Questo diario elettronico ha una storia... (continua)


giovedì, 19 febbraio 2009
UNA (INUTILE?) LETTERA APERTA AL SINDACO

Premessa
Della questione di cui scriverò mi sono occupata in questo blog lo scorso anno il 21, 26, 28, 31 ottobre, 3, 6, 11, 14, 19, 21, 24 novembre. 1, 2 e 16 dicembre. Nel 2009 il 3, 4, 6, 15, 25, 29 gennaio e il 6 febbraio.
Ne é stata fonte principale il sito web della Società Italiana di Medicina delle
Migrazioni
: www.simmweb.it.
Per rispetto verso me stessa non riassumo le più viscose argomentazioni contrarie (di cui però ho sempre riportato le conseguenze a livello istituzionale).
Consiglio –chi volesse valutarne lo spessore intellettuale ed etico - di guardare la puntata della trasmissione di Gad Lerner del
16 febbraio. Intitolata ‘L’infedele e il passaporto dello stupratore’ ha una pagina di presentazione (non perdetevi il frammento accostatovi - gli ebrei, i rom e il signore Siegel- trascritto da radio padania
libera, anche se datato 21 ottobre. Ne ha preso le distanze anche il ministro Maroni).
La trasmissione é scaricata in
cinque pezzi di facile accesso (ci sono riuscita io!) e conseguente visibilità.
 
Perché scrivo al sindaco

Scrivo al sindaco perché non é un podestà, nella convinzione che rappresenti il territorio in cui vivo (malvolentieri ma non ho spazi di scelta che io sappia praticare), nella consapevolezza che i podestà non erano tutti ladri e insieme nella piena coscienza che non mi sento rappresentata da chi pretendesse assicurarmi solo dell’integrità delle mie tasche. Ho anche altre integrità a cui ci tengo e la cui rapina mi offende più del furto: parlo degli articoli fondamentali della Costituzione e non di valori (parola che insieme a sensibilizzazione mi é diventata ripugnante per l’uso strumentale e surrettizio che ne viene fatto).
Dopo di che il sindaco, che é anche amministratore, dirà quali sono i limiti che gli sono concessi dagli spazi oggettivi di cui dispone appunto come amministratore (e spero che il suo dire sia trasparente e documentato). Non é detto che io debba condividere (il pluralismo fa parte di quei paletti dell’integrità di cui sopra): per me é essenziale capire e avere spazio per l’espressione del dissenso.
Dove quello spazio? Per me in piazza certamente no (o meglio non più). La moda di portare la gente in piazza e di contarla e di basare consenso e dissenso sul numero (o meglio sui vari, fluttuati numeri che ci vengono propinati) é ormai, secondo me, fondamento di un nuovo tipo di populismo e nel mio, ormai consolidato, pessimismo penso che la piazza potrà diventare il luogo in cui sostenere la liceità (o meglio l’opportunità o, meglio ancora, la giusta soddisfazione) della pena di morte (più gradita se preceduta da linciaggio). Se ciò accadrà sarà affollata (e benedetta dall’art.
2267
del catechismo pubblicato nel sito del Vaticano).
Per chiarezza trascrivo: “La pena inflitta deve essere proporzionata alla gravità del delitto. Oggi, a seguito delle possibilità di cui lo Stato dispone per reprimere il crimine rendendo inoffensivo il colpevole, i casi di assoluta necessità di pena di morte «sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti» (Evangelium vitae). Quando i mezzi incruenti sono sufficienti, l'autorità si limiterà a questi mezzi, perché questi corrispondono meglio alle condizioni concrete del bene comune, sono più conformi alla dignità della persona e non tolgono definitivamente al colpevole la possibilità di redimersi”.
 
E torniamo alla lettera... dove cito due soli commi (b, c) dell’art. 35 del  Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286. dei cinque che riguardano ciò che é garantito in materia di sanità “nei presidi pubblici ed accreditati” “ai cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale, non in regola con le norme relative all'ingresso ed al soggiorno”.
Ho voluto limitare il mio intervento ma il silenzio su uno dei commi mi é costato parecchio. Lo trascrivo:
”a) la tutela sociale della gravidanza e della maternità, a parità di trattamento con le cittadine italiane, ai sensi delle leggi 29 luglio 1975, n. 405, e 22 maggio 1978, n.
194
, e del decreto del Ministro della sanità 6 marzo 1995”.
Non l’ho citato finora perché in comune esiste una consigliera con delega alle pari opportunità che mi illudevo avrebbe parlato, magari sollecitata dai gruppi di donne che si sono raccomandate per essere sostenitrici della maternità da diritto da garantire, a bene da tutelare, alla libera scelta.
Invece, per quanto si può sapere fuori dal palazzo, la consigliera delegata alle pari opportunità finora ha mantenuto un assoluto silenzio in proposito, tanto più significativo perché condiviso dalle forze di maggioranza e opposizione in una sconfortante uniformità, dentro e fuori il consiglio, fra i singoli e le associazioni rispettate e vezzeggiate.

Prevedo obiezioni e rispondo. Non mi basta che si strilli, si proclami, si predichi un generico no al pacchetto sicurezza, mi aspetto invece che se ne dica, punto per punto le ragioni e che ci si rivolga alle istituzioni, non solo per solleticare emozioni, soprattutto quando a queste ci si collega come collettore di voti (di scambio?).
Spero comunque di essere smentita con articolate argomentazioni.

 

Testo della lettera aperta, spedita al sindaco e a quotidiani e radio locali.
 PREMESSA: La lettera che segue é stata scritta assieme ad un’amica che la firma. La ringrazio per entrambe le ragioni.Tutto ciò che precede evidentemente impegna solo me.             augusta
Al prof. Furio Honsell
Sindaco del comune di Udine                            18 febbraio 2009
                               Sua Sede
Oggetto: lettera aperta
Egregio signor Sindaco,
Ci é noto che fra il personale preposto alla promozione, prevenzione e cura della salute, medici ed infermieri ma anche figure professionali che coadiuvano i processi di cura, quali assistenti sociali, psicologi ecc. ecc., si é manifestata una grave preoccupazione per l’abrogazione del comma 5 dell’art. 35 del decreto legislativo 25 luglio 1998 n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero) che – tuttora in vigore- recita: “L'accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità', salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano”.

La previsione abrogativa appare nel testo del disegno di legge 733, licenziato dal senato della repubblica il 5 febbraio c. a, ora in attesa del dibattito alla camera dei deputati.
Non sia irrilevante sottolineare la ferma opposizione non solo di esponenti delle categorie interessate, ma anche dell’Ordine dei Medici della provincia di Udine che, nella persona del presidente, si é fermamente espresso contro tale vulnus alla deontologia professionale, richiamando gli iscritti anche al dovere dell’obiezione di coscienza, qualora la possibilità di denuncia venisse ritenuta ordine.
Sarebbe confortante poter delegare la segretezza del rapporto medico paziente all’etica professionale, esclusiva e risolutiva. Purtroppo non basta.
Resta infatti in vigore la parte dell’articolo citato che prevede tra l’altro:
b) la tutela della salute del minore in esecuzione della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176;

c) le vaccinazioni secondo la normativa e nell'ambito di interventi di campagne di prevenzione collettiva autorizzati dalle regioni;
E’ prevedibile –e già segnalata- la paura dei cittadini non comunitari non in regola con il permesso di soggiorno (la cui concessione é soggetta a tempi la cui lunghezza costituisce uno dei primati italiani in Europa) nell’accostare i servizi sanitari. Nel caso specifico, che nasce dai commi sopra trascritti, un genitore si troverebbe di fronte alla scelta drammatica fra l’assicurazione e la negazione delle cure e delle vaccinazioni (sicure in quanto erogate dal sistema sanitario) ai figli che potrebbero diventare elemento oggettivo di delazione e quindi di cacciata dal territorio nazionale per tutta la famiglia.
Inoltre far sì che si crei una fascia di cittadini non vaccinati, e perciò esposti a contagio di malattie che possono sembrare scomparse, finirà per creare rischi per tutti, anche se vaccinati. La malattia non é soggetta a rispettare la chiusura dei confini.
E’ noto che i minori (italiani e non) privi di tutela (quale che ne sia la ragione: abbandono alla nascita, scomparsa della famiglia, arrivo senza accompagnamento sul territorio nazionale ...) godono di una tutela particolare nel comune in cui si trovanoe quindi interrogano – per il semplice fatto di esistere- la Sua persona.
Permetta a due cittadine udinesi, turbate da questo problema (che non è il solo nel quadro che si prospetta se la camera approverà il testo del pacchetto sicurezza nella forma licenziata dal senato), di chiederLe come intenda sostenere nel territorio del comune che rappresenta il diritto alla salute di minori, cui sia oggettivamente impedito ai genitori di provvedere.
Distinti saluti
Augusta De Piero      via Gemona 78   33100 Udine
Adriana Libanetti      via Sbaiz 9    33100 Udine 
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domenica, 15 febbraio 2009

Samer in un giornale on line dell'Illinois

Quinta puntata
Ho già scritto di questa storia in gennaio (il 14, il 16, il 20 gennaio e il 2 febbraio).
Per chi non volesse rileggersi le puntate precedenti (che contengono anche la documentazione cui via via accenno) riassumo:

Samer, un ragazzo palestinese di Jenin, é stato ospite a Verona per il soggiorno di ragazzi israeliani (ebrei e arabi) e palestinesi dei Territori, nel quadro dell’iniziativa con cui l’associazione Il germoglio contribuisce al progetto Fiori di pace. Ora si trova a studiare negli USA (Illinois) ed é rimasto sconvolto dall’aver visto un suo amico israeliano, con cui aveva condiviso Fiori di pace, su un carro armato diretto a Gaza. Ne scrive al presidente de Il Germoglio, ne scrive ai suoi amici israeliani e palestinesi finché non prende la decisione di invitare chi voglia in un bar della sua Università, per accendere una candela nel ricordo dei bambini uccisi a Gaza. Invita chi altrove nel mondo lo voglia a fare altrettanto.
Dell’incontro annunciato Fiori di pace ha pubblicato anche la documentazione inviata da Samer stesso.
Ma la storia di Samer (e del metodo ‘Fiori di pace’ – chiedo a Lucia e a Marco se posso identificarlo così) si arricchisce di informazioni.
Pubblico una traduzione che si basa su quanto si trova in Fiori di pace, ma che in qualche punto ho rivisto, lasciando la possibilità di collegarsi all’originale con le parole “
sito veronese”. Spero che gli amici di Verona non me ne vogliano: la mia scelta é dovuta allo sforzo di cogliere ogni minuzia in un condiviso linguaggio di pace tutto (o quasi) da costruire. E oggi -16 febbraio- riscrivo la traduzione corretta da Laura (grazie)-
In fondo pubblico il collegamento con il link che porta al testo originale, disposta ad accogliere suggerimenti per migliorare la traduzione che inserisco nel mio blog, sperando siano accompagnati da osservazioni.                     augusta


Dal sito web Fiori di pace

Riceviamo da Samer Anabtawi questo articolo, pubblicato sull'edizione online del quotidiano dell'Illinois "the State Journal - Register" con il titolo  Palestinian student at IC: Diplomacy is key to peace  By STEVEN SPEARIE


JACKSONVILLE —Lo studente dell’Illinois College Samer Anabtawi non è certo estraneo alla violenza: é cresciuto infatti nella città di Jenin, nel nord dei territori palestinesi occupati della West Bank.
Samer racconta che nel 2002, durante la battaglia di Jenin fra israeliani e palestinesi, sentì la sua casa muoversi letteralmente dalle fondamenta per gli scoppi dei razzi che martellavano il campo profughi ai margini della città. L’elettricità e l’acqua corrente venivano regolarmente tagliate.
“Ricordo che dormivo sotto il letto, pensando ‘Dio, non fare di me un bersaglio’ dice Anabtawi. “Ero sicuro che io e la mia famiglia saremmo morti presto”.

Racconta anche che nel 2001 fecero fuoco contro il suo scuolabus ad un checkpoint. Due bambini di una scuola vicina furono uccisi sotto i suoi occhi.
Samer ammette che questi ricordi hanno provocato il suo disprezzo per Israele, che considera un oppressore.
E comprende, ora che i combattimenti a Gaza hanno raggiunto la terza settimana, perché i Palestinesi in Gaza si sentano come si sentiva lui un tempo.
Ma, da adolescente, Samer Anabtawi ha rifiutato la violenza, scegliendo i movimenti per la pace, come Fiori di Pace, che lo hanno messo faccia a faccia con suoi coetanei israeliani.
Ora a 18 anni è matricola all’Illinois College, dove si sta specializzando in studi internazionali, scienze politiche e francese, e continua a pensare che la via diplomatica sia l’unica strada perché le due parti possano avere una pace durevole.
Parlando al telefono giovedì, Samer diceva che si sente sollevato per il numero di israeliani e palestinesi che si sono avvicinati alla causa della pace e per i colleghi studenti dell’Illinois College, molti dei quali sperano in un cessate il fuoco.
Recentemente Anabtawi ha tenuto una relazione nel campus e si incontrerà con gruppi di studenti per considerare la possibilità di tenere una veglia al lume di candela nel ricordo delle vittime della violenza o per scrivere lettere di sostegno ai bambini di Gaza, ai quali, dice, si sente legato molto strettamente. (ndt: l’articolo risulta aggiornato al 18 gennaio. Precedeva quindi l’evento di cui si é scritto in questo blog il 3 febbraio).
“Sono passato attraverso sofferenza e dolore”, afferma “non voglio vedere altri bambini subire la stessa esperienza” Ci sono state almeno 1.100 vittime di parte palestinese, 400 delle quali donne e bambini, secondo quanto riferito da fonti mediche palestinesi; 13 israeliani, di cui 3 civili, sono stati uccisi secondo informazioni ufficiali israeliane.
Sedere di fronte alla sua controparte israeliana è stata una esperienza sofferta ma necessaria, rivela Anabtawi, sebbene consideri non giusta l’alternativa di chiudere gli occhi e le orecchie davanti alla situazione.
“Quando c’è un essere umano di fronte a te, tu non pensi a lui come un tuo oppressore”, ha raccontato Samer della sua esperienza di Fiori di Pace. “tu cominci a costruire amicizia. Se si può fare questo in un piccolo gruppo, credo che una soluzione diplomatica possa funzionare”.
Le forze israeliane non hanno raggiunto i loro obiettivi militari – Hamas sta ancora lanciando razzi verso le città del sud di Israele – e Samer è preoccupato perché prolungati combattimenti“ porteranno solo verso nuova violenza e una maggiore diffusione dell’odio” rafforzando Hamas.
“I bambini vedono le cose in bianco e nero. Quando vedono i loro genitori e familiari uccisi, essi pensano solo alla vendetta”.
Ma Samer crede che si possa imparare dalla storia. Fa notare che Israele ha cercato di sbarazzarsi dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina e di Fatah, considerandoli organizzazioni terroristiche come Hamas, per riconoscerli più tardi e arrivare alla fine agli accordi di Oslo nel 1993.
“Non riesco a comprendere perché non si possa raggiungere adesso lo stesso risultato” dice Samer.
Steve Hochstadt, docente di storia all’Illinois College, afferma che uno dei problemi é che nessuna delle due parti può offrire un punto di incontro  su cui venire a capo della situazione a Gaza. Ma Hochstadt non approva chi, compresa l’amministrazione Bush, rigetta qualsiasi trattativa diretta con Hamas.
“La nostra riluttanza a parlare con Hamas è un errore,” dice Hochstadt. “Noi non legittimiamo le persone sedendoci ad un tavolo con loro; loro sono già legittimati”.
Hochstadt si dichiara speranzoso che l’amministrazione del neo presidente Barack Obama tenga fede a una delle promesse della sua campagna elettorale di parlare con tutti, compreso Hamas, anche senza precondizioni, quali il riconoscimento dello stato di Israele. “Sono dalla parte di Obama in questo percorso”, ha affermato il professore.
Molte ripetute tregue funzionano solo nei tempi brevi, con la reale possibilità di fiammate locali, ha ammesso Hochstadt. “Siamo nel mezzo di qualcosa che si trascina da decenni. La soluzione è di realizzare una reale pace nella quale entrambe le parti abbiano un interesse,” sia che il risultato siano due stati o tre stati, ammonisce il professore. Samer aggiunge “il dolore non ha una identità. Noi tutti siamo esseri umani. Ne abbiamo avuto abbastanza di questa violenza. La vendetta non ci aiuterà a risolvere questo problema”.
Steven Spearie


PS: collegamento per chi ne volesse leggere il testo in lingua originale.

PS: Chi fosse interessato a conoscere le modalità organizzative del versante veronese di Fiori di pace può leggere qui la convenzione fra i soggetti che cooperano alla sua realizzazione.

collegamenti:  il germoglio, fiori di pace, documentazione,
sito veronese collegamento, qui

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lunedì, 02 febbraio 2009
Le candele di Samer
 
Quarta puntata
Ho già scritto di questa storia in gennaio (il 14: Una piazza virtuale; il 16: Diplomazia per la pace e il 20: Samer ci propone)
Per chi non volesse rileggersi le puntate precedenti (che contengono anche la documentazione cui via via accenno) riassumo:

Samer, un ragazzo palestinese di Jenin, é stato ospite a Verona per il soggiorno di ragazzi israeliani (ebrei e arabi) e palestinesi dei Territori, nel quadro dell’iniziativa con cui l’associazione Il germoglio contribuisce al progetto Fiori di pace. Ora si trova a studiare negli USA (Illinois) ed é rimasto sconvolto dall’aver visto un suo amico israeliano, con cui aveva condiviso Fiori di pace, su un carro armato diretto a Gaza. Ne scrive al presidente de Il Germoglio, ne scrive ai suoi amici israeliani e palestinesi finché non prende la decisione di invitare chi voglia in un bar della sua Università, per accendere una candela nel ricordo dei bambini uccisi a Gaza. Invita chi altrove nel mondo lo voglia a fare altrettanto.

Le candele si accendono
Questa mattina il presidente de Il germoglio mi ha inviato l’ultima lettera di Samer che ho tradotto e trascrivo:
 
Caro Marco
per prima cosa voglio ringraziare te e tutti quelli che si sono uniti all’evento in Italia (ndt: Presentation and Candle Event for Gaza); il loro sostegno significa molto per me e sono felice che tante persone nel mondo non si preoccupino solo per loro paese ma per il mondo come un tutto.
E’ grandioso per me é vedere persone che si fanno carico della pace e dei diritti umani e gli Italiani senz’altro al primo posto nelle fila di coloro che nel mondo ne hanno cura.
Per favore ringrazia da parte mia tutti quelli che si sono uniti a me nel loro cuore, ovunque fossero in Italia; ho apprezzato la loro solidarietà.
Inoltre la presentazione é stata straordinaria, sono venuti il rettore dell’università, il decano e un mucchio di professori e studenti e io sono felice di aver reso tante persone più consapevoli di quello che accade in diverse parti del mondo. Dopo l’evento siamo usciti al freddo e al vento e ci e stato possibile accendere le candele per le vittime della violenza. Abbiamo chiesto ai presenti di mantenere un momento di silenzio e quando se ne andavano di portare con loro le candele per diffondere la luce della pace non solo nella loro università ma in tutto il mondo.
Abbiamo registrato l’evento e spero che presto potremo diffonderlo su internet o in DVD che ti spedirò.. Mandami il tuo indirizzo perché voglio inviarti una copia del giornale che ha pubblicato il secondo articolo sulla prima pagina. Mi piacerebbe tu l’avessi per inserirlo nel tuo programma (ndr: probabilmente intende il web site dell’associazione Fiori di pace).
E infine voglio farti sapere quanto sostegno mi dai; vedere te e gli altri italiani oggi così coinvolti, con buona volontà e buone intenzioni, mi rende più forte e determinato a continuare la strada della pace e della libertà.
Tu sei riuscito a cambiare la vita di un mucchio di persone con il programma che porti avanti. L’influenza di ‘Fiori di pace’ é tangibile oggi nella nostra città e ha cambiato la vita di molta gente, me incluso. 
Prometto che continuerò ad impegnarmi per gli obiettivi di questo programma e cercherò di diffonderne la comprensione fra la gente.
C’é un sacco di cose da fare, ma non mi arrenderò mai. I leader violenti possono avere tanti strumenti di offesa e tante armi ma noi abbiamo l’arma più forte di tutte, siamo armati meglio di loro...
Siamo armati di speranza, un’arma che continuerà sempre a crescere e non sarà distrutta....
Dobbiamo fare così
Samer

Un piccolo suggerimento
Con tutta la mia ammirazione per coloro che sostengono Fiori di pace (Lucia che lo ha ideato, Marco che ne ha fatto un punto fermo nell’attività de Il germoglio ...) mi permetto di suggerire il rifiuto di termini militari.
So che Samer scrive in inglese, una lingua non sua, ma credo che aiutarlo a togliere alle parole della pace la dipendenza dal sistema militare possa essere importante.
Molti anni fa ho fatto questa esperienza su me stessa e mi sono accorta che questo esercizio obbliga a un’attenzione costante a ciò che si pensa e, in definitiva arricchisce.
PS: Ringrazio Laura che ha rivisto la mia traduzione.
PS: Chi fosse interessato a conoscere le modalità organizzative del versante veronese di Fiori di pace può leggere
qui la convenzione fra i soggetti che cooperano alla sua realizzazione.

Collegamenti: Il germoglio; Fiori di pacequi
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martedì, 27 gennaio 2009
BAMBINI: MOLTI I POSSIBILI ABUSI
 
Girando per Udine il sabato mattina
In un luogo molto affollato della mia città (piazzale Osoppo – Udine), vicino ad un negozio che, per essere centro di distribuzione di filmati é molto praticato da giovani, sabato scorso mi é capitato di vedere tre copie di un manifesto, privo di qualsiasi firma e recapito.
Provo a descriverlo, rifiutandomi di pubblicarne l’immagine (che ho ripreso) e di farla in qualsiasi modo girare perché la considero oscena.
Nella parte superiore del manifesto c’é una fotografia a formato rettangolare, rappresentante bambini, dichiarati israeliani, che mettevano la propria firma su bombe destinate a colpire Gaza (da tempo circola su internet).
Poco sotto ci sono due immagini che evidentemente raffigurano situazioni riprese a Gaza: in una si vede un uomo che regge un cadaverino e, accanto, c’é il corpo di un bimbo massacrato, abbandonato a terra.
Fra le due foto una scritta che recita “Il regalo dai bambini israeliani ai bambini palestinesi”. Al termine ancora una scritta “Fermate Erode” e infine il simbolo del mirino di un fucile (un cerchio contenente due segmenti a forma di croce).
Ho avvisato i vigili urbani e poi segnalato il fatto in questura. A tarda sera i tre manifesti erano stati raschiati.
Se a questo si pensa come soluzione sufficiente, dissento.
Non a caso ne avevo scritto a due assessori del comune di Udine, sperando in un loro intervento di cui non ho trovato traccia, pur avendone cercato notizie direttamente fra i comunicati stampa del comune.

Le immagini e le informazioni
Non é un caso che sui muri delle città ci siano le più svariate forma di propaganda: chi é attento alla comunicazione sa che quell’esposizione è oggetto efficace di lettura e attenzione e, proprio per questo, accanto ai tre manifesti di cui ho detto, si potevano leggere inviti a spettacoli, concerti ecc. ecc. e altre notizie chiaramente orientate ad un pubblico giovane.
Quale il messaggio delle immagini che è inevitabile contestualizzare nella tragedia di Gaza?
Lasciamo perdere l’orrore dell’invito finale (a cosa può essere associato il simbolo di un mirino?) restano i bambini raffigurati come mittenti della distruzione dei piccoli palestinesi.
Credo possa affermare che l’immagine dei firmatari non ha nulla di spontaneo; non si entra in un deposito di bombe, pronte ad essere caricate sugli aerei, durante un’allegra passeggiata campestre. Qualcuno ha aperto ai bambini le porte di quel deposito.
Già ai bambini, per aderire ad un loro desiderio di associarsi ad un bombardamento o erano stati umiliati a comparse per facilitare la trasmissione di un messaggio subliminale?
Chi avesse voluto o usato quel messaggio non fa differenza.
Quello che é certo che sia l’Italia che lo stato di Israele sono firmatari della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo (orribile traduzione di children che, in questo caso, indica convenzionalmente i minori)

Le Nazioni Unite e i minorenni
La Convenzione di New York (in Italia ratificata con legge 176/1991) riconosce certamente la
libertà di espressione anche ai bambini, ma
”Gli Stati parti adottano ogni misura legislativa, amministrativa, sociale ed educativa per tutelare il fanciullo contro ogni forma di violenza, di oltraggio o di brutalità fisiche o mentali...” (art. 19) e convengono che “l’educazione del fanciullo ... deve avere come finalità: b) sviluppare nel fanciullo il rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e dei principi consacrati nella Carta delle Nazioni Unite;
d) preparare il fanciullo ad assumere le responsabilità della vita in una società libera, in uno spirito di comprensione, di pace, di tolleranza, di uguaglianza tra i sessi e di amicizia tra tutti i popoli e gruppi etnici, nazionali e religiosi e delle persone di origine autoctona”. (art. 29).
E’ chiaro che suscitare un orrore fine a se stesso non rientra negli impegni degli ‘stati parte’ mentre, nel caso di minori, il primo impegno dovrebbe essere l’offerta di aiuto perché possano conoscere –al livello che la loro età consente- alternative alla violenza, sia agita in forma primaria, sia come reazione.
Personalmente non vedo come sia congruente ad una formazione alla pace offrire, ancora una volta, l’incentivo ad una reazione di vendetta, riconoscendo il nemico persino nei bambini, quasi che vi fossero popoli malvagi per natura.
Così siamo al fondamento del razzismo, di
ogni razzismo.

Il comune di Udine e la pace.
Io mi aspettavo, di fronte a quel manifesto che non possono dire di non conoscere, una reazione pubblica dei responsabili nella struttura politica del comune.
In questo caso si sarebbe potuta manifestare con un’attenzione rispettosa alle vittime di un conflitto di cui le non ragioni che lo animano sembrano oscurare ogni speranza di conclusione, ai bambini definiti israeliani e infangati in un’immagine impropria, ai bambini e ai giovani (io non so più che pensare della coscienza corazzata di molti adulti e vecchi che spesso la sofferenza trascorsa sembra aver trasformato in durezza e in indifferenza) che quel manifesto hanno visto e che nessuno ha –pubblicamente- aiutato a leggere, a chi quel manifesto ha pensato ed è stato indotto a costruirlo forse dalla ignoranza della storia del razzismo in Italia che ha il suo momento fondante dall’antisemitismo.
E’ qui il caso di ricordare che l’antisemitismo é stato reso trasferibile alle coscienze di molti dall’antigiudaismo, ben diffuso dalla chiesa cattolica e non solo da quella fra le chiese cristiano (é una cultura che spiega certe recenti decisioni papali? Penso che ci ritornerò)?
Solo chi conosce quella storia può capire la dimensione devastante della riscoperta dell’argomento da parte di gruppi neonazisti, nello stile oggi antisemiti domani anti....un qualche altro e via via devastando nella catena delle diversità.
Che effetto possono aver avuto per gli ebrei romani i blocchi alle serrature che hanno impedito di sollevare le loro saracinesche? Qualcuno saprebbe spiegargli una impossibile diversità dagli effetti mortali delle
leggi razziali del 1938?

Il comune di Udine ha creato un
Tavolo della pace, formato da varie associazioni con cui ha stipulato un protocollo che in pratica è una delega per politiche di pace (quali sono evidentemente possibili ad un comune) a una serie di pur rispettabili privati.
Nel riconoscere le attività che le associazioni svolgono il protocollo afferma
C’è bisogno di progetti concreti a favore delle persone e delle comunità disagiate, ma anche di lavorare sulla ricerca”, collocandosi così fra accademia e beneficenza, a meno che non prenda in considerazione anche il disagio della privazione di conoscenza e le modalità per superarlo. Ma questo può avvenire là dove le persone vivono, non in pur prestigiose sedi associative che si rivolgono, giustamente, ai propri iscritti e simpatizzanti.

Quando la conoscenza e l’esperienza diventano sapienza.
Ha scritto di recente Bruno Segre, storico esponente della comunità ebraica italiana:
“E tuttavia, nel nostro Paese stanno trionfalmente affermandosi le destre politiche e, nel loro ambito, la Lega Nord la quale, facendo leva sulla difesa del territorio, favorisce demagogicamente lo sviluppo di un mito del microterritorio, in omaggio al quale gli abitanti di un quartiere o di una regione si percepiscono come i tutori di uno spazio minacciato, da cui tutti gli stranieri andrebbero espulsi.
Naturalmente, la nozione di territorio può funzionare a vari livelli. La sacralizzazione dei piccoli territori può essere molto violenta ma é limitata. Ciò che desta preoccupazione é l'eventuale trasferimento e l'applicazione generalizzata di questo fenomeno di difesa del territorio a una scala più vasta. Tale generalizzazione si verificò in Italia con il fascismo che, a livello fantasmatico, operò una trasformazione del territorio nazionale nella proprietà di un popolo o di una razza.
  


E ancora Stefano Levi Della Torre:
In condizioni pacifiche esiste una fattispecie giuridica che si chiama “abuso di legittima difesa”. Se Israele ha diritto morale a una legittima difesa, che ne è dell’abuso? L’abuso è questo intollerabile massacro. Ci sono i morti. E i feriti? A migliaia, persone distrutte, senza gambe, senza braccia, sventrate, spezzate nell’anima, spesso senza sangue o in cancrena per mancanza di medicine, di medici, di acqua, di corrente elettrica, di cibo, già a causa dell’embargo, poi della distruzione. Che cosa vale tutto questo?
Si dice, spesso a ragione, che i terroristi si fanno scudo dei civili. Dunque i civili sono ostaggi. Si massacrano gli ostaggi? La pratica degli scudi umani è ignobile perché cinicamente espone degli esseri umani al sacrificio, ma perché sarebbe meno ignobile l’azione di chi quel sacrificio lo compie sparando comunque? O forse la convivenza della popolazione con Hamas è intesa di per sé come connivenza, nell’idea aberrante di una “colpa collettiva” a giustificazione del massacro. Ma non è questa idea esattamente simmetrica a quella dei terroristi contro cui si combatte, non solo per necessità ma anche in nome dei “nostri principi superiori?”

Sono parole che confortano, cui nulla ho da aggiungere.  
augusta

 

Poiché conosco Bruno Segre gli ho chiesto qualche notizia che ci aiuti a conoscerlo almeno un po’: ecco le notizie che ho ricevuto.

(Lucerna, 1930) ha studiato filosofia a Milano alla scuola di Antonio Banfi. Si è occupato di sociologia della cooperazione ed educazione degli adulti nell’ambito del Movimento Comunità fondato da Adriano Olivetti. Ha insegnato in Svizzera dal 1964 al 1969. Per oltre dieci anni ha fatto parte del Consiglio del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano. Dal 1991 al 2007 ha presieduto l’Associazione “Amici di Nevé Shalom / Wahat al-Salam”.

Ha dedicato contributi a vari aspetti e momenti della cultura e della storia degli ebrei. Autore di  Gli ebrei in Italia (Fenice 2000, 1993; nuova edizione La Giuntina, 2001) e di Shoah (Il Saggiatore, 1998; nuova edizione 2003), dirige il  periodico di vita e cultura ebraica  Keshet.

Per Stefano Levi Della Torre fate clic qui

 

collegamenti: convenzioneleggi razziali: tavolo; levi 

 

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martedì, 20 gennaio 2009

SAMER CI PROPONE

Chi é Samer
Samer é il giovane palestinese di cui ho scritto il 16 gennaio e di cui potete trovare molte informazioni nel sito www.fioridipace.org anche servendovi dell’indirizzo di facebook indicato sotto, cui non mi sento di collegarvi da qui perché il mio personale rapporto con facebook é pessimo.
Mi sono arresa a questo legame solo per l’importanza che attribuisco a Fiori di pace e di cui ho scritto anche il 14 gennaio.

Così ‘fiori di pace’ ci presenta l’iniziativa di Samer

Il nostro amico Samer ha organizzato un incontro dal titolo eloquente

NEL BRACCIO DELLA MORTE
1300 persone sono state uccise - 400 bambini sono stati massacrati a Gaza in 3 settimane

Il 26 gennaio alle ore 19.30 Samer presenterà una riflessione sul conflitto ed inviterà i partecipanti ad accendere una candela per ciascuno dei bambini uccisi. Anche se non possiamo partecipare di persona chiunque può farlo segnalando la sua solidarietà iscrivendosi all'evento su Facebook  http://www.facebook.com/event.php?eid=45894018599&ref=mf e accendendo una candela nella propria casa.

Questa modalità, intensa ma estranea a schieramenti esclusivi e fanatici e agli integralismi religiosi che li esaltano, é, a mio parere, la miglior prova della validità del metodo di Fiori di pace. Che se ne assuma responsabilità un giovane é un altro indizio valido della ricchezza di stimoli che un metodo come quello di Fiori di pace può offrire.
Ho chiesto al presidente veronese Marco Menin se si intenda organizzare l’accensione della candela tenendo conto del fuso orario e mi ha risposto di no (evidentemente questo avrebbe implicato una organizzazione impossibile nel breve tempo).
Viene proposto un momento di riflessione, sottolineato da una luce che, traballante come quella di una candela, é forse la più indicativa della tragicità del momento che non si chiude con il ritiro dalla Striscia dell’esercito di Israele.
Per i giovani e vecchi “Samer”, ovunque si trovino, ci sarà molto da fare per molto tempo.
Per fare pace non basta la diplomazia ufficiale.

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venerdì, 16 gennaio 2009
 
Diplomazia per la pace
 
 
Samer entra in facebook_ continua dal post del 14 gennaio
 
Avevo concluso il mio diario del 14 gennaio creando un collegamento che consente di leggere il testo di un’intervista con Liron e Samer, i due ragazzi israeliano e palestinese accolti a Verona nella settimana della pace e che poi, insieme a 18 ragazzi veronesi, hanno partecipato all'ONU dei Giovani.
Per inciso, nel suo viaggio in Austria Samer é stato sostenuto da parents circle, una straordinaria organizzazione di cui ho più volte parlato nel mio blog. Purtroppo, se voglio continuare in questo racconto non posso far altro che assicurarvene il collegamento.
Meravigliato per il silenzio di Samer, che ora studia nell’Illinois, Marco Menin gli ha scritto ed ecco la risposta:

 “Ciao Marco. ti ringrazio per la tua solidarietà … La situazione è molto frustrante e mi auguro che possa cambiare, oggi sono è stato fortemente turbato: mentre guardavo la televisione, ho visto uno dei miei amici israeliani che aveva partecipato con me al campo per la pace organizzato in Austria fra ragazzi israeliani e palestinesi… il mio amico è ora un soldato israeliano nell’esercito, e mi ha scioccato quando l’ho visto con altri 2 soldati sulla cima di un carro armato mentre lanciava razzi verso Gaza. Non posso credere che uno dei miei amici sia diventato un criminale ... Egli non era così ... Mi sento come se qualcuno mi avesse pugnalato con un coltello ... Come può un amico che ha creduto nella pace diventare oggi un criminale ed essere coinvolto in un massacro, un crimine in cui centinaia di bambini e civili sono stati uccisi? Come, non riesco a capire ... al vedere il mio vecchio amico uccidere il mio popolo mi si spezza il cuore ... Non ho niente da dire .. Posso solo pregare che questo si possa fermare, è così doloroso per me vedere i miei amici morti e il bombardamento di Gaza, e poi anche vedere i miei vecchi amici di Israele diventare mostri e criminali di guerra ... Prego affinché questo si arresti immediatamente”

Samer ha poi descritto in facebook, di cui ho già detto, il suo punto di vista sulla guerra in atto, che potrete leggere tradotto nel sito di fiori di pace al n. 67
Successivamente si è rivolto ai suoi amici con cui ha condiviso il percorso veronese con un messaggio di cui propongo (finché non vi sarà di meglio) la mia traduzione che alle 13 del 16 gennaio ripropongo riveduta e corretta.
 

Cari tutti, palestinesi e israeliani,
sono molto frustrato vedendo quel che accade oggi a Gaza, ma, quando leggo i post su Facebook, sono anche deluso.
In queste discussioni ho letto parole di rabbia e biasimo, giudizi e talvolta  vi ho trovato anche un linguaggio inappropriato. Noi come gruppo, tutti noi. un giorno abbiamo detto che ci impegnavamo per la pace e a vivere con i nostri vicini, Giusto?
Ma cosa accade oggi? Mi rendo conto che entrambe le parti seguono coloro che pensano di risolvere i problemi con la violenza, assassini, stragi e persino sparando missili. In queste discussioni vedo che gli studenti israeliani tentano di giustificare una guerra brutale e sproporzionata e i
crimini contro l’umanità che l’esercito del loro paese commette a Gaza.
Allo stesso tempo i Palestinesi considerano quello che gli israeliani fanno al loro popolo e cercano di giustificare il comportamento di Hamas e i missili che vengono lanciati contro il territorio di Israele, atti anche questi di violenza.
Noi sappiamo che queste azioni sono sbagliate e disumane; e allora perché cerchiamo di giustificarle? La mia anima piange quando sento tutto ciò.
Perché cerchiamo di giustificare la violenza quando ci eravamo trovati d’accordo sul fatto che la violenza non ci porterà pace? Perché parliamo come hanno fatto oggi i leader di Hamas o il portavoce dell’esercito israeliano? Perché usiamo il loro linguaggio quando eravamo d’accordo sul fatto  che quelle persone non avrebbero risolto la situazione per noi?
Perché?
Ai miei amici israeliani: l’attacco del vostro esercito a Gaza, che ancora non ha avuto successo, non vi porterà sicurezza.
Pensate di poter cancellare con la forza un partito politico come Hamas che è sostenuto da un milione e mezzo di persone? Se Israele vuole la pace non deve fare tutto questo.
Gli attacchi su Gaza terrorizzano i civili e li caricano di odio e ostilità verso Israele. Quale il risultato di questo attacco? Hamas é ancora là e le persone che vorrebbero attaccare Israele ora sono più numerose di prima. Quando terrorizzate i civili diffondete l’odio fra loro. Oggi Israele minaccia la pace; Israele fa male a se stessa e pianta semi di odio in almeno due future generazioni.

Ai miei amici palestinesi: io so che quando un popolo é sotto attacchi selvaggi e ripugnanti reagisce, e sappiamo che reagire é naturale.
E’ naturale cercare di vendicarsi e procurare danno a coloro che stanno mandando i loro figli a ridurre la nostra vita a qualche cosa di miserabile, a coloro che hanno eletto un governo che dispiega eserciti numerosi per distruggerci ora e in futuro. Bisogna aspettarsi la reazione. Ma ora fermiamoci e poniamoci una domanda. Quale aiuto possono darci i razzi (o i fuochi d’artificio) che Hamas lancia contro Israele? Questi razzi hanno ucciso circa una dozzina di israeliani in cinque anni e non hanno cambiato nulla per noi. Come possono migliorare la situazione? Quei razzi convinceranno gli Israeliani a scegliere un governo più brutale che possa fermare Hamas con la violenza. Ciò significa che gli israeliani eleggeranno un governo più estremista che farà crescere sempre più la disperazione dei Palestinesi.
A entrambe le parti dico: per favore smettete di difendere coloro che credono nella violenza e agiscono secondo questo convincimento, smettete di far sì che le loro azioni sembrino accettabili perché non lo sono. Noi abbiamo un diverso modo di pensare, non dovremmo lasciare che la loro propaganda ci  guidi.

Come persone che da entrambe le parti credono nella pace pensiamo a un modo migliore per reagire alla sofferenza del nostro popolo.
Per esempio che cosa possono fare gli attivisti per la pace da entrambe le parti per fermare tutto questo disastro e questo caos, questa sproporzionata guerra di vendetta e rappresaglia? Tutti noi in questo gruppo dovremmo essere impegnati a discutere e trovare una risposta a questa domanda.
Dovremmo cominciare a pensare a ciò che noi – le persone che credono nella pace- possiamo fare per fermare tutta questa violenza e queste uccisioni..
E’ tempo per tutti noi di riconoscere di nuovo che chi agisce con violenza, non importa a quale parte appartenga, ha torto e da qui cominciare a considerare ciò che siamo in grado di fare.
Pregate per la pace      Samer


Pray for peace, להתפלל לשלום, صلوا من أجل السلام, Pregare per la pace !

Nota: Samer, nello sforzo di capire e di considerare l’altro interlocutore con cui costruire e non nemico da distruggere, ci offre la dimensione  potenziale di Fiori di pace, come pensato da Confronti e da Il Germoglio di Verona. Un’indicazione che ha purtroppo poco ascolto.
Samer, nel quadro di un forte richiamo alla responsabilità personale, conclude con un richiamo alla preghiera e lo scrive in inglese, in ebraico, in arabo e in italiano, riconoscendosi evidentemente in un unico Dio, che non frantuma in linguaggi che vogliono escludersi l’un l’altro
E tanto esclude l’uso politico delle religioni, così devastante e così praticato, oggi e nella nostra storia.

Scuole di legalità
Ricordate Emmanuel Bonsu. Il giovane ghanese che il 29 settembre fu aggredito, picchiato e umiliato a Parma la città dove vive con la sua famiglia perché ritenuto un corriere della droga?
Oggi dieci vigili sono stati indagati e quattro arrestati.
La famiglia di Emmanuel ha dichiarato:
"Ci dispiace per le famiglie dei vigili", dimostrando –loro che sanno cosa significa soffrire violenza e ingiustizia- una capacità di solidarietà che a loro non é stata concessa.
Repubblica ha assicurato un collegamento con l’edizione locale del quotidiano che potete leggere qui.
 
COLLEGAMENTI: sostenutoparents circlefiori di pacequi
mercoledì, 14 gennaio 2009
Una piazza virtuale
 
Prima di tutto segnalo la petizione promossa dall’organizzazione http://www.avaaz.org/ che chiede l’immediato cessate il fuoco.
Per chi non riuscisse a trovarne il testo nel sito che ho indicato sono disposta a inviarlo a richiesta.
Il mio indirizzo e-mail é aperto per accogliere l’indirizzo di chi me ne facesse richiesta: augdep@alice.it
 
Fiori di pace
Ieri ho accennato al progetto Fiori di pace e alla sua continuità anche durante questa guerra attraverso i messaggi che ragazzi israeliani e palestinesi – che hanno condiviso periodi di vita comune in Italia, a Verona – hanno deciso di scambiarsi su facebook.
A facebook non posso rinviare direttamente nessuno (perché si entra nel gruppo di discussione per invito di un amministratore) ma posso segnalare ciò che ne viene pubblicato e riferirne, dato che le porte di quel gruppo mi sono state aperte.
Di Fiori di pace avevo scritto anche nel mio vecchio blog
Betlemme (chi volesse potrà, ad esempio trovarne notizia il 21 novembre del 2004) e ho continuato a seguirne l’evoluzione nel corso di questi anni.
Gli incontri fra ragazzi israeliani e palestinesi (che durano un paio di settimane con la supervisione dei loro educatori e in particolare di Mostafà Qossoqsi, uno psicologo di Nazaret) hanno trovato un importante riferimento a Verona, dove la disponibilità e l’entusiasmo dell’associazione Il
germoglio hanno creato le condizioni per il loro soggiorno.
Nel sito web de Il germoglio troverete molto materiale e anche le indicazioni utili per giungere ai due DVD che illustrano il progetto, uno in generale e uno a proposito dell’intervista a due ragazzi di cui scriverò ancora. Del primo ha parlato anche
RAI 3: ne é regista Lucia Cuocci, che anni fa assunse la responsabilità di Fiori di pace nell’ambito dell’area progetti promossa dalla rivista Confronti.
I ragazzi che nei loro paesi d’origine, Israele e il territorio palestinese, non possono incontrarsi, ora si trovano obbligati ad essere nemici.
Così, con uno spirito che io accosto a quello di Nelson Mandela, hanno fatto ciò che non riesce alla diplomazia: si sono messi a parlare fra loro costruendo la loro piazza, un apposito gruppo in facebook, monitorato dallo psicologo che li ha seguiti nelle loro esperienze italiane, da Lucia Cuocci e in cui interviene anche il presidente de Il germoglio, Marco Menin.
Lascio alla sua relazione la descrizione di questo avvenimento, a mio parere straordinario, su cui tornerò anche nei prossimi giorni.
La relazione é molto lunga, io la riporterò per stralci, ma chi lo desideri potrà leggerla integralmente
qui.
 
Fiori di Pace alla prova della guerra.
Da alcuni anni (il primo dei 5 gruppi finora ospitato a Verona è stato nella nostra città nell’ottobre 2005) siamo impegnati ad offrire a ragazzi israeliano e palestinesi l’opportunità di un incontro impossibile nella loro terra, attraverso il progetto Fiori di Pace.
 
I drammatici eventi di questi giorni hanno messo i “nostri” ragazzi di fronte ad una sfida inedita, mettendo a dura prova le relazioni che fra loro si sono sviluppate nel tempo: certamente è molto difficile sentirsi “amici” quando il nostro paese è sottoposto ad un attacco di cui anche il solo nome, “piombo fuso”, mostra con eloquenza gli obiettivi.

La sollecitazione è venuta da due ragazze israeliane, Maya e Shir, con un messaggio inviato agli amici del gruppo su Facebook che riunisce alcuni fra i ragazzi israeliani, palestinesi e italiani che hanno partecipato a Fiori di Pace: “Ciao a tutti voi… ciò che avviene a Gaza e l’entrata degli israeliani a Gaza ci rende davvero tristi e crediamo che questo sia il luogo migliore per comprendere le ragioni dell’altra parte.
È davvero importante per noi che voi possiate ricordare le discussioni che abbiamo avuto in Italia, e speriamo anche che possiate tentare di capirci, perché noi stiamo tentando di capire voi.
Crediamo che anche se è triste che siano uccisi dei civili, Israele non avesse altra scelta… e persino mentre Israele porta aiuti a Gaza loro continuano a bombardare Israele… Israele non può continuare così.
Vogliamo sapere cosa pensate di questo, e ci dispiace se qualcuno si sente offeso”.

Questa richiesta ha scatenato risposte polemiche e aspre, quanto le notizie che ci arrivavano sulle morti e le foto ed i filmati che riprendevano la distruzione (la discussione è riportata integralmente sul sito www.fioridipace.org). E mentre i ragazzi israeliani tentavano di comunicare la sofferenza di fronte a quella che percepiscono come una via senza altre uscite, i coetanei palestinesi rispondevano con rabbia, come Mohammed: “Maya, non puoi pensare a qualcosa che Israele non abbia ancora tentato? Bene, certamente non puoi farlo, sono sicuro che non c’è altra via che uccidere la gente a Gaza. Forse potrebbero colpirli con bombe nucleari??? E finirla del tutto con loro??? Mi chiedo come diavolo tu possa giustificare queste azioni!!! Intendo dire che se è sbagliato è sbagliato. In che modo quei civili che sono morti a Gaza potevano mettere in pericolo la pace e la sicurezza di Israele??? 300 esseri umani in tre giorni!!! Noi stiamo parlando di vite, anime!!! Non solo numeri!!! È incredibile! Qualunque cosa tu dica non cambierà mai il mio pensiero!!! È del tutto sbagliato!”.

Anche la posizione di Manal, ragazza Araba Israeliana, è molto sofferta. Quando viene accusata di non identificarsi con il paese dove vive, esprime tutta la sua fatica e contraddizione dell’essere cittadina di uno stato che sente come aggressore del suo popolo: “quando vedi oltre 300 persone morire in 4 giorni, e le fotografie dell’accaduto sono davvero dure da guardare, non credo vorresti identificarti con Israele, sebbene io viva qui. So che la gente di Sderot è spaventata dai razzi ma Hamas sta facendo questo a causa dell’insostenibile situazione a Gaza: non c’è abbastanza cibo, né medicine, né elettricità. Vorresti tu vivere in questa condizione?”

Certamente da parte di molti prevale la ripetizione acritica delle posizioni politiche di parte. Per qualcuno fra gli israeliani le idee sono molto chiare e nette: “Dite cose senza senso!!! Parlate di Gaza? Degli attacchi dell’esercito? E cosa dite degli attacchi di Hamas? Ashkelon? Ashdod? Della gente che passa tutto il giorno nei rifugi, da anni? Voi dite sempre che Israele è colpevole e Israele doveva e Israele tutto! E questa è la prima volta che Israele attacca!!!”.

Però quello che è stupefacente è la volontà di comunicare comunque: anche se in tutti c’è la consapevolezza che non può essere una discussione su Facebook a risolvere un intricato problema politico, c’è grande in tutti la volontà di far comprendere all’altro il proprio punto di vista, e di tentare di comprendere a loro volta. Senza rinnegare le proprie idee, ma senza neppure rinunciare al confronto.
E così Itai, diciassettenne israeliano, dopo aver ribadito la sua convinzione che il governo israeliano non avesse altra scelta per garantire la sicurezza della sua popolazione, ha riflettuto sulla possibilità di scelta che è invece possibile per le persone da ambo le parti: “La “regola” per questa scelta è che almeno una persona dall’altra parte ti stia ascoltando. Questa scelta è ascoltare e rispettare questa “persona dall’altra parte” per un grande obiettivo: comprendersi. Cercare di capire perché è così arrabbiato o perché è così triste, prudente o felice. Comprendere è qualcosa di grande e piccolo, e non è così facile, perché nessuno che viva “dall’altra parte” può davvero comprendere cosa significhi attendere ore e ore ai checkpoint o convivere con la paura dei soldati, oppure quali siano i sentimenti di una madre che lascia i suoi figli andare alle armi, o un uomo che piange mentre suona l’allarme missilistico…

Credo che in questo si possa leggere la grandezza del percorso che stanno seguendo questi ragazzi: anche in una situazione di conflitto acceso e drammatico, che porta a serrare le file per respingere l’idea stessa che il nemico possa avere delle ragioni, ostinarsi a voler mantenere aperto un canale di comprensione ascoltando le opinioni dell’altro, perfino quando accendono un fuoco, nella convinzione che comunque l’altro è una persona, con i suoi sogni, desideri, passioni, errori.
 
Samer entra in facebook
A questo punto la relazione entra nel vivo dell’intervento di un ragazzo palestinese, Samer, che ora studia negli Stati Uniti.
Pur se lontano dal teatro di guerra Samer ha avuto un’esperienza che lo ha sconvolto: ne scriverò uno dei prossimi giorni.
Per ora mi limito a rendere possibile la lettura dell’
intervista, realizzata a Verona l’estate scorsa,  che lo vede protagonista assieme a un ragazzo israeliano.


COLLEGAMENTI: Betlemme, germoglio, Rai3. qui, intervista
lunedì, 12 gennaio 2009

VITTIME (di guerre e di cui è possibile fare la conta)
(la scheda precedente é del 28 dicembre e precede l’inizio delle stragi a Gaza)
 
Internazionale 19/29 dicembre 2008 n. 775 pag. 14
Numero di vittime dall’inizio della seconda intifada (26 ottobre 2000). Dati aggiornati alle 16 del 7 gennaio 2009
Tra le vittime palestinesi sono inclusi i kamikaze, mentre non sono conteggiate le persone accusate di collaborazionismo e uccise da altri palestinesi.
Palestinesi        6.000
Israeliani          1.093        
Altre vittime         79         
Totale                6.463   
     

Internazionale 19/29 dicembre 2008 n. 775 pag. 14
Numero di vittime dall’inizio della guerra in Iraq (19 marzo 2003). Dati aggiornati alle 16 del 7 gennaio 2009
Iracheni                      90.253 / 98.521
Soldati statunitensi                  4.222

Soldati di altre nazionalità       317
Cercar di fare pace
 
a Verona
Un blog che si presenta come CONTAMINAZIONI ha riportato un messaggio volantino presentato da Marco Menin, presidente dell’associazione culturale ‘Il germoglio’ che si è fatta carico di realizzare il progetto Fiori di pace promosso dall’organizzazione della rivista Confronti.
Scrive la conduttrice di ‘contaminazioni’ (e mi associo) “
Invito chi passa di qui a visitare il sito dell'iniziativa fiori di pace" e a leggere i messaggi che i ragazzi israeliani e palestinesi si sono scambiati a proposito di Gaza”.
Non voglio commentare, ma vi suggerisco con profonda convinzione di leggere quei messaggi.
E ora il commento di Marco Menin alla manifestazione di Verona dove ha presentato il volantino che potete leggere
qui.
"Oggi ho partecipato ad una manifestazione contraddittoria e, per me, sofferta, per la pace in Palestina. Al di là della ovvia banalità, per cui tutti vorremmo la pace, il problema è quello di capire quali obiettivi concretamente porsi e proporre.
A parte l'emotività, che certo gioca brutti scherzi ma non possiamo farne a meno, non vedo futuro nelle posizioni partigiane, di chi dice "noi siamo i buoni, perciò abbiamo sempre ragione, andiamo dritti verso la gloria!".
Dico una cosa lapalissiana ma che talvolta molti dimenticano: la pace la si deve fare col nostro nemico, mica con il nostro fratello.
A Verona la manifestazione è stata ordinata e tranquillissima, ma gli slogan erano unilaterali. Io non sono parte in causa diretta, non ho morti da piangere, e posso concedermi il lusso di ragionare sulla prospettiva: che fare per aiutare la pace?
Certo credo non serva a nulla dire "colpa tua, colpa sua..."
E così abbiamo distribuito 500 copie di questo volantino, prima di tutto a coloro che partecipavano alla manifestazione; poi l'ho letto dal palco, e molti (anche se non tutti) hanno anche battuto le mani, forse per educazione... avevano applaudito anche agli interventi più accesi di condanna di Israele (solo di Israele...)
Ma è stata una grande fatica.
Mi auguro sia servito almeno ad aiutare qualcuno a ragionare che fra israeliani e palestinesi l'unica vai possibile è quella del dialogo e della riconciliazione...”

a Udine
Io non sono capace di andare in una piazza dove si divide il mondo in schieramenti per cui spendersi (a parole) da una parte o dall’altra.
Non mi interessa condividere emozioni: può essere iniziativa catartica, ma c’é ben altro da fare.
Ma se a volte la piazza urla, il Tavolo della pace creato dal comune di Udine, mettendo assieme associazioni che si riconoscono reciprocamente ed esclusivamente autorevoli, tace.
Diceva il comunicato dell’Ufficio stampa del Comune emanato il 29 ottobre scorso che il Tavolo “
si occuperà di coordinare la programmazione e la realizzazione di progetti educativi e culturali relativi alla pace, alla cooperazione e ai diritti umani
”.
E ancora (con le parole dell’assessore di riferimento)
:
“Il tema della pace va affrontato impegnandosi su più fronti. C’è bisogno di progetti concreti a favore delle persone e delle comunità disagiate, ma anche di lavorare sulla ricerca”.
A proposito di ‘persone e comunità disagiate’ dalla meditabonda commissione non é venuta una parola sull’impegno regionale a togliere l’assistenza sanitaria alle persone prive di permesso di soggiorno (compresi bambini e donne incinte).
E continua il comunicato con un argomento che in questo momento, se desse luogo non dico a un’azione, ma a una parola potrebbe essere significativo nell’indicare l’impegno per la pace della città: “nel corso dell’anno scolastico 2008-2009 sarà attivo un programma di iniziative dedicato alle tematiche della pace intesa come accoglienza della diversità, sostenibilità e parità di accesso alle risorse tra Nord e Sud del mondo al fine di costruire una società basata sulla pacifica convivenza”.
 Collegamenti: contaminazioni; confronti; fiori di pace; messaggiqui
sabato, 10 gennaio 2009
UN UOMO E UN CANE

Una storia possibile
 
Nell’anno primo dell’era nuova, in un luogo qualsiasi, in una stagione qualsiasi un signore cammina col suo cane.
Perché? Il particolare è irrilevante, perciò non mi ingegno ad inventarlo.
E rilevante invece il fatto che vengono investiti entrambi.
Entrambi feriti, vengono soccorsi e portati l’uomo in ospedale, il cane alla struttura veterinaria. Vengono curati entrambi, l’uomo da un medico, il cane da un veterinario.
Guariranno ma non é un lieto fine. O sì?
Il medico che cura l’uomo capisce che si tratta di straniero privo di permesso di soggiorno e, ligio a ciò che gli impone il decreto n. 1 dell’anno primo dell’era nuova, telefona alla questura; parla il dialetto locale che il poliziotto di turno (già sottoposto a costosi corsi di purezza linguistica) capisce in tutte le sue sfumature e quindi raccoglie, senza esitazioni, la denuncia.
L’uomo viene trasferito in un centro lavori compensativi (in modo da ripagare le spese delle cure ospedaliere), dove si provvede alla sua identificazione.
Viene rispedito al suo paese. Cosa sarà di lui non si sa e non si saprà, ma non interessa. Se n’è andato e tanto basta.
Il cane, guarito pure lui, viene trasferito al canile; qui troverà, oltre ai servizi pubblici (scadenti ma essenziali) anche volontari animalisti che se ne occupano e lanciano un appello per la sua adozione.
Le cronache dell’anno primo dell’era nuova non ci informano sulla riuscita del progetto adozione. E’ certo che al cane si é aperta un’opportunità.
n.b.: oggi, 11 gennaio, ho modificato il testo in seguito al suggerimento di un lettore 'letterato'. Le parole in rosso sono state spostate dalla prima riga.
Grazie Boz.
 
Un appello.

Ricopio l’appello che ho trovato su Il manifesto e che non é facile reperire. Probabilmente lo torneranno a pubblicare ma, siccome mi piace e l’ho firmato lo diffondo anch’io, anche se è lungo.
Questo blog non raccoglie firme.
Per le adesioni all’appello rivolgersi a paceinpalestina@gmail.com
augusta

La questione morale del nostro tempo
di Ali Rashid, Moni Ovadia

Le immagini che giungono da Gaza ci parlano di una tragedia di dimensioni immani e le parole non bastano per esprimere la nostra indignazione. Col passare dei giorni cresce la barbarie che insieme alla vita, alle abitazioni, agli affetti, ai luoghi della cultura e della memoria, distrugge in tutti noi l'umanità e con essa il sogno e la speranza. E deforma in noi il buon senso, mortifica la cultura del diritto, forgiata dalle tragedie del secolo passato per prevenirne la ripetizione.
Così diventano carta straccia le convenzioni internazionali e le norme basilari del diritto internazionale nonché le sue istituzioni, paralizzate dai veti e svuotate di autorevolezza oltre che di strumenti per l'agire.
Così crescono l'odio e il rancore, si radicalizzano le posizioni e le distanze diventano incomunicabilità. Le stesse responsabilità si confondono, tanto che la vita in una prigione a cielo aperto diviene la normalità, l'invasione di uno degli eserciti più potenti del mondo è alla stessa stregua di un atto pur esecrabile di terrorismo.
Ma così non si aiuta la pace, che è fatta in primo luogo di ascolto, dialogo e compromesso. Certo, anche di diritto, ma abbiamo visto che per questa sola via sessant'anni non sono bastati e dopo ogni crisi ci si è ritrovati con un po' di rancore in più e di certezza del diritto in meno.
Noi sappiamo che l'occupazione genera resistenza, la guerra rafforza il terrorismo, la violenza cambia le persone e i fondamentalismi si alimentano reciprocamente. Ma abbiamo anche imparato in tutti questi anni che gli obiettivi di pace, sicurezza e prosperità non passano attraverso l'uso della forza delle armi, ma attraverso l'adozione di scelte accettabili per entrambe le parti in causa e l'avvio di un processo di riconoscimento reciproco, del dolore dell'altro in primo luogo, che è il primo passo verso la riconciliazione.
Al contrario, ogni volta che ci si è avvicinati ad un compromesso accettabile, il ricorso scellerato alla violenza, all'assassinio premeditato, all'annichilimento dell'altro, è servito a demolire ciò che si era pazientemente costruito, quel po' di fiducia reciproca in primo luogo.
Il tutto viene poi complicato dal peso della storia che in questo contesto, nel rapporto fra Europa, «Terrasanta» e Medio Oriente, agisce come un macigno non elaborato, generando falsa coscienza, ipocrisia, irresponsabilità.
L'esito è stato l'incancrenirsi di una questione, quella palestinese, che ha avuto ed ha effetti destabilizzanti in tutta la regione ed anche oltre, diventando - come ebbe a definirla Nelson Mandela - «la questione morale del nostro tempo».
Di questo vulnus si sono nutriti in questi anni il terrorismo e il fondamentalismo, regimi autoritari e cultori dello scontro di civiltà. A pagare sono state le popolazioni della regione, sono i bambini e i ragazzi cresciuti in un contesto di odio, di violenza e di paura, ma anche la democrazia e la cultura laica che pure traevano vigore dalle tradizioni ebraiche e arabo-palestinesi.
Così anche da questa guerra, assassina e stupida come ogni guerra, a trarne vantaggio saranno solo i fondamentalismi e chi pensa che la soluzione possa venire dall'annichilimento dell'avversario.
Come hanno scritto nei giorni scorsi Vaclav Havel, Desmond Tutu ed altri uomini di cultura «...quello che è in gioco a Gaza è l' etica fondamentale del genere umano. Le sofferenze, l' arbitrio con cui si distruggono vite umane, la disperazione, la privazione della dignità umana in questa regione durano ormai da troppo tempo. I palestinesi di Gaza, e tutti coloro che in questa regione vivono nel degrado e privi di ogni speranza non possono aspettare l' entrata in azione di nuove amministrazioni o istituzioni internazionali. Se vogliamo evitare che la Fertile Crescent, la "Mezzaluna fertile" del Mediterraneo del Sud divenga sterile, dobbiamo svegliarci e trovare il coraggio morale e la visione politica per un salto qualitativo in Palestina».
Per questo facciamo appello alle persone che amano la pace e che vedono nella tragedia di queste ore la loro stessa tragedia, di fare tutto ciò che è nelle loro possibilità affinché vi sia
l'immediato, totale, cessate il fuoco - non la beffa delle «tre ore»;
la fine dell'assedio sulla Striscia di Gaza e il rispetto delle istituzioni palestinesi democraticamente elette;
l'intervento di una forza di pace internazionale sotto l'egida delle Nazioni Unite in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza lungo i confini del '67;
l'avvio di un negoziato per arrivare ad una soluzione politica basata sul rispetto dei diritti dei popoli, delle minoranze e della persona, nell'ambito di un processo che possa garantire nell'immediato confini sicuri per lo Stato di Israele e per lo Stato di Palestina;
la creazione di un comitato per la pace in Palestina, che superi i limiti e le strumentalizzazioni che hanno caratterizzato le iniziative degli ultimi anni;
l'adesione delle persone e delle associazioni che hanno a cuore la pace in Medio Oriente per impedire che il conflitto si trasformi in guerre di religione e tra civiltà, con la promozione di iniziative su tutto il territorio italiano e la convocazione di una manifestazione nazionale al più presto.
Non di meno, in un contesto dove l'interdipendenza è il tratto del nostro tempo e come persone che hanno comuni radici mediterranee, non smettiamo di pensarci come cittadini di una comune regione post-nazionale euromediterranea, parte di una cultura che - attraverso la storia di conflitti tra città e campagna, o nella concorrenza tra fede e sapere, o nella lotta tra i detentori del dominio politico e le classi antagoniste - si è lacerata più di tutte le altre culture e non ha potuto fare a meno di apprendere nel dolore come le differenze possano comunicare.
In questo spirito ci impegniamo a ricostruire quel che la guerra sta abbattendo, i ponti fra le persone, le culture, i luoghi della pace in e fra entrambe le società, per creare nuovi terreni di relazione e collaborazione fra l'Italia e la Palestina, intensificando altresì gli atti di solidarietà verso tutte le vittime, in modo particolare la popolazione della Striscia di Gaza.


domenica, 07 dicembre 2008
Un messaggio da trasmettere

Oggi ho avuto segnalazione dal contatore del mio blog dell’esistenza di un messaggio, pubblicato in data odierna sotto una pagina del 28 marzo 2007.
Lo trascrivo:

Cercando notizie su Issa Nauri mi sono imbattuto in questa pagina. mi piacerebbe contattare Omar per approfondire dato che sarei interessata ad organizzare una conferenza per celebrare questo autore in Giordania. Grazie

Mentre prego di mettere i messaggi sotto l’ultimo diario, anche se si riferiscono a testi precedenti, mi impegno per quel che posso a rispondere alla richiesta.
Non mi permetto naturalmente di pubblicare l’e-mail di Omar e - d’altra parte- chi ha inserito il messaggio non ha indicato il proprio indirizzo, rendendomi impossibile una risposta privata.
Offro il mio indirizzo: se riceverò l’indicazione di un contatto possibile la passerò ad Omar e poi ... avrò fatto quel che potevo. Non sono, né aspiro ad essere, 007
augusta   <augdep@alice.it>

 
Un diario molto difficile
Rimpianti grotteschi

Un articolo di Repubblica “generali alla sbarra” ha richiamato la non casualità dei 19 morti di Nassirya (12 novembre 2003).
Pare sia in corso una ricerca dei colpevoli e così cominciamo a ricordare il primo, l’autore della prima grande bugia, il presidente degli USA G.W. Bush.
Lui stesso ha dichiarato:
”Un grande rimpianto di tutta la mia presidenza è il fallimento dell'intelligence sull'Iraq.  Molti si sono giocati la reputazione dicendo che le armi di distruzione di massa erano un valido motivo per rimuovere Saddam. George W. Bush, Abc News, 2 dicembre”.
Rimpianto come pentimento? Mi sembra molto, molto comodo.

Comunque era una bugia autorevole e appiccicosa perché quei ragazzi morti erano a Nassirya per una decisione dell’allora governo e parlamento italiano, convinti dalla parola di Bush.
Costoro sono pentiti, rimpiangono, blaterano stupidaggini? Io non lo so.

Condannati a morte

L’art. 2267 del catechismo della chiesa cattolica recita tra l’altro: “L'insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell'identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l'unica via praticabile per difendere efficacemente dall'aggressore ingiusto la vita di esseri umani.” (www.vatican.va)
Penso che per analizzare un altro orrore si debba partire da qui.
Infatti è noto a tutti noi che ci sono paesi in cui l’omosessualità é crimine punito con carcere, torture e morte. Il rappresentante vaticano all’ONU non ha firmato la richiesta di depenalizzazione dell’omosessualità.
Questo monsignore non é evidentemente uno scioccherello di passaggio, ma rappresenta un’istituzione: nella fattispecie la chiesa cattolica che, nella sua forma gerarchica, non ritiene di dover difendere la vita degli omossessuali.
Dal che devo dedurne che – a norma di catechismo- la penna capitale conseguente il “crimine” di omosessualità può essere considerata “l'unica via praticabile per difendere efficacemente dall'aggressore ingiusto la vita di esseri umani“.
Riporto integralmente il
comunicato delle Comunità Cristiane di Base e poi indicherò i riferimenti ad altri documenti pubblicati dal sito ildialogo,
Attendo l’uscita dell’agenzia Adista dove conto di trovare altro materiale, che eventualmente renderò noto.



COMUNITA’ CRISTIANE DI BASE

Segreteria Tecnica Nazionale

CdB Nord-Milano 3397952637

segrcdb@alice.itwww.cdbitalia.it

 

Perfino il senso critico più disincantato si arrende di fronte al carattere così pesantemente irrazionale e contraddittorio della opposizione di mons. Celestino Migliore, rappresentante permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, confermata dal portavoce vaticano padre Federico Lombardi, al progetto di una depenalizzazione universale dell'omosessualità presentato all'ONU dalla presidenza francese dell'UE, condiviso dai 27 paesi dell'Unione Europea.

 

E' nota la posizione dei vertici ecclesiastici contraria a ogni norma che riconosca e rispetti i diritti umani delle persone omosessuali. Ed è altrettanto noto che una gran parte della Chiesa, fra cui le Comunità di base, è critica verso questa vera e propria discriminazione inumana e antievangelica.

 

Ma ora il Vaticano ha superato ogni limite ponendosi dalla parte dei paesi in cui l'omosessualità è illegale e viene repressa con sanzioni, torture, pene e persino con l'esecuzione capitale. Svela così un tratto, tenuto per lo più velato, del fondamentalismo cattolico: il persistere, dal medioevo, del carattere violentemente totalitario dell'ideologia che domina ancora purtroppo i vertici ecclesiastici per cui ciò che non è in linea con le loro regole morali è peccato e ciò che è peccato deve essere reato. Un reato che i giudici del braccio secolare devono punire con pene temporali in nome di Dio e dell'ordine naturale da lui stabilito per sempre.

 

La depenalizzazione di adulterio e aborto ha trovato e trova tuttora sempre e ovunque un'aspra opposizione ecclesiastica. E ora si aggiunge l'opposizione alla depenalizzazione dell'omosessualità. La cosa ci riguarda tutti perché tocca aspetti fondamentali del diritto internazionale. Non si è mai abbastanza protetti da un ritorno di regimi d'intolleranza e dai totalitarismi. Occorre svegliarsi e resistere.

 La Segreteria Tecnica Nazionale delle CdB italiane    Milano, 2.12.08


Altri documenti:
Comunicato di “
Noi siamo chiesa”
Dichiarazione del Presidente delle
Chiese Evangeliche in Italia
Dichiarazione di
Piero Montana, esponente storico del movimento gay italiano


Troverete questo, ma anche altro, nel sito www.ildialogo.org , nella sezione “cristianesimo e omosessualità”.

 
Per ciò che riguarda la mancata firma del rappresentante vaticano alla convezione ONU sui diritti dei disabili, mi limito a riportare, con tutto il mio orrore, una notizia d’agenzia.
ABORTO - La Convenzione Onu sui diritti dei disabili è il primo trattato sui diritti umani del Terzo Millennio ed è stato approvato dall’Assemblea generale dell’Onu nel 2006. Il Vaticano ha partecipato attivamente ai lavori per la stesura del testo, durati cinque anni ma, alla conclusione, si è rifiutata di firmarlo perché il documento non ha inserito un divieto esplicito nei confronti dell’aborto.

 

Ancora sul NO alle cure per gli immigrati privi di permesso di soggiorno
Si vedano i precedenti diari del: 21, 26, 28, 31 ottobre,  3, 6, 11, 14, 19, 21, 24 novembre, 1 e 2 dicembre.
La regione Toscana dispone di una proposta di leggeNorme per l’accoglienza, l’integrazione partecipe e la tutela dei cittadini stranieri in Toscanache prevede disposizioni a 360 gradi.
Io mi limito a prendere in considerazione l’articolo 19. riguardante il diritto alla salute, che così recita:
 
1. La Regione promuove e sostiene il diritto alla salute dei cittadini stranieri nell’ambito di quanto previsto dal d.lgs. 286/1998.
2. La Giunta regionale emana direttive alle aziende sanitarie e ospedaliere affinché queste:
a) promuovano tutte le misure organizzative finalizzate a rendere concretamente fruibili in ogni ente del servizio sanitario regionale tutte le prestazioni previste per i cittadini stranieri non iscritti al servizio sanitario regionale;
b) sviluppino specifici interventi informativi destinati ai cittadini stranieri non in regola con le norme sul soggiorno, finalizzati ad assicurare gli elementi conoscitivi idonei per facilitare l'accesso ai servizi sanitari e sociosanitari.
 
3. La Regione promuove inoltre:
a) l’adozione di strumenti epidemiologici per il riconoscimento e la valutazione dei bisogni di salute specifici dei cittadini stranieri;
b) lo sviluppo di interventi informativi per favorire l’accesso ai servizi, nonché di specifiche iniziative d’informazione e di educazione alla salute nei luoghi di lavoro e su temi relativi alla salute collettiva;
c) l’utilizzo dei mediatori culturali nei servizi di primo accesso alle prestazioni sanitarie, lo sviluppo di politiche di formazione all’intercultura per il personale sociosanitario, medico e paramedico, l’adattamento dei servizi sociosanitari ad un’utenza pluriculturale.
4. La Regione, in coerenza con la legge 9 gennaio 2006 n. 7 (Disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile)promuove iniziative di sensibilizzazione ed ogni altra azione per la prevenzione ed il contrasto delle pratiche di mutilazione femminile con la partecipazione in particolare delle comunità di cittadini stranieri provenienti dai paesi dove sono esercitate tali pratiche.

Lo schema predisposto dalla stessa giunta ben chiarisce il senso di quell’articolo, rispettoso dei limiti dei poteri regionali e contemporaneamente attento a assicurare tutti i supporti che la regione può offrire all’attuazione di  una legge statale che non può e non deve essere cancellata, ma forse lo sarà.
Anche in Friuli Venezia Giulia (e non solo) il decreto legislativo 286/1998 é stato applicato e reso positivamente operativo dall’impegno del personale sanitario e anche delle particolari figure dei mediatori di comunità (formati appunto ad assicurare la miglior relazione nel rapporto medico-paziente, affrontando le difficoltà linguistiche e culturali) ma la giunta non appare determinata come quella toscana e sotto questo cielo (cupo) regna una gran confusione che ha coinvolto anche consiglieri regionali che dovrebbero invece essere in grado di dare al meglio il proprio contributo.
Così lo schema recita nello specifico:
Accesso degli extracomunitari irregolari al servizio sanitario. Dando piena attuazione al testo unico sull’immigrazione, la pdl favorisce attraverso azioni informative e misure organizzative pieno accesso degli extracomunitari irregolari alle prestazioni del servizio sanitario. L’unificazione delle tessere STP (Straniero Temporaneamente Presente) rientra tra le misure che potrebbero essere realizzate in futuro. La tessera STP, già prevista a livello nazionale da oltre 10 anni, permette allo straniero senza permesso di soggiorno valido (perché scaduto, non rinnovato o ma i ottenuto), di essere curato in ospedale o in ambulatorio. La tessera va richiesta alla ASL. L'assistenza è garantita ai bambini o in caso di infortunio, malattie gravi, patologie infettive e in gravidanza. Alcuni servizi sono completamente gratuiti, altre volte viene richiesto il pagamento del ticket. Il clandestino che va da un medico o in ospedale riceverà le cure necessarie e non sarà denunciato per il fatto di non avere il permesso di soggiorno. In tal senso, scopo della pdl, è rendere gli stranieri informati sul funzionamento della tessera e dei servizi a cui può accedere.
Purtroppo non posso soffermarmi sugli altri importanti aspetti della proposta, ma voglio ricordare che la giunta regionale toscana ha approvato una Piattaforma per l’educazione alla convivenza che dovrebbe avere un significativo impatto non solo sui bimbi figli di persone prive di permesso di soggiorno, ma soprattutto sugli altri bambini cui, in questo tristissimo periodo, é dovuta un’educazione alla giustizia e alla legalità i cui esempi autorevolmente scarseggiano.
collegamenti: generali alla sbarra, comunicato, Noi, chiese evangeliche, Piero Montana, cristianesimo e omosessualità, proposta di legge, schema, piattaforma