Questo diario elettronico ha una storia... (continua)


venerdì, 10 febbraio 2006

Ho tratto questo pezzo dal quotidiano palestinese Palestine Chronicle (http://www.palestinechronicle.com/printstory.php?sid=020706232314)
Era stato segnalato l’8 febbraio nella trasmissione Radio3Mondo delle 7 del mattino        augusta

 

Che cosa avrebbe fatto il profeta?  di Tarek Fatah
O Mohammed pratica il perdono! Invita al bene! Allontanati dagli ignoranti” (il sacro Corano capitolo 7 Verso 199)
Durante la sua vita il profeta Mohammed sopportò praticamente ogni giorno insulti e prese in giro. I suoi oppositori si burlavano del suo messaggio e usavano la violenza fisica per impedirgli di cambiare lo status quo. In nessun momento di questa prova il profeta perse la calma e reagì a queste provocazioni. Piuttosto, secondo la tradizione, egli avrebbe offerto una preghiera di perdono a quelli che si burlavano di lui.
Oggi però molti seguaci del profeta fanno esattamente l’opposto. Reagendo alle provocazioni delle vignette danesi stanno bruciando giornali, minacciando giornalisti, proferendo minacce di bombe, e dicono che resistono come avrebbe fatto il profeta stesso.
Io ho visto le vignette pubblicate dal giornale danese
Jyllands-Posten. Non c’è dubbio: il loro significato ha ferito i sentimenti dei mussulmani. Quando le ho viste ho dovuto controllare la mia rabbia. Una volta di più i mussulmani sono stati rappresentati come gente violenta: (Una vignetta particolarmente irridente mostra il profeta con un turbante che contiene una bomba).
Nessuna  comunità mussulmana si lascerà convincere che queste vignette non vogliano promuovere il razzismo contro i mussulmani.
Gli editori possono dire quello che vogliono ma la comunità sa bene quando viene rappresentata come“l’altro” per essere derisa ed emarginata.
Mettere alla berlina le minoranze razziali è stata una tradizione in Europa e nel Nord America da ben prima che fosse accettabile deridere i mussulmani:
Nel tardo 19mo secolo e nel ventesimo non era inconsueto vedere gli ebrei e i negri raffigurati in modo negativo. Oggi, grazie all’importante lavoro di molti attivisti per i diritti civili, nessun giornale invocherebbe la libertà di stampa per deridere gli ebrei e i negri o i loro rappresentanti politici così come il giornale danese ha deriso il profeta.
Detto ciò, il modo in cui alcuni mussulmani hanno reagito alla provocazione lascia molto a desiderare.
Provocati, essi si infilano ciecamente nella trappola costruita per loro e ne vengono fuori peggio di quando ci sono entrati.
In Canada abbiamo avuto un caso simile anche se non della stessa dimensione. A metà degli anni novanta a Toronto un uomo distribuì scritti fortemente provocatori contro l’Islam e il profeta..
A differenza dei nostri colleghi europei e di qualche fanatico del Medio Oriente, i mussulmani canadesi segnalarono il caso alla polizia e quel gentiluomo fu giudicato in nome delle leggi dell’Ontario sull’odio (razziale) e riconosciuto colpevole. Fine della storia.
Nel caso danese la reazione del mondo arabo, guidato dal governo egiziano, suggerisce che c’è ben più di quello che appare. Nel mondo arabo hanno protestato in migliaia contro la pubblicazione delle vignette. Il giornale danese ha ricevuto minacce di bombe. Due gruppi armati hanno minacciato ieri francesi e norvegesi nei Territori palestinesi, così come i danesi, dopo che le caricature erano state pubblicate nei loro paesi.
Molti credono che il presidente del governo egiziano Hosni Mubarak si stia dando da fare non per amore dell’islam ma per amore del potere che ha conquistato da decenni.
La giornalista egiziano americana Mona
Eltahawy, un’editorialista del giornale londinese Sharq AlAwsat, ha scritto sul quotidiano egiziano Al Dastour: “Forse i governi mussulmani che diffondono la campagna, condotti dall’Egitto, sentivano che questo era un modo facile per lucidare contemporaneamente le loro credenziali islamiche mentre gli islamisti di casa loro sono più forti di quanto non lo siano stati da molti anni”.
Il fatto che la Lega araba abbia domandato che il governo danese chiuda il giornale Jyllands-Posten mostra quanto le pratiche dittatoriali siano profondamente radicate in molti paesi mussulmani.

Sono così abituati a chiudere i loro stessi giornali che non potrebbero capire perché il governo danese non possa emettere un decreto per chiudere lo
Jyllands-Posten.
Questo atteggiamento dei governi arabi e dei movimenti islamisti non appartiene alla tradizione dell’Islam. Questi fanatici dovrebbero chiedersi cosa avrebbe fatto il profeta di fronte a questo insulto.
Ritengo che avrebbe pronunciato una preghiera per il vignettista e si sarebbe “allontanato dall’ignorante” come Allah ordina nel Corano.
Tarek Fatah è ospite di The Muslim Chronicle, uno spettacolo televisivo settimanale sulla TV CTS, ed è il direttore delle comunicazioni del Congresso mussulmano del Canada.

 

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categoria:rassegnastampa, guerra conflitti e violenze