Questo diario elettronico ha una storia che ne giustifica le scelte. E’ iniziato durante un mio soggiorno a Bethlehem fra il 2003 e il 2004: allora si chiamava Betlemme.splinder.com ed è ancora reperibile, anche come link alla voce “vecchio diario”. Con l’aiuto tecnico di amici gentili è diventato un po’ più sofisticato e ha preso il nome di diari e altro. Anche in questa nuova edizione contiene un mio diario da Bethlehem (aprile – giugno 2005). Nei miei racconti ho cercato di impormi un orizzonte di osservazione che coincidesse "con un cerchio immaginario da tracciare intorno ai miei piedi". Mi spostavo infatti in un territorio ristretto e, per quanto il “muro”, insieme ad altri ostacoli, consentiva ho voluto raccontare quanto vedevo, senza pretese di andare oltre. Ma ogni volta, tornata a casa, mi sono resa conto che quanto i media più diffusi riferiscono della situazione palestinese è spesso falsificato da pregiudizi, quando non da ignoranza dei fatti. E così ho voluto continuare a proporre le riflessioni che l’osservazione di una realtà di profonda sofferenza, in un territorio importante per la pace nel mondo, mi suggeriva. Non so se sia una testimonianza significativa … ma almeno a me serve a dar ordine a pensieri che la realtà rende sempre più tormentosi. Durante una mia visita al museo di Israele a Jerusalem mi ha colpito l’ombra proiettata da una statua dello scultore Bourdelle che mi è sembrata rappresentare una situazione dove l’oppressione, la violenza e la paura si sperimentano ogni giorno. La riporto, sperando –se mai continuerò con questo diario- di poterla un giorno considerare non più significativa. .

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Chi sono e cosa faccio

Sono anziana, pensionata, curiosa: mi piace conoscere il mondo e il Medio Oriente mi affascina. Ho soddisfatto il mio desiderio quando ho avuto l’opportunità di collaborare con l´International Center di Bethlehem (organizzazione che spesso indicherò con la sigla ICB) insegnando italiano. Chi volesse conoscere l’ICB può andare al sito Annadwa.org e chi volesse servirsi dei servizi si informazione che l’ICB offre può andare a Bethlehemmedia.net


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mercoledì, 23 aprile 2008

NUOVA DISTRIBUZIONE DELLE RISORSE:

un sud (e anche due) non si nega a nessuno.

Da la stampa del 22 aprile.
Autore della citazione Giuliano ‘Nano’ Bignasca, leader della lega del Ticino.

Ognuno ha il suo sud. Da quando nel 2003 si sono aperte le frontiere, noi del Canton Ticino siamo stati sommersi dai frontalieri.
Il problema sono i romeni ma pure i comaschi che vengono qui a lavorare, non li controlla nessuno, si fanno pagare meno del dovuto, portano via il lavoro ai ticinesi e riportano in Italia valuta”.

 

 

CHI PUÒ SENTIRSI SICURO? Io no!

 

Pochi giorni prima delle elezioni l’allora candidato -oggi ministro almeno in pectore- Bossi faceva riferimento al ripetuto discorso del “prendere i fucili”: più generico del già sindaco di Treviso Gentilini, che per i suoi esercizi armati preferisce come vittime i cittadini non comunitari- sembrava disponibile a sparare a vista a chiunque gli desse fastidio o non condividesse il suo padan-pensiero.
Un po’ imbarazzato, il presidente del consiglio prossimo venturo dichiarò che il suo alleato “era malato”.
Forse qualcuno pensò che fosse un modo per sminuirne opportunisticamente la gravità delle dichiarazioni, altri forse pensarono ad umana pietà per una persona che il cav. Berlusconi riteneva sofferente.
La certa nomina del capo padano a ministro rende credibile solo la prima ipotesi: una considerazione opportunistica che a vittoria avvenuta non serve più.
I fucilieri ora vanno e stanno bene.
Io che sono sempre profondamente disgustata (ma anche inorridita per i danni che può provocare) dalla dottrina e dalla prassi della Lega Nord (che estendo naturalmente a chi con questa aggregazione si allea) non concordo assolutamente con la tesi di un’affermazione stravagante e da ritenersi momentanea.
E qui pesco nei miei ricordi, purtroppo precedenti la mia era del computer-archivio e quindi non registrati (ho dovuto gettare via via le carte che ingombravano troppo i miei spazi).
Nei primissimi anni ’90 riuscii a partecipare ad un incontro di presidenti delle regioni sul problema del federalismo. Ci furono relazioni di tre giuristi: uno di questi era il prof. Giancarlo Miglio, pensatore ufficiale della Lega Nord e ricordo bene che –con mio non condiviso orrore- il professore concluse la sua relazione proprio con la minaccia, se non vi fosse stata modifica del sistema della repubblica in senso federalista, di “prendere il fucile”.
Non ho mai capito perché i signori presidenti presenti all’incontro digerissero senza fatica e apparente disagio quell’affermazione terroristica. In un primo momento pensai (trattandosi di maschi anziani) alla consuetudine giovanile della caserma la cui volgarità piaceva a molti. Molti, pensavo allora. Me ne dovetti ricredere quando fui costretta a constatare l’indifferenza dei movimenti femministi per la presenza di donne nelle forze armate. E così aggiunsi le “molte”.
E ancor di più mi resi conto della pericolosa sottovalutazione della violenza leghista in occasione della “cartolina” anti rom (ne ho scritto il 18 marzo).
Per confermare l’ampiezza della sottovalutazione trascrivo una citazione da un editoriale del diffusissimo settimanale Famiglia Cristiana, come riportata da Repubblica il 22 c.m. “La Lega necessita di disintossicarsi dalle venature anticristiane, anche perché tanti cattolici l’hanno votata”.
Dal che si deduce che in un organo molto popolare del mondo cattolico l’esaltazione del conflitto armato (e di tante altre nefandezze) è da considerarsi “venatura”.
Mi sembra un perfetto sostegno alle posizioni del papa in carica che nel suo discorso all’assemblea dell’ONU non ha fatto riferimento né alla guerra in Iraq né alla pena di morte. (Chi volesse leggere tutto quel discorso vada a: http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2008/april/documents/hf_ben-xvi_spe_20080418_un-visit_it.html).
Per la pena di morte forse si tratta di un senso di coerenza dato che il catechismo della chiesa cattolica l’ammette (ne ho scritto molte volte, comunque il relativo articolo – n.2267- del catechismo si trova in www.vatican.va).
A tutela del mondo cattolico, ma non della sua gerarchia, riporto un breve stralcio dal comunicato stampa dell’organizzazione “Noi siamo chiesa”, scritto pochi giorni prima delle elezioni, anche se sono certa che ciò non impedirà le squallide generalizzazioni care a molti che dicono, senza distinuguo ma con acrimonia, “i cattolici”
”Nell’ambito di questo impegno senza reticenze od incertezze, noi, che ci battiamo per la riforma della Chiesa cattolica nella linea del Concilio Vaticano II, ci sentiamo tutti coinvolti - aldilà di differenti scelte elettorali - nelle questioni che riguardano la tutela del lavoro; la difesa del welfare; la promozione di azioni di pace capaci di mettere in discussione la deplorevole logica del riarmo e del ritorno all’uso della guerra; la modifica profonda dei rapporti tra Nord e Sud del mondo.
Ciò premesso, in quanto cattolici presenti nella nostra Chiesa di cui viviamo intensamente i problemi, siamo obbligati, nella concreta situazione italiana, a dire parole esplicite, forti e critiche per quanto riguarda la posizione delle autorità ecclesiastiche nei confronti della politica e delle istituzioni.”
(
www.noisiamochiesa.org  “Noi Siamo Chiesa” fa parte del movimento internazionale We Are Church-IMWAC, fondato a Roma nel 1996. Esso è impegnato nel rinnovamento della Chiesa Cattolica sulla base e nello spirito del Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965). IMWAC è presente in venti nazioni ed opera in collegamento con gli altri movimenti per la riforma della Chiesa cattolica).
E mentre, a moratoria finita, le esecuzioni di pene capitali sono immediatamente riprese anche negli Stati Uniti, attendiamo quel che accadrà.
Da parte nostra contribuiamo al macello con le morti sul lavoro…
augusta

Pagina diario scritta da: AUG a 18:13 | link | commenti (1) | | Torna su
diari di augusta


Commenti
#1   23 Aprile 2008 - 18:22
 
augusta, mi ritrovo completamente d'accordo con te sulla sottovalutazione delle implicazioni del legapensiero.Quasi che fosse una cosa da correggere, ma con molti fondi di verità.Quanto alla guerra, alla violenza, al modello culturale proposto, siamo quasi vicino alla barbarie della guerra per bande: per me, riassunta nella bionda signora nevrotica che ostenta il SUV nel prendere i figli, blindata dagli antifurti,che inveisce contro le tasse che non ha mai pagato
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