Premessa
Della questione di cui scriverò mi sono occupata in questo blog lo scorso anno il 21, 26, 28, 31 ottobre, 3, 6, 11, 14, 19, 21, 24 novembre. 1, 2 e 16 dicembre. Nel 2009 il 3, 4, 6, 15, 25, 29 gennaio e il 6 febbraio.
Ne é stata fonte principale il sito web della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni: www.simmweb.it.
Per rispetto verso me stessa non riassumo le più viscose argomentazioni contrarie (di cui però ho sempre riportato le conseguenze a livello istituzionale).
Consiglio –chi volesse valutarne lo spessore intellettuale ed etico - di guardare la puntata della trasmissione di Gad Lerner del 16 febbraio. Intitolata ‘L’infedele e il passaporto dello stupratore’ ha una pagina di presentazione (non perdetevi il frammento accostatovi - gli ebrei, i rom e il signore Siegel- trascritto da radio padania libera, anche se datato 21 ottobre. Ne ha preso le distanze anche il ministro Maroni).
La trasmissione é scaricata in cinque pezzi di facile accesso (ci sono riuscita io!) e conseguente visibilità.
Scrivo al sindaco perché non é un podestà, nella convinzione che rappresenti il territorio in cui vivo (malvolentieri ma non ho spazi di scelta che io sappia praticare), nella consapevolezza che i podestà non erano tutti ladri e insieme nella piena coscienza che non mi sento rappresentata da chi pretendesse assicurarmi solo dell’integrità delle mie tasche. Ho anche altre integrità a cui ci tengo e la cui rapina mi offende più del furto: parlo degli articoli fondamentali della Costituzione e non di valori (parola che insieme a sensibilizzazione mi é diventata ripugnante per l’uso strumentale e surrettizio che ne viene fatto).
Dopo di che il sindaco, che é anche amministratore, dirà quali sono i limiti che gli sono concessi dagli spazi oggettivi di cui dispone appunto come amministratore (e spero che il suo dire sia trasparente e documentato). Non é detto che io debba condividere (il pluralismo fa parte di quei paletti dell’integrità di cui sopra): per me é essenziale capire e avere spazio per l’espressione del dissenso.
Dove quello spazio? Per me in piazza certamente no (o meglio non più). La moda di portare la gente in piazza e di contarla e di basare consenso e dissenso sul numero (o meglio sui vari, fluttuati numeri che ci vengono propinati) é ormai, secondo me, fondamento di un nuovo tipo di populismo e nel mio, ormai consolidato, pessimismo penso che la piazza potrà diventare il luogo in cui sostenere la liceità (o meglio l’opportunità o, meglio ancora, la giusta soddisfazione) della pena di morte (più gradita se preceduta da linciaggio). Se ciò accadrà sarà affollata (e benedetta dall’art. 2267 del catechismo pubblicato nel sito del Vaticano).
Per chiarezza trascrivo: “La pena inflitta deve essere proporzionata alla gravità del delitto. Oggi, a seguito delle possibilità di cui lo Stato dispone per reprimere il crimine rendendo inoffensivo il colpevole, i casi di assoluta necessità di pena di morte «sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti» (Evangelium vitae). Quando i mezzi incruenti sono sufficienti, l'autorità si limiterà a questi mezzi, perché questi corrispondono meglio alle condizioni concrete del bene comune, sono più conformi alla dignità della persona e non tolgono definitivamente al colpevole la possibilità di redimersi”.
Ho voluto limitare il mio intervento ma il silenzio su uno dei commi mi é costato parecchio. Lo trascrivo:
”a) la tutela sociale della gravidanza e della maternità, a parità di trattamento con le cittadine italiane, ai sensi delle leggi 29 luglio 1975, n. 405, e 22 maggio 1978, n. 194, e del decreto del Ministro della sanità 6 marzo 1995”.
Non l’ho citato finora perché in comune esiste una consigliera con delega alle pari opportunità che mi illudevo avrebbe parlato, magari sollecitata dai gruppi di donne che si sono raccomandate per essere sostenitrici della maternità da diritto da garantire, a bene da tutelare, alla libera scelta.
Invece, per quanto si può sapere fuori dal palazzo, la consigliera delegata alle pari opportunità finora ha mantenuto un assoluto silenzio in proposito, tanto più significativo perché condiviso dalle forze di maggioranza e opposizione in una sconfortante uniformità, dentro e fuori il consiglio, fra i singoli e le associazioni rispettate e vezzeggiate.
Prevedo obiezioni e rispondo. Non mi basta che si strilli, si proclami, si predichi un generico no al pacchetto sicurezza, mi aspetto invece che se ne dica, punto per punto le ragioni e che ci si rivolga alle istituzioni, non solo per solleticare emozioni, soprattutto quando a queste ci si collega come collettore di voti (di scambio?).
Spero comunque di essere smentita con articolate argomentazioni.
Testo della lettera aperta, spedita al sindaco e a quotidiani e radio locali.
Al prof. Furio Honsell
Sindaco del comune di Udine 18 febbraio 2009
Sua Sede
Ci é noto che fra il personale preposto alla promozione, prevenzione e cura della salute, medici ed infermieri ma anche figure professionali che coadiuvano i processi di cura, quali assistenti sociali, psicologi ecc. ecc., si é manifestata una grave preoccupazione per l’abrogazione del comma 5 dell’art. 35 del decreto legislativo 25 luglio 1998 n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero) che – tuttora in vigore- recita: “L'accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità', salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano”.
La previsione abrogativa appare nel testo del disegno di legge 733, licenziato dal senato della repubblica il 5 febbraio c. a, ora in attesa del dibattito alla camera dei deputati.
Non sia irrilevante sottolineare la ferma opposizione non solo di esponenti delle categorie interessate, ma anche dell’Ordine dei Medici della provincia di Udine che, nella persona del presidente, si é fermamente espresso contro tale vulnus alla deontologia professionale, richiamando gli iscritti anche al dovere dell’obiezione di coscienza, qualora la possibilità di denuncia venisse ritenuta ordine.
Sarebbe confortante poter delegare la segretezza del rapporto medico paziente all’etica professionale, esclusiva e risolutiva. Purtroppo non basta.
Resta infatti in vigore la parte dell’articolo citato che prevede tra l’altro:
b) la tutela della salute del minore in esecuzione della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176;
c) le vaccinazioni secondo la normativa e nell'ambito di interventi di campagne di prevenzione collettiva autorizzati dalle regioni;
E’ prevedibile –e già segnalata- la paura dei cittadini non comunitari non in regola con il permesso di soggiorno (la cui concessione é soggetta a tempi la cui lunghezza costituisce uno dei primati italiani in Europa) nell’accostare i servizi sanitari. Nel caso specifico, che nasce dai commi sopra trascritti, un genitore si troverebbe di fronte alla scelta drammatica fra l’assicurazione e la negazione delle cure e delle vaccinazioni (sicure in quanto erogate dal sistema sanitario) ai figli che potrebbero diventare elemento oggettivo di delazione e quindi di cacciata dal territorio nazionale per tutta la famiglia.
Inoltre far sì che si crei una fascia di cittadini non vaccinati, e perciò esposti a contagio di malattie che possono sembrare scomparse, finirà per creare rischi per tutti, anche se vaccinati. La malattia non é soggetta a rispettare la chiusura dei confini.
E’ noto che i minori (italiani e non) privi di tutela (quale che ne sia la ragione: abbandono alla nascita, scomparsa della famiglia, arrivo senza accompagnamento sul territorio nazionale ...) godono di una tutela particolare nel comune in cui si trovanoe quindi interrogano – per il semplice fatto di esistere- la Sua persona.
Permetta a due cittadine udinesi, turbate da questo problema (che non è il solo nel quadro che si prospetta se la camera approverà il testo del pacchetto sicurezza nella forma licenziata dal senato), di chiederLe come intenda sostenere nel territorio del comune che rappresenta il diritto alla salute di minori, cui sia oggettivamente impedito ai genitori di provvedere.
Distinti saluti
Augusta De Piero via Gemona 78 33100 Udine
Adriana Libanetti via Sbaiz 9 33100 Udine
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