Oggi ho avuto segnalazione dal contatore del mio blog dell’esistenza di un messaggio, pubblicato in data odierna sotto una pagina del 28 marzo 2007.
Lo trascrivo:
Cercando notizie su Issa Nauri mi sono imbattuto in questa pagina. mi piacerebbe contattare Omar per approfondire dato che sarei interessata ad organizzare una conferenza per celebrare questo autore in Giordania. Grazie
Mentre prego di mettere i messaggi sotto l’ultimo diario, anche se si riferiscono a testi precedenti, mi impegno per quel che posso a rispondere alla richiesta.
Non mi permetto naturalmente di pubblicare l’e-mail di Omar e - d’altra parte- chi ha inserito il messaggio non ha indicato il proprio indirizzo, rendendomi impossibile una risposta privata.
Offro il mio indirizzo: se riceverò l’indicazione di un contatto possibile la passerò ad Omar e poi ... avrò fatto quel che potevo. Non sono, né aspiro ad essere, 007
augusta <augdep@alice.it>
Un articolo di Repubblica “generali alla sbarra” ha richiamato la non casualità dei 19 morti di Nassirya (12 novembre 2003).
Pare sia in corso una ricerca dei colpevoli e così cominciamo a ricordare il primo, l’autore della prima grande bugia, il presidente degli USA G.W. Bush.
Lui stesso ha dichiarato:
”Un grande rimpianto di tutta la mia presidenza è il fallimento dell'intelligence sull'Iraq. Molti si sono giocati la reputazione dicendo che le armi di distruzione di massa erano un valido motivo per rimuovere Saddam. George W. Bush, Abc News, 2 dicembre”.
Rimpianto come pentimento? Mi sembra molto, molto comodo.
Comunque era una bugia autorevole e appiccicosa perché quei ragazzi morti erano a Nassirya per una decisione dell’allora governo e parlamento italiano, convinti dalla parola di Bush.
Costoro sono pentiti, rimpiangono, blaterano stupidaggini? Io non lo so.
L’art. 2267 del catechismo della chiesa cattolica recita tra l’altro: “L'insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell'identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l'unica via praticabile per difendere efficacemente dall'aggressore ingiusto la vita di esseri umani.” (www.vatican.va)
Penso che per analizzare un altro orrore si debba partire da qui.
Infatti è noto a tutti noi che ci sono paesi in cui l’omosessualità é crimine punito con carcere, torture e morte. Il rappresentante vaticano all’ONU non ha firmato la richiesta di depenalizzazione dell’omosessualità.
Questo monsignore non é evidentemente uno scioccherello di passaggio, ma rappresenta un’istituzione: nella fattispecie la chiesa cattolica che, nella sua forma gerarchica, non ritiene di dover difendere la vita degli omossessuali.
Dal che devo dedurne che – a norma di catechismo- la penna capitale conseguente il “crimine” di omosessualità può essere considerata “l'unica via praticabile per difendere efficacemente dall'aggressore ingiusto la vita di esseri umani“.
Riporto integralmente il comunicato delle Comunità Cristiane di Base e poi indicherò i riferimenti ad altri documenti pubblicati dal sito ildialogo,
Attendo l’uscita dell’agenzia Adista dove conto di trovare altro materiale, che eventualmente renderò noto.
COMUNITA’ CRISTIANE DI BASE
Segreteria Tecnica Nazionale
CdB Nord-Milano 3397952637
segrcdb@alice.itwww.cdbitalia.it
Perfino il senso critico più disincantato si arrende di fronte al carattere così pesantemente irrazionale e contraddittorio della opposizione di mons. Celestino Migliore, rappresentante permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, confermata dal portavoce vaticano padre Federico Lombardi, al progetto di una depenalizzazione universale dell'omosessualità presentato all'ONU dalla presidenza francese dell'UE, condiviso dai 27 paesi dell'Unione Europea.
E' nota la posizione dei vertici ecclesiastici contraria a ogni norma che riconosca e rispetti i diritti umani delle persone omosessuali. Ed è altrettanto noto che una gran parte della Chiesa, fra cui le Comunità di base, è critica verso questa vera e propria discriminazione inumana e antievangelica.
Ma ora il Vaticano ha superato ogni limite ponendosi dalla parte dei paesi in cui l'omosessualità è illegale e viene repressa con sanzioni, torture, pene e persino con l'esecuzione capitale. Svela così un tratto, tenuto per lo più velato, del fondamentalismo cattolico: il persistere, dal medioevo, del carattere violentemente totalitario dell'ideologia che domina ancora purtroppo i vertici ecclesiastici per cui ciò che non è in linea con le loro regole morali è peccato e ciò che è peccato deve essere reato. Un reato che i giudici del braccio secolare devono punire con pene temporali in nome di Dio e dell'ordine naturale da lui stabilito per sempre.
La depenalizzazione di adulterio e aborto ha trovato e trova tuttora sempre e ovunque un'aspra opposizione ecclesiastica. E ora si aggiunge l'opposizione alla depenalizzazione dell'omosessualità. La cosa ci riguarda tutti perché tocca aspetti fondamentali del diritto internazionale. Non si è mai abbastanza protetti da un ritorno di regimi d'intolleranza e dai totalitarismi. Occorre svegliarsi e resistere.
La Segreteria Tecnica Nazionale delle CdB italiane Milano, 2.12.08
Altri documenti:
Comunicato di “Noi siamo chiesa”
Dichiarazione del Presidente delle Chiese Evangeliche in Italia
Dichiarazione di Piero Montana, esponente storico del movimento gay italiano
Troverete questo, ma anche altro, nel sito www.ildialogo.org , nella sezione “cristianesimo e omosessualità”.
Per ciò che riguarda la mancata firma del rappresentante vaticano alla convezione ONU sui diritti dei disabili, mi limito a riportare, con tutto il mio orrore, una notizia d’agenzia.
ABORTO - La Convenzione Onu sui diritti dei disabili è il primo trattato sui diritti umani del Terzo Millennio ed è stato approvato dall’Assemblea generale dell’Onu nel 2006. Il Vaticano ha partecipato attivamente ai lavori per la stesura del testo, durati cinque anni ma, alla conclusione, si è rifiutata di firmarlo perché il documento non ha inserito un divieto esplicito nei confronti dell’aborto.
Io mi limito a prendere in considerazione l’articolo 19. riguardante il diritto alla salute, che così recita:
a) promuovano tutte le misure organizzative finalizzate a rendere concretamente fruibili in ogni ente del servizio sanitario regionale tutte le prestazioni previste per i cittadini stranieri non iscritti al servizio sanitario regionale;
b) sviluppino specifici interventi informativi destinati ai cittadini stranieri non in regola con le norme sul soggiorno, finalizzati ad assicurare gli elementi conoscitivi idonei per facilitare l'accesso ai servizi sanitari e sociosanitari.
3. La Regione promuove inoltre:
a) l’adozione di strumenti epidemiologici per il riconoscimento e la valutazione dei bisogni di salute specifici dei cittadini stranieri;
b) lo sviluppo di interventi informativi per favorire l’accesso ai servizi, nonché di specifiche iniziative d’informazione e di educazione alla salute nei luoghi di lavoro e su temi relativi alla salute collettiva;
c) l’utilizzo dei mediatori culturali nei servizi di primo accesso alle prestazioni sanitarie, lo sviluppo di politiche di formazione all’intercultura per il personale sociosanitario, medico e paramedico, l’adattamento dei servizi sociosanitari ad un’utenza pluriculturale.
Lo schema predisposto dalla stessa giunta ben chiarisce il senso di quell’articolo, rispettoso dei limiti dei poteri regionali e contemporaneamente attento a assicurare tutti i supporti che la regione può offrire all’attuazione di una legge statale che non può e non deve essere cancellata, ma forse lo sarà.
Anche in Friuli Venezia Giulia (e non solo) il decreto legislativo 286/1998 é stato applicato e reso positivamente operativo dall’impegno del personale sanitario e anche delle particolari figure dei mediatori di comunità (formati appunto ad assicurare la miglior relazione nel rapporto medico-paziente, affrontando le difficoltà linguistiche e culturali) ma la giunta non appare determinata come quella toscana e sotto questo cielo (cupo) regna una gran confusione che ha coinvolto anche consiglieri regionali che dovrebbero invece essere in grado di dare al meglio il proprio contributo.
Accesso degli extracomunitari irregolari al servizio sanitario. Dando piena attuazione al testo unico sull’immigrazione, la pdl favorisce attraverso azioni informative e misure organizzative pieno accesso degli extracomunitari irregolari alle prestazioni del servizio sanitario. L’unificazione delle tessere STP (Straniero Temporaneamente Presente) rientra tra le misure che potrebbero essere realizzate in futuro. La tessera STP, già prevista a livello nazionale da oltre 10 anni, permette allo straniero senza permesso di soggiorno valido (perché scaduto, non rinnovato o ma i ottenuto), di essere curato in ospedale o in ambulatorio. La tessera va richiesta alla ASL. L'assistenza è garantita ai bambini o in caso di infortunio, malattie gravi, patologie infettive e in gravidanza. Alcuni servizi sono completamente gratuiti, altre volte viene richiesto il pagamento del ticket. Il clandestino che va da un medico o in ospedale riceverà le cure necessarie e non sarà denunciato per il fatto di non avere il permesso di soggiorno. In tal senso, scopo della pdl, è rendere gli stranieri informati sul funzionamento della tessera e dei servizi a cui può accedere.
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