Sono confusi: chi vuole aiutarli?
Confusi in comune.
Proprio così: il 29 maggio mi dichiaravo confusa (lo ero e lo sono ancora); due tre giorni di lettura dei quotidiani locali mi consentono ora di constatare le altrui confusioni, non più appartenenti al semplice livello della cittadinanza consapevole, quale il mio è, ma ad alti livelli istituzionali.
Il 15 maggio il sindaco di Udine aveva dichiarato che la persona indicata come ‘security manager’ per la città tale non era, ma si doveva considerare delegato “ai rapporti con i cittadini in materia di sicurezza”. Tramite suo le paure e le insicurezze degli udinesi sarebbero arrivate al sindaco.
Il 5 agosto siamo venuti a sapere a mezzo stampa che il delegato in questione auspicava la presenza dei militari in città e il giorno successivo la catena auspicata unidirezionale nella tarda primavera si aggrovigliava perché il sindaco, sempre a mezzo stampa, dichiarava “Udine è una città sicura, i militari non servono”. Sempre a mezzo stampa la capogruppo della Sinistra Arcobaleno in comune chiosava “Il clima politico che stiamo respirando nel paese e nella nostra regione in materia di sicurezza è il segno di una logica che non solo non condividiamo, ma che continueremo a combattere”.
E se invece di combattere (che io leggo un po’ malignamente come “rincorrere”) la signora & colleghi si occupassero di prevenire?
Io avrei una proposta in merito che può estendersi anche alla riduzione delle spese: un delegato (o delegata che sia a qualsivoglia ruolo specifico), cui sia assicurato un ufficio attrezzato adeguatamente per lo svolgimento del mandato assegnato, ha evidentemente un costo. Penso che fornire questi signori d’apposito cellulare a corsia privilegiata che consenta anche colloqui a soggetti multipli e non solo a due (credo che possiedano tutti un PC: forse potrebbero essere edotti su un uso più efficace dell’e-mail) ridurrebbe spese di gestione destinate a diventare continuative e, soprattutto, eviterebbe queste chiacchierate a mezzo stampa che, fra dichiarazioni e controdichiarazioni, disorientano cittadini e cittadine.
Sottolineo il femminile perché disorientano anche me e, se il delegato ai rapporti con i cittadini in materia di sicurezza legge il mio blog (o qualcuno gliene dà notizia), gli chiedo di segnalare subito questo mio disorientamento al sindaco a che provveda ad eliminare una inelegante, fastidiosa discussione che mi sembrerebbe più dignitosa se restasse ad uso interno.
Ma non è finita. Fatto il passo indietro rispetto al suo delegato, il sindaco deve aver pensato che poteva essere per lui utile rendersi propositivo e (7 agosto) si dichiarava disponibile a multare i clienti delle prostitute, pur non essendoci per il momento allarmi. Veloce come un fulmine, il suo delegato proclamava nella stessa pagina dello stesso quotidiano la necessità di “agire pure contro rom e alcol”.
Signori per favore parlatevi, ascoltatevi, trovate un termine comune per decidere cosa intendete per sicurezza e poi proponeteci un programma assicurato, come di dovere, da giunta e consiglio comunale.
Fatecene conoscere costi e fattibilità e, per piacere, piantatela: non vi abbiamo eletti per subire le vostre chiacchiere che, pur se autorevoli, se non garantite da atti dovuti, solo chiacchiere sono!
Confusi in regione.
Per essere precisa in queste cronache di estivi disorientamenti devo fare un passo indietro, che mi è stato suggerito da un incontro recente e casuale con una persona angosciata da ciò che aveva letto il primo agosto sullo stesso quotidiano evocato nella parte precedente del mio scritto. Si leggeva che “azzerare l’accoglienza è un golpe istituzionale” e chi mi si rivolgeva chiedendo lumi (ben pochi ne ho e non tali da fare adeguata chiarezza in questo caos!) collegava questo titolo alle reiterate affermazioni di rifiuto di nuovi arrivi di profughi, traendone un ragionevole timore per sé e la propria famiglia.
Cos’era successo? Nel corso di una manovra finanziaria il consiglio regionale aveva abrogato la legge n. 5 del 2005: “Norme per l'accoglienza e l'integrazione sociale delle cittadine e dei cittadini stranieri immigrati”.
Dichiaro subito che la cosa è parte di un indecente comportamento della maggioranza e giunta, nate dopo le elezioni dello scorso aprile, che sembrano intese a distruggere tutto ciò che avevano fatto i predecessori, che nel vissuto di queste signore & signori sono evidentemente i nemici.
Non è corretto cancellare una legge, senza dibattito, con un colpo di maggioranza mentre si discute un assestamento di bilancio, ma, un tanto premesso, bisognerebbe interrogarsi con responsabile serietà sui contenuti della legge 5 che, per buona parte, è attuativa di norme nazionali che un consiglio regionale, per quanto dominato da supponente arroganza, non può abrogare. Infatti il comma 1 dell’art. 36 recita nelle norme finanziarie della legge stessa: “Il finanziamento degli interventi della presente legge è assicurato anche mediante l’utilizzo di risorse del Fondo nazionale per le politiche sociali, ai sensi dell’articolo 46 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge finanziaria 2003)…”.
Certamente la scure regionale ha eliminato interventi aggiuntivi, fra cui contributi alle associazioni di settore (tutti finalizzati a promuovere efficienza ed efficacia?) ma il Fondo nazionale per le politiche sociali resta, anche se sgradito alla cultura leghista che riesce a far danno oltre se stessa per l’altrui connivenza e per l’altrui ignoranza.
Risulta quindi particolarmente preoccupante ciò che dice nella medesima pagina dello stesso giornale una consigliera regionale, già di maggioranza, ora all’opposizione: “E’ sbagliato negare l’assistenza sanitaria ai clandestini”. Quella pur parziale assistenza è invece assicurata da una serie di norme nazionali che, identificando il cittadino non in regola con il permesso di soggiorno con il codice STP (Straniero Temporaneamente Presente), gli consentono il godimento di una serie di interventi quali: 1) cure ambulatoriali ed ospedaliere, urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia e infortunio; 2) interventi di medicina preventiva e prestazioni di cura ad essi correlate, a salvaguardia della salute individuale e collettiva (i relativi chiarimenti si possono leggere nel documento reperibile con un clic dal termine STP).
Chiunque sia in difficoltà deve essere aiutato con il sostegno, nella realtà politica e nella società civile, di proposte che non possono prescindere da informazioni corrette. Creare panico e proteste clamorose (quelle che i media amano riportare) spesso serve più a chi vuol esibirsi in una funzione meritoria che ai soggetti che di tutela hanno bisogno.
In ogni caso non si tratta di proteggere gli impulsi del proprio buon cuore, ma di impegnarsi al rispetto di diritti. Dichiara la consigliera regionale sopracitata che la negazione dell’assistenza sanitaria a chi ne ha bisogno “denota mancanza di sentimenti come carità e pietà che si traducono in una mano tesa sempre verso chi è in condizioni di bisogno”.
Non nego a nessuno il diritto di esercitare la beneficenza, ma ai consiglieri regionali chiedo:
1. La legge abrogata istituiva interventi in materia di salute aggiuntivi a quelli previsti dalle norme statali? Se sì, quali?
2. Hanno notizia che ci siano ASL che non assicurano gli interventi sopracitati previsti da leggi nazionali?
Se no, vigilino con competenza e diligenza e, finché non sanno, tacciano, se sì denuncino omissioni e abusi nell’esercizio del loro ruolo istituzionale perché in tal caso l’esercizio di attività nelle ASL si colorerebbe di illegalità. L’eventuale impegno della società civile (e dei media) ne potrà/dovrà conseguire.
3. Se vogliono tendere mani benefacenti, questo attiene alla loro, probabilmente ammirevole, vita privata, non all’attività per cui sono stati eletti.
Chissà se questo mio testo arriverà a qualche esponente regionale che mi possa rispondere?
augusta
Collegamenti: maggio, norme, STP.