Questo diario elettronico ha una storia... (continua)


venerdì, 31 ottobre 2008
QUANDO IL SILENZIO FA PAURA
 
Chi h avuto voglia di leggere quanto ho scritto il 21, 26, 28 ottobre (e penso di aver avuto proprio per quei testi un aumento nel numero di visite) forse si aspettava una reazione.
Invece nulla (anche se so che fra persone responsabili la preoccupazione sta cercando i modi per manifestarsi): tacciono i responsabili politici, tacciono le associazioni più rispettate, evidentemente impegnate a promuovere se stesse, le proprie buone azioni e la propria immagine. Ma non sempre le azioni, per quanto autenticamente buone, coincidono con la tutela dei diritti.
E allora ho deciso di inviare al Presidente dell’Ordine dei medici della mia città la lettera che trascrivo che ho mandato anche a giornali locali.
Ringrazio ancora chi mi ha segnalato il sito della
Società Italiana di medicina delle migrazioni che mi ha reso consapevole di quanto non é stato finora diffuso in modo trasparente
Se ci sarà un seguito lo farò sapere.

LETTERA APERTA                       Udine, venerdì 31 ottobre 2008

Al dott. Luigi Conte
Presidente dell’Ordine dei medici
di Udine
 
Egregio presidente
mi rivolgo a Lei come cittadina, turbata dalla minaccia della violazione di un diritto che investe direttamente il settore della salute, pur non rivestendo io funzione alcuna che dia autorevolezza al mio dire.
Da qualche settimana la Società Italiana di Medicina delle Migrazioni ha pubblicato on line un comunicato – cui si sono aggiunti i comunicati della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, dell’Associazione studi giuridici per l’immigrazione, di Medici senza frontiere e altri - che illustra gli emendamenti proposti dalla Lega Nord nel corso del dibattito parlamentare sul cosiddetto “pacchetto sicurezza”.
Oggi l’accesso alle strutture sanitarie (sia ospedaliere, sia territoriali) da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non comporta alcun tipo di segnalazione all'autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano.
Se gli emendamenti della Lega Nord fossero approvati tale possibilità di accesso verrebbe negata e sarebbe soppresso anche il criterio di gratuità, ora in vigore, per le prestazioni sanitarie necessarie e urgenti da erogarsi agli stranieri non iscritti al servizio sanitario nazionale e privi di risorse economiche sufficienti.
 E’ facile immaginare che ne conseguirebbe quella che parecchi esperti hanno chiamato “clandestinità sanitaria”.
I comunicati delle organizzazioni che ho citato ne illustrano abbondantemente le ricadute nefaste sulla salute della collettività, impossibilitata a contenere il diffondersi di malattie infettive non tempestivamente diagnosticate.
E soprattutto tali comunicati indicano le contraddizioni pesanti cui sarebbero sottoposti i medici (e tutto il personale sanitario) nell’esercizio della loro professione se volesse mantenersi rispettosa dei criteri della deontologia professionale.
E’ un vulnus che non può non preoccupare, suscitando disorientamento e una sensazione di insicurezza proprio nel momento di compromissione della salute, quando ognuno di noi conosce la propria fragilità.
Né sia superfluo sottolineare che il 16 ottobre il Congresso della Società Italiana di Pediatria ha richiamato la necessità di “riconoscere a tutti i minori non in regola con le norme di soggiorno il diritto d’asilo per motivi umanitari e l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale” e di “prolungare il permesso di soggiorno delle donne che lo hanno ottenuto durante la gravidanza oltre i sei mesi dalla nascita del bambino”.
Invece i bambini, secondo gli emendamenti della Lega Nord, dovrebbero essere privati non solo delle cure mediche ma anche delle vaccinazioni.
Non so se il parlamento, prima di affrontare il dibattito sul “pacchetto sicurezza” vorrà sentire le voci di coloro che rappresentano i medici e il personale che opera nel campo della sanità che, voglio esserne certa, opporrebbero un significativo rifiuto a tale scempio.
E’ un atto che mi sembrerebbe doversi sollecitare perché questioni di tale portata e delicatezza siano affrontate con la consapevolezza dovuta.
E mi sembrerebbe necessario altresì un pubblico, autorevole intervento per chiarire alla popolazione i termini di un problema che, se inserito in un quadro di paure enfatizzate e surrettiziamente indotte, potrebbe dar luogo a reazioni improprie e pericolose per tutti
.
La ringrazio per l’attenzione
Augusta De Piero
ore 16 - Ho inviato il testo precedente al sito www.ildialogo.org che l'ha pubblicato con il commento che trascrivo di seguito. Ne sono felice perché rispecchia esattamente la funzione che io speravo assumesse
Ringraziamo l’amica Augusta De Piero per questa lettera. E’ una iniziativa che ognuno in proprio può fare nei confronti del proprio medico di base, dei medici o operatori sanitari che si conoscono oltre che nei confronti dell’Ordine dei medici della propria città. E’ il tempo delle assunzioni personali di responsabilità di fronte al montante razzismo che per essere sconfitto ha bisogno del supporto dal basso di tutti gli uomini e le donne di volontà buona.
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martedì, 28 ottobre 2008
QUANDO LA LOGICA – E NON SOLO- TRABALLA
 
27 ottobre 2008 . Lettera ai senatori da parte dei Presidenti di SIMM e ASGI e del Responsabile delle operazioni MSF Italia.
Una lettera con un appello motivato e documentato a non votare l’emendamento è stata recapitata a tutti i senatori delle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia del Senato. Inoltre è stata inviata una mail con la comunicazione congiunta delle tre organizzazioni a tutti i partiti presenti in Parlamento
.
(vedi miei post del 21 e del 26 ottobre)

Guardando la tv
Ieri sera ho guardato (purtroppo una parte soltanto) de L’infedele, la trasmissione di Gad Lerner, dove il dibattito fra i presenti si giocava sulla pelle di una donna tenuta in vita (vita?!) da quasi 17 anni.
Particolarmente stralunate mi sono sembrate due signore, una sottosegretario, l’altra  lavora all'Istituto di Bioetica dell'Università Cattolica di Roma, entrambe pronte al riso, quasi a sottolineare la leggerezza intenzionalmente accattivante dei loro interventi.
Un bel filmato sul cardinale Martini ha dato –secondo me- anche un esempio di come si può documentare in modo semplice un pensiero complesso.
Ma ora non voglio entrare nel caso Englaro, se non per esprimere la mia solidarietà al coraggio del padre di Eluana.
Voglio invece tornare alle due signore ridarelle.
Data la loro presenza istituzionale e partitica dovranno esprimere in qualche modo un parere (o almeno formarselo) in merito all’emendamento della Lega Nord (presentato nel corso del dibattito sul “Pacchetto Sicurezza” -atto 733- in Commissione congiunta Giustizia ed Affari Costituzionali
che prevede la cancellazione delle cure sanitarie per gli immigrati non regolari e per i loro figli anche neonati.
Insisto nel ricordare che la possibilità di accesso per gli irregolari (che hanno diritto al possesso di una tessera con il codice STP: Stranieri Temporaneamente Presenti) riguarda non solo le cure necessarie e urgenti, ma anche quelle pediatriche e per le gravidanze (ne ho pubblicato l’elenco completo nel post precedente).
E allora mi chiedo: come possono le due signore in questione - e tante e tanti altri - insistere nel tener in vita le tante Eluane e, nello stesso tempo, farsi complici della progettata negazione della vita nel confronti di soggetti colpevoli di essere stranieri senza permesso di soggiorno?
(Chi volesse saperne di più sulle normali procedure per la concessione di un permesso di soggiorno faccia
clic qui)

Giornata del dialogo cristiano-islamico
Purtroppo non ho tempo di scriverne: mi sono sentita in dovere di dare la precedenza a materiali relativi all’imperversare del razzismo
nella nostra società civile (!?) e istituzionale. La compromissione diretta in un rischio di diventare un popolo democraticamente omicida per legge -o almeno violento a norma di legge - non mi consente di sentirmi estranea a un degrado che potrebbe farsi irrimediabile.
Comunque chi vuole saperne di più può fare clic
qui e poi analizzare i materiali elencati di suo interesse).
Collegamenti 27 ottobreclicqui
lunedì, 27 ottobre 2008
PROMEMORIA
Oggi é la giornata del dialogo cristiano-islamico di cui ho già scritto il 12 0ttobre 2008 e il primo settembre. Chi volesse ritrovarne l’appello, l’elenco dei promotori e delle manifestazioni connesse può visitare il sito www.ildialogo.org
Per chi fosse interessato segnalo anche una sintesi delle motivazioni che hanno portato a costruire questa giornata e a definirne una data non più mobile come negli anni precedenti.
Spero che nel sito di riferimento i prossimi giorni ci sarà anche una valutazione della giornata stessa, a Roma e nelle altre molte iniziative che si sono svolte in Italia.
COMMENTI E RISPOSTE
In questi ultimi giorni ho ricevuto quattro commenti a varie pagine del diario di cui credo sia giusto dar conto.
Ho voluto inserire la possibilità dei commenti per avere l’opportunità di un confronto di opinioni.
Quindi grazie

Il 26 settembre ne “ il trionfo della deregulation fra stragi e pregiudizi” avevo scritto dell’attentato al prof.
Zeev Sternhell.
Gli attentatori si erano serviti di una pipe bomb e io chiedevo che fosse.
Il 23 Ottobre 2008 –ho ricevuto l’informazione dal sito
udineuropa.wordpress.com che ringrazio.
Eccola per chi non abbia voglia di andarsela a cercare 
Una “pipe bomb” (lett. tubo bomba) è un ordigno esplosivo costituito dalla sezione di un comune tubo metallico - solitamente d'acciaio - riempita di esplosivo e chiusa alle estremità. L'innesco può avvenire in varie maniere. Relativamente semplice da costruire, può non di meno avere effetti micidiali in quanto il tubo può frammentarsi in una nube di schegge metalliche.
Per la facilità di reperire le varie parti, è uno strumento privilegiato di guerriglieri e terroristi.
 
Il 23 ottobre scrivevo 'L’Osservatore sotto osservazione 'e il 24 arrivava un commento sempre daudineuropa.wordpress.com
Dati gli standard dell'alta curia cattolica mi pare che Pio XII si sia comportato al meglio. Dopotutto non giocava a biliardo con i prodi alleati germanici. Il suo collega Pio Laghi, nunzio apostolico in Argentina, era solito giocare a tennis con i membri della junta di torturatori. Ad Maiorem Dei Gloriam. E doveva giocare piuttosto bene, visto che il santificando subito Giovanni Paolo II lo fece cardinale al suo rientro a Roma.
Quanto alla volgarità intellettuale pare requisito indispensabile per fare del giornalismo autorevole nella seconda repubblica. Ma n'do' vvai se la banana etc. etc. I tedeschi usano quella bellissima parola che è Zeitgeist.
Curiosità: cosa seguì alle lamentele cattoliche a proposito dell'articolo 1 delle leggi razziali?

Alla domanda rispondo: NULLA. Così tacque Pio XII anche il giorno terribile della deportazione della popolazione del ghetto di Roma, così tacquero, a quanto ne so, i vari esponenti della chiesa cattolica privata del privilegio di concedere la dispensa per i matrimoni misti.
Le azioni caritative che poi si svolsero nel mondo cattolico non devono, secondo me, essere usate come alibi per oscurare quel silenzio.
Ma allo stesso modo tacque il mondo della ‘società civile’ anche quando i solerti funzionari della Repubblica di Salò devastavano famiglie con burocratica pedanteria.
La bibliografia sull’argomento é naturalmente ampia.
Io segnalo, come ho fatto altre volte, il libro delle sorelle Cardosi sui matrimoni misti. Lo consiglio perché é il diario di una tragedia dove i diritti violati delle vittime non trovarono difese. E, come ci ha insegnato Hanna Arendt, ciò che una volta é accaduto può ripetersi.
(
Cardosi Giuliana, Marisa, Gabriella. “Sul confine. La questione dei matrimoni misti durante la persecuzione antiebraica in Italia e in Europa. 1935-1945”. Silvio Zamorani editore. Torino 1998).

IL 22 ottobre, a seguito del mio pezzo “medicina di razza” un lettore si é chiesto “Dove andremo a finire?”. Se la domanda richiedeva una risposta credo di averla data (almeno in parte) con le considerazioni precedenti e con il diario che ho pubblicato ieri.
Se non ci diamo da fare il prossimo passo sarà la caccia all’uomo.
 
Infine, a seguito del mio ‘l’Osservatore sotto osservazione’ (23 0tt0bre) una lettrice (pure lei fornita di proprio blog) ha scritto:

Concordo pienamente su tutto ciò che ho letto qui su papa Pio XII, d'altronde ,tranne qualche rara eccezione, non ho mai avuto molta stima degli uomini che rappresentano la chiesa cattolica.

Rispondo: al di là della stima per le persone, ritengo che la situazioni richiami la vecchia definizione di “Tradimento dei
chierici” dove per “chierici” intendo certamente i rappresentanti della gerarchia cattolica che, da quando papa Giovanni XXIII pensò e volle il Concilio Vaticano II. lo denigrano e fanno il possibile per mortificarne gli effetti nella chiesa stessa. Ma, secondo me, un ruolo importante lo hanno avuto anche i “chierici laici” che si sono o disinteressati di un processo di rinnovamento il cui significato poteva andare ben oltre l’ambito della comunità cattolica, costituendo un riferimento importante per definire la necessaria laicità dello stato.
Nemmeno parlo di quelli che Ferrara chiama gli atei papisti (e, aggiungo io, ossequienti) che mi piacerebbe commentassero questa citazione dalla Costituzione conciliare
Gaudium et spes: “la comunità politica e la chiesa sono indipendenti e autonome l’una dall’altra nel proprio campo” (n,76).
Mi fermo perché non voglio che il discorso si faccia troppo lungo
...
 
 
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domenica, 26 ottobre 2008
ORMAI HO PAURA ANCH’IO
 
Il 21 ottobre ho pubblicato un testo –medicina di razza- in cui citavo il sito facente capo alla Società Italiana di medicina delle migrazioni che riportava la proposta di emendamenti al Testo unico sull’immigrazione, prodotta dalla Lega Nord nell’ambito del dibattito in commissione sul ‘pacchetto sicurezza’
Naturalmente la finalità dell’emendamento era quella di escludere dalle prestazioni sanitarie gli immigrati senza permesso di soggiorno. In quell’emendamento si propone tra l’altro (ed é, per ora, il punto a più alto rischio di inciviltà) l’abrogazione del comma 5 dell’art. 35 che afferma: “L'accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano”.
Oggi, a norma di quel comma, il cittadino straniero non in regola con il permesso di soggiorno ha diritto al tesserino STP (Stranieri Temporaneamente Presenti).
Il tesserino, come avevo scritto nel mio diario del 7 agosto, consente anche a chi é privo di permesso di soggiorno e a chi non può ottenerlo il godimento di una serie di interventi quali: 1) cure ambulatoriali ed ospedaliere, urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia e infortunio; 2) interventi di medicina preventiva e prestazioni di cura ad essi correlate, a salvaguardia della salute individuale e collettiva.
Anche se i relativi chiarimenti si possono leggere nel documento citato sopra ci tengo a ricordare la tipologia delle cure, tipologia che dovrebbe per sé provocare riflessione su quel che potrebbe accadere se negate. Infatti sono interventi, non solo rispettosi dei diritti della persona (la salute é un bene costituzionalmente garantito) ma anche della salute della collettività. Si tratta delle cure ambulatoriali e ospedaliere, urgenti o comunque essenziali, anche se continuative, per malattie o infortunio; di quelle a tutela sociale della gravidanza e della maternità, a tutela della salute del minore; delle vaccinazioni, secondo la normativa e nell’ambito delle campagne di prevenzione collettiva autorizzate dalle Regioni; degli interventi di profilassi internazionale e della la profilassi, la diagnosi e la cura di malattie infettive.
Non pensavo di creare problemi e invece, nel giro di poche ore, mi sono state riferite due reazioni di medici in attività di servizio.
Entrambi facevano sbrigativo riferimento, come condizioni necessarie e sufficienti di tutela del “malato”, rispettivamente ai vincoli imposti dalla deontologia professionale e al dovere del segreto professionale.
Mi sono sembrati sinceramente convinti che un professionista potrebbe –anche ad approvazione avvenuta dell’emendamento della Lega- assicurare l’esercizio corretto e rispettoso della deontologia professionale, fondandosi sulla propria personale correttezza.
E invece, secondo me, non sarà possibile.
Saranno trascinati, come tutti, nell’esercizio del razzismo.

La strada che i migranti devono percorre per rischiare le cure

Evidentemente questi signori dalla moralità ineccepibile (lo dico senza alcuna ironia, ma con pieno convincimento) non sono in grado di prevedere i percorsi di un cittadino che si avvicini a un servizio sanitario dopo l’abrogazione del comma 5 dell’art. 35.

Immaginiamo la situazione più semplice: il malato o la persona bisognosa di intervento preventivo va nello studio privato di un medico il quale, nel rispetto del segreto e della deontologia, se ne infischia della abrogazione del comma 5 e presta le cure dovute senza segnalare all’autorità giudiziaria l’esistenza dell’irregolare.
Tutto bene. Ma quale ‘clandestino’ può affrontare i costi della medicina privata?
E’ chiaro che questo primo scenario é privo di senso.

Che accadrebbe invece in un servizio pubblico sempre dopo l’ipotetica (per ora) abrogazione del comma 5 dell’art. 35?
Chi vi si presenta deve esibire tesserini e, se del caso, documenti di riconoscimento (capita a chiunque di noi).
Quindi, secondo questo secondo scenario, solo chi é in situazione regolare verrà ammesso alla presenza del medico, gli altri non riceveranno cure.
E se la persona che registra la documentazione, presa da un raptus di legalità, si facesse carico non solo di cacciare gli ‘irregolari’ ma anche della denuncia?
E se invece li facesse passare e trovassero un medico altrettanto legalitario?
E, se legalitario non fosse, potrebbe capitare che gli fosse negata del tutto la possibilità di incontrare uno straniero irregolare bloccato ben prima di raggiungerlo. Avrebbe così buon motivo per ignorarne l’esistenza o per fingere di ignorarla.

Le preveggenti denunce dell’assistente sociale


In entrambi i casi non solo il malato verrebbe privato delle cure ma incapperebbe anche nelle maglie di interventi polizieschi, probabilmente tanto più occhiuti e severi quanto più pubblicizzati e mediaticamente sostenuti dal governo che li avesse promossi e da complici esponenti delle istituzioni locali, partiti ecc. ecc.
Poco tempo fa un’assistente sociale dichiarava che se le fossero stati presentati figli di irregolari per un’iscrizione al nido comunale avrebbe ritenuto suo dovere segnalarne i genitori alla questura.
E, quel che é ancora peggio, veniva creduta.
Quindi il mio ipotetico scenario non é un’invenzione.

Lascio le altre considerazioni al materiale di riferimento nel sito
www.simmweb.it, che viene via via aggiornato
Personalmente ritengo che questa posizione astratta di professionisti che riescono a coniugare dichiarazioni ineccepibili con la mancata conoscenza della realtà sia di gravissimo pericolo e l’unico rimedio che riesco a immaginare mi sembra sia quello di una tutela sociale ferrea, che unisca il convincimento e la partecipazione che abbiamo sperimentato nel caso Saviano alla vigilanza su un Parlamento che non voglia scegliere la strada impazzita di farsi occasione di possibile crimine.
Per questo cerco di diffondere notizie con il riferimento alla fonte che le ha diffuse.
Altro da sola non so e non posso fare.
Naturalmente sarei molto contenta di ricevere commenti di consenso e dissenso.
Collegamenti: sitoemendamentistpsimmweb
giovedì, 23 ottobre 2008
20 ottobre - L’Osservatore sotto osservazione
 
Per la mia pagina di oggi rubo il titolo alla trasmissione cui faccio riferimento (Rai3 – faccia a faccia).
Chi volesse ascoltare integralmente l’intervista, di cui dirò qualche cosa, può fare clic qui.
Ciò che vorrei sottolineare dell’intervista é la volgarità intellettuale del direttore (Giovanni Maria Vian) di quello che é stato considerato finora uno dei più prestigiosi e compassati quotidiani: l’Osservatore romano.
La brava giornalista Antonella Rampino, che appare ben preparata sui temi complessi che affronta nell’intervista, dopo aver chiesto al direttore se si schieri per Obama o MCcain (e averne ricevuto un freddissimo ‘No Comment’) gli pone una domanda che potrebbe sembrare strana a chi non conosca il linguaggio di Giuliano Ferrara, direttore del Il Foglio: “Sono meglio gli atei papisti o i papisti non praticanti?”  Dopo un sorprendente “mi sfugge la differenza” Vian, che é stato collaboratore de Il foglio, si lancia in uno sperticato elogio del “grande giornale” e di Ferrara che “ha contribuito ad elevare il livello del giornalismo italiano”.
Ma, sia pur con cortese leggerezza, Rampino non gli dà tregua e ne vien fuori una risposta straordinaria “Purché siano papisti...” che un goffo ridacchiare del direttore vorrebbe far passare come battuta, ma far battute non é arte per tutti e certamente non appartiene a Vian.
Né la giornalista dimentica l’occasione che rende attuale l’intervista, la beatificazione di Pio XII un evento che  - per il significato che ha avuto il pontificato Pacelli in uno dei periodi più tragici del secolo scorso - non può essere considerata semplicemente problema interno alla chiesa cattolica. Ricorda che gli archivi vaticani non sono disponibili per la documentazione che va dal 1939 al 1990 e ne ottiene giustificazioni di maniera, poco convincenti.

L’oggetto del contendere –fra stato di Israele e Vaticano – é la didascalia sottostante la fotografia di Pio XII al museo Yad Vashem a Gerusalemme, che il Vaticano ritiene offensiva.

Ne ho già scritto e ne riporto la traduzione dal mio diario del 28 giugno 2007 (ne avevo comunque scritto anche il 28 giugno 2005 e il 10 giugno 2006. Chi ne volesse una traduzione da fonte più rispettabile, può andare al sito web ‘nostre radici’ ).

La reazione di Pio XII sullo sterminio degli ebrei durante l’olocausto é soggetta a dibattito. Nel 1933, quando era Segretario di stato vaticano, fu attivo nell’ottenere un concordato con il regime tedesco che preservasse i diritti della chiesa in Germania, anche se ciò significava il riconoscimento del regime nazista.
Quando fu eletto papa (1939) nascose un’enciclica contro il razzismo e l’antisemitismo preparata dal suo predecessore.
Anche se i rapporti sullo sterminio degli ebrei avevano raggiunto il Vaticano, il papa non protestò né verbalmente né con scritti.
Nel dicembre 1942 evitò di firmare una dichiarazione degli Alleati che condannava lo sterminio degli ebrei.

Quando gli ebrei furono deportati da Roma ad Auschwitz il papa non intervenne.
Il papa mantenne la sua posizione neutrale durante la guerra, con l’eccezione degli appelli ai governi di Ungheria e Slovacchia ormai alla fine.
Il suo silenzio e la mancanza di indirizzi obbligarono gli uomini di chiesa in Europa a decidere autonomamente la propria reazione.

Da parte mia voglio aggiungere che Pio XII fu eletto papa il 2 marzo del 1939; il 17 novembre1938 era stato pubblicato il Regio Decreto- Legge n.1728 Provvedimenti per la difesa della  razza italiana. 
Non mi constano ufficiali e autorevoli interventi della gerarchia cattolica in  proposito, se non per  la violazione nei confronti delle norme del concordato del  1929.
Infatti l’art.1 del provvedimento del 1938 recitava: “Il matrimonio del cittadino  italiano di  razza ariana con persona appartenente ad altra razza è proibito.  Il matrimonio celebrato in  contrasto con tale divieto è nullo”.
Quell’articolo sottraeva alla chiesa italiana il privilegio, concessole dal  Concordato  (e connesso al riconoscimento degli effetti civili del matrimonio cattolico che appunto al 1929 risaliva) di  concedere, a sua discrezione, deroghe per i matrimoni misti che si fosse apprestata a celebrare.

Mi sembra corretto riportare le brevi note biografiche che la rai ha pubblicato sulla giornalista Rampino e di direttore Vian.

Antonella Rampino lavora alla Stampa dal 1996. Cronista parlamentare, ha progettato e diretto fino al 2001 "Aspenia", rivista di politica internazionale dell'Aspen Institute Italia, di cui è socia.
Giovanni Maria Vian è l'undicesimo direttore dell'Osservatore Romano, il prestigioso quotidiano della Santa Sede fondato il 1° luglio 1861, pochi mesi dopo la proclamazione del Regno d'Italia. Il prof. Vian, romano, è uno storico del cristianesimo, professore ordinario di Filologia patristica presso l'Università di Roma "La Sapienza" e docente a contratto presso l'Università "Vita Salute San Raffaele" di Milano, dove insegna Storia della tradizione e della identità cristiane. Dal 1999 è membro del Pontificio Comitato di Scienze Storiche. Oggetto dei suoi studi sono il giudaismo e il cristianesimo antichi, la storia della tradizione cristiana, nonché il papato contemporaneo. Autore di un'ottantina di studi specialistici, ha curato alcuni libri, edito criticamente i "Testi inediti dal commento ai Salmi di Atanasio" (1978) e pubblicato i volumi "Bibliotheca divina. Filologia e storia dei testi cristiani" (2001, tre edizioni; traduzione spagnola, 2005, due edizioni), e "La donazionedi Costantino" (2004, tre edizioni). Dal 1976 è redattore e consulente scientifico dell'Istituto della Enciclopedia Italiana. Iscritto come pubblicista all'Ordine nazionale dei giornalisti dal 1976, è editorialista di "Avvenire" e del "Giornale di Brescia", nonché collaboratore di diversi quotidiani e periodici, tra cui lo stesso Osservatore Romano (1977-1987) e la rivista bimestrale
dell'Università Cattolica del Sacro Cuore "Vita e Pensiero". Ha collaborato per parecchi anni anche con la Radio Vaticana presso il Servizio di Documentazione e rilasciando interviste e commenti sull'attualità ecclesiale e socio-culturale.
 
Collegamenti qui   e   nostre radici
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martedì, 21 ottobre 2008
Medicina di razza
 
Il 20 ottobre 2008 la Società Italiana di Medicina delle Migrazioni ha pubblicato un appello che illustra le modifiche previste al comma 4 e comma 6, del Decreto Legislativo 286 del 1998 (Testo Unico sull’immigrazione). e l’abrogazione del comma 5 dell’articolo 35 dello stesso decreto.
A questo proposito così si esprime l’appello: “Partiamo dal
comma 5
, la cui cancellazione è di estrema gravità: esso infatti attualmente prevede che “l’accesso alle strutture sanitarie (sia ospedaliere, sia territoriali) da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano”.
Chi volesse leggere tutto il testo (e spero che molti lo facciano, in particolare medici indotti –di fatto- a venir meno alla deontologia professionale) può andare al
sito della società. (http://www.simmweb.it)
Io mi limito a pubblicarne la parte finale che si collega ad altro appello precedente (15 ottobre)

Nessun bambino è “clandestino”. Mai!

La FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri), su iniziativa della dr.ssa Maria Rosaria Sisto, Delegata Nazionale FIMP per il Bambino Immigrato, con i firmatari del Documento di Sabaudia (SIP, GLNBI, SIPPS, SIMM, UNICEF), ha diramato nei mesi scorsi un Appello Congiunto per il diritto di asilo dei bambini clandestini e del loro nucleo familiare ai sensi del decreto legislativo 251/2007e in particolare nelle condizioni che danno diritto:
•    al riconoscimento dello status di rifugiato: minori non accompagnati (art 28 del citato decreto legislativo 251/2007), bambini appartenenti a nuclei familiari cui non è riconosciuta la protezione internazionale ma ai quali genericamente è riconosciuto il diritto di asilo dal comma 22 della carta dei diritti del fanciullo e dalla legge 176/ 91;
•    al riconoscimento della protezione sussidiaria: bambini soli, con uno o entrambi i genitori, provenienti da focolai di guerra e conflitti armati ai sensi dell'art. 14 comma 1 lettera c) del citato decreto legislativo 251/2007
•    al riconoscimento della protezione internazionale e quantomeno della protezione sussidiaria per tutti i soggetti vulnerabili, in attuale condizione di clandestinità, richiamati nell'art. 19 comma 2 del D.L. 251/2007
Alcuni parlamentari hanno recepito il senso di tale sollecitazione ed hanno presentato un emendamento da inserire nel cosiddetto “pacchetto sicurezza
”.

Ecco il testo del comma 1 dell’emendamento:
1. Dopo l'articolo 35 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, è inserito il seguente:
"Art. 35-bis.- (Diritto del minore alla salute). 1. Fermo quanto previsto dagli articoli 34 e 35, il minore straniero presente sul territorio nazionale ha diritto di usufruire delle prestazioni mediche pediatriche a prescindere dalla condizione di regolarità del soggiorno e dall'iscrizione al Servizio sanitario nazionale".

Naturalmente le proposte di emendamento al Testo Unico sull’immigrazione , e in particolare la proposta di abrogazione del comma 5, compromettono il significato di quest'ultima  proposta di emendamento sostenuta anche dalla federazione dei medici pediatri. 

NOTA del 22/10.   La stessa Federazione Medici Pediatri ha subito aggiornato - nell'attenzione dovuta alla nuova situazione- la richiesta contenuta nell'appello .
Chi volesse leggere il testo esplicativo dell'agenzia Ansa può farlo qui.
 
Sorpresi? Perché?
Personalmente me l’aspettavo.
La società che cercò di essere civile, ora si aggira in un coacervo si disinformazione che nessuno chiarisce e contesta. La Lega Nord é riuscita a dare credibilità, fino a farne principi, a quanto di peggio il buon senso comune – indotto da volatili, contraddittorie emozioni- può partorire.
Al governo in carica va bene. Offrire capri espiatori alla violenza del populismo storna l’interesse dai problemi che, in questo momento, é meglio non guardare con troppa attenzione.
Anche molti rappresentanti di istituzioni locali e regionali non solo spesso tacciono sui diritti dei soggetti a debole contrattualità, ma diffondono anche notizie false e devianti, per sollecitare consenso e capitalizzarlo per le elezioni successive.
Ne ho parlato abbondantemente in un mio diario del 7 agosto e parecchie volte più di recente a proposito del ponte di Calatrava, su cui i disabili non possono salire (e i non disabili ruzzolano).
Per il sindaco di Venezia sarebbe stato uno strumento di buon marketing se non ci fossero state nocive proteste per il mancato rispetto delle leggi relative alle barriere architettoniche.
Così si contribuisce a creare un clima in cui gli orrori hanno un ingresso morbido e tollerato.
Come diceva un’assistente sociale, in probabile obbedienza al ‘suo’ sindaco, se ad una scuola materna si iscrive un bambino figlio di stranieri irregolari é doveroso denunciarne i genitori.
E molti le credevano....
Sta maturando il tempo della delazione...

E infine
Si dice che  sia  stato predisposto anche un emendamento  conforme allo spirito di quelli citati sopra, ma diversificato per la fascia d'età considerata. Non verrebbe più concesso il ricongiungimento familiare ai genitori degli immigrati.
Abbiamo bisogno di lavoratori, non di parassiti, anche se in età avanzata!

collegamenti:  sito  (in data 20 0tt0bre)  e  qui

domenica, 12 ottobre 2008
DIALOGO

Riporto l’appello per la giornata ecumenica del dialogo cristiano islamico, di cui avevo già scritto il primo settembre.

Fissata per il 27 ottobre la VII edizione della Giornata ecumenica del dialogo cristiano islamico

Comunicato stampa del 9-7-2008
 
Giunta alla sua settima edizione, la Giornata ecumenica del dialogo cristiano islamico viene stabilmente fissata per il 27 ottobre. Ideata all’indomani dell’11 settembre da un gruppo di teologi, sacerdoti, pastori, laici sia cattolici che protestanti ed ortodossi, sin qui era stata celebrata l’ultimo venerdì del mese di Ramadan e quindi in una data mobile, determinata dal calendario lunare islamico, con una serie di inconvenienti pratici che ne avrebbero pregiudicato la realizzazione sia quest’anno che negli anni a venire.

A questo punto, dopo una consultazione con i partners musulmani che hanno sostenuto l’iniziativa e con la loro adesione, i promotori hanno ritenuto utile stabilizzare la celebrazione di questa giornata di dialogo in un giorno specifico dell’anno. La scelta è caduta sul 27 ottobre, ripensando a quel primo incontro interreligioso promosso ad Assisi nel 1986 che indubbiamente segnò un punto alto di una ricca stagione di dialogo interreligioso. Quell’incontro ispirò molte altre iniziative, alcune delle quali proseguono ancora oggi.

Da quest’anno, alle altre si aggiunge anche la Giornata ecumenica del dialogo cristiano islamico che, nata da un semplice appello di singoli cristiani, ha finito per coinvolgere importanti realtà ecclesiali, ecumeniche e interreligiose e contare ogni anno un centinaio di eventi locali. Fissare la data della giornata al 27 ottobre vuole quindi inserire la giornata, di cui si riconferma l’assoluta necessità in considerazione del contesto sociale e politico nel quale si trova oggi il nostro paese, nel più ampio e sempre più necessario dialogo interreligioso, cosa che del resto in questi anni si è già verificato in molte realtà nelle giornate di dialogo finora realizzare.

La giornata del dialogo cristiano islamico intende riproporsi soprattutto come occasione di incontro e reciproca conoscenza, per abbattere quel muro di pregiudizio e di contrapposizione delle identità religiose che tante divisioni sta creando nella società civile di tanti paesi del mondo. In quello spirito di pace e di fraternità che è alla base della fede dei cristiani e dei musulmani. Nel 2008 la celebrazione della giornata non potrà ignorare il grande tema oggi attualissimo della libertà religiosa e di culto in Italia e nel mondo.
Il comitato organizzatore
 
Nel sito di riferimento, potete trovare anche l’elenco dei promotori e lo spazio per le eventuali adesioni, nonché molte notizie su iniziative che si svolgono in numerose città italiane, caratterizzate dallo stesso obiettivo, e informazioni sulle giornate precedenti (la prima celebrazione risale al 2001).
 
VITTIME (di guerre e di cui è possibile fare la conta)
 
Internazionale 10 / 16 ottobre 2008 n. 765 pag. 14

Numero di vittime dall’inizio della seconda intifada (26 ottobre 2000).
Dati aggiornati alle 16 dell’8 ottobre 2008
Tra le vittime palestinesi sono inclusi i kamikaze, mentre non sono conteggiate le persone accusate di collaborazionismo e uccise da altri palestinesi.
Palestinesi         5.284  
Israeliani            1.081        
Altre vittime           79        
Totale                6.444        

Internazionale 10 / 16 ottobre 2008 n. 765 pag. 14

Numero di vittime dall’inizio della guerra in Iraq (19 marzo 2003)
Dati aggiornati alle 16 dell’8 ottobre 2008
Iracheni                    88.254 / 96.341
Soldati statunitensi                4.180                      
Soldati di altre nazionalità       314  
Collegamenti:  sitopromotoriadesioni, internazionale
giovedì, 02 ottobre 2008
FRA DIFFERENZE INTERSPECIFICHE, LEGALITÀ DELL’ARTE E SCIVOLONI DI VARIA NATURA

 Capita di tornare a casa dopo una brevissima assenza e, sognando un caffè, aprire la segreteria telefonica. “Ti sto cercando da un po’. Dimmi per piacere l’arte é legale o illegale?”. Ho un trasalimento violento e rovescio la polvere del caffè.
Chi mi telefona è un’amica, certamente pasionaria ma ragionevole e competente. Come può fare una domanda così stupida?
La legge potrà dire, secondo i gusti e le fissazioni del tempo, se un’opera d’arte è da considerarsi offensiva del pudore oppure no e vietarne la rappresentazione ((come fece nel caso dei michelangioleschi nudi della Sistina quando Daniele da Volterra, meglio noto come Braghettone, fu costretto a fornirli di mutande)
ma sancirne la legalità ... cosa vuol dire? Telefono immediatamente all’amica (sei diventata matta?) che mi spiega la faccenda.
Invitata ad un dibattito radiofonico a Trieste, ha scoperto l’esistenza del mediatore culturale comunale per le politiche giovanili alla cui opera si deve la pittura di un intero muro di un palazzone della periferia triestina coperto dai dipinti di ragazzi graffittari, la cui attività era diventata lecita a seguito del possesso di un tesserino di riconoscimento della durata di un mese. Per 30 giorni quindi i seguaci di Basquiat (chi ricorda il film American graffiti?) sono stati artisti con il timbro. Al 32 giorno (o al 31mo? non mi sono informata sulla tipologia del mese) la loro attività artistica diventava illegittima..
Sorvolo sul “mediatore culturale per le politiche giovanili” (i giovani parlano un’altra lingua? Appartengono ad una cultura altra? Qual é l’età in cui si cambia cultura?) e comincio a pensare.
Altro trasalimento questa volta senza danni: il caffè é già sul pavimento.
La domanda della mia amica non era stupida.
A partire dall’otto di settembre io tratto in questo mio blog di uno splendido esempio di arte illegittima: il ponte di Calatrava a Venezia.
Costruito nel
disprezzo della legge sulle barriere architettoniche, é stato difeso – in nome della bellezza e delle tradite potenzialità del mercato- dal sindaco-filosofo-esteta* (a Udine promosso anche profeta).
E ora é possibile dimostrare che gli sdruccioloni non sono solo metafore.
Infatti persino
l’agenzia viaggi excite ammonisce “Attenti a non scivolare sul ponte di Calatrava” e il Corriere delle sera documenta almeno 10 cadute.
Mentre l’assessora Rumiz dichiara che le cadute a Venezia sono naturali (poiché l’andar per terra dipende dalla forza di gravità io pensavo che le cadute fossero in ogni caso “naturali”) emerge, dalle dichiarazioni dello stesso architetto progettista (che sta proponendo misure correttive) il
rischio non solo per i disabili (e gli abili) motori ma anche per i non vedenti, gli ipovedenti e i distratti.
Conclusione: un’opera d’arte illegittima c’é e, proprio per essere tale, é pericolosa.
Proprio così: la domanda della mia amica non era stupida.
 
* Poiché la relativa pagina viene dichiarata scomparsa, si può andare al collegamento Corriere della sera nel mio post dell’otto settembre, da cui ancora si raggiunge.
Ricopio in ogni caso la citazione più significativa.
“Sindaco, non ha cambiato idea sul ponte?
«È l’opera di architettura contemporanea italiana qualitativamente più importante degli ultimi decenni. Questo è pacifico, almeno per chi se ne intende. E invece di approfittare dell’occasione per fare un’azione di marketing alcuni settori di questa città, particolarmente intelligenti, hanno fatto in modo che non si inaugurasse»”.
collegamenti: disprezzo,   profeta,  agenzia viaggi,   10 caduti,  rischio
 
postato da: AUG alle ore 22:26 | permalink | commenti (2)
categoria:rassegnastampa, diari di augusta