Questo diario elettronico ha una storia... (continua)


lunedì, 23 marzo 2009
Aggressione all’Iraq e furti a Nassiriya

La memoria di un povero blog

Mercoledì 4 gennaio 2006. Da il Messaggero Veneto di Udine (cronaca di Udine. Analogamente scrive – nella stessa data- Il Gazzettino, ancora nella cronaca locale).
 
“Venerdì 30 dicembre: i carabinieri del Comando provinciale di Udine si presentano alla caserma Berghinz di via San Rocco, Sede del Terzo reggimento genio guastatori. Si muovono con sicurezza. Sanno che negli scantinati é ammucchiato un centinaio di armi da guerra sequestrate agli iracheni e fatte arrivare in Italia nel settembre 2004. Armi . che dovevano essere distrutte a Nassiriya, dove gli uomini del reggimento hanno operato per mesi…. “

Chi le ha messe in quella italica caserma era ben consapevole del fatto che era opportuno mascherarne la provenienza. Infatti …


“Le armi sono tutte con matricola limata e custodite senza particolari misure di sicurezza.”
(Da il MV/Ud 4/01)

4 febbraio 2006 – stessa fonte
Sono effettivamente tavolette babilonesi con iscrizioni e raffigurazioni risalenti al 2000 avanti Cristo i reperti archeologici ritrovati nel borsone di uno dei quattro militari che avevano partecipato tra maggio e settembre 2004 alla missione Antica babilonia, indagati dal pm della Procura militare di Padova, Sergio Dini.
L’inchiesta è quella che ha portato alla scoperta di un arsenale di armi irachene negli scantinati della caserma Berghinz di Udine, sede del terzo Reggimento genio guastatori in forza alla brigata Pozz   uolo del Friuli. E’ il risultato della perizia effettuata per conto del sostituto procuratore Dini dai Carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico e da alcuni consulenti universitari. Le sei tavolette provengono presumibilmente dalla città di Ur e hanno un valore di 3.500 euro ciascuna. Alcune formelle, parte delle quali in buone condizioni di conservazione e parte scheggiate, potrebbero appartenere al rivestimento di una “ziggurat”, le tipiche torri a gradoni mesopotamiche con base quadrata o rettangolare.
Erano state scoperte nelle scorse settimane all’interno di un borsone al quale erano attaccate le etichette del capitano SV:, ritrovato nel corso di una perquisizione nell’alloggio del maresciallo BG.

Copiare é dura, ma la notizia é troppo ghiotta

Messaggero Veneto - cronaca di Udine - sabato 21 marzo 2009

 Il caso Berghinz traffico d’armi irachene, l’inchiesta arriva a Udine.

Da Padova a Cagliari, poi a Roma e adesso a Udine. Ha fatto questo ‘giro’ l’inchiesta sul traffico d’armi irachene trovate alla Berghinz, scoppiata nel gennaio 2006. Si fondava sulla presunta importazione illegale di armi dall’Iraq e aveva visto indagati cinque militari del Terzo reggimento guastatori di stanza appunto nella caserma udinese di via San Rocco.
Se per il colonnello S.Z. di Udine , il procedimento era già stato stralciato e il 6 aprile ci sarà la prima udienza preliminare davanti al Gup del tribunale udinese, per gli altri quattro finora le indagini erano rimaste nell’ambito delle procure e dei tribunali militari. Così, recentemente, dopo essere transitate da Padova, a Cagliari, a Roma, i giudici militari dei tribunali della capitale hanno stabilito che la giurisdizione per procedere é quella ordinaria di Udine.
I faldoni del procedimento sono così arrivati alla procura della repubblica udinese che adesso, di fatto, si vede azzerato tutto e quindi deve iscrivere il fascicolo come indagini preliminari individuando i reati ordinari che ritiene siano stati commessi.
Vi figurano indagati i predecessori di S.Z., colonnello romano M.R., che guidò gli uomini della Berghinz durante la missione in Iraq, dal maggio al settembre 2004: il capitano S.V. di Pasian di Prato, il maresciallo capo B.G. di Coseano, che avrebbero avuto il compito di trasportare e custodire l’arsenale clandestino dall’Iraq all’Italia . e il maresciallo del Terzo reggimento guastatori A.C. di Udine
.
 
Se ci saranno altre notizie ...
 
Avevo scritto di questa sporca faccenda nei mesi di gennaio e marzo 2006 (chi vuole può servirsi dell’archivio, purtroppo la categoria ‘Antica Babilonia’ non funziona).
Poi la faccenda era stata trasferita ad altro tribunale e la mia fonte di notizie si era prosciugata. Ora torna a Udine. Se ci saranno altre notizie ne scriverò.
Non ho trascritto i nomi dei protagonisti di questa sporca faccenda perché, stante la funzione di magazzino della merce rubata, esercitata da una caserma non dismessa, penso che la disciplina militare, bene o male intesa che sia, c’entri qualche cosa.
La sigla in luogo del nome é il mio modo di segnalare il mio sospetto di una responsabilità oltre le persone indicate.
augusta
Dedicato a Lino, l’uomo dai veloci commenti (grazie)
Leggo un commento e aggiungo, ricopiando dalle mie vecchie notizie (7-01-2006):
 
“Reperti archeologici e alcune parti di kalashnikov sono stati trovati durante le perquisizioni disposte dalla procura militare di Padova in seguito al ritrovamento nella caserma Berghinz … di una novantina di armi da guerra importate dall’Iraq” (Da il MV/Ud 6/1). 
La notizia viene ripresa anche il 7/01 dalla stessa fonte, con un’osservazione un po’ demenziale “tutti sapevano”. Tutti chi? E perché non hanno parlato se importazione clandestina di armi, gestita da diffuse complicità, e furti collettivamente e individualmente perpetrati risalgono al 2004?
Reperti archeologici rubati, tolti dal contesto in cui –trovati da studiosi onesti e competenti - possono dire molto della storia di un popolo. Sullo stesso quotidiano trovo una dichiarazione del prof. Matthiae, l’italiano scopritore di Ebla (Siria). Afferma il famoso archeologo che si tratta
“di un episodio indubbiamente grave, se si è verificato, perché la Mesopotamia antica è una delle regioni più importanti in assoluto nel pianeta per la fondazione della civiltà urbana” (Da il MV/Ud 6/1).
Quando ho visitato Ebla non ho avuto la fortuna di incontrare il prof. Matthiae, ma gli operai del posto, intenti a scavare la loro terra con una cura che richiamava un’attenzione amorosa e che parlandomi de “the professor” si illuminavano.
Aveva offerto loro la capacità di accostarsi in pienezza di dignità e consapevolezza al loro passato.
Ma il passato in cui si riconoscono i militari di Nassiriya non è quello degli operai di Ebla, bensì quello della violenza che, consumata su altri popoli, sembra appagarli.
La democrazia non si esporta e, se si cerca di farlo con le armi, si aggiunge violenza a violenza, ma la cultura che consente di vivere in democrazia può essere testimoniata da chi ne è all’altezza.
mercoledì, 09 aprile 2008

 

              VITTIME  (di guerre e di cui è possibile fare la conta …)

Internazionale   4  / 10  aprile n. 738  pag. 14

Numero di vittime dall’inizio della seconda intifada (28 ottobre 2001).

Dati aggiornati alle 16 del  2 aprile 2008

Tra le vittime palestinesi sono inclusi i kamikaze, mentre non sono conteggiate le persone accusate di collaborazionismo e uccise da altri palestinesi.

Palestinesi         5.177        

Israeliani          1.067        
Altre vittime         78         
Totale               6.322        

Internazionale  4  / 10  aprile n. 738  pag. 14

Numero di vittime dall’inizio della guerra in Iraq (19 marzo 2003)
Dati aggiornati alle  16 del 2 aprile 2008

Iracheni               82.625  /   90.149
Soldati statunitensi                4.012      
Soldati di altre nazionalità       309         


                         Vittime e distruttori d’altro tipo.

Anche la stampa italiana ne ha parlato, ma avevo letto la prima notizia sulla BBC.
Una ragazza argentina., rapita in carcere alla sua mamma durante il regime dei colonnelli e “adottata” da una coppia dei suoi rapitori, li ha denunciati e ha potuto ritrovare la nonna e il fratello (i genitori non ci sono più) attraverso la banca del DNA istituita dalle nonne di Piazza di maggio.
Queste “nonne” per assicurare un nucleo familiare ai nipoti nati in carcere (e in carcere rapiti per essere direttamente “adottati” o venduti) si sono dovute sostituire alla generazione dei figli e delle figlie in parte distrutta per allontanare i loro nipoti da chi li aveva fatti strumenti di un bisogno di impossessarsi di altri esseri umani.
Ne avevo incontrato una delegazione quando ero vicepresidente del consiglio regionale; ne ho riportato un ricordo indimenticabile e conservo con amore il fazzoletto bianco che le distingue e che mi hanno regalato allora.

…….         .e non manca il grottesco


Avevo deciso di non andare a votare: l’idea di dovermi asservire a scelte di gruppi che, fiduciosi nelle pigre abitudini degli italiani, ci impongono personaggi incredibili (ma dove li trovano? Ne hanno un deposito a domicilio?) mi ha fatto cambiare parere. Mi sembra che, esprimendo il mio voto, manterrò più forte il mio diritto di protesta.
E poi bisogna opporsi –in qualunque modo, ma per quante elezioni ancora? – a Berlusconi, Casini e Lega Nord ecc. ecc.
Purtroppo vengono fornite ogni giorno nuove ragioni di fastidio.
L’ultima volta ha provveduto al mio ineliminabile quotidiano disgusto Veltroni, responsabile dell’inserimento del gen. Del Vecchio nelle liste elettorali, in posizione irrimediabilmente vincente.
Il Del Vecchio aveva dichiarato (per questa volta evito le citazioni dato che ne ha parlato la stampa di ogni tendenza):
«Non sarei contrario alla creazione di case di piacere per i soldati impiegati nelle missioni all’estero  Non va criminalizzato il soldato che frequenta case di piacere controllate, con ragazze maggiorenni. Frequentarle rientra nelle libere decisioni della persona. Capisco perfettamente le esigenze dei ragazzi proprio perché sono un uomo che ha vissuto per 43 anni la vita militare». In precedenza aveva dichiarato di non ritenere i gay adatti alla vita militare e, contemporaneamente, si era dichiarato  favorevole alle quote rosa nell’esercito».
Ne possiamo dedurre che il generale era (è ancora?) frequentatore di casini e che – secondo le antiche, storiche abitudini di ogni esercito - usa dell’arma consueta dello stupro; nel caso suo –uomo d’ordine – lo preferisce organizzato.
Parla di
libere scelte di ragazze maggiorenni, il generale naif. Evidentemente non ha mai sentito parlare di libertà dal bisogno.
E se alle auspicate soldatesse pungesse vaghezza di sesso a pagamento che farebbe la disinibita creatura? Che cosa le impongono le pari opportunità generale Del Vecchio?
Il Veltroni si è detto indignato delle dichiarazioni ma non gli ha chiesto di levarsi dai piedi: i sodali del Del Vecchio – privati dei loro bellici piaceri – potrebbero cambiare idea sul loro voto.
E tanto interessa di questi tempi.
augusta

Nota: chi volesse informazioni su usi e costumi degli eserciti patri può verificare qualche notizia nella rassegna “antica babilonia” (voce presente nelle categorie).

domenica, 11 marzo 2007

segnalazione

 

LUOGHI DI DONNE   DONNE SENZA LUOGHI

 

Storie di vita, di emozioni:un viaggio attraverso la città che cambia

 

Da anni persone provenienti dal mondo intero si affiancano a noi nella quotidianità, nella nostra città, ma solo di recente si è intuito che di queste persone sappiamo troppo poco e che a causa di ciò sappiamo molto poco ormai anche su noi stessi.

Questo concorso nasce per dare voce all’esperienza delle cittadine,dal punto di vista delle donne straniere

e di quelle italiane. Vorremmo veder rappresentate in forma di racconti di fantasia o di testimonianze di vita le loro e le nostre giornate nei luoghi della città. Una città che è loro e nostra,perché insieme la abitiamo.

Alle donne straniere chiediamo che raccontino la loro vita nei luoghi che frequentano, gli incontri, le atmosfere, le emozioni. Chiediamo che raccontino come vedono le donne italiane che incontrano in quei luoghi: cosa pensano di loro, come si incontrano o si scontrano con loro.

Anche alle donne italiane chiediamo di dirci come la loro esistenza si intrecci con le donne provenienti da altri paesi; come questa vicinanza abbia cambiato vita e sentimenti; quali siano i luoghi nei quali tali incontri avvengono o, a volte, falliscono.

 

Regolamento

 

I racconti devono essere inediti ed essere redatti da concorrenti singole o da gruppi di lavoro.

Possono essere proposte sia testimonianze di vita che narrazioni di fiction.

 

I testi dovranno rispondere ai seguenti criteri:

narrativa – un racconto breve di lunghezza massima di 3 cartelle (una cartella 30 righe, una riga 60 battute)

poesia – da un minimo di uno a un massimo di 5 testi poetici, che non superino, complessivamente le 2 cartelle.

 

Ciascun testo potrà essere scritto in italiano o in altre lingue.

Nel secondo caso il testo originale va accompagnato da una traduzione in italiano.

 

Una giuria, composta da 3 esperte in campo letterario, avrà il compito di segnalare i contributi più significativi.

Le autrici dei testi prescelti saranno contattate telefonicamente.

I racconti selezionati verranno letti in un incontro pubblico promosso dalla libreria Cluf il 21 giugno 2007.

Successivamente, verranno raccolti in una pubblicazione antologica, che verrà distribuita alle biblioteche della provincia.

Il testo dovrà essere presentato a mano o spedito in duplice copia cartacea (non manoscritto) presso la

Cooperativa Libraria Universitaria Friulana

via Gemona 22 – 33100 Udine.

Vanno allegate in busta le seguenti indicazioni: nome e cognome, e-mail e recapito telefonico della concorrente.

La scadenza ultima per la consegna è fissata alle ore 12 del 18 maggio 2007.

Farà fede la data del timbro postale.

 

La partecipazione al concorso implica l'accettazione dei punti indicati nel presente bando, nonché del giudizio insindacabile

della giuria.

Le concorrenti autorizzano con la loro semplice partecipazione la diffusione dei testi selezionati da parte degli organizzatori, con citazione esplicita della fonte, senza pretesa di compenso alcuno per i diritti d'autore.

 

Per info: cluf@iol.it

 

 

CONTINUA

Ricevo regolarmente le notizie di Internazionale (www.internazionale.it) .
Ne ho tratto una miscellanea di notizie che difficilmente trova riscontri nei nostri media   augusta

 

Da Internazionale

In copertina: poker americano. Per preparare l'attacco contro l'Iran, Bush entra nella guerra tra sciiti e sunniti. La nuova inchiesta di Seymour Hersh sul New Yorker

(della questione che ho sottolineato potete trovare riscontri anche nei miei diari siriani, tutti reperibili alla voce viaggioconfronti07. Purtroppo questi diari continuano lentissimi, ma .. si fa quel che si può.  aug)

 

Internazionale                         Venerdì, 9 marzo 2007

P R I M A  P A G I N A    I titoli di apertura dei giornali di tutto il mondo
 ARAB NEWS, Arabia Saudita  
http://www.arabnews.com

Olmert ammette di aver pianificato la guerra in Libano.

In un colloquio con la commissione Winograd, che indaga sugli errori commessi durante la guerra in Libano, il primo ministro israeliano Ehud Olmert ha ammesso che i preparativi militari erano stati avviati già nel marzo del 2006. Il premier ha così smentito la versione secondo cui Israele
era sceso in guerra all'improvviso dopo il rapimento di due soldati il 12 luglio. 
http://www.arabnews.com

 

LE MONDE, Francia  http://www.lemonde.fr
Cipro, cade il muro di Nicosia.

Il governo grecocipriota ha avviato l'abbattimento del muro che divide da più di trent'anni la capitale Nicosia. L'esecutivo ha però escluso il passaggio dei cittadini oltre la cosiddetta linea verde finché le autorità  turcocipriote non ritireranno le truppe dalla zona.

(La notizia non è da prima pagina. L’ho sentita commentare con un freddo “cade l’ultimo muro d’Europa”. Dove sono tutte le folle che esultavano alla caduta del muro di Berlino?
Penso che dovremmo scoprire un sistema per far cadere i muri nelle nostre teste.  aug) 

 

Studi su una statua antica reclamata dall'Italia.
Il Getty Museum di Los Angeles ha confermato la volontà di  restituire all'Italia la proprietà di uno dei suoi pezzi più pregiati, una statua di Afrodite che secondo il governo di Roma è arrivata al museo statunitense dopo essere stata trafugata illegalmente. Il Getty, però, ha aggiunto che prima formerà una commissione di esperti incaricata di realizzare uno studio storico e artistico sulla statua. Da mesi il museo californiano è in trattative con Roma per la restituzione di 52 opere antiche.    
Los Angeles Times, Stati Uniti
http://www.latimes.com/entertainment/la-et-getty9mar09,1,4420975.story

(Le culture locali si globalizzano. In Friuli qualcuno condivide una internazionale cultura del furto di storia. Si vedano i miei diari “Antica Babilonia”. aug)

Le chiamano missioni di pace. Boh!  Aug.
Nassiriya, spararono sull'ambulanza: chiesta l'imputazione

A Nassirya aprirono il fuoco uccidendo quattro civili: una donna incinta accompagnata dalla madre, il marito e la sorella. Secondo la procura militare, non si era trattato di un gesto che andò oltre ai «principi di necessità e di proporzionalità della reazione» dei due militari italiani che spararono, il caporalmaggiore Raffaele Alloca e il maresciallo ordinario Fabio Stival. E per questo la procura militare di Roma aveva chiesto l'archiviazione del caso a due anni e passa dal fatto avvenuto durante la battaglia dei ponti nella notte tra il 5 e 6 agosto 2004.
Secondo il pm militare, i due soldati spararono per autodifesa verso «un veicolo non meglio identificato» (cioè privo, nella ricostruzione dell'accusa, di un segno distintivo che ne permettesse il riconoscimento) . Era un'ambulanza che trasportava le quattro persone che furono uccise nel corso di una battaglia durante la quale furono sparati 42 mila colpi. Sempre secondo il pm, l'ambulanza era stata abbandonata all'ultimo momento da uomini armati, «disposti a sacrificare la vita dei civili trasportati» per portare a termine una azione definita «devastante».

Ma la ricostruzione del pubblico ministero non è stata condivisa dal Gip militare di Roma, Carlo Paolella, che ha respinto l'archiviazione e ha chiesto che venga formulata una imputazione per il reato di «uso aggravato delle armi contro ambulanze». Il problema, secondo il giudice per le indagini preliminari, è quello della «generale attendibilità dei militari» coinvolti nell'episodio, che hanno sempre negato di aver sparato contro un mezzo di soccorso. Di ambulanza colpita - vale a dire, di mezzo su cui erano esposti i simboli di riconoscimento della Croce rossa - aveva parlato, per la prima volta, il giornalista Usa Micah Garen, che era al seguito delle truppe italiane e fece vedere le immagini di questa ambulanza colpita. Tra i testimoni citati dal giornalista c'è anche l'autista dell'ambulanza (che sarebbe poi riuscito a scendere in tempo e a salvarsi). Di più, di un'archiviazione che sembra un depistaggio aveva parlato in un'intervista a unita.it anche il magistrato italiano ed ex parlamentare Domenico Gallo (nella foto), che è stato uno dei primi firmatari dell´esposto che portò all´apertura dell´inchiesta della procura sulla famigerata "Battaglia dei ponti" di Nassiriya.
Sarà un diverso giudice, tra circa un mese, a riprendere in considerazione l'intera vicenda e a decidere se rinviare a giudizio, o no, i due militari.

Pubblicato il 09.03.07


Come ti cresco piccoli razzisti  aug

9/3/2007 (19:26) - BULLISMO E RAZZISMO    LA STAMPA

Bergamo, picchiato ragazzo   autistico e brasiliano

E' successo in un oratorio BERGAMO
Non solo a scuola: grave caso di bullismo in un oratorio della Bassa Bergamasca. È successo a Bariano, e la vittima è un dodicenne brasiliano affetto da autismo, che è stato insultato e picchiato davanti ai coetanei che lo filmavano con il telefonino. Il dodicenne ha raccontato che un ragazzo più grande lo avrebbe prima insultato dandogli dello «sporco brasiliano», e quando il ragazzino ha reagito sputando, lo ha aggredito, prendendogli la testa e schiacciandola contro un gradino.
Medicato in ospedale gli è stato diagnosticato un trauma cranico non commotivo. A questo punto la madre è tornata all’oratorio per avere spiegazioni e si è vista insultata a sua volta.
«I giovani e le madri che erano lì - ha raccontato - mi dicevano di tornare al mio Paese, qualcuno mi ha anche gridato »brutta nera« e qualcun altro scattava foto col telefonino. Mio figlio è malato e la sua malattia lo rende iperattivo, non sa distinguere fra lo scherzo e la provocazione. È seguito da un’assistente ma negli ultimi tempi provava ad andare un pò da solo all’oratorio e noi lo sorvegliavamo da lontano. Più volte abbiamo visto che i grandi lo provocano, lo colpiscono con il pallone».

 

Miracoli opportunistici? Sento alla radio che è prossima la conclusione del processo di beatificazione del papa Giovanni Paolo 2°. Si commenta che il maggior numero di miracoli del beatificando riguarda la nascita di bambini da coppie sterili. Concorrenza o cattivo gusto?


Da augusta: buona domenica!

postato da: AUG alle ore 11:39 | permalink | commenti (1)
categoria:donne, rassegnastampa, antica babilonia
mercoledì, 21 febbraio 2007

La storia dei popoli come bottino fra guerra e mercato.

Lo scorso anno mi sono costantemente interessata al problema dello stoccaggio di armi, proveniente con “anomale” modalità  dall’Iraq, e trovate negli scantinati di una caserma udinese.
Ho semplicemente ricopiato le notizie proposte da un giornale locale non avendo alcun ruolo, né una specifica competenza, che mi consentisse di andare oltre da sola.
Ho cercato di diffonderle  fra alcuni parlamentari senza risultato alcuno: eppure costoro avrebbero i mezzi per indagare e capire. La conoscenza che non sia impedita da formali segreti – e non da chiacchiere su presunti segreti, come spesso avviene - è loro dovuta.
D’altra parte anche l’associazionismo più o meno sedicente pacifista si occupa solo di assoluti
– moralisticamente assunti, gridati più che dichiarati e proclamati emozionante fondamento delle proprie scelte di vita – e non si abbassa a una realtà che richiede la fatica della ricerca e la costanza che sa accettare anche una demotivante continuità.
Comunque oggi -21 febbraio 2007- ho trovato un nuovo articolo che ricopio, indicando le date di tutti i precedenti. 2006: 6, 7, 14, 24 gennaio, 3, 4, 12, 17, 27 febbraio, 21 marzo, 6 luglio e 13 ottobre.
augusta


21 febbraio 2007 Messaggero Veneto –Edizione di Udine pag. V -                          
Traffico d’armi, di nuovo perquisita la Berghinz
I carabinieri sono tornati nella caserma per acquisire altri atti.
Intanto l’inchiesta passa a Roma                       di Alberto Lauber

Una nuova perquisizione nella caserma Berghinz di via San Rocco e il trasferimento dell'inchiesta dalla procura militare di Cagliari a quella di Roma, ritenuta competente per il reato commesso all'estero da militari italiani. Solo le due ultime novità dell'indagine che dal gennaio del 2006 sta cercando di far luce sulla presunta importazione illegale di armi dall'Iraq e che sinora ha fatto finire sotto indagine cinque militari del Terzo reggimento guastatori di stanza nella caserma udinese di via San Rocco.

La nuova perquisizione è stata condotta dai carabinieri del Nucleo operativo del Comando provinciale di Udine, che su disposizione della Procura militare di Cagliari hanno acquisito alcuni documenti utili per ricostruire ulteriormente il percorso delle armi da guerra, dal loro imbarco nel 2004 in Iraq da parte dei militari che avevano preso parte alla missione “Antica Babilonia” al loro arrivo in Italia nei container trasportati dalla nave “Jolly Giallo”. Nave che prima di arrivare nel porto di Monfalcone toccò anche il porto di Cagliari.
L'inchiesta aveva preso avvio dopo il ritrovamento di un centinaio di armi sequestrate agli iracheni: decine di kalashnikov, 15 pistole semiautomatica Berretta, sei lanciarazzi Rpg, 10 fucili da cecchino, una mitragliatrice pesante, due cannoncini. Armi che non dovevano essera alla Berghinz, bensì distrutte a Nassiriya, dove gli uomini del reggimento avevano operato per mesi. Proprio gli atti sequestrati recentemente dai carabinieri in via San Rocco dovrebbero consentire agli inquirenti della Procura militare di capire se effettivamente alcuni militari attestarono falsamente in Iraq smembrata di aver distrutto le armi e compilato i documenti di imbarco dei container senza far cenno all'arsenale trasportato illegalmente.
In seguito alle prime fasi di indagine sono finiti sotto inchiesta l'attuale comandante del Terzo reggimento genio guastatori, colonnello Silvio Zagli di Udine; il suo predecessore colonnello Mario Ruggiero, che guidò gli uomini della Berghinz durante la missione in Iraq dal maggio al settembre 2004; il capitano Stefano Venuti, di Pasian di Prato e il maresciallo capo Bruno Garlant, di Coseano, che avrebbero avuto il compito di trasportare e custodire l’arsenale clandestino dall'Iraq all'Italia. A Cagliari, poi è finito fra gli indagati anche il maresciallo del Terzo reggimento guastatori Alessandro Corbia, 44 anni, di Udine.
La posizione del colonnello Zagli, inizialmente accusato di peculato militare, è stata stralciata: ora il fascicolo che lo riguarda è stato trasferito dalla Procura militare di Padova alla Procura di Udine. Sono accusati di peculato anche Ruggiero (difeso dall'avvocato Cinzia Fuggetti), Venuti (avvocati Andrea Mascherin e Mariarosa Conte) e Garlant (avvocato Alberto Tedeschi), che devono pure rispondere in concorso di introduzione clandestina nel territorio nazionale di armi da guerra. A Zagli era stata contestata anche la detenzione abusiva di armi da guerra.
A Venuti  e Corbia (difeso dall’avvocato cagliaritano Massimo Pacini) é contestato anche il falso ideologico. Venuti  e Garlant hanno anche a carico un’ulteriore accusa di peculato per il possesso di alcuni reperti archeologici presi durante la missione in Iraq e fatti arrivare in Italia.

venerdì, 13 ottobre 2006

Dense Inert Metal Esplosive  (DIME)
Non mi sento di commentare la lista delle notizie che pubblicherò di seguito: parlano da sé.
A quanto ho constatato quello che ho scritto mercoledì 11, riprendendolo da il sito web www.ildialogo.it, in merito al DIME non suscita interesse nella “grande” stampa.
Ne ha parlato Il Manifesto del 12 settembre (reperibile via Internet) e c’era una notizia su l’Unità.
Il 15 luglio avevo  pubblicato il testo della
Legge 17 maggio 2005, n. 94: "Ratifica ed esecuzione del Memorandum d'intesa tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo dello Stato di Israele in materia di cooperazione nel settore militare e della difesa, fatto a Parigi il 16 giugno 2003".
Il Memorandum ratificato prevede tra l’altro la cooperazione nella ricerca, nello sviluppo e nella produzione di tecnologie militari anche tramite lo scambio di dati tecnici, informazioni e hardware. Vi si incoraggiano inoltre «le rispettive industrie nella ricerca di progetti e materiali» di interesse comune”
Chi volesse leggerne il testo
, che è in formato PDF e quindi non posso riportare può  andare  a: http://dex1.tsd.unifi.it/juragentium/it/surveys/palestin/ItIsr.pdf.       

Il 22 settembre ho pubblicato l’interrogazione dei senatori Giannini e Menapace interrogazione relativa alla legge 94.

Chissà se nella risposta il governo verranno rivelerà operosi scambi intervenuti fra responsabili (?!)  militari di Italia e Israele anche in merito al DIME

E, a proposito di armi trascrivo di seguito una notizia ripresa da un quotidiano locale.
Chi volesse vederne i precedenti può consultare i diari del 6, 7, 14 e 24 gennaio, del 3, 4, 12, 17 e 27 febbraio del 21 marzo e del 6 luglio, tratte sempre dal Messaggero Veneto e pubblicate sempre, implacabilmente e inspiegabilmente, nella cronaca cittadina.   augusta


Messaggero Veneto   10 ottobre 2006   
Cronaca di Udine
BERGHINZ:  DISPOSTA UNA PERIZIA SULLE ARMI PROVENIENTI DALL’IRAQ.
Continuano sotto la direzione della procura militare di Cagliari le indagini sul traffico di armi da guerra e reperti archeologici dall’Iraq di cui sono accusati i tre militari del terzo reggimento Genio guastatori di Udine. Ricevuti gli atti da Padova, i magistrati cagliaritani hanno chiesto un incidente probatorio per affidare a esperti la perizia sulla merce oggetto del presunto contrabbando, oltre ad aver esteso l’inchiesta a un quarto militare, attualmente impegnato in una missione di peacekeeping all’estero.
A gennaio tre militari, due ufficiali e un maresciallo, sono stati accusati di peculato militare e importazione clandestina di armi da guerra, dopo il ritrovamento di fucili e kalashnikov con matricola abrasa all’interno della caserma Berghinz di via San Rocco.
La nave battente bandiera italiana Jolly Giallo sulla quale era imbarcato il container sigillato con le armi, salpata dal Golfo Persico, nell’aprile 2004 fece scalo nel capoluogo sardo. Tanto è bastato al giudice per l’udienza preliminare del tribunale militare di Padova per chiedere la trasmissione degli atti: gli ultimi falconi sono arrivati nel capoluogo sardo la scorsa settimana. Nel frattempo, il procuratore capo Mauro Rosella e il sostituto Enrico Lussu hanno già avviato alcune indagini integrative e a breve il gip incaricherà due periti per analizzare le armi e i beni archeologici e stabilirne il valore.


                     VITTIME  (di guerre e di cui è possibile fare la conta …)


Da Limes- Rivista italiana di geopolica  -  Supplemento al n.4-2006
      Fabio Mini. Tsahal, una sconfitta da manuale pag. 40-41

”Le perdite subite dal Libano sono assolutamente coerenti con il genere e il numero degli interventi israeliani: 1.130 morti e 3.300 feriti, oltre un milione di rifugiati di cui 850mila senza più casa.”  <…..>
“Israele ha avuto 134 morti di cui ben 117 soldati. Le perdite civili (37 morti e 422 feriti) ”

      Gabriele Cavaglion. C’è ancora uno stato di Israele?   pag.145

In Israele ”Più di un milione di civili ha sofferto i bombardamenti indiscriminato dei miliziani di Hezbollah. Più della metà dei civili residenti in prossimità della frontiera – circa 96mila persone – ha dovuto evacuare le sue case già nei primi giorni del conflitto.
Le ultime cifre parlano di un trasferimento totale di 250mila persone.”


Da Internazionale 13/19  ottobre   2006  n. 662-3 pag. 14

Numero di vittime dall’inizio della seconda intifada (26 ottobre 2000).
Dati aggiornati alle 16 dell’11 ottobre 2006
Tra le vittime palestinesi sono inclusi i kamikaze, mentre non sono conteggiate le persone accusate di collaborazionismo e uccise da altri palestinesi.
Palestinesi        4.293      
Israeliani          1.042         
Altre vittime         77         
Totale                5.412         

Da Internazionale  13/19  ottobre   2006  n. 662-3 pag. 14

Numero di vittime dall’inizio della guerra in Iraq (19 marzo 2003)
Dati aggiornati alle 16  del’11 ottobre 2006
Iracheni              43.850  /  48.693
Americani                    2.753                             
Altre vittime                   237                          

Fonti: Iraqbodycount.net   lunaville.com

 

Da La stampa 12 ottobre

Sono 650.000 i morti civili della guerra in Iraq (n.d.r: nel titolo di prima pagina sono 654.965, poi il numero è stato “arrotondato)
L’invasione dell’Iraq è costata la vita a quasi 655.000 persone, cioé più del totale dei morti e feriti nella Guerra Civile americana. Sono cifre contenute in uno studio della Johns Hopkins University, che il presidente Bush contesta. La ricerca è stata condotta dal professor Gilbert Burnham, della Bloomberg School of Public Health, in collaborazione con l’università Al Mustansiriya di Baghdad. Non si tratta di una conta dei corpi, ma di uno studio epidemiologico, compilato con criteri statistici simili a quelli dei sondaggi. Burnham e i suoi colleghi hanno scelto 47 località sparse in tutto il paese, e sono andati a trovare 1.849 famiglie in cui vivono 12.801 iracheni. Quindi hanno raccolto i dati su quante persone sono morte, e come, dal 18 marzo 2003 ad oggi, e li hanno confrontati con i livelli di mortalità precedenti alla guerra. Hanno scoperto che nei gruppi selezionati sono avvenuti 629 decessi, che rappresentano un aumento di circa due volte e mezzo rispetto al passato

(fonte) DAILY MAIL, Gran Bretagna  http://www.dailymail.co.uk

Il capo delle forze armate britanniche chiede il ritiro dall'Iraq.
Il generale Richard Dannatt, capo delle forze armate britannniche, ha affermato in un'intervista che la Gran Bretagna deve ritirarsi "presto" dall'Iraq per evitare delle conseguenze catastrofiche per la società irachena e quella britannica. Attaccando la politica estera di Tony Blair, Dannatt ha affermato che mantenere la presenza in Iraq mette a rischio la sicurezza e gli interessi britannici nel mondo.

 

giovedì, 06 luglio 2006

Riprendo le ormai lontane cronache dell’operazione Antica Babilonia, sempre dal Messaggero Veneto e sempre, implacabilmente e inspiegabilmente, in cronaca di Udine (pag. IV – 23 giugno)
Ne ho scritto finora il 6, 7, 14 e 24 gennaio, il 3, 4, 12, 17 e 27 febbraio e il 21 marzo
Ne scrivo di nuovo oggi perché domani, come si legge dall’articolo che trascrivo, riprenderà il processo relativo al trasporto clandestino e alla detenzione abusiva di armi(in caserma)
Speriamo non finisca con i capri espiatori.
La responsabilità dei crimini è certamente personale, ma ad OGNI livello              augusta   

A Padova udienza rinviata al 7 luglio. Due ufficiali e un sottoufficiale accusati di introduzione e detenzione clandestina 
Armi da guerra alla Berghinz: via al processo per tre militari

Via al processo e subito un rinvio al 7 luglio, al tribunale collegiale militare di Padova, per i tre militari (due uffciali e un sottufficiale) del Terzo reggimento guastatori, che ha sede nella caserma Berghinz di via San Rocco a Udine. I tre, che hanno partecipato a missioni in Iraq, sono accusati a vario titolo di introduzione clandestina e detenzione abusiva di armi da guerra e peculato.

Il “viaggio” del container pieno di armi clandestine, partito da base Mittica a Nassyria e sbarcato a Monfalcone senza essere stato mai sottoposto a un controllo doganale, ha sollevato non poche perplessità in seno al tribunale militare padovano che – di fronte alle spiegazioni fornita dalle parti – ha disposto, dopo un’ora e mezza di camera di consiglio, che il pubblico ministero Sergio Dini e il collegio della difesa degli imputati compiano entrambi una nuova serie di accertamenti e ne riferiscano ai giudici.
Ieri pomeriggio s’era aperta la prima udienza Dapprima sono state prese in esame proprio le sorti del processo. Va a Roma? Resta a Padova? La difesa degli imputati appare subito certa che il dossier delle armi clandestine rinvenute in uno stanzone della caserma Berghinz di Udine, sede del Terzo Reggimento Genio Guastatori, sia di competenza del tribunale militare capitolino che ha giurisdizione sui reati commessi dai militari all’estero. Per il collegio dei legali questa tesi ha sostenuto l’avvocato Cinzia Fuggetti illustrando come il container partito dalla base Mittica (territorio italiano) per essere poi caricato su navi (italiane) che lo avevano scaricato a Cagliari e quindi – su altro natante- a Livorno e infine a Monfalcone. In questa situazione la competenza nel giudizio nei confronti del colonnello Mario Ruggero, già comandante del Terzo Reggimento in occasione della operazione “Antica Babilonia”, del capitano Stefano Venuti (entrambi presenti in aula) e del maresciallo Bruno Garlant (unico assente) appare pertanto attribuibile – ha sostenuto l’avvocato Fuggetti- al collegio militare di Roma.
Nella sua replica il pm Sergio Dini ha invece ribadito come a suo avviso la competenza nel giudizio spetti al tribunale padovano e ciò per una circostanza assolutamente indiscutibile e cioè che solo a Monfalcone il container, sfuggito nei porti al controllo doganale, era stato aperto e pertanto si era potuto conoscere  quale in realtà fosse il contenuto (clandestino) del quale –prima- nessuno s’era accorto.

Versioni che evidentemente non  hanno convinto fino in fondo il presidente Massimo Bocchini (giudice “a latere” Andrea Crociati) che ha invitato le parti a fornire al collegio ulteriori precisazioni.
Antonio Garzotto

 

La mia precedente pagina di diario ha meritato un commento da parte di Barone Rosso (che ringrazio). Lo trascrivo per comodità dei lettori perché lo ritengo importante:

“Pagina molto bene documentata ed articolata. Per quanto riguarda il Sismi non sono d'accordo con la prioristica presa di posizione condannevole.Tante volte avrà sbagliato e tantissime altre volte avrà operato bene, come tutte le Intelligences del mondo civilizzato. Tante volte ha "salvato" e noi neppure lo sappiamo...”

Probabilmente il mio interlocutore è rimasto irritato dalla frase: “attività sciagurate del Sismi infanghino ogni dignità di cittadinanza, anche mia”.
Riconosco che era poco chiara e allora cerco di spiegarmi meglio
A prescindere dal fatto che fattori anagrafici e non ideologici mi obbligano a ricordare i servizi deviati degli anni ’60 (cito solo per nomi: Sifar, De Lorenzo, P2, Gelli..) veniamo al rapimento di Abu Omar.

I servizi segreti (se non sono deviati) non sono attività di silente beneficenza ma parti dell’organizzazione dello stato che, nel caso nostro, dovrebbe manifestarsi ad ogni livello come democratico.
Anche in democrazia è previsto il segreto, che però deve essere garantito da decreti di secretazione.

Nel sito web (che ho citato nel mio precedente diario) sta scritto che il Sismi:.
comunica al Ministro della Difesa e al CESIS tutte le informazioni ricevute o comunque in suo possesso, le analisi e le situazioni elaborate, le operazioni compiute e tutto ciò che attiene alla sua attività”.

Quindi, se nell’operazione rapimento di Abu Omar il Sismi ha fatto tutto quanto dovuto, il governo sapeva e, se l’operazione era legittima, poteva secretarla. Io non ho sentito parlare di nulla di tutto questo con l’aggravante di quanto mi ha insegnato un’esperienza personale.
Dal 1994 al 1997 sono stata componente del Comitato Misto Paritetico Servitù Militari (eletta dal consiglio regionale sulla base della legge
Legge 24 dicembre 1976 n.898 e successive modifiche) e ho avuto l’opportunità di conoscere aspetti dell’ufficialità delle forze armate italiane e anche di visitare, per regolare incontri dovuti, la base di Aviano, dove ho constatato la scarsa autorevolezza dei militari italiani nei confronti degli statunitensi.
Quando ho chiesto di conoscere le norme che ne regolano i rapporti (e che, per l’aspetto non secretato appartengono al Memorandum da cui ho riportato una citazione nel mio diario di ieri) mi è stato risposto che erano segrete. Allora ho chiesto –ed era mio diritto dovere- di conoscere il decreto di secretazione … e ho ricevuto immediatamente il documento.
Spero che tutto questo spieghi l’eccesso rilevato nella mia affermazione
Grazie comunque a “Barone Rosso”  per l’opportunità di dialogo               augusta

 

 

7 luglio

Una velocissima risposta al nuovo commento di "Barone Rosso" (di seguito a questo blog).

Mi fa piacere che abbia potuto esprimere liberamente il suo pensiero, dato che ho creato questo blog per esprimere liberamente il mio. Il fatto che ha me quella parola "aiutino" metta i brividi nulla toglie al piacere di avergli offerto uno spazio.
Quanto ad Antica Babilonia non alludevo, ma dichiaratamente mi riferivo.

Non posso credere a che tre persone in divisa (la responsabilità dei crimini, ancorché ordinati da superiori autorità, é pur sempre personale) si possa far carico della totale responsabilità del viaggio di un container pieno d'armi attraverso i porti del Mediterraneo.

Inoltre le armi si trovavano nei magazzini di una caserma non a casa loro come i reperti archeologici trafugati, pare, privatamente. E se così é, quest'ultimo - a differenza dell'altro che valuto molto più grave per quanto ho potuto leggere- sarebbe "solo" un furto. Un furto che mi offende come essere civile inserito nella storia umana e mi addolora per la rozzezza di chi lo ha compiuto (se lo ha fatto a titolo personale).
Non ho mai fantasticato di conseguenze e connessioni strane sulla strage di Petano (in quel caso ha parlato la magistratura) né, men che meno, sull'11 settembre e stragi successive. La fantasia non é il mio forte e non mi permetterei di esercitarla di fronte alla sofferenza, a nessuna sofferenza.

Quanto a Cossiga ... per ciò che personalmente mi riguarda, il gladiator-pensiero non  fa parte della mia visione della realtà, fermo restando il diritto dell'ex presidente di dire ciò che crede, senza che si debba addolorare per la mia indifferenza.

Cordialmente                    augusta

 

lunedì, 27 febbraio 2006

                                                  SEGNALAZIONE

Ogni azione di mercato (anche di quello connesso alla guerra e al terrorismo) c’è un dare e un avere.
Io ho scritto di un episodio ancora aperto, registrando dal quotidiano Messaggero Veneto (chissà perché in cronaca di Udine e non in pagina nazionale) le notizie relative al traffico illegale di armi da guerra, al loro illegale deposito in una caserma e al saccheggio di reperti archeologici.
Il tutto fa capo ai militari italiani tornati dall’Iraq.
Ne ho scritto finora il 6, 7, 14 e 24 gennaio, il 3, 4, 12 e 17 febbraio.
Possiamo collocare questo insieme di notizie nell’immaginaria pagina dell’ “avere”.

Invece il blog <
b
attelloebbro.splinder.com> ha proposto in data 25 febbraio un interessante articolo che possiamo collocare nella pagina del “dare

ARMI/L'INDAGINE DI BRESCIA
 - Beretta connection Pistole della nostra polizia. Rivendute all'Iraq. E trovate anche in mano alla guerriglia. E ora una legge rischia di bloccare l'inchiesta di Peter Gomez e Marco Lillo

 

 

 

Tornando alla mia pagina dell’ “avere” Il 26 febbraio un ignoto lettore ha commentato:
 “La risposta alle tante stupidaggini che leggo scritte sui giornali e riportate qui da lei, la potrebbe avere chiedendo semplicemente di visitare la sala storica del reggimento, da sempre aperta a tutti.  In ogni caso, c'è un'inchiesta della procura aperta e non spetta certo a lei giudicare”.
Per me si tratta di un commento di estremo interesse che voglio analizzare.
Vediamone alcuni aspetti:
1.   la connessione fra la data del commento e la pagina di diario in cui l’intervenuto (non so come chiamarlo e quindi uso questa generica indicazione) si è espresso.
L’intervenuto infatti ha scritto il 26 febbraio, ma ha collocato il suo commento nel mio diario del 12. Perché ha scelto –fra otto dedicati all’argomento, di cui uno successivo – proprio quello? Una corretta ermeneutica imporrebbe la conoscenza di questo elemento e, poiché non lo so, non posso proporre supposizioni. Se poi l’intervenuto ce lo raccontasse … gliene sarei grata.

2.  
Lo stesso intervenuto dice che ho tratto i miei scritti (definiti “stupidaggini”) dai giornali. Ovvio: ne ho citato pedantemente e costantemente la fonte e dalla fonte ho riportato quasi tutte le dichiarazioni del procuratore militare, identificabili con virgolette.
E a questo punto si manifesta una contraddizione che non so risolvere.
Infatti l’intervenuto indica come stupidaggini non solo ciò che io ho scritto, ma anche ciò che hanno scritto i giornali ( le “
stupidaggini che leggo scritte sui giornali e riportate qui da lei”). Ora i giornali hanno riportato le dichiarazioni del procuratore militare
che io ho ricopiato. In entrambi i contesti-stupidaggini entrano anche –necessariamente – le dichiarazioni del procuratore militare, cui l’intervenuto in conclusione sembra affidarsi “c'è un'inchiesta della procura aperta e non spetta certo a lei giudicare”.
Che non spetti a me giudicare, d’accordo. Ma ciò non mi toglie, signor mio, il diritto di farmi pur stupide domande. Ma che senso ha un’attesa fiduciosa del parere di chi, una riga sopra, è stato inserito fra le stupidaggini?
Solo l’intervenuto ce lo potrebbe dire.
3.   Mi si invita a visitare la sala storica del reggimento. Lo farei se potessi prendere visione:
    a) dell’elenco delle armi (rubate, requisite? Che ne so!) stilato alla   fonte;
    b) della documentazione relativa al trasporto della medesime;
    c) del verbale relativo al loro deposito alla caserma Berghinz (di tutte, non solo
         di  quelle  esposte nella sala storica),
   d) del verbale della visita degli alti ufficiali che hanno visto    tempestivamente le armi
       (si  veda il mio diario del 6 gennaio)
So bene che documenti di questo tipo non sono mai (e opportunamente) in visione, a meno che non riguardino momenti storicamente conclusi e men che meno durante un’inchiesta giudiziaria. Quindi che ci verrei a fare nella sala storica?
4.   Veramente una cosa potrei farla e precisamente credo che potrei constatare l’assenza dei   reperti archeologici trafugati: trafugati in un’azione di saccheggio individuale (sono stati trovati in casa privata, in uno zaino) o per ordine bellico superiore?
Forse l’intervenuto potrebbe darci qualche notizia in proposito.
Secondo un articolo di Repubblica del 10 febbraio il saccheggio avrebbe un seguito medio orientale europeo con tappa a
Nassyria, Bagdad, Amman, Milano, Londra. Stupidaggini?
augusta

 

 

 

 

 

 Andate a leggerlo!

                                           ARMI e STUPIDAGGINI

venerdì, 17 febbraio 2006

Autocritica:
Avevo sempre pensato al ministro Calderoli come persona incapace di farsi responsabile di un atto in grado di stimolare (in altri evidentemente, non in se stesso) un pensiero che non fosse l’esigenza di prenderne le distanze.
Invece lo ha fatto, meglio di qualsiasi altro, indossando T-shirt su cui aveva fatto stampare le vignette che irridono al profeta dell’islam, Muhammad (a mia conoscenza una parola corrispondente a Maometto non esiste in lingue diverse dall’italiano). Mentre cercavo la parola più idonea a distinguere fra il rifiuto della libertà di stampa e la reazione (quella legittima s’intende, non quella violenta) alle immagini che mettono Muhammad alla berlina, proprio il ministro. Calderoli me l’ha data.
Infatti mi ha richiamato alla mente la differenza fra l’ironia (un’attitudine mentale che induce con leggerezza alla critica, al sorriso o almeno non offende) e lo scherno che è la beffa inaccettabile, esercitata con volgarità violenta dal forte sul debole, peggio che offensiva, umiliante e distruttiva.
/E’ vero che l’ironia può degenerare in sarcasmo, ma restiamo ai tue termini più semplici della questione).
Un esempio di scherno che di tanto in tanto emerge (soprattutto quando provoca morti): il nonnismo nelle caserme, insieme alle sue edizioni aggiornate, il bullismo nelle scuole e il mobbing sui posti di lavoro (in particolare se esercitato nei confronti di giovani precari/e).
Ecco perché quelle vignette richiamano (e qualche editorialista lo ha intelligentemente sottolineato) le storielle e le immagini –artatamente diffuse - nel periodo delle persecuzioni antiebraiche.
Se oggi è possibile ridere e sorridere delle storielle -spiritose e intelligenti- di Moni Ovadia, nessuno poteva fare altrettanto a fronte  delle storielle e vignette di allora, a meno che non facesse parte, a qualsiasi nazionalità appartenesse (anche italiana), dei “custodi” dei lager, categoria ancora in vita, formata da coloro che ne negano l’esistenza o sognano di rinnovarne la cultura.
Una volta trovata la categoria in cui collocare le magliette del ministro Calderoli ho pensato alle molte, tragiche fotografie che ho visto allo Yad Vashem, il museo dell’olocausto a Gerusalemme), scattate da soldati tedeschi per farsi beffa delle vittime.
E la categoria di “vittima” non è monopolio di un gruppo umano, quale che sia               augusta

Riprendo le mie notizie su caserme e saccheggi e continuo(e non intendo smettere) a registrare dal Messaggero Veneto (chissà perché in cronaca di Udine e non in pagina nazionale) le notizie relative al traffico illegale di armi da guerra, al loro illegale deposito in una caserma e al saccheggio di reperti archeologici:il tutto fa capo ai militari italiani tornati dall’Iraq.       Ne ho scritto il 6, 7, 14 e 24 gennaio, il 3 e il 4 febbraio .
Oggi ricopio parte dell’articolo di pag. 4 (sempre dal Messaggero di Udine del 16 c.m.) precisando che mi dissocio totalmente dall’espressione”
finito nel mirino non soltanto della magistratura, ma anche in quello dei “media”.       Magistratura e opinione pubblica non sono tiratori eserciti di un qualsivoglia esercito. 
                   
       
Alla Berghinz il capo dell’esercito.
Il generale di corpo d’armata, Filiberto Cecchi, capo di stato maggiore dell’esercito, ha visitato martedì alla caserma Berghinz il comando del terzo reggimento genio guastatori, unità che ha fornito il soccorso alle popolazioni colpite dal terremoto in Pakistan ed è rientrava in Italia proprio in questi giorni.
Dal generale Cecchi è arrivato un sicuro e sincero “incoraggiamento” per il futuro nei riguardi del reggimento Genio guastatori, nell’ultimo periodo finito nel mirino non soltanto della magistratura, ma anche in quello dei “media” che seguono con costanza lo sviluppo dell’inchiesta sulle armi irachene sequestrate proprio alla caserma udinese di via San Rocco.
Alla Berghinz, Cecchi è stato accolto dal generale di corpo d’armata Giovanni Ridinò, ….
(ndr:: segue una lista di “accoglienti” che termina con la fanfara)
I guastatori del terzo reggimento di Udine, inquadrato nella brigata di cavalleria Pozzuolo del Friuli, sono attualmente impegnati in una serie di attività sul territorio nazionale. Una parte è appena rientrata dall’operazione Domino per la sorveglianza di quei siti del Nord-Est ritenuti sensibili ad eventuali rischi di matrice terroristica e gli assetti tecnici specializzati in lavori stradali sono periodicamente attivati per plausibili concorsi in favore della protezione civile (ndr. Ho copiato come sta).
Gli artificieri nel solo anno 2005 hanno bonificato ben 400 residuati bellici degli ultimi conflitti mondiali su tutto il territorio del Triveneto
(n.d.r.: lavoratori indefessi hanno anche trovato il tempo di limare il numero di matricola dalla armi clandestinamente introdotte a seguito del saccheggio in Iraq! Lavoro straordinario?).
Il reggimento è stato impegnato nel recente passato nelle operazioni in Iraq e in Afghanistan, sugli altopiani di Kabul, dove a breve i guastatori torneranno per una nuova missione.
Sull’inchiesta per le armi irachene (n.d.r.  pro memoria: e i reperti archeologici?) vige il segreto istruttorio, anche se la visita del generale Cecchi è stata giudicata di buon auspicio in questo momento di difficoltà.

Non posso nascondere la preoccupazione che questo articolo mi suscita: ci vengono sciorinate le benemerenze del “reggimento Genio guastatori” (che quel “guastatori”
sia una premonizione?); nulla è detto invece sul trasferimento e stoccaggio clandestini di armi e sul saccheggio dei reperti archeologici.
La mia ipotesi che si stiano identificando capri espiatori di basso profilo comincia ad essere, per me, sempre più inquietante. E tale è resa anche dalla conclusione stravagante dell’articolo, che immagino costruito su una militar-velina.
Dice : “
la visita del generale Cecchi è stata giudicata di buon auspicio”. Scartata l’ipotesi sconveniente del generale ridotto a ferro di cavallo o altro, anche più improprio, aggeggio portafortuna, neppure considerata l’ipotesi sconveniente di un generale-silenziatore (devo essere certa che si tratti di un cittadino rispettoso delle leggi) mi chiedo cosa vuol dire.
E non trovo risposta: o meglio quelle che mi frullano in testa, e che per ora scarto, mi inquietano.                        augusta

Segnalazione:
La mia lettera al Messaggero Veneto, pubblicata nel contesto del diario del 13 c.m. e riguardante l’adeguatezza di un certo tipo di jeans ad esigenze cultuali, è stata integralmente  pubblicata dal quotidiano il 15 c.m.

 

 

domenica, 12 febbraio 2006

VITTIME  (di guerre e di cui è possibile fare la conta …)

 

 

 Internazionale   10/16 febbraio 2006 n. 627 pag. 15

Numero di vittime dall’inizio della seconda intifada (26 ottobre 2000).
Dati aggiornati alle 16 dell’8 febbraio 2006
Tra le vittime palestinesi sono inclusi i kamikaze, mentre non sono conteggiate
le persone accusate di collaborazionismo e uccise da altri palestinesi.

Palestinesi       3.854      
Israeliani         1.022         
Altre vittime        75         
Totale               4.951         

 Internazionale   10/16 febbraio 2006 n. 627 pag. 14

Numero di vittime dall’inizio della guerra in Iraq (19 marzo 2003)
Dati aggiornati alle 16 dell’8 febbraio 2006

Iracheni              28.293  /  31.900
Americani                    2.261                              
Altre vittime                   204                          

 

 


Continuo invece  testardamente a registrare dal Messaggero Veneto (chissà perché in cronaca di Udine e non in pagina nazionale) le notizie relative al traffico illegale di armi da guerra, al loro illegale deposito in una caserma e al saccheggio di reperti archeologici:il tutto fa capo ai militari italiani tornati dall’Iraq.     Ne ho scritto il 6, 7, 14 e 24 gennaio, il 3 e il 4 febbraio.
Dopo di allora –e fino ad oggi, domenica – il quotidiano è intervenuto due volte: il 10 febbraio, annunciando l’interrogatorio dell’ex comandante della caserma, il colonnello MR e l’11 febbraio, sabato, con un articolo nella quinta pagina della cronaca cittadina, che riporta qualche altro elemento di squallore che è opportuno non dimenticare.

Berghinz, l’ex comandante non parla di Antonio Granzotto
Il signore citato sopra (che indicherò come colonnello R), interrogato dal procuratore militare di Padova
“si avvalso ieri mattina della facoltà di non rispondere davanti al magistrato che lo aveva convocato per l’interrogatorio. Accompagnato dal suo legale … l’alto ufficiale si è presentato in divisa…”. Prima di lui aveva fatto altrettanto il capitano SV, “convocato il 27 gennaio scorso”.
”Dei quattro militari coinvolti in questa vicenda solo uno (sinora) ha illustrato la sua posizione e cioè l’attuale comandante della caserma Berghinz di via San Rocco a Udine … il colonnello SZ. L’ufficiale, che vanta un curriculum professionale prestigioso in quando ha partecipato a numerose missioni all’estero, si sarebbe giustificato davanti al PM affermando di essere stato informato della presenza dell’arsenale, ma che il colonnello R. (che aveva guidato al missione dei Guastatori a Nassyria nell’operazione Antica Babilonia da maggio al settembre 2004) quando gli aveva ceduto il comando della caserma udinese lo aveva assicurato della regolarità della presenza delle armi. I pezzi provenienti dall’Iraq e sequestrati alla guerriglia locale avrebbero dovuto essere utilizzati parte per la realizzazione del ‘Museo delle armi’ e parte per l’addestramento”.

Sorvolando sulla significatività dell’abbigliamento (che significa presentarsi in divisa trascurando giacca e cravatta?) ci sono altre affermazioni –che il cronista diligentemente registra – che restano incomprensibili.
Il colonnello sarebbe un ufficiale “prestigioso” per aver partecipato a missioni all’estero….beh io il prestigio non glielo negherei solo  dopo che mi fosse assicurato che in quelle missioni non ci siano stati trafugamenti di armi e saccheggi.
E ancora: il bottino sarebbe stato qualificato come materiale per il “museo delle armi”. Che senso ha considerare armi da museo pezzi più volte dichiarati funzionanti?
E ancora: in un museo l’indicazione della fonte è un elemento base di conoscenza, qualche che sia l’oggetto considerato. Che significato attribuire alla cancellazione dei numeri di
matricola?
E ancora: è legittimo nell’esercito italiano fare addestramento con armi trafugate e con la matricola abrasa?
Fra tutte queste domande senza risposta (per ora o per sempre?) emerge una sola certezza: che gli ufficiali in questione, comunque abbigliati, parlano solo per scaricare su altri al responsabilità di ciò che viene loro contestato.
Ma torniamo all’articolo.

”Tra qualche giorno sarà la volta del quarto inquisito e cioè del maresciallo BG che è rientrato in missione dall’Afganistan. Una perquisizione nella sua abitazione consentì ai carabinieri del Comando provinciale di Udine di trovare un borsone (che sarebbe stato di proprietà del capitano SV) contenente le famose sei preziose tavolette assiro-babilonesi che il PM Dini ritiene siano state introdotte clandestinamente in Italia”

(E in che altro modo potevano essere introdotte se non clandestinamente? Forse che esiste il saccheggio militare  ufficialmente consentito?) 

 “A questo punto non è da eludere che il pm Dini decida di procedere nei confronti del capitano SV e del colonnello R con il giudizio immediato.”
Così si conclude l’articolo.

Venerdì 10 febbraio Repubblica aveva pubblicato un articolo che faceva riferimento ai traffici di reperti archeologici dall’Iraq (tappe segnalate: Nassyria, Bagdad, Amman, Milano, Londra).
In quel contesto veniva segnalata anche un’inchiesta de L’Espresso in edicola.
Su queste pubblicazioni non mi soffermo. Sono più lette della cronaca locale di un quotidiano non altrettanto diffuso.
Spero che vangano prese in considerazione                     augusta     

 

 

 

 

 

postato da: AUG alle ore 18:05 | permalink | commenti (2)
categoria:rassegnastampa, vittime di guerra, antica babilonia
sabato, 04 febbraio 2006

Speravo di poter passare alla pubblicazione di alcuni dei materiali che ho raccolto sulle elezioni nei Territori palestinesi. Anche se le rinvio non “invecchiano” perché fanno parte di quei materiali che i grandi media non prendono in considerazione.
Continuo invece  testardamente a registrare dal Messaggero Veneto (chissà perché in cronaca di Udine e non in pagina nazionale) le notizie relative al traffico illegale di armi da guerra, al loro illegale deposito in una caserma e al saccheggio di reperti archeologici:il tutto fa capo ai militari italiani tornati dall’Iraq.                   
Ne ho scritto il 6, 7, 14 e 24 gennaio e ieri, 3 febbraio.
Oggi ricopio l’articolo di pag. 3 (sempre dal Messaggero di Udine)                   augusta

 Sono effettivamente tavolette babilonesi con iscrizioni e raffigurazioni risalenti al 2000 avanti Cristo (n.d.r.: e se imparassimo a dire ante era volgare? Io lo farò d’ora in poi con la formula a.e.v.) i reperti archeologici ritrovati nel borsone di uno dei quattro militari che avevano partecipato tra maggio e settembre 2004 alla missione Antica babilonia, indagati dal pm della Procura militare di Padova, Sergio Dini.
L’inchiesta è quella che ha portato alla scoperta di un arsenale di armi irachene negli scantinati della caserma Berghinz di Udine, sede del terzo Reggimento genio guastatori in forza alla brigata Pozzuolo del Friuli. E’ il risultato della perizia effettuata per conto del sostituto procuratore Dini dai Carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico e da alcuni consulenti universitari. Le sei tavolette provengono presumibilmente dalla città di Ur e hanno un valore di 3.500 euro ciascuna. Alcune formelle, parte delle quali in buone condizioni di conservazione e parte scheggiate, potrebbero appartenere al rivestimento di una “ziggurat”, le tipiche torri a gradoni mesopotamiche con base quadrata o rettangolare.
Erano state scoperte nelle scorse settimane all’interno di un borsone al quale erano attaccate le etichette del capitano SV:, ritrovato nel corso di una perquisizione nell’alloggio del maresciallo BG. Il capitano SV, interrogato nei giorni scorsi dal pubblico ministero Dini, si era avvalso della facoltà di non rispondere.
Le accuse ipotizzate dalla procura militare nei confronti dei quattro militari sono di peculato, introduzione clandestina e detenzione abusiva di armi da guerra. Ora c’è poi il rischio di ulteriori incriminazioni. Potrebbe risultare violata, infatti, la legge speciale sul traffico, il trasporto e la tutela di beni sottoposti a vincolo.
Nei prossimi giorni il magistrato militare dovrebbe sentire il colonnello MR, ex comandante del Reggimento, assistito dall’avvocato padovano CF, in relazione alle procedure adottate per l’introduzione delle armi dall’Iraq in Italia. Mentre l’attuale comandante del Terzo reggimento genio guastatori, colonnello SZ, è già stato ascoltato.
A tal proposito, da Nassiriya, starebbero per arrivare 2mila documenti. La procura militare di Padova, infatti, ha affidato ai carabinieri di Udine il compito di recuperare tutte le carte che potrebbero essere utili a ricostruire il “viaggio” che il container carico di armi ha compiuto, a bordo di una nave, dall’Iraq al porto di Monfalcone.

Accanto all’articolo che ho ricopiato c’è una nota riquadrata “Già ascoltati numerosi militari” che cerca di deviare l’interesse dalla questione del traffico d’armi e saccheggio sui singoli personaggi le cui responsabilità personali emergono via via.

Non voglio nascondere il disgusto che queste notizie mi provocano: 4000 anni fa, 2000 a.e.v. (n.d.r.: ante era volgare, è formula che preferisco all’a.C.) nella terra fra i due fiumi che chiamiamo Mesopotamia, aveva una significativa importanza la città di Ur (al British Museum ne sono raccolti affascinanti reperti) da cui, nel XVIII sec. a.e.v. si sarebbe allontanato – a seguito di un richiamo divino- quell’Abramo che tre religioni riconoscono patriarca.
Genesi 11:31 Tera prese Abramo, suo figlio, e Lot, figlio di Aran, cioè figlio di suo figlio, e Sarai sua nuora, moglie d'Abramo suo figlio, e uscì con loro da Ur dei Caldei per andare nel paese di Canaan.
Ho voluto proporre questa citazione per solleticare la memoria degli “atei devoti” e soprattutto chiedere loro un minimo di onesta coerenza intellettuale, se ne sono capaci: sostenitori del cattolicesimo, pur nella sua forma di poter che purtroppo la storia ha reso più visibile, non possono negare il riferimento biblico e il significato della figura di Abramo. Non propongo letture letterali (che non condivido) ma chiedo attenzione al significato di un mito fondativo.
La guerra in Iraq saccheggia anche le memorie storiche che danno spessore a miti fondanti culture, convinzioni, costumi. I signori atei devoti – fra cui si annoverano personaggi che pur nel loro squallore godono di poteri reali e anche di ruoli istituzionali- sono aperti sostenitori di una guerra di aggressione, che ha devastato un fondamento della nostra Costituzione, che non ha portato ordine e pace, e i cui eroi si sono dimostrati dediti al saccheggio e al traffico illegale d’armi (a beneficio di chi? di cosa? Io considero legittima la mia paura).
Cosa intendono costoro quando parlano di fondamento giudeo-cristiano della nostra civiltà?
Lo dicano loro. Io mi consento le interpretazioni più devastanti che la storia europea ampiamente giustifica.  Mi sembra che il loro miglior rappresentante sia quel soldato Luca, di cui ci ha dato notizia Rai news 24 e di cui ho scritto nel mio diario dell’11 dicembre, che rispondeva con uno sparo risolutore all’invito ad “annichilire” un moribondo, fattogli sghignazzando dai suoi camerati in armi che “difendevano”un ponte sull’Eufrate.
E ancora: perché di queste cose non si parla in questa volgare campagna elettorale anticipata?
Mi rendo conto che l’argomento può sembrare banalizzante, ma il silenzio, in questo caso, non è conforto, è oscurità               augusta