Questo diario elettronico ha una storia che ne giustifica le scelte. E’ iniziato durante un mio soggiorno a Bethlehem fra il 2003 e il 2004: allora si chiamava Betlemme.splinder.com ed è ancora reperibile, anche come link alla voce “vecchio diario”. Con l’aiuto tecnico di amici gentili è diventato un po’ più sofisticato e ha preso il nome di diari e altro. Anche in questa nuova edizione contiene un mio diario da Bethlehem (aprile – giugno 2005). Nei miei racconti ho cercato di impormi un orizzonte di osservazione che coincidesse "con un cerchio immaginario da tracciare intorno ai miei piedi". Mi spostavo infatti in un territorio ristretto e, per quanto il “muro”, insieme ad altri ostacoli, consentiva ho voluto raccontare quanto vedevo, senza pretese di andare oltre. Ma ogni volta, tornata a casa, mi sono resa conto che quanto i media più diffusi riferiscono della situazione palestinese è spesso falsificato da pregiudizi, quando non da ignoranza dei fatti. E così ho voluto continuare a proporre le riflessioni che l’osservazione di una realtà di profonda sofferenza, in un territorio importante per la pace nel mondo, mi suggeriva. Non so se sia una testimonianza significativa … ma almeno a me serve a dar ordine a pensieri che la realtà rende sempre più tormentosi. Durante una mia visita al museo di Israele a Jerusalem mi ha colpito l’ombra proiettata da una statua dello scultore Bourdelle che mi è sembrata rappresentare una situazione dove l’oppressione, la violenza e la paura si sperimentano ogni giorno. La riporto, sperando –se mai continuerò con questo diario- di poterla un giorno considerare non più significativa. .

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Nome: Augusta

Chi sono e cosa faccio

Sono anziana, pensionata, curiosa: mi piace conoscere il mondo e il Medio Oriente mi affascina. Ho soddisfatto il mio desiderio quando ho avuto l’opportunità di collaborare con l´International Center di Bethlehem (organizzazione che spesso indicherò con la sigla ICB) insegnando italiano. Chi volesse conoscere l’ICB può andare al sito Annadwa.org e chi volesse servirsi dei servizi si informazione che l’ICB offre può andare a Bethlehemmedia.net


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mercoledì, 30 aprile 2008

A DOMANDA RISPONDO

 

La sorte del mio blog è abbastanza strana: ha un discreto numero di lettori, ma pochi intervengono con proposte, critiche … nei commenti.
Preferiscono telefonarmi. Alcuni mi hanno detto che critico senza proporre, riferendosi in particolare alle mie contestazioni (se verbali molto decise, lo ammetto) in merito alle recenti elezioni anche comunali e regionali.
E allora rispondo a un esplicito invito di offrire consigli a una ipotetica consigliera comunale. Non saranno consigli, ci mancherebbe che ne avesse bisogno … ma proposte che nascono dalla mia esperienza: 1975-83 in consiglio comunale e poi dieci anni in consiglio regionale.
Forse è un’esperienza troppo lontana per significare qualche cosa … ma così io rispondo alla sfida e chi legge senza essere interessato può ignorare il diario.
Vado per punti:

  1. E’ importante ricordare che l’eletto non è soggetto a vincolo di mandato: può agire anche indipendentemente dal gruppo d’appartenenza. Salvo casi eccezionali non lo ritengo opportuno, ma trovo indispensabile che una donna sia voce critica all’interno del suo gruppo di riferimento: proprio perché le regole dell’agire politico non sono “a misura di donna” cerchi di commisurarle, anche leggendo in profondità la sua storia di genere.
    Per me era un esercizio molto utile e molto faticoso.
  2.  Nel fare questo esercizio avevo focalizzato la storia di genere come storia del “senza voce” (ed avendo trascorso la mia adolescenza e la mia prima giovinezza nei turpi anni ’50 avevo ampia esperienza della negazione del diritto di parola). Quindi la mia prima decisione era stata quella di farmi voce di chi non ne aveva, non per pietismo ma per portare alla luce risorse represse e talvolta strangolate.
  3. Da parte mia trovavo necessario avere un riferimento certo, non nella mia singola persona e nelle mie scelte morali ma in un principio condiviso o almeno condivisibile. Anche se di questi tempi, nuovamente turpi, la moralità tende ad identificarsi con un atteggiamento uniforme, unico ed esclusivo, ad essere privilegiata su misura delle scelte del più forte, resta un fatto personale.
    Il riferimento deve essere riconoscibile da molti punti di vista: io avevo privilegiato l’articolo 11 della Costituzione, il cui significato può essere un filo conduttore di molte scelte diverse (per me almeno lo era) per prevenire, ad esempio, l’inutile conflittualità sociale (esiste anche quella utile, per dar voce a chi non ce l’ha).
    Oggi la conflittualità inutile e artatamente provocata trova nuova riconoscibilità nell’inimicizia proclamata ineliminabile, a partire dal –che disgusto!- rinnovato concetto di razza.
    Un altro principio per me ineludibile era il concetto di solidarietà politica (art. 2 Costituzione) che impegna a realizzare la solidarietà come scelta delle istituzioni e non delega all'agire del caritatevole privato oggi molto di moda che poco ha a che fare con lo spirito dell’art. 18 della Costituzione.
    Ciò non significa che le istituzioni non possano e debbano interagire con organizzazioni private, ma devono avere una propria linea di condotta che è anche strumento di valutazione del fare che non sia abbandono a singoli e gruppi, spesso –ohimè- garanti di voti di scambio (ne ho scritto anche il 17 aprile scorso).
  4. Lo stesso avviene per la cultura. In questi ultimi anni ho constatato squallori regionali (si veda ancora diario del 17 aprile) e tristi provincialismi comunali, dove l’assessora di competenza aveva come suoi evidenti referenti gruppi di persone, indubbiamente anche credibili, ma impermeabili ad ogni, pur tentato, confronto che temevano minasse la loro esclusività..
    E qui si apre altro spazio di chi voce non ha e dovrebbe invece essere messo in condizioni di averla. Penso in particolare ai giovani, cui non convengono certamente gli spazi dell’ufficialità e dell’ascolto di “valori” e significati d’altra generazione. Si cresce facendo esperienza e questa abbisogna anche di spazi propri: perché non assicurarli?
    A Udine la vicenda di un centro sociale chiuso perché lo spazio occupato dall’edificio serviva ad altro non è stata certo esaltante.
  5. E poiché parliamo di cultura sarebbe interessante promuovere non le nostre capacità di “donare” (il termine dono piace molto ad una delle più consolidate e considerate associazioni nel territorio) ma un confronto serio con la cultura dei migranti, a partire dalle esigenze fondamentali che la connettono al corso della vita, prima fra tutte la maternità.
    Io non so se interessi alle future componenti del consiglio comunale perché non ne ho sentito parlare. Spero di sì.
    Purtroppo ho notato che i migranti sono di regola considerati o soggetti di pia assistenza o fruitori delle nostre proposte, non protagonisti. Eppure il comune ha un ufficio che potrebbe, se consapevolmente orientato dall’assessore responsabile, essere un punto d’ascolto e un motore di proposte.
  6. E poi ci sono (ma ne è percepita la presenza?) i bambini.
    Udine possiede pochi spazi loro offerti in sicurezza e libertà. I piccoli campi che pur esistono sono affittati alla squadrette sportive iscritte e questa o quella organizzazione, dove si allevano le future glorie muscolari. Perché non chiedere spazi per il gioco libero?
    Ricordo che quand’ero in consiglio comunale avevo chiesto che non vi fossero tracciate (e men che meno a misura regolare) linee per un gioco che fosse a misura di gara: i bambini necessitano di gioco libero e il fatto che spesso non se ne interessino nemmeno i genitori non toglie loro questo diritto. Speravo così di disincentivare i luoghi del commercio muscolare delle varie squadrette. A questo punto mi permetto un consiglio: leggano le consigliere comunali, almeno loro!, la legge italiana che ratifica la Convenzione di New York sui diritti dei minori e ne pretendano il rispetto (LEGGE 27 maggio 1991 n. 176.
    - pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell'11 giugno 1991, n. 135). Durante la campagna elettorale non l’ho mai sentita citare, a nessun livello.
    Mi capita spesso di attraversare un parco pubblico, finora senza strane chiusure, dove parecchie signore passeggiano con i loro cagnolini e non ne raccolgono le feci. Ovviamente non è possibile che i bambini giochino fra cacche di varia misura ma, ove questo problema fosse risolto dalla buona inesistente educazione delle sullodate o da uno spazio sabbioso riservato allo scopo, è in corso di costruzione un monumento di pietra con scalini puntuti (adattissimi a spaccare al testa di chi vi inciampi) che dovrebbe onorare no so quale branca delle forze armate. I bambini non hanno il diritto di correre spensieratamente?
    Il richiamo agli ostacoli pone il problema generale delle barriere architettoniche: mi affido alla competenza delle consigliere in carica e future.
    Così mi rifaccio alla competenza delle consigliere per un’attenta vigilanza sui lavori che il comune appalta a che siano garantite le norme della sicurezza.
    Per ciò che riguarda i bambini si aprirebbero anche i problemi dei costi dei nidi, delle mense… ma non voglio dilungarmi troppo se non per segnalare che la Lega & suoi complici hanno più volte richiesto di discriminarli sulla base delle origini territoriali dei loro genitori nell’ingresso alle scuole materne (principio ignobile già raccolto dalla sindaca di Milano).
  7. Non mi soffermo sugli anziani di cui – a differenza dei bambini- ci si occupa o si dice di occuparsi. Credo sarebbe opportuna un’occhiata agli stabili che li ospitano se non vivono in famiglia, cominciando dalle norme edilizie ed igieniche che devono essere rispettate.

E due questioni per concludere.
So che alcune delle elette provengono dalla compagine che aveva sostenuto l’on. Bindi durante la campagna per le primarie. Ho molta stima della Bindi e, in quella circostanza avevo particolarmente apprezzato ciò che aveva detto sulla laicità dello stato. Imprudentemente credevo che i suoi/le sue sostenitrici fossero coerenti a quei principi … ma anche qui silenzio.
Eppure il problema della laicità pone questioni non piccole e ben note su cui non intervengo, sperando che intervenga presto chi di dovere..
Io mi soffermo solo su una questione piccola (apparentemente) ma che potrebbe essere un punto di partenza: perché non dare dignità alla celebrazione dei matrimoni civili? Ne ho visti celebrare in comune da un assessore che ostentava distacco e noia: Mi è sembrato indecente.
Infine una preghiera: non sottovalutate la mediazione culturale della Lega Nord. Ne ho scritto molte volte, le ultime il 23 aprile e 9 marzo.
Ora un esempio soltanto: Le oscene affermazioni di Bossi sui fucili non nascono da personaggi che hanno sparato, picchiato (e che ancora sono sulla scena) ma quella che molti considerano popolare bonarietà è il mezzo per rendere accettabile e digeribile l’uso delle armi (o comunque della violenza) per farsi giustizia da sé.
Mi accorgo di aver ripreso concetti di cui scrivo da anni, ma ho voluto rispondere ad una simpatica sfida. Avrei molto altro da dire. Ho già esagerato
Naturalmente si tratta di problemi che richiedono molta determinazione e che vanno affrontati con competenza e consapevolezza, uno alla volta o poco più. Io non ne ho tratto grandi risultati: parecchi esponenti del gruppo del Partito Comunista, per cui ero stata eletta, ne dimostravano scarsa consapevolezza (e non parliamo dell’allora maggioranza democristiana per appartenenza e cultura, nonché dei socialisti che si preparavano ad essere –anni dopo- craxiani…).
Spero che se le future consigliere saranno interessate anche ai diritti civili dei senza voce si trovino fra colleghi più consapevoli, competenti ed eticamente responsabili di molti di quelli che ho conosciuto io.

augusta

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donne, diari di augusta

martedì, 18 marzo 2008

Votiamo donna ??!!!

 

E’ un mio automatismo provare interesse, quando m’imbatto in pensieri e parole di donne, ma è tanta la delusione per quanto sento e vedo –anche direttamente e non solo sui media cartacei, radiofonici e televisivi- che trovare parole di donne intelligenti, che hanno mantenuto la capacità di pensare e la determinazione a dire, che l’incontro si fa consolatorio.

Adriana Zarri, la vecchia teologa che io ricordo con entusiasmo negli anni della sua maturità, ha riaperto la sua rubrica “parabole” su Il manifesto.
Ecco un tratto dell’ultima (16 marzo):

Il reverendo Ferrara

Dei cosiddetti «atei devoti» io sono solita dire che abitualmente sono molto atei e poco devoti. Ma c'è chi, più illuso, più buono e più generoso di me, pensa che siano poco atei e molto devoti, tanto da invitare uno di loro a inaugurare l'anno accademico di una facoltà pontificia. Si tratta di Giuliano Ferrara, al quale è stato affidato appunto l'incarico di aprire l'anno accademico dell'Istituto di Scienze religiose Redemptor Hominis, collegata alla pontificia facoltà teologica dell'Italia meridionale, presso l'Auditorium del seminario arcivescovile (più sacri ed ecclesiali di così davvero non si può). Cosa che il nostro devotissimo ateo ha puntualmente fatto alla presenza bene augurante del vescovo locale che speriamo, se non ateo, almeno devoto.
La cosa ha dell'incredibile né mai la crederemmo se non l'avessimo letta su un organo di stampa degno di fede. Naturalmente tanta generosità di organismi sacrali è dovuta alla ben nota posizione del Ferrara in ordine all'aborto: tanto vale il fanatismo di chi altro non vede, nello sterminato universo della fede.
Il fatto strano (ma non poi tanto poiché il fanatismo riduttivo è assai frequente) ha stupito non pochi tanto che, ad accogliere Ferrara, oltre al benigno vescovo, c'era anche un meno benevolo striscione con su scritto «dio ci salvi da Ferrara». Al che noi aggiungiamo dio ci salvi altresì dagli amici di Ferrara”.

 

Il guaio non è – a mio parere- il sullodato Ferrara, per sé irrilevante, ma l’alleanza con la curia vaticana, che approfitta degli atei più o meno devoti per assicurarsi un successo al momento mediatico e, fra meno di un mese, elettorale. Credo funzionerà:
In anni ormai lontani il movimento delle donne aveva saputo trovare nella legge 194 un punto di incontro, compreso e condiviso, trasmesso e raccolto come un passo importante di civiltà (le donne non potevano fingere che la piaga dell’aborto clandestino non esistesse). Ora non più: chi nelle istituzioni (e penso soprattutto alle donne elette) avrebbe dovuto tener viva e vigile la funzionalità dei consultori, preoccuparsi della contraccezione, anche a fronte dei problemi nuovi che la realtà pone (la sessualità delle giovanissime e le conseguenti gravidanze precoci) e la presenza di donne straniere (con cui sarebbe stato importante incontrarsi per rinnovare, con consapevolezza e cautela, il punto di incontro di anni lontani) non lo ha fatto… e i risultati sono tragici. Quelle che erano state conquiste diventano impegni di anni lontani e io incontro sempre più spesso donne che mai hanno letto la legge e la chiamano, con squallida disinvoltura, legge dell’aborto, mentre il suo titolo è: “Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza”. Le parole possono fare oscurità e chiarezza: oggi la scuola ferrarica e non solo insegna l’oscurità
.

Scrive Rossana Rossanda in un articolo de Il manifesto del 17 marzo:

“Non stupisce che nella generale piattezza tornino a brillare le religioni con i loro lampi lontani, ma la vicina tentazione di una nuova egemonia. Non tutte, intendiamoci, da noi si agita la chiesa cattolica apostolica romana, cujus regio ejus religio. Ratzinger parla dallo schermo ogni due giorni più la domenica, negli altri predicano i cardinali Bertone e Bagnasco. Degli altri culti approda in tv solo il Dalai Lama, ma perché perseguitato dalla Cina. Non ci arrivano le sue parole. Non la sapienza dell'ebraismo, non quella dei protestanti: la comunità ebraica italiana si fa sentire solo in politica, i secondi sono avvezzi a essere ignorati.
Silvio e Walter e Casini omaggiano più di ogni altro il Sacro soglio, ma con il ritorno del sacro hanno frascheggiato tutti. Politici e filosofi, maschi e femmine pensanti. Adesso che se ne vedono le conseguenze, più interventismo che spiritualità, proporrei alla sinistra di mettere fra le tre o quattro priorità un bel ritorno al laicismo”
….
”Da questi terreni che ineriscono alla più intima libertà anche lo stato dovrebbe ritrarre il piede, rispettando le scelte della persona, e prima di tutto quella delle donne, da sempre ossessione e bersaglio d'una chiesa tutta maschile. Una grande mutazione sta venendo da esse e ne esce mutata anche la concezione della vita e della morte - uno stato moderno, attento, prudente segue questa evoluzione non lascia alla Chiesa di emettere una fatwa alla settimana. Certo, bisogna che abbia un'idea di che cosa sia un'etica pubblica, quella che matura discutendone in libertà e responsabilità, alle soglie del terzo millennio. Ma di questo i leader del «paese normale» non hanno cura.
Loro hanno i «valori». Meno stato più mercato per i beni, meno repubblica più Vaticano <…> Se mi si permette (e anche se non mi si permette), molti di noi ne hanno abbastanza. Inciampiamo a ogni passo in valori di latta, mentre si torna a guardare con più disprezzo che un secolo fa alla vita e alla libertà di chi lavora nel frenetico accendersi e spegnersi di migliaia di imprese senza regole. Assimilati ormai ai poveri, cui si deve al più un briciolo di compassione.”

 

Io ho molta stima della Rossanda, ma non posso accettare le esplicite indicazioni di voto che ci dà. Forse perché, vivendo in una cupa provincia del nord-est, ogni realtà anche politica, sembra frantumarsi, ingrigire, perdere ogni attrattiva, infognata nella povertà delle argomentazione, nel soffocamento del pensiero sotto i macigni del buon senso, avvilito e asservito come le donne candidate che – nelle fotografie prelettoriali- fanno tappezzeria come le ragazze brutte nelle vecchie sale da ballo. E comunque in parlamento non potremo votarle perché la scelta non dipende da noi … e nessun candidato sottolinea l’impegno a cambiare la legge elettorale. Evidentemente gli va bene il ruolo che io chiamo da polli d’allevamento (cresciuti dentro aggregazioni ancora chiamate partiti, cui sono fedelissimi oltre scienza e coscienza).
Certamente il peggio lo ha dimostrato quella ragazzotta precaria che si è avvilita (probabilmente senza accorgersene) a fare da spalla a Berlusconi in vena di proposte di matrimonio probabilmente poligamico: le precarie sono certamente di più dei maschi ricchi disposte a mantenerle nello scambio matrimoniale).
La concezione “valoriale” della famiglia –reiteratamente proclamata- ne è uscita come una compravendita da mercato senza regole (nemmeno quella del piacersi). I cardinali di curia –una volta tanto zitti- appagati dalla volgarità mercantile dei rapporti umani, probabilmente ammiccavano: meglio la compravendita di sé che l'esercizio consapevole di una libera  scelta..
augusta

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domenica, 02 marzo 2008

VITTIME  (di guerre e di cui è possibile fare la conta …)

Internazionale  29 febbraio  /  6 marzo 2008  n. 733 pag. 14

Numero di vittime dall’inizio della seconda intifada (26 ottobre 2000).
Dati aggiornati alle 16 del 27 febbraio 2008
Tra le vittime palestinesi sono inclusi i kamikaze, mentre non sono conteggiate le persone accusate di collaborazionismo e uccise da altri palestinesi.
Palestinesi         5.032  
Israeliani          1.058   
Altre vittime         78  
Totale               6.169  

Internazionale  29 febbraio  /  6 marzo 2008  n. 733 pag. 14

Numero di vittime dall’inizio della guerra in Iraq (19 marzo 2003)
Dati aggiornati alle 16  del  27 febbraio 2008
Iracheni               81.527  /  88.994    
Soldati statunitensi               3.973    

Soldati di altre nazionalità      307    

2 marzo - TRASCRIVO da Repubblica on line

Gaza, Israele non si ferma L'Anp sospende i negoziati
Dopo i 60 morti di ieri, ancora scontri. Abu Mazen congela ogni contatto con gli israeliani. Il ministro della Difesa Barak: "Non ci fermeremo. L'obiettivo è Hamas". L'Onu e gli Usa chiedono alle parti di porre fine alla violenza

Ho ricevuto da  info@controviolenzadonne.org> un messaggio da cui era possibile accedere al sito dell’UDI, da cui ho copiato il comunicato che trascrivol


INTIMIDAZIONE E ABUSI ANCHE A BOLOGNA

COMUNICATO  UDI NAZIONALE 2 marzo 2008

 

Sabato pomeriggio a Bologna tre ragazze stavano distribuendo in zona universitaria un volantino per informare le cittadine e i cittadini che si stava organizzando un presidio per solidarietà a Mara e a tutte le donne che hanno avuto il coraggio e la forza di denunciare il loro aggressore, rompendo così il silenzio della violenza quotidiana che le donne subiscono. Il volantino esprime la volontà delle donne di volerci essere davanti al Tribunale di Bologna, dove il 4 marzo si svolge il processo contro il violentatore di Mara, STUPRATA al Parco Nord della città il 26 agosto 2006 (lo ricorderete tutte!).
Ebbene le tre donne sono state bloccate da un'auto. Sono scesi tre uomini. In strada non c'era nessuno in quel momento.

Le ragazze hanno avuto paura e si sono strette tra loro mentre questi uomini si avvicinavano gridando "Dateci i documenti".
La più coraggiosa ha esclamato "Ma chi siete?" solo dopo si qualificavano come Digos.
Le ragazze cercavano di capire perché questo succedesse. Una di loro ha chiesto aiuto ai passanti, dato il comportamento palesemente o intenzionalmente aggressivo, idoneo a generare timore e a limitare la loro libertà morale.
Un'altra aggiungeva "Scusate, non mi fido. Voi siete in tre, ho paura". Sono state chiamate ben tre pattuglie della polizia, e mentre una ragazza contattava un'avvocata dell'UDI che le diceva di dare le generalità, un poliziotto le sequestrava il cellulare impedendole di parlare con l'avvocata e rifiutandosi di spiegare la situazione.
Le ragazze sono state portate in Questura nonostante che, dopo la telefonata all'avvocata avessero dichiarato di voler dare le generalità. Con arroganza e fare autoritario, le hanno afferrate per un braccio e per la testa pretendendo di condurle con la forza e infilatele in macchina come delinquenti le hanno portate in Questura, fotografate e hanno preso le impronte digitali.
Trattenute per quattro ore senza motivo. C'era anche una poliziotta, che è stata allontanata dai colleghi perchè non era d'accordo con quei metodi. Questi i fatti.

Oggi viviamo un paradosso!
Le forze dell'ordine che dovrebbero garantire l'ordine pubblico e la serenità sociale, con modi sconvenienti e inurbani hanno letteralmente terrorizzato delle ragazze che legittimamente manifestavo il loro sostegno a quelle donne che hanno subito violenza.

Lo sanno o dobbiamo spiegarlo noi a questi uomini che una ragazza oggi ha paura? Quando degli uomini si avvicinano ad una donna in una strada buia e poco frequentata dovrebbero sapere che la reazione della donna è comunque di timore, PERCHE' UNA DONNA SA QUELLO CHE PUO' SUCCEDERLE!

E QUESTI UOMINI, QUESTI POLIZIOTTI, NON POSSONO nell'occasione del compimento di un'attività seppur legittima, DISTRUGGERE IL RISPETTO CHE L'AUTORITÀ DEVE TRARRE, NON DALLA DIVISA CHE I SUOI RAPPRESENTANTI PORTANO, MA DALLA LEGGE CHE ESSI RAPPRESENTANO
Questo tipo di atteggiamento è riprovevole nei confronti di CHIUNQUE , ma in particolar modo nei confronti delle donne che nell'occasione difendevano in maniera civile i propri diritti e dignità.
Le donne oggi sono oggetto di soprusi e di violenza che non è solo quella fisica.
Questo stato di intimidazione in cui vengono poste le donne che non stanno alle "regole" non è giustificabile, nè sopportabile.
Le nostre nonne venivano arrestate nel 1946 perchè vendevano le mimose l'8 marzo, altre venivano arrestate perchè distribuivano volantini per sostenere il diritto al voto delle donne.
STIAMO RITORNANDO BRUSCAMENTE AL PASSATO?

UDI - UNIONE DONNE IN ITALIA
Sede nazionale, via dell'Arco di Parma 15 ROMA tel. 06.6865884
udinazionale@gmail.com www.udinazionale.org

Per info:
Marta Tricarico UDI donne e giustizia 333 5869355
Pina Nuzzo Delegata nazionale UDI 349 8444924

UDI - Unione Donne in Italia   Sede nazionale

Poiché c’era spazio per i commenti, ho scritto:

Avete scritto: “STIAMO RITORNANDO BRUSCAMENTE AL PASSATO?”
Mi sembra un’espressione ottimista. Non ci stiamo avvicinando a un passato di prevaricazione ben accetta, Ci siamo già
Quanto é accaduto non é solo un’espressione di mascolinità tradizionalmente stupida e volgare (ci sarà anche quella) ma una delle tappe di un percorso che ha al suo apice guerre e conflitti armati e continua con la sopraffazione di ogni debole: morti sul lavoro, bullismo, violenza fino allo stupro, disprezzo del diverso a partire dall’infanzia (circolare Moratti!), mobbing .. sono tutti momenti di un processo ormai affermato.
Mi sembra che nel caso delle tre ragazze bolognesi la protesta formalizzata sia necessaria: c’é qualche legale che possa indicarne i sistemi più efficaci?
Non si era parlato di azione collettiva (cd. class action)?
E’ praticabile in questo caso?
augusta

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mercoledì, 20 febbraio 2008

NON NE POSSO PIU'!

Il 15 febbraio avevo riportato in questo blog il testo di un parere dei giuriasti democratici in merito alla vicenda del policlinico napoletano, dove una donna -appena risvegliata dall'anestesia- era stata sottoposta ad un interrogatorio.
Oggi ho trovato un altro tipo di attacco alla legge 194 e ne ho scritto nel sito del presidente del Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia (alessandrotesini.it) il testo che ricopio perché veramente non ne posso più.

Poco fa  sono andata a comperare i giornali e ho trovato, nell’ambito dell’informazione regionale di un diffuso quotidiano locale, una pagina intera affittata da una signora candidata al consiglio regionale.
La sua candidatura é sostenuta da esperte, una delle quali titola il suo pezzo “Uomini e liste elettorali: a rischio la legge sull’aborto”.
Signore, se volete diversificarvi dal pressapochismo pretestuoso dominante in ignoranza e malafede, chiamate per favore le cose con il loro nome!
La legge 194 si chiama - e non é un caso- “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza” e non “legge sull’aborto”.
Così si riduce un complesso (e tradito) sistema di interventi ad uno soltanto e su quello ce la vedremo col “pensiero” Ruini/Binetti/Ferrara&C e con le difensore di non si sa quale spietata legalità, armate di “buona” volontà.
Il resto ce lo porteranno via in tutta (loro) tranquillità …
Abbiamo molto, molto di più da dire se vogliamo difendere - e soprattutto promuovere- il sistema di interventi che la 194 prevede.
Cominciamo a chiamarla con il suo, ripeto non casuale, nome.

Sullo stesso qutidiano, ma nella cronaca provinciale, c’é una vignetta bruttarella nel disegno che dice “la lenghe ‘e je la spade des feminis”.  E questo sarebbe argomento in difesa della lingua e cultura friulana?
Signore mie, visto che avete acquisito un pubblico ampio spazio, intervenite per favore su questi squallori che promuovono sghignazzate rozze, ma finalizzate ad umiliare un pensiero diverso, soprattutto se appartiene a donne che hanno il difetto di pensare e di dimostrarlo.
Non commento oltre.
augusta

* traduzione per  i non friulofoni: "La lingua é la spada delle donne"

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venerdì, 15 febbraio 2008

Copio dal sito web http://www.giuristidemocratici.it un testo che ritengo di grande importanza,    Aborto: un attacco ai diritti delle donne.

Sul caso delle indagini presso il Policlinico II di Napoli.

L’Associazione Nazionale Giuristi Democratici:

Premesso che:
- ha appreso a mezzo stampa dell’irruzione senza mandato degli Agenti del Commissariato Arenella in Napoli, presso il Policlinico II, in data 11 febbraio 2008, a fronte di presunta notizia anonima di feticidio;
- ha appreso che in tali circostanze, pur rassicurati sulla legittimità dell’aborto dal personale medico, le forze dell’ordine comunque abbiano proceduto al sequestro del materiale biologico espulso e della cartella clinica della donna, procedendo immediatamente all’interrogatorio della donna, immediatamente a seguito dell’intervento di IVG cui era stata sottoposta;
- ha appreso che nell’ambito di tale intervento le forze dell’ordine avrebbero mostrato alla donna il materiale biologico espulso, e, sempre in quella sede, abbiano proceduto all’interrogatorio di una donna allocata nella stessa stanza dell’indagata, donna peraltro in stato di gravidanza a rischio;

Considerato che:
- le modalità ed i tempi con cui si è esperito l’intervento vanno ad incidere in maniera
rilevante sulla salute psicofisica sia della donna indagata, da pochi minuti sottoposta ad IVG, sia  della donna interrogata, in stato di gravidanza a rischio;
- il sequestro del materiale biologico espulso, alla luce della rilevanza dei referti presentati  e delle testimonianze dei medici coinvolti, appariva del tutto inutile ad effettuare ulteriori  riscontri;
- l’interrogatorio reso senza adeguate garanzie, nell’immediatezza dell’operazione di IVG,  era manifestamente nocivo per l’indagata, costretta, in un momento di vulnerabilità e debolezza psicofisica, a motivare e giustificare una scelta attuata nel suo interesse fondamentale alla salute ed in conformità con le procedure previste dalla legge;
- alla luce del particolare contesto, stante la documentazione medica prodotta, inutile era l’interrogatorio alla donna: qualora riscontrate irregolarità nei referti, di queste semmai andavano interrogati i medici, piuttosto.
- altrettanto in commentabile appare la scelta di ostensione del materiale biologico espulso, quanto censurabile la sua valenza moralmente punitiva.
- Tanto più l’intera procedura pare criticabile, essendo stata posta in essere a seguito di denuncia anonima.

Ricordando che:
- il Governo Italiano già è stato ammonito dal Comitato per l’applicazione della CEDAW in merito alla insufficienza di dati e informazioni sull’impatto delle politiche sanitarie sulle donne, in particolar modo rispetto all’impatto della privatizzazione della sanità sulla salute femminile, e alla mancanza di dati e di informazioni analitiche sull’assistenza sanitaria disponibile per le donne nel Sud del Paese, (raccomandazione 33) e che sempre il Comitato ha richiesto (raccomandazione 34) allo Stato membro di monitorare l’impatto delle proprie politiche sanitarie sulle donne, compreso il Piano Sanitario Nazionale, e di fornire nel suo prossimo rapporto informazioni statistiche ed analisi dettagliate sulle misure adottate per migliorare la salute delle donne, compreso l’impatto di tali misure, in conformità con la raccomandazione generale 24 del Comitato sulle donne e la salute. Il Comitato ha richiesto inoltre allo Stato membro di fornire informazioni sulle politiche sanitarie in atto per le donne del Sud, politiche ad oggi inesistenti;
- il delitto di “feticidio”, e lo stato di abbandono morale e materiale della donna che questo presume, mal si addice a chi scelga di operare legittimamente un aborto in una clinica universitaria, seguita da professionisti. Sarebbe un uso indebito dello strumento penale, se tale imputazione servisse quale mezzo di controllo (a posteriori) della legittimità della valutazione dei sanitari sullo status di salute delle donna e sulla richiesta di interruzione della gravidanza o di aborto terapeutico. Ciò infatti negherebbe la capacità professionale e morale dei sanitari di valutare insieme alla donna, con coscienza e responsabilità, la opportunità e legalità del ricorso all’aborto nella sua specifica situazione.

L’Associazione Nazionale Giuristi Democratici esprime:
- la propria solidarietà alle donne coinvolte;
- il proprio malessere a fronte del censurabile intervento delle forze dell’ordine;
- profonda preoccupazione ed attenzione per quanto nel complesso accaduto presso il Policlinico di Napoli;

Si auspica:
- che prontamente vengano posti in essere i necessari accertamenti per verificare la legittimità delle operazioni effettuate;
- che non si addivenga a superflue ed arbitrarie compressioni dell’autodeterminazione femminile nella scelta di sottoporsi ad IVG, nei limiti e con le procedure previste dalla legge, criminalizzando o tentando di criminalizzare a posteriori scelte già valutate e adeguatamente documentate come legittime dal personale medico incaricato di seguire la donna nell’iter abortivo;
- che non si tenti, attraverso un utilizzo indiscriminato dello strumento penale, lontano da una sua applicazione costituzionalmente orientata, di sviare l’attenzione dai problemi che affliggono la società tutta, quella campana in maniera particolare, fomentando gli animi a dispute ideologiche, etiche e morali che non attraverso il piano repressivo possono svilupparsi o radicarsi come affermate;
- che si ponga invero maggiore attenzione alla carenza di formazione e informazioni sulla salute delle donne, special modo nel Sud Italia, e si concentri la propria attenzione sul rafforzamento delle strutture consultoriali di supporto alla libera determinazione della donna, piuttosto che minarne l’esercizio attraverso il controllo penale, che potrebbe esacerbare il problema pur ancora presente degli aborti clandestini;
- che tale episodio non sia prodromico ad una strumentalizzazione politica volta a mettere in discussione diritti fondamentali costituzionalmente garantiti e giuridicamente acquisiti che fanno ormai parte della consapevolezza collettiva quali l'autodeterminazione della donna ed il diritto alla salute della donna in gravidanza.

Si impegna:
- nel sostenere l’informazione e la tutela giurisdizionale del diritto alla salute delle donne in gravidanza.

Associazione Nazionale Giuristi Democratici  - 

Gruppo di lavoro nazionale “Genere e Famiglie”
Avv. ssa Elena Coccia  - Dott.ssa Barbara Spinelli                               

Bologna-Napoli-Torino, 12 febbraio 2008

 

Voglio però ricordare che il legame socialmente pericoloso fra Vaticano e atei sempre più devoti, pur di affermarsi, si soddisfa anche della falsità.  Era facile riscontrare l’evidenza del percorso squallido che il papa si è consentito. Infatti, dopo aver dichiarato positiva la moratoria sulla pena di morte, ha trasferito il termine all’aborto (sull’onda di Ferrara), senza dichiarare il vizio d’origine di questo gioco linguistico.
L’ho già scritto non so più quante volte, ma lo ripeto: il papa non aveva diritto esprimersi positivamente in merito alla moratoria sulla pena di morte dato che il Catechismo della chiesa cattolica ammette la pena capitale (art. 2267,  leggibile nel sito ufficiale del Vaticano
www.vatican.va).

Ne ho scritto diffusamente, riportando anche il testo dell’articolo 2267, lo scorso 8 aprile.

E non basta. Piuttosto recentemente l’ex primo ministro inglese Tony Blair è passato dalla chiesa anglicana alla chiesa cattolica, suscitando la manifesta, espressa  soddisfazione di cardinali vari. Nessuno gli ha chiesto conto della sua alleanza con Bush e il conseguente disastro irakeno. E parlano di  pace e di rispetto della vita …

Ieri, scrivendo il breve commento che ho proposto sopra, avevo deciso di fermarmi qui.

Non so se la notte porti consiglio ma, oggi, ho cambiato parere e continuo.

Il problema “aborto” è emerso improvvisamente, isolato da ogni contesto e sostenuto dalla dichiarata crudeltà verso una donna che l’aveva praticato. A questo proposito ho scelto di pubblicare il documento dei giuristi democratici, proprio per la realistica crudezza del linguaggio. Le risposte, multiple e diverse, che  sono scaturite dall’evento napolrtano, sono a mio parere  quasi tutte sommarie e non a caso usano tutte e sempre la parola aborto e non il termine correttamente riferibile alla legge 194 di “interruzione volontaria di gravidanza”,  normalmente abbreviata in IVG.

Non lo dico per pignoleria linguistica ma perché ho la certezza, per aver purtroppo verificato il fatto, che molte donne –anche autorevoli per  ruoli importanti che rivestono in politica, professioni specifiche, cultura e chiese - non hanno mai letto la legge.

Ho verificato, per esempio – e lo ritengo il fatto più grave - che le donne impegnate nelle istituzioni (soprattutto locali e regionali) preferiscono associarsi a movimenti urlanti (a volte anche giustamente) che esercitare il loro dovere di verifica, a partire dai finanziamenti la cui entità e il cui uso è strettamente correlato al problema della prevenzione, fondamentale per la corretta funzionalità della 194. Anche in questo caso la scelta dei consensi che pagano alle elezioni sembra anteporsi al dovere imposto dal ruolo.
E questo fatto –per sé deplorevole- comporta molte conseguenze. Mi limito ad una.

Nel 1978 la presenza di straniere in Italia era pressoché inesistente; oggi sono le maggiori frequentatrici dei consultori.
Un movimento consapevole di donne, capace di quella sintesi che appartiene alla buona politica, per esempio, avrebbe dovuto reagire alla circolare Moratti ricordando che in assenza di servizi che appoggino le donne nella cura dei figli il lavoro può essere inaccessibile e, alla mancata esibizione del contratto di lavoro, consegue la perdita di ogni possibile permesso di soggiorno. Infatti la sentenza del giudice di Milano che contrasta (per ora?!) la liceità della circolare Moratti nasce proprio dalla denuncia di una signora marocchina che si è trovata in tale situazione, avendo perso il lavoro e quindi il permesso di soggiorn e quindi il posto del suo bambino alla scuola per l’infanzia..

Se gli asili mancano non è colpa dei bambini, ma dell’imprevidenza di chi governa e amministra ed è pessima risposta, nociva della dignità del nostro vivere, scatenare la guerra fra poveri. In questo clima possono rientrare anche aborti, gestiti a pagamento nella segretezza del privato, in sicurezza complice per le donne ricche, in mano a “mammane” per donne povere. Si riaffaccia lo spettro del “prima 194”.

Speculare al silenzio delle donne é il silenzio delle associazioni che si occupano di migranti (e soprattutto di donne migranti). E’ logico. Questi e queste sono stati affidati ad un privato che ha scoperto –per questa via- la possibilità di garantire se stesso acquisendo pubblici  contributi e riesce a rendersi credibile soprattutto negli ammiccamenti che assicurano il voto di scambio più che nell’attenzione al sostegno di diritti.
Semplifico esagerando? Certamente sì: ma l’osservazione del panorama, generale e locale, me lo consente.
augusta

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giovedì, 14 febbraio 2008

Ho ricevuto dalla mia amica Makiko Yamada,  giapponese trasferita in Italia a seguito del suo  matrimonio, una lettera che mi ha dato conforto in un periodo molto brutto e mi ha stimoltato la decisione di riprendere a scrivere su questo mio diario.  
Spero che la notizia arrivi ai giornali locali (e non solo locali) e che l’impegno di Makiko   trovi il riscontro che merita.                                         augusta

 

Un premio della Fondazione Giapponese “Foundation for Encouragement of Social Contribution-Syakaikoken-shou” per Makiko

 

Ho ricevuto il premio per il mio contributo sociale dalla “Foundation for Encouragement of Social Contribution-Syakaikoken-shou” il 13 Novembre 2007 a Tokyo.

Questa fondazione Giapponese assegna ogni anno un premio alle persone meritevoli, che hanno contribuito con un’azione a salvare delle persone da un incidente, oppure che per più di 15 anni hanno continuato fare del bene per la società civile e che non hanno ancora ricevuto un riconoscimento.

Quasi tutti i casi sono segnalati da persone amiche o da un’associazione o da un amministratore di comunità che sa dell’ esistenza di questo premio.

Queste nomine vengono poi selezionate ed esaminate dalla Fondazione stessa

– quest’ anno ci sono state 208 domande e sono stati premiati 43 casi.

E’ stata una persona amica del mio paese a presentare la mia nomina, poi un consigliere di questa Fondazione è venuto verificare le mie “credenziali” nell’agosto dell’anno scorso a casa di miei genitori, a Hokkaido, dove per caso mi trovavo.

Il motivo per cui questo premio mi è stato assegnato e’ di fare da ponte fra l’Italia e il Giappone per la causa di Hiroshima e Nagasaki e i suoi testimoni da più di 15 anni,con sacrificio e passione, nonostante gli impegni della famiglia e del lavoro.

Per Esempio nell’estate 2007 ho scritto un libretto con Suzuko sulla diffusione

dell’ albero Aoghiri in Italia, che sta assumendo dimensioni sempre più grandi ed è diventata una realtà.

Infatti da qualche anno l’albero Aoghiri e il suo seme viene richiesto dalla comunità di Primulacco che ha collegato il concetto della pace dell’Aoghiri alla sua festa dei fiori.

Il 29 Ottobre dell’anno scorso ho organizzato una mostra fotografica intitolata “ No more Hiroshima e Nagasaki” all’Università di Pordenone e ho collaborato ad un’ iniziativa che prevedeva la testimonianza di tre professori giapponesi venuti a Roma, dove ho quindi mandato un Aoghiri per la pace che e’ stato trapiantato – appunto- a Roma.

L’ 8 gennaio è venuto inoltre a suonare un gruppo di Kokarinisti, con gli strumenti costruiti con albero morto ( si chiama Enoki in giapponese, il nome italiano e’ bagolaro cinese) dopo il bombardamento atomico di Hiroshima,

Ho trovato una grande disponibilità presso il Centro Ernesto Balducci, per collegare con “un ponte”  il Giappone con Italia, e non solo.

In generale, la motivazione del premio e’ l’aver fatto una cosa utile per la società e il continuo migliorare per una causa, anche quando non riconosciuti pubblicamnete.

In effetti due persone prima di me sono state riconosciute per il loro impegno a prendersi cura delle gente che sono senza fissa dimora e che vivono fino alle fine della loro vita nel “quartiere proibito” di Tokyo .

Dopo di me una Vietnamita che vive negli Stati Uniti e aiuta le vittime delle mine anti-uomo. Poi due suore giapponesi che lavorano per gli immigrati in Sudamerica da 40 anni.

Il sito di fondazione e’ www.fesco.or.jp , disponibile anche in inglese.

E' una realtà del Giappone finora anche a me sconosciuta.

C'erano solo quattro stranieri a essere premiati, e il più anziano era un medico russo che vive al centro di Tokyo, lavora nella sua clinica e presta da tanti anni soccorso alle persone immigrate in difficoltà.

Mi sono presentata alla cerimonia di premiazione con un vestito friulano perché sono ormai passati 27 anni dal mio arrivo in Friuli,che è quindi diventato la mia seconda patria di fatto.

Un proverbio giapponese recita “Ai yori aoku” e significa,”il colore blu dell’acqua in cui è  è stata colorata di blu è più blu della stoffa stessa”. Vuol dire che una persona o un allievo deve impegnarsi di più rispetto alla visibilità del risultato.Una stoffa blu come quella del vestito friulano che portavo.

Il giorno dopo la cerimonia sono andata a trovare Suzuko a Hiroshima: lei si trovava in ospedale, ha avuto un raffredore e ha trovato un’inclinazione a una costola.

Ho parlato con Sig. Yamada e li ho ringraziati.

Non e’ facile ricordare e trasmettere una tragedia alla nuova generazione per non ripetere gli errori della storia.

Spero di mantenere sempre il significato profondo di questa missione per rendere i nostri rapporti più umani e di conseguenza migliorare l’umanità.

Colgo l’occasione per ringraziare le persone che collaborano con il Centro Balducci, e miei familiari e in particolare mia suocera Maria che mi ha aiutata fare sbocciare i semi di Aoghiri.

Grazie a tutti quelli che mi sono stati vicini

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giovedì, 31 maggio 2007

Ieri ho dato la notizia della rinuncia di Cindy Sheehan alla sua partecipazione al movimento per la pace USA.
Oggi, trovato il relativo testo, lo pubblico.
augusta

Da www.ildialogo.it

No Guerra   Lettera di dimissioni   di Cindy Sheehan (trad. M.G. Di Rienzo )

Ringraziamo Maria G. Di Rienzo[per contatti: sheela59@libero.it]per averci messo a disposizione questa sua traduzione della lettera di dimissioni di Cindy Sheehan del 29.5.2007, che abbandona il movimento per la pace americana. Sono riflessioni amare e riportano esperienze e situazioni simili a quelle italiane su cui invitiamo tutti a discutere.

 

Ho dovuto sopportare un bel po’ di scherno e di odio da quando Casey fu ucciso, e soprattutto da quando divenni il cosiddetto “volto” del movimento statunitense contro la guerra. In special modo da quando ho reciso ogni residuo legame che mi connetteva al partito democratico, sono stata ulteriormente insultata sui blog “liberali” come Democratic Underground. I rimarchi più miti vanno da “meretrice dell’attenzione” a “finalmente ci liberiamo di questa immondizia”.
Sono giunta a tali conclusioni dolorose il mattino del Memorial Day. Non è l’esplodere di riflessioni fatte sul momento, ma cose a cui penso da circa un anno. Le conclusioni a cui sono giunta mi spezzano il cuore.
La prima conclusione è che sono stata cara alla cosiddetta sinistra sino a che ho limitato la mia protesta a George Bush ed al partito repubblicano. Naturalmente, sono stata calunniata come marionetta del partito democratico. L’etichetta serviva a marginalizzare me ed il mio messaggio. Com’era possibile che una donna avesse idee proprie o lavorasse al di fuori del sistema bi-partitico?
Tuttavia, quando ho cominciato a valutare i democratici con gli stessi standard che usavo per i repubblicani, il sostegno alla mia causa ha iniziato ad erodersi, e la “sinistra” ha preso ad etichettarmi con le stesse calunnie della destra.
Credo che nessuno mi abbia prestato attenzione, mentre dicevo che la questione della pace e delle persone che muoiono senza motivo non è una faccenda di “destra/sinistra”, ma di “giusto/sbagliato”. Vengo considerata una radicale perché credo che le politiche di parte vadano accantonate quanto centinaia di migliaia di persone stanno morendo per una guerra basata sulle menzogne, e sostenuta sia dai democratici sia dai repubblicani. Mi sorprende che gente che sa essere affilata e sottile come un raggio laser quando si tratta di bugie, mistificazioni ed espedienti politici provenienti da un partito altrui, rifiuti di riconoscere le stesse magagne nel proprio.
La lealtà cieca ad una parte è pericolosa da qualsiasi lato si situi. Gli altri popoli del mondo guardano a noi americani come a delle barzellette, perché permettiamo ai nostri leader così tanta attitudine sanguinaria, e se non troviamo alternative a questo corrotto sistema a due, la nostra repubblica morirà e sarà rimpiazzata da ciò in cui stiamo rapidamente scivolando senza controllo e bilanciamento: la terra devastata del corporativismo fascista.
Io vengo demonizzata perché non guardo al partito o alla nazionalità, quando ho di fronte una persona: guardo al suo cuore. Se una persona appare, si veste, agisce e parla e vota come un repubblicano, per quale motivo dovrebbe avere sostegno, anche se si fa chiamare “democratico”?
Sono anche giunta alla conclusione che sto facendo quel che sto facendo perché sono una “meretrice dell’attenzione” anziché avere il reale bisogno di impegnarmi. Ho investito tutto quel che avevo nel tentativo di portare pace e giustizia ad un paese che non vuole saperne di entrambe le cose. Se c’è un individuo che vuole entrambe, normalmente non fa nulla di più di partecipare ad una marcia di protesta o di sedere davanti al suo computer a criticare gli altri. Ho speso ogni singolo centesimo del denaro che ho avuto da un paese “grato” quando mio figlio è stato ucciso, ed ogni centesimo che ho ricevuto per le conferenze o i libri. Ho sacrificato 29 anni di matrimonio, ed ho viaggiato per lunghi periodi stando lontana dal fratello e dalle sorelle di Casey, e la mia salute ne ha sofferto, e i conti dell’ospedale si vanno accumulando dalla scorsa estate, quando sono quasi morta.
Ho usato tutto ciò che avevo per tentare di far smettere a questo paese il massacro di innocenti esseri umani. Sono stata chiamata con gli epiteti più deprecabili che menti piccine potessero pensare, e sono stata minacciata di morte moltissime volte.
La più devastante delle conclusioni a cui sono giunta questa mattina eccola: Casey è davvero morto per niente. Il suo sangue prezioso è stato prosciugato in un paese lontano, lontano dalla famiglia che lo amava, e lui è stato ucciso dal suo stesso paese, che si aggrappa e si muove secondo una macchina di guerra che arriva persino a controllare quel che pensiamo.
Ho tentato di tutto, da quando è morto, per dare significato al suo sacrificio. Casey è morto per un paese che si preoccupa di più di sapere chi sarà il nuovo “Idolo Americano” che di quanta gente verrà uccisa nei prossimi mesi, mentre i democratici ed i repubblicani giocano alla politica con vite umane. E’ straziante per me sapere che ho vissuto in questo sistema per così tanti anni, e che Casey ha pagato il prezzo della mia lealtà. Ho mancato verso mio figlio, e questo è ciò che mi fa più male.
Ho anche tentato di lavorare all’interno di un movimento per la pace che spesso mette gli ego personali al di sopra della pace e della vita umana. Il tal gruppo non lavora con il tal altro, il tal tizio non verrà all’iniziativa se ci sarà la tal tizia, e si può sapere perché tutta l’attenzione se la prende Cindy Shehaan? E’ difficile lavorare per la pace se nello stesso momento in cui viene nominata ha alle spalle così tante divisioni.
I nostri coraggiosi giovani uomini e giovani donne in Iraq sono stati colà abbandonati indefinitamente dai loro leader vigliacchi, che li muovono come pedine su una scacchiera di distruzione, e il popolo iracheno è stato destinato alla morte ed a destini peggiori della morte da individui più preoccupati delle elezioni che di loro. Vedrete, in cinque o dieci o quindici anni, le nostre truppe torneranno zoppicando a casa portandosi dietro un’abbietta sconfitta, e i nostri nipoti vedranno i loro genitori morire senza ragione, solo perché i nonni hanno continuato a sostenere questo sistema corrotto. George Bush non verrà mai sottoposto all’impeachment, perché se i democratici scavano troppo profondamente potrebbero portare alla luce un po’ di scheletri dalle loro stesse tombe, ed il sistema si perpetuerà all’infinito.
Io sto per prendermi ciò che mi resta ed andare a casa. Vado a casa a fare la madre dei miei figli sopravvissuti, e a tentare di riguadagnare un po’ di quel che ho perduto. Tenterò di mantenere alcune relazioni positive e buone che ho intrapreso durante il viaggio a cui sono stata forzata dalla morte di Casey, e tenterò di riparare alcune di quelle che si sono spezzate da quando mi sono impegnata totalmente in questa crociata per tentare di cambiare un paradigma che, temo, è scolpito in un marmo immobile, inflessibile, rigido e bugiardo.
“Camp Casey” è servito al suo scopo. E’ in vendita. Qualcuno è interessato a cinque bellissimi acri di terra a Crawford, in Texas? Prenderò in considerazione ogni offerta ragionevole. Ho sentito dire che presto anche George Bush se ne andrà da là, il che rende la proprietà di maggior valore.
Questa è la mia lettera di dimissioni come “volto” del movimento statunitense contro la guerra. Non è il momento del rendiconto, perché non smetterò mai di cercare di aiutare le persone che, nel mondo, vengono ferite dall’impero americano, ma ho finito di lavorare all’interno o all’esterno di questo sistema.
Questo sistema resiste con forza all’aiuto che gli si vuole dare, e divora le persone che tentano di aiutarlo. Io ne esco prima che consumi me o qualche altra persona che amo, nonché il rimanente delle mie risorse. Addio, America. Non sei il paese che amo, ed ho finalmente capito che non ha importanza quanti sacrifici io faccia: nessuno di essi farà di te il paese che desidero, a meno che tu non lo voglia. Adesso tocca a te.

Mercoledì, 30 maggio 2007

Pagina diario scritta da: AUG a 18:40 | link | commenti (1) | | Torna su
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sabato, 12 maggio 2007

Purtroppo mi ero dimenticata di Mafalda, ma eccola in maggio nel suo calendario 2007
                                         “CHE STRESS!”

Mafalda e la sua amica Susanna passano davanti a un mendicante.
Mafalda: Mi fa una pena enorme vedere i poveri” 
Susanna: “Anche a me"

Mafalda:  “Bisognerebbe dare pane, alloggio, protezione e benessere ai poveri!”
Susanna: “Perché tante cose? Basterebbe nasconderli!”


Giovedì scorso ascoltavo pigramente la rassegna stampa del mattino quando ho sentito una citazione da un’intervista di Andreotti che mi sembrava così folle e incredibile da indurmi a vestirmi in velocità e scendere a comperare il Corriere della sera (10 maggio pag.6). Era vero.
Copio quella che a me è sembrata la maggior sciocchezza in un’intervista che non ce ne risparmia nemmeno da parte dell’intervistatrice, concentrata in maniera così esclusiva  sul fatto che il papa ha condannato recentemente l’aborto, sulla connessa scomunica dei vescovi brasiliani da ignorare ogni contestualizzazione e persino il titolo della legge che a tanto l’avrebbe obbligata. Lo ripeto io perché sono stanca della sciatteria dei nostri media, sostenitori e promotori di pregiudizi: “
Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza. Legge 194/78”.
Comunque la legge fu firmata dal senatore Andreotti quale presidente del consiglio.
Rispondendo alle domande della giornalista il senatore ci ricorda che erano i giorni terribili del rapimento dell’on. Moro e aggiunge: “…fummo anche costretti ad affrontare il dibattito sulla legge che avrebbe poi introdotto in Italia la pratica dell’aborto”. La giornalista smemorata (non credo invece smemorato lo scafatissimo Andreotti) non coglie la bestialità e prosegue imperterrita.
Io sono disgustata da entrambi.
Introdusse la pratica.!!?? Ma l’aborto si praticava in patria e fuori, da medici compiacenti, in cliniche svizzere e da mammane! La legge 194 introduceva misure contro l’aborto clandestino e avrebbe dovuto assicurare l’accessibilità alle pratiche contraccettive e l’informazione in merito.
L’interruzione volontaria di gravidanza doveva essere l’estrema ratio e se così non è stato lo si deve ai poveri  finanziamenti e alla scarsa determinazione nel promuoverne la conoscenza, quindi a precise scelte politiche e culturali.
Di ciò il papa non si è interessato e quindi in quella penosa intervista non se ne parla, nemmeno per ricordare l’Africa dove il rifiuto della contraccezione e la conseguente negazione del preservativo, anche da parte di sua santità, è uno degli elementi che portano alla diffusione dell’AIDS e alla morte, dato che il costo dei farmaci deve essere rispettoso non della salute ma delle sacre leggi di mercato.
Mentre ragionavo sul rifiuto della realtà che sembra accomunare i signori che ho citato poco fa, ho avuto l’illuminazione: “sono come Susanna”.
Devo quindi ammettere che se Mafalda vi è simpatica questo mese potete ringraziare il senatore a vita per non averne perso le battute.
augusta

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domenica, 11 marzo 2007

segnalazione

 

LUOGHI DI DONNE   DONNE SENZA LUOGHI

 

Storie di vita, di emozioni:un viaggio attraverso la città che cambia

 

Da anni persone provenienti dal mondo intero si affiancano a noi nella quotidianità, nella nostra città, ma solo di recente si è intuito che di queste persone sappiamo troppo poco e che a causa di ciò sappiamo molto poco ormai anche su noi stessi.

Questo concorso nasce per dare voce all’esperienza delle cittadine,dal punto di vista delle donne straniere

e di quelle italiane. Vorremmo veder rappresentate in forma di racconti di fantasia o di testimonianze di vita le loro e le nostre giornate nei luoghi della città. Una città che è loro e nostra,perché insieme la abitiamo.

Alle donne straniere chiediamo che raccontino la loro vita nei luoghi che frequentano, gli incontri, le atmosfere, le emozioni. Chiediamo che raccontino come vedono le donne italiane che incontrano in quei luoghi: cosa pensano di loro, come si incontrano o si scontrano con loro.

Anche alle donne italiane chiediamo di dirci come la loro esistenza si intrecci con le donne provenienti da altri paesi; come questa vicinanza abbia cambiato vita e sentimenti; quali siano i luoghi nei quali tali incontri avvengono o, a volte, falliscono.

 

Regolamento

 

I racconti devono essere inediti ed essere redatti da concorrenti singole o da gruppi di lavoro.

Possono essere proposte sia testimonianze di vita che narrazioni di fiction.