Questo diario elettronico ha una storia... (continua)


domenica, 31 agosto 2008

Anche la crisi del Caucaso ci interroga

Da tempo mi viene spedita una newsletter che riporta le notizie che appaiono nel sito www.osservatoriobalcani.org, sito web cui è anche possibile chiedere di ricevere e mail informazioni e testi di articoli come io ricevo.
Da quando è scoppiata la crisi caucasica, ci giro attorno con il turbamento di chi non sa porsi neppure domande chiare.
L’osservatorio Balcani propone un punto di vista diverso da quello europeo occidentale. Fin dove i due punti di vista possono essere contestualizzati e farsi compatibili, ammesso che di soli due punti di vista si tratti e non di una numerosa frammentazione?
Due giorni fa mi ero accostata al tema pubblicando le indicazioni per l'accesso a strumenti per me essenziali come le mappe.

Oggi trascrivo una breve nota dalla fonte citata e poi, di seguito, il riferimento a due articoli che mi sembrano interessanti, cui faccio seguire il collegamento all’editoriale di Barbara Spinelli (La Stampa – 31 agosto) che riesce ad essere come sempre lucida e stimolante.

Sarebbe bello se qualche lettore intervenisse offrendo quegli ordinati ragionamenti di cui non sono capace.
Dopo tutto ancora una volta l’Europa minaccia di essere travolta da pesanti venti di guerra.
augusta

Kossezia

Dopo il parere favorevole dei due rami della Duma, il 26 agosto il presidente russo Dmitri Medvedev annuncia ufficialmente il riconoscimento dell’indipendenza di Abkhazia e Ossezia del Sud. Una scelta definita inevitabile dal capo del Cremlino in una lettera inviata ai capi di governo e di stato degli Usa e dell’Ue. Tbilisi riduce le relazioni diplomatiche con Mosca.

Dure le reazioni di condanna sul versante occidentale: Nato, G7 e Ue rimproverano alla Russia la sua politica unilaterale. L’Ue si prepara per lunedì 1° settembre ad affrontare la delicata questione con un vertice straordinario. E mentre la flotta Nato e quella russa si posizionano nel Mar Nero, il cosiddetto "scacchiere caucasico" desta serie preoccupazioni tra i paesi che ne fanno parte: Turchia, Azerbaijan, Armenia seguono con apprensione l’evolvere della situazione, cercando di trovare una piattaforma d’intesa.

In un ripetersi di dichiarazioni che fanno esplicito riferimento alle scelte occidentali nei vicini Balcani, la Russia sottolinea l’analogia tra il Kosovo e l’Ossezia del Sud, accolta dalla stampa belgradese e da alcuni analisti internazionali, ma rigettata da politici e media di Pristina.

Collegamenti a
La linea del confine- Intervista
Il Kossovo russo - traduzione del quotidiano belgradese Blic
Editoriale di Barbara Splinelli 31 agosto

Collegamenti:
sito
intervista
blic
editoriale



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giovedì, 28 agosto 2008

Un sogno. – Un progetto?

28 agosto 1963
E quando lasciamo risuonare la libertà, quando le permettiamo di risuonare da ogni villaggio e da ogni borgo, da ogni stato e da ogni città, acceleriamo anche quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, cattolici e protestanti, sapranno unire le mani e cantare con le parole del vecchio spiritual: "Liberi finalmente, liberi finalmente; grazie Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente".
E’ il brano conclusivo del
discorso di Martin Luther King.
Che quelle parole, indubbiamente calibrate con gli strumenti di una retorica alta, non fossero vacue emissioni di voce ma frutto di un vissuto consapevole che il solo pronunciarle metteva in gioco fino in fondo, lo avrebbe dimostrato la morte di King il 4 aprile 1968.
Ora –e non so se la conclusione della Convention democratica negli USA avvenga oggi per caso o per scelta- il colore della pelle diventa simbolo di un processo di uguaglianza e se il candidato nero alla Casa Bianca diventerà presidente degli USA non sarà colui che realizza il sogno ma colui che lo trasforma in politica.
Politica significa decisioni quotidiane in un confronto, sempre duro e spesso frustrante, con la realtà. A chi collaborerà con lui nel suo primo mandato –se sarà presidente- spetterà scavare nei fatti, realizzare un rapporto trasparente e onesto con la ricerca di consenso e il ‘sogno’ dovrà essere la base del loro pensare e del loro fare, se la coincidenza di date a quarantacinque anni di distanza non vorrà sostanziare l’espediente di una beffa.
Mi torna in mente quel che avevo scritto il 28 luglio e il 3 agosto sulla volgarità del dito medio elevato a retorica ministeriale. Era anche quello il segno di un sogno: il sogno dell’affermazione del forte sul debole, dell’ignoranza sulla conoscenza, della beffa sull’informazione che crea libertà.
Io continuo a pensare che, alla retorica (per me disgustosa) di un pur ministeriale dito, non sia il caso di rispondere con tante non ministeriali dita: occorre trovare altri simboli.
Ma mi chiedo se in Italia siamo capaci di un sogno collettivo che possa farsi progetto chiaro di speranza condivisibile. Forse allora sapremo trovarne un’immagine significante.

             Georgia – Ossetia - Abkhazia.

Non mi sento di scriverne: non ho le idee abbastanza chiare. Ma voglio mettere a disposizione alcuni dei materiali che avevo trovato per cercare di districarmi in una situazione complessa.
Non mi sento di scriverne: non credo di avere le idee abbastanza chiare.
Ma voglio mettere a disposizione alcuni dei materiali che avevo trovato per cercare di districarmi in una situazione complessa.
Forse più avanti pubblicherò qualche riferimento ad articoli che mi sembreranno interessanti.
Per ora mi limito ad uno  di Barbara Spinelli, non recentissimo (17 agosto) ma – secondo me- molto saggio o almeno tale da consentire qualche non volatile ragionamento 
http://www.lastampa.it/web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=40
.

Informazioni e mappe

Georgia  -  http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/country_profiles/1102477.stm 

Ossetia del sud
http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/country_profiles/3797729.stm

Abkhazia -  http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/3261059.stm

Ossetia del nord
http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/country_profiles/3621698.stm

Notizie giorno per giorno

  in italiano:  www.peacereporter.it/dettaglio_articolo.php?idart=11883
  in inglese: 
  dal    7 al 13 agosto:http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/7551576.stm
  dal 14 al 20 agosto: http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/7577150.stm
  dal 21 al 27 agosto: 
http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/7577122.stm    

nota:
Il rinvio
 ai testi citati con i collegamenti in un caso -discorso- funziona tramite la parola evidenziata; negli altri casi la parola rimandava a testi altri da quelli da me identificati e quindi ho messo l'intero indirizzo. Ritengo che il primo passo per capire sia la conoscenza del territorio o almeno delle mappe, perciò mi sono adattata ad essere ancora una volta inadeguata alle sofisticazioni eleganti..         

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martedì, 26 agosto 2008

Ricordo di Enzo Baldoni

Enzo Baldoni moriva quattro anni fa in Iraq mentre cercava di guardare quel che accadeva per farcelo sapere e aiutarci a capire.
Le sue cronache, da ovunque le avesse mandate, erano il frutto di intelligenza, generosità e occhi puliti.
Quasi presagendo quel che gli sarebbe successo aveva scritto:
Morire in Mesopotamia
"Guardando il cielo stellato ho pensato che magari morirò anch'io in Mesopotamia, e che non me ne importa un baffo, tutto fa parte di un gigantesco divertente minestrone cosmico, e tanto vale affidarsi al vento, a questa brezza fresca da occidente e al tepore della Terra che mi riscalda il culo. L'indispensabile culo che, finora, mi ha sempre accompagnato". Enzo G. Baldoni

Ho trovato la citazione nel
sito di Pino Scaccia, il giornalista del TG1 che ancora ne tiene vivo il ricordo. Se andate al suo sito troverete mote notizie su Enzo Baldoni.
Quattro anni fa ne diede notizia anche la stampa italiana.

 

Un sindaco che rinnova vecchie turpitudini

Dal Corriere della sera; «Se due turisti vengono a Roma in bicicletta e si vanno ad accampare in un posto abbandonato da Dio e dagli uomini dopo aver chiesto consiglio su dove mettere la tenda a un branco di pastori immigrati, ebbene è difficile garantire loro la sicurezza: la loro è stata una grave imprudenza» dice Alemanno a Repubblica, aggiungendo che «non stiamo parlando di luoghi di transito come può esser una stazione ferroviaria». Si è trattato di «una situazione limite, un'aggressione che avviene in un posto fuori mano e in un contesto agricolo che ha per oggetto due turisti che si sono comportati fuori da ogni schema» ha aggiunto poi il sindaco al Corriere della Sera, augurandosi che «non ci siano speculazioni: questo è un caso limite e bisogna fare i complimenti ai carabinieri per la rapidità della risposta». Anche alla Stampa Alemanno dice che il comportamento dei due cicloturisti «è stato illegale, nel senso che non è consentito il campeggio libero. Voglio dire - spiega - che non sarebbe successo nulla se avessero pernottato in un camping autorizzato e protetto. Ogni persona dovrebbe essere prudente non esponendosi a rischi evidenti».Il commento del sindaco Alemanno nelle News di adnkronos:
”In merito alla vicenda e alla esternazioni del primo cittadino che hanno suscitato diverse reazioni, Alemanno chiarisce che c'e' stata "polemica strumentale e di bassissimo livello". Ricorda che "con Regione e Provincia, amministrate dal centrosinistra, abbiamo appena firmato il 'Patto per Roma sicura': abbiamo appena iniziato a operare. Ora - spiega - dobbiamo soltanto accelerare e rafforzare quello che stiamo facendo sperando che nessuno dica che vogliamo militarizzare la citta' e che eccediamo sul versante della sicurezza". Alemanno dice infine "no a schemi ideologici che non ci permettono di portare avanti il Patto".Non mi turbano tanto le scempiaggini che può dichiarare questo signore quanto che non si sia rilevato, nel pensiero che sostanzia le sue parole, un ritorno al concetto di violentata-provocatrice.

Chi si è impegnata durante lunghi anni per promuovere la legge 15 febbraio 1996 n. 66, che abrogò la precedente disciplina che considerava la violenza sessuale come un reato che offende la morale e la società, per farne delitto contro la persona, non può non trasecolare per questa sciagurata capriola all’indietro della cultura del sindaco della capitale d’Italia (e purtroppo non solo del sindaco)
.
Trascrivo l’articolo 609 bis del codice penale in vigore:
 609 bis - Violenza sessuale (1) -
Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni.
Alla stessa pena soggiace chi induce taluno a compiere o subire atti sessuali:
1) abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto;
2) traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona.
Nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi.
 (1) Articolo inserito dall’art. 3 L. 15 febbraio 1996, n. 66. Si riporta l’art. 16 della medesima legge: "Art. 16 - 1. L’imputato per i delitti di cui agli artt. 609 bis, 609 ter, 609 quater e 609 quinquies c. p. è sottoposto, con le forme della perizia, ad accertamenti per l’individuazione di patologie sessualmente trasmissibili, qualora le modalità del fatto possano prospettare un rischio di trasmissione delle patologie medesime".

collegamenti:  sito, stampa, corriere, news

 

martedì, 19 agosto 2008

Moderne spregiudicatezze o propaganda dell’abiezione?

Nel primo post pubblicato in agosto citavo un richiamo fattomi in altro blog (che potete trovare nella lista dei link sotto la voce cinema, cibo, canzoni, chiacchiere) che suonava così: “Augusta, io continuo a credere che sui temi etici il Paese sia più moderno della sua classe politica…è questione di tempo, ma presto o tardi ci arriveremo”.
Ci tenevo a rispondere; è un modo per fare chiarezza in me stessa: quando vedo scritto davanti a me ciò che penso (ammesso che riesca a scriverlo e non riuscirci è un segnale importante) o lo butto via perché capisco che non comunica nulla o faccio un passo in più.
Ora credo di cominciare ad intravedere qualche risultato; purtroppo la strada per arrivarci è stata fitta di incontri sgradevoli.
Preciso che uso la parola moderno senza nessuna connessione ad elementi di progresso, semplicemente per indicare l’adeguamento a ciò che è di moda, o meglio viene reso di moda da una comunicazione che si impone beffando ogni spazio d’informazione. Chiamiamola pure propaganda spregiudicata.
Passo subito ad esempi locali, i miei incontri sgradevoli.
Uno spiacevole svarione su un giornale locale (complici associazioni importanti e rispettate e consiglieri regionali che rilasciavano devianti interviste, cui non erano estranee affermazioni false) lasciava intendere che nessuna assistenza sanitaria fosse dovuta agli stranieri senza permesso di soggiorno.
Trovo che negare a soggetti contrattualmente deboli la possibilità di conoscere i propri diritti codificati sia un’operazione terroristica e c’è chi riesce ad usarne a proprio vantaggio: tutto ciò che posso fare per contrastare questa abiezione è diffondere le informazioni di cui dispongo.
Certamente glissare su diritti acquisiti e definiti, per proporre come termine di misura le proprie virtù di generosità, abilità, affidabilità o il buon successo dell’associazione in cui si lavora… permette di trasformare il contratto sociale in dono, assicurando una disparità che non può che rendere gloria al donatore, singolo o associato che sia.
La scomparsa di una parte dei contraenti, ridotti a beneficati senza reciprocità, è paciosamente accettata, e in questo senso è moderno il reciproco, compiacente riconoscersi di società civile e politica: un tempo il processo altrettanto perverso era più semplice e si chiamava voto di scambio, ora il voto di scambio permane per colorarsi di gradevolezza in una maggior sofisticazione del gioco delle parti.
Ma permane anche lo squallore e, in questi stessi giorni e nella stessa stampa, si assiste ad un altro gioco cinico ma ben accetto: I richiedenti asilo che i comuni del Friuli dovrebbero accogliere vengono chiamati profughi (quando non clandestini) e così –nel momento in cui i comuni assolvono all’obbligo di garantire un luogo in cui gli interessati possano attendere la conclusione di una procedura dovuta (conclusione che può essere il riconoscimento del diritto d’asilo o il suo rifiuto)- riescono a millantarsi per generosi luoghi di accoglienza … e le associazioni, nate sull’onda della propria esclusiva generosità, stanno al gioco e non precisano così come non precisano i responsabili istituzionali, sia di maggioranza che di opposizione. Prima o poi l’oscurità dell’ignoranza può tornar utile a molti e se società civile e politica si ammiccano il successo dell’operazione è assicurato.
Intanto la Lega Nord può verificare il successo di un impegno di diffusione di rozzi luoghi comuni, iniziato parecchi anni fa e che le consente un dominio culturale ben oltre il proprio elettorato.
augusta

Nota: Non posso scrivere nel diario a proposito del falso in merito alla sanità negata a chi non ha il permesso di soggiorno (per la lunghezza di un’eventuale esposizione, le complicanze tecniche della cosa e la mia abitudine a documentare ciò che dico. Trascrivo quindi un mio indirizzo e-mail e mi rendo disponibile ad inviare tutti i documenti a chi m’invierà un suo analogo indirizzo (augdep@alice.it)

Due simpatici commenti  …
che potete leggere nel post precedente si interessano della poesia di Darwish che ho puublicato il 10 agosto.
In particolare Leucotea si soffermava sui versi
Un distratto domani dietro a loro
masticava un lungo, notturno vento invernale.

Rispondo: Ho pensato parecchio alla sua ipotesi, che non mi era mai venuta alla mente
Io piuttosto attribuivo (e continuo ad attribuire) quel ‘domani dietro a loro’ all’uniformita grigia e gelata del vivere cacciati dalla prorpia terra, sotto occupazione militare, impediti non tanto a fare quanto ad essere se stessi. In una situazione simile la dimensione del tempo –proprio per questa insensata uniformità- perde il suo significato e i giorni si snodano uguali tanto da essere indistinguibili.
La genialità della poesia sta nel far sintesi di tutto questo e perciò sa suscitare la ricchezza di opinioni diverse.

 

domenica, 10 agosto 2008

Mahmoud Darwish

Ieri è morto negli USA il poeta palestinese Mahmoud Darwish.
Ho letto la notizia sulla BBC
.
Poeta nazionale, lo definisce la BBC e trovo la stessa definizione in qualche frettolosa notizia italiana.
Nazionale, di una nazione senza terra … ha senso?
Io lo voglio ricordare con le parole con cui lui stesso ha descritto la sua poesia e, alla fine di questo post, copierò un’intera poesia, in cui ricorda la sua fuga (non aveva otto anni: era nato nel 1941) dalla Palestina in Libano, facendone la traccia per la lettura di una lunga storia ... dalla guerra di Giosué alla dominazione inglese, passando per Napoleone….

"Potete legarmi mani e piedi / togliermi il quaderno e le sigarette / riempirmi la bocca di terra; / la poesia è sangue del mio cuore vivo / sale del mio pane, luce nei miei occhi. / Sarà scritta con le unghie, lo sguardo e il ferro, / la canterò nella cella mia prigione, / al bagno / nella stalla / sotto la sferza / tra i ceppi / nello spasimo delle catene. / Ho dentro di me un milione di usignoli / per cantare la mia canzone di lotta".

Chi ricorda la strage di Beslan?

Leggo come didascalia di una fotografia olimpica, pubblicata dal Corriere della sera, “La guerra separa, lo sport unisce. E’ il messaggio che Natalia Paderina e Nino Slukvadze hanno voluto lanciare da Pechino. La prima russa, la seconda georgiana: rispettivamente medaglia d’argento e di bronzo nel tiro a segno, specialità «pistola da 20 metri femminile», ai Giochi olimpici cinesi”. (Epa)
Mentre Russia e Georgia si scannano sulla pelle dell’Ossetia, due vincitrici olimpiche russa e georgiana si abbracciano. Se non lo si interpreta correttamente in gesto può diventare patetico:
Per comprenderlo io mi affido a Fiori di pace (di cui abbiamo già parlato) e di cui troverete testimonianza nel sito <splashragazzi>.

         ETERNITÀ DEL FICO D'INDIA

Dove mi porti, padre?
Verso il vento, figliolo.
Via dal pianoro dove i soldati di
Bonaparte elevarono terrapieni
per spiare le ombre sui bastioni
vecchi di San Giovanni d'Acri.
Un padre disse al figlio; non avere
paura del fischio delle pallottole!
Aggrappati alla terra e sarai salvo.
Noi sopravviveremo,
saliremo
sui monti a settentrione, ritorneremo
quando i soldati vanno a casa,
lontano.
- Dopo di noi chi abiterà la nostra casa,
padre?
- Rimarrà, figliolo, tale e quale noi l'abbiamo lasciata,

Tastò la chiave come fosse il suo corpo
e si sentì sicuro.
Passando una barriera di rovi, disse:
ricorda, figliolo, qui, gli Inglesi
in croce, sulle spine di un fico d'India,
per due notti intere
misero tuo padre.
Ma non parlò. Tu crescerai
e agli eredi dei fucili
racconterai di quel sangue versato sul ferro.

- Perché hai lasciato il cavallo
alla sua solitudine, padre?
- Perché dia vita alla casa, figliolo.
Le case muoiono se parte chi le abita.

L'eternità apre le porte
da lontano ai viandanti della notte,
Ululano i lupi delle terre desolate
a una luna spaurita.
E un padre dice al figlio:
sii forte come tuo nonno,
sali con me l'ultimo poggio
delle querce, figliolo.
Ricordati: qui il giannizzero è caduto
giù dalla sua mula da guerra,
tieni duro con me
e ritorneremo
- Ma quando, padre?
- Fra un giorno, figlio, forse tra due.
Un distratto domani dietro a loro
masticava un lungo, notturno vento invernale.
I soldati di Giosué
con le pietre della loro casa
edificavano una cittadella.
Erano ansanti sulla via di Cana.
Qui passò un giorno nostro Signore,
qui cambiò l'acqua in vino e a lungo parlò
dell'amore, ricordalo domani.
Ricorda i castelli dei crociati
annientati dall'erba d'aprile,
alla partenza dei soldati.

Collegamenti: BBC, Beslan, splashragazzi

giovedì, 07 agosto 2008

Sono confusi: chi vuole aiutarli?

Confusi in comune.
Proprio così: il 29 maggio  mi dichiaravo confusa (lo ero e lo sono ancora); due tre giorni di lettura dei quotidiani locali mi consentono ora di constatare le altrui confusioni, non più appartenenti al semplice livello della cittadinanza consapevole, quale il mio è, ma ad alti livelli istituzionali.
Il 15 maggio il sindaco di Udine aveva dichiarato che la persona indicata come ‘security manager’ per la città tale non era, ma si doveva considerare delegato “ai rapporti con i cittadini in materia di sicurezza”. Tramite suo le paure e le insicurezze degli udinesi sarebbero arrivate al sindaco.
Il 5 agosto siamo venuti a sapere a mezzo stampa che il delegato in questione auspicava la presenza dei militari in città e il giorno successivo la catena auspicata unidirezionale nella tarda primavera si aggrovigliava perché il sindaco, sempre a mezzo stampa, dichiarava “Udine è una città sicura, i militari non servono”. Sempre a mezzo stampa la capogruppo della Sinistra Arcobaleno in comune chiosava “Il clima politico che stiamo respirando nel paese e nella nostra regione in materia di sicurezza è il segno di una logica che non solo non condividiamo, ma che continueremo a combattere”.
E se invece di combattere (che io leggo un po’ malignamente come “rincorrere”) la signora & colleghi si occupassero di prevenire?
Io avrei una proposta in merito che può estendersi anche alla riduzione delle spese: un delegato (o delegata che sia a qualsivoglia ruolo specifico), cui sia assicurato un ufficio attrezzato adeguatamente per lo svolgimento del mandato assegnato, ha evidentemente un costo. Penso che fornire questi signori d’apposito cellulare a corsia privilegiata che consenta anche colloqui a soggetti multipli e non solo a due (credo che possiedano tutti un PC: forse potrebbero essere edotti su un uso più efficace dell’e-mail) ridurrebbe spese di gestione destinate a diventare continuative e, soprattutto, eviterebbe queste chiacchierate a mezzo stampa che, fra dichiarazioni e controdichiarazioni, disorientano cittadini e cittadine.
Sottolineo il femminile perché disorientano anche me e, se il delegato ai rapporti con i cittadini in materia di sicurezza legge il mio blog (o qualcuno gliene dà notizia), gli chiedo di segnalare subito questo mio disorientamento al sindaco a che provveda ad eliminare una inelegante, fastidiosa discussione che mi sembrerebbe più dignitosa se restasse ad uso interno.
Ma non è finita. Fatto il passo indietro rispetto al suo delegato, il sindaco deve aver pensato che poteva essere per lui utile rendersi propositivo e (7 agosto) si dichiarava disponibile a multare i clienti delle prostitute, pur non essendoci per il momento allarmi. Veloce come un fulmine, il suo delegato proclamava nella stessa pagina dello stesso quotidiano la necessità di “agire pure contro rom e alcol”.
Signori per favore parlatevi, ascoltatevi, trovate un termine comune per decidere cosa intendete per sicurezza e poi proponeteci un programma assicurato, come di dovere, da giunta e consiglio comunale.
Fatecene conoscere costi e fattibilità e, per piacere, piantatela: non vi abbiamo eletti per subire le vostre chiacchiere che, pur se autorevoli, se non garantite da atti dovuti, solo chiacchiere sono!

Confusi in regione.

Per essere precisa in queste cronache di estivi disorientamenti devo fare un passo indietro, che mi è stato suggerito da un incontro recente e casuale con una persona angosciata da ciò che aveva letto il primo agosto sullo stesso quotidiano evocato nella parte precedente del mio scritto. Si leggeva che “azzerare l’accoglienza è un golpe istituzionale” e chi mi si rivolgeva chiedendo lumi (ben pochi ne ho e non tali da fare adeguata chiarezza in questo caos!) collegava questo titolo alle reiterate affermazioni di rifiuto di nuovi arrivi di profughi, traendone un  ragionevole timore per sé e la propria famiglia.
Cos’era successo? Nel corso di una manovra finanziaria il consiglio regionale aveva abrogato la legge n. 5 del 2005: “Norme per l'accoglienza e l'integrazione sociale delle cittadine e dei cittadini stranieri immigrati”.
Dichiaro subito che la cosa è parte di un indecente comportamento della maggioranza e giunta, nate dopo le elezioni dello scorso aprile, che sembrano intese a distruggere tutto ciò che avevano fatto i predecessori, che nel vissuto di queste signore & signori sono evidentemente i nemici.
Non è corretto cancellare una legge, senza dibattito, con un colpo di maggioranza mentre si discute un assestamento di bilancio, ma, un tanto premesso, bisognerebbe interrogarsi con responsabile serietà sui contenuti della legge 5 che, per buona parte, è attuativa di norme nazionali che un consiglio regionale, per quanto dominato da supponente arroganza, non può abrogare. Infatti il comma 1 dell’art. 36 recita nelle norme finanziarie della legge stessa: “Il finanziamento degli interventi della presente legge è assicurato anche mediante l’utilizzo di risorse del Fondo nazionale per le politiche sociali, ai sensi dell’articolo 46 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge finanziaria 2003)…”.
Certamente la scure regionale ha eliminato interventi aggiuntivi, fra cui contributi alle associazioni di settore (tutti finalizzati a promuovere efficienza ed efficacia?) ma il Fondo nazionale per le politiche sociali resta, anche se sgradito alla cultura leghista che riesce a far danno oltre se stessa per l’altrui connivenza e per l’altrui ignoranza.
Risulta quindi particolarmente preoccupante ciò che dice nella medesima pagina dello stesso giornale una consigliera regionale, già di maggioranza, ora all’opposizione: “E’ sbagliato negare l’assistenza sanitaria ai clandestini”. Quella pur parziale assistenza è invece assicurata da una serie di norme nazionali che, identificando il cittadino non in regola con il permesso di soggiorno con il codice STP (Straniero Temporaneamente Presente), gli consentono il godimento di una serie di interventi quali: 1) cure ambulatoriali ed ospedaliere, urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia e infortunio; 2) interventi di medicina preventiva e prestazioni di cura ad essi correlate, a salvaguardia della salute individuale e collettiva (i relativi chiarimenti si possono leggere nel documento reperibile con un clic dal termine STP).
Chiunque sia in difficoltà deve essere aiutato con il sostegno, nella realtà politica e nella società civile, di proposte che non possono prescindere da informazioni corrette. Creare panico e proteste clamorose (quelle che i media amano riportare) spesso serve più a chi vuol esibirsi in una funzione meritoria che ai soggetti che di tutela hanno bisogno.
In ogni caso non si tratta di proteggere gli impulsi del proprio buon cuore, ma di impegnarsi al rispetto di diritti. Dichiara la consigliera regionale sopracitata che la negazione dell’assistenza sanitaria a chi ne ha bisogno “denota mancanza di sentimenti come carità e pietà che si traducono in una mano tesa sempre verso chi è in condizioni di bisogno”.
Non nego a nessuno il diritto di esercitare la beneficenza, ma ai consiglieri regionali chiedo:
1. La legge abrogata istituiva interventi in materia di salute aggiuntivi a quelli previsti dalle norme statali? Se sì, quali?
2. Hanno notizia che ci siano ASL che non assicurano gli interventi sopracitati previsti da leggi nazionali?
Se no, vigilino con competenza e diligenza e, finché non sanno, tacciano, se sì denuncino omissioni e abusi nell’esercizio del loro ruolo istituzionale perché in tal caso l’esercizio di attività nelle ASL si colorerebbe di illegalità. L’eventuale impegno della società civile (e dei media) ne potrà/dovrà conseguire.
3. Se vogliono tendere mani benefacenti, questo attiene alla loro, probabilmente ammirevole, vita privata, non all’attività per cui sono stati eletti.
Chissà se questo mio testo arriverà a qualche esponente regionale che mi possa rispondere?
augusta

Collegamenti: maggio, norme, STP.

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mercoledì, 06 agosto 2008

6 agosto

L'anniversario di una svolta epocale irreversibile.
La bomba atomica su Hiroshima ha svelato la possibilità per l'uomo di distruggere non solo il "nemico", ma l'umanità intera, compresi i mittenti dell'arma nucleare.
Poi ci siamo perfezionati e abbiamo imparato che ci sono mezzi meno sofisticati, meno costosi e apparentemente senza effetti boomerang per distruggere interi popoli a nostra discrezione.
Solo che applicandoli distruggiamo anche in noi quel poco di dignità umana che ci siamo faticosamente assicurati.

Segnalazione e Terminologia

Ho scritto che la storia del mio blog é una storia di solidarietà (cfr. 5 agosto).
Ora la solidarietà di Leucotea mi ha reso capace di istituire i collegamenti nel mio blog (che io mi ostino a chiamare diario, ma che -nel linguaggio informatico- blog é). 
Potete trovarli  a cominciare dal post precedente (che io di solito ho chiamato pagina di diario). Ce ne sono quattro. 
Voglio però continuare a distinguere fra link e collegamenti. E' un'informazione valida per inesperti come me che spesso mi chiedono spiegazioni.
Continuerò a chiamare 'link' gli indirizzi web raggiungibili dall'omonima colonna a sinistra dei testi pubblicati e 'collegamenti' i legami con documenti che ora posso citare senza indicare complessi metodi per raggiungerli e che sono via via identificabili evidenziando (clic sinistro) parole in grassetto nei testi proposti.
Così comincio a far pace anche con una terminologia che ho sempre trovato molto arruffata.

Prossima puntata: inserimento di fotografie, ma non mi arrendo ancora alle faccine (cd. emoticon).

postato da: AUG alle ore 16:32 | permalink | commenti (3)
categoria:guerra conflitti e violenze, diari di augusta
mercoledì, 06 agosto 2008

Il papa e il gran muftì di Siria

Nel mio diario siriano del viaggio organizzato da Confronti, relativo all’incontro del 6 gennaio 2007 (e pubblicato il 3 luglio dello stesso anno: lenta? Certo, ma funziono così) con il Gran Muftì di Siria, Ahmed Badr Al Din Hassun, scrivevo in nota: “Oggi in Siria i muftì vengono nominati dal governo”.
Mi autocito perché quelle poche parole ora assumono un significato che va ben oltre una specie di grigiore concordatario (che era lo spirito in cui l’avevo annotato, forse con una qualche fortunata incertezza che non avevo detto nemmeno a me stessa).
Un articolo di Repubblica del 2 agosto, a firma di Orazio La Rocca, ci informa che “Ahmed Badr Al Din Hassun, la più alta autorità islamica del suo Paese ha chiesto a Benedetto XVI di recarsi a visitare i luoghi dove visse San Paolo”.
Preciso: si tratta di Damasco, dove si maturò la conversione di Saulo (Atti degli Apostoli cap.9).
Orazio la Rocca nel suo scritto ricorda il fattaccio di Ratisbona, quando Benedetto 16mo , “parlando ad un consesso accademico, additava i pericoli cui si va incontro se si spezza il dialogo tra le culture e le religioni, prendendo a modello un episodio storico mal interpretato da una parte della stampa internazionale”.
Chi volesse leggere l'intero discorso papale (12 settembre 2006) faccia clic su Ratisbona e così potr verificare che l’interpretazione di Repubblica è assimilabile a quella figura retorica (non so come la chiameranno in futuro i linguisti, i termini non elogiativi che mi vengono in mente non faranno storia) praticata da Berlusconi per rispondere a chi reagisce alle sciocchezze offensive che gli piace pronunciare: “Non mi avete capito, io volevo dire …” e segue una poco pregevole (e men che meno logicamente connessa) acrobazia linguistica.
Chi andasse a leggere i resoconti del mio viaggio in Siria (categoria <viaggioconfronti07>) potrebbe trovare ampie testimonianze dello sgomento dei prelati delle chiese cristiane anche cattoliche a fronte della papal citazione.
Uno per tutti. Riporto quello che riferii della dichiarazione di mons Audo, Vescovo dei caldei di  Siria, da noi incontrato il 7 gennaio “mons. Audo afferma che per i vescovi d’oriente si è trattato di una sorpresa che ha creato molto imbarazzo e una gran pena. Non esita ad affermare che quella citazione è stata un errore. Lo spiega con la particolare collocazione del prof. Ratzinger a Tubinga, ma ora è papa e deve parlare con attenzione e coraggio, non aver paura di dire la verità”.
Quindi l’invito del gran muftì non è una spazzolata su ciò che il papa disse (o peggio, come a troppi piacerebbe, una sorta di autocorrezione islamica) ma il frutto di un profondo lavoro culturale e di accorta diplomazia.
Sempre dal mio archivio tento una cronologia a modo mio:
1. Comunicato del 16.9.06 Importante presa di posizione dell’UCOII sulla vicenda della lezione del Papa a Ravensbourg. Il mondo islamico accetti i chiarimenti del Vaticano.
(UCOII: Unione delle Comunità ed organizzazioni Islamiche in Italia).
E’ una posizione a mio parere opportunistica, ma almeno è una posizione nonviolenta.
2. da The Independent (GB) del 13.12.2006 I moderni successori degli schiavisti  di Desmond  Tutu, (trad. M.G. Di Rienzo)
   … le armi hanno continuato ad affluire in Congo da tutto il mondo. Le armi trovate durante le raccolte includono quelle prodotte dalla Germania, da Israele, dagli Usa e dalla Russia. Il solo comune denominatore per tutte queste armi è che esse sono state costruite fuori dall’Africa.  ….. Grandi sforzi sono stati fatti per porre fine all’impunità dei criminali di guerra. Non è accettabile che i fornitori di armi continuino a sfuggire alle sanzioni.
Non dobbiamo più a lungo permettere che gli affari relativi alle armi vanifichino il lavoro per la pace. Chiedo a tutti i governi di mettere il controllo del commercio internazionale di armi in cima alla loro agenda politica
3. dal Corriere della sera del 19-12-2006 “Israele deve Trattare con la Siria” di Amos Oz (n.d.r.: scrittore israeliano)
”Il presidente siriano Bashar al Assad propone ripetutamente a Israele di avviare trattative di pace. Negli ultimi giorni ha aggiunto di essere disposto a non porre alcuna condizione preliminare per un negoziato - nemmeno la restituzione del Golan. A questa proposta il primo ministro Olmert ha risposto in maniera sbalorditiva: non possiamo disubbidire al presidente Bush, nostro alleato, che non ha alcun interesse a un accordo di pace tra Israele e la Siria Israele dunque respinge la mano tesa di Assad. Ci sono stati tempi in cui Israele si comportava ancora da nazione indipendente, non da protettorato americano; tempi in cui un negoziato diretto e senza condizioni preliminari era il cuore della sua politica in Medio Oriente.
David Ben Gurion, Moshe Sharet, Levy Eshkol, Yitzhak Rabin, Mena-chem Begin, tutti costoro pretendevano che gli stati arabi si sedessero al tavolo del negoziato con Israele senza che nessuna delle parti ponesse condizioni preliminari. Le diverse esigenze, sostenevano, si sarebbero chiarite in fase di negoziato. Le cose non stanno più così. Ora è Israele a porre alla Siria, in risposta alla sua proposta, una serie di condizioni preliminari: scacciare dal suo territorio la dirigenza di Hamas, dissociarsi da Hezbollah, smetterla di importunare i nostri amici americani in Iraq, prendere le distanze dall’Iran, cessare i preparativi militari davanti alle alture del Golan”.

So che le mie citazioni sono insufficienti e rispettano mie scelte personali, non sono il frutto di una ricerca adeguata che avrebbe detto molto di più, ma non ne troverete traccia nell’articolo di La Rocca che in ogni modo cita un’operazione di diplomazia ufficiale che è sperabile contribuisca ad un processo di pace nel Medio Oriente.
La diplomazia ufficiale é necessaria e richiede attenzione, anche se io vengo coinvolta preferibilmente dalla diplomazia informale.
A tale proposito siamo riuscite, lavorando solo in due, ad inserire -fatica e rabbie non sono mancate- la proiezione del DVD Fiori di pace al  Mittelfest di Cividale  (vedi splashragazzi ).
augusta

martedì, 05 agosto 2008

Solidarietà in rete

Il mio diariealtro sta diventando più bello, non per merito mio ma dei miracoli della rete quando riesce, come in questo caso è riuscita, a diventare spazio di solidarietà.
Tutta la storia del mio diario è una storia di solidarietà.
Il vecchio blog <betlemme> nacque nel 2003 dall’offerta di ‘Gianna’ di trasformare le mie lettere da Betlemme, che diffondevo con l’aiuto di Manuela, appunto in blog.
<Diariealtro> nacque dalla generosa risposta di Alp (Battello Ebbro> all’espressione di un mio desiderio di introdurre nel blog le categorie. Allora coinvolse anche l’esperto ‘pattinando’.
Io fui una presenza passiva, appesa al telefono eseguivo quello che mi dicevano.
Ora Leucotea <splashragazzi> si è offerta di migliorarne l’aspetto grafico e di insegnarmi alcuni mezzi per renderlo più efficiente ed è persino venuta a darmi lezione a casa.
Poiché a questo punto è necessaria la mia collaborazione, ci vorrà un po’ di tempo perché io impari, ma ce la farò (tanto più che Leucotea si è resa disponibile ad aiutarmi ancora).
Ringrazio tutte/i e proseguo                                                                        augusta

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categoria:diari di augusta
lunedì, 04 agosto 2008

INTERMEZZO

 

So bene che avevo concluso il precedente diario scrivendo “alla prossima puntata…”.
Ma per costruire quel seguito devo pensare ancora.
Così assicuro spazio ad altro                          augusta

 

VITTIME (di guerre e di cui è possibile fare la conta…)

Internazionale   25 / 31  luglio  2008 n. 754 pag. 14

Numero di vittime dall’inizio della seconda intifada (26 ottobre 2000).
Dati aggiornati alle 16 del  23 luglio 2008
Tra le vittime palestinesi sono inclusi i kamikaze, mentre non sono conteggiate le persone accusate di collaborazionismo e uccise da altri palestinesi.

Palestinesi        5.281        
Israeliani          1.081        
Altre vittime         79         
Totale               5.623        

Internazionale    25  /  31  luglio  2008 n. 754 pag. 14

Numero di vittime dall’inizio della guerra in Iraq (19 marzo 2003)
Dati aggiornati alle 16  del  23 luglio 2008

Iracheni              86.136  /   93.995
Soldati statunitensi               4.125                            
Soldati di altre nazionalità     314       


 

Non lasciamo spegnere le memorie che vivono solo se sono sostenute, anche contro il comune ‘buon senso’.
augusta.


Ricevo da :Centro di ricerca per la pace e trascrivo
 Numero 537 del 4 agosto 2008

MARA GERGOLET: DA AUSCHWITZ UN APPELLO DEI ROM SOPRAVVISSUTI

[Dal "Corriere della sera" del 3 agosto 2008 col titolo "Nuova ondata
d'odio. L'accusa dei rom da Auschwitz: governo italiano razzista “]
Sono venuti a ricordare la notte dell'eccidio. Quando, tra il 2 e il 3 agosto 1944, dai due ai tremila rom - tutti quelli che erano rinchiusi nel campo di concentramento di Auschwitz - furono mandati a morire nelle camere a gas del forno crematorio n. 5.
Rom polacchi e tedeschi insieme, ma anche i rappresentanti dei governi della Slovacchia, Polonia e Ungheria, l'ampia fascia dell'Europa centrale (Romania compresa) che e' la patria d'origine di questa "minoranza" di 10 milioni di persone. E da Auschwitz - il luogo simbolo del loro sterminio, non meno che di quello degli ebrei - hanno lanciato accuse forse mai cosi' dirette, "ufficiali" e dure all'Italia.
"Da quasi un anno, c'e' in Italia una situazione senza precedenti nella storia dell'Europa dopo la fine della seconda guerra mondiale", dice il capo della comunita' polacca, Roman Kwiatkowski. "Le autorita' regionali e centrali si sono unite all'ondata d'odio alimentata dalla maggioranza dei media". Non basta: "Per la prima volta dalla fine della guerra, uno Stato si e' attivamente impegnato in una politica di repressione e discriminazione nei confronti di una comunita' nazionale". Parla davanti a trecento persone.
Uomini in vestiti scuri e, a volte, cappelli bianchi di paglia, qualche donna, pochi sopravvissuti, una decina di bambini. Depongono lumini e rose rosse, dove di solito si portano pietre.
Ad Auschwitz, si stima, morirono piu' di 20.000 rom. La tappa finale della persecuzione nazista che, ponendo "gli zingari" sul gradino infimo della scala umana, una "razza" piu' "degenere" di quella ebraica, fin dal 1935 comincio' a stivarli in ghetti ai margini delle citta' sorvegliati dalle SS e, poi, a sterilizzarli. Ad Auschwitz i rom e i sinti arrivano nel 1941, un triangolo nero sul braccio a segnalare che erano "asociali", le prime vittime per i disumani esperimenti del dottor Josef Mengele. Finche', il 2 agosto, i gerarchi decisero di liquidare il Zigeunerfamilienlager e i suoi abitanti. Saranno oltre mezzo milione (ma alcuni storici sostengono un milione e mezzo) i rom sterminati dai nazisti entro il 1945.
Un attacco al governo italiano preparato e meditato, dopo le polemiche sulle impronte ai rom, le critiche dell'Unione Europea e dell'organismo per i diritti umani del Consiglio d'Europa. E concertato, perche' dopo il polacco Kwiatkowski, parla anche il rappresentante dei tedeschi, Romani Rose. La politica italiana, dice, mira a colpire i rom di tutti i Paesi dell'Unione. Un appello all'Ue perche' elabori una "politica comune". "E' l'ora - dice - che l'Europa cominci a trattare la nostra comunita' come un partner di pieno diritto".