Questo diario elettronico ha una storia... (continua)


domenica, 15 marzo 2009
Mostri e fantasmi
In bilico fra blog e sito web.

Ho tentato un approfondimento dell’argomento trattato nei due precedenti post, identificando per la mia comunicazione referenti istituzionali.
Il razzismo infatti non si esprime più, se non in vetero residui meritevoli di segnalazione per l’ignoranza e la volgarità, attraverso l’identificazione di dati fisiognomici, anatomici o biologici che distinguerebbero ‘razze inferiori’ da ‘razze superiori’, ma trova un importante conforto nella burocrazia.
Burocrazia e controllo dell’istituzione familiare erano fondamento anche delle prime leggi razziali italiane (1938).Il Decreto-Legge 17 novembre 1938-XVII, n.1728 (Provvedimenti per la difesa della razza italiana)
già all’articolo 1 diceva: “Il matrimonio del cittadino italiano di razza ariana con persona appartenente ad altra razza è proibito. Il matrimonio celebrato in contrasto con tale divieto è nullo”.
Il legislatore d’allora non prevedeva l’estensione del discrimine ai figli, certo illegittimi ma non burocraticamente annullati. Ad equiparare figli e genitori ci saremmo arrivati con la deportazione di ebrei e zingari nei lager, facilitata dalle norme del 1938.
Il legislatore dell’Italia repubblicana invece ci sta arrivando: finora ce l’ha fatta in senato, ora si presenterà alla camera. Può contare anche su un’opposizione negligente e sonnacchiosa, capace di svegliarsi solo quando si pone alla caccia di sedie gradite alle segreterie dei partiti.
Ne ho scritto in proposito in una “Corrispondenza difficile ma necessaria con rappresentanti istituzionali” nel mio sito web (
diariealtro.altervista.org) che faticosamente si avvia.
Se volete informazioni in proposito andat
e a quel sito. Identificate il titolo: “15 marzo 2009 - Ci stiamo organizzando per creare i bambini fantasma” e fate ‘clic ’ sulla parola continua..
 
Collegamenti: ariana, diariealtro, continua
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categoria:bambini, stranieri in italia, diari di augusta
mercoledì, 11 marzo 2009

SI’! SIAMO TUTTI MOSTRI

 

Nel precedente post ponevo al questione in termini dubitativi.
Ora so che sì, siamo tutti mostri.

Ma andiamo per ordine; anche i mostri ne hanno uno.

Dal sito dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazioni
(ASGI)

Ieri ne ho dato notizia nel mio precedente post, precipitosamente certo, ma quando ho ricevuto la notizia di cui riprendo l’esame mi sono sentita crollare le ultime, residue, pietose (verso di me) convinzioni di vivere in uno stato di diritto.
E se lo stato di diritto abbiamo buttato, approfittando del consenso che paga chi devasta i diritti dei soggetti a debole contrattualità, siamo tutti mostri.
Riprendo la notizia, come riferita dall’Asgi.

 

”Le conseguenze di tale modifica normativa sui bambini che nascono in Italia da genitori irregolari sarebbero gravissime.

I minori che non saranno registrati alla nascita, infatti, resteranno privi di qualsiasi documento e totalmente sconosciuti alle istituzioni: bambini invisibili, senza identità, e dunque esposti a ogni violazione di quei diritti fondamentali che ai sensi della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza devono essere riconosciuti a ogni minore. Ad esempio, in mancanza di un documento da cui risulti il rapporto di filiazione, molti di questi bambini non potranno acquisire la cittadinanza dei genitori e diventeranno dunque apolidi di fatto. Per tutta la vita incontreranno ostacoli nel rapportarsi con qualsiasi istituzione, inclusa la scuola. Proprio a causa della loro invisibilità, saranno assai più facilmente vittime di abusi, di sfruttamento e della tratta di esseri umani.

In secondo luogo, vi è il forte rischio che i bambini nati in ospedale non vengano consegnati ai genitori privi di permesso di soggiorno, essendo a quest’ultimi impedito il riconoscimento del figlio, e che in tali casi venga aperto un procedimento per la dichiarazione dello stato d’abbandono. Questi bambini, dunque, potranno essere separati dai loro genitori, in violazione del diritto fondamentale di ogni minore a crescere nella propria famiglia (ad eccezione dei casi in cui ciò sia contrario all’interesse del minore), sancito dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e dalla legislazione italiana.

E’ probabile, infine, che molte donne prive di permesso di soggiorno, temendo che il figlio venga loro tolto, decidano di non partorire in ospedale. Anche in considerazione delle condizioni estremamente precarie in cui vivono molti immigrati irregolari, sono evidenti gli elevatissimi rischi che questo comporterebbe per la salute sia del bambino che della madre, con un conseguente aumento delle morti di parto e delle morti alla nascita”.


Ripercorrendo la strada delle norme

Il Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero) prevede che (art. 6 comma 1): “Il permesso di soggiorno rilasciato per motivi di lavoro subordinato, lavoro autonomo e familiari può essere utilizzato anche per le altre attività consentite”.
E al comma 2 precisa che “
i documenti inerenti al soggiorno ..., devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero” “fatta eccezione per i provvedimenti ... inerenti agli atti di stato civile o all'accesso a pubblici servizi”.
Ne possiamo dedurre che oggi, quando debba occuparsi di faccende inerenti gli atti di stato civile (quindi registrazioni di matrimoni, nascite, morti, come elenca l’ASGI nella citazione sopra riportata) lo straniero non deve presentare il permesso di soggiorno e quindi anche i sans papier possono accedere alle richieste conseguenti tali atti.
E siamo ancora a questo punto, nonostante gli scenari cupi che l’effetto annuncio ci consente di prevedere a seguito del nuovo testo che nasce da una modifica di difficile leggibilità per i non esperti
Cerchiamo di decodificarlo perché conoscere é ancora un diritto (o non più?).
Il ddd.733 –ossia l’infame pacchetto sicurezza- alla
lettera f) del comma 1 dell’art. 45 propone: “
all’articolo 6, comma 2, le parole: «e per quelli inerenti agli atti di stato civile o all’accesso a pubblici servizi» sono sostituite dalle seguenti: «e per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35»”.
Quindi – se il pacchetto passerà come previsto – non sarà più possibile per il sans papier accedere alla richiesta di atti di stato civile senza presentare il permesso di soggiorno. E come farebbe a presentare il permesso di soggiorno chi, per definizione, non ce l’ha?
Quando però si presentasse a sportelli preposti ad attività sanitarie potrà farne a meno, ma, nel momento stesso in cui non dovrà esibire il permesso di soggiorno, si esporrà al rischio della delazione (e l’attività di possibili medici spie non sarà certo eliminata dalle proteste di correttezza di colleghi che rispettano la loro professione).
Ne ho scritto ben più di venti volte, ma qui ripeto quali sono i servizi assicurati (anche nel pacchetto sicurezza, conformemente all’art. 35 del Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286) ai ‘sans papier’ disposti a sfidare le attività di spionaggio concesse nei pubblici servizi

Ai cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale, non in regola con le norme relative all'ingresso ed al soggiorno, sono assicurate, nei presidi pubblici ed accreditati, le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia ed infortunio e sono estesi i programmi di medicina preventiva a salvaguardia della salute individuale e collettiva. Sono, in particolare, garantiti:

a. la tutela sociale della gravidanza e della maternità, a parità di trattamento con le cittadine italiane, ai sensi delle leggi 29 luglio 1975, n. 405, e 22 maggio 1978, n. 194, e del decreto del Ministro della sanità 6 marzo 1995, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 87 del 13 aprile 1995, a parità di trattamento con i cittadini italiani;
b. la tutela della salute del minore in esecuzione della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176;
c. le vaccinazioni secondo la normativa e nell'ambito di interventi di campagne di prevenzione collettiva autorizzati dalle regioni;
d. gli interventi di profilassi internazionale;
e. la profilassi, la diagnosi e la cura delle malattie infettive ed eventuale bonifica dei relativi focolai.”

Ancora un dubbio

Stabilito che i figli degli immigrati non regolari potranno essere sottratti ai genitori già alla nascita (e me lo conferma il testo dell’ASGI pubblicato sopra) mi chiedo cosa accadrà se si troveranno minori malati e non curati (la paura può essere più forte della cura), ancora conviventi con i genitori. Ci sarà qualche solerte funzionario che, per il loro bene, li strapperà alla famiglia, affidandoli a qualche istituto affamato di finanziamenti come ai bei tempi dei brefotrofi straripanti?

Gli interlocutori che mi piacerebbe incontrare.
Mi piacerebbe mi rispondessero nell’ordine:
i senatori e i deputati che voteranno l’art 45 del pacchetto sicurezza, compresa la lettera f) comma 1 dell’articolo 6, forti della loro inconsapevolezza, ovunque siano collocati nella topografia dell’aula, dopo aver pigramente esibito la loro impronta digitale ai controlli di nuovo tipo;
i sindaci che sono disposti –per gradimento, opportunismo, ignoranza o quieto (loro) vivere - a negare il servizio anagrafe ai neonati irregolari;
le associazioni che si avvoltolano nel settore traendone vantaggi senza proporre decenza e dignità e senza farsi protagonisti di uno (scomodo) controllo sociale;
le persone che mi hanno detto ‘non ci credo’, ‘basta non farli entrare’ e quelle che mi considerano una fissata.
Lo sono! mi sono già autocertificata cretina ora aggiungo fissata!.

So che oggi c’é chi sta cercando di diffondere la notizia fra i mezzi di comunicazione. Qualche cosa ha già ottenuto. Ricopio

SICUREZZA: DDL; E' ALLARME RISCHIO BAMBINI INVISIBILI/ANSA ONG E PEDIATRI, NO A NORMA CHE IMPEDISCE REGISTRAZIONE NASCITE (ANSA) - ROMA, 11 MAR - Nuove preoccupazioni sul rispetto dei diritti in Italia per le norme contenute nel ddl sicurezza, già approvato dal Senato e ora in discussione alla Camera. Dopo i rischi evidenziati dai medici per l'obbligatorietà di denunciare gli immigrati clandestini e quelli per due milioni di italiani poveri o senza dimora, sottolineati dalle associazioni di volontariato, e' la volta dei nascituri figli di immigrati. L'allarme lanciato dai giuristi per l'immigrazione (Asgi) e da una associazione di pediatri riguarda, infatti l'articolo 45 (comma 1, lettera f) del ddl: se venisse approvato i neonati stranieri di genitori privi di permesso di soggiorno non potrebbero essere registrati all'anagrafe. Una palese violazione dei principi costituzionali e della dichiarazione Onu dei diritti dei bambini, viene fatto notare dall'Asgi, a 24 ore dalla ''tirata d'orecchie'' che l'Italia ha avuto proprio dalle Nazioni Unite per i troppo immigrati in carcere in attesa di processo. Per cambiare il testo del ddl l'Asgi ha lanciato un appello contro l'introduzione dell'obbligo per il cittadino straniero di esibire il permesso di soggiorno in sede di richiesta di atti di stato civile, tra i quali sono inclusi anche le registrazioni di nascita. Secondo l'associazione, in base a, ''l'ufficiale dello stato civile non potrà dunque ricevere la dichiarazione di nascita ne' di riconoscimento del figlio naturale da parte di genitori stranieri privi di permesso di soggiorno. La norma che impedisce la registrazione della nascita si configura come una misura che oggettivamente scoraggia una protezione del minore e della maternità.
Una simile norma appare dunque incostituzionale sotto diversi profili'' e, inoltre, e' in palese contrasto con la Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza. ''Le conseguenze di tale modifica normativa sui bambini che nascono in Italia da genitori irregolari sarebbero gravissime. i bambini non registrati alla nascita resterebbero senza identita' - dicono i pediatri - completamente invisibili; vi e' inoltre il forte rischio che i bambini nati in ospedale non vengano consegnati ai genitori privi di permesso di soggiorno e siano dichiarati in stato d'abbandono; per evitare questo, e' probabile che molte donne in condizione irregolare decidano di non partorire in ospedale, con serissimi rischi per la salute della madre e del bambino''.
(ANSA). VN 11-MAR-09 19:20 NNN


Ricordo che sul problema tutela della salute per gli stranieri sans papier
ho scritto, per un totale –finora- di 23 volte, lo scorso anno il 21, 26, 28, 31 ottobre, 3, 6, 11, 14, 19, 21, 24 novembre e l’1, 2 e 16 dicembre.
Nel 2009 il 3, 4, 6, 15, 25, 29 gennaio, il 6 e 19 febbraio e l’1, l’8 e il 10 marzo.

Collegamenti: ASGI;  286;  lettera f)
mercoledì, 11 marzo 2009
Siamo tutti mostri?
 
Ho ricevuto il messaggio che trascrivo e che vi prego di leggere anche se é molto lungo. A chi me li chiedesse posso inviare i testi delle leggi citate che ho raccolto.
L’i
ndirizzo per l’invio di adesionié info@asgi.it.

Alla cortese attenzione
dei membri della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati
dei membri della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati
dei membri della Commissione parlamentare per l’Infanzia
dei Gruppi parlamentari della Camera dei Deputati
 
9 marzo 2009
 
 Oggetto: Conseguenze dell’art. 45, comma 1, lett. f) del ddl C. 2180 sul diritto del minore a essere registrato alla nascita
 
L’art. 45, comma 1, lett. f) del disegno di legge “Disposizioni in materia di sicurezza”, approvato dal Senato e attualmente all’esame della Camera (C. 2180), introduce l’obbligo per il cittadino straniero di esibire il permesso di soggiorno in sede di richiesta di provvedimenti riguardanti gli atti di stato civile, tra i quali sono inclusi anche gli atti di nascita[1][1].
L’ufficiale dello stato civile non potrà dunque ricevere la dichiarazione di nascita né di riconoscimento del figlio naturale da parte di genitori stranieri privi di permesso di soggiorno.
 
La norma che impedisce la registrazione della nascita si configura come una misura che oggettivamente scoraggia una protezione del minore e della maternità. Una simile norma appare dunque incostituzionale sotto diversi profili. In primo luogo comporta una palese violazione del dovere per la Repubblica di proteggere la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo (art. 31, comma 2 Cost.) e sfavorisce il diritto-dovere costituzionale dei genitori di mantenere i figli (art. 30, comma 1 Cost.). In secondo luogo viola il divieto costituzionale di privare della capacità giuridica e del nome una persona per motivi politici (art. 22 Cost.) ed è noto che la dottrina si riferisce alle privazioni per qualsiasi motivo di interesse politico dello Stato.
La norma è altresì incostituzionale per violazione del limite previsto dall'art. 117, comma 1 Cost. che impone alla legge di rispettare gli obblighi internazionali. Essa si pone infatti in palese contrasto con la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva con legge 27 maggio 1991, n. 176 che agli articoli 7 e 8 riconosce a ogni minore, senza alcuna discriminazione (dunque indipendentemente dalla nazionalità e dalla regolarità del soggiorno del genitore), il diritto di essere “registrato immediatamente al momento della sua nascita”, il diritto “ad un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori ed a essere allevato da essi”, nonché il diritto “a preservare la propria identità, ivi compresa la sua nazionalità,  il suo nome e le sue relazioni famigliari”. La disposizione in oggetto violerebbe inoltre l'art. 24, comma 2 del Patto internazionale sui diritti civili e politici, firmato a New York il 16 dicembre 1966, ratificato e reso esecutivo con legge 25 ottobre 1977, n. 881, che espressamente prevede che ogni bambino deve essere registrato immediatamente dopo la nascita ed avere un nome.
 
Le conseguenze di tale modifica normativa sui bambini che nascono in Italia da genitori irregolari sarebbero gravissime.
I minori che non saranno registrati alla nascita, infatti, resteranno privi di qualsiasi documento e totalmente sconosciuti alle istituzioni: bambini invisibili, senza identità, e dunque esposti a ogni violazione di quei diritti fondamentali che ai sensi della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza devono essere riconosciuti a ogni minore. Ad esempio, in mancanza di un documento da cui risulti il rapporto di filiazione, molti di questi bambini non potranno acquisire la cittadinanza dei genitori e diventeranno dunque apolidi di fatto. Per tutta la vita incontreranno ostacoli nel rapportarsi con qualsiasi istituzione, inclusa la scuola. Proprio a causa della loro invisibilità, saranno assai più facilmente vittime di abusi, di sfruttamento e della tratta di esseri umani.
 
In secondo luogo, vi è il forte rischio che i bambini nati in ospedale non vengano consegnati ai genitori privi di permesso di soggiorno, essendo a quest’ultimi impedito il riconoscimento del figlio, e che in tali casi venga aperto un procedimento per la dichiarazione dello stato d’abbandono. Questi bambini, dunque, potranno essere separati dai loro genitori, in violazione del diritto fondamentale di ogni minore a crescere nella propria famiglia (ad eccezione dei casi in cui ciò sia contrario all’interesse del minore), sancito dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e dalla legislazione italiana.
 
E’ probabile, infine, che molte donne prive di permesso di soggiorno, temendo che il figlio venga loro tolto, decidano di non partorire in ospedale. Anche in considerazione delle condizioni estremamente precarie in cui vivono molti immigrati irregolari, sono evidenti gli elevatissimi rischi che questo comporterebbe per la salute sia del bambino che della madre, con un conseguente aumento delle morti di parto e delle morti alla nascita.
 
Per evitare queste gravissime violazioni dei diritti dei minori (oltre che dei loro genitori), rivolgiamo un appello ai Parlamentari affinché respingano la disposizione di cui all’art. 45, comma 1, lett. f) del disegno di legge “Disposizioni in materia di sicurezza” (C. 2180).
 
A.S.G.I.

Io spero che chi legge creda almeno alla firma dell’ASGI (Associazione Studi Giuridici Immigrazione), che é una delle più serie organizzazioni di settore.
Insisto nel dichiarare che dell’attacco, tipico di ogni politica violenta, contro i bambini ho scritto più di venti volte (l’ultima l’otto marzo) in questo mio blog diariealtro. Forse sento il bisogno di giustificare l’inutilità di tutto questo (perché di questa inutilità mi vergogno), ma non so cos’altro avrei potuto fare, soprattutto dopo aver riscontrato tanta indifferenza e incredulità.
Mi chiedo anche perché dalle forze politiche presenti in parlamento non sia venuto un allarme tempestivo che consentisse di capire, superando l'incrocio di citazioni e controcitazioni sotto cui viene sepolta la decisione di un crimine, e almeno di dire che molti di noi non sono ancora razzisti.. Pigrizia? Incompetenza?
Come si comporteranno i sindaci cui, se il pacchetto sicurezza diventerà legge, sarà impedito di registrare bambini nati nel loro comune? Saranno soddisfatti, indifferenti, rassegnati, comunque zitti?
La lettera al sindaco di Udine, che ho pubblicato qui il 19 febbraio, sulle cure essenziali oggettivamente impedite ai bambini, non ha avuto risposta.
Si unirà, insieme ai suoi colleghi consenzienti (e sono certa che ne troverà), alla negazione del diritto di esistere in omaggio ai deliri razzisti di moda?
Forse le nonne di piazza di maggio potrebbero spiegargli qualche cosa.
augusta
lunedì, 09 marzo 2009
Il re é nudo
e senza pietà
Penso che sia ampiamente nota la vicenda della bambina brasiliana, violentata da patrigno e incinta di due gemelli.
Riporto un pezzo di Giancarla Codrignani (che dice di questa vicenda molto meglio di quanto io avrei saputo) e segnalo, sempre dal sito il dialogo, la posizione delle comunità cristiane di base


Care tutte,
ma quale festa! è un giorno di lutto. Non a causa dei rumeni che stuprano le italiane o degli italiani che stuprano le rumene. E neppure dei rumeni che salvano un'italiana dallo stupratore. Ma a causa di una chiesa cattolica che stupra la dignità di tutte noi: una bambina brasiliana di nove anni, violentata dal patrigno, è rimasta incinta e un medico l' ha fatta abortire. Il vescovo - ricordiamone il nome, perché ne resti memoria, Josè Cardoso Sobrinho - ha scomunicato il dottore pietoso e la mamma consenziente; e puntualmente il Pontificio Consiglio per la Famiglia, nella persona di mons. Gian Franco Grieco, ha approvato, entrambi in nome della "della vita". Il medico e la madre (magari anche la bambina), non il violentatore. E precisano che la violenza è meno grave della soppressione di una vita.
Ma di quale vita stanno parlando? Conoscono che cosa sono i trenta chili di una bambina di nove anni, a quale morte del corpo e dell'anima approda quella gravidanza? In che cosa si autodefinisce "madre" una chiesa così? Di quale famiglia si dichiarano difensori? non quella per la prima volta dal Concilio Vaticano II definita dall'amore, ma una abitata dalla legittima - o anche illegittima - finalità procreativa di embrioni, prodotti da maschi autorizzati dal codice di Diritto canonico a dare sfogo all'esigenza biologica che neppure i conigli chiamerebbero remedium concupiscentiae e in cui la donna è sempre oblativa e non può dire di no? Quale donna onorano quando pregano la Madre di Cristo, che ha detto sì al concepimento non imposto e che per le donne è vergine solo per dignità di genere e non per intangibilità dell'imene?
Le donne - vorrei dire tutte le donne e le cattoliche per prime - sperano solo che quella bambina si salvi, nel corpo e nell'anima, entrambi violati, perché è lei la vita. Ma non possiamo dimenticare la violenza che abbiamo subito noi, escluse dall'altare, in questo caso fortunatamente.
Il re é nudo
e a volte ridicolo
Da cinque anni a Udine in occasione dell’otto marzo si svolge un evento culturale chiamato Calendidonna.
Quest’anno, con il titolo Rosa di Persia é stato dedicato alle donne iraniane, che lottano consapevolmente per i loro diritti e li dicono anche con il linguaggio dell’arte. Certamente questa frase non illustra la ricchezza dell’evento, ma non é di questo che voglio parlare, bensì di un risvolto ridicolo che ha determinato senza volerlo.
Nel dépliant di presentazione di Calendidonna 2009 si legge che si tratta di un’iniziativa del Comune di Udine, con il contributo della Regione e il patrocinio della Provincia, sempre di Udine.
Ma 4 marzo il Presidente della Provincia dichiara che “il patrocinio non verrà concesso alla luce della concezione che il regime iraniano continua ad avere nei confronti delle donne, considerandole esseri inferiori rispetto all’uomo”. Seguono altre affermazione di fonte varia ma nessuno spiega quale bieca congiura di palazzo abbia impedito al presidente di cui sopra di venire a conoscenza che il negato patrocinio era già pubblicamente dichiarato.
Chissà chi riusciranno ad incolpare della gaffe che la segretaria cittadina della Lega Nord sottolinea e, senza volerlo, enfatizza affermando che l’iniziativa udinese é ininfluente per i destini delle donne iraniane che certamente non ne verranno a conoscenza (forse che fra gli organizzatori qualcuno pensava che dal marzo 2009 Udine sarebbe stata il luogo simbolo d’inizio di una rivoluzione femminile medio orientale?). Segue attacco ai “democratici” che mettono in scena “spettacoli e manifestazioni che riguardino il meno possibile la nostra realtà e la NOSTRA gente”. E infine la stessa segretaria non si nega ad un omaggio al presidente della Provincia, “figura istituzionale, eletta democraticamente, con un curriculum che pochi possono vantare”.
E’ l’otto marzo e l’angelo del focolare diventa angelo per la promozione del presidente. E’ un passo avanti? Non lo so né é questione che mi interessi.
Vorrei invece capire chi é, nell’immaginario della promozionale segretaria,
la nostra gente.
E’ questione, quel ‘nostra’, che intriga la nostra storia fin dal tempo dell’arrivo dei Longobardi, se possiamo riportarla al contrasto fra jus loci e jus sanguinis. Infatti già in tempi lontani si constatò che il criterio di spartizione delle terre era diverso: uno secondo il diritto romano vigente nel luogo e l’altro secondo le leggi che i Longobardi portavano con sé, come le armi che li facevano padroni di decidere. Allora le armi erano di ferro, oggi di vario tipo, anche immateriali, ma per devastare funzionano efficacemente.
E torniamo alla ‘nostra gente’, se stiamo allo jus sanguinis, si tratta di autoctoni, certamente non di razza pura, perché in terra di confine il meticciato ha una sua tradizione oltre ogni scelta, ma insomma autoctoni (friulani? padani? Chissà!), cittadini da più generazioni (non troppe visto che da queste parti l’Italia é arrivata nel 1866, a seguito della cd terza guerra di indipendenza, una sconfitta militare e insieme una vittoria diplomatica).
Già, ma se sono distinguibili per  cittadinanza - e non per dati fisiognomici, anatomici, biologici o simili - la faccenda ancora si complica e lo jus sanguinis va in soffitta.
E non basta: la Costituzione della Repubblica in determinate materie supera la stessa cittadinanza. Abbandona l’autoctono e l’autoctona, abbandona il cittadino e la cittadina e ci parla di individuo. All’art. 32 per esempio afferma: “
La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell‘INDIVIDUO e interesse della collettività ....” . 
A questo punto devo, almeno per me, tentar di rispondere alla domanda

Chi é la ‘nostra gente’?

Abbiamo una legge che in parecchie sue parti neppure il pacchetto sicurezza prevede di abrogare (almeno a livello di Senato, potrà sempre peggiorare alla Camera).
Quella legge afferma che “nei presidi pubblici ed accreditati” é assicurata anche alle cittadine straniere “presenti sul territorio nazionale, non in regola con le norme relative all'ingresso ed al soggiorno”, ”la tutela sociale della gravidanza e della maternità, a parità di trattamento con le cittadine italiane, ai sensi delle leggi 29 luglio 1975, n. 405, e 22 maggio 1978, n.
194, e del decreto del Ministro della sanità 6 marzo 1995”. Così dice il comma a dell’art. 35 del Decreto Legislativo
25 luglio 1998, n. 286, di cui non é prevista cancellazione.
E allora il presidente della provincia, così sensibile ai diritti delle donne negati in Iran, e la segretaria su
a dichiarata interprete, così concentrata sulla ‘nostra’ gente (anche se non ci ha chiarito – o io non l’ho capito- a chi si riferisca quel possessivo) pensano di garantire, facendosi forti della paura indotta nei migranti dalla possibile denuncia della loro presenza, la tutela della maternità a discriminante etnica?
Illuminazione improvvisa: ora so chi é la ‘nostra gente’!
La nostra gente é quel gruppo di persone che può andare ai servizi sanitari senza paura di imbattersi in delatori di una condizione amministrativa penalizzante, non é ‘nostra gente’ chi quella paura non può permettersi di superare. Signora segretaria cittadina della Lega Nord, signor Presidente della Provincia che vuol affidare ai ‘suoi’ guardiacaccia la caccia dei clandestini ai confini austriaco e sloveno (il termine é un po’ rozzo, ma anche il Presidente sembra li chiami così – Messaggero Veneto del 7 marzo) finalmente ho capito!
E così, preso atto che costruire nella nostra gente la paura speculare ‘dell’altro’ costituisce molla del consenso politico per chi sa come quella paura indotta si possa trasformare in sicurezza (della ‘nostra gente’ evidentemente, non di chi nostra gente non é), capisco anche che chi voglia rendere possibile agli stranieri sans papier l’accesso sicuro ai servizi sanitari non può fare esclusivo riferimento alla correttezza deontologica proclamata da medici e infermieri. Non basta per tutelare chi é in una condizione di fragilità (come le donne incinte, per esempio) dalla possibile delazione di chi non intende rispettare il giuramento di Ippocrate.
E’ una questione di cui ho scritto molte volte per ciò che riguarda il medesimo problema nei confronti delle cure dovute ai minori. Ma se ho supposto, e non sono andata oltre perché nessuno mi ha risposto, che il sindaco possa farsi garante per i minori perché non diventino oggettivi delatori dei loro genitori e di se stessi, non so come si possano tutelare le ‘non nostre’ donne che vogliano affrontare responsabilmente la loro maternità.
Mi aspettavo un interesse delle chiese (della gerarchia cattolica in particolare che in altri casi sa trovare tante e anche improprie parole), dal mondo associativo che si dichiara in nome di diritti universali, dalle donne elette nelle istituzioni, dai gruppi di donne variamente operanti sul territorio anche in nome della loro condizione di genere altrove discriminato: é stata un’attesa inutile.
Così come sembra inutile l’attesa di un’amica che, il primo marzo, ha inviato al sindaco del suo comune (Campoformido UD) la lettera aperta che mi ha gentilmente trasmesso e che trascrivo:
Egregio signor Sindaco ,
nei giorni scorsi è stata pubblicata sul Messaggero Veneto una lettera aperta indirizzata al Sindaco di Udine, lettera alla quale sul quotidiano non ha fatto seguito alcuna risposta. Il tema evidenziato nella lettera fa riferimento alla previsione abrogativa del comma 5 dell’art. 35 del decreto legislativo 25 luglio 1998 n. 286 ( T.U. delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), che recita:
“L’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità; salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano.”
 All’abrogazione del comma succitato si oppongono diversi Ordini dei Medici ed è viva in merito la preoccupazione di vari professionisti che si occupano del benessere psico-fisico di cittadini/e. Il richiamo alla deontologia professionale e all’obiezione di coscienza dei vari operatori sanitari non è sufficiente ad indurre dei cittadini extracomunitari, non in regola con il permesso di soggiorno, a rivolgersi ai servizi sanitari per il timore di una possibile denuncia. 
Come riportato nella lettera pubblicata sul Messaggero Veneto, rispetto alla previsione abrogativa dell’articolo citato resta in vigore la parte che prevede:
 
b) la tutela della salute del minore in esecuzione della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176;
 c) le vaccinazioni secondo la normativa e nell’ambito di interventi di campagne di prevenzione collettiva autorizzati dalle regioni.
E’ inoltre di pubblico dominio la dichiarata preoccupazione del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, per la scomparsa di un rilevante numero di minori italiani e stranieri presenti sul territorio nazionale, scomparsa che l’abrogazione succitata non aiuterà certo a chiarire.
Egregio signor Sindaco chiedo a Lei quanto già altri hanno chiesto senza esito al Sindaco di Udine: <<In considerazione del fatto che i minori italiani e non, privi di tutela, godono di una tutela particolare nel Comune in cui si trovano e interrogano la Sua persona, come intende sostenere nel territorio comunale il diritto alla salute di quei minori ai quali i genitori non possono provvedere per impedimenti oggettivi?>>

Un cordiale saluto    
                                                  Anna Maiolatesi     
 
Ricordo che sul problema tutela della salute per gli stranieri sans papier ho scritto, per un totale –finora- di 23 volte, lo scorso anno il 21, 26, 28, 31 ottobre, 3, 6, 11, 14, 19, 21, 24 novembre e l’1, 2 e 16 dicembre. Nel 2009 il 3, 4, 6, 15, 25, 29 gennaio, il 6 e 19 febbraio e l’1 marzo.
Chi volesse ulteriore documentazione dalla mia fonte principale (la Società Italiana di Medicina delle Migrazioni) può fare clic
qui.
 
Collegamenti: Codrignani, cristiane, 194, qui
domenica, 01 marzo 2009
Sono cretina autocertificata_2

o considerarmi solo consapevolmente poco furba é pietà verso me stessa?

Del caso Englaro ho parlato assai poco, solo in febbraio (8, 10 e 13), e soprattutto per riportare notizie e documenti che hanno poca circolazione.
Non su questo blog, ma per altra via, ho ricevuto un testo firmato Valentino Salvoldi (manca la citazione della fonte) che potete leggere in data 13 febbraio (spazio commenti) nel mio sito  web ancora provvisorio <diarie altro.altervista.org>. Quel testo esprimeva le opinioni diffuse anche fra molti di coloro che (con acqua e candele) si portavano fuori della clinica che ha ospitato gli ultimi giorni di Eluana Englaro
 Tutto ciò apparterebbe all’espressione delle libere opinioni se nell’articolo inviatomi (e non solo in quello) non vi fossero state espressioni infamanti nei confronti del signor Englaro, aggiuntive all’accusa di assassinio.
Avevo letto che il signor Englaro si trovava a Lecco perché impegnato in tribunale a difendersi dalla accusa di un avvocato pordenonese che lo voleva privare della tutela sulla figlia.
Poiché la notizia era piccolissima e imprecisa non ne ho scritto, ma ieri (28 febbraio) ho letto e

ricopio dal Messaggero Veneto pag. 3

Lecco. L’avvocato pordenonese Vitto Claut é stato condannato dal tribunale di Lecco al pagamento delle spese legali a Beppino Englaro, il papà di Eluana, e al curatore, l’avvocato Franca Alessio, nell’ambito della causa che lo stesso Claut aveva intentato nei confronti di Englaro chiedendo la sua revoca come tutore della figlia.
Il 10 febbraio i giudici di Lecco avevano dichiarato non luogo a procedere perché cessata la materia del contendere, in quanto Eluana si era spenta a Udine il giorno prima, cancellando così la richiesta di revoca del tutore, ma riservandosi in merito al pagamento delle spese legali e ai danni chiesti per lite temeraria.
Quindi la magistratura lecchese ha deciso che l’avvocato dovrà pagare 1.500 euro a Beppino Englaro e 1.500 al curatore in quanto non era legittimato a proporre il ricorso.

Sempre dalla stessa fonte riporto le parole del parroco di Paluzza, il paese dove é stata sepolta Eluana: ”Englaro ha sbagliato, gliel’ho sempre detto, lui sa che ho una visione opposta alla sua, ma tra noi c’é rispetto ed è per questo che continua il dialogo. Usare parole come ‘assassino’ o ‘omicida’ e apostrofare una persona a questo modo non é da cristiani”.
Lo stesso articolo cita la posizione del cardinale Barragan, presidente del pontificio Consiglio per gli operatori sanitari che, certamente diffuse ben oltre quelle del parroco di Paluzza, mi permetto di collocare nella categoria ‘non cristiane’.

Un confronto, nel quadro del mio autocertificato cretinismo.
Del caso Englaro ho parlato tre volte e mai espresso,  perché non c’é, la mia condivisione per coloro che hanno contribuito a farne un caso-sgabello della propria ricerca di pseudo politico consenso.
Ma c’é un altro caso di cui i sullodati non pagheranno il prezzo, ma altri sì, resi invisibili dal conclamato cinismo di persone che, altrove, si costruiscono immagine, e di associazioni asservite al rapporto con un sistema pubblico da cui ricavano pur esse immagine, ruoli e, forse, qualche soldino.
Rimpiango i tempi lontani in cui il sindaco di Napoli basava il voto di scambio sulla consegna delle scarpe in due rate: il cinismo rozzo mi disgusta meno di quello furbo.
Ne ho scritto, per un totale –finora- di 22 volte) lo scorso anno il 21, 26, 28, 31 ottobre, 3, 6, 11, 14, 19, 21, 24 novembre e l’1, 2 e 16 dicembre. Nel 2009 il 3, 4, 6, 15, 25, 29 gennaio, il 6 e 19 febbraio.
Il 19 febbraio ho riportato la lettera aperta al sindaco che é stata pubblicata uno o due giorni dopo dal Messaggero Veneto.
Gli chiedevamo (e glielo avevamo chiesto anche di persona: uso il plurale perché un’amica aveva firmato la lettera con me) di risolvere il dilemma crudele cui vengono obbligati (oggi dalla paura, domani forse dalla legge) i genitori extracomunitari privi di permesso di soggiorno: assicurare ai figli cure loro dovute (vaccinazioni ad esempio) nei luoghi a ciò deputati dal sistema sanitario o negargliele per non essere rinviati al peggio a seguito della denuncia di delatori che –la storia italiana insegna- si trovano ovunque?
Ne ho parlato con singoli, ricevendo qualche consenso e qualche espressione agghiacciante (“se sono senza permesso di soggiorno...”, “il problema va risolto all’ingresso non accogliendoli...” e assicuro, per mia testimonianza, che si tratta di persone acculturate che, nella loro professione, si guardano bene dall’assumere atteggiamenti sommari e dall’abbandonarsi alle emozioni come fonti di decisione), ne ho dato comunicazione ad associazioni che, magari nate con una propria dignità, ormai si fondano sul consenso della più sordida abiezione politica, cui affidano –al meglio- la propria indifferenza o – al peggio- il proprio atteggiamento benefico a senso unico (stile noi doniamo ma non ci mettiamo in relazione di reciprocità).
Alcune associazioni e alcuni partiti si riservano lo spazio –catartico ma che non le impegna sul piano propositivo - della piazza che protesta, imputando lo sfascio al governo nazionale o alle varie forme di governo locale e contando evidentemente sul consenso a poco prezzo che sperano di ricavare dagli strilli che non li obbligano a farsi tutori delle opportunità positive ancora esistenti ma poco garantite. Peccato per gli urlatori che faccia freddo, ma qualcuno dispone anche degli spazi per esercitarsi in luoghi chiusi e protetti!
Comunque sul quotidiano locale non c’é stato finora alcun riscontro (se ci sarà ne darò notizia), né ho avuto alcuna risposta da consiglieri comunali e assessori cui mi sono rivolta, fossero di maggioranza o di opposizione o vagolanti nel limbo della ricerca di una propria identità di posizione.
Un lettore mi ha scritto essere buona cosa che il Messaggero abbia pubblicato la lettera al sindaco. Rinvio: non do per scontata la normalità assoluta della censura preventiva, quindi non é questo il problema che mi assilla anche perché – se si vuole – il tam tam mediatico può funzionare.
E’ l’ultimo, piccolo spazio di libertà? Una ragione in più per non buttarlo.
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sabato, 21 febbraio 2009
Avere una certezza è già un conforto

Autocertificazione
: Sono cretina (e non intendo migliorare)
 
Giovedì scorso ho pubblicato la lettera al sindaco di Udine sulle sue responsabilità e ruolo nella tutela dei minori, impediti a curarsi o “dall’effetto annuncio” del decreto approvato in senato con l’apertura alla vocazione spionistica dei medici che di tale vocazione dispongono o dal risultato oggettivo della trasformazione del disegno in legge a seguito del passaggio prossimo venturo alla camera e tutti i successivi. Forse tanti passaggi non serviranno più: basterà “l’effetto autorità-carisma” che il nostro premier emana, ben supportato dall’équipe di alta cultura leghista che lo attornia sorniona.
Essendo io autocertificata cretina ho pensato che richiamare le contraddizioni che si sarebbero aperte per l’autorità locale (sindaco), qualora sul suo territorio si trovassero minori impediti a curarsi, poteva stimolare un soprassalto di consapevolezza in associazioni e responsabili istituzionali di maggioranza e opposizione su un problema già vissuto.

Ho ripensato a quando, anche a livello locale, ci si arrovellava per comprendere e assimilare il concetto di tutela sociale della maternità, a quando ci si confrontava per superare la norma sull’adozione che la voleva allora possibile solo per coppie sterili e per continuità ereditaria del patrimonio.
Poi ho lasciato perdere: il mondo della società fu civile ora si é frantumato in realtà associative autopromozionali e autoreferenziali che, nel migliore dei casi, esercitano (a volte anche molto bene a volte no) azioni di supplenza ma si guardano dall’invitare le istituzioni a rispettare il proprio ruolo, considerandole, suppongo, soltanto fonte di reddito (anche ben speso) o di visibilità mediatica.
Così ho provato a pensare a una vicenda più vicina: un anno o due fa in un comune friulano venne trovato un neonato abbandonato sulle scale di un ambulatorio. Il sindaco dichiarò ed esercitò nel migliore dei modi in proprio ruolo di tutore; insieme al medico che l’aveva raccolto suscitò intorno a quel piccolo un’ondata di simpatia, i media locali –evidentemente affascinati dalle buone maniere della mamma che era ricorsa al vecchio caro abbandono- ci ricamarono su e la storia finì bene (anche la mamma venne ritrovata e trattata con comprensione e rispetto). Se però il sindaco avesse esercitato il proprio ruolo affidando il piccolo a un servizio di custodia comunque denominato non sarebbe stato così.

Sono cretina autocertificata: le prove 1
Non solo ho ricevuto telefonate meravigliate per il mio ricorso al sindaco nel caso delle cure ai minori, ma ho percepito l’indifferenza assoluta del mondo associativo e istituzionale.
Sarebbe bene che i sindaci si opponessero al decreto sicurezza (per le cure dei minori o altro motivo)? Certamente, mi si lascia capire, se appartengono a quelle non-forze politiche che hanno sostituito il lavoro nelle istituzioni con le presenze in piazza dove si possono urlare i propri no in un catartico scambio di emozioni fine a se stesse. Così in piazza i politici dichiarano la propria appartenenza salvifica e tanto basta.
Sarebbe opportuno che –nel caso il decreto diventi legge – i sindaci preparassero la tutela dovuta per chi non può garantirsi da sé ed é messo in condizioni di perdere anche la tutela genitoriale?
Non sembra problema degno di attenzione anche se molti si preparano già ad altro.
In una recente trasmissione televisiva un senatore, interpellato da Gad Lerner sulla possibilità tecnica della operazione cacciata, virile e decisionista assicurava: ‘Ci riusciremo’.
Perché a me é venuta in mente una vecchia frase già sentita ‘Spezzeremo le reni alla Grecia”? Ah già, sono cretina ormai autocertificata: mi si perdoni la confusione.

Sono cretina autocertificata: le prove 2
Nella lettera aperta al sindaco (che un quotidiano locale ha pubblicato) avevamo citato - con l’amica, che insieme a me se ne é fatta carico- due commi (b, c) dell’art. 35 del Decreto Legislativo25 luglio 1998, n. 286. dei cinque che riguardano ciò che é garantito in materia di sanità “nei presidi pubblici ed accreditati” “ai cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale, non in regola con le norme relative all'ingresso ed al soggiorno”.
Nulla avevamo detto in quella lettera del comma a), che ora trascrivo, per cui alle cittadine straniere non in regola con il permesso di soggiorno é assicurata (e resterà assicurata con il disvalore aggiunto della paura) ”la tutela sociale della gravidanza e della maternità, a parità di trattamento con le cittadine italiane, ai sensi delle leggi 29 luglio 1975, n. 405, e 22 maggio 1978, n.
194
, e del decreto del Ministro della sanità 6 marzo 1995”.
Spero che le organizzazioni di donne che tacciono non ci propineranno anche un otto marzo a dichiarato differenziale etnico. Meglio si limitino alle consuete cene per sole donne (dove l’etnico potrà apparire sotto forma di cibo); vi potranno inserire quali commensali d’onore rappresentanti elette nelle istituzioni per sesso e non per genere. Sulle mamme straniere queste signore tacciono, deliziose creature rispettose della tradizione di silenzio imposta dalla risorgente cultura alle donne.
Ma forse anche la distinzione fra sesso e genere appartiene alla mia autocertificata condizione di cretina, confusamente senile.

Conclusione
Avevo inviato la lettera precedente a una lunga lista di amici, esprimendo la mia perplessità sull’utilità di diffondere anche via e-mail ciò che scrivo nel mio blog.
Due amici mi hanno scritto dicendomi di continuare: grazie, ma forse é meglio arrendersi alla buona educazione che impone di non dare fastidio.
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giovedì, 19 febbraio 2009
UNA (INUTILE?) LETTERA APERTA AL SINDACO

Premessa
Della questione di cui scriverò mi sono occupata in questo blog lo scorso anno il 21, 26, 28, 31 ottobre, 3, 6, 11, 14, 19, 21, 24 novembre. 1, 2 e 16 dicembre. Nel 2009 il 3, 4, 6, 15, 25, 29 gennaio e il 6 febbraio.
Ne é stata fonte principale il sito web della Società Italiana di Medicina delle
Migrazioni
: www.simmweb.it.
Per rispetto verso me stessa non riassumo le più viscose argomentazioni contrarie (di cui però ho sempre riportato le conseguenze a livello istituzionale).
Consiglio –chi volesse valutarne lo spessore intellettuale ed etico - di guardare la puntata della trasmissione di Gad Lerner del
16 febbraio. Intitolata ‘L’infedele e il passaporto dello stupratore’ ha una pagina di presentazione (non perdetevi il frammento accostatovi - gli ebrei, i rom e il signore Siegel- trascritto da radio padania
libera, anche se datato 21 ottobre. Ne ha preso le distanze anche il ministro Maroni).
La trasmissione é scaricata in
cinque pezzi di facile accesso (ci sono riuscita io!) e conseguente visibilità.
 
Perché scrivo al sindaco

Scrivo al sindaco perché non é un podestà, nella convinzione che rappresenti il territorio in cui vivo (malvolentieri ma non ho spazi di scelta che io sappia praticare), nella consapevolezza che i podestà non erano tutti ladri e insieme nella piena coscienza che non mi sento rappresentata da chi pretendesse assicurarmi solo dell’integrità delle mie tasche. Ho anche altre integrità a cui ci tengo e la cui rapina mi offende più del furto: parlo degli articoli fondamentali della Costituzione e non di valori (parola che insieme a sensibilizzazione mi é diventata ripugnante per l’uso strumentale e surrettizio che ne viene fatto).
Dopo di che il sindaco, che é anche amministratore, dirà quali sono i limiti che gli sono concessi dagli spazi oggettivi di cui dispone appunto come amministratore (e spero che il suo dire sia trasparente e documentato). Non é detto che io debba condividere (il pluralismo fa parte di quei paletti dell’integrità di cui sopra): per me é essenziale capire e avere spazio per l’espressione del dissenso.
Dove quello spazio? Per me in piazza certamente no (o meglio non più). La moda di portare la gente in piazza e di contarla e di basare consenso e dissenso sul numero (o meglio sui vari, fluttuati numeri che ci vengono propinati) é ormai, secondo me, fondamento di un nuovo tipo di populismo e nel mio, ormai consolidato, pessimismo penso che la piazza potrà diventare il luogo in cui sostenere la liceità (o meglio l’opportunità o, meglio ancora, la giusta soddisfazione) della pena di morte (più gradita se preceduta da linciaggio). Se ciò accadrà sarà affollata (e benedetta dall’art.
2267
del catechismo pubblicato nel sito del Vaticano).
Per chiarezza trascrivo: “La pena inflitta deve essere proporzionata alla gravità del delitto. Oggi, a seguito delle possibilità di cui lo Stato dispone per reprimere il crimine rendendo inoffensivo il colpevole, i casi di assoluta necessità di pena di morte «sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti» (Evangelium vitae). Quando i mezzi incruenti sono sufficienti, l'autorità si limiterà a questi mezzi, perché questi corrispondono meglio alle condizioni concrete del bene comune, sono più conformi alla dignità della persona e non tolgono definitivamente al colpevole la possibilità di redimersi”.
 
E torniamo alla lettera... dove cito due soli commi (b, c) dell’art. 35 del  Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286. dei cinque che riguardano ciò che é garantito in materia di sanità “nei presidi pubblici ed accreditati” “ai cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale, non in regola con le norme relative all'ingresso ed al soggiorno”.
Ho voluto limitare il mio intervento ma il silenzio su uno dei commi mi é costato parecchio. Lo trascrivo:
”a) la tutela sociale della gravidanza e della maternità, a parità di trattamento con le cittadine italiane, ai sensi delle leggi 29 luglio 1975, n. 405, e 22 maggio 1978, n.
194
, e del decreto del Ministro della sanità 6 marzo 1995”.
Non l’ho citato finora perché in comune esiste una consigliera con delega alle pari opportunità che mi illudevo avrebbe parlato, magari sollecitata dai gruppi di donne che si sono raccomandate per essere sostenitrici della maternità da diritto da garantire, a bene da tutelare, alla libera scelta.
Invece, per quanto si può sapere fuori dal palazzo, la consigliera delegata alle pari opportunità finora ha mantenuto un assoluto silenzio in proposito, tanto più significativo perché condiviso dalle forze di maggioranza e opposizione in una sconfortante uniformità, dentro e fuori il consiglio, fra i singoli e le associazioni rispettate e vezzeggiate.

Prevedo obiezioni e rispondo. Non mi basta che si strilli, si proclami, si predichi un generico no al pacchetto sicurezza, mi aspetto invece che se ne dica, punto per punto le ragioni e che ci si rivolga alle istituzioni, non solo per solleticare emozioni, soprattutto quando a queste ci si collega come collettore di voti (di scambio?).
Spero comunque di essere smentita con articolate argomentazioni.

 

Testo della lettera aperta, spedita al sindaco e a quotidiani e radio locali.
 PREMESSA: La lettera che segue é stata scritta assieme ad un’amica che la firma. La ringrazio per entrambe le ragioni.Tutto ciò che precede evidentemente impegna solo me.             augusta
Al prof. Furio Honsell
Sindaco del comune di Udine                            18 febbraio 2009
                               Sua Sede
Oggetto: lettera aperta
Egregio signor Sindaco,
Ci é noto che fra il personale preposto alla promozione, prevenzione e cura della salute, medici ed infermieri ma anche figure professionali che coadiuvano i processi di cura, quali assistenti sociali, psicologi ecc. ecc., si é manifestata una grave preoccupazione per l’abrogazione del comma 5 dell’art. 35 del decreto legislativo 25 luglio 1998 n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero) che – tuttora in vigore- recita: “L'accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità', salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano”.

La previsione abrogativa appare nel testo del disegno di legge 733, licenziato dal senato della repubblica il 5 febbraio c. a, ora in attesa del dibattito alla camera dei deputati.
Non sia irrilevante sottolineare la ferma opposizione non solo di esponenti delle categorie interessate, ma anche dell’Ordine dei Medici della provincia di Udine che, nella persona del presidente, si é fermamente espresso contro tale vulnus alla deontologia professionale, richiamando gli iscritti anche al dovere dell’obiezione di coscienza, qualora la possibilità di denuncia venisse ritenuta ordine.
Sarebbe confortante poter delegare la segretezza del rapporto medico paziente all’etica professionale, esclusiva e risolutiva. Purtroppo non basta.
Resta infatti in vigore la parte dell’articolo citato che prevede tra l’altro:
b) la tutela della salute del minore in esecuzione della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176;

c) le vaccinazioni secondo la normativa e nell'ambito di interventi di campagne di prevenzione collettiva autorizzati dalle regioni;
E’ prevedibile –e già segnalata- la paura dei cittadini non comunitari non in regola con il permesso di soggiorno (la cui concessione é soggetta a tempi la cui lunghezza costituisce uno dei primati italiani in Europa) nell’accostare i servizi sanitari. Nel caso specifico, che nasce dai commi sopra trascritti, un genitore si troverebbe di fronte alla scelta drammatica fra l’assicurazione e la negazione delle cure e delle vaccinazioni (sicure in quanto erogate dal sistema sanitario) ai figli che potrebbero diventare elemento oggettivo di delazione e quindi di cacciata dal territorio nazionale per tutta la famiglia.
Inoltre far sì che si crei una fascia di cittadini non vaccinati, e perciò esposti a contagio di malattie che possono sembrare scomparse, finirà per creare rischi per tutti, anche se vaccinati. La malattia non é soggetta a rispettare la chiusura dei confini.
E’ noto che i minori (italiani e non) privi di tutela (quale che ne sia la ragione: abbandono alla nascita, scomparsa della famiglia, arrivo senza accompagnamento sul territorio nazionale ...) godono di una tutela particolare nel comune in cui si trovanoe quindi interrogano – per il semplice fatto di esistere- la Sua persona.
Permetta a due cittadine udinesi, turbate da questo problema (che non è il solo nel quadro che si prospetta se la camera approverà il testo del pacchetto sicurezza nella forma licenziata dal senato), di chiederLe come intenda sostenere nel territorio del comune che rappresenta il diritto alla salute di minori, cui sia oggettivamente impedito ai genitori di provvedere.
Distinti saluti
Augusta De Piero      via Gemona 78   33100 Udine
Adriana Libanetti      via Sbaiz 9    33100 Udine 
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domenica, 15 febbraio 2009

Samer in un giornale on line dell'Illinois

Quinta puntata
Ho già scritto di questa storia in gennaio (il 14, il 16, il 20 gennaio e il 2 febbraio).
Per chi non volesse rileggersi le puntate precedenti (che contengono anche la documentazione cui via via accenno) riassumo:

Samer, un ragazzo palestinese di Jenin, é stato ospite a Verona per il soggiorno di ragazzi israeliani (ebrei e arabi) e palestinesi dei Territori, nel quadro dell’iniziativa con cui l’associazione Il germoglio contribuisce al progetto Fiori di pace. Ora si trova a studiare negli USA (Illinois) ed é rimasto sconvolto dall’aver visto un suo amico israeliano, con cui aveva condiviso Fiori di pace, su un carro armato diretto a Gaza. Ne scrive al presidente de Il Germoglio, ne scrive ai suoi amici israeliani e palestinesi finché non prende la decisione di invitare chi voglia in un bar della sua Università, per accendere una candela nel ricordo dei bambini uccisi a Gaza. Invita chi altrove nel mondo lo voglia a fare altrettanto.
Dell’incontro annunciato Fiori di pace ha pubblicato anche la documentazione inviata da Samer stesso.
Ma la storia di Samer (e del metodo ‘Fiori di pace’ – chiedo a Lucia e a Marco se posso identificarlo così) si arricchisce di informazioni.
Pubblico una traduzione che si basa su quanto si trova in Fiori di pace, ma che in qualche punto ho rivisto, lasciando la possibilità di collegarsi all’originale con le parole “
sito veronese”. Spero che gli amici di Verona non me ne vogliano: la mia scelta é dovuta allo sforzo di cogliere ogni minuzia in un condiviso linguaggio di pace tutto (o quasi) da costruire. E oggi -16 febbraio- riscrivo la traduzione corretta da Laura (grazie)-
In fondo pubblico il collegamento con il link che porta al testo originale, disposta ad accogliere suggerimenti per migliorare la traduzione che inserisco nel mio blog, sperando siano accompagnati da osservazioni.                     augusta


Dal sito web Fiori di pace

Riceviamo da Samer Anabtawi questo articolo, pubblicato sull'edizione online del quotidiano dell'Illinois "the State Journal - Register" con il titolo  Palestinian student at IC: Diplomacy is key to peace  By STEVEN SPEARIE


JACKSONVILLE —Lo studente dell’Illinois College Samer Anabtawi non è certo estraneo alla violenza: é cresciuto infatti nella città di Jenin, nel nord dei territori palestinesi occupati della West Bank.
Samer racconta che nel 2002, durante la battaglia di Jenin fra israeliani e palestinesi, sentì la sua casa muoversi letteralmente dalle fondamenta per gli scoppi dei razzi che martellavano il campo profughi ai margini della città. L’elettricità e l’acqua corrente venivano regolarmente tagliate.
“Ricordo che dormivo sotto il letto, pensando ‘Dio, non fare di me un bersaglio’ dice Anabtawi. “Ero sicuro che io e la mia famiglia saremmo morti presto”.

Racconta anche che nel 2001 fecero fuoco contro il suo scuolabus ad un checkpoint. Due bambini di una scuola vicina furono uccisi sotto i suoi occhi.
Samer ammette che questi ricordi hanno provocato il suo disprezzo per Israele, che considera un oppressore.
E comprende, ora che i combattimenti a Gaza hanno raggiunto la terza settimana, perché i Palestinesi in Gaza si sentano come si sentiva lui un tempo.
Ma, da adolescente, Samer Anabtawi ha rifiutato la violenza, scegliendo i movimenti per la pace, come Fiori di Pace, che lo hanno messo faccia a faccia con suoi coetanei israeliani.
Ora a 18 anni è matricola all’Illinois College, dove si sta specializzando in studi internazionali, scienze politiche e francese, e continua a pensare che la via diplomatica sia l’unica strada perché le due parti possano avere una pace durevole.
Parlando al telefono giovedì, Samer diceva che si sente sollevato per il numero di israeliani e palestinesi che si sono avvicinati alla causa della pace e per i colleghi studenti dell’Illinois College, molti dei quali sperano in un cessate il fuoco.
Recentemente Anabtawi ha tenuto una relazione nel campus e si incontrerà con gruppi di studenti per considerare la possibilità di tenere una veglia al lume di candela nel ricordo delle vittime della violenza o per scrivere lettere di sostegno ai bambini di Gaza, ai quali, dice, si sente legato molto strettamente. (ndt: l’articolo risulta aggiornato al 18 gennaio. Precedeva quindi l’evento di cui si é scritto in questo blog il 3 febbraio).
“Sono passato attraverso sofferenza e dolore”, afferma “non voglio vedere altri bambini subire la stessa esperienza” Ci sono state almeno 1.100 vittime di parte palestinese, 400 delle quali donne e bambini, secondo quanto riferito da fonti mediche palestinesi; 13 israeliani, di cui 3 civili, sono stati uccisi secondo informazioni ufficiali israeliane.
Sedere di fronte alla sua controparte israeliana è stata una esperienza sofferta ma necessaria, rivela Anabtawi, sebbene consideri non giusta l’alternativa di chiudere gli occhi e le orecchie davanti alla situazione.
“Quando c’è un essere umano di fronte a te, tu non pensi a lui come un tuo oppressore”, ha raccontato Samer della sua esperienza di Fiori di Pace. “tu cominci a costruire amicizia. Se si può fare questo in un piccolo gruppo, credo che una soluzione diplomatica possa funzionare”.
Le forze israeliane non hanno raggiunto i loro obiettivi militari – Hamas sta ancora lanciando razzi verso le città del sud di Israele – e Samer è preoccupato perché prolungati combattimenti“ porteranno solo verso nuova violenza e una maggiore diffusione dell’odio” rafforzando Hamas.
“I bambini vedono le cose in bianco e nero. Quando vedono i loro genitori e familiari uccisi, essi pensano solo alla vendetta”.
Ma Samer crede che si possa imparare dalla storia. Fa notare che Israele ha cercato di sbarazzarsi dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina e di Fatah, considerandoli organizzazioni terroristiche come Hamas, per riconoscerli più tardi e arrivare alla fine agli accordi di Oslo nel 1993.
“Non riesco a comprendere perché non si possa raggiungere adesso lo stesso risultato” dice Samer.
Steve Hochstadt, docente di storia all’Illinois College, afferma che uno dei problemi é che nessuna delle due parti può offrire un punto di incontro  su cui venire a capo della situazione a Gaza. Ma Hochstadt non approva chi, compresa l’amministrazione Bush, rigetta qualsiasi trattativa diretta con Hamas.
“La nostra riluttanza a parlare con Hamas è un errore,” dice Hochstadt. “Noi non legittimiamo le persone sedendoci ad un tavolo con loro; loro sono già legittimati”.
Hochstadt si dichiara speranzoso che l’amministrazione del neo presidente Barack Obama tenga fede a una delle promesse della sua campagna elettorale di parlare con tutti, compreso Hamas, anche senza precondizioni, quali il riconoscimento dello stato di Israele. “Sono dalla parte di Obama in questo percorso”, ha affermato il professore.
Molte ripetute tregue funzionano solo nei tempi brevi, con la reale possibilità di fiammate locali, ha ammesso Hochstadt. “Siamo nel mezzo di qualcosa che si trascina da decenni. La soluzione è di realizzare una reale pace nella quale entrambe le parti abbiano un interesse,” sia che il risultato siano due stati o tre stati, ammonisce il professore. Samer aggiunge “il dolore non ha una identità. Noi tutti siamo esseri umani. Ne abbiamo avuto abbastanza di questa violenza. La vendetta non ci aiuterà a risolvere questo problema”.
Steven Spearie


PS: collegamento per chi ne volesse leggere il testo in lingua originale.

PS: Chi fosse interessato a conoscere le modalità organizzative del versante veronese di Fiori di pace può leggere qui la convenzione fra i soggetti che cooperano alla sua realizzazione.

collegamenti:  il germoglio, fiori di pace, documentazione,
sito veronese collegamento, qui

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categoria:bambini, diari di augusta, culturapace
giovedì, 29 gennaio 2009
Dal sito della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni
info@simmweb.it
 
"D I V I E T O   D I    S E G N A L A Z  I O N E”
• FIACCOLATA DAVANTI MONTECITORIO •
Lunedì 2 febbraio dalle 17,30 alle 20,00
• scarica la dichiarazione di Amedeo Bianco - Presidente FNOMCeO •
presentata alla
• Conferenza Stampa •
Mercoledì 28 gennaio ore 11.30
 Hotel Nazionale - Piazza Montecitorio 131
 Roma
 
*****
Ricopio il testo della dichiarazione, citata sopra cui potete anche accedere direttamente anche da qui     augusta
 
Messaggio inviato il 28 gennaio 2009 al
Presidente della SIMM in occasione della
conferenza stampa di presentazione
dell’appello “DIVIETO DI
SEGNALAZIONE. SIAMO MEDICI ED
INFERMIERI NON SIAMO SPIE”
promosso da MSF, SIMM, ASGI, OISG

Cari amici,
profondamente rammaricato di non poterVi raggiungere di persona,
ritengo tuttavia doveroso farVi pervenire il mio saluto nonché l’adesione della FNOMCeO all’iniziativa odierna.
In più occasioni e in più sedi la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri ha avuto modo di evidenziare, negli ultimi mesi, il totale dissenso sulla abolizione del comma 5 dell’art. 35 del D.lgs. 286/’98.
Vale la pena ribadire le motivazioni di tale dissenso, motivazioni che direttamente attengono alla matrice etico-deontologica dell’esercizio professionale medico e ai suoi delicati risvolti civili e sociali.
Come medici siamo convinti di avere gli stessi diritti e gli stessi doveri di tutti i cittadini, sebbene i nostri doveri si sostanzino nel garantire diritti universali della persona prima ancora che dei cittadini, e cioè quelli che concernono la tutela della salute nel rispetto della dignità di ogni individuo.
Come in guerra, anche in quella più sanguinosa, un briciolo di ragione si traduce in “corridoi umanitari”per consentire l’elementare esercizio della solidarietà e della vicinanza ai più fragili, allo stesso modo riteniamo che in una comunità moderna e civile (e in pace) l’accesso alle cure debba costituire ovunque e sempre una “area protetta” disolidarietà e umanità.
Inutile ricordare che uno dei principi fondamentali che riguardano la
salute come bene collettivo è fondato sul libero accesso alle cure e quindi ogni misura o provvedimento che possa limitare tale libertà rischia di tradursi in un boomerang per la tutela della salute
collettiva.
Queste considerazioni non fanno gli uni diversi dagli altri, ma abbracciano tutti in modo indistinto e profondamenteintercettano i profili e l’esercizio della nostra libertà di scienza e coscienza, che siamo pronti a rivendicare in ogni circostanza.
Auguro a tutti un sentito buon lavoro e invio i miei saluti più cordiali.
Amedeo Bianco
 
                                                            ***
Della questione che precede ho scritto lo scorso anno il 21, 26, 28, 31 ottobre, 3, 6, 11, 14, 19, 21, 24 novembre. 1, 2 e 16 dicembre.     Nel 2009:3, 4, 6,15 e 25  gennaio.
 
                                                          ******
 
Tornando a Gaza
Riporto il testo tradotto di un breve appello diffuso questa mattina dalla BBC

Le nazioni unite lanciano un forte appello per Gaza:
Necessitano 613 milioni di dollari per aiutate il popolo colpito dall’offensiva militare a Gaza
”Sono necessità enormi e di tanti tipi –ha detto il massimo rappresentante ufficiale aL forum economico mondiale di Davos. E ha aggiunto che i fondi sarebbero usati per “per aiutare a superare almeno in parte queste difficoltà”
L’annuncio arriva mentre si teme il collasso del cessate il fuoco unilaterale offerto dall’esercito di Israele ai militanti di Hamas
Due razzi sono stati sparati contro Israele mentre bombardamenti aerei colpivano la parte meridionale di Gaza.
 
E, a proposito di Gaza, ho un paio di SEGNALAZIONI

1. L’amica Marte cui fa capo il blog <incircolo.blogspot.com> ha introdotto con un suo intervento l’argomento del boicottaggio ai prodotti israeliani. Ne é nata un conversazione a distanza fra noi che si può leggere nei commenti del diario“memoria e smemorati” (19 gennaio).
Io ne sono felice: ho sempre sperato che diari e altro mi desse l’occasione di comunicare; questa volta ci siamo riuscite e potrebbe diventare oggetto di discussione anche per altri.
Chi fosse interessato a ricevere informazioni può andare al blog di Marte (anche direttamente dal mio omonimo link) in data 29 gennaio (22.48 – la rivoluzione nel cestello della spesa) dove troverà anche
le indicazioni necessarie per riferirsi alle fonti dell’iniziativa.
 
2. Segnalo anchel’articolo War and Natural Gas: The Israeli Invasion and Gaza's Offshore Gas Fields by Michel Chossudovsky (Guerra e gas naturale: l’invasione israeliana e i giacimenti di gas al largo di Gaza).
Non mi azzardo a tradurlo per la presenza di termini tecnici che é meglio non affronti.
Potete comunque raggiungerlo dal collegamento.  
Se ne può trovare qualche breve tratto tradotto collegandosi  al sito ‘luogo comune’   (www.luogocomune.net/site/modules/news).
Sarebbe simpatico se un lettore/trice esperto ce lo traducesse.

2. BAMBINI: MOLTI I POSSIBILI ABUSI
Tornando a quanto ho scritto il 27 gennaio sono casualmente venuta a sapere che il sindaco di Udine, in una conferenza stampa nella giornata delle memoria, ha riferito che l’assessore alla cultura si é imbattuto, alla fermata di un autobus, nella scritta ‘Juden Raus’ e che una signora aveva fatto una segnalazione su altro caso di antisemitismo. Ero io che avevo passato l’informazione ma, correttamente, il sindaco che non mi aveva interpellato, non ha fatto il mio nome.
La scritta Juden Raus, nella stessa zona della città in cui avevo visto il manifesto descritto nel diario del 27, conferma la fondatezza della mia paura di un razzismo dilagante che il risveglio dell’antisemitismo rafforza. Non a caso é la radice storica della violenza anche normativa, esercitata anche in Italia, e certamente sostenuta da recente professione di negazionismo vescovile.
Sono lieta però che una giornalista, che ha scritto delle due segnalazioni, abbia colto la specificità “dello sfruttamento dell’immagine dei bambini”.
E’ un tratto che andrebbe posto all’attenzione dell’opinione pubblica: il richiamo ai bambini, nello stile ‘piccoli razzisti crescono’, secondo me connota di vergogna e orrore irrimediabili ogni forma di razzismo, che si lega così alle radici di ogni possibile crescita umana.
Almeno per chi se ne accorge.                        augusta
 
collegamenti:  migrazioni,  scarica la dichiarazione,  qui,  articolo,  luogo comune
 
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domenica, 07 dicembre 2008
Un messaggio da trasmettere

Oggi ho avuto segnalazione dal contatore del mio blog dell’esistenza di un messaggio, pubblicato in data odierna sotto una pagina del 28 marzo 2007.
Lo trascrivo:

Cercando notizie su Issa Nauri mi sono imbattuto in questa pagina. mi piacerebbe contattare Omar per approfondire dato che sarei interessata ad organizzare una conferenza per celebrare questo autore in Giordania. Grazie

Mentre prego di mettere i messaggi sotto l’ultimo diario, anche se si riferiscono a testi precedenti, mi impegno per quel che posso a rispondere alla richiesta.
Non mi permetto naturalmente di pubblicare l’e-mail di Omar e - d’altra parte- chi ha inserito il messaggio non ha indicato il proprio indirizzo, rendendomi impossibile una risposta privata.
Offro il mio indirizzo: se riceverò l’indicazione di un contatto possibile la passerò ad Omar e poi ... avrò fatto quel che potevo. Non sono, né aspiro ad essere, 007
augusta   <augdep@alice.it>

 
Un diario molto difficile
Rimpianti grotteschi

Un articolo di Repubblica “generali alla sbarra” ha richiamato la non casualità dei 19 morti di Nassirya (12 novembre 2003).
Pare sia in corso una ricerca dei colpevoli e così cominciamo a ricordare il primo, l’autore della prima grande bugia, il presidente degli USA G.W. Bush.
Lui stesso ha dichiarato:
”Un grande rimpianto di tutta la mia presidenza è il fallimento dell'intelligence sull'Iraq.  Molti si sono giocati la reputazione dicendo che le armi di distruzione di massa erano un valido motivo per rimuovere Saddam. George W. Bush, Abc News, 2 dicembre”.
Rimpianto come pentimento? Mi sembra molto, molto comodo.

Comunque era una bugia autorevole e appiccicosa perché quei ragazzi morti erano a Nassirya per una decisione dell’allora governo e parlamento italiano, convinti dalla parola di Bush.
Costoro sono pentiti, rimpiangono, blaterano stupidaggini? Io non lo so.

Condannati a morte

L’art. 2267 del catechismo della chiesa cattolica recita tra l’altro: “L'insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell'identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l'unica via praticabile per difendere efficacemente dall'aggressore ingiusto la vita di esseri umani.” (www.vatican.va)
Penso che per analizzare un altro orrore si debba partire da qui.
Infatti è noto a tutti noi che ci sono paesi in cui l’omosessualità é crimine punito con carcere, torture e morte. Il rappresentante vaticano all’ONU non ha firmato la richiesta di depenalizzazione dell’omosessualità.
Questo monsignore non é evidentemente uno scioccherello di passaggio, ma rappresenta un’istituzione: nella fattispecie la chiesa cattolica che, nella sua forma gerarchica, non ritiene di dover difendere la vita degli omossessuali.
Dal che devo dedurne che – a norma di catechismo- la penna capitale conseguente il “crimine” di omosessualità può essere considerata “l'unica via praticabile per difendere efficacemente dall'aggressore ingiusto la vita di esseri umani“.
Riporto integralmente il
comunicato delle Comunità Cristiane di Base e poi indicherò i riferimenti ad altri documenti pubblicati dal sito ildialogo,
Attendo l’uscita dell’agenzia Adista dove conto di trovare altro materiale, che eventualmente renderò noto.



COMUNITA’ CRISTIANE DI BASE

Segreteria Tecnica Nazionale

CdB Nord-Milano 3397952637

segrcdb@alice.itwww.cdbitalia.it

 

Perfino il senso critico più disincantato si arrende di fronte al carattere così pesantemente irrazionale e contraddittorio della opposizione di mons. Celestino Migliore, rappresentante permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, confermata dal portavoce vaticano padre Federico Lombardi, al progetto di una depenalizzazione universale dell'omosessualità presentato all'ONU dalla presidenza francese dell'UE, condiviso dai 27 paesi dell'Unione Europea.

 

E' nota la posizione dei vertici ecclesiastici contraria a ogni norma che riconosca e rispetti i diritti umani delle persone omosessuali. Ed è altrettanto noto che una gran parte della Chiesa, fra cui le Comunità di base, è critica verso questa vera e propria discriminazione inumana e antievangelica.

 

Ma ora il Vaticano ha superato ogni limite ponendosi dalla parte dei paesi in cui l'omosessualità è illegale e viene repressa con sanzioni, torture, pene e persino con l'esecuzione capitale. Svela così un tratto, tenuto per lo più velato, del fondamentalismo cattolico: il persistere, dal medioevo, del carattere violentemente totalitario dell'ideologia che domina ancora purtroppo i vertici ecclesiastici per cui ciò che non è in linea con le loro regole morali è peccato e ciò che è peccato deve essere reato. Un reato che i giudici del braccio secolare devono punire con pene temporali in nome di Dio e dell'ordine naturale da lui stabilito per sempre.

 

La depenalizzazione di adulterio e aborto ha trovato e trova tuttora sempre e ovunque un'aspra opposizione ecclesiastica. E ora si aggiunge l'opposizione alla depenalizzazione dell'omosessualità. La cosa ci riguarda tutti perché tocca aspetti fondamentali del diritto internazionale. Non si è mai abbastanza protetti da un ritorno di regimi d'intolleranza e dai totalitarismi. Occorre svegliarsi e resistere.

 La Segreteria Tecnica Nazionale delle CdB italiane    Milano, 2.12.08


Altri documenti:
Comunicato di “
Noi siamo chiesa”
Dichiarazione del Presidente delle
Chiese Evangeliche in Italia
Dichiarazione di
Piero Montana, esponente storico del movimento gay italiano


Troverete questo, ma anche altro, nel sito www.ildialogo.org , nella sezione “cristianesimo e omosessualità”.

 
Per ciò che riguarda la mancata firma del rappresentante vaticano alla convezione ONU sui diritti dei disabili, mi limito a riportare, con tutto il mio orrore, una notizia d’agenzia.
ABORTO - La Convenzione Onu sui diritti dei disabili è il primo trattato sui diritti umani del Terzo Millennio ed è stato approvato dall’Assemblea generale dell’Onu nel 2006. Il Vaticano ha partecipato attivamente ai lavori per la stesura del testo, durati cinque anni ma, alla conclusione, si è rifiutata di firmarlo perché il documento non ha inserito un divieto esplicito nei confronti dell’aborto.

 

Ancora sul NO alle cure per gli immigrati privi di permesso di soggiorno
Si vedano i precedenti diari del: 21, 26, 28, 31 ottobre,  3, 6, 11, 14, 19, 21, 24 novembre, 1 e 2 dicembre.
La regione Toscana dispone di una proposta di leggeNorme per l’accoglienza, l’integrazione partecipe e la tutela dei cittadini stranieri in Toscanache prevede disposizioni a 360 gradi.
Io mi limito a prendere in considerazione l’articolo 19. riguardante il diritto alla salute, che così recita:
 
1. La Regione promuove e sostiene il diritto alla salute dei cittadini stranieri nell’ambito di quanto previsto dal d.lgs. 286/1998.
2. La Giunta regionale emana direttive alle aziende sanitarie e ospedaliere affinché queste:
a) promuovano tutte le misure organizzative finalizzate a rendere concretamente fruibili in ogni ente del servizio sanitario regionale tutte le prestazioni previste per i cittadini stranieri non iscritti al servizio sanitario regionale;
b) sviluppino specifici interventi informativi destinati ai cittadini stranieri non in regola con le norme sul soggiorno, finalizzati ad assicurare gli elementi conoscitivi idonei per facilitare l'accesso ai servizi sanitari e sociosanitari.
 
3. La Regione promuove inoltre:
a) l’adozione di strumenti epidemiologici per il riconoscimento e la valutazione dei bisogni di salute specifici dei cittadini stranieri;
b) lo sviluppo di interventi informativi per favorire l’accesso ai servizi, nonché di specifiche iniziative d’informazione e di educazione alla salute nei luoghi di lavoro e su temi relativi alla salute collettiva;
c) l’utilizzo dei mediatori culturali nei servizi di primo accesso alle prestazioni sanitarie, lo sviluppo di politiche di formazione all’intercultura per il personale sociosanitario, medico e paramedico, l’adattamento dei servizi sociosanitari ad un’utenza pluriculturale.
4. La Regione, in coerenza con la legge 9 gennaio 2006 n. 7 (Disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile)promuove iniziative di sensibilizzazione ed ogni altra azione per la prevenzione ed il contrasto delle pratiche di mutilazione femminile con la partecipazione in particolare delle comunità di cittadini stranieri provenienti dai paesi dove sono esercitate tali pratiche.

Lo schema predisposto dalla stessa giunta ben chiarisce il senso di quell’articolo, rispettoso dei limiti dei poteri regionali e contemporaneamente attento a assicurare tutti i supporti che la regione può offrire all’attuazione di  una legge statale che non può e non deve essere cancellata, ma forse lo sarà.
Anche in Friuli Venezia Giulia (e non solo) il decreto legislativo 286/1998 é stato applicato e reso positivamente operativo dall’impegno del personale sanitario e anche delle particolari figure dei mediatori di comunità (formati appunto ad assicurare la miglior relazione nel rapporto medico-paziente, affrontando le difficoltà linguistiche e culturali) ma la giunta non appare determinata come quella toscana e sotto questo cielo (cupo) regna una gran confusione che ha coinvolto anche consiglieri regionali che dovrebbero invece essere in grado di dare al meglio il proprio contributo.
Così lo schema recita nello specifico:
Accesso degli extracomunitari irregolari al servizio sanitario. Dando piena attuazione al testo unico sull’immigrazione, la pdl favorisce attraverso azioni informative e misure organizzative pieno accesso degli extracomunitari irregolari alle prestazioni del servizio sanitario. L’unificazione delle tessere STP (Straniero Temporaneamente Presente) rientra tra le misure che potrebbero essere realizzate in futuro. La tessera STP, già prevista a livello nazionale da oltre 10 anni, permette allo straniero senza permesso di soggiorno valido (perché scaduto, non rinnovato o ma i ottenuto), di essere curato in ospedale o in ambulatorio. La tessera va richiesta alla ASL. L'assistenza è garantita ai bambini o in caso di infortunio, malattie gravi, patologie infettive e in gravidanza. Alcuni servizi sono completamente gratuiti, altre volte viene richiesto il pagamento del ticket. Il clandestino che va da un medico o in ospedale riceverà le cure necessarie e non sarà denunciato per il fatto di non avere il permesso di soggiorno. In tal senso, scopo della pdl, è rendere gli stranieri informati sul funzionamento della tessera e dei servizi a cui può accedere.
Purtroppo non posso soffermarmi sugli altri importanti aspetti della proposta, ma voglio ricordare che la giunta regionale toscana ha approvato una Piattaforma per l’educazione alla convivenza che dovrebbe avere un significativo impatto non solo sui bimbi figli di persone prive di permesso di soggiorno, ma soprattutto sugli altri bambini cui, in questo tristissimo periodo, é dovuta un’educazione alla giustizia e alla legalità i cui esempi autorevolmente scarseggiano.
collegamenti: generali alla sbarra, comunicato, Noi, chiese evangeliche, Piero Montana, cristianesimo e omosessualità, proposta di legge, schema, piattaforma