Questo diario elettronico ha una storia... (continua)


martedì, 29 luglio 2008

CHI STRUMENTALIZZA CHI


E’ il problema che mi viene posto nei commenti al mio precedente diario, ma non è il problema che ponevo io. Io cercavo di ragionare (come il solito con me stessa, ma sono felice di poterlo fare con altri) sull’uso delle immagini dei bambini al fine di sollecitare o rafforzare una qualche emozione e sentimento che sia.
Espulso da ogni eticamente ragionevole discorso il ministro Maroni - che esercita e suggerisce violenza (opinione mia) perché, come scrivono i miei interlocutori (e condivido) fa uso dei bambini “
per rafforzare la propria immagine di fronte al suo elettorato più xenofobo e razzista”- la questione che io mi ponevo e mi pongo è “con quali mezzi sollecitiamo un pensiero e un’operatività contrari alla xenofobia e al razzismo? E’ sufficiente promuovere indignazione o è più utile offrire gli strumenti perché l’indignazione diventi opposizione operante nella società civile?”
Mi è capitato molte volte di vedere l’indignazione sollecitata trasformarsi in uno stato d’animo di dolorosa impotenza (cosa posso fare?) e mi è capitato anche di vedere l’indignazione tornare su se stessa per appagarsi di sé: io che soffro la violenza sono migliore di chi violenza agisce e mi fermo qui.
In realtà esistono mezzi legali per opporsi, mezzi che chi fa politica nelle istituzioni spesso non usa perché non li conosce (anche se dovrebbe) e perché –conosca o ignori quei mezzi- privilegia lo strillo che può procurare voti, su onde emotive abilmente solleticate, con l’aiuto d’altri che poi da questi solleticamenti traggono concreti vantaggi (penso ai contributi pubblici alle associazioni ‘buone’ e compiacenti).
E’ un atteggiamento che m’infuria e che mi sta spingendo ad estraniarmi sempre più da contatti con la “politica politicante”.
Nel caso specifico esistono strumenti legislativi importanti, inapplicati nel disinteresse generale, in un quadro di grigiore dove molti amano il ghigno compiacente a fronte della violenza “vincente” e altri si macerano nel cerchio perverso del compiacimento della propria sofferta impotenza.
Mi è capitato spesso, parlando di forme operative utili, di sentirmi dire “eh sì! Sarebbe bello, ma si tratta di piccole iniziative. Se fossero grandi…”.
”e chi dovrebbe renderle quantitativamente grandi? I miei paciosi interlocutori o i marziani?”.
Io provo a segnalare siti che indicano quella operatività che io vorrei (proprio perché legale e propositiva insieme) si rovesciasse addosso al ministro Maroni e ai suoi complici (siano politici o esponenti della società civile, chiassosa o silente che sia) per impedir loro di dire e fare sciocchezze nel confronto con interventi utili e possibili. Ma perché ciò avvenga è necessario che siano conosciuti da molti.
Ecco i siti (che ho scelto nell’ambito delle mie competenze: non sono una tuttologa, per incapacità e per scelta):
www.asl1ag.it/protezione2/ass.sanitaria%20stranieri.pdf

http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/assets/files/14/0886_G_-_MINORI_STRANIERI.doc

E infine, fast but not least, se andate, tramite i miei link, al blog <leucotea_una maestra> o direttamente a splashragazzi e leggete quanto l’autrice ha scritto il 26 e 27 luglio, giovandovi anche dei suoi utili collegamenti, potrete avere l’illustrazione dell’esempio di Fiori di pace che rappresenta appunto una operatività ‘piccola’ alla cui realizzazione lavorano con passione e consapevolezza molte persone.
Per me rappresenta un modello alto nella ricerca di ciò che si può fare.

PS: mi è appena arrivato il testo della relazione di Thomas Hammarberg, Commissario per i diritti umani nel Consiglio d’Europa, successiva alla sua visita in Italia (19 e 20 giugno). Cercherò il modo di identificare i dati (finirò mai di essere imbranata?) che ne consentano la lettura e li comunicherò.

lunedì, 28 luglio 2008

E’ SOLO UN DITO MEDIO

 

Da qualche tempo e da più parti mi arriva una fotografia che per sé costituisce un manifesto.
Vi si rappresenta un bambino o bambina  (propendo per la bambina, ma i capelli lunghi possono ingannare) imbronciato/a, che –con uno sguardo serio e duro- alza il dito medio della mano destra in un gesto che l’abilità del fotografo enfatizza ingrandendo il dito, senza renderlo mostruoso.
In alto si legge “per maggior sicurezza” e, sotto l’immagine, è visibile un’impronta digitale e la scritta “offri un dito a Maroni”.
Seguono due indicazioni: il bollino di pubblicità-progresso e ‘campagna promossa da G.O.D’.
Guidata da una nota comparsa sul mensile Ho un sogno n.171 (luglio 2008) ho trovato la fonte da cui la foto si può scaricare; è il sito web

http://sucardrom.blogspot.com che alla fotografia aggiunge un invito:

Non farti schedare!

Sucardrom invita tutte le comunità sinte e rom della Lombardia, del Lazio e della Campania a rifiutare un "censimento" inutile, discriminatorio e illegale, primo passo verso l'assimilazione e la distruzione di intere famiglie e comunità.
Sucardrom, insieme all'ASGI e ad altre organizzazioni, sta predisponendo un'azione legale antidiscriminatoria collettiva, per trascinare il governo italiano in tribunale e ottenere un risarcimento per ogni singolo sinto e rom.
Per informazioni e supporto telefonare al numero 0376 360643.

A sua volta l’ASGI (organizzazione che cito volentieri perché ne ho la massima fiducia) precisa nel proprio sito (
www.asgi.it) che è stata “a
vviata un’azione giudiziaria anti-discriminazione dinanzi al Tribunale di Mantova contro i provvedimenti relativi alla proclamazione dello stato di emergenza in relazione agli insediamenti di Rom e Sinti. Disponibile il ricorso presentato a Mantova e il Ricorso Memorandum presentato al CERD dell'ONU”.  (23 luglio 2008)

Devo dire che questo intervento dell’ASGI mi ha confortato, consentendomi di ridimensionare l’effetto negativo che la fotografia mi aveva prodotto.
Infatti, volendo capire da dove veniva quell’immagine sono andata a:

http://ghostwritersondemand.splinder.com/tag/pubblicita+progresso
dove ho scoperto che” G.O.D. è un servizio polimorfo e perverso pensato da cinque delle peggiori menti di un paio di generazioni”.
Le cinque menti che (forse con un intento di non necessaria provocazione) si definiscono come abbiamo appena letto. propongono un servizio fotografico sull’alzata del dito medio, costruendo vari manifesti sui cui vari significati non intendo entrare: non occorre essere menti perverse per immaginarli.
L’ultima delle foto del servizio è quella che ho descritto sopra.
Così mi si impone la mia solita conclusione: perché usare di bambini, cui non appartengono decisioni sull’uso della propria immagine, per comunicare qualche cosa? E quella comunicazione. che non mi sembra andare oltre la sollecitazione dei buoni sentimenti, può essere utile?
Secondo me no. Chi dice e pensa oscenità sul conto di ogni diverso, continuerà a dirle e a pensarle aggiungendo, foto o non foto, “però i loro bambini sono così carini!” (loro: dei rom, dei sinti, delle persone dalla pelle non bianca…).
Chi non pensa e non dice oscenità poteva, a mio parere essere meglio informato sull’azione intrapresa con il concorso dell’ASGI e con la promessa di diffondere le conclusioni di quel procedimento.
Non so se sono una mente perversa, ma ho anch’io il mio messaggio: Non facciamo uso dei bambini per sentirci buoni, cerchiamo di sviluppare azioni concrete in ordine a una più civile convivenza.
Mi piacerebbe conoscere opinioni altrui.

augusta

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domenica, 20 luglio 2008

COMMA 22 A STERZING/VIPITENO (BZ).

 

A Vipiteno regna l’ordine, ma non la logica
Rischio di indulgere a quella generalizzazione che genera razzismo? Questo no perché ci sto attenta, ma non nego di esserne tentata.
Albergo di buon livello in centro città: dispone di ascensore, indicazione reperibile sull’elenco di opportunità di cui il cliente può godere -o meglio potrebbe- perché il numero delle camere a livello di sosta di ascensore è limitato (il che è legale) ma l’assegnazione delle stesse non tiene conto delle necessità del cliente (il che è almeno stupido).
Il grottesco criterio viene applicato anche a chi dell’esistenza dell’ascensore ha fatto esplicita, preventiva richiesta scritta all’atto della prenotazione.
Non puoi far le scale: quale altro motivo potevi avere se non la necessità per richiedere la macchina? Mistero.
L’ascensore c’é. L’albergatore te l’ha scritto. Non arriva a portarti in camera? 
Ne avevi chiesto l’esistenza, non avevi spiegato che ti serviva.
Logica? Non certo quella della scuola di Francoforte: piuttosto un esempio clamoroso di Comma 22.

I percorsi del Comma 22
:
1. All’Ufficio Informazioni turistiche, abbondantemente segnalato come servizio al pubblico, l’impiegata sgrana gli occhi, è turbata e poi confessa di non poter far nulla perché l’albergatore-Comma 22 è il presidente dell’associazione turistica da cui l’ufficio dipende. Rispetto dell’ordine in qualsivoglia modo costituito? O forse –mi suggerisce la mia mente maligna sempre impietosita dal destino dei giovani precari- il precariato uccide tante cose, anche la ragionevolezza, ma non il buon senso che vuole la fanciulla ben aggrappata al suo posto di lavoro.
In fondo la capisco.
2. Al Comune esistono sportelli per disabili a livello strada, da lì inviano all’Ufficio del Sindaco. Ci vado io perché è in cima a ripide scale, il che è comprensibile dato che il Municipio si trova in un antico palazzo, splendidamente restaurato. Parlo con la segretaria del sindaco, la quale a sua volta parla con un anziano signore in una stanza vicina; presumo sia il sindaco, così è scritto sulla porta, ma non mi viene presentato e, cortesemente anonimo di là della porta aperta, mi ascolta e mi invia all’Ufficio Tecnico, dandomi il nome di un geometra cui riferirmi. Ragionevolmente l’Ufficio tecnico non mi sembra la sede più appropriata, ma non dico nulla: i misteri della logica indigena cominciano ad intrigarmi e decido di stare a vedere.
3. Nell’Ufficio tecnico (splendida antica sala pur essa magnificamente restaurata) un impiegato mi indica il segnalato geometra, impegnato dietro una scrivania con altra persona. Mi invita a sedere. Lo fa perché è un giovane ben educato o stiamo ragionevolmente uscendo dai circoli viziosi?
Il geometra congeda il suo interlocutore, mi ascolta e mi assicura (gentilmente!) che quell’albergo ha il numero di camere accessibili previsto per legge.
Allibisco (a me sembrava ovvio, falsa o vera che sia la rivelazione del geometra, forse che, se così non fosse stato, me l’avrebbe detto?) e dico che il problema è arrivare ad averne l’assegnazione richiesta.
Mi guarda serio: la connessione fra il bisogno e il servizio sembra esulare dai suoi interessi e compiti. Chiedo se al comune basti così: mi dice di sì.
Ragionevolmente mi domando dove sono: in Italia? In Europa? Fra persone normali, interessate, nell’esercizio della loro professione e dei loro compiti istituzionali, all’applicazione delle leggi vigenti (anche nella ricca Provincia Autonoma di Bolzano, presumo)?
Non mi capacito, ma non c’è nulla da fare se non
4. una segnalazione ai carabinieri (fatta), una segnalazione agli assessorati provinciali di competenza (si farà), una denuncia vera e propria all’autorità competente (si vedrà)
5. e, naturalmente, cambiare albergo, trovandone uno che, non ancora iniziato alle acrobazie logiche del Comma 22, porti normalmente alle camere con l’ascensore.

Insolite passeggiate a Vipiteno.
Mi resta però l’impressione che a Vipiteno ci sia qualche cosa di strano e, constatato che di regola i parcheggi per disabili sono occupati, comincio ad osservare le automobili che li occupano. Mi capita di non vedere il relativo cartellino che rende noto il diritto a stare in quel posto riservato.
Che mi direbbe un vigile se ne beccassi mai uno?
Non lo so cosa preveda a questo punto il Comma 22 elevato a sistema.
Probabilmente, se andassi al raccomandato ufficio tecnico comunale, mi assicurerebbero che la proporzione fra parcheggi a normale pagamento e parcheggi per disabili è perfettamente rispettata e, se i posti sono occupati da non aventi diritto, la cosa non li riguarda. Mi sembra corretto trattare i parcheggi come gli ascensori, sottrandoli al riconosciuto, banale rango di mezzi per farne un fine, anche se non so di che.
Si annuncia un concerto di Schützen: ma non hanno di meglio da fare che indossare calzoni corti di pelle e grotteschi cappellini quando soffiano nelle loro trombette? Si guardassero un po’ attorno!
Forse però il Comma 22 chiude, oltre che la mente, gli occhi.
Se mai tornassi a Vipiteno e chiedessi una stanza con doccia renderei preventivamente esplicita la richiesta della fuoruscita dell’acqua: non vorrei fosse generosamente offerto al piacere dei miei occhi un vecchio modellino di doccia tirolese, nel caso specifico non collegata all’impianto idrico, a tutela della esteticamente pregevole vetustà dell’oggetto.
Chi legge è avvertito; prima di assicurarsi un soggiorno confortevole a Vipiteno (BZ) si ingegni ad immaginare le infinite combinazioni del Comma 22 e se ne difenda preventivamente, se ci riesce.

augusta

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sabato, 19 luglio 2008

NELSON  MANDELA

 

Ieri era il novantesimo compleanno di Nelson Mandela e, atteggiamento che non mi è consueto, ho pensato a lui con profonda commozione.
Lo considero, insieme a Gandhi, l’unico grande uomo politico del secolo scorso. Entrambi sono stati capaci di fondare uno stato –e di affermare giustizia- senza guerre: Gandhi, per un grande pensiero di pace che seppe costruire e realizzare, tradito dal prevalere di divisioni a base religiosa, e Mandela, capace di rigettare la lotta armata, quando gli fu riconosciuto il diritto di trattare da uomo libero, libero di una libertà sempre interiormente goduta ma realizzata solo dopo 27 anni di carcere. E poi seguì il progetto straordinario della Commissione per la Verità e la Riconciliazione.
Naturalmente il blaterio della politica italiana e il chiacchiericcio della informazione più accreditata hanno impedito che ci fosse offerta un’adeguata documentazione su Mandela.
Ne ha scritto ampiamente la BBC.
Se avrò tempo i prossimi giorni tradurrò l’articolo che si può leggere in
http://news.bbc.co.uk/2/hi/africa/7513047.stm

Candidati blindati per fedeltà all’aggregazione di appartenenza.
Mentre scrivo ascolto distrattamente la radio: qualcuno nella maggioranza (la Lega? non so, mi è sfuggito il “chi”) vuole impedirci di esprimere il voto ai candidati al parlamento europeo e umiliarci alle liste blindate.
Per quel che vale dichiaro che, se l’incivile posizione prevarrà, non andrò a votare.
Non voglio farmi coatta responsabile (l’espressione di un voto è pur sempre responsabilità, persino nei plebisciti quando ci si può far carico almeno di un dignitoso ‘no’) di qualche nuova repellente schifezza: quelle che vedo –determinate anche dalle scelte delle segreterie delle aggregazioni che non so chiamare partiti- mi bastano e avanzano.
Se qualcuno mi dicesse che ci sono segreterie e segreterie, può leggere quello che scrivevo il 9 aprile scorso (…e non manca il grottesco) a proposito della candidatura blindata del gen. Del Vecchio di scelta veltroniana.


augusta

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venerdì, 18 luglio 2008

RADIO RAI e ITALICHE IGNORANZE.

 

Era il 7 luglio (o forse l'8; ho memorizzato la telefonata, non la data); come faccio quasi ogni mattina, ascoltavo Prima Pagina, la ‘storica’ trasmissione di Radio 3. Mancavano pochi giorni alla ricorrenza settantennale della pubblicazione del Manifesto della razza (14 luglio 1938), cui sarebbe seguita, nell’arco di tre mesi una serie di norme, raccolte poi nel Testo Unico ‘Provvedimenti per la difesa della razza italiana’ (17 novembre Regio Decreto-Legge n. 1728). Forse é una mia malignità se mi viene da esclamare “Ma guarda, anche nel 1938 si legiferava per decreto!” o forse lo svolgersi della storia ci obbliga a fare una particolare attenzione critica alle analogie.
Il 22 agosto 1938 gli ebrei, i cui nominativi erano stati raccolti negli elenchi delle comunità ebraiche, vennero censiti e identificati. Non c’era bisogno d’impronte digitali, gli zingari invece non hanno elenchi utili e già predisposti.
Analogie o meno, torniamo al 7 luglio.
La signora parlante, che ho ricordato all’inizio, disse una di quelle scemenze tanto care al buon senso che il giornalista di turno non seppe adeguatamente controbattere: affermò che le leggi razziali erano state scritte per sterminare gli ebrei e che di conseguenza non sussiste paragone con gli attuali provvedimenti anti-rom.


Stupidità, ignoranza o furbata deresponsabilizzante?

Mi spiace non conoscere quella specie di gentildonna per poterle spiegare che le leggi razziali furono scritte per impedire i matrimoni misti, per sottrarre agli ebrei i loro beni, per impedirne l’esercizio di attività imprenditoriali (il che nell’ambito delle maggiori case editrici produsse un sommovimento di grave entità), per cacciarli da università e scuole, insegnanti o studenti che fossero. Venne loro concessa l’istituzione di scuole loro riservate. Gli italiani nella stragrande maggioranza, reagirono con indifferenza o con quella becera partecipazione che ancora determina e giustifica le molestie (ne ho scritto il 30 giugno di quest’anno citando le esperienze di Amos Luzzatto e Joseph Lapid, ma avrei potuto anche scrivere di quella precoce scuola di violenza che è il bullismo contro ogni diverso o diversa che sia).
In Italia le leggi razziali furono utili allo sterminio, facilitando l’operato dei massacratori, quando furono deportati gli ebrei del ghetto di Roma (con la copertura del silenzio del papa, vicino di casa) e nella Repubblica di Salò, dove solerti burocrati li consegnarono ai campi di raccolta da cui partivano i convogli per i lager, così come oggi loro emuli e diligenti imitatori (Croce Rossa impegnata e connivente) prendono le impronte ai bimbi sinti e rom.
Gentile signora di non so dove non occorre cominciare da roghi e sangue per sterminare; il mix di ignorante diligenza e ben costruito pregiudizio è condizione necessaria e più che sufficiente per nutrire ripugnante consenso.
La strada per arrivare al massacro è lunga e, di regola, senza interruzioni ma ricca di segnali che aiutano a percorrerla.


L’antidoto di Hannah Arendt
Una delle mie belle esperienze di questa estate è la lettura di Hannah Arendt.  Quaderni e diari 1950-1973. (Vicenza 2007. Neri Pozza editore)
Non è un testo organico, ma la raccolta delle note e appunti che costituivano un po’ il laboratorio della filosofa tedesca.
Ne riporto tre passi, che a me hanno dato molto conforto, senza commenti.
Io li trovo perfettamente coerenti, come costituissero un tutto organico.
Chi legge non so: se condivide le mie valutazioni ne ricaverà altrettanta gioia, altrimenti …..peggio per lei o lui che sia.

I pensieri vengono a me,
non sono più un’estranea per loro.
Cresco e divento la loro dimora
come un campo coltivato.                             
(Pag.87_ Quaderno IV, [13])


”… si crea una rappresentazione dell’azione talmente simile al procedimento della fabbricazione, che alla domanda morale: che cosa è permesso? bisogna dare la risposta apparentemente im-morale, ma in realtà a-morale: E’ permesso tutto ciò che può servire allo scopo.              
(ibidem pag.78. Quaderno IV [1])


Tre aspetti;
Quello storico-universale: non si può fare una frittata senza rompere le uova.
Quello morale: non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te.
Quello politico: “L’affare di uno solo è l’affare di tutti”.
                                                            
(ibidem pag.116. quaderno VI ,,,[1])


augusta

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domenica, 06 luglio 2008

RINGRAZIAMENTI e annesse considerazioni

 

Non credevo di aggiungere questa pagina a quella di ieri, che ritenevo chiudesse il mio spazio prima delle giornate di astinenza da blog, ma voglio farlo per ringraziare Alp e Leucotea che sono intervenuti con tanta generosa premura per rassicurarmi in merito alla lunghezza dei miei blog.
Poiché mi sa che questo sarà il mio prossimo tormentone voglio aggiungere alcune mie considerazioni.
Qualcuno mi ha scritto che i testi brevi costruiscono opinione più di quelli lunghi. Domanda mia: che tipo di opinione se rifuggono dalle argomentazioni? Se io voglio dire perché dobbiamo accogliere i richiedenti asilo devo citare le leggi non, secondo me, emanare proclami che nascano – nella migliore delle ipotesi- dal bagaglio appresso del buon cuore.
Se io voglio rifiutarli … basta uno slogan (e non occorre che esemplifichi perché di questi slogan ne abbiamo sentiti molti, anche troppi).
Certamente le argomentazioni di cui parlo non sono adatte ai bambini, per cui la comunicazione deve essere diretta, verbale e molto altro. Ma io ritengo di destinare il mio blog ad adulti che ne siano interessati
Voglio però soffermarmi un attimo sui bambini per due mie considerazioni d’epoca sugli slogan.
1. Correva l’anno… non lo ricordo, ma era un anno di guerra e, per dire Inghilterra, si parlava di “perfida Albione”. Io mi chiedevo che cavolo volesse dire finché non risolsi il problema da me. Mia madre ebbe la cattiva idea di spiegarmi –pensando così di evitare che allargassi i gomiti a tavola- che nei colleges inglesi i ragazzini dovevano mangiare tenendo un libro sotto ogni ascella ed assicurandone la stabilità appunto con i gomiti stretti.
Contestualizzo: all’epoca mangiare voleva dire soddisfare un appetito da privazioni di guerra non mordicchiare merendine.
Di qui la mia illuminazione “l’Inghilterra era perfida perché costringeva i bambini a un  supplizio mentre mangiavano e, più avanti, avrei imparato il significato di Albione, che doveva essere un insulto di quelli che gli adulti non spiegano ai piccoli”. Mi chiesi perché mia madre apprezzasse gente tanto cattiva, ma non seppi rispondermi.
2. Correva l’anno 1946 (questo sì lo ricordo perché la guerra era finita e, con la guerra sirene e bombardamenti). L’insegnante di canto –un vecchiaccio burbanzoso che nella mia memoria tutto poteva fare fuorché far amare la musica- ci insegnò l’inno nazionale. Io non ne capii nulla, ma avevo imparato che fare domande agli adulti (specialmente a scuola) non conveniva.
Contestualizzo: molti insegnanti risentivano ancora della loro formazione ed esperienza professionale fascista, ma io ancora non lo sapevo.
Cercai allora di capire da me (immagino che chi, in altro blog, mi ha scritto che “Inventare slogan è il mestiere più difficile” penserà ad una mia precoce e irrimediabile perversione mentale … faccia pure) e il risultato fu tale che ogni volta che sento Fratelli d’Italia mi viene da ridere.
L’unico verso che allora mi fu autonomamente comprensibile suonava e suona: “dov’è la vittoria le porga la chioma”. Io immaginai una signora Vittoria, di professione parrucchiera, cui porgere i capelli per un lavaggio accurato e piacevole, di quelli che durante la guerra ci erano stati proibiti dall’assenza d’acqua ecc. ecc.
Ovviamente non riuscii a connettere questo verso sensato agli altri, ma –secondo il criterio di prudenza acquisita- tacqui e rinviai l’esegesi complessiva dell’inno di Mameli a quando ne fossi stata capace. Confesso che non ci sono riuscita mai (cosa vuol dire, ad esempio, “dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa”, stabilito che l’elmo di Scipio –ma questo l’avevo capito anche da piccola- non è un casco da parrucchiere?)
E per ora chiudo con le considerazioni, forse un po’ blasfeme ma autentiche, sugli effetti degli slogan.   
augusta

Suggerimenti

 

La gentile Leucotea, quella che mi ha rassicurato sulla lunghezza dei miei messaggi ha un blog splendido, utilissimo a chi si interessi di didattica intelligente e piacevole per ragazzini. Merita un’occhiata. <splashragazzi.splinder.com>
Ne provo un’invidia terribile che una saggia pigrizia non trasforma in competizione.

Invece alla firma Alp corrisponde il blog <battelloebbro.splinder.com> di cui notizie ho più volte suggerito la lettura di notizie pubblicate e con cui da anni facciamo rete: il che mi sembra un’ottima abitudine per i blog.

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sabato, 05 luglio 2008

MISCELLANEA

 

Sono ammirata da Ingrid Betancourt che ha saputo restare integra nella sua capacità di dirsi e proporsi dopo più di sei anni di prigionia.
Mi ricorda l’esperienza di Nelson Mandela.

Quanti e quante ce l’avrebbero fatta?  Auguri!

 

Le impronte dei pianisti al pubblico disservizio

Su la Repubblica del 3 luglio c’è uno splendido articolo di Stefano Rodotà: Il principe senza legge. Purtroppo non posso scaricarlo, ma voglio ricopiare un passaggio per me centrale e importante:
”E’ come si fosse aperta una voragine nella quale precipitano masse di detriti accumulati negli anni. … Tutta la Costituzione è sotto scacco …Tutto è rimesso in discussione …La dignità sociale e l’eguaglianza delle persone, a cominciare da ogni forma di discriminazione fondata sulla razza e sulla condizione personale.  La libertà d’informazione, … dalla parte dei cittadini, titolari del fondamentale diritto di controllare in modo capillare e diffuso tutti i detentori di poteri …”
Questa mattina, da cittadina titolare ecc. ecc. ho telefonato al giornalista conduttore di Prima Pagina per dirgli che, a mio parere, la spesa per fornire la Camera di controlli delle impronte digidali dei deputati (anzi, a tutela della loro privacy, di minuzie delle medesime) dovrebbe essere assicurata da trattenute sulla paga dei signori parlamentari. Infatti votare al posto d’altri è un abuso e un modo di svilanneggiare un aspetto non formale della democrazia.
Non so capire per quale ragione il costo dell’operazione (constatata irrimediabilmente l’inaffidabilità dei sullodati soggetti) debba gravare sui cittadini.
La risposta mi ha lasciato allibita.
Il giornalista infatti ha affermato che coloro che si sono comportati e si comportano correttamente potrebbero protestare per doversi far carico di una spesa di collega abusante e quindi, purché lo sconcio finisca, tanto vale pagare.
Quindi graziamo chi può protestare e riversiamo la pena dovuta ai “potenti” su coloro la cui protesta è giudicata insignificante.
Boh!


Non inquinare gli altrui blog

 

Sono molto interessata agli altrui blog perché mi piace capire ciò che gli altri pensano e, possibilmente, dialogare.
Ho tentato perciò rapporti con altri blog della mia zona e sono tornata al mio pentita per il tempo perso e delusa. Dopo aver spiegato che la mia comunicazione è fatta di argomentazioni (e che non posso perciò essere breve), e che non apprezzo gli slogan, mi è stato scritto che: ” Diceva un grandissimo musicista ai suoi allievi, vuoi il successo? Scrivi melodie orecchiabili. Per la politica è esattamente la stessa cosa, se la gente non ti capisce, ti odia e non ti vota. Inventare slogan è il mestiere più difficile”.
Io non voglio né aver successo, né essere votata: mi piace incontrare persone pensanti.
Nella speranza che qualcuno abbia voglia di comunicare mi attengo al mio stile.
Capisco alcune fondate esigenze di brevità (non quelle a cui ho fatto riferimento sopra) e quando riuscirò a creare un sito web (ci vorrà qualche mese) cercherò poi organizzare una comunicazione su diversi livelli: brevissimi schemi iniziali e testi non criptici né ridicolmente finalizzati alla captatio benevolentiae (nella più riduttiva delle ipotesi mi piace scrivere, pensare in libertà  e di tanto mi accontenterò).

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martedì, 01 luglio 2008

NOI TIREREMO ANCORA DRITTO: 
luglio 1938 – luglio 2008


Ieri, nella mia prima puntata del neo “tireremo dritto” ho scritto delle molestie sui bambini e dei loro effetti, socialmente e personalmente devastanti, affidandomi alle voci autorevoli di Amos Luzzatto (presidente emerito delle Comunità Ebraiche Italiano) e di Joseph Lapid (già presidente dello Yad Vashem, Gerusalemme).
Oggi voglio aggiungere qualche cosa di mio, non perché pensi ad una mia aggiuntiva utilità, ma perché ritengo che, in questa oscurità puzzolente in cui siamo costretti a vivere, la parola espressa sia l’unico modo certo per assicurarsi la possibilità di tenere la schiena dritta .. e a tanto ci tengo.

La legge 27 maggio 1991, n. 176
Ratifica ed esecuzione della Convenzione di New York sui diritti dei minori afferma  (tra l’altro, perché molto di più ne dovrebbe venir diffuso – si tenga presente che l’orribile “fanciullo” della traduzione ufficiale italiana significa “minore”):
Articolo 2
1.Gli Stati parti si impegnano a rispettare i diritti enunciati nella presente Convenzione e a garantirli a ogni fanciullo che dipende dalla loro giurisdizione, senza distinzione di sorta e a prescindere da ogni considerazione di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o altra del fanciullo o dei suoi genitori o rappresentanti legali, dalla loro origine nazionale, etnica o sociale, dalla loro situazione finanziaria, dalla loro incapacità, dalla loro nascita o da ogni altra circostanza;
2.Gli Stati parti adottano tutti i provvedimenti appropriati affinché il fanciullo sia effettivamente tutelato contro ogni forma di discriminazione o di sanzione motivate dalla condizione sociale, dalle attività, opinioni professate o convinzioni dei suoi genitori, dei suoi rappresentanti legali o dei suoi familiari.
Articolo 3
1.In tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l'interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente.
2.Gli Stati parti si impegnano ad assicurare al fanciullo la protezione e le cure necessarie al suo benessere, in considerazione dei diritti e dei doveri dei suoi genitori, dei suoi tutori o di altre persone che hanno la sua responsabilità legale, e a tal fine essi adottano tutti i provvedimenti legislativi e amministrativi appropriati.
Articolo 7
Il fanciullo é registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto ad un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori ed a essere allevato da essi.

Posso permettermi un suggerimento al ministro Maroni, pur se aborro la padan-cultura e la militarizzazione delle coscienze?
Perché non pensare ad obbligare il genitore-tutore (anche con controlli di polizia, se necessari) a farsi garante della conservazione di copia dei certificati di nascita dei figli da esibirsi all’occorrenza?
E se si trovasse persona (etnia a prescindere) non in grado di esibire tale documento o di dimostrare comunque la propria condizione di tutore di un minore? Evidentemente in questo caso si potrebbe parlare di reato.
Capisco che intervenire sugli adulti può comportare difficoltà, estranee alla prevaricazione sui deboli e in particolare sui minori, ma penso sarebbe un provvedimento più corretto, meno molesto e meno nocivo nei tempi lunghi.
augusta

Segnalo, oltre alla notissima presa di posizione di Famiglia Cristiana, altre due opinioni autorevolmente espresse quelle delle Comunità cristiane di base e quella della moderatore della Chiesa valdese.   
Per chi le volesse leggere:

Segreteria Tecnica Nazionale delle Comunità Cristiane di Base
CdB Nord-Milano  3397952637
segrcdb@alice.it  www.cdbitalia.it

http://www.ildialogo.org/osservatori/razzismo/roval30062008.htm

Inoltre nel n. 52 dell’Agenzia stampa Adista c'é un interessante articolo che si può leggere on line: http://www.adistaonline.it/index.php?op=articolo&id=43029

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categoria:bambini, rassegnastampa, guerra conflitti e violenze