La memoria di un povero blog
Mercoledì 4 gennaio 2006. Da il Messaggero Veneto di Udine (cronaca di Udine. Analogamente scrive – nella stessa data- Il Gazzettino, ancora nella cronaca locale).
Chi le ha messe in quella italica caserma era ben consapevole del fatto che era opportuno mascherarne la provenienza. Infatti …
“Le armi sono tutte con matricola limata e custodite senza particolari misure di sicurezza.” (Da il MV/Ud 4/01)
4 febbraio 2006 – stessa fonte
Sono effettivamente tavolette babilonesi con iscrizioni e raffigurazioni risalenti al 2000 avanti Cristo i reperti archeologici ritrovati nel borsone di uno dei quattro militari che avevano partecipato tra maggio e settembre 2004 alla missione Antica babilonia, indagati dal pm della Procura militare di Padova, Sergio Dini.
L’inchiesta è quella che ha portato alla scoperta di un arsenale di armi irachene negli scantinati della caserma Berghinz di Udine, sede del terzo Reggimento genio guastatori in forza alla brigata Pozz uolo del Friuli. E’ il risultato della perizia effettuata per conto del sostituto procuratore Dini dai Carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico e da alcuni consulenti universitari. Le sei tavolette provengono presumibilmente dalla città di Ur e hanno un valore di 3.500 euro ciascuna. Alcune formelle, parte delle quali in buone condizioni di conservazione e parte scheggiate, potrebbero appartenere al rivestimento di una “ziggurat”, le tipiche torri a gradoni mesopotamiche con base quadrata o rettangolare.
Erano state scoperte nelle scorse settimane all’interno di un borsone al quale erano attaccate le etichette del capitano SV:, ritrovato nel corso di una perquisizione nell’alloggio del maresciallo BG.
Copiare é dura, ma la notizia é troppo ghiotta
Messaggero Veneto - cronaca di Udine - sabato 21 marzo 2009
Se per il colonnello S.Z. di Udine , il procedimento era già stato stralciato e il 6 aprile ci sarà la prima udienza preliminare davanti al Gup del tribunale udinese, per gli altri quattro finora le indagini erano rimaste nell’ambito delle procure e dei tribunali militari. Così, recentemente, dopo essere transitate da Padova, a Cagliari, a Roma, i giudici militari dei tribunali della capitale hanno stabilito che la giurisdizione per procedere é quella ordinaria di Udine.
I faldoni del procedimento sono così arrivati alla procura della repubblica udinese che adesso, di fatto, si vede azzerato tutto e quindi deve iscrivere il fascicolo come indagini preliminari individuando i reati ordinari che ritiene siano stati commessi.
Vi figurano indagati i predecessori di S.Z., colonnello romano M.R., che guidò gli uomini della Berghinz durante la missione in Iraq, dal maggio al settembre 2004: il capitano S.V. di Pasian di Prato, il maresciallo capo B.G. di Coseano, che avrebbero avuto il compito di trasportare e custodire l’arsenale clandestino dall’Iraq all’Italia . e il maresciallo del Terzo reggimento guastatori A.C. di Udine.
Poi la faccenda era stata trasferita ad altro tribunale e la mia fonte di notizie si era prosciugata. Ora torna a Udine. Se ci saranno altre notizie ne scriverò.
Non ho trascritto i nomi dei protagonisti di questa sporca faccenda perché, stante la funzione di magazzino della merce rubata, esercitata da una caserma non dismessa, penso che la disciplina militare, bene o male intesa che sia, c’entri qualche cosa.
La sigla in luogo del nome é il mio modo di segnalare il mio sospetto di una responsabilità oltre le persone indicate.
augusta
Leggo un commento e aggiungo, ricopiando dalle mie vecchie notizie (7-01-2006):
La notizia viene ripresa anche il 7/01 dalla stessa fonte, con un’osservazione un po’ demenziale “tutti sapevano”. Tutti chi? E perché non hanno parlato se importazione clandestina di armi, gestita da diffuse complicità, e furti collettivamente e individualmente perpetrati risalgono al 2004?
Reperti archeologici rubati, tolti dal contesto in cui –trovati da studiosi onesti e competenti - possono dire molto della storia di un popolo. Sullo stesso quotidiano trovo una dichiarazione del prof. Matthiae, l’italiano scopritore di Ebla (Siria). Afferma il famoso archeologo che si tratta “di un episodio indubbiamente grave, se si è verificato, perché la Mesopotamia antica è una delle regioni più importanti in assoluto nel pianeta per la fondazione della civiltà urbana” (Da il MV/Ud 6/1).
Quando ho visitato Ebla non ho avuto la fortuna di incontrare il prof. Matthiae, ma gli operai del posto, intenti a scavare la loro terra con una cura che richiamava un’attenzione amorosa e che parlandomi de “the professor” si illuminavano.
Aveva offerto loro la capacità di accostarsi in pienezza di dignità e consapevolezza al loro passato.
Ma il passato in cui si riconoscono i militari di Nassiriya non è quello degli operai di Ebla, bensì quello della violenza che, consumata su altri popoli, sembra appagarli.
La democrazia non si esporta e, se si cerca di farlo con le armi, si aggiunge violenza a violenza, ma la cultura che consente di vivere in democrazia può essere testimoniata da chi ne è all’altezza.
categoria:guerra conflitti e violenze, diari di augusta, antica babilonia



