Questo diario elettronico ha una storia... (continua)


mercoledì, 31 dicembre 2008
AUGURI A TUTTI
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Trascrivo  le date dei blog nei quali mi sono occupata della negazione delle cure agli stranieri privi di permesso di soggiorno:21, 26, 28, 31 ottobre,  3, 6, 11, 14, 19, 21, 24 novembre. 1, 2 e 16 dicembre.
Pubblico, sempre dal sito della società di medicina delle migrazioni,
l’ultimo testo che rinvia alle possibilità (o al disastro) che capiterà nel dibattito parlamentare del prossimo anno.
 
Anno 2008. Nell’ambito della discussione in Senato del cosiddetto “Pacchetto Sicurezza” (atto 733), prima in Commissione congiunta Giustizia ed Affari Costituzionali, e poi in aula sono stati depositati da sei senatori della Lega Nord degli emendamenti che minano radicalmente uno dei principi base della politica sanitaria nei confronti dei cittadini stranieri nel nostro paese e cioè la garanzia di accessibilità ai servizi per la componente irregolare e clandestina con il divieto della loro segnalazione all'autorità di polizia.
Due emendamenti (prot. 39.305 e 39.306) chiedono rispettivamente la modifica del comma 4 e l’abrogazione del comma 5 dell’articolo 35 del Decreto Legislativo 286 del 1998 (Testo Unico sull’immigrazione).
In Italia è in atto una grande mobilitazione contro la proposta della Lega.
A sostegno dei contenuti dell’appello della
Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (e degli analoghi appelli di Medici Senza Frontiere e dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione) sono infatti intervenuti ampi settori dell’ambiente professionale e scientifico, sociale e sanitario: la Federazione di tutti gli ordini dei medici italiani, l’Ordine degli assistenti sociali, quello degli psicologi, le Federazioni nazionali dei collegi degli infermieri e delle ostetriche, l’Osservatorio italiano sulla salute globale, la Società italiana di pediatria e l’Associazione culturale pediatri, il Centro studi e ricerche in medicina generale, i ginecologi, gli infettivologi, molte associazioni socio-assistenziali e di medici volontari, il Coordinamento nazionale immigrazione della Caritas ... ...
Speravo di concludere con altre considerazioni il mio diario 2008.
Troppe tragedie in questo momento mi affollano la testa.
Sarà per il 2009. Viene presto!
augusta
 
domenica, 28 dicembre 2008
STRAGI A GAZA
Mentre mi predisponevo a pubblicare il quadro delle vittime, tratto dall’ultimo numeri di Internazionale 2008, e mi riservavo di intervenire in un successivo diario sulla strage di Gaza, ho ricevuto da ‘Giovanna e Antonio’ un comunicato del Centro Palestinese per i diritti umani di cui mi sembra doveroso riportare almeno la conclusione.                                                             augusta
Il PCHR condanna in modo forte tale serie di crimini di guerra commessi dalle forze di occupazione israeliane nella Striscia di Gaza e:
1)      ribadisce la sua richiesta alla comunità internazionale, specialmente alle Parti Contraenti la Quarta Convenzione di Ginevra ed alle organizzazioni internazionali perché intervengano immediatamente per fermare tale deterioramento senza precedenti dei diritti umani e delle condizioni umanitarie nella Striscia di Gaza
2)      ricorda che le stazioni di polizia, gli ufficiali di polizia e giudiziari secondo la legge internazionale sono civili, ed averli colpiti mentre non erano impegnati in azioni militari costituisce una violazione della legge internazionale
3)      puntualizza che la maggioranza degli edifici e dei siti che sono stati attaccati si trovano in aree popolati da civili, quindi dozzine di case sono state gravemente danneggiate. Tali attacchi sono un indicazione del fatto che Israele non si cura della vita e della sicurezza dei civili palestinesi, cosa provata anche dall’alto numero di vittime civili
4)      chiede agli stati ed alle organizzazioni internazionali di fornire urgente assistenza medica ed umanitaria alla Striscia di Gaza, che si trova sotto un stretto assedio che ha avuto ripercussioni su tutti gli aspetti della vita, specialmente per quanto riguarda le condizioni di salute, poiché gli ospedali nella Striscia di Gaza non sono in grado di prestare aiuto ad un tale alto numero di feriti.

VITTIME (di guerre e di cui è possibile fare la conta …)

Internazionale  19/29 dicembre 2008 n. 775 pag. 14

Numero di vittime dall’inizio della seconda intifada (26 ottobre 2000).
Dati aggiornati alle 16 del 17 dicembre 2008
Tra le vittime palestinesi sono inclusi i kamikaze, mentre non sono conteggiate le persone accusate di collaborazionismo e uccise da altri palestinesi.

Palestinesi        5.302        
Israeliani          1.082        
Altre vittime         79         
Totale                6.463        

Internazionale  19/29 dicembre 2008 n. 775 pag. 14

Numero di vittime dall’inizio della guerra in Iraq (19 marzo 2003)
Dati aggiornati alle 16 del 17 dicembre 2008

Iracheni              80.884  /  98.136
Soldati statunitensi              4.209

Soldati di altre nazionalità     316

 

 

TRE ATTORI CORAGGIOSI

Sempre da Internazionale (19/29 dicembre 2008 n. 775 pag. 14) ricopio l’articolo di Amira Hass, la corrispondente di Ha’aretz da Ramallah. 
Preciso che l’articolo é stato scritto prime delle stragi e che ho superato l’esitazione a trascriverlo pensando che nulla é peggio e più nocivo delle retoriche esaltazioni di eroismo che necessita di dividere il mondo in amici e nemici.                                   augusta


Le battute degli spettacoli di cabaret sono intraducibili. Soprattutto quando sono in arabo (sul palcoscenico), poi vengono tradotte in ebraico (nella mia testa), in inglese (nel mio articolo) e infine in italiano.

Gaza Ramallah é il titolo di una nuova commedia portata in scena da tre giovani attori palestinesi. Divisa in cinque sketch, prende in giro l’Autorità palestinese e i suoi leader (^conosciamo i nomi di tutti i giocatori del Barcellona, ma non sappiamo quelli dei nostri ministri”), la “bella vita” dei nuovi ricchi a Ramallah, la comunicazione nel mondo economico e politico (un bell’appartamento si accompagna sempre a ottimi rapporti con i politici israeliani), la divisione tra Gaza e Ramallah (“per ogni massacro a Gaza si fa una festa di solidarietà a Ramallah”) e l’abbandono della striscia di Gaza da parte di Al Fatah (“se ne sono andati via tutti per trasferirsi al Grand Park”, un albergo di lusso). Le rare battute su Hamas sono un sintomo di quanto poco gli autori sappiano dei suoi leader e della vita a Gaza. Scommetto che non ci sono mai stati. Come l’insegnante di geografia di uno degli sketch, che non ha mai visto il mare e le città della Palestina, Gerusalemme compresa, ma continua a parlarne con grande orgoglio (N.d.R.: ai palestinesi é vietato l’ingresso nello stato di Israele, salvo concessione di particolari visti).
per mostrare il modo in cui la Palestina é stata smembrata gli attori usano un cocomero, che dividono in tanti piccoli pezzi. Quel che rimane sono Gaza e frammenti di Cisgiordania. Gli attori scherzano anche sul tunnel di Rafah. Sulla madre che, passando per questi tunnel, é andata in Giordania a comprare i pinoli, mentre il marito andava in Siria a comprare i pistacchi. 
Questa commedia si distingue per la sua coraggiosa autoironia e la salutare mancanza di autocommiserazione. E’ un’opera pionieristica. Non tutte le battute sono divertenti, ma sono comunque un modo per liberarsi da logori e vittimistici cliché. Quest’atteggiamento critico é ancora raro sulla stampa palestinese. Non penso che a Gaza uno spettacolo simile, incentrato su Hamas, sarebbe stato tollerato.

 

martedì, 16 dicembre 2008

NON SOLO in TOSCANA

 

Trascrivo  le date dei blog nei quali mi sono occupata della negazione delle cure agli stranieri privi di permesso di soggiorno: 21, 26, 28, 31 ottobre,  3, 6, 11, 14, 19, 21, 24 novembre. 1 e 2 dicembre.

Un appello importante
La fonte principale delle mie informazioni é stato sempre il sito della Società italiana di medicina delle Migrazioni che il 12 dicembre ha diffuso un altro comunicato.
Ne riporto un passo:
In questi giorni circolano voci che la votazione in Senato degli emendamenti al “pacchetto sicurezza” si effettuerà in gennaio. Ma guardando attentamente la calendarizzazione dei lavori dell’Assemblea dal 9 al 23 dicembre si evince che lunedì 22 (ore 11-13 e 16,30-20,30) e martedì 23 dicembre (9,30) saranno votati “ddl non conclusi e altri provvedimenti che saranno definiti dalla Conferenza dei Capigruppo di martedì 16 dicembre” (bastano poche ore per approvare o respingere gli emendamenti al ddl 773 in quanto la discussione è già stata fatta). Ci sembra opportuno non abbassare l’attenzione, anzi avviare e/o potenziare tutte quelle azioni di informazione, pressione e dissuasione per far si che i due emendamenti specifici (prot. 39.305 e 39.306) presentati dai senatori della Lega Nord, siano bocciati. Alcuni senatori del PD, avvisati di questo rischio, ci hanno informato che “il Senato ha solo chiuso la discussione generale. Vanno ancora discussi e votati circa 200 emendamenti, prima del voto finale. E' intenzione (del PD) far si che il voto non avvenga prima delle vacanze e sia rimandato al prossimo gennaio ...”.
Di seguito simmweb riporta altre posizioni critiche nei confronti delle intenzioni demolitrici del diritto alla salute degli immigrati privi di permesso di soggiorno e propone anche il collegamento ad un articolo del francese Le Monde Diplomatique, il cui titolo,’Offensive xénophobe sur l’éducation et la santé en Italie’, é già significativo per sé. Proposto in lingua francese, può essere letto anche  da qui.
Inoltre simmweb ricorda quanto avvenuto nel 1994 in California, dove una iniziativa
(proposition 187)analoga a quella italiana, conobbe l’opposizione compatta dei medici (ed anche la più ampia protesta studentesca) e fu ritirata.

 

Aggiornamento importante 17 dicembre

La Società Italiana di Medicina delle Migrazioni fa il punto sull’emendamento della Lega che prevede l’abrogazione del divieto di segnalazione dell’immigrato che riceve cure sanitarie .

”Dal Senato riceviamo l’informazione che la data per la votazione degli emendamenti al “pacchetto sicurezza” verrà decisa dalla conferenza dei capigruppo del 13 gennaio 2009. Pare che la votazione non ci sia prima del 21 gennaio”.


Io prego chiunque possa farlo di stimolare i senatori (senza dimenticare i deputati che dovranno agire in seconda istanza e che potranno trovarsi di fronte ad un nuovo incrudelimento della Lega Nord) a fare attenzione anche a questo punto specifico se mai –come temo- lo sottovalutassero.
Parlando con molte persone in questi giorni ho riscontrato una sconcertante indifferenza persino alle vaccinazioni dei bambini e alla tutela della maternità. Se gli emendamenti della Lega passassero l’opinione pubblica non ne sarebbe sconvolta e probabilmente questa facile previsione renderà indifferenti anche i senatori.
Non ho mai creduto alla fiaba degli italiani (e delle italiane) brava gente ma il peggio va oltre le mie previsioni
.

 

Anche in Friuli
Nel mio diario del primo novembre avevo scritto di una interessante iniziativa legislativa della regione Toscana.
Non altrettanto si può dire del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia, ma sabato scorso un gruppo si associazioni operanti sul territorio regionale si è ritrovato presso il Centro Balducci di Zugliano (comune di Pozzuolo, vicino a Udine) per tentar di coinvolgere gli eletti nelle istituzioni regionali e locali nella difesa dei diritti degli immigrati.
Fra le numerose relazioni ne ricordo due particolarmente significative e documentate, quella dell’ispettore scolastico Bruno Forte e quella del medico Guglielmo Pitzalis.
Di questa ho ottenuto il testo e il consenso alla pubblicazione.
Il dr. Pitzalis, nella sua veste di medico di medicina sociale del dipartimento di prevenzione (Udine) é stato il primo firmatario del Comunicato di “
adesione di medici e operatori sanitari del Friuli V.G. all’appello della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni S.I.M.M.per ritirare l’emendamento che modifica l’art. 35 del T.U. sull’immigrazione”.

Il comunicato del 23 novembre si può ancora leggere fra le notizie in evidenza del sito il dialogo, che lo ha integralmente e tempestivamente pubblicato.

 
La relazione di Guglielmo Pitzalis
 
Sono almeno 60 anni che il diritto di tutte le persone alla salute è inequivocabilmente ed esplicitamente enunciato con chiarezza indiscutibile a partire dall’art. 25 della Dichiarazione universale deidiritti umani (1948) e dall’ art. 32 della CostituzioneRepubblicana (1948), ribadito dalla Dichiarazione di Alma Ata (1978), confermato dalla legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale (1978) caratterizzato da equità e universalità. Nel 1998 il testo unico sull’immigrazione estende anche agli stranieri il diritto/dovere di iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale, rispettando nello spirito e nella lettera i principi della Dichiarazione dei diritti umani e il mandato della Costituzione Repubblicana.
 Come afferma l’art. 3 della Costituzione è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana, mettere cioè in atto azioni positive perché tutte le persone possano godere di pari opportunità per accedere al godimento dei diritti. Tocca in particolare alla Sanità Pubblica – che l’ O.M.S. definisce come l’insieme degli sforzi organizzati dalla società per sviluppare politiche per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute - e quindi specificamente al Servizio Sanitario Regionale - e ai suoi organi di programmazione e di gestione – impegnarsi a rimuovere gli ostacoli economici, burocratici, amministrativi ed organizzativi e a non creare barriere giuridico-legali che impediscano il godimento del diritto alla salute di tutte le persone presenti nella comunità regionale. Facilitare l’accesso ai servizi significa mantenere norme chiare, trasparenti ed eque che rafforzino a livello locale quelle universali e statali emanate dal 1948 al 1998, consolidando la semplificazione dei percorsi per il rilascio e il rinnovo della tessera sanitaria e per l’uso degli strumenti di protezione sociale e sostenendo l’integrazione socio-sanitaria e il lavoro di rete che sono in grado di incidere favorevolmente sui fattori di rischio per la salute degli immigrati. La Regione non ha necessità nè di strutture né di ambulatori separati dedicati agli stranieri ma deve promuovere, sviluppando ulteriormente programmi di ricerca-azione partecipata (dagli stessi migranti singoli o associati), il potenziamento dei percorsi di sostegno e di inclusione già costruiti in questi anni per le fasce deboli di tutta la popolazione e nel caso dei migranti in particolare per la tutela e la promozione della salute delle donne, dei bambini, dei richiedenti asilo, rifugiati, vittime di violenza e di torture, minori non accompagnati; deve garantire la presenza di ambulatori a bassa soglia per l’assistenza sanitaria di base agli stranieri irregolari e alle persone senza tessera sanitaria e per la erogazione agli indigenti delle cure mediche e dei correlati interventi di protezione sociale, valorizzando le buone pratiche di collaborazione e le sinergie fra sanità pubblica, enti locali e volontariato.

Lo sforzo della sanità pubblica regionale dovrà ora essere indirizzato in maniera incisiva e costante nella rimozione delle barriere linguistiche, comunicative e culturali che possono ostacolare una fruizione appropriata, efficiente ed efficace, dei servizi sanitari e sociali attraverso un rafforzamento e un riconoscimento delle attività di mediazione culturale che devono essere garantite in tutte le strutture territoriali ed ospedaliere valorizzando la partecipazione e il ruolo degli immigrati, con particolare attenzione alle questioni di genere, alle specificità del progetto migratorio al femminile, alla crescita psicologica e sociale delle seconde generazioni.
Nella programmazione della formazione degli operatori dei servizi sanitari e sociali devono trovare spazio e diffusione le questioni dell’approccio transculturale alla tutela e alla promozione della salute delle persone e delle comunità, nella consapevolezza delle complessità e delle difficoltà che comporta il superamento degli stereotipi e dei pregiudizi.
La costruzione, non standardizzata, di una rete flessibile di relazioni individuali e collettive, in una ottica di sanità pubblica e di solidarietà sociale, richiede scelte coraggiose contestualizzate con un quotidiano lavoro, multidisciplinare e multiculturale, di mediazione e di negoziazione, sostenuto da reciproca curiosità e tolleranza e dalla disponibilità ad un attento ascolto di tutti le cittadine e i cittadini che nuovi o storici, forescj od autoctoni, furlans o sloveni o di tante altre identità e culture, lingue e religioni, costituiscono oggi la nostra comunità regionale .
guglielmo pitzalis                                                       6 dicembre 2008
 
collegamenti: società,  qui,  proposition 187,  comunicato, il dialogo
domenica, 07 dicembre 2008
Un messaggio da trasmettere

Oggi ho avuto segnalazione dal contatore del mio blog dell’esistenza di un messaggio, pubblicato in data odierna sotto una pagina del 28 marzo 2007.
Lo trascrivo:

Cercando notizie su Issa Nauri mi sono imbattuto in questa pagina. mi piacerebbe contattare Omar per approfondire dato che sarei interessata ad organizzare una conferenza per celebrare questo autore in Giordania. Grazie

Mentre prego di mettere i messaggi sotto l’ultimo diario, anche se si riferiscono a testi precedenti, mi impegno per quel che posso a rispondere alla richiesta.
Non mi permetto naturalmente di pubblicare l’e-mail di Omar e - d’altra parte- chi ha inserito il messaggio non ha indicato il proprio indirizzo, rendendomi impossibile una risposta privata.
Offro il mio indirizzo: se riceverò l’indicazione di un contatto possibile la passerò ad Omar e poi ... avrò fatto quel che potevo. Non sono, né aspiro ad essere, 007
augusta   <augdep@alice.it>

 
Un diario molto difficile
Rimpianti grotteschi

Un articolo di Repubblica “generali alla sbarra” ha richiamato la non casualità dei 19 morti di Nassirya (12 novembre 2003).
Pare sia in corso una ricerca dei colpevoli e così cominciamo a ricordare il primo, l’autore della prima grande bugia, il presidente degli USA G.W. Bush.
Lui stesso ha dichiarato:
”Un grande rimpianto di tutta la mia presidenza è il fallimento dell'intelligence sull'Iraq.  Molti si sono giocati la reputazione dicendo che le armi di distruzione di massa erano un valido motivo per rimuovere Saddam. George W. Bush, Abc News, 2 dicembre”.
Rimpianto come pentimento? Mi sembra molto, molto comodo.

Comunque era una bugia autorevole e appiccicosa perché quei ragazzi morti erano a Nassirya per una decisione dell’allora governo e parlamento italiano, convinti dalla parola di Bush.
Costoro sono pentiti, rimpiangono, blaterano stupidaggini? Io non lo so.

Condannati a morte

L’art. 2267 del catechismo della chiesa cattolica recita tra l’altro: “L'insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell'identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l'unica via praticabile per difendere efficacemente dall'aggressore ingiusto la vita di esseri umani.” (www.vatican.va)
Penso che per analizzare un altro orrore si debba partire da qui.
Infatti è noto a tutti noi che ci sono paesi in cui l’omosessualità é crimine punito con carcere, torture e morte. Il rappresentante vaticano all’ONU non ha firmato la richiesta di depenalizzazione dell’omosessualità.
Questo monsignore non é evidentemente uno scioccherello di passaggio, ma rappresenta un’istituzione: nella fattispecie la chiesa cattolica che, nella sua forma gerarchica, non ritiene di dover difendere la vita degli omossessuali.
Dal che devo dedurne che – a norma di catechismo- la penna capitale conseguente il “crimine” di omosessualità può essere considerata “l'unica via praticabile per difendere efficacemente dall'aggressore ingiusto la vita di esseri umani“.
Riporto integralmente il
comunicato delle Comunità Cristiane di Base e poi indicherò i riferimenti ad altri documenti pubblicati dal sito ildialogo,
Attendo l’uscita dell’agenzia Adista dove conto di trovare altro materiale, che eventualmente renderò noto.



COMUNITA’ CRISTIANE DI BASE

Segreteria Tecnica Nazionale

CdB Nord-Milano 3397952637

segrcdb@alice.itwww.cdbitalia.it

 

Perfino il senso critico più disincantato si arrende di fronte al carattere così pesantemente irrazionale e contraddittorio della opposizione di mons. Celestino Migliore, rappresentante permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, confermata dal portavoce vaticano padre Federico Lombardi, al progetto di una depenalizzazione universale dell'omosessualità presentato all'ONU dalla presidenza francese dell'UE, condiviso dai 27 paesi dell'Unione Europea.

 

E' nota la posizione dei vertici ecclesiastici contraria a ogni norma che riconosca e rispetti i diritti umani delle persone omosessuali. Ed è altrettanto noto che una gran parte della Chiesa, fra cui le Comunità di base, è critica verso questa vera e propria discriminazione inumana e antievangelica.

 

Ma ora il Vaticano ha superato ogni limite ponendosi dalla parte dei paesi in cui l'omosessualità è illegale e viene repressa con sanzioni, torture, pene e persino con l'esecuzione capitale. Svela così un tratto, tenuto per lo più velato, del fondamentalismo cattolico: il persistere, dal medioevo, del carattere violentemente totalitario dell'ideologia che domina ancora purtroppo i vertici ecclesiastici per cui ciò che non è in linea con le loro regole morali è peccato e ciò che è peccato deve essere reato. Un reato che i giudici del braccio secolare devono punire con pene temporali in nome di Dio e dell'ordine naturale da lui stabilito per sempre.

 

La depenalizzazione di adulterio e aborto ha trovato e trova tuttora sempre e ovunque un'aspra opposizione ecclesiastica. E ora si aggiunge l'opposizione alla depenalizzazione dell'omosessualità. La cosa ci riguarda tutti perché tocca aspetti fondamentali del diritto internazionale. Non si è mai abbastanza protetti da un ritorno di regimi d'intolleranza e dai totalitarismi. Occorre svegliarsi e resistere.

 La Segreteria Tecnica Nazionale delle CdB italiane    Milano, 2.12.08


Altri documenti:
Comunicato di “
Noi siamo chiesa”
Dichiarazione del Presidente delle
Chiese Evangeliche in Italia
Dichiarazione di
Piero Montana, esponente storico del movimento gay italiano


Troverete questo, ma anche altro, nel sito www.ildialogo.org , nella sezione “cristianesimo e omosessualità”.

 
Per ciò che riguarda la mancata firma del rappresentante vaticano alla convezione ONU sui diritti dei disabili, mi limito a riportare, con tutto il mio orrore, una notizia d’agenzia.
ABORTO - La Convenzione Onu sui diritti dei disabili è il primo trattato sui diritti umani del Terzo Millennio ed è stato approvato dall’Assemblea generale dell’Onu nel 2006. Il Vaticano ha partecipato attivamente ai lavori per la stesura del testo, durati cinque anni ma, alla conclusione, si è rifiutata di firmarlo perché il documento non ha inserito un divieto esplicito nei confronti dell’aborto.

 

Ancora sul NO alle cure per gli immigrati privi di permesso di soggiorno
Si vedano i precedenti diari del: 21, 26, 28, 31 ottobre,  3, 6, 11, 14, 19, 21, 24 novembre, 1 e 2 dicembre.
La regione Toscana dispone di una proposta di leggeNorme per l’accoglienza, l’integrazione partecipe e la tutela dei cittadini stranieri in Toscanache prevede disposizioni a 360 gradi.
Io mi limito a prendere in considerazione l’articolo 19. riguardante il diritto alla salute, che così recita:
 
1. La Regione promuove e sostiene il diritto alla salute dei cittadini stranieri nell’ambito di quanto previsto dal d.lgs. 286/1998.
2. La Giunta regionale emana direttive alle aziende sanitarie e ospedaliere affinché queste:
a) promuovano tutte le misure organizzative finalizzate a rendere concretamente fruibili in ogni ente del servizio sanitario regionale tutte le prestazioni previste per i cittadini stranieri non iscritti al servizio sanitario regionale;
b) sviluppino specifici interventi informativi destinati ai cittadini stranieri non in regola con le norme sul soggiorno, finalizzati ad assicurare gli elementi conoscitivi idonei per facilitare l'accesso ai servizi sanitari e sociosanitari.
 
3. La Regione promuove inoltre:
a) l’adozione di strumenti epidemiologici per il riconoscimento e la valutazione dei bisogni di salute specifici dei cittadini stranieri;
b) lo sviluppo di interventi informativi per favorire l’accesso ai servizi, nonché di specifiche iniziative d’informazione e di educazione alla salute nei luoghi di lavoro e su temi relativi alla salute collettiva;
c) l’utilizzo dei mediatori culturali nei servizi di primo accesso alle prestazioni sanitarie, lo sviluppo di politiche di formazione all’intercultura per il personale sociosanitario, medico e paramedico, l’adattamento dei servizi sociosanitari ad un’utenza pluriculturale.
4. La Regione, in coerenza con la legge 9 gennaio 2006 n. 7 (Disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile)promuove iniziative di sensibilizzazione ed ogni altra azione per la prevenzione ed il contrasto delle pratiche di mutilazione femminile con la partecipazione in particolare delle comunità di cittadini stranieri provenienti dai paesi dove sono esercitate tali pratiche.

Lo schema predisposto dalla stessa giunta ben chiarisce il senso di quell’articolo, rispettoso dei limiti dei poteri regionali e contemporaneamente attento a assicurare tutti i supporti che la regione può offrire all’attuazione di  una legge statale che non può e non deve essere cancellata, ma forse lo sarà.
Anche in Friuli Venezia Giulia (e non solo) il decreto legislativo 286/1998 é stato applicato e reso positivamente operativo dall’impegno del personale sanitario e anche delle particolari figure dei mediatori di comunità (formati appunto ad assicurare la miglior relazione nel rapporto medico-paziente, affrontando le difficoltà linguistiche e culturali) ma la giunta non appare determinata come quella toscana e sotto questo cielo (cupo) regna una gran confusione che ha coinvolto anche consiglieri regionali che dovrebbero invece essere in grado di dare al meglio il proprio contributo.
Così lo schema recita nello specifico:
Accesso degli extracomunitari irregolari al servizio sanitario. Dando piena attuazione al testo unico sull’immigrazione, la pdl favorisce attraverso azioni informative e misure organizzative pieno accesso degli extracomunitari irregolari alle prestazioni del servizio sanitario. L’unificazione delle tessere STP (Straniero Temporaneamente Presente) rientra tra le misure che potrebbero essere realizzate in futuro. La tessera STP, già prevista a livello nazionale da oltre 10 anni, permette allo straniero senza permesso di soggiorno valido (perché scaduto, non rinnovato o ma i ottenuto), di essere curato in ospedale o in ambulatorio. La tessera va richiesta alla ASL. L'assistenza è garantita ai bambini o in caso di infortunio, malattie gravi, patologie infettive e in gravidanza. Alcuni servizi sono completamente gratuiti, altre volte viene richiesto il pagamento del ticket. Il clandestino che va da un medico o in ospedale riceverà le cure necessarie e non sarà denunciato per il fatto di non avere il permesso di soggiorno. In tal senso, scopo della pdl, è rendere gli stranieri informati sul funzionamento della tessera e dei servizi a cui può accedere.
Purtroppo non posso soffermarmi sugli altri importanti aspetti della proposta, ma voglio ricordare che la giunta regionale toscana ha approvato una Piattaforma per l’educazione alla convivenza che dovrebbe avere un significativo impatto non solo sui bimbi figli di persone prive di permesso di soggiorno, ma soprattutto sugli altri bambini cui, in questo tristissimo periodo, é dovuta un’educazione alla giustizia e alla legalità i cui esempi autorevolmente scarseggiano.
collegamenti: generali alla sbarra, comunicato, Noi, chiese evangeliche, Piero Montana, cristianesimo e omosessualità, proposta di legge, schema, piattaforma
martedì, 02 dicembre 2008
NON SOLO MEDICI
 
Riporto le date dei blog nei quali mi sono occupata della negazione delle cure agli stranieri privi di permesso di soggiorno: 21, 26, 28, 31 ottobre, 3, 6, 11, 14, 19, 21, 24 novembre e 1 dicembre.
Oggi trascrivo i testi di altre organizzazioni professionali che dicono NO.
Li troverete navigando nel sito, ormai pluricitato, simmweb
 
Dicono no gli infermieri
IMMIGRATI. IPASVI: NO A SEGNALAZIONE PAZIENTI IRREGOLARI (DIREnotiziarioSanita')

Roma, 26 nov. -
Immigrazione e salute: anche gli infermieri contrari alla
segnalazione dei pazienti irregolari. Questa la nota dell'Ipasvi. "L'obbligo imposto al personale sanitario di denunciare alle autorità gli stranieri irregolari che ricorrono all'assistenza delle strutture sanitarie contrasta con i principi costituzionali e rischia di mettere gli infermieri italiani di fronte all'alternativa tra il rispetto della legge e la violazione della loro deontologia professionale". Lo afferma Annalisa Silvestro, presidente della Federazione Nazionale dei Collegi Ipasvi, dopo la ripresentazione in Aula al Senato degli emendamenti al pacchetto sicurezza che prevedono l'obbligo di segnalare l'eventuale presenza di pazienti stranieri irregolari.
Sono oltre 360.000 gli infermieri impegnati ogni giorno in prima linea nell'assistenza delle strutture sanitarie pubbliche e private che, in caso di approvazione degli emendamenti, potrebbero vedersi costretti a denunciare i pazienti irregolari. "Questa norma" – secondo Silvestro - "appare in netto contrasto con il principio universale del diritto alla salute affermato dall'art. 32 della nostra Carta costituzionale e costringerebbe gli infermieri ad assumere comportamenti contrari allo spirito e agli articoli del loro attuale e futuro Codice Deontologico, che sta per essere varato sulla base di un'ampia concertazione che ha coinvolto tecnici e soggetti esterni, a cominciare dai movimenti di cittadinanza".
Secondo Silvestro, il rispetto del proprio Codice Deontologico, impone agli infermieri di prestare assistenza senza discriminazioni e di farsi carico di una risposta globale ai bisogni sanitari di tutti coloro che chiedono il loro intervento: "Tutto il nostro Codice e' imperniato sul principio che l'infermiere e' responsabile di prestare assistenza alla persona nel rispetto della dignità dell'individuo: come conciliare tutto questo con una disposizione che scoraggerà l'accesso alle strutture sanitarie da parte degli irregolari e introdurrà limitazioni e discriminazioni nell'erogazione dell'assistenza?" "E' singolare" - conclude Silvestro - "che mentre giustamente si chiede ai professionisti sanitari di adottare comportamenti corretti e trasparenti, dall'altra si propongono norme che sono contrarie ai principi etici che regolano la vita delle professioni: ci auguriamo che nella loro autonomia e responsabilità i parlamentari sappiano e vogliano porre rimedio a questa situazione".
 
Dicono no gli assistenti sociali
 
Roma, 3 novembre 2008. Il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali raccoglie volentieri l’appello della Società Italiana di Medicina dell’Immigrazione per sostenere le ragioni che inducono a richiedere di “Ritirare l’emendamento che modifica l’art.35 del Decreto Legislativo 286/98 Testo Unico per l’immigrazione” in discussione in Senato all’interno del cosiddetto Pacchetto sicurezza atto 73.
Tale emendamento mina radicalmente uno dei principi cardine della politica sanitaria nel nostro paese nei confronti dei cittadini stranieri, e il diritto fondamentale e universale alla salute, così come sancito dall'articolo 32 della Costituzione apprezzata a livello europeo.
Attualmente la norma prevede l’accesso da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno senza comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo alcuni casi.
L’abrogazione del comma 5 e la modifica del comma 4 e 6 comporterà un cambiamento di rotta che produrrà un incremento della clandestinità, l’impraticabilità di forme di tutela sanitaria e di aiuto sociale, l’aumento di focolai di malattie trasmissibili con ripercussioni sulla salute collettiva e, in particolare per gli assistenti sociali, la riduzione della possibilità di contatto e di interventi mirati all’inclusione sociale.
Altrettanto grave risulterebbe la conferma dell'emendamento, laddove si prevede di collegare la segnalazione all’autorità competente anche
all'impossibilità dello straniero irregolare di partecipare alle spese.

Dicono no gli psicologi del Lazio
 
11 novembre 2008  Ordine degli Psicologi del Lazio  il portale dello Psicologo - http://www.ordinepsicologilazio.it/primo_piano/pagina27.html
Stranieri non in regola: accesso alle strutture sanitarie solo con segnalazione all'autorità. Gli Psicologi dicono NO!
 
I fatti. (non riporto questo passo perché a chi legge questo blog sono noti)
Il quadro complessivo.
L’emendamento può essere letto sotto due prospettive diverse ma complementari: da una parte la necessità di porre dei correttivi alla spesa sanitaria, anche in considerazione della particolare congiuntura economica, che si traduce genericamente in tagli della spesa; dall’altra il più ampio orizzonte della “sicurezza”.
Sotto la prospettiva economica, che i costi della crisi finanziaria in atto siano sostenuti dai cittadini in maniera inversamente proporzionale alla responsabilità di averla prodotta e favorita è oramai sotto gli occhi di tutti. Che tra i tagli che la situazione impone, il taglio alla spesa sanitaria sia il più iniquo e anche il più pericoloso, non ci sono dubbi. Che a farne le spese siano gli stranieri non in regola con le norme sul soggiorno è semplicemente assurdo! In particolare l’abrogazione del comma 5 è la proposta che più preoccupa per gli effetti che ne scaturiranno.
Attenzione, qui non stiamo parlando di discriminazione o razzismo. Non stiamo propugnando generici ideali di uguaglianza e pari opportunità nel diritto alla salute costituzionalmente sancite. La norma attualmente in vigore, in armonia con l’art. 32 della Costituzione Italiana, ha un duplice effetto: consente di tutelare la salute dell’immigrato e, al contempo, della comunità tutta, esercitando, ad esempio, una forma di prevenzione rispetto a tutta una serie di patologie diffusive e/o contagiose.
L’esito a breve termine è ridurre i costi della spesa sanitaria. L’esito a medio e lungo termine sarà un inevitabile aumento dei costi per far fronte a situazioni che evolveranno in emergenze laddove sarebbe stato possibile invece risolverle con interventi semplici e mirati.
Sotto la prospettiva della sicurezza riteniamo invece che una tale misura sia del tutto insufficiente se non controproducente.
Come deterrente al soggiorno degli stranieri, irregolari o clandestini, nel nostro paese senz’altro sarà priva di effetti: che deterrente può essere infatti il non aver accesso a cure sanitarie laddove l’alternativa sarebbe rimanere in luoghi e situazioni dove guerra, indigenza, malnutrizione minacciano la stessa ipotesi di sopravvivenza? L’unico effetto sarà che costoro, eviteranno di rivolgersi alle strutture sanitarie anche se affetti da patologie potenzialmente contagiose. Insomma invece che renderci “più sicuri”, paradossalmente questo emendamento potrà avere ripercussioni sulla salute collettiva!
La prospettiva psicologica. E’ indispensabile porre l’accento sulla dimensione psicologica che si accompagna alla dimensione organica e che rende l’individuo quello che è. Sotto questo aspetto è fondamentale ribadire che solo una diagnosi psicopatologica
precoce, seguita da un intervento tempestivo può evitare la cronicizzazione di patologie psichiche. La portata nefasta dell’emendamento è evidente se si considera il lavoro svolto quotidianamente dai colleghi nel SSN, i cui utenti rientrano sempre più nella tipologia in questione: straniero non in regola o clandestino, spesso portatore di patologia contagiosa e/o diffusiva, a volte affetto da dipendenze, e così via.
Cosa accadrà concretamente, se tale emendamento sarà accolto? Semplicemente lo psicologo, al pari degli altri operatori sanitari e dei medici sarà obbligato procedere alla “segnalazione” a meno di non ricorrere all’“obiezione di coscienza” in nome della priorità etiche e deontologiche.
Etica e deontologia. Noi psicologi crediamo ancora e fortemente che queste non siano pure denominazioni vuote di ogni senso ma che su di esse si imperni la missione stessa della nostra professione, al di là di tutte le considerazioni fatte fino a questo punto e al di sopra di esse.
Per questo motivo ci uniamo all’appello della SIMM e diciamo NO all’emendamento
 
Hanno detto no anche singoli cittadini e molte organizzazioni e associazioni di settore. (chi dispone di comunicati in questo senso, molti presenti su simmweb, può inserirli alla voce commenti)         augusta
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lunedì, 01 dicembre 2008
NON SANNO E NON CAPISCONO.
SONO PERICOLOSI
 
Il 30 novembre il sito della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, che per me é diventato un riferimento quotidiano, ha pubblicato un notiziario di aggiornamento in cui viene citato anche il comunicato dell’ordine dei medici di Udine, di cui ho dato notizia su questo blog il 24 novembre e di cui ripropongo il collegamento per una lettura integrale.
Purtroppo non mancano le segnalazioni negative, tanto più importanti perché riferiscono di equivoci, le cui fonti presumo siano ignoranza e malafede, sia separatamente che tra loro intrecciate. Sono fattori presenti in sede parlamentare e potranno essere devastanti nella formazione del pacchetto sicurezza.
Da simmweb del 30 novembre: <<la sottosegretaria Martini ,,, ha sostenuto che “..si chiederà soltanto ai servizi di accettazione dei reparti ospedalieri di verificare, come avviene per i cittadini italiani, la sussistenza dei documenti di ogni paziente. E per documenti si intende la tessera sanitaria.” Ha anche aggiunto ”non si capisce perché se arriva un italiano con una ferita d'arma da fuoco si debba chiamare la forza dell'Ordine, mentre il clandestino possa essere mandato a casa”. Di fronte a queste ultime affermazioni, assolutamente non veritiere>>il 28 novembre é stato  emanato un puntuale comunicato stampa che trascrivo integralmente.

28 novembre Comunicato
della società italiana di medicina delle migrazioni e dell’Osservatorio italiano sulla salute globale  Chiarimenti in merito alle dichiarazioni del sottosegretario Martini - 
Diritto alla salute degli immigrati, STP e sicurezza

Riteniamo necessari alcuni chiarimenti su alcune affermazioni contenute nelle recenti dichiarazioni della Sottosegretario al Welfare Francesca Martini.
Questa ha recentemente dichiarato che
“Si chiederà soltanto ai servizi di accettazione dei reparti ospedalieri di verificare, come avviene per i cittadini italiani, la sussistenza dei documenti di ogni paziente. E per documenti si intende la tessera sanitaria.”
Martini ha altresì aggiunto
”non si capisce perché se arriva un italiano con una ferita d'arma da fuoco si debba chiamare la forza dell'Ordine, mentre il clandestino possa essere mandato a casa”.
(24 novembre 2008 Cerimonia di assegnazione dei premi 'Aila Progetto donna 2008').

Desideriamo sottolineare che
Ø      la normativa vigente a partire dal 1995 ha introdotto un codice sanitario per le persone straniere non in regola, registrato nella cosiddetta tessera STP, Straniero Temporaneamente Presente. Tale documento, rilasciato da ASL e Ospedali a fronte di una dichiarazione di impossibilità a sostenere per intero le spese sanitarie, sebbene in modo non del tutto uniforme sul territorio nazionale, permette l’accesso con il pagamento dell’eventuale ticket per le prestazioni erogate dal SSN. Qualora lo straniero con tessera STP sia affetto da determinate patologie, si trovi in gravidanza, sia al di sotto dei 6 anni o sopra i 65aa e/o dichiari di non avere risorse, gli viene riconosciutal’esenzione, a parità di condizioni con il cittadino italiano, in modo puntuale ed esclusivo per la prestazione avuta. La tessera STP non dà diritto al medico di famiglia a meno che non lo disponga la Regione d’appartenenza.
Ø          Il comma 5 dell’articolo 35 del Testo Unico sull’Immigrazione del 1998, di cui alcuni senatori chiedono l’abrogazione, prevede, a parità di condizioni con il cittadino italiano, l’obbligatorietà del referto alle autorità di Polizia nei casi previsti dalla legge, ma, esclusi questi ultimi, non prevede la segnalazione dello straniero non in regola con le norme relative al soggiorno.
La non segnalazione è stata concepita proprio per scoraggiare la clandestinità sanitaria, pericolosa per l’individuo e per la collettività, come non solo principi elementari di sanità pubblica ma anche l’elementare buon senso suggeriscono. La normativa vigente (emanata per la prima volta con l’articolo 13 del Decreto Legge “Dini” n. 489 del 1995 approvato anche con il voto della Lega) è stata più volte reiterata da tutti i governi che si sono succeduti e fatta propria dalla Bossi-Fini.

Aggiungiamo alcune considerazioni:

1)
le modifiche proposte, lungi dal poter essere di qualche utilità per la sicurezza di tutti, possono costituire pericolo per la salute delle persone, cittadini italiani inclusi, per le ricadute di ordine sanitario cui si può andare incontro in conseguenza della mancata cura di soggetti affetti da malattie trasmissibili;
2) sono in aperta conflittualità con l’ articolo 32 della Costituzione e con il codice di deontologia medica che afferma all’articolo 3: ”Dovere del medico è la tutela della vita, della salute fisica e psichica dell'Uomo e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della libertà e della dignità della persona umana, senza distinzioni di età, di sesso, di etnia, di religione, di nazionalità, di condizione sociale, di ideologia, in tempo di pace e in tempo di guerra, quali che siano le condizioni istituzionali e sociali nelle quali opera
”.
3)
Le modifiche proposte, inoltre, contrastano anche con il rapporto fiduciario fra Medico e Paziente, garantito dal segreto professionale;
4)
esse contrastano anche con le conclusioni delle Conferenza europea “Health and Migration in the UE: better health or all in an inclusive society” tenutasi a Lisbona nel settembre 2007 che indicano l’accesso all’assistenza sanitaria da parte di tutti come prerequisito per la salute pubblica in Europa essendo un elemento essenziale per il suo sviluppo sociale, economico e politico oltre che per la promozione dei diritti umani.
Infine, al di là di ogni altra valutazione di carattere tecnico o giuridico, vorremmo far presente che spesso a non essere in regola con la documentazione relativa al soggiorno sono soggetti particolarmente deboli quali donne e bambini. Ci appare, come persone e non solo come operatori di salute, disumano rendere difficile o pericoloso anche per questi soggetti , rivolgersi al SSN per la nascita, per le vaccinazioni o per altri fondamentali momenti e interventi che riguardano la loro salute e quella della collettività.
Osservatorio Italiano sulla Salute Globale:
www.saluteglobale.it
Presidente: Gavino Maciocco gavino.maciocco@unifi.it
Società Italiana di Medicina delle Migrazioni: www.simmweb.it
Presidente: Salvatore Geraci presidente@simmweb.it

La mia domanda e un esempio
Nel ricordare che la sottosegretaria Francesca Martini é stata eletta per la Lega Nord nella circoscrizione VII (Veneto 1) ripropongo la mia domanda: “Come faranno i responsabili della sanità nelle istituzioni locali (almeno quelli che non si siano consapevolmente o per noia adeguati alla pazza bestialità dominante) ad accettare di trasformare un bene primario, già riconosciuto diritto, in un privilegio a differenziazione geografica?”
Forse un esempio lo offre la regione Toscana che dispone di una proposta di legge relativa all’immigrazione, proposta che, ad una prima occhiata, mi é sembrata molto interessante e su cui mi propongo di tornare.
Per leggerne lo schema fare clic
qui

Precedenti blog sulla specifica questione salute: 21, 26, 28, 31 ottobre, 3, 6, 11, 14, 19, 21 e 24 novembre

Collegamenti per leggere integralmente i documenti citati: aggiornamento, collegamento, comunicato stampa, qui
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