Questo diario elettronico ha una storia che ne giustifica le scelte. E’ iniziato durante un mio soggiorno a Bethlehem fra il 2003 e il 2004: allora si chiamava Betlemme.splinder.com ed è ancora reperibile, anche come link alla voce “vecchio diario”. Con l’aiuto tecnico di amici gentili è diventato un po’ più sofisticato e ha preso il nome di diari e altro. Anche in questa nuova edizione contiene un mio diario da Bethlehem (aprile – giugno 2005). Nei miei racconti ho cercato di impormi un orizzonte di osservazione che coincidesse "con un cerchio immaginario da tracciare intorno ai miei piedi". Mi spostavo infatti in un territorio ristretto e, per quanto il “muro”, insieme ad altri ostacoli, consentiva ho voluto raccontare quanto vedevo, senza pretese di andare oltre. Ma ogni volta, tornata a casa, mi sono resa conto che quanto i media più diffusi riferiscono della situazione palestinese è spesso falsificato da pregiudizi, quando non da ignoranza dei fatti. E così ho voluto continuare a proporre le riflessioni che l’osservazione di una realtà di profonda sofferenza, in un territorio importante per la pace nel mondo, mi suggeriva. Non so se sia una testimonianza significativa … ma almeno a me serve a dar ordine a pensieri che la realtà rende sempre più tormentosi. Durante una mia visita al museo di Israele a Jerusalem mi ha colpito l’ombra proiettata da una statua dello scultore Bourdelle che mi è sembrata rappresentare una situazione dove l’oppressione, la violenza e la paura si sperimentano ogni giorno. La riporto, sperando –se mai continuerò con questo diario- di poterla un giorno considerare non più significativa. .

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Chi sono e cosa faccio

Sono anziana, pensionata, curiosa: mi piace conoscere il mondo e il Medio Oriente mi affascina. Ho soddisfatto il mio desiderio quando ho avuto l’opportunità di collaborare con l´International Center di Bethlehem (organizzazione che spesso indicherò con la sigla ICB) insegnando italiano. Chi volesse conoscere l’ICB può andare al sito Annadwa.org e chi volesse servirsi dei servizi si informazione che l’ICB offre può andare a Bethlehemmedia.net


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martedì, 01 luglio 2008

NOI TIREREMO ANCORA DRITTO: 
luglio 1938 – luglio 2008


Ieri, nella mia prima puntata del neo “tireremo dritto” ho scritto delle molestie sui bambini e dei loro effetti, socialmente e personalmente devastanti, affidandomi alle voci autorevoli di Amos Luzzatto (presidente emerito delle Comunità Ebraiche Italiano) e di Joseph Lapid (già presidente dello Yad Vashem, Gerusalemme).
Oggi voglio aggiungere qualche cosa di mio, non perché pensi ad una mia aggiuntiva utilità, ma perché ritengo che, in questa oscurità puzzolente in cui siamo costretti a vivere, la parola espressa sia l’unico modo certo per assicurarsi la possibilità di tenere la schiena dritta .. e a tanto ci tengo.

La legge 27 maggio 1991, n. 176
Ratifica ed esecuzione della Convenzione di New York sui diritti dei minori afferma  (tra l’altro, perché molto di più ne dovrebbe venir diffuso – si tenga presente che l’orribile “fanciullo” della traduzione ufficiale italiana significa “minore”):
Articolo 2
1.Gli Stati parti si impegnano a rispettare i diritti enunciati nella presente Convenzione e a garantirli a ogni fanciullo che dipende dalla loro giurisdizione, senza distinzione di sorta e a prescindere da ogni considerazione di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o altra del fanciullo o dei suoi genitori o rappresentanti legali, dalla loro origine nazionale, etnica o sociale, dalla loro situazione finanziaria, dalla loro incapacità, dalla loro nascita o da ogni altra circostanza;
2.Gli Stati parti adottano tutti i provvedimenti appropriati affinché il fanciullo sia effettivamente tutelato contro ogni forma di discriminazione o di sanzione motivate dalla condizione sociale, dalle attività, opinioni professate o convinzioni dei suoi genitori, dei suoi rappresentanti legali o dei suoi familiari.
Articolo 3
1.In tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l'interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente.
2.Gli Stati parti si impegnano ad assicurare al fanciullo la protezione e le cure necessarie al suo benessere, in considerazione dei diritti e dei doveri dei suoi genitori, dei suoi tutori o di altre persone che hanno la sua responsabilità legale, e a tal fine essi adottano tutti i provvedimenti legislativi e amministrativi appropriati.
Articolo 7
Il fanciullo é registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto ad un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori ed a essere allevato da essi.

Posso permettermi un suggerimento al ministro Maroni, pur se aborro la padan-cultura e la militarizzazione delle coscienze?
Perché non pensare ad obbligare il genitore-tutore (anche con controlli di polizia, se necessari) a farsi garante della conservazione di copia dei certificati di nascita dei figli da esibirsi all’occorrenza?
E se si trovasse persona (etnia a prescindere) non in grado di esibire tale documento o di dimostrare comunque la propria condizione di tutore di un minore? Evidentemente in questo caso si potrebbe parlare di reato.
Capisco che intervenire sugli adulti può comportare difficoltà, estranee alla prevaricazione sui deboli e in particolare sui minori, ma penso sarebbe un provvedimento più corretto, meno molesto e meno nocivo nei tempi lunghi.
augusta

Segnalo, oltre alla notissima presa di posizione di Famiglia Cristiana, altre due opinioni autorevolmente espresse quelle delle Comunità cristiane di base e quella della moderatore della Chiesa valdese.   
Per chi le volesse leggere:

Segreteria Tecnica Nazionale delle Comunità Cristiane di Base
CdB Nord-Milano  3397952637
segrcdb@alice.it  www.cdbitalia.it

http://www.ildialogo.org/osservatori/razzismo/roval30062008.htm

Inoltre nel n. 52 dell’Agenzia stampa Adista c'é un interessante articolo che si può leggere on line: http://www.adistaonline.it/index.php?op=articolo&id=43029

Pagina diario scritta da: AUG a 09:48 | link | commenti (1) | | Torna su
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lunedì, 30 giugno 2008

ANNIVERSARI INTRIGANTI

Noi tireremo dritto: 30 luglio 1938 – Trieste

Ho pubblicato nell’ultimo diario alcuni tratti di una intervista ad Amos Luzzatto, presidente emerito dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, pensando di non tornare sulla questione dei Rom e invece non solo non ce la faccio a chiudere il discorso, ma voglio ancora proporre alcune analisi convenienti al mio, ma spero non solo mio, punto di vita.
Segnalo intanto che, navigando per blog, ho trovato il nome di un interessantissimo sito riguardante in modo specifico la questione zingari;
l’ho messo fra i miei link e ne trascrivo l’indicazione per chi mi legge
http://coopofficina.splinder.com.

Le dichiarazioni di adamantina fermezza del ministro Maroni mi hanno fatto tornare in mente la frase (pronunciata da un noto capo di un cronologicamente lontano governo in un discorso a Trieste il
30 luglio 1938)  "Anche nella questione della razza noi tireremo dritto".
Fra un mese saranno ottant'anni
… ma Maroni non sa e nessuno dei suoi consulenti gliene farà scomoda memoria, né a lui né al capo del governo di cui la smemorata creatura è ministro.
So di essere noiosa ma aggiungo una serie di altre date che possono aiutarci a leggere nelle sequenze di eventi del passato ma forse anche a prevedere atroci sequenze del futuro.:
14 luglio 1938 Manifesto della razza (redatto da studiosi fascisti e docenti universitari)
5 agosto 1938 Primo numero della rivista "La difesa della razza"
Leggi razziali italiane (1938: anno XVII° dell’era fascista)
7 agosto Regio Decreto-Legge n.1381: Provvedimenti nei confronti degli ebrei stranieri
22 agosto Censimento speciale degli ebrei
1-2 settembre Riunione del Gran Consiglio del fascismo
5 settembre Regio Decreto-Legge n.1390: Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista;
Regio Decreto-Legge n.1539: Istituzione, presso il Ministero dell’Interno, delConsiglio superiore per la demografia
20 settembre Regio Decreto-Legge n. 1630: Istituzione di scuole elementari per fanciulli di razza ebraica.
6 ottobre Carta della razza (emanata dal gran Consiglio del fascismo)
7, 9,10 novembre Riunione del Gran Consiglio del fascismo
17 novembre Regio Decreto-Legge n.1728. Provvedimenti per la difesa della razza italiana (n. d.r.: non dimenticare che fu firmata dal re sabaudo).
Veloce lettura di buon livello: Michele Sarfatti. Le leggi antiebraiche spiegate agli italiani di oggi Einaudi tascabili 2002 Torino (ci sono anche i testi delle leggi razziali di sett’anni fa).

Perché ci torno su.

Sono molto preoccupata dalla semplificazione che, ritengo in buona fede, richiama a fronte delle impronte da prendersi ai minori rom l’esito dei lager per ciò che riguarda la persecuzione degli ebrei nel secondo dopoguerra.
Sono preoccupata perché l’enormità del paragone può rivoltarsi come un boomerang che permette di sorvolare sugli strumenti istituzionali, culturali e pratici (primo fra tutti il consenso) che resero possibili i campi di sterminio; perché dimostra uno sciagurato, diffuso disinteresse per le condizioni dell’infanzia in fasi grigie come questa che da noi viviamo, condita da indifferenza e ignoranza.
Mi permettete una citazione biblica?
“Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca”. (
Apocalisse cap. 3, 15-16).

Scelgo quindi
l’intervista di Alessandra Longo, pubblicata da La Repubblica del 26 giugno che di tutto ciò si occupa.

ROMA - «Sono stato bambino e non potevo andare a scuola con gli altri. Ricordo che mi indicavano con il dito: “Mamma, guarda, quello è un giudeo!”. Sono cose successe 70 anni fa, cose che mi hanno segnato la carne e la memoria. Cose che non dimenticherò mai per quel che ancora mi resta da vivere. Prendere le impronte ai bambini Rom, come vorrebbe Maroni, significa compiere una schedatura etnica. E questo è totalmente inaccettabile». Amos Luzzatto è a Firenze, a presentare il libro dei suoi 80 anni: «Conta e racconta. Memorie di un ebreo di sinistra». L´Italia che lo circonda gli piace sempre meno e quest´ultima notizia lo turba profondamente.
Luzzatto, che cosa sta succedendo al nostro Paese? Anni fa sarebbe venuta in mente ad un governo una proposta del genere?
«C´è un razzismo latente nella cultura italiana, dovuto purtroppo ad un´insufficienza culturale. Ciclicamente si manifesta. Ricordo di essere stato a Palazzo Chigi quando, durante un precedente governo Berlusconi, venne fuori l´idea di schedare tutti gli immigrati. Ero presidente dell´Unione delle Comunità ebraiche e dissi che, se le prendevano a loro, avrebbero dovuto prenderle anche a noi. Mi spiegarono che non era un´iniziativa mirata ma solo l´inizio di un processo di identificazione generalizzato. Forse fiutarono l´aria. Alla fine, non ne fecero nulla. Io sono rimasto a quell´episodio».
Adesso non sembra che ci sia alcun imbarazzo. Si evoca esplicitamente la schedatura di bambini.
«Infatti quest´ipotesi è di gran lunga peggiore. Prendere i polpastrelli dei piccoli di un certo gruppo etnico significa considerarli ladri congeniti, prevedere che diventeranno dei delinquenti e commetteranno dei reati. E´ evidente e inaccettabile il segno razziale di questa iniziativa».
Immagino le ricordi qualcosa.
«Sì, mi ricorda il mio essere bambino, bollato, timbrato, come giudeo di cui non fidarsi».
Come finirà?
«Non credo che sia costituzionalmente corretto un processo di schedatura su queste basi chiaramente discriminatorie».
Le armi della legge e quelle della parola…
«Sì, da ebreo esprimo tutta la mia riprovazione».
Si può parlare di nuovo fascismo?
«Direi piuttosto di razzismo. La Lega è una destra populista».
Dove porta la strada della schedatura ai piccoli rom?
«Si comincia così e poi si va avanti con l´allontanamento dalle scuole, le classi differenziate, le discriminazioni diffuse. Questo pesa terribilmente sul vissuto di un bambino che si sente trattato diversamente dai suoi coetanei, vive come un appestato, carico di ossessioni e nevrosi. E´ una ferita che dura una vita».
L´Italia di oggi, quella che si sente rappresentata dal governo Berlusconi, sembra aver preso questa direzione.
«Esattamente la direzione contraria agli obiettivi di integrazione che vogliono dire soprattutto rispetto delle tradizioni e delle culture altrui».
Luzzatto, la gente che non condivide che cosa deve fare? Chiedere, provocatoriamente, come fece lei a suo tempo, che vengano prese le impronte a tutti?
«Noi allora reagimmo così. Certo, in questo caso, sarebbe fuori luogo coinvolgere nella protesta i bambini ebrei. I bambini, tutti i bambini, sono, fino a prova contraria, innocenti e devono essere protetti dalla crudeltà degli adulti».
Com´è quest´Italia? «Un Paese che ha perso la memoria».

I miei precedenti

Il 24 gennaio del 2007 ho pubblicato un'intervista a Joseph (Tommy) Lapid presidente dello Yad Vashem  (il grande museo della Shoà) da 16 luglio 2006.
Nato nel 1931 a Novy Sad (Yugoslavia)  è un sopravvissuto all’Olocausto.
E’ stato giornalista radiofonico, parlamentare, vice primo ministro e ministro della giustizia. E’ morto lo scorso primo giugno.
Anche lui ha ricordato, a fronte di ciò che osservava al check point di Hebron, le molestie che, bambino, aveva subito nel suo paese natale.
Chi volesse leggere il testo inglese dell’intervista può andare a:
http://www.haaretz.com/hasen/spages/815603.html

Come allora concludo con una citazione di Ryszard Kapuscinski

“Filo spinato
Tu scrivi dell’uomo nel lager
io - del lager nell’uomo
per te il filo spinato è all’esterno
per me si aggroviglia in ciascuno di noi
- Pensi che ci sia tanta differenza?
Sono due facce della stessa pena”.

augusta

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domenica, 08 giugno 2008

A PROPOSITO DI VIOLENZE CONTRO I MINORI

 

Oggi è successa una cosa piuttosto interessante: il quotidiano locale Messaggero Veneto ha pubblicato con rilievo una mia lettera, che trascrivo di seguito, lo stesso rilievo che ha dato ieri all’intelligente lettera di un’altra donna che sollecitava un interesse positivo per la conduzione del Mittelfest di Cividale, dopo le accuse meschine e tristarelle del friulano sen.Saro.
Avevo spedito questa lettera il 6 giugno, dopo aver tentato la strada di sollecitazione dei politici locali e della società civile. Avevo inviato a tutti costoro il messaggio con la premessa che potrete pure leggere sotto, ottenendo (anche a seguito di tentativi telefonici) le risposte che sintetizzo:

- sui frequentatissimi blog di un consigliere regionale Pd e del segretario

regionale del Pd (dove avevo mi ero illusa di proporre un appello) mi è stato risposto da parte di abituali interlocutori: a) che il ripetersi di uguali post in siti diversi li “infesta”; b) che nel mio blog pubblico testi troppo lunghi (purtroppo non sono capace di argomentare per slogan!);

- per altra via mi è stato espresso il sospetto di una mia attività con
   presunzioni moralizzatrici nei confronti dei clienti delle prostitute, altri
  –all’opposto- mi hanno chiesto di parlare anche di costoro;

-  unico risultato per ora positivo l’iniziativa di una interlocutrice che si
   occupa di questioni attinenti la realtà femminile (e che ha diffuso precise
    informazioni in merito al furto governativo dei finanziamenti previsti per la
   legge sulla violenza sessuale, anche familiare) che ha inviato la mia lettera
   alla sua mailing list.

Allora preciso che non mi sono occupata di problemi morali (che qui non costituiscono il campo del mio interesse) ma di crimini compiuti nei confronti di persone già violentate da trasferimenti illegali e che, con vari mezzi, per esempio il sequestro del passaporto da parte dei magnaccia-passeurs, non sono messe in condizioni di difendersi e, anche in questo campo, ho scelto un solo obiettivo: quello delle minorenni straniere costrette a prostituirsi, evidentemente appetite (o appetiti se ragazzini) da coloro che non ritengono necessario rivolgersi al turismo sessuale (o non ne hanno la possibilità).
Qualcuno ha manifestato il sospetto che io voglia invitare il sindaco –nella funzione assunta di ‘responsabile alla sicurezza’ - a verificare di persona o tramite suo delegato dove il reato si compia. E’ chiaro che la massima autorità locale non è tenuta a sostituirsi alla polizia, può invece farsi partecipe di un’assunzione di responsabilità che spetta, oltre a lui, all’esercizio di tante funzioni, a partire dai consultori familiari e che il sospetto che io voglia che il sindaco –o chi da lui delegato- si faccia parte in causa di diretti controlli sul territorio non mi riguarda e umilia chi lo esprime.
Qui la prevenzione e la tutela dovrebbero essere gli obiettivi primari…
Per il resto dei miei destinatari ….é da registrare solo un cupo silenzio.
Staremo a vedere per il futuro.

Ecco ora la mia lettera con relativa premessa:

In questi giorni mi sento molto insicura, non per me stessa ma per quello che vedo attorno e che colpisce i soggetti deboli, a partire da bambine e bambini, vittime di roghi delle loro abitazioni (siano pur baracche sempre abitazioni sono), della cacciata dei loro genitori, anche se in altro paese sarebbero protetti come rifugiati a norma della convenzione di Ginevra e delle connesse leggi specifiche che ci ostiniamo a non volere, del pregiudizio, del bullismo provocato, della annosa campagna della lega che, iniziando anni fa, ha ormai creato opinione.

Sullo schermo del mio PC ho messo da tempo - a sostituzione di una precedente immagine relativa alla guerra in Iraq - un disegno di un bimbo del Darfour: é uno di quei disegni che saranno ammessi  come prove delle stragi in quel paese al tribunale de L'Aja.
Ho paura di doverlo presto sostituire con l'immagine di qualche orrore vicino: per quanto vedere faccia male credo che non vedere sia peggio.

E allora mi sono chiesta se, per quanto malamente sia nata al sindaco di Udine l'idea di farsi responsabile per sicurezza (il prof. Honsell dice security manager ma a me non va), perché non approfittarne per rovesciare la frittata e chiedergli di farsi responsabile di coloro che sono minacciati e non hanno voce per dire la loro paura e il loro costante disagio?

Io ricordo bene l'angoscia che mi portavo dietro ovunque, comunque, senza sosta durante la seconda guerra mondiale e penso a quei piccoli come a me stessa allora.

Ho scelto un disagio fra i tanti e ho inviato la lettera aperta che vi trasmetto al sindaco do Udine e al Messaggero Veneto. Ora la invio ad alcuni amici e responsabili in comune: la lista dei destinatari é cieca e quindi nessuno corre il rischio di veder girare impropriamente il suo indirizzo.
Ora aspetto un paio di giorni e poi, sia che io riceva direttamente o meno risposta dal Sindaco, sia che non la riceva ne scriverò nel mio diario elettronico: diariealtro.splinder.com. E' la mia futura memoria e chiunque potrà aggiungere nei commenti le sue opinioni quali che siano.

augusta

 

Egregio signor sindaco prof. Honsell

Mi scuso se mi rivolgo direttamente a lei, ma ho letto che ha assunto personalmente il titolo di “responsabile alla sicurezza” e tanto spero mi giustifichi dato che non conosco e non mi risulta sia stata comunicata la procedura amministrativa per esprimerle correttamente la percezione dei nostri disagi di cui ritengo lei vorrà farsi carico.
Prima di tutto mi permetta di giustificare la mia scorretta traduzione di ‘security manager’.
Non voglio rivolgermi ad un direttore o amministratore o gestore (quale un ‘manager’ è) di altrui sicurezze: preferisco un responsabile. Posso?
E ora il mio profondo disagio: ho letto che un cittadino italiano trentenne ha violentato una ragazzina nordafricana minorenne. Insieme alla mia più affettuosa solidarietà alla piccola e alla sua mamma (che ha avuto l’intelligenza di accompagnarla ad un consultorio e di non seppellire il ‘disonore’ nel buio di una nicchia familiare o localistica o altro che sia) mi auguro che la ragazzina abbia trovato un aiuto efficace che le dia la forza di reggere un’esperienza traumatica, dominandone i riscontri negativi che potrebbero inquinare la sua vita.
Insieme a questa piccola vittima della brutalità e del pregiudizio (almeno di genere) voglio però ricordare altre simili vittime di stupri, questa volta ripetuti e che si presume ragionevolmente saranno ripetuti in futuro, se seppelliti nell’ingiustizia di chi non vuol vedere, per avvoltolarsi tranquillo (o tranquilla) nel pregiudizio.
Oggi il giornalista Gian Antonio Stella, nella sua qualità di conduttore della nota trasmissione Prima Pagina di Radio3, ha ricordato che fra le prostitute straniere presenti in Italia, a seguito di un commercio di carne umana che ritengo in ogni caso paragonabile alla schiavitù, ci sono parecchie minorenni di cui evidentemente abusano anche cittadini autoctoni.
Credo che Stella meriti, nel riferire questa informazione, la stessa stima che ha meritato con le sue note pubblicazioni, perciò gli do fiducia.
Ecco quindi il mio disagio profondo, ora più specifico dell’orrore e del disgusto per i frequentatori di bambine coatte alla strada (e perciò oggettivamente violentatori), che esprimo al responsabile alla sicurezza (certa che il diritto appunto alla sicurezza dei e delle minori, autoctone e non, sia in primo piano nell’attenzione sua e dei suoi collaboratori): le consta la presenza di frequentatori-violentatori di minori, udinesi o comunque operanti sul territorio di cui lei è primo (ma non il solo) responsabile?
E se non le consta vuol occuparsene per sapere, capire, informare, provvedere?

Grata per una risposta.
Augusta De Piero  -  Udine

 

RETE FRA BLOG


Segnalo uno scambio di blog fra diariealtro e battelloebbro.splinder.com. Abbiamo cercato entrambi di dare informazioni ai lettori sul problema degli zingari, senza prevenzioni per la duplicazione delle notizie: ognuno ha i suoi lettori ed è importante uscire dal conformismo della paura con tutti i mezzi. Ringrazio il responsabile di battelloebbro.


COMUNICAZIONI ANONIME

 

Oggi, di primissima mattina un interlocutore anonimo ha scritto un suo commento in data 3 maggio 2007. Non è la prima volta che ciò accade e di solito trascrivo i commenti anonimi e temporalmente scoordinati nella data appropriata.
Questa volta però, date le caratteristiche del linguaggio del signore o signora in questione, non lo faccio per rispetto dei lettori, anche se per il momento non cancello il commento.                                                                              augusta

Pagina diario scritta da: AUG a 12:06 | link | commenti (1) | | Torna su
donne, bambini, guerra conflitti e violenze, segnalazioni da altri blog, stranieri in italia, diari di augusta

sabato, 07 giugno 2008

Premessa: qualcuno mi ha suggerito testi brevi, ben spaziati, precisando che il linguaggio di internet è “mordi e fuggi”. Io sono zuccona e continuerò così finché (ma ci vorrà qualche mese) non sarò in grado di sostituire questo mio blog con un vero sito, che sarà ceretamente di più facile lettura.                   augusta

 

 

VITTIME DI VARIE VIOLENZE

 

Differenziamo gli autobus?
Ricevo e trascrivo
                                              Torino, 04 giugno 2008

Vogliamo denunciare un grave episodio, accaduto questa mattina, di cui è stata testimone una Mediatrice interculturale di Moncalieri.  Alle 08:30 circa, sul bus 67 (capolinea di Moncalieri), pieno di gente che a quell’ora è diretta a scuola o a lavoro,  è salita una pattuglia della polizia, ha intimato a tutti gli stranieri di scendere, ha diviso maschi e femmine con bambini, ha chiesto il permesso di soggiorno.
Molte persone avevano con sé solo la carta di identità italiana, altri il permesso di soggiorno, altri ancora né l’uno né l’altro.
Tutto l’episodio si è svolto accompagnato da frasi quali : “non ce ne frega niente della vostra carta di identità italiana” , “
è finita la pacchia”, “l’Italia non è più il Paese delle meraviglie”.
Gli agenti hanno fatto salire tutti  gli uomini su un cellulare, solo un uomo marocchino, mostrando la carta di identità italiana, si è rifiutato di salire, chiedendo di che cosa veniva  accusato e che avrebbe fatto riferimento al suo avvocato.  Gli agenti l’hanno lasciato andare.
Nessuno dei passeggeri  rimasti sull’autobus è intervenuto, anzi, molte delle persone presenti, anche sui balconi delle case intorno e sui marciapiedi, hanno applaudito.
Ci aspettiamo che venga fatta chiarezza e che non si ripeta mai più un simile episodio in un Paese che si dichiara civile e democratico.

                                                  ASSOCIAZIONE ALMATERRA

 

Per informazioni relative al campo sinti di Mestre potete andare a <battelloebbro.spolinder.com> 6 giugno

Segnalazione dal sito <www.ildialogo.it>

Le nuove leggi razziali all’opera     Cronaca di una schedatura razziale

Dal quotidiano La Repubblica riprendiamo la crona su quanto è accaduta questa mattina 6 giugno 2008 alle ore 5 presso il campo nomadi autorizzato del comune di Milano. Nessun clandestino ma cittadini italiani regolarmente censiti presso il comune di milano sottoposti ad una schedatura etnica. Fra essi una famiglia già vittima del nazifascismo. E’ una vera e propria vergogna.


"Schedati perché nomadi"  I supercommissari in azione
 di CLAUDIA FUSANI

"Schedati perché nomadi" I supercommissari in azione
Una delle casette del campo nomadi di via Impastato a MIlano-Rogoredo dove stamani all’alba è scattato il blitz
MILANO - I bambini hanno scherzato con le divise e sono impazziti per il furgone della Scientifica, quello con le macchine fotografiche e gli strumenti come vedi nei film. Gli adulti hanno accettato in silenzio, "con grande umiliazione". I vecchi hanno avuto "paura", uno soprattutto: Goffredo, 69 anni, il capofamiglia, sopravvissuto durante la guerra a un "campo del Duce" dove venivano deportati gli zingari, una di quelle pagine di cui si è persa memoria. Le sirene e le macchine della polizia; loro, gli zingari, tutti in fila a mostrare i documenti; le cinque e mezzo del mattino di un giorno qualsiasi: brutti ricordi nella testa di Goffredo.

L’alba di questa mattina, Milano-Rogoredo, tra la tangenziale est, la ferrovia e sotto i cavi dell’alta tensione, campo nomade del comune - dunque autorizzato e censito -, quattro casette di legno, il resto roulotte e baracche, la kher, la casa della famiglia Bezzecchi, arrivati in Italia dalla Slovenia nel 1943 e qui, tra un campo e l’altro, giunti alla quinta generazione. Sono circa quaranta persone e tutti stamani sono sfilati uno per uno davanti a polizia, carabinieri e vigili urbani per declinare nome, cognome, generalità, stato civile. Ognuno ha mostrato il documento di identità e ad ognuno è stata fatta la fotocopia.

"Censimento dei rom", secondo il prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi, da dieci giorni super commissario per gli zingari con gli ampi poteri previsti dall’ordinanza della Presidenza del Consiglio pubblicata in Gazzetta il 30 maggio.
"Una schedatura umiliante" secondo Giorgio Bezzecchi, 47 anni, ragioniere, uno dei cinque figli di Goffredo, vicepresidente dell’Opera nomadi della Lombardia, fino all’anno scorso responsabile dell’Ufficio nomadi del Comune e adesso ricercatore presso l’università. "Quello che è successo stamani non era mai accaduto, è agghiacciante e tutti devono sapere, tutti..." insiste Bezzecchi.

Così mentre stamani a Roma veniva sgomberato un campo nomadi in zona Testaccio (anche qui con molte polemiche ma va detto che al tempo stesso il sindaco Alemanno sta convocando uno per uno i capifamiglia dei rom), a Milano si procedeva con la schedatura-censimento. I prefetti super commissari per i nomadi sono tre, Roma, Milano e Napoli dove però gli "sgomberi", per ora, sono stati fatti in un altro modo dalla camorra. Giorgio Bezzecchi non vive più al campo ma ieri sera, sapendo che ci sarebbe stato quello che definisce "blitz" si è fermato con il padre e le famiglie dei suoi quattro fratelli. "La nostra famiglia, tutta la nostra famiglia - spiega Bezzecchi - è italiana, abbiamo i documenti, lavoriamo, paghiamo le tasse, luce e acqua, i nostri figli vanno a scuola. In comune, dove ho lavorato per 23 anni, e in prefettura lo sanno perfettamente. Arrivare all’alba, circondare il campo e illuminarlo con le lampade, svegliarci e metterci in fila e fare la fotocopia del nostri documenti è stato molto più che umiliante. Sanno chi siamo, conoscono la famiglia Bezzecchi, mio padre è medaglia d’oro al valore civile. Perché questo blitz di evidente matrice razziale?".

E’un fatto che il primo atto ufficiale del commissario per i rom di Milano è proprio il monitoraggio della famiglia Bezzecchi, Rogoredo, Milano. "Sono arrivati alle cinque e mezzo - racconta Giorgio - hanno circondato il campo, lo hanno illuminato, sono venuti casa per casa, roulotte per roulotte, ci hanno svegliato, ci hanno fatto uscire, hanno fotografato le case e poi i nostri documenti. Hanno finito intorno alle sette e mezzo. Io credo - aggiunge Bezzecchi - che tutti
debbano sapere e capire cosa sta succedendo: sono italiano, sono cristiano e sono stato schedato in base alla mia razza.
Rimanere in silenzio oggi vuol dire essere responsabili dei disastri di domani".

Con Bezzecchi proviamo a metterla così, che in fondo è solo un censimento, qualcosa di utile per affrontare una volta per tutte la questione rom, per conoscerli e quindi poter essere di aiuto a chi vuol vivere in Italia rispettando le regole. "Tanto per cominciare - risponde - noi siamo sinti italiani registrati all’anagrafe quindi non capisco cosa debbano censire  visto che già esistiamo. Più in generale - lo dico perché ho lavorato per 23 anni all’Ufficio nomadi del comune di Milano - il censimento già esiste dei campi autorizzati. A Milano ci sono tra i 5 e i 5.500 nomadi". Una discriminazione, quindi, "anche se presentata come positiva".

Sessanta anni fa, ricorda Bezzecchi, usciva la rivista "La difesa della razza" di Guido Landra, furono approvate le prime leggi razziali, poi i primi rastrellamenti. "Mio nonno fu portato a Birkenau ed è uscito dal camino... Mio padre fu portato
a Tossicia ed è tornato indietro. Stamani lo hanno svegliato all’alba e lo hanno messo in fila. Io oggi, italiano e sinti, dico vergogna".
(6 giugno 2008)
http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/cronaca/sicurezza-politica-7/censimento-campi-rom/censimento-campi-rom.html

Roma, 29 maggio  Il governo italiano è indifferente alla violenza familiare
"È incredibile che il Governo per finanziare l'indiscriminato sgravio fiscale dell'Ici sulla prima casa abbia deciso di azzerare completamente il fondo per il Piano contro la violenza sulle donne istituito dal governo Prodi nella passata legislatura". Lo dicono le deputate del Pd Emilia De Biasi, Manuela Ghizzoni e Carmen Motta.

Che si domandano: "Ma il governo non era l'alfiere della sicurezza?". E poi, "dove sono finite le belle intenzioni e le prediche contro il lassismo che ripetevano quotidianamente in campagna elettorale? Sono finite in fumo". Secondo le tre esponenti del Pd, "la violenza alle donne e' un fenomeno preoccupante e in ascesa. E un paese civile dovrebbe combatterla senza esitazioni e con il massimo dispiegamento di risorse economiche, politiche e culturali. Purtroppo- concludono- constatiamo che dopo le autostrade e le televisioni la nuova priorita' del governo e' proprio l'abolizione dei 20 milioni di euro per il Piano contro la violenza alle donne". Si tratta di "un assurdo abbassamento della guardia che riporta il fenomeno della violenza sulle donne nel segreto delle famiglie mentre, come e' noto, la maggior parte delle violenze alle donne avviene proprio in ambito familiare".

 VITTIME  (di guerre e di cui è possibile fare la conta …)

Internazionale  6 / 12  giugno 2008  n. 747 pag. 14
Numero di vittime dall’inizio della seconda intifada (26 ottobre 2000).
Dati aggiornati alle 16 del 4 giugno 2008
Tra le vittime palestinesi sono inclusi i kamikaze, mentre non sono conteggiate le persone accusate di collaborazionismo e uccise da altri palestinesi.
Palestinesi        5.258        
Israeliani          1.077        
Altre vittime         78         
Totale               6.413        

Internazionale  6  /  12  giugno 2008  n. 747 pag. 14
Numero di vittime dall’inizio della guerra in Iraq (19 marzo 2003)
Dati aggiornati alle 16  del  4 giugno 2008
Iracheni              84.302  /  91.794
Soldati statunitensi               4.090                            
Soldati di altre nazionalità     309         
 

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donne, bambini, rassegnastampa, vittime di guerra, guerra conflitti e violenze, segnalazioni da altri blog, stranieri in italia

martedì, 06 maggio 2008

Lui dice di rappresentare anche me, lui…

 

“Potevo fare di quest’Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli: potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto”. (Mussolini 16 novembre 1922)  [i]
Perché oggi ho iniziato con questa citazione (completata nella nota) spero lo si capirà nel corso di questa mia angosciata pagina di diario; per il momento mi limito a dire che quando insegnavo leggevo sempre questo discorso con i miei studenti e il testo mi serviva sia a chiarire –per contrasto- il significato di democrazia parlamentare (troppo spesso denigrata dall’opposta ipotesi di un assemblearismo che troppi ritengono vox populi partecipante perché, per alcuni, si lega ad un sentimento morale che vorrebbe farsi legge in nome di se stesso) e in un secondo tempo mi serviva a chiarire il significato dell’aggettivo “sociale”nella dizione ufficiale di quella repubblica (appunto “sociale, italiana”) che di solito ricordiamo come Repubblica di Salò.
Ma torniamo ai nostri giorni.
Ho scritto più volte, anche recentemente (23 aprile), quanto io consideri pericolosa la Lega come termine di mediazione fra l’esercizio di un potere che si millanta estraneo alla violenza e la “buona” coscienza collettiva che ha da tempo dismesso un pensiero proprio in nome di un populismo che più becero è più fa presa.
Ieri sera mi sono sacrificata e, con carta e penna, ho affrontato gli abili squallori di Porta a Porta. Avevo sentito che nella registrazione pomeridiana della trasmissione c’erano state affermazioni sconcertanti dell’on. Fini, presidente della camera e volevo rendermi conto. Sono stata accontentata. Speravo di no.
Infatti l’abile, algido presidente ha definito i naziskin che hanno ammazzato un giovane a Verona “balordi che si richiamano all’ispirazione dei naziskin”, ha ricordato un disgustoso sconcertante episodio di crudele bullismo avvenuto a Viterbo (territorio non padano), ha richiamato “all’equità e alla serenità”, evidentemente perseguendo l’obiettivo di “depoliticizzare” le motivazioni di quello che ormai si sapeva essere l’assassinio di un giovane ammazzato a calci in testa. Sbaglio se sono convinta che il compimento di un’azione così “naturalmente” ripugnante richiede preparazione e forse allenamento?
L’abile regia di Vespa ha inserito di seguito l’intervista ad un magistrato il quale, attenendosi ai fatti sinora noti o almeno a quelli che tali si possono comprovare (com’è suo dovere professionale), si è rifiutato di prestarsi al gioco di una precipitosa e improvvida politicizzazione dell’assassinio e ha concluso parlando di “banalità della tragedia”. La citazione indicava a mio parere persona intelligente, lucida e competente nel suo discreto riferimento a Hanna Arendt.
Ma quanti lo avranno colto?
Subito dopo interveniva il giornalista Michele Brambilla (mi scuso ma non ricordo se editorialista o direttore de Il giornale) che parlava dei naziskin come portatori di “simboli e idee che la storia ha sconfitto” e, aggiungo io, che la non memoria della Lega Nord riaccende di nuovi, vincenti significati.
Precedentemente però il Presidente della camera aveva detto una cosa assai preoccupante: “Gravi i fatti di Verona, molto più gravi le contestazioni della sinistra radicale contro la fiera del libro”.
Ricordo che il primo maggio questi soggetti nella migliore delle ipotesi naif, contestatori della libertà di scegliere le proprie letture, per sottoporle al vaglio preventivo di una censura politica, avevano bruciato un paio di bandiere dello stato di Israele. Se l’on. Fini avesse voluto dare un fondamento pur vagamente ragionevole alla sua asserzione, avrebbe dovuto richiamare l’analogia con gli interventi nazisti in proposito (ne ha fatto memoria onorevole quando ha visitato lo Yad Vashem dove i bruciamenti dei testi sacri dell’ebraismo e di molto altro sono ampiamente illustrati?) e non lasciar trasparire un abile riferimento allo “stato offeso” (vuol riproporci lo strisciante concetto di sacralità dello stato)?
Comunque della faccenda boicottaggio della Fiera del libro ho scritto il 25 gennaio (“Un boicottaggio tutto nostro” e vi ho fatto riferimento il 27 e 28 dello stesso mese) e non ci torno su.
Chiedo invece se i promotori del boicottaggio ad Israele nella Fiera del Libro abbiano ragionato sul significato della politica e si siano chiesti se sia (mimando Carl Schmitt) la continuazione della violenza con altri mezzi o un tentativo di radicale alternativa ad ogni violenza.
Credo che non ci abbiano ragionato mai, con l’apporto attivo di movimenti sedicenti pacifisti,
Strillare in piazza è più facile e soddisfacente che pensare.
Fossero solo loro a pagare le conseguenze per il vuoto di pensiero che possiedono e moltiplicano!  Il guaio è che le paghiamo tutti.
augusta

 

[i] Chi volesse leggere il discorso per intero può trovarlo anche nel sito: http://www.roberto-crosio.net/DIDATTICA_IN_RETE/Mussolini_bivacco.htm
Nel sito http://www.anpi.it/cronol/1922.htm si trova invece una schematica cronologia degli avvenimenti del 1922

Ancora più interessante il sito web che riporta il discorso di Mussolini dopo il delitto Matteotti (3 gennaio 1925) quando Mussolini assunse i pieni poteri:
http://www.bloggers.it/schio/index.cfm?blogaction=permalink&id=41078598-93C8-3AA4-7171104A2F6430C6.

E’ chiaramente intitolato a
R.N.C.R. - R.S.I. - CONTINUITA' IDEALE  -  Federazione di Vicenza

 


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guerra conflitti e violenze, diari di augusta

mercoledì, 09 aprile 2008

 

              VITTIME  (di guerre e di cui è possibile fare la conta …)

Internazionale   4  / 10  aprile n. 738  pag. 14

Numero di vittime dall’inizio della seconda intifada (28 ottobre 2001).

Dati aggiornati alle 16 del  2 aprile 2008

Tra le vittime palestinesi sono inclusi i kamikaze, mentre non sono conteggiate le persone accusate di collaborazionismo e uccise da altri palestinesi.

Palestinesi         5.177        

Israeliani          1.067        
Altre vittime         78         
Totale               6.322        

Internazionale  4  / 10  aprile n. 738  pag. 14

Numero di vittime dall’inizio della guerra in Iraq (19 marzo 2003)
Dati aggiornati alle  16 del 2 aprile 2008

Iracheni               82.625  /   90.149
Soldati statunitensi                4.012      
Soldati di altre nazionalità       309         


                         Vittime e distruttori d’altro tipo.

Anche la stampa italiana ne ha parlato, ma avevo letto la prima notizia sulla BBC.
Una ragazza argentina., rapita in carcere alla sua mamma durante il regime dei colonnelli e “adottata” da una coppia dei suoi rapitori, li ha denunciati e ha potuto ritrovare la nonna e il fratello (i genitori non ci sono più) attraverso la banca del DNA istituita dalle nonne di Piazza di maggio.
Queste “nonne” per assicurare un nucleo familiare ai nipoti nati in carcere (e in carcere rapiti per essere direttamente “adottati” o venduti) si sono dovute sostituire alla generazione dei figli e delle figlie in parte distrutta per allontanare i loro nipoti da chi li aveva fatti strumenti di un bisogno di impossessarsi di altri esseri umani.
Ne avevo incontrato una delegazione quando ero vicepresidente del consiglio regionale; ne ho riportato un ricordo indimenticabile e conservo con amore il fazzoletto bianco che le distingue e che mi hanno regalato allora.

…….         .e non manca il grottesco


Avevo deciso di non andare a votare: l’idea di dovermi asservire a scelte di gruppi che, fiduciosi nelle pigre abitudini degli italiani, ci impongono personaggi incredibili (ma dove li trovano? Ne hanno un deposito a domicilio?) mi ha fatto cambiare parere. Mi sembra che, esprimendo il mio voto, manterrò più forte il mio diritto di protesta.
E poi bisogna opporsi –in qualunque modo, ma per quante elezioni ancora? – a Berlusconi, Casini e Lega Nord ecc. ecc.
Purtroppo vengono fornite ogni giorno nuove ragioni di fastidio.
L’ultima volta ha provveduto al mio ineliminabile quotidiano disgusto Veltroni, responsabile dell’inserimento del gen. Del Vecchio nelle liste elettorali, in posizione irrimediabilmente vincente.
Il Del Vecchio aveva dichiarato (per questa volta evito le citazioni dato che ne ha parlato la stampa di ogni tendenza):
«Non sarei contrario alla creazione di case di piacere per i soldati impiegati nelle missioni all’estero  Non va criminalizzato il soldato che frequenta case di piacere controllate, con ragazze maggiorenni. Frequentarle rientra nelle libere decisioni della persona. Capisco perfettamente le esigenze dei ragazzi proprio perché sono un uomo che ha vissuto per 43 anni la vita militare». In precedenza aveva dichiarato di non ritenere i gay adatti alla vita militare e, contemporaneamente, si era dichiarato  favorevole alle quote rosa nell’esercito».
Ne possiamo dedurre che il generale era (è ancora?) frequentatore di casini e che – secondo le antiche, storiche abitudini di ogni esercito - usa dell’arma consueta dello stupro; nel caso suo –uomo d’ordine – lo preferisce organizzato.
Parla di
libere scelte di ragazze maggiorenni, il generale naif. Evidentemente non ha mai sentito parlare di libertà dal bisogno.
E se alle auspicate soldatesse pungesse vaghezza di sesso a pagamento che farebbe la disinibita creatura? Che cosa le impongono le pari opportunità generale Del Vecchio?
Il Veltroni si è detto indignato delle dichiarazioni ma non gli ha chiesto di levarsi dai piedi: i sodali del Del Vecchio – privati dei loro bellici piaceri – potrebbero cambiare idea sul loro voto.
E tanto interessa di questi tempi.
augusta

Nota: chi volesse informazioni su usi e costumi degli eserciti patri può verificare qualche notizia nella rassegna “antica babilonia” (voce presente nelle categorie).

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lunedì, 28 gennaio 2008

1984 n.3 – UNO CHE DOVEVA ESSERE ZITTITO

 

Riporto la lectio doctoralis di David Grossman, come l’ho ripresa da Repubblica.
Ne ho tagliato una parte perché è molto lunga. 
Il n. 1 di 1984 si trova in data 25 gennaio e il n. 2 in data 27 gennaio.
augusta


Da Repubblica on line (28 gennaio 2008)

David Grossman: "La memoria e la Shoah"

Uno dei suoi romanzi più intensi, Vedi alla voce amore, racconta la Shoah vista dagli occhi di un bambino figlio di sopravvissuti. David Grossman, uno dei massimi scrittori contemporanei, ha ricevuto dall'Università di Firenze domenica 27 gennaio, in occasione del Giorno della Memoria, la laurea honoris causa. Ecco parte del discorso che ha letto durante la cerimonia               di David Grossman


Sei milioni di ebrei morirono in Europa in un eccidio senza precedenti nella storia dell´umanità e dopo il quale l´umanità non fu più la stessa. Ecco alcuni interrogativi che la Giornata della memoria risveglia: esiste oggi un dibattito sulla Shoah in quanto avvenimento dal significato universale e non esclusivamente ebraico? Tale dibattito è significativo, e autentico, oppure, con l´andar degli anni, si è trasformato in una sorta di obbligo formale? E noi, rappresentanti di questa generazione, di tutti i popoli e le religioni, comprendiamo l´incisività e l´attualità degli interrogativi che la Shoah ci prospetta e la rilevanza che hanno ancora oggi, soprattutto oggi?

Queste domande concernono, peraltro, anche il nostro rapporto con gli stranieri, i diversi, i deboli di ogni nazione del globo; concernono l´indifferenza che il mondo mostra, di volta in volta, verso episodi di massacro in Ruanda, in Congo, in Kosovo, in Cecenia, nel Darfur; concernono la malvagità e la crudeltà del genere umano che nel periodo della Shoah si profilarono come concreta possibilità di comportamento. In che modo trovano espressione nella nostra vita e quale influenza hanno sulla conformazione e sulla condotta del genere umano? In altre parole: la memoria che serbiamo della Shoah può essere veramente una sorta di segnale d´avvertimento morale? E siamo noi in grado di trasformare i suoi insegnamenti in parte integrante della nostra vita? (...)

Mentre gli altri popoli possono, con relativa facilità, evitare di riflettere sulle conseguenze della Shoah - e dunque sfuggire a un dibattito profondo che le concerne - noi, in Israele, siamo condannati a dibatterle ripetutamente, a cadere talvolta nella trappola dell´angoscia esistenziale che la Shoah ha scavato in noi, a definire gli aspetti significativi della nostra vita nei termini categorici, estremi, che la Shoah ha lasciato impresso in noi. In un certo senso si può dire che il popolo ebraico, e di fatto quasi ogni ebreo, sia un colombo viaggiatore della Shoah, che lo voglia o no.


<Qui si inserisce la storia di Leib ed Ester Rochman che ho tagliato.
Chi volesse leggerla, come pubblicata da Repubblica, può andare a: http://firenze.repubblica.it/dettaglio/David-Grossman:-La-memoria-e-la-Shoah/1418143?ref=rephp
>


Ci sono altre milioni di storie come questa. Ogni persona morta, o sopravvissuta, è una vicenda a sé e tutte queste storie, in apparenza, si mantengono su un piano totalmente diverso da quello su cui sono dibattute oggi le grandi "questioni" relative alla Shoah, sempre che siano dibattute. Tali questioni vertono soprattutto sulla negazione della Shoah, sull´incremento del numero dei neo-nazisti in diverse nazioni e sul rafforzamento dell´antisemitismo nel mondo. Negli ultimi anni la discussione circa il diritto dei tedeschi di considerarsi vittime di quella guerra al pari di altri popoli, o addirittura di creare una simmetria - errata e inammissibile a mio parere - tra la loro sofferenza e quella degli ebrei durante la Shoah, si fa sempre più accesa.

Le vicende personali di Leib ed Ester Rochman, così come quelle di altri milioni di persone, si mantengono, come ho detto, su un piano diverso, ma senza di esse un dibattito sulla Shoah non sarebbe completo e sarebbe impossibile creare un legame emotivo tra le generazioni future e ciò che avvenne allora. Dirò di più: senza quelle storie personali il dibattito sulla Shoah potrebbe talvolta apparire un tentativo inconsapevole di difendersi dall´orrore palese. E, spingendoci oltre, si potrebbe ipotizzare che senza di esse il dibattito generico, di principio, si spegnerebbe lentamente.

Proprio le vicende individuali, private, sono il "luogo" più universale, la dimensione entro la quale è possibile creare il senso di identificazione umana e morale con le vittime che permette a chiunque di porsi ardui interrogativi: come mi sarei comportato io se fossi vissuto a quell´epoca, in quella realtà? Come mi sarei comportato se fossi stato una delle vittime, o un connazionale degli aguzzini? Ho l´impressione che fino a che non risponderemo a queste domande - ognuno per conto proprio - fino a che non ci sottoporremo a questo auto-interrogatorio, non potremo dire a noi stessi di aver affrontato pienamente ciò che avvenne laggiù. E se non lo faremo, dimenticheremo.

Più si assottiglia il numero dei sopravvissuti - e malgrado il lavoro di documentazione portato avanti da "Yad vaShem", il museo israeliano dedicato alla memoria delle vittime della Shoah, e, nell´ultimo decennio, dall´archivio Spielberg - più cresce l´importanza dell´arte quale possibile mezzo per affrontare questi interrogativi. La letteratura, la poesia, il teatro, la musica, il cinema, la pittura e la scultura sono i "luoghi" in cui l´individuo moderno può affrontare la Shoah e sperimentare le sensazioni e la particolare esperienza umana che la ricerca e il dibattito accademici solitamente non sono in grado di far rivivere.

Traduzione di Alessandra Shomroni   

 

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domenica, 27 gennaio 2008

1984 N.2

Mi sembra importante leggere l’intervista a Yehoshua. Ascoltare voci diverse e contrapposte per me è sempre stato un esercizio essenziale, ma dopo l’atmosfera di paura dei libri che ho testimoniato due giorni fa, la conclamata incapacità di considerare la sfera della cultura nella società civile come un fenomeno che non può dipendere meccanicamente dalla politica (e da una politica militarizzata dalla necessità di schierarsi!) l’altrui paura del libro mi ossessiona.
Così, anche se propongo l’intervista dello scrittore senza interruzioni o riassunti, non voglio togliermi la parola e ho scelto di mettere di mio le note a pie’ di pagina.                             augusta


Repubblica -27 gennaio 2008  

Dentro la Shoah  Intervista a Yehoshua 

di ENRICO FRANCESCHINI

GERUSALEMME - "Se Mosè potesse viaggiare nel tempo, vedere con i suoi occhi le scene dell'Olocausto e poi tornare alla propria epoca, cosa farebbe per evitare che i suoi discendenti scompaiano nei lager nazisti?" È uno spunto da romanzo di fantascienza quello che Abraham B. Yehoshua offre agli europei per il Giorno della Memoria. Da qualche anno il 27 gennaio è il giorno dedicato in quasi tutti i paesi europei Europa al ricordo della Shoah: lo sterminio di sei milioni di ebrei nei campi di concentramento del Terzo Reich. Un momento di riflessione, cordoglio, espiazione. Per Yehoshua, la ricorrenza è una tappa in più a disposizione dell'umanità per "provare a capire una tragedia che riguarda tutti, per cercare un vaccino contro questa follia collettiva, affinché non possa mai ripetersi". E alla fine della sua conversazione con Repubblica, il grande scrittore israeliano rivela cosa avrebbe potuto fare Mosè, di ritorno dal futuro, per cambiare il corso della storia.

Signor Yehoshua, cosa vuol dire oggi ricordare l'Olocausto?
"Vuol dire occuparsi di qualcosa che non tocca solo gli ebrei. Infatti non siamo solo noi ebrei che rivisitiamo la Shoah. In Europa, in America, in buona parte del mondo contemporaneo, gli studiosi e gli storici ma anche la gente comune provano e riprovano a capire cosa fosse quel patologico aspetto del nazismo che passa sotto il nome di "soluzione finale". E paradossalmente io trovo che, con il passare degli anni, più ci allontaniamo da quello che è avvenuto, più l'interesse verso l'Olocausto aumenta, anziché diminuire"
[1].
Perché?
"Perché non lo abbiamo ancora compreso fino in fondo
[2]. Prendiamo la prima guerra mondiale, o la seconda: il mondo se ne è occupato a lungo, poi le ha collocate nel proprio passato remoto, le ha per così dire risolte e archiviate, lasciando che soltanto gli specialisti continuino a frugare in quegli avvenimenti. Con l'Olocausto, invece, dopo quasi sessant'anni l'interesse non si è esaurito, ma cresce. Con l'Olocausto siamo davanti a qualcosa che turba e avvince anche popoli niente affatto coinvolti nello sterminio degli ebrei. Qualcosa di sconvolgente che continua a catturare l'interesse dell'umanità".

Il fascino perverso dell'orrore supremo?
"L'orrore per un progetto che fa accapponare la pelle: sterminare un intero popolo, cancellare una razza dalla f