Questo diario elettronico ha una storia... (continua)


sabato, 28 marzo 2009
28 marzo 2009 - Angoscia e vergogna?

In Africa i bambini vengono distrutti dalla fame e dall’AIDS. In Medio Oriente dalle armi. A Scicli (Ragusa) dai cani randagi. Altrove, in un’Italia in irrimediabile odore di Lega Nord, basterà negargli un pezzo di carta fin dalla nascita.
 
Comincio dall’angoscia o dalla vergogna?

Inizialmente ci stanno tutte due. Ho scritto molto nel mio blog ‘diariealtro’ sul problema di cui tratterò ancora e, ne sono certa, ancora ... Sono noiosa?
Forse, ma non squallida come molti responsabili della realtà che ci disonora tutti.
Chi andrà a leggere nel mio sito web 'diariealtro.altervista.org' il mio articolo del 10 marzo 2009 (Siamo tutti mostri?) potrà avere una adeguata descrizione di un fenomen0 che non avrei saputo immaginare da me: l’impossibilità per gli stranieri privi di permesso di soggiorno di riconoscere i propri figli.
Questo fenomeno é stato soffocato dentro uno più noto: l’offerta ai medici di farsi delatori dei propri pazienti per identificare i sans papier al momento della necessità delle cure (ivi comprese quelle relative alla maternità e quelle dovute ai bambini).
I medici hanno dignitosamente e apertamente protestato (guardate
qui) e in molti hanno creduto (o finto di credere?) che il silenzio dei medici avrebbe risolto tutto.
Certamente non é vero e non potrà risolvere per nulla lo scippo dall’anagrafe dei bambini che si vuole vengano al mondo in veste di fantasmi.
Io pensavo a una rivolta dell’opinione pubblica o, almeno, dei sindaci e invece niente o quasi, almeno a Udine dove vivo.
Attendono che il parlamento si pronunci e poi eseguiranno.
Così ho scritto al sindaco e qualche assessore ... signori votati al silenzio.
(Si veda, sempre nelk sito web:
15 marzo 2009 - Ci stiamo organizzando per creare i bambini fantasma).
E così la vergogna per avere amministratori irresponsabili (non si permettano di venirmi a chiedere un voto alle prossime elezioni, se mai il regime venturo e molto prossimo ci lascerà ancora il diritto di voto) diventa l’angoscia del non poter far nulla.

Altrove invece...

La determinazione distruggere i bambini non trova spazio solo in Italia.
Quando nel 2003 arrivai a Betlemme, per un soggiorno che sarebbe durato qualche mese, i muri della cittadina erano coperti da manifesti con le fotografie di una bambina che era stata assassinata qualche mese prima,
Sei anni fa, in marzo, si trovava “nell’auto dei genitori, di ritorno a casa dopo una visita di famiglia, quando i soldati colpirono la macchina con una raffica di proiettili. Aveva 12 anni al tempo della sua morte”. Così ne scrisse il 20 ottobre 2004 un bravo giornalista israeliano, Gideon Levy (Uccidere i bambini non è più una faccenda tanto importante. Haaretz Domenica 17 ottobre 2004 Cheshvan 2, 5765).La chiamò Kristen Saada, io la conoscevo come Christine e per me resta l’icona di tutti i bambini eliminati, di qua o di là, dentro quello e ogni altro confine.
Due anni dopo tornai e cercai la “mia” Christine ma di quei manifesti restava qualche residuo brandello e mi chiedevo se fossero tutto quello che rimaneva del ricordo di lei, piccola vittima di una delle tante morti che, ovunque avvengano, sono senza senso. Ma alzando gli occhi nella preziosa bottega del signor Jacaman (che mi preparava il caffè macinato con la giusta dose di cardamomo) scorsi la fotografia della piccola, in alto, perché le merci che arrivavano quasi al soffitto non la nascondessero. Scoprii che il signor Jacaman le era parente e ne parlammo per un po’.
Nessuno di noi due ebbe il coraggio di dire “fino a quando?”. Per Christine e per tante bambine e bambini come lei un “quando”
non era e non è più pronunciabile se non al passato.
 
Di nuovo Christine e non solo lei

Lucia Cuocci del mensile Confronti, con cui ho condiviso esperienze israelo palestinese, ha ristrovato la mamma di Christine e l’ha messa in virtuale
colloquio con la mamma di Agai, un ragazzo israeliano ucciso da terroristi palestinesi.
Il colloquio a distanza fra le due donne ci rivela che la condivisione del dolore può farsi relazione capace di suscitare speranza.
Le due donne fanno parte dell’organizzazione
Parents Circle Family Forum (che Lucia conosce bene), dove persone colpite da un lutto si incontrano con il nemico per realizzare, come e dove possono, qualche passo per costruire la pace.
In Italia, a Udine molte persone con cui ne ho parlato alzano le spalle e dicono “ma sono realtà piccole! Occorre ben altro!”.
E’ vero occorre molto di più, ma intanto ci si costruisce l’alibi che consente il lusso di burlarsi anche di chi é capace, nonostante tutto, di sperare. La prima condizione per costruire un possibile futuro.
E’ l’alibi che serve al sindaco, agli amministratori tutti della città dove mi é capitato di nascere e vivere (e non solo a loro) per affrontare con disinvoltura e senza vergogna l’ipotesi di farsi produttori di bambini fantasma, appena un parlamento senza decenza e senza pudore glielo consentirà.
Sarà il prezzo dell’affettuosa alleanza del Pdl (ivi compresa la fu An) con la Lega Nord. Ma davvero tanto legame ha bisogno anche di vittime sacrificali? Si rendono conto questi individui che non occorre abbandonare i bambini ai cani randagi (come a Scicli, Ragusa) per distruggerli? Basta distruggerne il legame con la madre, con i genitori. E’ sufficiente un pezzo di
carta. Il sangue non si vede e gli italiani, come sempre brava gente, staranno buoni: parlamentari, sindaci, cittadini tutti, persino papi e vescovi – altrimenti loquaci- non troveranno nulla da dire.
 
 
Dei medici invitati, o comandati che siano, a violare il segreto professionale umiliato a discrimine etnico e poi della negazione dei genitori naturali ai bambini burocraticamente discriminati ho scritto finora 27 volte, lo scorso anno il 21, 26, 28, 31 ottobre, 3, 6, 11, 14, 19, 21, 24 novembre e l’1, 2 e 16 dicembre.
Nel 2009 il 3, 4, 6, 15, 25, 29 gennaio, il 6 e 19 febbraio e l’1, 8, 10, 11, 15, 16 e 21 marzo.
 
lunedì, 23 marzo 2009
Aggressione all’Iraq e furti a Nassiriya

La memoria di un povero blog

Mercoledì 4 gennaio 2006. Da il Messaggero Veneto di Udine (cronaca di Udine. Analogamente scrive – nella stessa data- Il Gazzettino, ancora nella cronaca locale).
 
“Venerdì 30 dicembre: i carabinieri del Comando provinciale di Udine si presentano alla caserma Berghinz di via San Rocco, Sede del Terzo reggimento genio guastatori. Si muovono con sicurezza. Sanno che negli scantinati é ammucchiato un centinaio di armi da guerra sequestrate agli iracheni e fatte arrivare in Italia nel settembre 2004. Armi . che dovevano essere distrutte a Nassiriya, dove gli uomini del reggimento hanno operato per mesi…. “

Chi le ha messe in quella italica caserma era ben consapevole del fatto che era opportuno mascherarne la provenienza. Infatti …


“Le armi sono tutte con matricola limata e custodite senza particolari misure di sicurezza.”
(Da il MV/Ud 4/01)

4 febbraio 2006 – stessa fonte
Sono effettivamente tavolette babilonesi con iscrizioni e raffigurazioni risalenti al 2000 avanti Cristo i reperti archeologici ritrovati nel borsone di uno dei quattro militari che avevano partecipato tra maggio e settembre 2004 alla missione Antica babilonia, indagati dal pm della Procura militare di Padova, Sergio Dini.
L’inchiesta è quella che ha portato alla scoperta di un arsenale di armi irachene negli scantinati della caserma Berghinz di Udine, sede del terzo Reggimento genio guastatori in forza alla brigata Pozz   uolo del Friuli. E’ il risultato della perizia effettuata per conto del sostituto procuratore Dini dai Carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico e da alcuni consulenti universitari. Le sei tavolette provengono presumibilmente dalla città di Ur e hanno un valore di 3.500 euro ciascuna. Alcune formelle, parte delle quali in buone condizioni di conservazione e parte scheggiate, potrebbero appartenere al rivestimento di una “ziggurat”, le tipiche torri a gradoni mesopotamiche con base quadrata o rettangolare.
Erano state scoperte nelle scorse settimane all’interno di un borsone al quale erano attaccate le etichette del capitano SV:, ritrovato nel corso di una perquisizione nell’alloggio del maresciallo BG.

Copiare é dura, ma la notizia é troppo ghiotta

Messaggero Veneto - cronaca di Udine - sabato 21 marzo 2009

 Il caso Berghinz traffico d’armi irachene, l’inchiesta arriva a Udine.

Da Padova a Cagliari, poi a Roma e adesso a Udine. Ha fatto questo ‘giro’ l’inchiesta sul traffico d’armi irachene trovate alla Berghinz, scoppiata nel gennaio 2006. Si fondava sulla presunta importazione illegale di armi dall’Iraq e aveva visto indagati cinque militari del Terzo reggimento guastatori di stanza appunto nella caserma udinese di via San Rocco.
Se per il colonnello S.Z. di Udine , il procedimento era già stato stralciato e il 6 aprile ci sarà la prima udienza preliminare davanti al Gup del tribunale udinese, per gli altri quattro finora le indagini erano rimaste nell’ambito delle procure e dei tribunali militari. Così, recentemente, dopo essere transitate da Padova, a Cagliari, a Roma, i giudici militari dei tribunali della capitale hanno stabilito che la giurisdizione per procedere é quella ordinaria di Udine.
I faldoni del procedimento sono così arrivati alla procura della repubblica udinese che adesso, di fatto, si vede azzerato tutto e quindi deve iscrivere il fascicolo come indagini preliminari individuando i reati ordinari che ritiene siano stati commessi.
Vi figurano indagati i predecessori di S.Z., colonnello romano M.R., che guidò gli uomini della Berghinz durante la missione in Iraq, dal maggio al settembre 2004: il capitano S.V. di Pasian di Prato, il maresciallo capo B.G. di Coseano, che avrebbero avuto il compito di trasportare e custodire l’arsenale clandestino dall’Iraq all’Italia . e il maresciallo del Terzo reggimento guastatori A.C. di Udine
.
 
Se ci saranno altre notizie ...
 
Avevo scritto di questa sporca faccenda nei mesi di gennaio e marzo 2006 (chi vuole può servirsi dell’archivio, purtroppo la categoria ‘Antica Babilonia’ non funziona).
Poi la faccenda era stata trasferita ad altro tribunale e la mia fonte di notizie si era prosciugata. Ora torna a Udine. Se ci saranno altre notizie ne scriverò.
Non ho trascritto i nomi dei protagonisti di questa sporca faccenda perché, stante la funzione di magazzino della merce rubata, esercitata da una caserma non dismessa, penso che la disciplina militare, bene o male intesa che sia, c’entri qualche cosa.
La sigla in luogo del nome é il mio modo di segnalare il mio sospetto di una responsabilità oltre le persone indicate.
augusta
Dedicato a Lino, l’uomo dai veloci commenti (grazie)
Leggo un commento e aggiungo, ricopiando dalle mie vecchie notizie (7-01-2006):
 
“Reperti archeologici e alcune parti di kalashnikov sono stati trovati durante le perquisizioni disposte dalla procura militare di Padova in seguito al ritrovamento nella caserma Berghinz … di una novantina di armi da guerra importate dall’Iraq” (Da il MV/Ud 6/1). 
La notizia viene ripresa anche il 7/01 dalla stessa fonte, con un’osservazione un po’ demenziale “tutti sapevano”. Tutti chi? E perché non hanno parlato se importazione clandestina di armi, gestita da diffuse complicità, e furti collettivamente e individualmente perpetrati risalgono al 2004?
Reperti archeologici rubati, tolti dal contesto in cui –trovati da studiosi onesti e competenti - possono dire molto della storia di un popolo. Sullo stesso quotidiano trovo una dichiarazione del prof. Matthiae, l’italiano scopritore di Ebla (Siria). Afferma il famoso archeologo che si tratta
“di un episodio indubbiamente grave, se si è verificato, perché la Mesopotamia antica è una delle regioni più importanti in assoluto nel pianeta per la fondazione della civiltà urbana” (Da il MV/Ud 6/1).
Quando ho visitato Ebla non ho avuto la fortuna di incontrare il prof. Matthiae, ma gli operai del posto, intenti a scavare la loro terra con una cura che richiamava un’attenzione amorosa e che parlandomi de “the professor” si illuminavano.
Aveva offerto loro la capacità di accostarsi in pienezza di dignità e consapevolezza al loro passato.
Ma il passato in cui si riconoscono i militari di Nassiriya non è quello degli operai di Ebla, bensì quello della violenza che, consumata su altri popoli, sembra appagarli.
La democrazia non si esporta e, se si cerca di farlo con le armi, si aggiunge violenza a violenza, ma la cultura che consente di vivere in democrazia può essere testimoniata da chi ne è all’altezza.
mercoledì, 11 marzo 2009

SI’! SIAMO TUTTI MOSTRI

 

Nel precedente post ponevo al questione in termini dubitativi.
Ora so che sì, siamo tutti mostri.

Ma andiamo per ordine; anche i mostri ne hanno uno.

Dal sito dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazioni
(ASGI)

Ieri ne ho dato notizia nel mio precedente post, precipitosamente certo, ma quando ho ricevuto la notizia di cui riprendo l’esame mi sono sentita crollare le ultime, residue, pietose (verso di me) convinzioni di vivere in uno stato di diritto.
E se lo stato di diritto abbiamo buttato, approfittando del consenso che paga chi devasta i diritti dei soggetti a debole contrattualità, siamo tutti mostri.
Riprendo la notizia, come riferita dall’Asgi.

 

”Le conseguenze di tale modifica normativa sui bambini che nascono in Italia da genitori irregolari sarebbero gravissime.

I minori che non saranno registrati alla nascita, infatti, resteranno privi di qualsiasi documento e totalmente sconosciuti alle istituzioni: bambini invisibili, senza identità, e dunque esposti a ogni violazione di quei diritti fondamentali che ai sensi della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza devono essere riconosciuti a ogni minore. Ad esempio, in mancanza di un documento da cui risulti il rapporto di filiazione, molti di questi bambini non potranno acquisire la cittadinanza dei genitori e diventeranno dunque apolidi di fatto. Per tutta la vita incontreranno ostacoli nel rapportarsi con qualsiasi istituzione, inclusa la scuola. Proprio a causa della loro invisibilità, saranno assai più facilmente vittime di abusi, di sfruttamento e della tratta di esseri umani.

In secondo luogo, vi è il forte rischio che i bambini nati in ospedale non vengano consegnati ai genitori privi di permesso di soggiorno, essendo a quest’ultimi impedito il riconoscimento del figlio, e che in tali casi venga aperto un procedimento per la dichiarazione dello stato d’abbandono. Questi bambini, dunque, potranno essere separati dai loro genitori, in violazione del diritto fondamentale di ogni minore a crescere nella propria famiglia (ad eccezione dei casi in cui ciò sia contrario all’interesse del minore), sancito dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e dalla legislazione italiana.

E’ probabile, infine, che molte donne prive di permesso di soggiorno, temendo che il figlio venga loro tolto, decidano di non partorire in ospedale. Anche in considerazione delle condizioni estremamente precarie in cui vivono molti immigrati irregolari, sono evidenti gli elevatissimi rischi che questo comporterebbe per la salute sia del bambino che della madre, con un conseguente aumento delle morti di parto e delle morti alla nascita”.


Ripercorrendo la strada delle norme

Il Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero) prevede che (art. 6 comma 1): “Il permesso di soggiorno rilasciato per motivi di lavoro subordinato, lavoro autonomo e familiari può essere utilizzato anche per le altre attività consentite”.
E al comma 2 precisa che “
i documenti inerenti al soggiorno ..., devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero” “fatta eccezione per i provvedimenti ... inerenti agli atti di stato civile o all'accesso a pubblici servizi”.
Ne possiamo dedurre che oggi, quando debba occuparsi di faccende inerenti gli atti di stato civile (quindi registrazioni di matrimoni, nascite, morti, come elenca l’ASGI nella citazione sopra riportata) lo straniero non deve presentare il permesso di soggiorno e quindi anche i sans papier possono accedere alle richieste conseguenti tali atti.
E siamo ancora a questo punto, nonostante gli scenari cupi che l’effetto annuncio ci consente di prevedere a seguito del nuovo testo che nasce da una modifica di difficile leggibilità per i non esperti
Cerchiamo di decodificarlo perché conoscere é ancora un diritto (o non più?).
Il ddd.733 –ossia l’infame pacchetto sicurezza- alla
lettera f) del comma 1 dell’art. 45 propone: “
all’articolo 6, comma 2, le parole: «e per quelli inerenti agli atti di stato civile o all’accesso a pubblici servizi» sono sostituite dalle seguenti: «e per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35»”.
Quindi – se il pacchetto passerà come previsto – non sarà più possibile per il sans papier accedere alla richiesta di atti di stato civile senza presentare il permesso di soggiorno. E come farebbe a presentare il permesso di soggiorno chi, per definizione, non ce l’ha?
Quando però si presentasse a sportelli preposti ad attività sanitarie potrà farne a meno, ma, nel momento stesso in cui non dovrà esibire il permesso di soggiorno, si esporrà al rischio della delazione (e l’attività di possibili medici spie non sarà certo eliminata dalle proteste di correttezza di colleghi che rispettano la loro professione).
Ne ho scritto ben più di venti volte, ma qui ripeto quali sono i servizi assicurati (anche nel pacchetto sicurezza, conformemente all’art. 35 del Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286) ai ‘sans papier’ disposti a sfidare le attività di spionaggio concesse nei pubblici servizi

Ai cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale, non in regola con le norme relative all'ingresso ed al soggiorno, sono assicurate, nei presidi pubblici ed accreditati, le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia ed infortunio e sono estesi i programmi di medicina preventiva a salvaguardia della salute individuale e collettiva. Sono, in particolare, garantiti:

a. la tutela sociale della gravidanza e della maternità, a parità di trattamento con le cittadine italiane, ai sensi delle leggi 29 luglio 1975, n. 405, e 22 maggio 1978, n. 194, e del decreto del Ministro della sanità 6 marzo 1995, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 87 del 13 aprile 1995, a parità di trattamento con i cittadini italiani;
b. la tutela della salute del minore in esecuzione della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176;
c. le vaccinazioni secondo la normativa e nell'ambito di interventi di campagne di prevenzione collettiva autorizzati dalle regioni;
d. gli interventi di profilassi internazionale;
e. la profilassi, la diagnosi e la cura delle malattie infettive ed eventuale bonifica dei relativi focolai.”

Ancora un dubbio

Stabilito che i figli degli immigrati non regolari potranno essere sottratti ai genitori già alla nascita (e me lo conferma il testo dell’ASGI pubblicato sopra) mi chiedo cosa accadrà se si troveranno minori malati e non curati (la paura può essere più forte della cura), ancora conviventi con i genitori. Ci sarà qualche solerte funzionario che, per il loro bene, li strapperà alla famiglia, affidandoli a qualche istituto affamato di finanziamenti come ai bei tempi dei brefotrofi straripanti?

Gli interlocutori che mi piacerebbe incontrare.
Mi piacerebbe mi rispondessero nell’ordine:
i senatori e i deputati che voteranno l’art 45 del pacchetto sicurezza, compresa la lettera f) comma 1 dell’articolo 6, forti della loro inconsapevolezza, ovunque siano collocati nella topografia dell’aula, dopo aver pigramente esibito la loro impronta digitale ai controlli di nuovo tipo;
i sindaci che sono disposti –per gradimento, opportunismo, ignoranza o quieto (loro) vivere - a negare il servizio anagrafe ai neonati irregolari;
le associazioni che si avvoltolano nel settore traendone vantaggi senza proporre decenza e dignità e senza farsi protagonisti di uno (scomodo) controllo sociale;
le persone che mi hanno detto ‘non ci credo’, ‘basta non farli entrare’ e quelle che mi considerano una fissata.
Lo sono! mi sono già autocertificata cretina ora aggiungo fissata!.

So che oggi c’é chi sta cercando di diffondere la notizia fra i mezzi di comunicazione. Qualche cosa ha già ottenuto. Ricopio

SICUREZZA: DDL; E' ALLARME RISCHIO BAMBINI INVISIBILI/ANSA ONG E PEDIATRI, NO A NORMA CHE IMPEDISCE REGISTRAZIONE NASCITE (ANSA) - ROMA, 11 MAR - Nuove preoccupazioni sul rispetto dei diritti in Italia per le norme contenute nel ddl sicurezza, già approvato dal Senato e ora in discussione alla Camera. Dopo i rischi evidenziati dai medici per l'obbligatorietà di denunciare gli immigrati clandestini e quelli per due milioni di italiani poveri o senza dimora, sottolineati dalle associazioni di volontariato, e' la volta dei nascituri figli di immigrati. L'allarme lanciato dai giuristi per l'immigrazione (Asgi) e da una associazione di pediatri riguarda, infatti l'articolo 45 (comma 1, lettera f) del ddl: se venisse approvato i neonati stranieri di genitori privi di permesso di soggiorno non potrebbero essere registrati all'anagrafe. Una palese violazione dei principi costituzionali e della dichiarazione Onu dei diritti dei bambini, viene fatto notare dall'Asgi, a 24 ore dalla ''tirata d'orecchie'' che l'Italia ha avuto proprio dalle Nazioni Unite per i troppo immigrati in carcere in attesa di processo. Per cambiare il testo del ddl l'Asgi ha lanciato un appello contro l'introduzione dell'obbligo per il cittadino straniero di esibire il permesso di soggiorno in sede di richiesta di atti di stato civile, tra i quali sono inclusi anche le registrazioni di nascita. Secondo l'associazione, in base a, ''l'ufficiale dello stato civile non potrà dunque ricevere la dichiarazione di nascita ne' di riconoscimento del figlio naturale da parte di genitori stranieri privi di permesso di soggiorno. La norma che impedisce la registrazione della nascita si configura come una misura che oggettivamente scoraggia una protezione del minore e della maternità.
Una simile norma appare dunque incostituzionale sotto diversi profili'' e, inoltre, e' in palese contrasto con la Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza. ''Le conseguenze di tale modifica normativa sui bambini che nascono in Italia da genitori irregolari sarebbero gravissime. i bambini non registrati alla nascita resterebbero senza identita' - dicono i pediatri - completamente invisibili; vi e' inoltre il forte rischio che i bambini nati in ospedale non vengano consegnati ai genitori privi di permesso di soggiorno e siano dichiarati in stato d'abbandono; per evitare questo, e' probabile che molte donne in condizione irregolare decidano di non partorire in ospedale, con serissimi rischi per la salute della madre e del bambino''.
(ANSA). VN 11-MAR-09 19:20 NNN


Ricordo che sul problema tutela della salute per gli stranieri sans papier
ho scritto, per un totale –finora- di 23 volte, lo scorso anno il 21, 26, 28, 31 ottobre, 3, 6, 11, 14, 19, 21, 24 novembre e l’1, 2 e 16 dicembre.
Nel 2009 il 3, 4, 6, 15, 25, 29 gennaio, il 6 e 19 febbraio e l’1, l’8 e il 10 marzo.

Collegamenti: ASGI;  286;  lettera f)
mercoledì, 11 marzo 2009
Siamo tutti mostri?
 
Ho ricevuto il messaggio che trascrivo e che vi prego di leggere anche se é molto lungo. A chi me li chiedesse posso inviare i testi delle leggi citate che ho raccolto.
L’i
ndirizzo per l’invio di adesionié info@asgi.it.

Alla cortese attenzione
dei membri della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati
dei membri della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati
dei membri della Commissione parlamentare per l’Infanzia
dei Gruppi parlamentari della Camera dei Deputati
 
9 marzo 2009
 
 Oggetto: Conseguenze dell’art. 45, comma 1, lett. f) del ddl C. 2180 sul diritto del minore a essere registrato alla nascita
 
L’art. 45, comma 1, lett. f) del disegno di legge “Disposizioni in materia di sicurezza”, approvato dal Senato e attualmente all’esame della Camera (C. 2180), introduce l’obbligo per il cittadino straniero di esibire il permesso di soggiorno in sede di richiesta di provvedimenti riguardanti gli atti di stato civile, tra i quali sono inclusi anche gli atti di nascita[1][1].
L’ufficiale dello stato civile non potrà dunque ricevere la dichiarazione di nascita né di riconoscimento del figlio naturale da parte di genitori stranieri privi di permesso di soggiorno.
 
La norma che impedisce la registrazione della nascita si configura come una misura che oggettivamente scoraggia una protezione del minore e della maternità. Una simile norma appare dunque incostituzionale sotto diversi profili. In primo luogo comporta una palese violazione del dovere per la Repubblica di proteggere la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo (art. 31, comma 2 Cost.) e sfavorisce il diritto-dovere costituzionale dei genitori di mantenere i figli (art. 30, comma 1 Cost.). In secondo luogo viola il divieto costituzionale di privare della capacità giuridica e del nome una persona per motivi politici (art. 22 Cost.) ed è noto che la dottrina si riferisce alle privazioni per qualsiasi motivo di interesse politico dello Stato.
La norma è altresì incostituzionale per violazione del limite previsto dall'art. 117, comma 1 Cost. che impone alla legge di rispettare gli obblighi internazionali. Essa si pone infatti in palese contrasto con la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva con legge 27 maggio 1991, n. 176 che agli articoli 7 e 8 riconosce a ogni minore, senza alcuna discriminazione (dunque indipendentemente dalla nazionalità e dalla regolarità del soggiorno del genitore), il diritto di essere “registrato immediatamente al momento della sua nascita”, il diritto “ad un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori ed a essere allevato da essi”, nonché il diritto “a preservare la propria identità, ivi compresa la sua nazionalità,  il suo nome e le sue relazioni famigliari”. La disposizione in oggetto violerebbe inoltre l'art. 24, comma 2 del Patto internazionale sui diritti civili e politici, firmato a New York il 16 dicembre 1966, ratificato e reso esecutivo con legge 25 ottobre 1977, n. 881, che espressamente prevede che ogni bambino deve essere registrato immediatamente dopo la nascita ed avere un nome.
 
Le conseguenze di tale modifica normativa sui bambini che nascono in Italia da genitori irregolari sarebbero gravissime.
I minori che non saranno registrati alla nascita, infatti, resteranno privi di qualsiasi documento e totalmente sconosciuti alle istituzioni: bambini invisibili, senza identità, e dunque esposti a ogni violazione di quei diritti fondamentali che ai sensi della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza devono essere riconosciuti a ogni minore. Ad esempio, in mancanza di un documento da cui risulti il rapporto di filiazione, molti di questi bambini non potranno acquisire la cittadinanza dei genitori e diventeranno dunque apolidi di fatto. Per tutta la vita incontreranno ostacoli nel rapportarsi con qualsiasi istituzione, inclusa la scuola. Proprio a causa della loro invisibilità, saranno assai più facilmente vittime di abusi, di sfruttamento e della tratta di esseri umani.
 
In secondo luogo, vi è il forte rischio che i bambini nati in ospedale non vengano consegnati ai genitori privi di permesso di soggiorno, essendo a quest’ultimi impedito il riconoscimento del figlio, e che in tali casi venga aperto un procedimento per la dichiarazione dello stato d’abbandono. Questi bambini, dunque, potranno essere separati dai loro genitori, in violazione del diritto fondamentale di ogni minore a crescere nella propria famiglia (ad eccezione dei casi in cui ciò sia contrario all’interesse del minore), sancito dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e dalla legislazione italiana.
 
E’ probabile, infine, che molte donne prive di permesso di soggiorno, temendo che il figlio venga loro tolto, decidano di non partorire in ospedale. Anche in considerazione delle condizioni estremamente precarie in cui vivono molti immigrati irregolari, sono evidenti gli elevatissimi rischi che questo comporterebbe per la salute sia del bambino che della madre, con un conseguente aumento delle morti di parto e delle morti alla nascita.
 
Per evitare queste gravissime violazioni dei diritti dei minori (oltre che dei loro genitori), rivolgiamo un appello ai Parlamentari affinché respingano la disposizione di cui all’art. 45, comma 1, lett. f) del disegno di legge “Disposizioni in materia di sicurezza” (C. 2180).
 
A.S.G.I.

Io spero che chi legge creda almeno alla firma dell’ASGI (Associazione Studi Giuridici Immigrazione), che é una delle più serie organizzazioni di settore.
Insisto nel dichiarare che dell’attacco, tipico di ogni politica violenta, contro i bambini ho scritto più di venti volte (l’ultima l’otto marzo) in questo mio blog diariealtro. Forse sento il bisogno di giustificare l’inutilità di tutto questo (perché di questa inutilità mi vergogno), ma non so cos’altro avrei potuto fare, soprattutto dopo aver riscontrato tanta indifferenza e incredulità.
Mi chiedo anche perché dalle forze politiche presenti in parlamento non sia venuto un allarme tempestivo che consentisse di capire, superando l'incrocio di citazioni e controcitazioni sotto cui viene sepolta la decisione di un crimine, e almeno di dire che molti di noi non sono ancora razzisti.. Pigrizia? Incompetenza?
Come si comporteranno i sindaci cui, se il pacchetto sicurezza diventerà legge, sarà impedito di registrare bambini nati nel loro comune? Saranno soddisfatti, indifferenti, rassegnati, comunque zitti?
La lettera al sindaco di Udine, che ho pubblicato qui il 19 febbraio, sulle cure essenziali oggettivamente impedite ai bambini, non ha avuto risposta.
Si unirà, insieme ai suoi colleghi consenzienti (e sono certa che ne troverà), alla negazione del diritto di esistere in omaggio ai deliri razzisti di moda?
Forse le nonne di piazza di maggio potrebbero spiegargli qualche cosa.
augusta
lunedì, 09 marzo 2009
Il re é nudo
e senza pietà
Penso che sia ampiamente nota la vicenda della bambina brasiliana, violentata da patrigno e incinta di due gemelli.
Riporto un pezzo di Giancarla Codrignani (che dice di questa vicenda molto meglio di quanto io avrei saputo) e segnalo, sempre dal sito il dialogo, la posizione delle comunità cristiane di base


Care tutte,
ma quale festa! è un giorno di lutto. Non a causa dei rumeni che stuprano le italiane o degli italiani che stuprano le rumene. E neppure dei rumeni che salvano un'italiana dallo stupratore. Ma a causa di una chiesa cattolica che stupra la dignità di tutte noi: una bambina brasiliana di nove anni, violentata dal patrigno, è rimasta incinta e un medico l' ha fatta abortire. Il vescovo - ricordiamone il nome, perché ne resti memoria, Josè Cardoso Sobrinho - ha scomunicato il dottore pietoso e la mamma consenziente; e puntualmente il Pontificio Consiglio per la Famiglia, nella persona di mons. Gian Franco Grieco, ha approvato, entrambi in nome della "della vita". Il medico e la madre (magari anche la bambina), non il violentatore. E precisano che la violenza è meno grave della soppressione di una vita.
Ma di quale vita stanno parlando? Conoscono che cosa sono i trenta chili di una bambina di nove anni, a quale morte del corpo e dell'anima approda quella gravidanza? In che cosa si autodefinisce "madre" una chiesa così? Di quale famiglia si dichiarano difensori? non quella per la prima volta dal Concilio Vaticano II definita dall'amore, ma una abitata dalla legittima - o anche illegittima - finalità procreativa di embrioni, prodotti da maschi autorizzati dal codice di Diritto canonico a dare sfogo all'esigenza biologica che neppure i conigli chiamerebbero remedium concupiscentiae e in cui la donna è sempre oblativa e non può dire di no? Quale donna onorano quando pregano la Madre di Cristo, che ha detto sì al concepimento non imposto e che per le donne è vergine solo per dignità di genere e non per intangibilità dell'imene?
Le donne - vorrei dire tutte le donne e le cattoliche per prime - sperano solo che quella bambina si salvi, nel corpo e nell'anima, entrambi violati, perché è lei la vita. Ma non possiamo dimenticare la violenza che abbiamo subito noi, escluse dall'altare, in questo caso fortunatamente.
Il re é nudo
e a volte ridicolo
Da cinque anni a Udine in occasione dell’otto marzo si svolge un evento culturale chiamato Calendidonna.
Quest’anno, con il titolo Rosa di Persia é stato dedicato alle donne iraniane, che lottano consapevolmente per i loro diritti e li dicono anche con il linguaggio dell’arte. Certamente questa frase non illustra la ricchezza dell’evento, ma non é di questo che voglio parlare, bensì di un risvolto ridicolo che ha determinato senza volerlo.
Nel dépliant di presentazione di Calendidonna 2009 si legge che si tratta di un’iniziativa del Comune di Udine, con il contributo della Regione e il patrocinio della Provincia, sempre di Udine.
Ma 4 marzo il Presidente della Provincia dichiara che “il patrocinio non verrà concesso alla luce della concezione che il regime iraniano continua ad avere nei confronti delle donne, considerandole esseri inferiori rispetto all’uomo”. Seguono altre affermazione di fonte varia ma nessuno spiega quale bieca congiura di palazzo abbia impedito al presidente di cui sopra di venire a conoscenza che il negato patrocinio era già pubblicamente dichiarato.
Chissà chi riusciranno ad incolpare della gaffe che la segretaria cittadina della Lega Nord sottolinea e, senza volerlo, enfatizza affermando che l’iniziativa udinese é ininfluente per i destini delle donne iraniane che certamente non ne verranno a conoscenza (forse che fra gli organizzatori qualcuno pensava che dal marzo 2009 Udine sarebbe stata il luogo simbolo d’inizio di una rivoluzione femminile medio orientale?). Segue attacco ai “democratici” che mettono in scena “spettacoli e manifestazioni che riguardino il meno possibile la nostra realtà e la NOSTRA gente”. E infine la stessa segretaria non si nega ad un omaggio al presidente della Provincia, “figura istituzionale, eletta democraticamente, con un curriculum che pochi possono vantare”.
E’ l’otto marzo e l’angelo del focolare diventa angelo per la promozione del presidente. E’ un passo avanti? Non lo so né é questione che mi interessi.
Vorrei invece capire chi é, nell’immaginario della promozionale segretaria,
la nostra gente.
E’ questione, quel ‘nostra’, che intriga la nostra storia fin dal tempo dell’arrivo dei Longobardi, se possiamo riportarla al contrasto fra jus loci e jus sanguinis. Infatti già in tempi lontani si constatò che il criterio di spartizione delle terre era diverso: uno secondo il diritto romano vigente nel luogo e l’altro secondo le leggi che i Longobardi portavano con sé, come le armi che li facevano padroni di decidere. Allora le armi erano di ferro, oggi di vario tipo, anche immateriali, ma per devastare funzionano efficacemente.
E torniamo alla ‘nostra gente’, se stiamo allo jus sanguinis, si tratta di autoctoni, certamente non di razza pura, perché in terra di confine il meticciato ha una sua tradizione oltre ogni scelta, ma insomma autoctoni (friulani? padani? Chissà!), cittadini da più generazioni (non troppe visto che da queste parti l’Italia é arrivata nel 1866, a seguito della cd terza guerra di indipendenza, una sconfitta militare e insieme una vittoria diplomatica).
Già, ma se sono distinguibili per  cittadinanza - e non per dati fisiognomici, anatomici, biologici o simili - la faccenda ancora si complica e lo jus sanguinis va in soffitta.
E non basta: la Costituzione della Repubblica in determinate materie supera la stessa cittadinanza. Abbandona l’autoctono e l’autoctona, abbandona il cittadino e la cittadina e ci parla di individuo. All’art. 32 per esempio afferma: “
La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell‘INDIVIDUO e interesse della collettività ....” . 
A questo punto devo, almeno per me, tentar di rispondere alla domanda

Chi é la ‘nostra gente’?

Abbiamo una legge che in parecchie sue parti neppure il pacchetto sicurezza prevede di abrogare (almeno a livello di Senato, potrà sempre peggiorare alla Camera).
Quella legge afferma che “nei presidi pubblici ed accreditati” é assicurata anche alle cittadine straniere “presenti sul territorio nazionale, non in regola con le norme relative all'ingresso ed al soggiorno”, ”la tutela sociale della gravidanza e della maternità, a parità di trattamento con le cittadine italiane, ai sensi delle leggi 29 luglio 1975, n. 405, e 22 maggio 1978, n.
194, e del decreto del Ministro della sanità 6 marzo 1995”. Così dice il comma a dell’art. 35 del Decreto Legislativo
25 luglio 1998, n. 286, di cui non é prevista cancellazione.
E allora il presidente della provincia, così sensibile ai diritti delle donne negati in Iran, e la segretaria su
a dichiarata interprete, così concentrata sulla ‘nostra’ gente (anche se non ci ha chiarito – o io non l’ho capito- a chi si riferisca quel possessivo) pensano di garantire, facendosi forti della paura indotta nei migranti dalla possibile denuncia della loro presenza, la tutela della maternità a discriminante etnica?
Illuminazione improvvisa: ora so chi é la ‘nostra gente’!
La nostra gente é quel gruppo di persone che può andare ai servizi sanitari senza paura di imbattersi in delatori di una condizione amministrativa penalizzante, non é ‘nostra gente’ chi quella paura non può permettersi di superare. Signora segretaria cittadina della Lega Nord, signor Presidente della Provincia che vuol affidare ai ‘suoi’ guardiacaccia la caccia dei clandestini ai confini austriaco e sloveno (il termine é un po’ rozzo, ma anche il Presidente sembra li chiami così – Messaggero Veneto del 7 marzo) finalmente ho capito!
E così, preso atto che costruire nella nostra gente la paura speculare ‘dell’altro’ costituisce molla del consenso politico per chi sa come quella paura indotta si possa trasformare in sicurezza (della ‘nostra gente’ evidentemente, non di chi nostra gente non é), capisco anche che chi voglia rendere possibile agli stranieri sans papier l’accesso sicuro ai servizi sanitari non può fare esclusivo riferimento alla correttezza deontologica proclamata da medici e infermieri. Non basta per tutelare chi é in una condizione di fragilità (come le donne incinte, per esempio) dalla possibile delazione di chi non intende rispettare il giuramento di Ippocrate.
E’ una questione di cui ho scritto molte volte per ciò che riguarda il medesimo problema nei confronti delle cure dovute ai minori. Ma se ho supposto, e non sono andata oltre perché nessuno mi ha risposto, che il sindaco possa farsi garante per i minori perché non diventino oggettivi delatori dei loro genitori e di se stessi, non so come si possano tutelare le ‘non nostre’ donne che vogliano affrontare responsabilmente la loro maternità.
Mi aspettavo un interesse delle chiese (della gerarchia cattolica in particolare che in altri casi sa trovare tante e anche improprie parole), dal mondo associativo che si dichiara in nome di diritti universali, dalle donne elette nelle istituzioni, dai gruppi di donne variamente operanti sul territorio anche in nome della loro condizione di genere altrove discriminato: é stata un’attesa inutile.
Così come sembra inutile l’attesa di un’amica che, il primo marzo, ha inviato al sindaco del suo comune (Campoformido UD) la lettera aperta che mi ha gentilmente trasmesso e che trascrivo:
Egregio signor Sindaco ,
nei giorni scorsi è stata pubblicata sul Messaggero Veneto una lettera aperta indirizzata al Sindaco di Udine, lettera alla quale sul quotidiano non ha fatto seguito alcuna risposta. Il tema evidenziato nella lettera fa riferimento alla previsione abrogativa del comma 5 dell’art. 35 del decreto legislativo 25 luglio 1998 n. 286 ( T.U. delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), che recita:
“L’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità; salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano.”
 All’abrogazione del comma succitato si oppongono diversi Ordini dei Medici ed è viva in merito la preoccupazione di vari professionisti che si occupano del benessere psico-fisico di cittadini/e. Il richiamo alla deontologia professionale e all’obiezione di coscienza dei vari operatori sanitari non è sufficiente ad indurre dei cittadini extracomunitari, non in regola con il permesso di soggiorno, a rivolgersi ai servizi sanitari per il timore di una possibile denuncia. 
Come riportato nella lettera pubblicata sul Messaggero Veneto, rispetto alla previsione abrogativa dell’articolo citato resta in vigore la parte che prevede:
 
b) la tutela della salute del minore in esecuzione della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176;
 c) le vaccinazioni secondo la normativa e nell’ambito di interventi di campagne di prevenzione collettiva autorizzati dalle regioni.
E’ inoltre di pubblico dominio la dichiarata preoccupazione del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, per la scomparsa di un rilevante numero di minori italiani e stranieri presenti sul territorio nazionale, scomparsa che l’abrogazione succitata non aiuterà certo a chiarire.
Egregio signor Sindaco chiedo a Lei quanto già altri hanno chiesto senza esito al Sindaco di Udine: <<In considerazione del fatto che i minori italiani e non, privi di tutela, godono di una tutela particolare nel Comune in cui si trovano e interrogano la Sua persona, come intende sostenere nel territorio comunale il diritto alla salute di quei minori ai quali i genitori non possono provvedere per impedimenti oggettivi?>>

Un cordiale saluto    
                                                  Anna Maiolatesi     
 
Ricordo che sul problema tutela della salute per gli stranieri sans papier ho scritto, per un totale –finora- di 23 volte, lo scorso anno il 21, 26, 28, 31 ottobre, 3, 6, 11, 14, 19, 21, 24 novembre e l’1, 2 e 16 dicembre. Nel 2009 il 3, 4, 6, 15, 25, 29 gennaio, il 6 e 19 febbraio e l’1 marzo.
Chi volesse ulteriore documentazione dalla mia fonte principale (la Società Italiana di Medicina delle Migrazioni) può fare clic
qui.
 
Collegamenti: Codrignani, cristiane, 194, qui
giovedì, 29 gennaio 2009
Dal sito della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni
info@simmweb.it
 
"D I V I E T O   D I    S E G N A L A Z  I O N E”
• FIACCOLATA DAVANTI MONTECITORIO •
Lunedì 2 febbraio dalle 17,30 alle 20,00
• scarica la dichiarazione di Amedeo Bianco - Presidente FNOMCeO •
presentata alla
• Conferenza Stampa •
Mercoledì 28 gennaio ore 11.30
 Hotel Nazionale - Piazza Montecitorio 131
 Roma
 
*****
Ricopio il testo della dichiarazione, citata sopra cui potete anche accedere direttamente anche da qui     augusta
 
Messaggio inviato il 28 gennaio 2009 al
Presidente della SIMM in occasione della
conferenza stampa di presentazione
dell’appello “DIVIETO DI
SEGNALAZIONE. SIAMO MEDICI ED
INFERMIERI NON SIAMO SPIE”
promosso da MSF, SIMM, ASGI, OISG

Cari amici,
profondamente rammaricato di non poterVi raggiungere di persona,
ritengo tuttavia doveroso farVi pervenire il mio saluto nonché l’adesione della FNOMCeO all’iniziativa odierna.
In più occasioni e in più sedi la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri ha avuto modo di evidenziare, negli ultimi mesi, il totale dissenso sulla abolizione del comma 5 dell’art. 35 del D.lgs. 286/’98.
Vale la pena ribadire le motivazioni di tale dissenso, motivazioni che direttamente attengono alla matrice etico-deontologica dell’esercizio professionale medico e ai suoi delicati risvolti civili e sociali.
Come medici siamo convinti di avere gli stessi diritti e gli stessi doveri di tutti i cittadini, sebbene i nostri doveri si sostanzino nel garantire diritti universali della persona prima ancora che dei cittadini, e cioè quelli che concernono la tutela della salute nel rispetto della dignità di ogni individuo.
Come in guerra, anche in quella più sanguinosa, un briciolo di ragione si traduce in “corridoi umanitari”per consentire l’elementare esercizio della solidarietà e della vicinanza ai più fragili, allo stesso modo riteniamo che in una comunità moderna e civile (e in pace) l’accesso alle cure debba costituire ovunque e sempre una “area protetta” disolidarietà e umanità.
Inutile ricordare che uno dei principi fondamentali che riguardano la
salute come bene collettivo è fondato sul libero accesso alle cure e quindi ogni misura o provvedimento che possa limitare tale libertà rischia di tradursi in un boomerang per la tutela della salute
collettiva.
Queste considerazioni non fanno gli uni diversi dagli altri, ma abbracciano tutti in modo indistinto e profondamenteintercettano i profili e l’esercizio della nostra libertà di scienza e coscienza, che siamo pronti a rivendicare in ogni circostanza.
Auguro a tutti un sentito buon lavoro e invio i miei saluti più cordiali.
Amedeo Bianco
 
                                                            ***
Della questione che precede ho scritto lo scorso anno il 21, 26, 28, 31 ottobre, 3, 6, 11, 14, 19, 21, 24 novembre. 1, 2 e 16 dicembre.     Nel 2009:3, 4, 6,15 e 25  gennaio.
 
                                                          ******
 
Tornando a Gaza
Riporto il testo tradotto di un breve appello diffuso questa mattina dalla BBC

Le nazioni unite lanciano un forte appello per Gaza:
Necessitano 613 milioni di dollari per aiutate il popolo colpito dall’offensiva militare a Gaza
”Sono necessità enormi e di tanti tipi –ha detto il massimo rappresentante ufficiale aL forum economico mondiale di Davos. E ha aggiunto che i fondi sarebbero usati per “per aiutare a superare almeno in parte queste difficoltà”
L’annuncio arriva mentre si teme il collasso del cessate il fuoco unilaterale offerto dall’esercito di Israele ai militanti di Hamas
Due razzi sono stati sparati contro Israele mentre bombardamenti aerei colpivano la parte meridionale di Gaza.
 
E, a proposito di Gaza, ho un paio di SEGNALAZIONI

1. L’amica Marte cui fa capo il blog <incircolo.blogspot.com> ha introdotto con un suo intervento l’argomento del boicottaggio ai prodotti israeliani. Ne é nata un conversazione a distanza fra noi che si può leggere nei commenti del diario“memoria e smemorati” (19 gennaio).
Io ne sono felice: ho sempre sperato che diari e altro mi desse l’occasione di comunicare; questa volta ci siamo riuscite e potrebbe diventare oggetto di discussione anche per altri.
Chi fosse interessato a ricevere informazioni può andare al blog di Marte (anche direttamente dal mio omonimo link) in data 29 gennaio (22.48 – la rivoluzione nel cestello della spesa) dove troverà anche
le indicazioni necessarie per riferirsi alle fonti dell’iniziativa.
 
2. Segnalo anchel’articolo War and Natural Gas: The Israeli Invasion and Gaza's Offshore Gas Fields by Michel Chossudovsky (Guerra e gas naturale: l’invasione israeliana e i giacimenti di gas al largo di Gaza).
Non mi azzardo a tradurlo per la presenza di termini tecnici che é meglio non affronti.
Potete comunque raggiungerlo dal collegamento.  
Se ne può trovare qualche breve tratto tradotto collegandosi  al sito ‘luogo comune’   (www.luogocomune.net/site/modules/news).
Sarebbe simpatico se un lettore/trice esperto ce lo traducesse.

2. BAMBINI: MOLTI I POSSIBILI ABUSI
Tornando a quanto ho scritto il 27 gennaio sono casualmente venuta a sapere che il sindaco di Udine, in una conferenza stampa nella giornata delle memoria, ha riferito che l’assessore alla cultura si é imbattuto, alla fermata di un autobus, nella scritta ‘Juden Raus’ e che una signora aveva fatto una segnalazione su altro caso di antisemitismo. Ero io che avevo passato l’informazione ma, correttamente, il sindaco che non mi aveva interpellato, non ha fatto il mio nome.
La scritta Juden Raus, nella stessa zona della città in cui avevo visto il manifesto descritto nel diario del 27, conferma la fondatezza della mia paura di un razzismo dilagante che il risveglio dell’antisemitismo rafforza. Non a caso é la radice storica della violenza anche normativa, esercitata anche in Italia, e certamente sostenuta da recente professione di negazionismo vescovile.
Sono lieta però che una giornalista, che ha scritto delle due segnalazioni, abbia colto la specificità “dello sfruttamento dell’immagine dei bambini”.
E’ un tratto che andrebbe posto all’attenzione dell’opinione pubblica: il richiamo ai bambini, nello stile ‘piccoli razzisti crescono’, secondo me connota di vergogna e orrore irrimediabili ogni forma di razzismo, che si lega così alle radici di ogni possibile crescita umana.
Almeno per chi se ne accorge.                        augusta
 
collegamenti:  migrazioni,  scarica la dichiarazione,  qui,  articolo,  luogo comune
 
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venerdì, 16 gennaio 2009
 
Diplomazia per la pace
 
 
Samer entra in facebook_ continua dal post del 14 gennaio
 
Avevo concluso il mio diario del 14 gennaio creando un collegamento che consente di leggere il testo di un’intervista con Liron e Samer, i due ragazzi israeliano e palestinese accolti a Verona nella settimana della pace e che poi, insieme a 18 ragazzi veronesi, hanno partecipato all'ONU dei Giovani.
Per inciso, nel suo viaggio in Austria Samer é stato sostenuto da parents circle, una straordinaria organizzazione di cui ho più volte parlato nel mio blog. Purtroppo, se voglio continuare in questo racconto non posso far altro che assicurarvene il collegamento.
Meravigliato per il silenzio di Samer, che ora studia nell’Illinois, Marco Menin gli ha scritto ed ecco la risposta:

 “Ciao Marco. ti ringrazio per la tua solidarietà … La situazione è molto frustrante e mi auguro che possa cambiare, oggi sono è stato fortemente turbato: mentre guardavo la televisione, ho visto uno dei miei amici israeliani che aveva partecipato con me al campo per la pace organizzato in Austria fra ragazzi israeliani e palestinesi… il mio amico è ora un soldato israeliano nell’esercito, e mi ha scioccato quando l’ho visto con altri 2 soldati sulla cima di un carro armato mentre lanciava razzi verso Gaza. Non posso credere che uno dei miei amici sia diventato un criminale ... Egli non era così ... Mi sento come se qualcuno mi avesse pugnalato con un coltello ... Come può un amico che ha creduto nella pace diventare oggi un criminale ed essere coinvolto in un massacro, un crimine in cui centinaia di bambini e civili sono stati uccisi? Come, non riesco a capire ... al vedere il mio vecchio amico uccidere il mio popolo mi si spezza il cuore ... Non ho niente da dire .. Posso solo pregare che questo si possa fermare, è così doloroso per me vedere i miei amici morti e il bombardamento di Gaza, e poi anche vedere i miei vecchi amici di Israele diventare mostri e criminali di guerra ... Prego affinché questo si arresti immediatamente”

Samer ha poi descritto in facebook, di cui ho già detto, il suo punto di vista sulla guerra in atto, che potrete leggere tradotto nel sito di fiori di pace al n. 67
Successivamente si è rivolto ai suoi amici con cui ha condiviso il percorso veronese con un messaggio di cui propongo (finché non vi sarà di meglio) la mia traduzione che alle 13 del 16 gennaio ripropongo riveduta e corretta.
 

Cari tutti, palestinesi e israeliani,
sono molto frustrato vedendo quel che accade oggi a Gaza, ma, quando leggo i post su Facebook, sono anche deluso.
In queste discussioni ho letto parole di rabbia e biasimo, giudizi e talvolta  vi ho trovato anche un linguaggio inappropriato. Noi come gruppo, tutti noi. un giorno abbiamo detto che ci impegnavamo per la pace e a vivere con i nostri vicini, Giusto?
Ma cosa accade oggi? Mi rendo conto che entrambe le parti seguono coloro che pensano di risolvere i problemi con la violenza, assassini, stragi e persino sparando missili. In queste discussioni vedo che gli studenti israeliani tentano di giustificare una guerra brutale e sproporzionata e i
crimini contro l’umanità che l’esercito del loro paese commette a Gaza.
Allo stesso tempo i Palestinesi considerano quello che gli israeliani fanno al loro popolo e cercano di giustificare il comportamento di Hamas e i missili che vengono lanciati contro il territorio di Israele, atti anche questi di violenza.
Noi sappiamo che queste azioni sono sbagliate e disumane; e allora perché cerchiamo di giustificarle? La mia anima piange quando sento tutto ciò.
Perché cerchiamo di giustificare la violenza quando ci eravamo trovati d’accordo sul fatto che la violenza non ci porterà pace? Perché parliamo come hanno fatto oggi i leader di Hamas o il portavoce dell’esercito israeliano? Perché usiamo il loro linguaggio quando eravamo d’accordo sul fatto  che quelle persone non avrebbero risolto la situazione per noi?
Perché?
Ai miei amici israeliani: l’attacco del vostro esercito a Gaza, che ancora non ha avuto successo, non vi porterà sicurezza.
Pensate di poter cancellare con la forza un partito politico come Hamas che è sostenuto da un milione e mezzo di persone? Se Israele vuole la pace non deve fare tutto questo.
Gli attacchi su Gaza terrorizzano i civili e li caricano di odio e ostilità verso Israele. Quale il risultato di questo attacco? Hamas é ancora là e le persone che vorrebbero attaccare Israele ora sono più numerose di prima. Quando terrorizzate i civili diffondete l’odio fra loro. Oggi Israele minaccia la pace; Israele fa male a se stessa e pianta semi di odio in almeno due future generazioni.

Ai miei amici palestinesi: io so che quando un popolo é sotto attacchi selvaggi e ripugnanti reagisce, e sappiamo che reagire é naturale.
E’ naturale cercare di vendicarsi e procurare danno a coloro che stanno mandando i loro figli a ridurre la nostra vita a qualche cosa di miserabile, a coloro che hanno eletto un governo che dispiega eserciti numerosi per distruggerci ora e in futuro. Bisogna aspettarsi la reazione. Ma ora fermiamoci e poniamoci una domanda. Quale aiuto possono darci i razzi (o i fuochi d’artificio) che Hamas lancia contro Israele? Questi razzi hanno ucciso circa una dozzina di israeliani in cinque anni e non hanno cambiato nulla per noi. Come possono migliorare la situazione? Quei razzi convinceranno gli Israeliani a scegliere un governo più brutale che possa fermare Hamas con la violenza. Ciò significa che gli israeliani eleggeranno un governo più estremista che farà crescere sempre più la disperazione dei Palestinesi.
A entrambe le parti dico: per favore smettete di difendere coloro che credono nella violenza e agiscono secondo questo convincimento, smettete di far sì che le loro azioni sembrino accettabili perché non lo sono. Noi abbiamo un diverso modo di pensare, non dovremmo lasciare che la loro propaganda ci  guidi.

Come persone che da entrambe le parti credono nella pace pensiamo a un modo migliore per reagire alla sofferenza del nostro popolo.
Per esempio che cosa possono fare gli attivisti per la pace da entrambe le parti per fermare tutto questo disastro e questo caos, questa sproporzionata guerra di vendetta e rappresaglia? Tutti noi in questo gruppo dovremmo essere impegnati a discutere e trovare una risposta a questa domanda.
Dovremmo cominciare a pensare a ciò che noi – le persone che credono nella pace- possiamo fare per fermare tutta questa violenza e queste uccisioni..
E’ tempo per tutti noi di riconoscere di nuovo che chi agisce con violenza, non importa a quale parte appartenga, ha torto e da qui cominciare a considerare ciò che siamo in grado di fare.
Pregate per la pace      Samer


Pray for peace, להתפלל לשלום, صلوا من أجل السلام, Pregare per la pace !

Nota: Samer, nello sforzo di capire e di considerare l’altro interlocutore con cui costruire e non nemico da distruggere, ci offre la dimensione  potenziale di Fiori di pace, come pensato da Confronti e da Il Germoglio di Verona. Un’indicazione che ha purtroppo poco ascolto.
Samer, nel quadro di un forte richiamo alla responsabilità personale, conclude con un richiamo alla preghiera e lo scrive in inglese, in ebraico, in arabo e in italiano, riconoscendosi evidentemente in un unico Dio, che non frantuma in linguaggi che vogliono escludersi l’un l’altro
E tanto esclude l’uso politico delle religioni, così devastante e così praticato, oggi e nella nostra storia.

Scuole di legalità
Ricordate Emmanuel Bonsu. Il giovane ghanese che il 29 settembre fu aggredito, picchiato e umiliato a Parma la città dove vive con la sua famiglia perché ritenuto un corriere della droga?
Oggi dieci vigili sono stati indagati e quattro arrestati.
La famiglia di Emmanuel ha dichiarato:
"Ci dispiace per le famiglie dei vigili", dimostrando –loro che sanno cosa significa soffrire violenza e ingiustizia- una capacità di solidarietà che a loro non é stata concessa.
Repubblica ha assicurato un collegamento con l’edizione locale del quotidiano che potete leggere qui.
 
COLLEGAMENTI: sostenutoparents circlefiori di pacequi
mercoledì, 14 gennaio 2009
Una piazza virtuale
 
Prima di tutto segnalo la petizione promossa dall’organizzazione http://www.avaaz.org/ che chiede l’immediato cessate il fuoco.
Per chi non riuscisse a trovarne il testo nel sito che ho indicato sono disposta a inviarlo a richiesta.
Il mio indirizzo e-mail é aperto per accogliere l’indirizzo di chi me ne facesse richiesta: augdep@alice.it
 
Fiori di pace
Ieri ho accennato al progetto Fiori di pace e alla sua continuità anche durante questa guerra attraverso i messaggi che ragazzi israeliani e palestinesi – che hanno condiviso periodi di vita comune in Italia, a Verona – hanno deciso di scambiarsi su facebook.
A facebook non posso rinviare direttamente nessuno (perché si entra nel gruppo di discussione per invito di un amministratore) ma posso segnalare ciò che ne viene pubblicato e riferirne, dato che le porte di quel gruppo mi sono state aperte.
Di Fiori di pace avevo scritto anche nel mio vecchio blog
Betlemme (chi volesse potrà, ad esempio trovarne notizia il 21 novembre del 2004) e ho continuato a seguirne l’evoluzione nel corso di questi anni.
Gli incontri fra ragazzi israeliani e palestinesi (che durano un paio di settimane con la supervisione dei loro educatori e in particolare di Mostafà Qossoqsi, uno psicologo di Nazaret) hanno trovato un importante riferimento a Verona, dove la disponibilità e l’entusiasmo dell’associazione Il
germoglio hanno creato le condizioni per il loro soggiorno.
Nel sito web de Il germoglio troverete molto materiale e anche le indicazioni utili per giungere ai due DVD che illustrano il progetto, uno in generale e uno a proposito dell’intervista a due ragazzi di cui scriverò ancora. Del primo ha parlato anche
RAI 3: ne é regista Lucia Cuocci, che anni fa assunse la responsabilità di Fiori di pace nell’ambito dell’area progetti promossa dalla rivista Confronti.
I ragazzi che nei loro paesi d’origine, Israele e il territorio palestinese, non possono incontrarsi, ora si trovano obbligati ad essere nemici.
Così, con uno spirito che io accosto a quello di Nelson Mandela, hanno fatto ciò che non riesce alla diplomazia: si sono messi a parlare fra loro costruendo la loro piazza, un apposito gruppo in facebook, monitorato dallo psicologo che li ha seguiti nelle loro esperienze italiane, da Lucia Cuocci e in cui interviene anche il presidente de Il germoglio, Marco Menin.
Lascio alla sua relazione la descrizione di questo avvenimento, a mio parere straordinario, su cui tornerò anche nei prossimi giorni.
La relazione é molto lunga, io la riporterò per stralci, ma chi lo desideri potrà leggerla integralmente
qui.
 
Fiori di Pace alla prova della guerra.
Da alcuni anni (il primo dei 5 gruppi finora ospitato a Verona è stato nella nostra città nell’ottobre 2005) siamo impegnati ad offrire a ragazzi israeliano e palestinesi l’opportunità di un incontro impossibile nella loro terra, attraverso il progetto Fiori di Pace.
 
I drammatici eventi di questi giorni hanno messo i “nostri” ragazzi di fronte ad una sfida inedita, mettendo a dura prova le relazioni che fra loro si sono sviluppate nel tempo: certamente è molto difficile sentirsi “amici” quando il nostro paese è sottoposto ad un attacco di cui anche il solo nome, “piombo fuso”, mostra con eloquenza gli obiettivi.

La sollecitazione è venuta da due ragazze israeliane, Maya e Shir, con un messaggio inviato agli amici del gruppo su Facebook che riunisce alcuni fra i ragazzi israeliani, palestinesi e italiani che hanno partecipato a Fiori di Pace: “Ciao a tutti voi… ciò che avviene a Gaza e l’entrata degli israeliani a Gaza ci rende davvero tristi e crediamo che questo sia il luogo migliore per comprendere le ragioni dell’altra parte.
È davvero importante per noi che voi possiate ricordare le discussioni che abbiamo avuto in Italia, e speriamo anche che possiate tentare di capirci, perché noi stiamo tentando di capire voi.
Crediamo che anche se è triste che siano uccisi dei civili, Israele non avesse altra scelta… e persino mentre Israele porta aiuti a Gaza loro continuano a bombardare Israele… Israele non può continuare così.
Vogliamo sapere cosa pensate di questo, e ci dispiace se qualcuno si sente offeso”.

Questa richiesta ha scatenato risposte polemiche e aspre, quanto le notizie che ci arrivavano sulle morti e le foto ed i filmati che riprendevano la distruzione (la discussione è riportata integralmente sul sito www.fioridipace.org). E mentre i ragazzi israeliani tentavano di comunicare la sofferenza di fronte a quella che percepiscono come una via senza altre uscite, i coetanei palestinesi rispondevano con rabbia, come Mohammed: “Maya, non puoi pensare a qualcosa che Israele non abbia ancora tentato? Bene, certamente non puoi farlo, sono sicuro che non c’è altra via che uccidere la gente a Gaza. Forse potrebbero colpirli con bombe nucleari??? E finirla del tutto con loro??? Mi chiedo come diavolo tu possa giustificare queste azioni!!! Intendo dire che se è sbagliato è sbagliato. In che modo quei civili che sono morti a Gaza potevano mettere in pericolo la pace e la sicurezza di Israele??? 300 esseri umani in tre giorni!!! Noi stiamo parlando di vite, anime!!! Non solo numeri!!! È incredibile! Qualunque cosa tu dica non cambierà mai il mio pensiero!!! È del tutto sbagliato!”.

Anche la posizione di Manal, ragazza Araba Israeliana, è molto sofferta. Quando viene accusata di non identificarsi con il paese dove vive, esprime tutta la sua fatica e contraddizione dell’essere cittadina di uno stato che sente come aggressore del suo popolo: “quando vedi oltre 300 persone morire in 4 giorni, e le fotografie dell’accaduto sono davvero dure da guardare, non credo vorresti identificarti con Israele, sebbene io viva qui. So che la gente di Sderot è spaventata dai razzi ma Hamas sta facendo questo a causa dell’insostenibile situazione a Gaza: non c’è abbastanza cibo, né medicine, né elettricità. Vorresti tu vivere in questa condizione?”

Certamente da parte di molti prevale la ripetizione acritica delle posizioni politiche di parte. Per qualcuno fra gli israeliani le idee sono molto chiare e nette: “Dite cose senza senso!!! Parlate di Gaza? Degli attacchi dell’esercito? E cosa dite degli attacchi di Hamas? Ashkelon? Ashdod? Della gente che passa tutto il giorno nei rifugi, da anni? Voi dite sempre che Israele è colpevole e Israele doveva e Israele tutto! E questa è la prima volta che Israele attacca!!!”.

Però quello che è stupefacente è la volontà di comunicare comunque: anche se in tutti c’è la consapevolezza che non può essere una discussione su Facebook a risolvere un intricato problema politico, c’è grande in tutti la volontà di far comprendere all’altro il proprio punto di vista, e di tentare di comprendere a loro volta. Senza rinnegare le proprie idee, ma senza neppure rinunciare al confronto.
E così Itai, diciassettenne israeliano, dopo aver ribadito la sua convinzione che il governo israeliano non avesse altra scelta per garantire la sicurezza della sua popolazione, ha riflettuto sulla possibilità di scelta che è invece possibile per le persone da ambo le parti: “La “regola” per questa scelta è che almeno una persona dall’altra parte ti stia ascoltando. Questa scelta è ascoltare e rispettare questa “persona dall’altra parte” per un grande obiettivo: comprendersi. Cercare di capire perché è così arrabbiato o perché è così triste, prudente o felice. Comprendere è qualcosa di grande e piccolo, e non è così facile, perché nessuno che viva “dall’altra parte” può davvero comprendere cosa significhi attendere ore e ore ai checkpoint o convivere con la paura dei soldati, oppure quali siano i sentimenti di una madre che lascia i suoi figli andare alle armi, o un uomo che piange mentre suona l’allarme missilistico…

Credo che in questo si possa leggere la grandezza del percorso che stanno seguendo questi ragazzi: anche in una situazione di conflitto acceso e drammatico, che porta a serrare le file per respingere l’idea stessa che il nemico possa avere delle ragioni, ostinarsi a voler mantenere aperto un canale di comprensione ascoltando le opinioni dell’altro, perfino quando accendono un fuoco, nella convinzione che comunque l’altro è una persona, con i suoi sogni, desideri, passioni, errori.
 
Samer entra in facebook
A questo punto la relazione entra nel vivo dell’intervento di un ragazzo palestinese, Samer, che ora studia negli Stati Uniti.
Pur se lontano dal teatro di guerra Samer ha avuto un’esperienza che lo ha sconvolto: ne scriverò uno dei prossimi giorni.
Per ora mi limito a rendere possibile la lettura dell’
intervista, realizzata a Verona l’estate scorsa,  che lo vede protagonista assieme a un ragazzo israeliano.


COLLEGAMENTI: Betlemme, germoglio, Rai3. qui, intervista
lunedì, 12 gennaio 2009

VITTIME (di guerre e di cui è possibile fare la conta)
(la scheda precedente é del 28 dicembre e precede l’inizio delle stragi a Gaza)
 
Internazionale 19/29 dicembre 2008 n. 775 pag. 14
Numero di vittime dall’inizio della seconda intifada (26 ottobre 2000). Dati aggiornati alle 16 del 7 gennaio 2009
Tra le vittime palestinesi sono inclusi i kamikaze, mentre non sono conteggiate le persone accusate di collaborazionismo e uccise da altri palestinesi.
Palestinesi        6.000
Israeliani          1.093        
Altre vittime         79         
Totale                6.463   
     

Internazionale 19/29 dicembre 2008 n. 775 pag. 14
Numero di vittime dall’inizio della guerra in Iraq (19 marzo 2003). Dati aggiornati alle 16 del 7 gennaio 2009
Iracheni                      90.253 / 98.521
Soldati statunitensi                  4.222

Soldati di altre nazionalità       317
Cercar di fare pace
 
a Verona
Un blog che si presenta come CONTAMINAZIONI ha riportato un messaggio volantino presentato da Marco Menin, presidente dell’associazione culturale ‘Il germoglio’ che si è fatta carico di realizzare il progetto Fiori di pace promosso dall’organizzazione della rivista Confronti.
Scrive la conduttrice di ‘contaminazioni’ (e mi associo) “
Invito chi passa di qui a visitare il sito dell'iniziativa fiori di pace" e a leggere i messaggi che i ragazzi israeliani e palestinesi si sono scambiati a proposito di Gaza”.
Non voglio commentare, ma vi suggerisco con profonda convinzione di leggere quei messaggi.
E ora il commento di Marco Menin alla manifestazione di Verona dove ha presentato il volantino che potete leggere
qui.
"Oggi ho partecipato ad una manifestazione contraddittoria e, per me, sofferta, per la pace in Palestina. Al di là della ovvia banalità, per cui tutti vorremmo la pace, il problema è quello di capire quali obiettivi concretamente porsi e proporre.
A parte l'emotività, che certo gioca brutti scherzi ma non possiamo farne a meno, non vedo futuro nelle posizioni partigiane, di chi dice "noi siamo i buoni, perciò abbiamo sempre ragione, andiamo dritti verso la gloria!".
Dico una cosa lapalissiana ma che talvolta molti dimenticano: la pace la si deve fare col nostro nemico, mica con il nostro fratello.
A Verona la manifestazione è stata ordinata e tranquillissima, ma gli slogan erano unilaterali. Io non sono parte in causa diretta, non ho morti da piangere, e posso concedermi il lusso di ragionare sulla prospettiva: che fare per aiutare la pace?
Certo credo non serva a nulla dire "colpa tua, colpa sua..."
E così abbiamo distribuito 500 copie di questo volantino, prima di tutto a coloro che partecipavano alla manifestazione; poi l'ho letto dal palco, e molti (anche se non tutti) hanno anche battuto le mani, forse per educazione... avevano applaudito anche agli interventi più accesi di condanna di Israele (solo di Israele...)
Ma è stata una grande fatica.
Mi auguro sia servito almeno ad aiutare qualcuno a ragionare che fra israeliani e palestinesi l'unica vai possibile è quella del dialogo e della riconciliazione...”

a Udine
Io non sono capace di andare in una piazza dove si divide il mondo in schieramenti per cui spendersi (a parole) da una parte o dall’altra.
Non mi interessa condividere emozioni: può essere iniziativa catartica, ma c’é ben altro da fare.
Ma se a volte la piazza urla, il Tavolo della pace creato dal comune di Udine, mettendo assieme associazioni che si riconoscono reciprocamente ed esclusivamente autorevoli, tace.
Diceva il comunicato dell’Ufficio stampa del Comune emanato il 29 ottobre scorso che il Tavolo “
si occuperà di coordinare la programmazione e la realizzazione di progetti educativi e culturali relativi alla pace, alla cooperazione e ai diritti umani
”.
E ancora (con le parole dell’assessore di riferimento)
:
“Il tema della pace va affrontato impegnandosi su più fronti. C’è bisogno di progetti concreti a favore delle persone e delle comunità disagiate, ma anche di lavorare sulla ricerca”.
A proposito di ‘persone e comunità disagiate’ dalla meditabonda commissione non é venuta una parola sull’impegno regionale a togliere l’assistenza sanitaria alle persone prive di permesso di soggiorno (compresi bambini e donne incinte).
E continua il comunicato con un argomento che in questo momento, se desse luogo non dico a un’azione, ma a una parola potrebbe essere significativo nell’indicare l’impegno per la pace della città: “nel corso dell’anno scolastico 2008-2009 sarà attivo un programma di iniziative dedicato alle tematiche della pace intesa come accoglienza della diversità, sostenibilità e parità di accesso alle risorse tra Nord e Sud del mondo al fine di costruire una società basata sulla pacifica convivenza”.
 Collegamenti: contaminazioni; confronti; fiori di pace; messaggiqui
giovedì, 01 gennaio 2009
STRAGI a GAZA
 
Sono molti gli argomenti che mi si intrecciano nella testa in questi giorni:
Tenterò, un po’ alla volta, di riportarne l’intreccio e le ragioni delle mie –personalissime- considerazioni.
Non so a chi legge, ma a me é utile mettere ordine nei pensieri.
Comincio con due commenti ricevuti che trascrivo (si leggono al termine dei due diari precedenti). Ringrazio molto chi ha scritto perché credo che lo scopo di informazioni alternative sia quello di comunicare non una ‘verità’, che sarebbe stupida presunzione, ma considerazioni ribelli al conformismo dilagante nella società (ex) civile oltre che sui mezzi di (dis)informazione.
Entrambi i blog dei due lettori, che collego, si ritrovano nei miei link.
(
Prima puntata – continua)
augusta

La lega araba, moderata, dice che la guerra di Gaza viene fatta perché le vittime sono deboli, per ragioni elettorali. Chi glielo dice al 50% della popolazione di Gaza, fatto di bambini? (lino )
 
Siamo alle solite direi... E se radessimo al suolo tutto, una volta per sempre? il Muro, la Spianata delle Moschee, la Grotta della Natività e la facessimo finita? E' un paradosso, lo so...ma a volte mi viene in mente (marckuck)
 
Sono autoreferenziale
Così comincio rispondendo a marckuck.
Parecchi dei conquistatori della terra storicamente nota come Palestina si sono dati da fare a distruggere, una delle attività più amate dai conquistatori e dai militari combattenti in genere: i conquistatori romani distrussero il tempio di Gerusalemme (che già Nabucodonosor si era industriato a demolire), l’imperatore Adriano distrusse tutta la città di Gerusalemme e anche la chiesa di Betlemme, oggi si distruggono di preferenza le case (i monumenti possono sempre tornare utili a un’industria turistica).
L’idea comunque di spostare la spianata delle moschee (per organizzarla gli arabi non avevano distrutto nulla: erano stati preceduti dall’esercito romano nel 70 e i bizantini avevano abbandonato il luogo dove si era consumata la condanna di Cristo) solletica anche un gruppo di ebrei che hanno studiato e progettato lo spostamento della medesima per dissociarla dal colle del tempio.
E comunque (é un parere, ma non solo mio) le religioni non sono la causa originaria dei macelli: vengono abbondantemente usate per giustificarli e consolidarli (da qualche parte ho letto che la strage in atto a Gaza per iniziare di sabato ha avuto il consenso del rabbinato, ma era già laicamente progettata) e coloro che vi esercitano una funzione autorevole usano e abusano di coperture religiose secondo criteri selettivi di comodo.
Per esempio solo ora si comincia a far ascoltare la voce di P. Manuel Musallam, il parroco cattolico di Gaza.
Perché finora il mondo cattolico ufficiale é stato praticamente zitto?
Io ho avuto la fortuna di incontrare P. Manuel durante i preziosi viaggi organizzati dalla rivista Confronti
e ne ho riportato una straordinaria impressione,
Il 25 ottobre 2006 ne pubblicai un’intervista tratta da un periodico on line diretto dal sen. Andreotti, superando anche la perplessità che quel direttore mi ispira, perché trovai il testo perfettamente consono alla conoscenza che io avevo di quel parroco.
A Udine nessuna associazione si é dimostrata interessata ai tentativi ripetuti che avevo fatto per diffonderne la voce (delle associazioni e del loro degrado parlerò in una successiva puntata).

Recenti testimonianze:

Dalla radio vaticana (ma non poteva occuparsene prima o, se lo ha fatto, con più 'clamore'?)
23/04/2008 14.31.25
Popolazione stremata nella Striscia di Gaza. È quanto ha dichiarato padre Manuel Musallam, unico sacerdote cattolico di Gaza City, dalla quale non esce da marzo 2000. Secondo il sacerdote questa è la vigilia dell’assedio cruciale e la popolazione palestinese esploderà in un attacco contro l’esercito. “Da quando Israele ha imposto il blocco contro i quotidiani lanci di razzi Qassam orditi da Hamas, non c’è più benzina, - ha dichiarato al Sir - non abbiamo viveri, la corrente è a giorni alterni. Le ambulanze non escono più: ci sono feriti che muoiono dissanguati perché nessuno è in grado di portarli in ospedale”. Padre Musallam, d’accordo con il ministero dell’Istruzione, ha perfino anticipato la chiusura della scuola ai primi di maggio anziché alla fine. “Da quando il personale delle agenzie umanitarie ha lasciato la Striscia, non c’è il cibo assicurato neanche per 10 giorni al mese” ha concluso padre Musallam. Il ministero della Difesa israeliana ha affermato che “c’è una decisione del Governo di non permettere l’uscita da Gaza se non per casi umanitari”. Questo ha ripercussioni su molti aspetti della vita dei palestinesi. Katharina Ritz, capo del Comitato della Croce Rossa a Gerusalemme ha espresso ieri preoccupazione proprio per l’impossibilità per i palestinesi di andare a trovare i loro familiari detenuti nelle carceri israeliane. “E’ importante che le famiglie abbiano contatti con i loro parenti detenuti e psicologicamente ed è altrettanto importante che i detenuti vedano i loro familiari” ha affermato Ritz. Secondo stime del gruppo per i diritti umani israeliano B’tselem, sarebbero 760 i detenuti di Gaza, di cui quattro donne, nelle prigioni israeliane, tutti accusati di crimini contro la sicurezza. (A cura di Virginia Volpe
 
22/12/2008 - 14:19 - TERRA SANTA: GAZA, MUSALLAM (PARROCO) «ISRAELE NON HA RISPETTATO LA TREGUA»
 “In questi sei mesi Israele non ha rispettato la tregua, non ha smesso di entrare a Gaza. Ci sono stati morti, feriti, case distrutte. Hamas ha fatto il possibile per non rispondere”. Presa di posizione del parroco di Gaza, padre Manuel Musallam che in una intervista al Sir oltre a parlare del Natale a Gaza, si sofferma anche sulla fine della tregua tra Hamas e Israele. “Conosco molto bene questa situazione poiché figli di membri di Hamas vengono nella nostra scuola e dunque ho modo di vederli e di parlarci. Ieri c’erano anche loro ad accogliere il Patriarca, Fuad Twal qui a Gaza. Ho invitato tutti i palestinesi, di tutte le fazioni. Già un mese fa membri di Fatah e di Hamas si sono incontrati da me ed ora sono tornati per il patriarca. E’ il momento in cui la Chiesa riunisce ciò che la politica ha disperso”. Oltre al momento presente, padre Musallam getta lo sguardo anche al 2009: “ieri abbiamo inaugurato le celebrazioni del 2009 Anno speciale per Gerusalemme, capitale della cultura araba. In questo anno leggeremo il Vangelo tre volte a settimana oltre alla messa domenicale”. “Ma soprattutto – conclude – attendiamo il viaggio in Terra Santa di Benedetto XVI. Sarà un grande momento che toccherà il mondo musulmano. E chissà se il Papa potrà avvicinarsi o entrare nella Striscia. Se ciò accadesse sarà una pietra miliare nella via della pace e del dialogo”.
 
24/12/2008   Annullate celebrazioni cristiane a Gaza
 
La comunità cristiana della Striscia di Gaza è abituata alle difficoltà e alle festività Natalizie vissute in condizioni difficili, ma quest'anno, dopo la fine della tregua tra Hamas e Israele, la situazione rischia di essere peggiore che in passato. Così, con una decisione clamorosa, le celebrazioni del 25 dicembre sono state annullate.
Non verrà celebrata nemmeno la tradizionale messa di mezzanotte, lo ha annunciato oggi padre Manuel Musallam, unico parroco cattolico della Striscia di Gaza, spiegando che la dolorosa decisione è stata presa per protestare contro l'assedio israeliano di Gaza e le minacce di invasione. La protesta riguarda anche le restrizioni poste da Israele ai pellegrini che intendevano recarsi a Betlemme, in Cisgiordania. Secondo l'agenzia cinese Xinuha, su 800 cristiani della Striscia che hanno chiesto il permesso di recarsi in visita alla città natale di Gesù, solo 280 sono stati autorizzati dalle autorità israeliane che controllano i luoghi di culto nell'area, abitata in grande maggioranza da arabi. “È stato deciso di annullare la preghiera della mezzanotte di Natale a Gaza anche per protestare contro la decisione di Israele di non autorizzare i cristiani di Gaza ad andare a Betlemme”, ha dichiarato Musallam, che ha invitato la comunità cristiana a riunirsi nella scuola della Sacra Famiglia, dove si terrà a una messa silenziosa. A Gaza vivono circa quattromila cristiani, la maggior parte dei quali appartiene alla Chiesa greco-ortodossa.

Una riflessione di Moni Ovadia
 
Le immagini confuse di miliziani di Hamas che a Gaza si muovono con rapidità per armare i missili Qassam e lanciarli contro Israele, seguite dalle immagini più definite dei danni provocati da quelle armi rozze che tuttavia demoliscono, sbrecciano, feriscono e talora uccidono parlano il linguaggio della guerra. Gli israeliani non hanno dubbi al proposito e la stragrande maggioranza di essi e dei partiti che li rappresentano politicamente ritengono che la risposta ad un’azione bellica non possa che essere un’operazione militare. L’esercito ha ottenuto il via libera.  L’intento è quello di fare pagare a caro prezzo a Hamas la sua aggressione contro i territori di confine dello Stato D’Israele. In questa situazione esplosiva, fa la sua timida comparsa qualche gesto di distensione: gli israeliani hanno autorizzato il passaggio di aiuti umanitari verso il devastato territorio, il premier Olmert si è rivolto al popolo di Gaza per sollecitarlo a ribellarsi al “comune” nemico Hamas. Nobile gesto quello di rivolgersi ai popoli, ma a quale popolo? Un popolo nella dignità delle proprie prerogative? Titolare legittimo del proprio futuro? il popolo di una nazione, dotato di un proprio stato? No! Un popolo che oggi vive in stato di assedio? Un popolo la cui maggioranza elettorale ha scelto Hamas in una delle elezioni più libere e democratiche che si siano viste negli ultimi tempi. Se questa è la realtà, il fervorino di Olmert è puramente demagogico ed è un ennesimo viatico per passare da un cul de sac ad un altro. Niente di nuovo sotto il cielo della Terrasanta, se non le ennesime sofferenze degli inermi. Sia Hamas che il governo israeliano potrebbero fare altro, ma da quelle parti  sembra impossibile andare oltre la routine del nefasto status quo. Di prendere il problema  dalla radice poi neanche se ne parla più se non per pura accademia.

L'Associazione Donne Musulmane d'Italia
 
DRAMMATICA SITUAZIONE A GAZA di Associazione Donne Musulmane d'Italia                    
Comunicato stampa
L'Associazione Donne Musulmane d'Italia (A.D.M.I.) guarda attonita al massacro che si sta compiendo a Gaza. Con un'inaudita ferocia viene bombardata una città senza fare distinzione tra militari-civili, uomini-donne, adulti-bambini, caserme-ospedali: é lo sterminio di un'intera popolazione che ha la sola colpa di essere palestinese. Non ci scandalizza solo la situazione di questi ultimi giorni ma l'embargo assassino che procede ormai da mesi nell'indifferenza quasi totale dei governi e della popolazione mondiale.
Tra le ultime vittime ci sono anche due sorelline di 4 e 10 anni: ci chiediamo quale crimini orrendi abbiano mai commesso per morire in questo modo così terrificante. Non dimentichiamo la povera madre che ha perso 4 figlie in un solo colpo.
Abbiamo la fortuna di avere 2 occhi, 2 orecchie e conosciamo 2 lingue: ci stupiscono allora la differenza e il capovolgimento della realtà tra il servizio di un inviato della Rai pagato anche da noi (essendo un servizio pubblico) e il servizio di un inviato di un'emittente quale Al Jazeera, entrambi presenti sullo stesso campo di guerra e non seduti nei salotti degli studi televisivi, lontano da ciò che accade.
Noi dell'A.D.M.I. come persone prima di tutto, e come donne e madri in particolare chiediamo
l'immediata cessazione di questo massacro.
Chiediamo al mondo politico-istituzionale di intervenire per fermare questo genocidio e di intervenire per permettere ai soccorsi di arrivare lì dove c'è bisogno per non peggiorare la situazione. 
Chiediamo anche l'intervento di ogni associazione umanitaria!
Ricorreva questo anno il 60° anniversario della Dichiarazione dei Diritti Umani: ci si chiede allora se i palestinesi sono considerati esseri umani o se sono automaticamente esclusi da questi diritti!??
Chiediamo ad ogni persona di buona volontà, amante della vita e della pace di fare quanto è nelle proprie possibilità, ognuno nel proprio campo. Siamo tutti chiamati ad intervenire per far cessare simili atti di violenza indiscriminata.
Come madri non vogliamo più vedere una madre che piange i proprio figli sepolti tra le macerie.
Come donne non vogliamo più vedere una donna piangere i propri cari uccisi come animali da macello.
Come civili non vogliamo più che altri civili perdano la vita: non accettiamo la scusa "danno collaterale" o "incidente di percorso".
RIDATE LA VITA A GAZA. STOP AL GENOCIDIO
Direttivo ADMI   Associazione Donne Musulmane d'Italia
 

E così torniamo ai bambini, cui faceva riferimento Lino, l’altro mio interlocutore. Non so proprio capire perché si insista su una opportuna distinzione fra civili, militari, donne e bambini.
Nelle azioni militari i più difesi sono i militari, soprattutto se si tratta di guerra aerea; i bambini sono i più indifesi, non solo perché imprudenti, ma soprattutto perché rappresentano il futuro nemico, quello che si vuole distruggere in radice.
E’ la logica della guerra che non ammette regole se non quelle della più utile distruzione.
Alla prossima puntata                                             augusta