NON SOLO MEDICI
Riporto le date dei blog nei quali mi sono occupata della negazione delle cure agli stranieri privi di permesso di soggiorno: 21, 26, 28, 31 ottobre, 3, 6, 11, 14, 19, 21, 24 novembre e 1 dicembre.
Oggi trascrivo i testi di altre organizzazioni professionali che dicono NO.
Li troverete navigando nel sito, ormai pluricitato, simmweb
Dicono no gli infermieri
IMMIGRATI. IPASVI: NO A SEGNALAZIONE PAZIENTI IRREGOLARI (DIREnotiziarioSanita')
Roma, 26 nov. - Immigrazione e salute: anche gli infermieri contrari alla
segnalazione dei pazienti irregolari. Questa la nota dell'Ipasvi. "L'obbligo imposto al personale sanitario di denunciare alle autorità gli stranieri irregolari che ricorrono all'assistenza delle strutture sanitarie contrasta con i principi costituzionali e rischia di mettere gli infermieri italiani di fronte all'alternativa tra il rispetto della legge e la violazione della loro deontologia professionale". Lo afferma Annalisa Silvestro, presidente della Federazione Nazionale dei Collegi Ipasvi, dopo la ripresentazione in Aula al Senato degli emendamenti al pacchetto sicurezza che prevedono l'obbligo di segnalare l'eventuale presenza di pazienti stranieri irregolari.
Sono oltre 360.000 gli infermieri impegnati ogni giorno in prima linea nell'assistenza delle strutture sanitarie pubbliche e private che, in caso di approvazione degli emendamenti, potrebbero vedersi costretti a denunciare i pazienti irregolari. "Questa norma" – secondo Silvestro - "appare in netto contrasto con il principio universale del diritto alla salute affermato dall'art. 32 della nostra Carta costituzionale e costringerebbe gli infermieri ad assumere comportamenti contrari allo spirito e agli articoli del loro attuale e futuro Codice Deontologico, che sta per essere varato sulla base di un'ampia concertazione che ha coinvolto tecnici e soggetti esterni, a cominciare dai movimenti di cittadinanza".
Secondo Silvestro, il rispetto del proprio Codice Deontologico, impone agli infermieri di prestare assistenza senza discriminazioni e di farsi carico di una risposta globale ai bisogni sanitari di tutti coloro che chiedono il loro intervento: "Tutto il nostro Codice e' imperniato sul principio che l'infermiere e' responsabile di prestare assistenza alla persona nel rispetto della dignità dell'individuo: come conciliare tutto questo con una disposizione che scoraggerà l'accesso alle strutture sanitarie da parte degli irregolari e introdurrà limitazioni e discriminazioni nell'erogazione dell'assistenza?" "E' singolare" - conclude Silvestro - "che mentre giustamente si chiede ai professionisti sanitari di adottare comportamenti corretti e trasparenti, dall'altra si propongono norme che sono contrarie ai principi etici che regolano la vita delle professioni: ci auguriamo che nella loro autonomia e responsabilità i parlamentari sappiano e vogliano porre rimedio a questa situazione".
Dicono no gli assistenti sociali
Roma, 3 novembre 2008. Il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali raccoglie volentieri l’appello della Società Italiana di Medicina dell’Immigrazione per sostenere le ragioni che inducono a richiedere di “Ritirare l’emendamento che modifica l’art.35 del Decreto Legislativo 286/98 Testo Unico per l’immigrazione” in discussione in Senato all’interno del cosiddetto Pacchetto sicurezza atto 73.
Tale emendamento mina radicalmente uno dei principi cardine della politica sanitaria nel nostro paese nei confronti dei cittadini stranieri, e il diritto fondamentale e universale alla salute, così come sancito dall'articolo 32 della Costituzione apprezzata a livello europeo.
Attualmente la norma prevede l’accesso da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno senza comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo alcuni casi.
L’abrogazione del comma 5 e la modifica del comma 4 e 6 comporterà un cambiamento di rotta che produrrà un incremento della clandestinità, l’impraticabilità di forme di tutela sanitaria e di aiuto sociale, l’aumento di focolai di malattie trasmissibili con ripercussioni sulla salute collettiva e, in particolare per gli assistenti sociali, la riduzione della possibilità di contatto e di interventi mirati all’inclusione sociale.
Altrettanto grave risulterebbe la conferma dell'emendamento, laddove si prevede di collegare la segnalazione all’autorità competente anche
all'impossibilità dello straniero irregolare di partecipare alle spese.
Dicono no gli psicologi del Lazio
11 novembre 2008 Ordine degli Psicologi del Lazio il portale dello Psicologo - http://www.ordinepsicologilazio.it/primo_piano/pagina27.html
Stranieri non in regola: accesso alle strutture sanitarie solo con segnalazione all'autorità. Gli Psicologi dicono NO!
I fatti. (non riporto questo passo perché a chi legge questo blog sono noti)
Il quadro complessivo. L’emendamento può essere letto sotto due prospettive diverse ma complementari: da una parte la necessità di porre dei correttivi alla spesa sanitaria, anche in considerazione della particolare congiuntura economica, che si traduce genericamente in tagli della spesa; dall’altra il più ampio orizzonte della “sicurezza”.
Sotto la prospettiva economica, che i costi della crisi finanziaria in atto siano sostenuti dai cittadini in maniera inversamente proporzionale alla responsabilità di averla prodotta e favorita è oramai sotto gli occhi di tutti. Che tra i tagli che la situazione impone, il taglio alla spesa sanitaria sia il più iniquo e anche il più pericoloso, non ci sono dubbi. Che a farne le spese siano gli stranieri non in regola con le norme sul soggiorno è semplicemente assurdo! In particolare l’abrogazione del comma 5 è la proposta che più preoccupa per gli effetti che ne scaturiranno.
Attenzione, qui non stiamo parlando di discriminazione o razzismo. Non stiamo propugnando generici ideali di uguaglianza e pari opportunità nel diritto alla salute costituzionalmente sancite. La norma attualmente in vigore, in armonia con l’art. 32 della Costituzione Italiana, ha un duplice effetto: consente di tutelare la salute dell’immigrato e, al contempo, della comunità tutta, esercitando, ad esempio, una forma di prevenzione rispetto a tutta una serie di patologie diffusive e/o contagiose.
L’esito a breve termine è ridurre i costi della spesa sanitaria. L’esito a medio e lungo termine sarà un inevitabile aumento dei costi per far fronte a situazioni che evolveranno in emergenze laddove sarebbe stato possibile invece risolverle con interventi semplici e mirati.
Sotto la prospettiva della sicurezza riteniamo invece che una tale misura sia del tutto insufficiente se non controproducente.
Come deterrente al soggiorno degli stranieri, irregolari o clandestini, nel nostro paese senz’altro sarà priva di effetti: che deterrente può essere infatti il non aver accesso a cure sanitarie laddove l’alternativa sarebbe rimanere in luoghi e situazioni dove guerra, indigenza, malnutrizione minacciano la stessa ipotesi di sopravvivenza? L’unico effetto sarà che costoro, eviteranno di rivolgersi alle strutture sanitarie anche se affetti da patologie potenzialmente contagiose. Insomma invece che renderci “più sicuri”, paradossalmente questo emendamento potrà avere ripercussioni sulla salute collettiva!
La prospettiva psicologica. E’ indispensabile porre l’accento sulla dimensione psicologica che si accompagna alla dimensione organica e che rende l’individuo quello che è. Sotto questo aspetto è fondamentale ribadire che solo una diagnosi psicopatologica
precoce, seguita da un intervento tempestivo può evitare la cronicizzazione di patologie psichiche. La portata nefasta dell’emendamento è evidente se si considera il lavoro svolto quotidianamente dai colleghi nel SSN, i cui utenti rientrano sempre più nella tipologia in questione: straniero non in regola o clandestino, spesso portatore di patologia contagiosa e/o diffusiva, a volte affetto da dipendenze, e così via.
Cosa accadrà concretamente, se tale emendamento sarà accolto? Semplicemente lo psicologo, al pari degli altri operatori sanitari e dei medici sarà obbligato procedere alla “segnalazione” a meno di non ricorrere all’“obiezione di coscienza” in nome della priorità etiche e deontologiche.
Etica e deontologia. Noi psicologi crediamo ancora e fortemente che queste non siano pure denominazioni vuote di ogni senso ma che su di esse si imperni la missione stessa della nostra professione, al di là di tutte le considerazioni fatte fino a questo punto e al di sopra di esse.
Per questo motivo ci uniamo all’appello della SIMM e diciamo NO all’emendamento
Hanno detto no anche singoli cittadini e molte organizzazioni e associazioni di settore. (chi dispone di comunicati in questo senso, molti presenti su simmweb, può inserirli alla voce commenti) augusta