Questo diario elettronico ha una storia... (continua)


sabato, 28 marzo 2009
28 marzo 2009 - Angoscia e vergogna?

In Africa i bambini vengono distrutti dalla fame e dall’AIDS. In Medio Oriente dalle armi. A Scicli (Ragusa) dai cani randagi. Altrove, in un’Italia in irrimediabile odore di Lega Nord, basterà negargli un pezzo di carta fin dalla nascita.
 
Comincio dall’angoscia o dalla vergogna?

Inizialmente ci stanno tutte due. Ho scritto molto nel mio blog ‘diariealtro’ sul problema di cui tratterò ancora e, ne sono certa, ancora ... Sono noiosa?
Forse, ma non squallida come molti responsabili della realtà che ci disonora tutti.
Chi andrà a leggere nel mio sito web 'diariealtro.altervista.org' il mio articolo del 10 marzo 2009 (Siamo tutti mostri?) potrà avere una adeguata descrizione di un fenomen0 che non avrei saputo immaginare da me: l’impossibilità per gli stranieri privi di permesso di soggiorno di riconoscere i propri figli.
Questo fenomeno é stato soffocato dentro uno più noto: l’offerta ai medici di farsi delatori dei propri pazienti per identificare i sans papier al momento della necessità delle cure (ivi comprese quelle relative alla maternità e quelle dovute ai bambini).
I medici hanno dignitosamente e apertamente protestato (guardate
qui) e in molti hanno creduto (o finto di credere?) che il silenzio dei medici avrebbe risolto tutto.
Certamente non é vero e non potrà risolvere per nulla lo scippo dall’anagrafe dei bambini che si vuole vengano al mondo in veste di fantasmi.
Io pensavo a una rivolta dell’opinione pubblica o, almeno, dei sindaci e invece niente o quasi, almeno a Udine dove vivo.
Attendono che il parlamento si pronunci e poi eseguiranno.
Così ho scritto al sindaco e qualche assessore ... signori votati al silenzio.
(Si veda, sempre nelk sito web:
15 marzo 2009 - Ci stiamo organizzando per creare i bambini fantasma).
E così la vergogna per avere amministratori irresponsabili (non si permettano di venirmi a chiedere un voto alle prossime elezioni, se mai il regime venturo e molto prossimo ci lascerà ancora il diritto di voto) diventa l’angoscia del non poter far nulla.

Altrove invece...

La determinazione distruggere i bambini non trova spazio solo in Italia.
Quando nel 2003 arrivai a Betlemme, per un soggiorno che sarebbe durato qualche mese, i muri della cittadina erano coperti da manifesti con le fotografie di una bambina che era stata assassinata qualche mese prima,
Sei anni fa, in marzo, si trovava “nell’auto dei genitori, di ritorno a casa dopo una visita di famiglia, quando i soldati colpirono la macchina con una raffica di proiettili. Aveva 12 anni al tempo della sua morte”. Così ne scrisse il 20 ottobre 2004 un bravo giornalista israeliano, Gideon Levy (Uccidere i bambini non è più una faccenda tanto importante. Haaretz Domenica 17 ottobre 2004 Cheshvan 2, 5765).La chiamò Kristen Saada, io la conoscevo come Christine e per me resta l’icona di tutti i bambini eliminati, di qua o di là, dentro quello e ogni altro confine.
Due anni dopo tornai e cercai la “mia” Christine ma di quei manifesti restava qualche residuo brandello e mi chiedevo se fossero tutto quello che rimaneva del ricordo di lei, piccola vittima di una delle tante morti che, ovunque avvengano, sono senza senso. Ma alzando gli occhi nella preziosa bottega del signor Jacaman (che mi preparava il caffè macinato con la giusta dose di cardamomo) scorsi la fotografia della piccola, in alto, perché le merci che arrivavano quasi al soffitto non la nascondessero. Scoprii che il signor Jacaman le era parente e ne parlammo per un po’.
Nessuno di noi due ebbe il coraggio di dire “fino a quando?”. Per Christine e per tante bambine e bambini come lei un “quando”
non era e non è più pronunciabile se non al passato.
 
Di nuovo Christine e non solo lei

Lucia Cuocci del mensile Confronti, con cui ho condiviso esperienze israelo palestinese, ha ristrovato la mamma di Christine e l’ha messa in virtuale
colloquio con la mamma di Agai, un ragazzo israeliano ucciso da terroristi palestinesi.
Il colloquio a distanza fra le due donne ci rivela che la condivisione del dolore può farsi relazione capace di suscitare speranza.
Le due donne fanno parte dell’organizzazione
Parents Circle Family Forum (che Lucia conosce bene), dove persone colpite da un lutto si incontrano con il nemico per realizzare, come e dove possono, qualche passo per costruire la pace.
In Italia, a Udine molte persone con cui ne ho parlato alzano le spalle e dicono “ma sono realtà piccole! Occorre ben altro!”.
E’ vero occorre molto di più, ma intanto ci si costruisce l’alibi che consente il lusso di burlarsi anche di chi é capace, nonostante tutto, di sperare. La prima condizione per costruire un possibile futuro.
E’ l’alibi che serve al sindaco, agli amministratori tutti della città dove mi é capitato di nascere e vivere (e non solo a loro) per affrontare con disinvoltura e senza vergogna l’ipotesi di farsi produttori di bambini fantasma, appena un parlamento senza decenza e senza pudore glielo consentirà.
Sarà il prezzo dell’affettuosa alleanza del Pdl (ivi compresa la fu An) con la Lega Nord. Ma davvero tanto legame ha bisogno anche di vittime sacrificali? Si rendono conto questi individui che non occorre abbandonare i bambini ai cani randagi (come a Scicli, Ragusa) per distruggerli? Basta distruggerne il legame con la madre, con i genitori. E’ sufficiente un pezzo di
carta. Il sangue non si vede e gli italiani, come sempre brava gente, staranno buoni: parlamentari, sindaci, cittadini tutti, persino papi e vescovi – altrimenti loquaci- non troveranno nulla da dire.
 
 
Dei medici invitati, o comandati che siano, a violare il segreto professionale umiliato a discrimine etnico e poi della negazione dei genitori naturali ai bambini burocraticamente discriminati ho scritto finora 27 volte, lo scorso anno il 21, 26, 28, 31 ottobre, 3, 6, 11, 14, 19, 21, 24 novembre e l’1, 2 e 16 dicembre.
Nel 2009 il 3, 4, 6, 15, 25, 29 gennaio, il 6 e 19 febbraio e l’1, 8, 10, 11, 15, 16 e 21 marzo.
 
mercoledì, 11 marzo 2009
Siamo tutti mostri?
 
Ho ricevuto il messaggio che trascrivo e che vi prego di leggere anche se é molto lungo. A chi me li chiedesse posso inviare i testi delle leggi citate che ho raccolto.
L’i
ndirizzo per l’invio di adesionié info@asgi.it.

Alla cortese attenzione
dei membri della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati
dei membri della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati
dei membri della Commissione parlamentare per l’Infanzia
dei Gruppi parlamentari della Camera dei Deputati
 
9 marzo 2009
 
 Oggetto: Conseguenze dell’art. 45, comma 1, lett. f) del ddl C. 2180 sul diritto del minore a essere registrato alla nascita
 
L’art. 45, comma 1, lett. f) del disegno di legge “Disposizioni in materia di sicurezza”, approvato dal Senato e attualmente all’esame della Camera (C. 2180), introduce l’obbligo per il cittadino straniero di esibire il permesso di soggiorno in sede di richiesta di provvedimenti riguardanti gli atti di stato civile, tra i quali sono inclusi anche gli atti di nascita[1][1].
L’ufficiale dello stato civile non potrà dunque ricevere la dichiarazione di nascita né di riconoscimento del figlio naturale da parte di genitori stranieri privi di permesso di soggiorno.
 
La norma che impedisce la registrazione della nascita si configura come una misura che oggettivamente scoraggia una protezione del minore e della maternità. Una simile norma appare dunque incostituzionale sotto diversi profili. In primo luogo comporta una palese violazione del dovere per la Repubblica di proteggere la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo (art. 31, comma 2 Cost.) e sfavorisce il diritto-dovere costituzionale dei genitori di mantenere i figli (art. 30, comma 1 Cost.). In secondo luogo viola il divieto costituzionale di privare della capacità giuridica e del nome una persona per motivi politici (art. 22 Cost.) ed è noto che la dottrina si riferisce alle privazioni per qualsiasi motivo di interesse politico dello Stato.
La norma è altresì incostituzionale per violazione del limite previsto dall'art. 117, comma 1 Cost. che impone alla legge di rispettare gli obblighi internazionali. Essa si pone infatti in palese contrasto con la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva con legge 27 maggio 1991, n. 176 che agli articoli 7 e 8 riconosce a ogni minore, senza alcuna discriminazione (dunque indipendentemente dalla nazionalità e dalla regolarità del soggiorno del genitore), il diritto di essere “registrato immediatamente al momento della sua nascita”, il diritto “ad un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori ed a essere allevato da essi”, nonché il diritto “a preservare la propria identità, ivi compresa la sua nazionalità,  il suo nome e le sue relazioni famigliari”. La disposizione in oggetto violerebbe inoltre l'art. 24, comma 2 del Patto internazionale sui diritti civili e politici, firmato a New York il 16 dicembre 1966, ratificato e reso esecutivo con legge 25 ottobre 1977, n. 881, che espressamente prevede che ogni bambino deve essere registrato immediatamente dopo la nascita ed avere un nome.
 
Le conseguenze di tale modifica normativa sui bambini che nascono in Italia da genitori irregolari sarebbero gravissime.
I minori che non saranno registrati alla nascita, infatti, resteranno privi di qualsiasi documento e totalmente sconosciuti alle istituzioni: bambini invisibili, senza identità, e dunque esposti a ogni violazione di quei diritti fondamentali che ai sensi della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza devono essere riconosciuti a ogni minore. Ad esempio, in mancanza di un documento da cui risulti il rapporto di filiazione, molti di questi bambini non potranno acquisire la cittadinanza dei genitori e diventeranno dunque apolidi di fatto. Per tutta la vita incontreranno ostacoli nel rapportarsi con qualsiasi istituzione, inclusa la scuola. Proprio a causa della loro invisibilità, saranno assai più facilmente vittime di abusi, di sfruttamento e della tratta di esseri umani.
 
In secondo luogo, vi è il forte rischio che i bambini nati in ospedale non vengano consegnati ai genitori privi di permesso di soggiorno, essendo a quest’ultimi impedito il riconoscimento del figlio, e che in tali casi venga aperto un procedimento per la dichiarazione dello stato d’abbandono. Questi bambini, dunque, potranno essere separati dai loro genitori, in violazione del diritto fondamentale di ogni minore a crescere nella propria famiglia (ad eccezione dei casi in cui ciò sia contrario all’interesse del minore), sancito dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e dalla legislazione italiana.
 
E’ probabile, infine, che molte donne prive di permesso di soggiorno, temendo che il figlio venga loro tolto, decidano di non partorire in ospedale. Anche in considerazione delle condizioni estremamente precarie in cui vivono molti immigrati irregolari, sono evidenti gli elevatissimi rischi che questo comporterebbe per la salute sia del bambino che della madre, con un conseguente aumento delle morti di parto e delle morti alla nascita.
 
Per evitare queste gravissime violazioni dei diritti dei minori (oltre che dei loro genitori), rivolgiamo un appello ai Parlamentari affinché respingano la disposizione di cui all’art. 45, comma 1, lett. f) del disegno di legge “Disposizioni in materia di sicurezza” (C. 2180).
 
A.S.G.I.

Io spero che chi legge creda almeno alla firma dell’ASGI (Associazione Studi Giuridici Immigrazione), che é una delle più serie organizzazioni di settore.
Insisto nel dichiarare che dell’attacco, tipico di ogni politica violenta, contro i bambini ho scritto più di venti volte (l’ultima l’otto marzo) in questo mio blog diariealtro. Forse sento il bisogno di giustificare l’inutilità di tutto questo (perché di questa inutilità mi vergogno), ma non so cos’altro avrei potuto fare, soprattutto dopo aver riscontrato tanta indifferenza e incredulità.
Mi chiedo anche perché dalle forze politiche presenti in parlamento non sia venuto un allarme tempestivo che consentisse di capire, superando l'incrocio di citazioni e controcitazioni sotto cui viene sepolta la decisione di un crimine, e almeno di dire che molti di noi non sono ancora razzisti.. Pigrizia? Incompetenza?
Come si comporteranno i sindaci cui, se il pacchetto sicurezza diventerà legge, sarà impedito di registrare bambini nati nel loro comune? Saranno soddisfatti, indifferenti, rassegnati, comunque zitti?
La lettera al sindaco di Udine, che ho pubblicato qui il 19 febbraio, sulle cure essenziali oggettivamente impedite ai bambini, non ha avuto risposta.
Si unirà, insieme ai suoi colleghi consenzienti (e sono certa che ne troverà), alla negazione del diritto di esistere in omaggio ai deliri razzisti di moda?
Forse le nonne di piazza di maggio potrebbero spiegargli qualche cosa.
augusta
lunedì, 09 marzo 2009
Il re é nudo
e senza pietà
Penso che sia ampiamente nota la vicenda della bambina brasiliana, violentata da patrigno e incinta di due gemelli.
Riporto un pezzo di Giancarla Codrignani (che dice di questa vicenda molto meglio di quanto io avrei saputo) e segnalo, sempre dal sito il dialogo, la posizione delle comunità cristiane di base


Care tutte,
ma quale festa! è un giorno di lutto. Non a causa dei rumeni che stuprano le italiane o degli italiani che stuprano le rumene. E neppure dei rumeni che salvano un'italiana dallo stupratore. Ma a causa di una chiesa cattolica che stupra la dignità di tutte noi: una bambina brasiliana di nove anni, violentata dal patrigno, è rimasta incinta e un medico l' ha fatta abortire. Il vescovo - ricordiamone il nome, perché ne resti memoria, Josè Cardoso Sobrinho - ha scomunicato il dottore pietoso e la mamma consenziente; e puntualmente il Pontificio Consiglio per la Famiglia, nella persona di mons. Gian Franco Grieco, ha approvato, entrambi in nome della "della vita". Il medico e la madre (magari anche la bambina), non il violentatore. E precisano che la violenza è meno grave della soppressione di una vita.
Ma di quale vita stanno parlando? Conoscono che cosa sono i trenta chili di una bambina di nove anni, a quale morte del corpo e dell'anima approda quella gravidanza? In che cosa si autodefinisce "madre" una chiesa così? Di quale famiglia si dichiarano difensori? non quella per la prima volta dal Concilio Vaticano II definita dall'amore, ma una abitata dalla legittima - o anche illegittima - finalità procreativa di embrioni, prodotti da maschi autorizzati dal codice di Diritto canonico a dare sfogo all'esigenza biologica che neppure i conigli chiamerebbero remedium concupiscentiae e in cui la donna è sempre oblativa e non può dire di no? Quale donna onorano quando pregano la Madre di Cristo, che ha detto sì al concepimento non imposto e che per le donne è vergine solo per dignità di genere e non per intangibilità dell'imene?
Le donne - vorrei dire tutte le donne e le cattoliche per prime - sperano solo che quella bambina si salvi, nel corpo e nell'anima, entrambi violati, perché è lei la vita. Ma non possiamo dimenticare la violenza che abbiamo subito noi, escluse dall'altare, in questo caso fortunatamente.
Il re é nudo
e a volte ridicolo
Da cinque anni a Udine in occasione dell’otto marzo si svolge un evento culturale chiamato Calendidonna.
Quest’anno, con il titolo Rosa di Persia é stato dedicato alle donne iraniane, che lottano consapevolmente per i loro diritti e li dicono anche con il linguaggio dell’arte. Certamente questa frase non illustra la ricchezza dell’evento, ma non é di questo che voglio parlare, bensì di un risvolto ridicolo che ha determinato senza volerlo.
Nel dépliant di presentazione di Calendidonna 2009 si legge che si tratta di un’iniziativa del Comune di Udine, con il contributo della Regione e il patrocinio della Provincia, sempre di Udine.
Ma 4 marzo il Presidente della Provincia dichiara che “il patrocinio non verrà concesso alla luce della concezione che il regime iraniano continua ad avere nei confronti delle donne, considerandole esseri inferiori rispetto all’uomo”. Seguono altre affermazione di fonte varia ma nessuno spiega quale bieca congiura di palazzo abbia impedito al presidente di cui sopra di venire a conoscenza che il negato patrocinio era già pubblicamente dichiarato.
Chissà chi riusciranno ad incolpare della gaffe che la segretaria cittadina della Lega Nord sottolinea e, senza volerlo, enfatizza affermando che l’iniziativa udinese é ininfluente per i destini delle donne iraniane che certamente non ne verranno a conoscenza (forse che fra gli organizzatori qualcuno pensava che dal marzo 2009 Udine sarebbe stata il luogo simbolo d’inizio di una rivoluzione femminile medio orientale?). Segue attacco ai “democratici” che mettono in scena “spettacoli e manifestazioni che riguardino il meno possibile la nostra realtà e la NOSTRA gente”. E infine la stessa segretaria non si nega ad un omaggio al presidente della Provincia, “figura istituzionale, eletta democraticamente, con un curriculum che pochi possono vantare”.
E’ l’otto marzo e l’angelo del focolare diventa angelo per la promozione del presidente. E’ un passo avanti? Non lo so né é questione che mi interessi.
Vorrei invece capire chi é, nell’immaginario della promozionale segretaria,
la nostra gente.
E’ questione, quel ‘nostra’, che intriga la nostra storia fin dal tempo dell’arrivo dei Longobardi, se possiamo riportarla al contrasto fra jus loci e jus sanguinis. Infatti già in tempi lontani si constatò che il criterio di spartizione delle terre era diverso: uno secondo il diritto romano vigente nel luogo e l’altro secondo le leggi che i Longobardi portavano con sé, come le armi che li facevano padroni di decidere. Allora le armi erano di ferro, oggi di vario tipo, anche immateriali, ma per devastare funzionano efficacemente.
E torniamo alla ‘nostra gente’, se stiamo allo jus sanguinis, si tratta di autoctoni, certamente non di razza pura, perché in terra di confine il meticciato ha una sua tradizione oltre ogni scelta, ma insomma autoctoni (friulani? padani? Chissà!), cittadini da più generazioni (non troppe visto che da queste parti l’Italia é arrivata nel 1866, a seguito della cd terza guerra di indipendenza, una sconfitta militare e insieme una vittoria diplomatica).
Già, ma se sono distinguibili per  cittadinanza - e non per dati fisiognomici, anatomici, biologici o simili - la faccenda ancora si complica e lo jus sanguinis va in soffitta.
E non basta: la Costituzione della Repubblica in determinate materie supera la stessa cittadinanza. Abbandona l’autoctono e l’autoctona, abbandona il cittadino e la cittadina e ci parla di individuo. All’art. 32 per esempio afferma: “
La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell‘INDIVIDUO e interesse della collettività ....” . 
A questo punto devo, almeno per me, tentar di rispondere alla domanda

Chi é la ‘nostra gente’?

Abbiamo una legge che in parecchie sue parti neppure il pacchetto sicurezza prevede di abrogare (almeno a livello di Senato, potrà sempre peggiorare alla Camera).
Quella legge afferma che “nei presidi pubblici ed accreditati” é assicurata anche alle cittadine straniere “presenti sul territorio nazionale, non in regola con le norme relative all'ingresso ed al soggiorno”, ”la tutela sociale della gravidanza e della maternità, a parità di trattamento con le cittadine italiane, ai sensi delle leggi 29 luglio 1975, n. 405, e 22 maggio 1978, n.
194, e del decreto del Ministro della sanità 6 marzo 1995”. Così dice il comma a dell’art. 35 del Decreto Legislativo
25 luglio 1998, n. 286, di cui non é prevista cancellazione.
E allora il presidente della provincia, così sensibile ai diritti delle donne negati in Iran, e la segretaria su
a dichiarata interprete, così concentrata sulla ‘nostra’ gente (anche se non ci ha chiarito – o io non l’ho capito- a chi si riferisca quel possessivo) pensano di garantire, facendosi forti della paura indotta nei migranti dalla possibile denuncia della loro presenza, la tutela della maternità a discriminante etnica?
Illuminazione improvvisa: ora so chi é la ‘nostra gente’!
La nostra gente é quel gruppo di persone che può andare ai servizi sanitari senza paura di imbattersi in delatori di una condizione amministrativa penalizzante, non é ‘nostra gente’ chi quella paura non può permettersi di superare. Signora segretaria cittadina della Lega Nord, signor Presidente della Provincia che vuol affidare ai ‘suoi’ guardiacaccia la caccia dei clandestini ai confini austriaco e sloveno (il termine é un po’ rozzo, ma anche il Presidente sembra li chiami così – Messaggero Veneto del 7 marzo) finalmente ho capito!
E così, preso atto che costruire nella nostra gente la paura speculare ‘dell’altro’ costituisce molla del consenso politico per chi sa come quella paura indotta si possa trasformare in sicurezza (della ‘nostra gente’ evidentemente, non di chi nostra gente non é), capisco anche che chi voglia rendere possibile agli stranieri sans papier l’accesso sicuro ai servizi sanitari non può fare esclusivo riferimento alla correttezza deontologica proclamata da medici e infermieri. Non basta per tutelare chi é in una condizione di fragilità (come le donne incinte, per esempio) dalla possibile delazione di chi non intende rispettare il giuramento di Ippocrate.
E’ una questione di cui ho scritto molte volte per ciò che riguarda il medesimo problema nei confronti delle cure dovute ai minori. Ma se ho supposto, e non sono andata oltre perché nessuno mi ha risposto, che il sindaco possa farsi garante per i minori perché non diventino oggettivi delatori dei loro genitori e di se stessi, non so come si possano tutelare le ‘non nostre’ donne che vogliano affrontare responsabilmente la loro maternità.
Mi aspettavo un interesse delle chiese (della gerarchia cattolica in particolare che in altri casi sa trovare tante e anche improprie parole), dal mondo associativo che si dichiara in nome di diritti universali, dalle donne elette nelle istituzioni, dai gruppi di donne variamente operanti sul territorio anche in nome della loro condizione di genere altrove discriminato: é stata un’attesa inutile.
Così come sembra inutile l’attesa di un’amica che, il primo marzo, ha inviato al sindaco del suo comune (Campoformido UD) la lettera aperta che mi ha gentilmente trasmesso e che trascrivo:
Egregio signor Sindaco ,
nei giorni scorsi è stata pubblicata sul Messaggero Veneto una lettera aperta indirizzata al Sindaco di Udine, lettera alla quale sul quotidiano non ha fatto seguito alcuna risposta. Il tema evidenziato nella lettera fa riferimento alla previsione abrogativa del comma 5 dell’art. 35 del decreto legislativo 25 luglio 1998 n. 286 ( T.U. delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), che recita:
“L’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità; salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano.”
 All’abrogazione del comma succitato si oppongono diversi Ordini dei Medici ed è viva in merito la preoccupazione di vari professionisti che si occupano del benessere psico-fisico di cittadini/e. Il richiamo alla deontologia professionale e all’obiezione di coscienza dei vari operatori sanitari non è sufficiente ad indurre dei cittadini extracomunitari, non in regola con il permesso di soggiorno, a rivolgersi ai servizi sanitari per il timore di una possibile denuncia. 
Come riportato nella lettera pubblicata sul Messaggero Veneto, rispetto alla previsione abrogativa dell’articolo citato resta in vigore la parte che prevede:
 
b) la tutela della salute del minore in esecuzione della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176;
 c) le vaccinazioni secondo la normativa e nell’ambito di interventi di campagne di prevenzione collettiva autorizzati dalle regioni.
E’ inoltre di pubblico dominio la dichiarata preoccupazione del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, per la scomparsa di un rilevante numero di minori italiani e stranieri presenti sul territorio nazionale, scomparsa che l’abrogazione succitata non aiuterà certo a chiarire.
Egregio signor Sindaco chiedo a Lei quanto già altri hanno chiesto senza esito al Sindaco di Udine: <<In considerazione del fatto che i minori italiani e non, privi di tutela, godono di una tutela particolare nel Comune in cui si trovano e interrogano la Sua persona, come intende sostenere nel territorio comunale il diritto alla salute di quei minori ai quali i genitori non possono provvedere per impedimenti oggettivi?>>

Un cordiale saluto    
                                                  Anna Maiolatesi     
 
Ricordo che sul problema tutela della salute per gli stranieri sans papier ho scritto, per un totale –finora- di 23 volte, lo scorso anno il 21, 26, 28, 31 ottobre, 3, 6, 11, 14, 19, 21, 24 novembre e l’1, 2 e 16 dicembre. Nel 2009 il 3, 4, 6, 15, 25, 29 gennaio, il 6 e 19 febbraio e l’1 marzo.
Chi volesse ulteriore documentazione dalla mia fonte principale (la Società Italiana di Medicina delle Migrazioni) può fare clic
qui.
 
Collegamenti: Codrignani, cristiane, 194, qui
domenica, 08 marzo 2009
Dopo il saluto
Non so per quale motivo i collegamenti nel sito annunciato non funzionino  più.
Per il momento continuo qui.
Il testo che segue due giorni fa é stato pubblicato nel sito Il dialogo.
Ringrazio moltissimo Lino per la sua risposta al mio saluto.
Sto pensando a come tenerne conto                                                augusta
 
Perché quando ho cominciato a scrivere qualche cosa per l’otto marzo mi si sono imposte alla mente le parole “far memoria” e perché, per un po’, non mi hanno infastidito e se ne stavano tranquille dentro di me, come ovvie? Il sussulto di consapevolezza é arrivato tardi: si fa memoria di qualche cosa che non c’é più, ma che é bene non dimenticare perché, nella cura del ricordo, si colora di una lontana vitalità.
Capire che mi stavo chiedendo cosa ha da dire a me la memoria dell’otto marzo é stata una presa di coscienza triste.
Ricordo anni in cui significava, nel fare il punto di esperienze vissute - quando non di raccontarci nuovi percorsi in spazi finalmente aperti - condividere la gioia di aver trovato parola, per dire –per dirsi- le dimensioni di un’esperienza che usciva da prigioni che il trascorrere di un lungo tempo muto aveva consolidato. E la consapevolezza finalmente collettiva (o ci illudevamo che lo fosse?), si rovesciava nella politica rinnovandola in nome di diritti che non dovevano essere più negati, di dimensioni di vita e dolore che emergevano dalla storia di genere, dall’oscurità imposta che si faceva parola condivisa, strumento di nuove modalità di relazione.
Penso alla liberazione che seguì il rovesciamento dell’immagine della violenza sessuale, finalmente vergogna dei violentatori e non delle violentate. Si ribaltava un modo di vivere, di pensare, di pensarsi, che ci aveva volute custodi delle porte di quella prigione che si chiamava condizione delle donne.
E la solidarietà finalmente passava dalle consolazioni della dimensione privata alla chiarezza di un grande processo di rinnovamento della politica.
Forse il punto più alto di quella solidarietà fu l’elaborazione delle modalità che identificammo per declinare la tutela sociale della maternità. Spostare la maternità dal destino alla libera scelta significò scrollarsi di dosso il peso terribile e soporifero di chi di quel destino ci voleva suddite incoscienti, mettere in discussione il mondo del lavoro e il sistema sanitario, renderli disponibili a confrontarsi anche con altre esigenze, sempre sottaciute e chiuse nella dimensione del privato.
Oggi – nel gelo di una crisi distruttrice di ogni sicurezza- la tutela sociale della maternità, che volevamo uguale offerta a una condizione di genere, si colora di discriminanti etniche, che una mancata presa di coscienza non vuole chiamare apertamente razziste.
Il pacchetto sicurezza, come uscito dal dibattito in senato, offre ai medici (e nel sistema sanitario non ci sono solo medici) l’opportunità di segnalare agli organi di polizia le immigrate (e ovviamente gli immigrati) prive di permesso di soggiorno.
Sono prive perché entrate senza seguire le norme previste per i processi migratori? prive perché richiedenti asilo? prive perché rimaste senza lavoro? Non c’é distinzione: l’offerta delatoria é onnicomprensiva.
E poiché la vita continua, oltre i timbri su un qualsivoglia modulo, le donne, anche le donne migranti, continueranno a voler decidere della propria maternità, a lavorare per vivere e a dover rendere compatibili maternità e lavoro, a trovarsi di fronte al problema dell’interruzione di gravidanza, a voler curare e prevenire malattie devastanti. La paura della delazione toglierà loro la speranza del futuro, si negheranno a quei servizi che pure erano stati aperti anche a chi tessera sanitaria non ha e la necessità di nascondersi si farà più forte di ogni altra ricerca di sicurezza.
In questo otto marzo dovremo dirci che tutto ciò che abbiamo chiamato ‘tutela sociale della maternità ci appartiene per privilegio di razza. Lo faremo senza vergognarcene?
Mi resta ancora la libertà di dare un nome alla cosa, ma non mi basta.
Però, nella pesante constatazione della mia memoria offesa, una giovane donna ha aperto uno spiraglio di speranza. L’ho conosciuta durante un esame sanitario e si é dimostrata piacevolmente professionale anche nella capacità di attuare una relazione fatta di attenzione e comunicazione attenta e paziente. Gliel’ho detto e le ho lasciato il mio indirizzo.
Mi ha scritto che la vicenda Englaro “ha toccato tutti profondamente. Non ho mai manifestato in vita mia ma sono rimasta dispiaciuta per tutti gli attacchi che ha subito il padre di Eluana e per questo dopo il lavoro sono andata davanti alla Quiete a tenere lo striscione ‘Udine vicina a papà Beppino’ insieme ad altre persone, in silenzio”.
Un indizio di solidarietà riscoperta che mi piacerebbe si facesse condivisa oltre l’emergenza di un caso.
E a quella giovane donna dedico questo mio otto marzo che non vuole essere solo memoria.

 
postato da: AUG alle ore 00:33 | permalink | commenti
categoria:donne, stranieri in italia
mercoledì, 04 marzo 2009
Una segnalazione.
6 marzo - correggo la data su segnalazionendi Lucia, da 7 a 14
Ho ricevuto da Lucia Cuocci, responsabile dell’Ufficio Programmi di Confronti e componente della redazione, l’annuncio che trascrivo:

”sabato sera 14 marzo 2009, dopo il tg3 della notte, quindi verso le 00.40, sulla rubrica Agenda del Mondo verrà trasmesso un mio documentario sulla storia di due donne, una israeliana e una palestinese, che hanno perso un figlio nel conflitto ma che, nonostante tutto, lavorano per la riconciliazione”.

Poiché conosco i lavori di Lucia, se siete interessati alla questione israelo-palestinese, vi consiglio di vederlo.
So che l’ora é orrenda ... io metterò la sveglia.
 
postato da: AUG alle ore 15:03 | permalink | commenti (1)
categoria:donne, rassegnastampa
sabato, 21 febbraio 2009
Avere una certezza è già un conforto

Autocertificazione
: Sono cretina (e non intendo migliorare)
 
Giovedì scorso ho pubblicato la lettera al sindaco di Udine sulle sue responsabilità e ruolo nella tutela dei minori, impediti a curarsi o “dall’effetto annuncio” del decreto approvato in senato con l’apertura alla vocazione spionistica dei medici che di tale vocazione dispongono o dal risultato oggettivo della trasformazione del disegno in legge a seguito del passaggio prossimo venturo alla camera e tutti i successivi. Forse tanti passaggi non serviranno più: basterà “l’effetto autorità-carisma” che il nostro premier emana, ben supportato dall’équipe di alta cultura leghista che lo attornia sorniona.
Essendo io autocertificata cretina ho pensato che richiamare le contraddizioni che si sarebbero aperte per l’autorità locale (sindaco), qualora sul suo territorio si trovassero minori impediti a curarsi, poteva stimolare un soprassalto di consapevolezza in associazioni e responsabili istituzionali di maggioranza e opposizione su un problema già vissuto.

Ho ripensato a quando, anche a livello locale, ci si arrovellava per comprendere e assimilare il concetto di tutela sociale della maternità, a quando ci si confrontava per superare la norma sull’adozione che la voleva allora possibile solo per coppie sterili e per continuità ereditaria del patrimonio.
Poi ho lasciato perdere: il mondo della società fu civile ora si é frantumato in realtà associative autopromozionali e autoreferenziali che, nel migliore dei casi, esercitano (a volte anche molto bene a volte no) azioni di supplenza ma si guardano dall’invitare le istituzioni a rispettare il proprio ruolo, considerandole, suppongo, soltanto fonte di reddito (anche ben speso) o di visibilità mediatica.
Così ho provato a pensare a una vicenda più vicina: un anno o due fa in un comune friulano venne trovato un neonato abbandonato sulle scale di un ambulatorio. Il sindaco dichiarò ed esercitò nel migliore dei modi in proprio ruolo di tutore; insieme al medico che l’aveva raccolto suscitò intorno a quel piccolo un’ondata di simpatia, i media locali –evidentemente affascinati dalle buone maniere della mamma che era ricorsa al vecchio caro abbandono- ci ricamarono su e la storia finì bene (anche la mamma venne ritrovata e trattata con comprensione e rispetto). Se però il sindaco avesse esercitato il proprio ruolo affidando il piccolo a un servizio di custodia comunque denominato non sarebbe stato così.

Sono cretina autocertificata: le prove 1
Non solo ho ricevuto telefonate meravigliate per il mio ricorso al sindaco nel caso delle cure ai minori, ma ho percepito l’indifferenza assoluta del mondo associativo e istituzionale.
Sarebbe bene che i sindaci si opponessero al decreto sicurezza (per le cure dei minori o altro motivo)? Certamente, mi si lascia capire, se appartengono a quelle non-forze politiche che hanno sostituito il lavoro nelle istituzioni con le presenze in piazza dove si possono urlare i propri no in un catartico scambio di emozioni fine a se stesse. Così in piazza i politici dichiarano la propria appartenenza salvifica e tanto basta.
Sarebbe opportuno che –nel caso il decreto diventi legge – i sindaci preparassero la tutela dovuta per chi non può garantirsi da sé ed é messo in condizioni di perdere anche la tutela genitoriale?
Non sembra problema degno di attenzione anche se molti si preparano già ad altro.
In una recente trasmissione televisiva un senatore, interpellato da Gad Lerner sulla possibilità tecnica della operazione cacciata, virile e decisionista assicurava: ‘Ci riusciremo’.
Perché a me é venuta in mente una vecchia frase già sentita ‘Spezzeremo le reni alla Grecia”? Ah già, sono cretina ormai autocertificata: mi si perdoni la confusione.

Sono cretina autocertificata: le prove 2
Nella lettera aperta al sindaco (che un quotidiano locale ha pubblicato) avevamo citato - con l’amica, che insieme a me se ne é fatta carico- due commi (b, c) dell’art. 35 del Decreto Legislativo25 luglio 1998, n. 286. dei cinque che riguardano ciò che é garantito in materia di sanità “nei presidi pubblici ed accreditati” “ai cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale, non in regola con le norme relative all'ingresso ed al soggiorno”.
Nulla avevamo detto in quella lettera del comma a), che ora trascrivo, per cui alle cittadine straniere non in regola con il permesso di soggiorno é assicurata (e resterà assicurata con il disvalore aggiunto della paura) ”la tutela sociale della gravidanza e della maternità, a parità di trattamento con le cittadine italiane, ai sensi delle leggi 29 luglio 1975, n. 405, e 22 maggio 1978, n.
194
, e del decreto del Ministro della sanità 6 marzo 1995”.
Spero che le organizzazioni di donne che tacciono non ci propineranno anche un otto marzo a dichiarato differenziale etnico. Meglio si limitino alle consuete cene per sole donne (dove l’etnico potrà apparire sotto forma di cibo); vi potranno inserire quali commensali d’onore rappresentanti elette nelle istituzioni per sesso e non per genere. Sulle mamme straniere queste signore tacciono, deliziose creature rispettose della tradizione di silenzio imposta dalla risorgente cultura alle donne.
Ma forse anche la distinzione fra sesso e genere appartiene alla mia autocertificata condizione di cretina, confusamente senile.

Conclusione
Avevo inviato la lettera precedente a una lunga lista di amici, esprimendo la mia perplessità sull’utilità di diffondere anche via e-mail ciò che scrivo nel mio blog.
Due amici mi hanno scritto dicendomi di continuare: grazie, ma forse é meglio arrendersi alla buona educazione che impone di non dare fastidio.
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giovedì, 19 febbraio 2009
UNA (INUTILE?) LETTERA APERTA AL SINDACO

Premessa
Della questione di cui scriverò mi sono occupata in questo blog lo scorso anno il 21, 26, 28, 31 ottobre, 3, 6, 11, 14, 19, 21, 24 novembre. 1, 2 e 16 dicembre. Nel 2009 il 3, 4, 6, 15, 25, 29 gennaio e il 6 febbraio.
Ne é stata fonte principale il sito web della Società Italiana di Medicina delle
Migrazioni
: www.simmweb.it.
Per rispetto verso me stessa non riassumo le più viscose argomentazioni contrarie (di cui però ho sempre riportato le conseguenze a livello istituzionale).
Consiglio –chi volesse valutarne lo spessore intellettuale ed etico - di guardare la puntata della trasmissione di Gad Lerner del
16 febbraio. Intitolata ‘L’infedele e il passaporto dello stupratore’ ha una pagina di presentazione (non perdetevi il frammento accostatovi - gli ebrei, i rom e il signore Siegel- trascritto da radio padania
libera, anche se datato 21 ottobre. Ne ha preso le distanze anche il ministro Maroni).
La trasmissione é scaricata in
cinque pezzi di facile accesso (ci sono riuscita io!) e conseguente visibilità.
 
Perché scrivo al sindaco

Scrivo al sindaco perché non é un podestà, nella convinzione che rappresenti il territorio in cui vivo (malvolentieri ma non ho spazi di scelta che io sappia praticare), nella consapevolezza che i podestà non erano tutti ladri e insieme nella piena coscienza che non mi sento rappresentata da chi pretendesse assicurarmi solo dell’integrità delle mie tasche. Ho anche altre integrità a cui ci tengo e la cui rapina mi offende più del furto: parlo degli articoli fondamentali della Costituzione e non di valori (parola che insieme a sensibilizzazione mi é diventata ripugnante per l’uso strumentale e surrettizio che ne viene fatto).
Dopo di che il sindaco, che é anche amministratore, dirà quali sono i limiti che gli sono concessi dagli spazi oggettivi di cui dispone appunto come amministratore (e spero che il suo dire sia trasparente e documentato). Non é detto che io debba condividere (il pluralismo fa parte di quei paletti dell’integrità di cui sopra): per me é essenziale capire e avere spazio per l’espressione del dissenso.
Dove quello spazio? Per me in piazza certamente no (o meglio non più). La moda di portare la gente in piazza e di contarla e di basare consenso e dissenso sul numero (o meglio sui vari, fluttuati numeri che ci vengono propinati) é ormai, secondo me, fondamento di un nuovo tipo di populismo e nel mio, ormai consolidato, pessimismo penso che la piazza potrà diventare il luogo in cui sostenere la liceità (o meglio l’opportunità o, meglio ancora, la giusta soddisfazione) della pena di morte (più gradita se preceduta da linciaggio). Se ciò accadrà sarà affollata (e benedetta dall’art.
2267
del catechismo pubblicato nel sito del Vaticano).
Per chiarezza trascrivo: “La pena inflitta deve essere proporzionata alla gravità del delitto. Oggi, a seguito delle possibilità di cui lo Stato dispone per reprimere il crimine rendendo inoffensivo il colpevole, i casi di assoluta necessità di pena di morte «sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti» (Evangelium vitae). Quando i mezzi incruenti sono sufficienti, l'autorità si limiterà a questi mezzi, perché questi corrispondono meglio alle condizioni concrete del bene comune, sono più conformi alla dignità della persona e non tolgono definitivamente al colpevole la possibilità di redimersi”.
 
E torniamo alla lettera... dove cito due soli commi (b, c) dell’art. 35 del  Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286. dei cinque che riguardano ciò che é garantito in materia di sanità “nei presidi pubblici ed accreditati” “ai cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale, non in regola con le norme relative all'ingresso ed al soggiorno”.
Ho voluto limitare il mio intervento ma il silenzio su uno dei commi mi é costato parecchio. Lo trascrivo:
”a) la tutela sociale della gravidanza e della maternità, a parità di trattamento con le cittadine italiane, ai sensi delle leggi 29 luglio 1975, n. 405, e 22 maggio 1978, n.
194
, e del decreto del Ministro della sanità 6 marzo 1995”.
Non l’ho citato finora perché in comune esiste una consigliera con delega alle pari opportunità che mi illudevo avrebbe parlato, magari sollecitata dai gruppi di donne che si sono raccomandate per essere sostenitrici della maternità da diritto da garantire, a bene da tutelare, alla libera scelta.
Invece, per quanto si può sapere fuori dal palazzo, la consigliera delegata alle pari opportunità finora ha mantenuto un assoluto silenzio in proposito, tanto più significativo perché condiviso dalle forze di maggioranza e opposizione in una sconfortante uniformità, dentro e fuori il consiglio, fra i singoli e le associazioni rispettate e vezzeggiate.

Prevedo obiezioni e rispondo. Non mi basta che si strilli, si proclami, si predichi un generico no al pacchetto sicurezza, mi aspetto invece che se ne dica, punto per punto le ragioni e che ci si rivolga alle istituzioni, non solo per solleticare emozioni, soprattutto quando a queste ci si collega come collettore di voti (di scambio?).
Spero comunque di essere smentita con articolate argomentazioni.

 

Testo della lettera aperta, spedita al sindaco e a quotidiani e radio locali.
 PREMESSA: La lettera che segue é stata scritta assieme ad un’amica che la firma. La ringrazio per entrambe le ragioni.Tutto ciò che precede evidentemente impegna solo me.             augusta
Al prof. Furio Honsell
Sindaco del comune di Udine                            18 febbraio 2009
                               Sua Sede
Oggetto: lettera aperta
Egregio signor Sindaco,
Ci é noto che fra il personale preposto alla promozione, prevenzione e cura della salute, medici ed infermieri ma anche figure professionali che coadiuvano i processi di cura, quali assistenti sociali, psicologi ecc. ecc., si é manifestata una grave preoccupazione per l’abrogazione del comma 5 dell’art. 35 del decreto legislativo 25 luglio 1998 n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero) che – tuttora in vigore- recita: “L'accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità', salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano”.

La previsione abrogativa appare nel testo del disegno di legge 733, licenziato dal senato della repubblica il 5 febbraio c. a, ora in attesa del dibattito alla camera dei deputati.
Non sia irrilevante sottolineare la ferma opposizione non solo di esponenti delle categorie interessate, ma anche dell’Ordine dei Medici della provincia di Udine che, nella persona del presidente, si é fermamente espresso contro tale vulnus alla deontologia professionale, richiamando gli iscritti anche al dovere dell’obiezione di coscienza, qualora la possibilità di denuncia venisse ritenuta ordine.
Sarebbe confortante poter delegare la segretezza del rapporto medico paziente all’etica professionale, esclusiva e risolutiva. Purtroppo non basta.
Resta infatti in vigore la parte dell’articolo citato che prevede tra l’altro:
b) la tutela della salute del minore in esecuzione della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176;

c) le vaccinazioni secondo la normativa e nell'ambito di interventi di campagne di prevenzione collettiva autorizzati dalle regioni;
E’ prevedibile –e già segnalata- la paura dei cittadini non comunitari non in regola con il permesso di soggiorno (la cui concessione é soggetta a tempi la cui lunghezza costituisce uno dei primati italiani in Europa) nell’accostare i servizi sanitari. Nel caso specifico, che nasce dai commi sopra trascritti, un genitore si troverebbe di fronte alla scelta drammatica fra l’assicurazione e la negazione delle cure e delle vaccinazioni (sicure in quanto erogate dal sistema sanitario) ai figli che potrebbero diventare elemento oggettivo di delazione e quindi di cacciata dal territorio nazionale per tutta la famiglia.
Inoltre far sì che si crei una fascia di cittadini non vaccinati, e perciò esposti a contagio di malattie che possono sembrare scomparse, finirà per creare rischi per tutti, anche se vaccinati. La malattia non é soggetta a rispettare la chiusura dei confini.
E’ noto che i minori (italiani e non) privi di tutela (quale che ne sia la ragione: abbandono alla nascita, scomparsa della famiglia, arrivo senza accompagnamento sul territorio nazionale ...) godono di una tutela particolare nel comune in cui si trovanoe quindi interrogano – per il semplice fatto di esistere- la Sua persona.
Permetta a due cittadine udinesi, turbate da questo problema (che non è il solo nel quadro che si prospetta se la camera approverà il testo del pacchetto sicurezza nella forma licenziata dal senato), di chiederLe come intenda sostenere nel territorio del comune che rappresenta il diritto alla salute di minori, cui sia oggettivamente impedito ai genitori di provvedere.
Distinti saluti
Augusta De Piero      via Gemona 78   33100 Udine
Adriana Libanetti      via Sbaiz 9    33100 Udine 
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giovedì, 01 gennaio 2009
STRAGI a GAZA
 
Sono molti gli argomenti che mi si intrecciano nella testa in questi giorni:
Tenterò, un po’ alla volta, di riportarne l’intreccio e le ragioni delle mie –personalissime- considerazioni.
Non so a chi legge, ma a me é utile mettere ordine nei pensieri.
Comincio con due commenti ricevuti che trascrivo (si leggono al termine dei due diari precedenti). Ringrazio molto chi ha scritto perché credo che lo scopo di informazioni alternative sia quello di comunicare non una ‘verità’, che sarebbe stupida presunzione, ma considerazioni ribelli al conformismo dilagante nella società (ex) civile oltre che sui mezzi di (dis)informazione.
Entrambi i blog dei due lettori, che collego, si ritrovano nei miei link.
(
Prima puntata – continua)
augusta

La lega araba, moderata, dice che la guerra di Gaza viene fatta perché le vittime sono deboli, per ragioni elettorali. Chi glielo dice al 50% della popolazione di Gaza, fatto di bambini? (lino )
 
Siamo alle solite direi... E se radessimo al suolo tutto, una volta per sempre? il Muro, la Spianata delle Moschee, la Grotta della Natività e la facessimo finita? E' un paradosso, lo so...ma a volte mi viene in mente (marckuck)
 
Sono autoreferenziale
Così comincio rispondendo a marckuck.
Parecchi dei conquistatori della terra storicamente nota come Palestina si sono dati da fare a distruggere, una delle attività più amate dai conquistatori e dai militari combattenti in genere: i conquistatori romani distrussero il tempio di Gerusalemme (che già Nabucodonosor si era industriato a demolire), l’imperatore Adriano distrusse tutta la città di Gerusalemme e anche la chiesa di Betlemme, oggi si distruggono di preferenza le case (i monumenti possono sempre tornare utili a un’industria turistica).
L’idea comunque di spostare la spianata delle moschee (per organizzarla gli arabi non avevano distrutto nulla: erano stati preceduti dall’esercito romano nel 70 e i bizantini avevano abbandonato il luogo dove si era consumata la condanna di Cristo) solletica anche un gruppo di ebrei che hanno studiato e progettato lo spostamento della medesima per dissociarla dal colle del tempio.
E comunque (é un parere, ma non solo mio) le religioni non sono la causa originaria dei macelli: vengono abbondantemente usate per giustificarli e consolidarli (da qualche parte ho letto che la strage in atto a Gaza per iniziare di sabato ha avuto il consenso del rabbinato, ma era già laicamente progettata) e coloro che vi esercitano una funzione autorevole usano e abusano di coperture religiose secondo criteri selettivi di comodo.
Per esempio solo ora si comincia a far ascoltare la voce di P. Manuel Musallam, il parroco cattolico di Gaza.
Perché finora il mondo cattolico ufficiale é stato praticamente zitto?
Io ho avuto la fortuna di incontrare P. Manuel durante i preziosi viaggi organizzati dalla rivista Confronti
e ne ho riportato una straordinaria impressione,
Il 25 ottobre 2006 ne pubblicai un’intervista tratta da un periodico on line diretto dal sen. Andreotti, superando anche la perplessità che quel direttore mi ispira, perché trovai il testo perfettamente consono alla conoscenza che io avevo di quel parroco.
A Udine nessuna associazione si é dimostrata interessata ai tentativi ripetuti che avevo fatto per diffonderne la voce (delle associazioni e del loro degrado parlerò in una successiva puntata).

Recenti testimonianze:

Dalla radio vaticana (ma non poteva occuparsene prima o, se lo ha fatto, con più 'clamore'?)
23/04/2008 14.31.25
Popolazione stremata nella Striscia di Gaza. È quanto ha dichiarato padre Manuel Musallam, unico sacerdote cattolico di Gaza City, dalla quale non esce da marzo 2000. Secondo il sacerdote questa è la vigilia dell’assedio cruciale e la popolazione palestinese esploderà in un attacco contro l’esercito. “Da quando Israele ha imposto il blocco contro i quotidiani lanci di razzi Qassam orditi da Hamas, non c’è più benzina, - ha dichiarato al Sir - non abbiamo viveri, la corrente è a giorni alterni. Le ambulanze non escono più: ci sono feriti che muoiono dissanguati perché nessuno è in grado di portarli in ospedale”. Padre Musallam, d’accordo con il ministero dell’Istruzione, ha perfino anticipato la chiusura della scuola ai primi di maggio anziché alla fine. “Da quando il personale delle agenzie umanitarie ha lasciato la Striscia, non c’è il cibo assicurato neanche per 10 giorni al mese” ha concluso padre Musallam. Il ministero della Difesa israeliana ha affermato che “c’è una decisione del Governo di non permettere l’uscita da Gaza se non per casi umanitari”. Questo ha ripercussioni su molti aspetti della vita dei palestinesi. Katharina Ritz, capo del Comitato della Croce Rossa a Gerusalemme ha espresso ieri preoccupazione proprio per l’impossibilità per i palestinesi di andare a trovare i loro familiari detenuti nelle carceri israeliane. “E’ importante che le famiglie abbiano contatti con i loro parenti detenuti e psicologicamente ed è altrettanto importante che i detenuti vedano i loro familiari” ha affermato Ritz. Secondo stime del gruppo per i diritti umani israeliano B’tselem, sarebbero 760 i detenuti di Gaza, di cui quattro donne, nelle prigioni israeliane, tutti accusati di crimini contro la sicurezza. (A cura di Virginia Volpe
 
22/12/2008 - 14:19 - TERRA SANTA: GAZA, MUSALLAM (PARROCO) «ISRAELE NON HA RISPETTATO LA TREGUA»
 “In questi sei mesi Israele non ha rispettato la tregua, non ha smesso di entrare a Gaza. Ci sono stati morti, feriti, case distrutte. Hamas ha fatto il possibile per non rispondere”. Presa di posizione del parroco di Gaza, padre Manuel Musallam che in una intervista al Sir oltre a parlare del Natale a Gaza, si sofferma anche sulla fine della tregua tra Hamas e Israele. “Conosco molto bene questa situazione poiché figli di membri di Hamas vengono nella nostra scuola e dunque ho modo di vederli e di parlarci. Ieri c’erano anche loro ad accogliere il Patriarca, Fuad Twal qui a Gaza. Ho invitato tutti i palestinesi, di tutte le fazioni. Già un mese fa membri di Fatah e di Hamas si sono incontrati da me ed ora sono tornati per il patriarca. E’ il momento in cui la Chiesa riunisce ciò che la politica ha disperso”. Oltre al momento presente, padre Musallam getta lo sguardo anche al 2009: “ieri abbiamo inaugurato le celebrazioni del 2009 Anno speciale per Gerusalemme, capitale della cultura araba. In questo anno leggeremo il Vangelo tre volte a settimana oltre alla messa domenicale”. “Ma soprattutto – conclude – attendiamo il viaggio in Terra Santa di Benedetto XVI. Sarà un grande momento che toccherà il mondo musulmano. E chissà se il Papa potrà avvicinarsi o entrare nella Striscia. Se ciò accadesse sarà una pietra miliare nella via della pace e del dialogo”.
 
24/12/2008   Annullate celebrazioni cristiane a Gaza
 
La comunità cristiana della Striscia di Gaza è abituata alle difficoltà e alle festività Natalizie vissute in condizioni difficili, ma quest'anno, dopo la fine della tregua tra Hamas e Israele, la situazione rischia di essere peggiore che in passato. Così, con una decisione clamorosa, le celebrazioni del 25 dicembre sono state annullate.
Non verrà celebrata nemmeno la tradizionale messa di mezzanotte, lo ha annunciato oggi padre Manuel Musallam, unico parroco cattolico della Striscia di Gaza, spiegando che la dolorosa decisione è stata presa per protestare contro l'assedio israeliano di Gaza e le minacce di invasione. La protesta riguarda anche le restrizioni poste da Israele ai pellegrini che intendevano recarsi a Betlemme, in Cisgiordania. Secondo l'agenzia cinese Xinuha, su 800 cristiani della Striscia che hanno chiesto il permesso di recarsi in visita alla città natale di Gesù, solo 280 sono stati autorizzati dalle autorità israeliane che controllano i luoghi di culto nell'area, abitata in grande maggioranza da arabi. “È stato deciso di annullare la preghiera della mezzanotte di Natale a Gaza anche per protestare contro la decisione di Israele di non autorizzare i cristiani di Gaza ad andare a Betlemme”, ha dichiarato Musallam, che ha invitato la comunità cristiana a riunirsi nella scuola della Sacra Famiglia, dove si terrà a una messa silenziosa. A Gaza vivono circa quattromila cristiani, la maggior parte dei quali appartiene alla Chiesa greco-ortodossa.

Una riflessione di Moni Ovadia
 
Le immagini confuse di miliziani di Hamas che a Gaza si muovono con rapidità per armare i missili Qassam e lanciarli contro Israele, seguite dalle immagini più definite dei danni provocati da quelle armi rozze che tuttavia demoliscono, sbrecciano, feriscono e talora uccidono parlano il linguaggio della guerra. Gli israeliani non hanno dubbi al proposito e la stragrande maggioranza di essi e dei partiti che li rappresentano politicamente ritengono che la risposta ad un’azione bellica non possa che essere un’operazione militare. L’esercito ha ottenuto il via libera.  L’intento è quello di fare pagare a caro prezzo a Hamas la sua aggressione contro i territori di confine dello Stato D’Israele. In questa situazione esplosiva, fa la sua timida comparsa qualche gesto di distensione: gli israeliani hanno autorizzato il passaggio di aiuti umanitari verso il devastato territorio, il premier Olmert si è rivolto al popolo di Gaza per sollecitarlo a ribellarsi al “comune” nemico Hamas. Nobile gesto quello di rivolgersi ai popoli, ma a quale popolo? Un popolo nella dignità delle proprie prerogative? Titolare legittimo del proprio futuro? il popolo di una nazione, dotato di un proprio stato? No! Un popolo che oggi vive in stato di assedio? Un popolo la cui maggioranza elettorale ha scelto Hamas in una delle elezioni più libere e democratiche che si siano viste negli ultimi tempi. Se questa è la realtà, il fervorino di Olmert è puramente demagogico ed è un ennesimo viatico per passare da un cul de sac ad un altro. Niente di nuovo sotto il cielo della Terrasanta, se non le ennesime sofferenze degli inermi. Sia Hamas che il governo israeliano potrebbero fare altro, ma da quelle parti  sembra impossibile andare oltre la routine del nefasto status quo. Di prendere il problema  dalla radice poi neanche se ne parla più se non per pura accademia.

L'Associazione Donne Musulmane d'Italia
 
DRAMMATICA SITUAZIONE A GAZA di Associazione Donne Musulmane d'Italia                    
Comunicato stampa
L'Associazione Donne Musulmane d'Italia (A.D.M.I.) guarda attonita al massacro che si sta compiendo a Gaza. Con un'inaudita ferocia viene bombardata una città senza fare distinzione tra militari-civili, uomini-donne, adulti-bambini, caserme-ospedali: é lo sterminio di un'intera popolazione che ha la sola colpa di essere palestinese. Non ci scandalizza solo la situazione di questi ultimi giorni ma l'embargo assassino che procede ormai da mesi nell'indifferenza quasi totale dei governi e della popolazione mondiale.
Tra le ultime vittime ci sono anche due sorelline di 4 e 10 anni: ci chiediamo quale crimini orrendi abbiano mai commesso per morire in questo modo così terrificante. Non dimentichiamo la povera madre che ha perso 4 figlie in un solo colpo.
Abbiamo la fortuna di avere 2 occhi, 2 orecchie e conosciamo 2 lingue: ci stupiscono allora la differenza e il capovolgimento della realtà tra il servizio di un inviato della Rai pagato anche da noi (essendo un servizio pubblico) e il servizio di un inviato di un'emittente quale Al Jazeera, entrambi presenti sullo stesso campo di guerra e non seduti nei salotti degli studi televisivi, lontano da ciò che accade.
Noi dell'A.D.M.I. come persone prima di tutto, e come donne e madri in particolare chiediamo
l'immediata cessazione di questo massacro.
Chiediamo al mondo politico-istituzionale di intervenire per fermare questo genocidio e di intervenire per permettere ai soccorsi di arrivare lì dove c'è bisogno per non peggiorare la situazione. 
Chiediamo anche l'intervento di ogni associazione umanitaria!
Ricorreva questo anno il 60° anniversario della Dichiarazione dei Diritti Umani: ci si chiede allora se i palestinesi sono considerati esseri umani o se sono automaticamente esclusi da questi diritti!??
Chiediamo ad ogni persona di buona volontà, amante della vita e della pace di fare quanto è nelle proprie possibilità, ognuno nel proprio campo. Siamo tutti chiamati ad intervenire per far cessare simili atti di violenza indiscriminata.
Come madri non vogliamo più vedere una madre che piange i proprio figli sepolti tra le macerie.
Come donne non vogliamo più vedere una donna piangere i propri cari uccisi come animali da macello.
Come civili non vogliamo più che altri civili perdano la vita: non accettiamo la scusa "danno collaterale" o "incidente di percorso".
RIDATE LA VITA A GAZA. STOP AL GENOCIDIO
Direttivo ADMI   Associazione Donne Musulmane d'Italia
 

E così torniamo ai bambini, cui faceva riferimento Lino, l’altro mio interlocutore. Non so proprio capire perché si insista su una opportuna distinzione fra civili, militari, donne e bambini.
Nelle azioni militari i più difesi sono i militari, soprattutto se si tratta di guerra aerea; i bambini sono i più indifesi, non solo perché imprudenti, ma soprattutto perché rappresentano il futuro nemico, quello che si vuole distruggere in radice.
E’ la logica della guerra che non ammette regole se non quelle della più utile distruzione.
Alla prossima puntata                                             augusta
 
sabato, 05 luglio 2008

MISCELLANEA

 

Sono ammirata da Ingrid Betancourt che ha saputo restare integra nella sua capacità di dirsi e proporsi dopo più di sei anni di prigionia.
Mi ricorda l’esperienza di Nelson Mandela.

Quanti e quante ce l’avrebbero fatta?  Auguri!

 

Le impronte dei pianisti al pubblico disservizio

Su la Repubblica del 3 luglio c’è uno splendido articolo di Stefano Rodotà: Il principe senza legge. Purtroppo non posso scaricarlo, ma voglio ricopiare un passaggio per me centrale e importante:
”E’ come si fosse aperta una voragine nella quale precipitano masse di detriti accumulati negli anni. … Tutta la Costituzione è sotto scacco …Tutto è rimesso in discussione …La dignità sociale e l’eguaglianza delle persone, a cominciare da ogni forma di discriminazione fondata sulla razza e sulla condizione personale.  La libertà d’informazione, … dalla parte dei cittadini, titolari del fondamentale diritto di controllare in modo capillare e diffuso tutti i detentori di poteri …”
Questa mattina, da cittadina titolare ecc. ecc. ho telefonato al giornalista conduttore di Prima Pagina per dirgli che, a mio parere, la spesa per fornire la Camera di controlli delle impronte digidali dei deputati (anzi, a tutela della loro privacy, di minuzie delle medesime) dovrebbe essere assicurata da trattenute sulla paga dei signori parlamentari. Infatti votare al posto d’altri è un abuso e un modo di svilanneggiare un aspetto non formale della democrazia.
Non so capire per quale ragione il costo dell’operazione (constatata irrimediabilmente l’inaffidabilità dei sullodati soggetti) debba gravare sui cittadini.
La risposta mi ha lasciato allibita.
Il giornalista infatti ha affermato che coloro che si sono comportati e si comportano correttamente potrebbero protestare per doversi far carico di una spesa di collega abusante e quindi, purché lo sconcio finisca, tanto vale pagare.
Quindi graziamo chi può protestare e riversiamo la pena dovuta ai “potenti” su coloro la cui protesta è giudicata insignificante.
Boh!


Non inquinare gli altrui blog

 

Sono molto interessata agli altrui blog perché mi piace capire ciò che gli altri pensano e, possibilmente, dialogare.
Ho tentato perciò rapporti con altri blog della mia zona e sono tornata al mio pentita per il tempo perso e delusa. Dopo aver spiegato che la mia comunicazione è fatta di argomentazioni (e che non posso perciò essere breve), e che non apprezzo gli slogan, mi è stato scritto che: ” Diceva un grandissimo musicista ai suoi allievi, vuoi il successo? Scrivi melodie orecchiabili. Per la politica è esattamente la stessa cosa, se la gente non ti capisce, ti odia e non ti vota. Inventare slogan è il mestiere più difficile”.
Io non voglio né aver successo, né essere votata: mi piace incontrare persone pensanti.
Nella speranza che qualcuno abbia voglia di comunicare mi attengo al mio stile.
Capisco alcune fondate esigenze di brevità (non quelle a cui ho fatto riferimento sopra) e quando riuscirò a creare un sito web (ci vorrà qualche mese) cercherò poi organizzare una comunicazione su diversi livelli: brevissimi schemi iniziali e testi non criptici né ridicolmente finalizzati alla captatio benevolentiae (nella più riduttiva delle ipotesi mi piace scrivere, pensare in libertà  e di tanto mi accontenterò).

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categoria:donne, rassegnastampa, diari di augusta
domenica, 08 giugno 2008

A PROPOSITO DI VIOLENZE CONTRO I MINORI

 

Oggi è successa una cosa piuttosto interessante: il quotidiano locale Messaggero Veneto ha pubblicato con rilievo una mia lettera, che trascrivo di seguito, lo stesso rilievo che ha dato ieri all’intelligente lettera di un’altra donna che sollecitava un interesse positivo per la conduzione del Mittelfest di Cividale, dopo le accuse meschine e tristarelle del friulano sen.Saro.
Avevo spedito questa lettera il 6 giugno, dopo aver tentato la strada di sollecitazione dei politici locali e della società civile. Avevo inviato a tutti costoro il messaggio con la premessa che potrete pure leggere sotto, ottenendo (anche a seguito di tentativi telefonici) le risposte che sintetizzo:

- sui frequentatissimi blog di un consigliere regionale Pd e del segretario

regionale del Pd (dove avevo mi ero illusa di proporre un appello) mi è stato risposto da parte di abituali interlocutori: a) che il ripetersi di uguali post in siti diversi li “infesta”; b) che nel mio blog pubblico testi troppo lunghi (purtroppo non sono capace di argomentare per slogan!);

- per altra via mi è stato espresso il sospetto di una mia attività con
   presunzioni moralizzatrici nei confronti dei clienti delle prostitute, altri
  –all’opposto- mi hanno chiesto di parlare anche di costoro;

-  unico risultato per ora positivo l’iniziativa di una interlocutrice che si
   occupa di questioni attinenti la realtà femminile (e che ha diffuso precise
    informazioni in merito al furto governativo dei finanziamenti previsti per la
   legge sulla violenza sessuale, anche familiare) che ha inviato la mia lettera
   alla sua mailing list.

Allora preciso che non mi sono occupata di problemi morali (che qui non costituiscono il campo del mio interesse) ma di crimini compiuti nei confronti di persone già violentate da trasferimenti illegali e che, con vari mezzi, per esempio il sequestro del passaporto da parte dei magnaccia-passeurs, non sono messe in condizioni di difendersi e, anche in questo campo, ho scelto un solo obiettivo: quello delle minorenni straniere costrette a prostituirsi, evidentemente appetite (o appetiti se ragazzini) da coloro che non ritengono necessario rivolgersi al turismo sessuale (o non ne hanno la possibilità).
Qualcuno ha manifestato il sospetto che io voglia invitare il sindaco –nella funzione assunta di ‘responsabile alla sicurezza’ - a verificare di persona o tramite suo delegato dove il reato si compia. E’ chiaro che la massima autorità locale non è tenuta a sostituirsi alla polizia, può invece farsi partecipe di un’assunzione di responsabilità che spetta, oltre a lui, all’esercizio di tante funzioni, a partire dai consultori familiari e che il sospetto che io voglia che il sindaco –o chi da lui delegato- si faccia parte in causa di diretti controlli sul territorio non mi riguarda e umilia chi lo esprime.
Qui la prevenzione e la tutela dovrebbero essere gli obiettivi primari…
Per il resto dei miei destinatari ….é da registrare solo un cupo silenzio.
Staremo a vedere per il futuro.

Ecco ora la mia lettera con relativa premessa:

In questi giorni mi sento molto insicura, non per me stessa ma per quello che vedo attorno e che colpisce i soggetti deboli, a partire da bambine e bambini, vittime di roghi delle loro abitazioni (siano pur baracche sempre abitazioni sono), della cacciata dei loro genitori, anche se in altro paese sarebbero protetti come rifugiati a norma della convenzione di Ginevra e delle connesse leggi specifiche che ci ostiniamo a non volere, del pregiudizio, del bullismo provocato, della annosa campagna della lega che, iniziando anni fa, ha ormai creato opinione.

Sullo schermo del mio PC ho messo da tempo - a sostituzione di una precedente immagine relativa alla guerra in Iraq - un disegno di un bimbo del Darfour: é uno di quei disegni che saranno ammessi  come prove delle stragi in quel paese al tribunale de L'Aja.
Ho paura di doverlo presto sostituire con l'immagine di qualche orrore vicino: per quanto vedere faccia male credo che non vedere sia peggio.

E allora mi sono chiesta se, per quanto malamente sia nata al sindaco di Udine l'idea di farsi responsabile per sicurezza (il prof. Honsell dice security manager ma a me non va), perché non approfittarne per rovesciare la frittata e chiedergli di farsi responsabile di coloro che sono minacciati e non hanno voce per dire la loro paura e il loro costante disagio?

Io ricordo bene l'angoscia che mi portavo dietro ovunque, comunque, senza sosta durante la seconda guerra mondiale e penso a quei piccoli come a me stessa allora.

Ho scelto un disagio fra i tanti e ho inviato la lettera aperta che vi trasmetto al sindaco do Udine e al Messaggero Veneto. Ora la invio ad alcuni amici e responsabili in comune: la lista dei destinatari é cieca e quindi nessuno corre il rischio di veder girare impropriamente il suo indirizzo.
Ora aspetto un paio di giorni e poi, sia che io riceva direttamente o meno risposta dal Sindaco, sia che non la riceva ne scriverò nel mio diario elettronico: diariealtro.splinder.com. E' la mia futura memoria e chiunque potrà aggiungere nei commenti le sue opinioni quali che siano.

augusta

 

Egregio signor sindaco prof. Honsell

Mi scuso se mi rivolgo direttamente a lei, ma ho letto che ha assunto personalmente il titolo di “responsabile alla sicurezza” e tanto spero mi giustifichi dato che non conosco e non mi risulta sia stata comunicata la procedura amministrativa per esprimerle correttamente la percezione dei nostri disagi di cui ritengo lei vorrà farsi carico.
Prima di tutto mi permetta di giustificare la mia scorretta traduzione di ‘security manager’.
Non voglio rivolgermi ad un direttore o amministratore o gestore (quale un ‘manager’ è) di altrui sicurezze: preferisco un responsabile. Posso?
E ora il mio profondo disagio: ho letto che un cittadino italiano trentenne ha violentato una ragazzina nordafricana minorenne. Insieme alla mia più affettuosa solidarietà alla piccola e alla sua mamma (che ha avuto l’intelligenza di accompagnarla ad un consultorio e di non seppellire il ‘disonore’ nel buio di una nicchia familiare o localistica o altro che sia) mi auguro che la ragazzina abbia trovato un aiuto efficace che le dia la forza di reggere un’esperienza traumatica, dominandone i riscontri negativi che potrebbero inquinare la sua vita.
Insieme a questa piccola vittima della brutalità e del pregiudizio (almeno di genere) voglio però ricordare altre simili vittime di stupri, questa volta ripetuti e che si presume ragionevolmente saranno ripetuti in futuro, se seppelliti nell’ingiustizia di chi non vuol vedere, per avvoltolarsi tranquillo (o tranquilla) nel pregiudizio.
Oggi il giornalista Gian Antonio Stella, nella sua qualità di conduttore della nota trasmissione Prima Pagina di Radio3, ha ricordato che fra le prostitute straniere presenti in Italia, a seguito di un commercio di carne umana che ritengo in ogni caso paragonabile alla schiavitù, ci sono parecchie minorenni di cui evidentemente abusano anche cittadini autoctoni.
Credo che Stella meriti, nel riferire questa informazione, la stessa stima che ha meritato con le sue note pubblicazioni, perciò gli do fiducia.
Ecco quindi il mio disagio profondo, ora più specifico dell’orrore e del disgusto per i frequentatori di bambine coatte alla strada (e perciò oggettivamente violentatori), che esprimo al responsabile alla sicurezza (certa che il diritto appunto alla sicurezza dei e delle minori, autoctone e non, sia in primo piano nell’attenzione sua e dei suoi collaboratori): le consta la presenza di frequentatori-violentatori di minori, udinesi o comunque operanti sul territorio di cui lei è primo (ma non il solo) responsabile?
E se non le consta vuol occuparsene per sapere, capire, informare, provvedere?

Grata per una risposta.
Augusta De Piero  -  Udine

 

RETE FRA BLOG


Segnalo uno scambio di blog fra diariealtro e battelloebbro.splinder.com. Abbiamo cercato entrambi di dare informazioni ai lettori sul problema degli zingari, senza prevenzioni per la duplicazione delle notizie: ognuno ha i suoi lettori ed è importante uscire dal conformismo della paura con tutti i mezzi. Ringrazio il responsabile di battelloebbro.


COMUNICAZIONI ANONIME

 

Oggi, di primissima mattina un interlocutore anonimo ha scritto un suo commento in data 3 maggio 2007. Non è la prima volta che ciò accade e di solito trascrivo i commenti anonimi e temporalmente scoordinati nella data appropriata.
Questa volta però, date le caratteristiche del linguaggio del signore o signora in questione, non lo faccio per rispetto dei lettori, anche se per il momento non cancello il commento.                                                                              augusta