa della razza"di Guido Landra e dei primi rastrellamenti che sfociarono dopo un breve periodo di tempo in un ordine esplicito di "internamento degli zingari italiani"in campi di concentramento (Circ. Bocchini 27/04/41),quei "campi del Duce" di cui in Italia si è preferito perdere la memoria.

"RICORDARE PER NON DIMENTICARE"

Sono passati settant'anni, ma le preoccupazioni, la percezione del pericolo, I PROVVEDIMENTI PUBBLICI SONO GLI STESSI DI OGGI.

E'agghiacciante quello che sta avvenendo oggi sotto i nostri occhi, a Milano.

Rimanere in SILENZIO oggi vuol dire essere responsabili dei disastri di domani.

NESSUNA collaborazione di Enti o Associazioni  è giustificata ( VERGOGNA)........

 

Mi appello alla società civile, chiedo un sostegno per le comunità di rom e sinti Milanesi.............voci dal silenzio........

Ricordo che domani sarà schedato anche mio padre, CITTADINO ITALIANO, che ha patito la persecuzione nazifascista con l'internamento in campo concentrazionale italiano (Tossicia).................mio nonno deportato a Birkenau e uscito dal camino................VERGOGNA

MI VERGOGNO,IN QUESTO MOMENTO, DI ESSRE CITTADINO ITALIANO E CRISTIANO.................

Chiedo in questo momento tragico per la democrazia e la cultura a Milano ed in Italia, di URLARE il proprio dissenso per questa politica razzista, incivile e becera.

RICORDO E NON DIMENTICO che oggi siamo noi e domani..............................

Milano, 05/06/2008 Rag. Giorgio Bezzecchi (Rom-medaglia d'oro al valor civico)

Ai lettori dello “storico” Corriere della sera è stato chiesto: “Il ministro Maroni propone di prendere le impronte ai bambini dei campi nomadi. Siete d’accordo?”

Mentre scrivo ci sono poco più di 15.000 risposte; ci viene riferito che  più di 9.000 sudditi concordano con il ministro  (vedere per credere, il sito web è a disposizione di tutti: http://www.corriere.it/appsSondaggi/votazioneDispatch.do?method=
risultati&idSondaggio=2917


Non riesco a commentare: affido l’ipotesi ministeriale al giudizio dei lucidi ottant’anni di quel gran signore che è Amos Luzzatto, presidente emerito dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (traggo da un’intervista su Repubblica del 26 giugno):
Prendere le impronte ai bambini Rom, come vorrebbe Maroni, significa compiere una schedatura etnica. E questo è totalmente inaccettabile».
<…>  «C´è un razzismo latente nella cultura italiana, dovuto purtroppo ad un´insufficienza culturale. Ciclicamente si manifesta.». <:::>
«Prendere i polpastrelli dei piccoli di un certo gruppo etnico significa considerarli ladri congeniti, prevedere che diventeranno dei delinquenti e commetteranno dei reati. E´ evidente e inaccettabile il segno razziale di questa iniziativa». <…>
 «Si comincia così e poi si va avanti con l´allontanamento dalle scuole, le classi differenziate, le discriminazioni diffuse. Questo pesa terribilmente sul vissuto di un bambino che si sente trattato diversamente dai suoi coetanei, vive come un appestato, carico di ossessioni e nevrosi. E´ una ferita che dura una vita».
 

VORREI…

 

Vorrei fosse reso noto che l’ONU ha dichiarato lo stupro crimine di guerra.

Vorrei sapere perché il card. Poletti consentì al seppellimento del boss della banda della Magliana Renato De Pedis nella cripta della Basilica di Sant’Apollinare.


Vorrei capire perché il quotidiano israeliano Haaretz, di cui ho sempre apprezzato la puntualità dell’informazione, ha relegato in una breve nota la notizia del suicidio di un militare israeliano durante la partenza del presidente francese dall’aeroporto di Tel Aviv.
Ne traduco alcuni passi:
Giovedì un poliziotto addetto al servizio di frontiera si é ucciso sparandosi a 200 metri dal presidente francese Nicolas Sarkozy che stava imbarcandosi al termine del suo viaggio in Israele.  <…> Gli ufficiali del servizio di sicurezza (Shin Bet), corsi immediatamente verso il luogo da cui proveniva lo sparo, trovarono il poliziotto, che aveva preso posizione in cima a un edificio, giacente di sotto a terra. La squadra Magen David Adom non poteva risuscitarlo e ne fu dichiarata la morte  (MDA: squadra di emergenza sanitaria).

Gli ufficiali esclusero l’ipotesi che si fosse sparato accidentalmente prima della caduta o che il fucile avesse sparato in seguito all’impatto con il terreno e conclusero che evidentemente si era ucciso con il suo fucile M-16, cadendo poi dall’edificio. L’autopsia ha confermato le loro conclusioni.
Gli ufficiali del servizio di polizia di frontiera hanno detto che l’uomo, appartenete alla comunità dei Drusi, aveva reso il suo servizio come poliziotto di frontiera per otto anni dopo aver assolto il suo servizio nell’esercito di Israele (ndt: IDF Forza di difesa israeliane). La sua famiglia ha chiesto che non ne venga pubblicato il nome”.

Alla fine dell’articolo ci sono i commenti dei lettori. Alcuni esprimono dubbi sulla fondatezza delle interpretazioni ufficiali, dubbi che a me sono stati suggeriti dall’insolita beffarda ironia della frase:A Magen David Adom team could not resuscitate him and he was declared dead”.
fonte: http://www.haaretz.com/hasen/spages/995777.html

giovedì, 12 giugno 2008

Traggo la nota che segue dal sito www.ildialogo.org. Ho la massima, sperimentata fiducia nel lavoro dell’ASGI (www.asgi.it) e perciò trascrivo                     augusta

 

Forniamo ai nostri lettori il seguente documento “Osservazioni sulle norme in materia di stranieri” che ci è giunto dall’A.S.G.I. - Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione di Torino. Lo forniamo, come nostro costume, al fine di consentire l’approfondimento della questione lasciando ai lettori il giudizio sui suoi contenuti.

Il documento dell’ASGI contiene
osservazioni giuridiche sulle norme relative agli stranieri contenute nel cosiddetto "pacchetto sicurezza". Si tratta di un testo molto articolato che prende in esame:

- il decreto legge 23.05.92 - misure urgenti in materia di pubblica sicurezza
- il ddl A 733
- lo schema di D.Lgs recante modifiche del D.lgs 30/07 sui cittadini comunitari (circolazione e
  soggiorno)
- lo schema di D.Lgs modificativo del D.Lgs 5/07 sul ricongiungimento famigliare
- lo schema di D.Lgs recante modifiche del D.Lgs 25/08 (procedure asilo)
- il DPCM recante la dichiarazione dello stato di emergenza in Campania, Lombardia e Lazio
  in relazione agli insediamenti Rom

Il documento è stato inviato dall’asgi al governo, ai parlamentari e a tutte le associazioni.
Obiettivo del lavoro dell’ASGI è quello di evidenziare le gravissime criticità del pacchetto sicurezza fornendo a tutti, in questo difficile momento, un approfondimento ed una griglia di analisi utile per orientare l’azione politica e culturale.
L’approccio del documento è inevitabilmente tecnico ed è stato pensato in primo luogo per
fornire ai parlamentari uno strumento per la presentazione di emendamenti.
Ringraziamo l’ASGI per avercelo messo a disposizione.

 

OSSERVAZIONI SULLE NORME IN MATERIA DI STRANIERI CONTENUTE NEI PROVVEDIMENTI DEL "PACCHETTO SICUREZZA" APPROVATI DAL CONSIGLIO DEI MINISTRI NELLA RIUNIONE DEL 21 MAGGIO 2008
Per leggere il documento (36 pagine) andare a:

www.ildialogo.org/osservatori/razzismo/ASGIpacchettosicurezza2008.pdf

SEGNALAZIONE

Purtroppo non ho il tempo di scrivere anche oggi, come sarebbe doveroso, sulla strage continua di lavoratori.    Segnalo il la pagina di oggi da <battelloebbro,splinder.com>

    La spoon river dei lavoratori: in Sicilia 42 morti in sei mesi

 

postato da: AUG alle ore 22:35 | permalink | commenti
categoria:segnalazioni da altri blog, stranieri in italia, culturapace
domenica, 08 giugno 2008

A PROPOSITO DI VIOLENZE CONTRO I MINORI

 

Oggi è successa una cosa piuttosto interessante: il quotidiano locale Messaggero Veneto ha pubblicato con rilievo una mia lettera, che trascrivo di seguito, lo stesso rilievo che ha dato ieri all’intelligente lettera di un’altra donna che sollecitava un interesse positivo per la conduzione del Mittelfest di Cividale, dopo le accuse meschine e tristarelle del friulano sen.Saro.
Avevo spedito questa lettera il 6 giugno, dopo aver tentato la strada di sollecitazione dei politici locali e della società civile. Avevo inviato a tutti costoro il messaggio con la premessa che potrete pure leggere sotto, ottenendo (anche a seguito di tentativi telefonici) le risposte che sintetizzo:

- sui frequentatissimi blog di un consigliere regionale Pd e del segretario

regionale del Pd (dove avevo mi ero illusa di proporre un appello) mi è stato risposto da parte di abituali interlocutori: a) che il ripetersi di uguali post in siti diversi li “infesta”; b) che nel mio blog pubblico testi troppo lunghi (purtroppo non sono capace di argomentare per slogan!);

- per altra via mi è stato espresso il sospetto di una mia attività con
   presunzioni moralizzatrici nei confronti dei clienti delle prostitute, altri
  –all’opposto- mi hanno chiesto di parlare anche di costoro;

-  unico risultato per ora positivo l’iniziativa di una interlocutrice che si
   occupa di questioni attinenti la realtà femminile (e che ha diffuso precise
    informazioni in merito al furto governativo dei finanziamenti previsti per la
   legge sulla violenza sessuale, anche familiare) che ha inviato la mia lettera
   alla sua mailing list.

Allora preciso che non mi sono occupata di problemi morali (che qui non costituiscono il campo del mio interesse) ma di crimini compiuti nei confronti di persone già violentate da trasferimenti illegali e che, con vari mezzi, per esempio il sequestro del passaporto da parte dei magnaccia-passeurs, non sono messe in condizioni di difendersi e, anche in questo campo, ho scelto un solo obiettivo: quello delle minorenni straniere costrette a prostituirsi, evidentemente appetite (o appetiti se ragazzini) da coloro che non ritengono necessario rivolgersi al turismo sessuale (o non ne hanno la possibilità).
Qualcuno ha manifestato il sospetto che io voglia invitare il sindaco –nella funzione assunta di ‘responsabile alla sicurezza’ - a verificare di persona o tramite suo delegato dove il reato si compia. E’ chiaro che la massima autorità locale non è tenuta a sostituirsi alla polizia, può invece farsi partecipe di un’assunzione di responsabilità che spetta, oltre a lui, all’esercizio di tante funzioni, a partire dai consultori familiari e che il sospetto che io voglia che il sindaco –o chi da lui delegato- si faccia parte in causa di diretti controlli sul territorio non mi riguarda e umilia chi lo esprime.
Qui la prevenzione e la tutela dovrebbero essere gli obiettivi primari…
Per il resto dei miei destinatari ….é da registrare solo un cupo silenzio.
Staremo a vedere per il futuro.

Ecco ora la mia lettera con relativa premessa:

In questi giorni mi sento molto insicura, non per me stessa ma per quello che vedo attorno e che colpisce i soggetti deboli, a partire da bambine e bambini, vittime di roghi delle loro abitazioni (siano pur baracche sempre abitazioni sono), della cacciata dei loro genitori, anche se in altro paese sarebbero protetti come rifugiati a norma della convenzione di Ginevra e delle connesse leggi specifiche che ci ostiniamo a non volere, del pregiudizio, del bullismo provocato, della annosa campagna della lega che, iniziando anni fa, ha ormai creato opinione.

Sullo schermo del mio PC ho messo da tempo - a sostituzione di una precedente immagine relativa alla guerra in Iraq - un disegno di un bimbo del Darfour: é uno di quei disegni che saranno ammessi  come prove delle stragi in quel paese al tribunale de L'Aja.
Ho paura di doverlo presto sostituire con l'immagine di qualche orrore vicino: per quanto vedere faccia male credo che non vedere sia peggio.

E allora mi sono chiesta se, per quanto malamente sia nata al sindaco di Udine l'idea di farsi responsabile per sicurezza (il prof. Honsell dice security manager ma a me non va), perché non approfittarne per rovesciare la frittata e chiedergli di farsi responsabile di coloro che sono minacciati e non hanno voce per dire la loro paura e il loro costante disagio?

Io ricordo bene l'angoscia che mi portavo dietro ovunque, comunque, senza sosta durante la seconda guerra mondiale e penso a quei piccoli come a me stessa allora.

Ho scelto un disagio fra i tanti e ho inviato la lettera aperta che vi trasmetto al sindaco do Udine e al Messaggero Veneto. Ora la invio ad alcuni amici e responsabili in comune: la lista dei destinatari é cieca e quindi nessuno corre il rischio di veder girare impropriamente il suo indirizzo.
Ora aspetto un paio di giorni e poi, sia che io riceva direttamente o meno risposta dal Sindaco, sia che non la riceva ne scriverò nel mio diario elettronico: diariealtro.splinder.com. E' la mia futura memoria e chiunque potrà aggiungere nei commenti le sue opinioni quali che siano.

augusta

 

Egregio signor sindaco prof. Honsell

Mi scuso se mi rivolgo direttamente a lei, ma ho letto che ha assunto personalmente il titolo di “responsabile alla sicurezza” e tanto spero mi giustifichi dato che non conosco e non mi risulta sia stata comunicata la procedura amministrativa per esprimerle correttamente la percezione dei nostri disagi di cui ritengo lei vorrà farsi carico.
Prima di tutto mi permetta di giustificare la mia scorretta traduzione di ‘security manager’.
Non voglio rivolgermi ad un direttore o amministratore o gestore (quale un ‘manager’ è) di altrui sicurezze: preferisco un responsabile. Posso?
E ora il mio profondo disagio: ho letto che un cittadino italiano trentenne ha violentato una ragazzina nordafricana minorenne. Insieme alla mia più affettuosa solidarietà alla piccola e alla sua mamma (che ha avuto l’intelligenza di accompagnarla ad un consultorio e di non seppellire il ‘disonore’ nel buio di una nicchia familiare o localistica o altro che sia) mi auguro che la ragazzina abbia trovato un aiuto efficace che le dia la forza di reggere un’esperienza traumatica, dominandone i riscontri negativi che potrebbero inquinare la sua vita.
Insieme a questa piccola vittima della brutalità e del pregiudizio (almeno di genere) voglio però ricordare altre simili vittime di stupri, questa volta ripetuti e che si presume ragionevolmente saranno ripetuti in futuro, se seppelliti nell’ingiustizia di chi non vuol vedere, per avvoltolarsi tranquillo (o tranquilla) nel pregiudizio.
Oggi il giornalista Gian Antonio Stella, nella sua qualità di conduttore della nota trasmissione Prima Pagina di Radio3, ha ricordato che fra le prostitute straniere presenti in Italia, a seguito di un commercio di carne umana che ritengo in ogni caso paragonabile alla schiavitù, ci sono parecchie minorenni di cui evidentemente abusano anche cittadini autoctoni.
Credo che Stella meriti, nel riferire questa informazione, la stessa stima che ha meritato con le sue note pubblicazioni, perciò gli do fiducia.
Ecco quindi il mio disagio profondo, ora più specifico dell’orrore e del disgusto per i frequentatori di bambine coatte alla strada (e perciò oggettivamente violentatori), che esprimo al responsabile alla sicurezza (certa che il diritto appunto alla sicurezza dei e delle minori, autoctone e non, sia in primo piano nell’attenzione sua e dei suoi collaboratori): le consta la presenza di frequentatori-violentatori di minori, udinesi o comunque operanti sul territorio di cui lei è primo (ma non il solo) responsabile?
E se non le consta vuol occuparsene per sapere, capire, informare, provvedere?

Grata per una risposta.
Augusta De Piero  -  Udine

 

RETE FRA BLOG


Segnalo uno scambio di blog fra diariealtro e battelloebbro.splinder.com. Abbiamo cercato entrambi di dare informazioni ai lettori sul problema degli zingari, senza prevenzioni per la duplicazione delle notizie: ognuno ha i suoi lettori ed è importante uscire dal conformismo della paura con tutti i mezzi. Ringrazio il responsabile di battelloebbro.


COMUNICAZIONI ANONIME

 

Oggi, di primissima mattina un interlocutore anonimo ha scritto un suo commento in data 3 maggio 2007. Non è la prima volta che ciò accade e di solito trascrivo i commenti anonimi e temporalmente scoordinati nella data appropriata.
Questa volta però, date le caratteristiche del linguaggio del signore o signora in questione, non lo faccio per rispetto dei lettori, anche se per il momento non cancello il commento.                                                                              augusta

sabato, 07 giugno 2008

Premessa: qualcuno mi ha suggerito testi brevi, ben spaziati, precisando che il linguaggio di internet è “mordi e fuggi”. Io sono zuccona e continuerò così finché (ma ci vorrà qualche mese) non sarò in grado di sostituire questo mio blog con un vero sito, che sarà ceretamente di più facile lettura.                   augusta

 

 

VITTIME DI VARIE VIOLENZE

 

Differenziamo gli autobus?
Ricevo e trascrivo
                                              Torino, 04 giugno 2008

Vogliamo denunciare un grave episodio, accaduto questa mattina, di cui è stata testimone una Mediatrice interculturale di Moncalieri.  Alle 08:30 circa, sul bus 67 (capolinea di Moncalieri), pieno di gente che a quell’ora è diretta a scuola o a lavoro,  è salita una pattuglia della polizia, ha intimato a tutti gli stranieri di scendere, ha diviso maschi e femmine con bambini, ha chiesto il permesso di soggiorno.
Molte persone avevano con sé solo la carta di identità italiana, altri il permesso di soggiorno, altri ancora né l’uno né l’altro.
Tutto l’episodio si è svolto accompagnato da frasi quali : “non ce ne frega niente della vostra carta di identità italiana” , “
è finita la pacchia”, “l’Italia non è più il Paese delle meraviglie”.
Gli agenti hanno fatto salire tutti  gli uomini su un cellulare, solo un uomo marocchino, mostrando la carta di identità italiana, si è rifiutato di salire, chiedendo di che cosa veniva  accusato e che avrebbe fatto riferimento al suo avvocato.  Gli agenti l’hanno lasciato andare.
Nessuno dei passeggeri  rimasti sull’autobus è intervenuto, anzi, molte delle persone presenti, anche sui balconi delle case intorno e sui marciapiedi, hanno applaudito.
Ci aspettiamo che venga fatta chiarezza e che non si ripeta mai più un simile episodio in un Paese che si dichiara civile e democratico.

                                                  ASSOCIAZIONE ALMATERRA

 

Per informazioni relative al campo sinti di Mestre potete andare a <battelloebbro.spolinder.com> 6 giugno

Segnalazione dal sito <www.ildialogo.it>

Le nuove leggi razziali all’opera     Cronaca di una schedatura razziale

Dal quotidiano La Repubblica riprendiamo la crona su quanto è accaduta questa mattina 6 giugno 2008 alle ore 5 presso il campo nomadi autorizzato del comune di Milano. Nessun clandestino ma cittadini italiani regolarmente censiti presso il comune di milano sottoposti ad una schedatura etnica. Fra essi una famiglia già vittima del nazifascismo. E’ una vera e propria vergogna.


"Schedati perché nomadi"  I supercommissari in azione
 di CLAUDIA FUSANI

"Schedati perché nomadi" I supercommissari in azione
Una delle casette del campo nomadi di via Impastato a MIlano-Rogoredo dove stamani all’alba è scattato il blitz
MILANO - I bambini hanno scherzato con le divise e sono impazziti per il furgone della Scientifica, quello con le macchine fotografiche e gli strumenti come vedi nei film. Gli adulti hanno accettato in silenzio, "con grande umiliazione". I vecchi hanno avuto "paura", uno soprattutto: Goffredo, 69 anni, il capofamiglia, sopravvissuto durante la guerra a un "campo del Duce" dove venivano deportati gli zingari, una di quelle pagine di cui si è persa memoria. Le sirene e le macchine della polizia; loro, gli zingari, tutti in fila a mostrare i documenti; le cinque e mezzo del mattino di un giorno qualsiasi: brutti ricordi nella testa di Goffredo.

L’alba di questa mattina, Milano-Rogoredo, tra la tangenziale est, la ferrovia e sotto i cavi dell’alta tensione, campo nomade del comune - dunque autorizzato e censito -, quattro casette di legno, il resto roulotte e baracche, la kher, la casa della famiglia Bezzecchi, arrivati in Italia dalla Slovenia nel 1943 e qui, tra un campo e l’altro, giunti alla quinta generazione. Sono circa quaranta persone e tutti stamani sono sfilati uno per uno davanti a polizia, carabinieri e vigili urbani per declinare nome, cognome, generalità, stato civile. Ognuno ha mostrato il documento di identità e ad ognuno è stata fatta la fotocopia.

"Censimento dei rom", secondo il prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi, da dieci giorni super commissario per gli zingari con gli ampi poteri previsti dall’ordinanza della Presidenza del Consiglio pubblicata in Gazzetta il 30 maggio.
"Una schedatura umiliante" secondo Giorgio Bezzecchi, 47 anni, ragioniere, uno dei cinque figli di Goffredo, vicepresidente dell’Opera nomadi della Lombardia, fino all’anno scorso responsabile dell’Ufficio nomadi del Comune e adesso ricercatore presso l’università. "Quello che è successo stamani non era mai accaduto, è agghiacciante e tutti devono sapere, tutti..." insiste Bezzecchi.

Così mentre stamani a Roma veniva sgomberato un campo nomadi in zona Testaccio (anche qui con molte polemiche ma va detto che al tempo stesso il sindaco Alemanno sta convocando uno per uno i capifamiglia dei rom), a Milano si procedeva con la schedatura-censimento. I prefetti super commissari per i nomadi sono tre, Roma, Milano e Napoli dove però gli "sgomberi", per ora, sono stati fatti in un altro modo dalla camorra. Giorgio Bezzecchi non vive più al campo ma ieri sera, sapendo che ci sarebbe stato quello che definisce "blitz" si è fermato con il padre e le famiglie dei suoi quattro fratelli. "La nostra famiglia, tutta la nostra famiglia - spiega Bezzecchi - è italiana, abbiamo i documenti, lavoriamo, paghiamo le tasse, luce e acqua, i nostri figli vanno a scuola. In comune, dove ho lavorato per 23 anni, e in prefettura lo sanno perfettamente. Arrivare all’alba, circondare il campo e illuminarlo con le lampade, svegliarci e metterci in fila e fare la fotocopia del nostri documenti è stato molto più che umiliante. Sanno chi siamo, conoscono la famiglia Bezzecchi, mio padre è medaglia d’oro al valore civile. Perché questo blitz di evidente matrice razziale?".

E’un fatto che il primo atto ufficiale del commissario per i rom di Milano è proprio il monitoraggio della famiglia Bezzecchi, Rogoredo, Milano. "Sono arrivati alle cinque e mezzo - racconta Giorgio - hanno circondato il campo, lo hanno illuminato, sono venuti casa per casa, roulotte per roulotte, ci hanno svegliato, ci hanno fatto uscire, hanno fotografato le case e poi i nostri documenti. Hanno finito intorno alle sette e mezzo. Io credo - aggiunge Bezzecchi - che tutti
debbano sapere e capire cosa sta succedendo: sono italiano, sono cristiano e sono stato schedato in base alla mia razza.
Rimanere in silenzio oggi vuol dire essere responsabili dei disastri di domani".

Con Bezzecchi proviamo a metterla così, che in fondo è solo un censimento, qualcosa di utile per affrontare una volta per tutte la questione rom, per conoscerli e quindi poter essere di aiuto a chi vuol vivere in Italia rispettando le regole. "Tanto per cominciare - risponde - noi siamo sinti italiani registrati all’anagrafe quindi non capisco cosa debbano censire  visto che già esistiamo. Più in generale - lo dico perché ho lavorato per 23 anni all’Ufficio nomadi del comune di Milano - il censimento già esiste dei campi autorizzati. A Milano ci sono tra i 5 e i 5.500 nomadi". Una discriminazione, quindi, "anche se presentata come positiva".

Sessanta anni fa, ricorda Bezzecchi, usciva la rivista "La difesa della razza" di Guido Landra, furono approvate le prime leggi razziali, poi i primi rastrellamenti. "Mio nonno fu portato a Birkenau ed è uscito dal camino... Mio padre fu portato
a Tossicia ed è tornato indietro. Stamani lo hanno svegliato all’alba e lo hanno messo in fila. Io oggi, italiano e sinti, dico vergogna".
(6 giugno 2008)
http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/cronaca/sicurezza-politica-7/censimento-campi-rom/censimento-campi-rom.html

Roma, 29 maggio  Il governo italiano è indifferente alla violenza familiare
"È incredibile che il Governo per finanziare l'indiscriminato sgravio fiscale dell'Ici sulla prima casa abbia deciso di azzerare completamente il fondo per il Piano contro la violenza sulle donne istituito dal governo Prodi nella passata legislatura". Lo dicono le deputate del Pd Emilia De Biasi, Manuela Ghizzoni e Carmen Motta.

Che si domandano: "Ma il governo non era l'alfiere della sicurezza?". E poi, "dove sono finite le belle intenzioni e le prediche contro il lassismo che ripetevano quotidianamente in campagna elettorale? Sono finite in fumo". Secondo le tre esponenti del Pd, "la violenza alle donne e' un fenomeno preoccupante e in ascesa. E un paese civile dovrebbe combatterla senza esitazioni e con il massimo dispiegamento di risorse economiche, politiche e culturali. Purtroppo- concludono- constatiamo che dopo le autostrade e le televisioni la nuova priorita' del governo e' proprio l'abolizione dei 20 milioni di euro per il Piano contro la violenza alle donne". Si tratta di "un assurdo abbassamento della guardia che riporta il fenomeno della violenza sulle donne nel segreto delle famiglie mentre, come e' noto, la maggior parte delle violenze alle donne avviene proprio in ambito familiare".

 VITTIME  (di guerre e di cui è possibile fare la conta …)

Internazionale  6 / 12  giugno 2008  n. 747 pag. 14
Numero di vittime dall’inizio della seconda intifada (26 ottobre 2000).
Dati aggiornati alle 16 del 4 giugno 2008
Tra le vittime palestinesi sono inclusi i kamikaze, mentre non sono conteggiate le persone accusate di collaborazionismo e uccise da altri palestinesi.
Palestinesi        5.258        
Israeliani          1.077        
Altre vittime         78         
Totale               6.413        

Internazionale  6  /  12  giugno 2008  n. 747 pag. 14
Numero di vittime dall’inizio della guerra in Iraq (19 marzo 2003)
Dati aggiornati alle 16  del  4 giugno 2008
Iracheni              84.302  /  91.794
Soldati statunitensi               4.090                            
Soldati di altre nazionalità     309