Questo diario elettronico ha una storia... (continua)


mercoledì, 11 marzo 2009

SI’! SIAMO TUTTI MOSTRI

 

Nel precedente post ponevo al questione in termini dubitativi.
Ora so che sì, siamo tutti mostri.

Ma andiamo per ordine; anche i mostri ne hanno uno.

Dal sito dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazioni
(ASGI)

Ieri ne ho dato notizia nel mio precedente post, precipitosamente certo, ma quando ho ricevuto la notizia di cui riprendo l’esame mi sono sentita crollare le ultime, residue, pietose (verso di me) convinzioni di vivere in uno stato di diritto.
E se lo stato di diritto abbiamo buttato, approfittando del consenso che paga chi devasta i diritti dei soggetti a debole contrattualità, siamo tutti mostri.
Riprendo la notizia, come riferita dall’Asgi.

 

”Le conseguenze di tale modifica normativa sui bambini che nascono in Italia da genitori irregolari sarebbero gravissime.

I minori che non saranno registrati alla nascita, infatti, resteranno privi di qualsiasi documento e totalmente sconosciuti alle istituzioni: bambini invisibili, senza identità, e dunque esposti a ogni violazione di quei diritti fondamentali che ai sensi della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza devono essere riconosciuti a ogni minore. Ad esempio, in mancanza di un documento da cui risulti il rapporto di filiazione, molti di questi bambini non potranno acquisire la cittadinanza dei genitori e diventeranno dunque apolidi di fatto. Per tutta la vita incontreranno ostacoli nel rapportarsi con qualsiasi istituzione, inclusa la scuola. Proprio a causa della loro invisibilità, saranno assai più facilmente vittime di abusi, di sfruttamento e della tratta di esseri umani.

In secondo luogo, vi è il forte rischio che i bambini nati in ospedale non vengano consegnati ai genitori privi di permesso di soggiorno, essendo a quest’ultimi impedito il riconoscimento del figlio, e che in tali casi venga aperto un procedimento per la dichiarazione dello stato d’abbandono. Questi bambini, dunque, potranno essere separati dai loro genitori, in violazione del diritto fondamentale di ogni minore a crescere nella propria famiglia (ad eccezione dei casi in cui ciò sia contrario all’interesse del minore), sancito dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e dalla legislazione italiana.

E’ probabile, infine, che molte donne prive di permesso di soggiorno, temendo che il figlio venga loro tolto, decidano di non partorire in ospedale. Anche in considerazione delle condizioni estremamente precarie in cui vivono molti immigrati irregolari, sono evidenti gli elevatissimi rischi che questo comporterebbe per la salute sia del bambino che della madre, con un conseguente aumento delle morti di parto e delle morti alla nascita”.


Ripercorrendo la strada delle norme

Il Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero) prevede che (art. 6 comma 1): “Il permesso di soggiorno rilasciato per motivi di lavoro subordinato, lavoro autonomo e familiari può essere utilizzato anche per le altre attività consentite”.
E al comma 2 precisa che “
i documenti inerenti al soggiorno ..., devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero” “fatta eccezione per i provvedimenti ... inerenti agli atti di stato civile o all'accesso a pubblici servizi”.
Ne possiamo dedurre che oggi, quando debba occuparsi di faccende inerenti gli atti di stato civile (quindi registrazioni di matrimoni, nascite, morti, come elenca l’ASGI nella citazione sopra riportata) lo straniero non deve presentare il permesso di soggiorno e quindi anche i sans papier possono accedere alle richieste conseguenti tali atti.
E siamo ancora a questo punto, nonostante gli scenari cupi che l’effetto annuncio ci consente di prevedere a seguito del nuovo testo che nasce da una modifica di difficile leggibilità per i non esperti
Cerchiamo di decodificarlo perché conoscere é ancora un diritto (o non più?).
Il ddd.733 –ossia l’infame pacchetto sicurezza- alla
lettera f) del comma 1 dell’art. 45 propone: “
all’articolo 6, comma 2, le parole: «e per quelli inerenti agli atti di stato civile o all’accesso a pubblici servizi» sono sostituite dalle seguenti: «e per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35»”.
Quindi – se il pacchetto passerà come previsto – non sarà più possibile per il sans papier accedere alla richiesta di atti di stato civile senza presentare il permesso di soggiorno. E come farebbe a presentare il permesso di soggiorno chi, per definizione, non ce l’ha?
Quando però si presentasse a sportelli preposti ad attività sanitarie potrà farne a meno, ma, nel momento stesso in cui non dovrà esibire il permesso di soggiorno, si esporrà al rischio della delazione (e l’attività di possibili medici spie non sarà certo eliminata dalle proteste di correttezza di colleghi che rispettano la loro professione).
Ne ho scritto ben più di venti volte, ma qui ripeto quali sono i servizi assicurati (anche nel pacchetto sicurezza, conformemente all’art. 35 del Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286) ai ‘sans papier’ disposti a sfidare le attività di spionaggio concesse nei pubblici servizi

Ai cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale, non in regola con le norme relative all'ingresso ed al soggiorno, sono assicurate, nei presidi pubblici ed accreditati, le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia ed infortunio e sono estesi i programmi di medicina preventiva a salvaguardia della salute individuale e collettiva. Sono, in particolare, garantiti:

a. la tutela sociale della gravidanza e della maternità, a parità di trattamento con le cittadine italiane, ai sensi delle leggi 29 luglio 1975, n. 405, e 22 maggio 1978, n. 194, e del decreto del Ministro della sanità 6 marzo 1995, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 87 del 13 aprile 1995, a parità di trattamento con i cittadini italiani;
b. la tutela della salute del minore in esecuzione della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176;
c. le vaccinazioni secondo la normativa e nell'ambito di interventi di campagne di prevenzione collettiva autorizzati dalle regioni;
d. gli interventi di profilassi internazionale;
e. la profilassi, la diagnosi e la cura delle malattie infettive ed eventuale bonifica dei relativi focolai.”

Ancora un dubbio

Stabilito che i figli degli immigrati non regolari potranno essere sottratti ai genitori già alla nascita (e me lo conferma il testo dell’ASGI pubblicato sopra) mi chiedo cosa accadrà se si troveranno minori malati e non curati (la paura può essere più forte della cura), ancora conviventi con i genitori. Ci sarà qualche solerte funzionario che, per il loro bene, li strapperà alla famiglia, affidandoli a qualche istituto affamato di finanziamenti come ai bei tempi dei brefotrofi straripanti?

Gli interlocutori che mi piacerebbe incontrare.
Mi piacerebbe mi rispondessero nell’ordine:
i senatori e i deputati che voteranno l’art 45 del pacchetto sicurezza, compresa la lettera f) comma 1 dell’articolo 6, forti della loro inconsapevolezza, ovunque siano collocati nella topografia dell’aula, dopo aver pigramente esibito la loro impronta digitale ai controlli di nuovo tipo;
i sindaci che sono disposti –per gradimento, opportunismo, ignoranza o quieto (loro) vivere - a negare il servizio anagrafe ai neonati irregolari;
le associazioni che si avvoltolano nel settore traendone vantaggi senza proporre decenza e dignità e senza farsi protagonisti di uno (scomodo) controllo sociale;
le persone che mi hanno detto ‘non ci credo’, ‘basta non farli entrare’ e quelle che mi considerano una fissata.
Lo sono! mi sono già autocertificata cretina ora aggiungo fissata!.

So che oggi c’é chi sta cercando di diffondere la notizia fra i mezzi di comunicazione. Qualche cosa ha già ottenuto. Ricopio

SICUREZZA: DDL; E' ALLARME RISCHIO BAMBINI INVISIBILI/ANSA ONG E PEDIATRI, NO A NORMA CHE IMPEDISCE REGISTRAZIONE NASCITE (ANSA) - ROMA, 11 MAR - Nuove preoccupazioni sul rispetto dei diritti in Italia per le norme contenute nel ddl sicurezza, già approvato dal Senato e ora in discussione alla Camera. Dopo i rischi evidenziati dai medici per l'obbligatorietà di denunciare gli immigrati clandestini e quelli per due milioni di italiani poveri o senza dimora, sottolineati dalle associazioni di volontariato, e' la volta dei nascituri figli di immigrati. L'allarme lanciato dai giuristi per l'immigrazione (Asgi) e da una associazione di pediatri riguarda, infatti l'articolo 45 (comma 1, lettera f) del ddl: se venisse approvato i neonati stranieri di genitori privi di permesso di soggiorno non potrebbero essere registrati all'anagrafe. Una palese violazione dei principi costituzionali e della dichiarazione Onu dei diritti dei bambini, viene fatto notare dall'Asgi, a 24 ore dalla ''tirata d'orecchie'' che l'Italia ha avuto proprio dalle Nazioni Unite per i troppo immigrati in carcere in attesa di processo. Per cambiare il testo del ddl l'Asgi ha lanciato un appello contro l'introduzione dell'obbligo per il cittadino straniero di esibire il permesso di soggiorno in sede di richiesta di atti di stato civile, tra i quali sono inclusi anche le registrazioni di nascita. Secondo l'associazione, in base a, ''l'ufficiale dello stato civile non potrà dunque ricevere la dichiarazione di nascita ne' di riconoscimento del figlio naturale da parte di genitori stranieri privi di permesso di soggiorno. La norma che impedisce la registrazione della nascita si configura come una misura che oggettivamente scoraggia una protezione del minore e della maternità.
Una simile norma appare dunque incostituzionale sotto diversi profili'' e, inoltre, e' in palese contrasto con la Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza. ''Le conseguenze di tale modifica normativa sui bambini che nascono in Italia da genitori irregolari sarebbero gravissime. i bambini non registrati alla nascita resterebbero senza identita' - dicono i pediatri - completamente invisibili; vi e' inoltre il forte rischio che i bambini nati in ospedale non vengano consegnati ai genitori privi di permesso di soggiorno e siano dichiarati in stato d'abbandono; per evitare questo, e' probabile che molte donne in condizione irregolare decidano di non partorire in ospedale, con serissimi rischi per la salute della madre e del bambino''.
(ANSA). VN 11-MAR-09 19:20 NNN


Ricordo che sul problema tutela della salute per gli stranieri sans papier
ho scritto, per un totale –finora- di 23 volte, lo scorso anno il 21, 26, 28, 31 ottobre, 3, 6, 11, 14, 19, 21, 24 novembre e l’1, 2 e 16 dicembre.
Nel 2009 il 3, 4, 6, 15, 25, 29 gennaio, il 6 e 19 febbraio e l’1, l’8 e il 10 marzo.

Collegamenti: ASGI;  286;  lettera f)
mercoledì, 04 marzo 2009
Una segnalazione.
6 marzo - correggo la data su segnalazionendi Lucia, da 7 a 14
Ho ricevuto da Lucia Cuocci, responsabile dell’Ufficio Programmi di Confronti e componente della redazione, l’annuncio che trascrivo:

”sabato sera 14 marzo 2009, dopo il tg3 della notte, quindi verso le 00.40, sulla rubrica Agenda del Mondo verrà trasmesso un mio documentario sulla storia di due donne, una israeliana e una palestinese, che hanno perso un figlio nel conflitto ma che, nonostante tutto, lavorano per la riconciliazione”.

Poiché conosco i lavori di Lucia, se siete interessati alla questione israelo-palestinese, vi consiglio di vederlo.
So che l’ora é orrenda ... io metterò la sveglia.
 
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venerdì, 13 febbraio 2009
Che il corpo suo sì vivo...
A Dominici Scandella dicti Menochio*
-
Oh Eluana tegninsi pa man
Cença la poura di slontanâsi mai
Da zoca ch’a vai e ch’i vai

La to sfracassada vita la difindevin chei
Ch’a àn distacât la spina a milions di cerviêi
Lucits in salût fuarts libers contents biei

Basta pensâ al Menocchio e ai siei
As tantas Mabiles brusadas ridotas scjernum
Ai fantats trats in gueras finîts paltan tal paltan

Mandi Eluana mandi Eluana
Cuissà ce che inmò a inventaran
Par stânus sul cjâf tra vuê e doman

A tancj di lôr la to vita no interessava gran
Mancul che a un mierli un bar sec di ledan
Ma sôl i interes i bêz il podê e no chei ch'a rìvin a chì par fan

LZ, ZH, 09.02.2009  / 11.02.09       (LEO ZANIER)

Che il corpo suo sì vivo...A Dominici Scandella dicti Menochio* -

Oh Eluana teniamoci per mano
Senza la paura di allontanarci mai
Dal ceppo che piange che piango

La tua distrutta vita la difendevano quelli
Che hanno staccato la spina a milioni di cervelli
Lucidi sani forti liberi contenti belli

Basta pensare al Menocchio e a quelli come lui
Alle tante streghe bruciate ridotte a strame
Ai giovani buttati nelle guerre diventati fango nel fango

Addio Eluana addio Eluana
Chissà quello che ancora inventeranno
Tra oggi e domani per starci ancora addosso
 
A tanti di loro la tua vita non interessava affatto
Meno che a un merlo una zolla secca senza vermi
Ma gli interessi sì i soldi sì il potere sì e non la vita
                                          di chi per fame arriva qui

*
„La pena dell’heretico (...) è quella del fuoco per la legge divina, canonica, civile e consuetudinaria, di modo che il corpo suo così vivo arda, finisca e si riduca in cenere“.
Si trova in un manuale veneziano di  pratica criminale, in uso all’epoca della condanna dell'"eretico" Menocchio, 8 agosto 1599,
da: Domenico Scandella detto  Menocchio, a cura di Andrea Del Col,
Biblioteca dell’Immagine, Pordenone  1992   
 
Non é giusto commentare il bellissimo testo che pubblico con il permesso del poeta carnico Leo Zanier, che me l’ha inviato con la sua traduzione.
Devo però dire chi era
Menocchio, cui la poesia é dedicata.
Lo faccio con le parole di Carlo Ginzburg, che l’ha reso famoso con il suo “Il formaggio e i vermi” (ed. Einaudi). Qualche anno fa a Montereale (PN) é nato un circolo culturale che porta il nome di Menocchio.

-Si chiamava Domenico Scandella, detto Menocchio-.
Era nato nel 1532 (al tempo del primo processo dichiarò di avere cinquantadue anni) a Montereale, un piccolo paese di collina del Friuli, 25 chilometri a nord di Pordenone, proprio a ridosso delle montagne. Qui era sempre vissuto, tranne due anni di bando in seguito ad una rissa (1564-1565), trascorsi ad Arba, un villaggio poco lontano, e in una località imprecisata della Carnia.
Era sposato e aveva sette figli; altri quattro erano morti. Al canonico Giambattista Maro, vicario generale dell'inquisitore di Aquileia e Concordia, dichiarò che la sua attività era "di monaco, maragòn, segar, far muro et altre cose". Ma prevalentemente faceva il mugnaio, portava anche l'abito tradizionale dei mugnai, una veste, un mantello e un berretto di lana bianca. Così vestito di bianco si presentò al processo. (...)

Il 28 settembre 1583 Menocchio fu denunciato al Sant'Uffizio. L'accusa era di aver pronunciato parole "ereticali e empissime" su Cristo. Non si era trattato di una bestemmia occasionale: Menocchio aveva addirittura cercato di diffondere le sue opinioni, argomentandole ("praedicare, et dogmatizzare non erubescit").
Ciò aggravava la sua posizione.(...)
Quanto al contenuto eterodosso di questo tipo di predicazione, non era possibile avere dubbi- soprattutto allorché Menocchio espose una singolarissima cosmogonia di cui era giunta al Sant'Uffizio un'eco confusa:
-Io ho detto che, quanto al mio pensier et creder, tutto era un caos, cioè terra, aere, acqua et foco insieme; et quel volume andando così fece massa, aponto come si fa il formazo nel latte, et in quel diventorno vermi, et quelli furno gli angeli; et la santissima maestà volse che quel fosse Dio et li angeli; et tra quel numero de angeli ve era anche Dio (...) fece poi Adamo et Eva, et populo in gran moltitudine per impir quelle sedie delli angeli scacciati. La qual moltitudine non facendo li commendamenti de Dio, mandò il suo figliol, il quale li Giudei lo presero, et fu crocifisso-. (...)

Due grandi eventi storici, resero possibile un caso come quello di Menocchio: l'invenzione della stampa e la Riforma.
La stampa gli diede la possibilità di porre a confronto i libri con la tradizione orale in cui era cresciuto, e le parole per sciogliere il groppo di idee e fantasie che avvertiva dentro di sé.
La Riforma gli diede l'audacia di comunicare ciò che sentiva al prete del villaggio, ai compaesani, agli inquisitori anche se non poté, come avrebbe voluto, dirle in faccia al Papa, ai Cardinali, ai Principi. (...)          
Carlo Ginzburg
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categoria:rassegnastampa, diari di augusta
domenica, 08 febbraio 2009
Una lettera e un commento
 
Ho ricevuto dagli amici della Comunità di S. Paolo (Roma) una lettera che condivido pienamente e di cui pensavo di rinviare la pubblicazione per assicurarle una degna presentazione, quando ho trovato –nel consueto, benemerito sito de Il dialogo- un articolo di Domenico Gallo che non potrebbe essere migliore risposta a tante domande che l’accanimento opportunistico su una donna che non può difendersi e sui suoi familiari suscita                                                                              augusta
 
ELUANA: RISPETTIAMO IL SUO MARTIRIO
 
Di fronte al martirio di Eluana Englaro, il cui corpo il governo italiano sta cinicamente strumentalizzando per farsi riconoscere “affidabile” dalla gerarchia cattolica e per attentare alla stessa legalità repubblicana, vogliamo qui esprimere la nostra opinione sull’aspetto etico, ed evangelico, della vicenda.
 
     Noi riteniamo gravissimo che il governo abbia approfittato di un dramma umano per accreditarsi con la Santa Sede e con la Conferenza episcopale italiana come devoto esecutore dei loro desideri, favorendone spregiudicatamente il tentativo di imporre all’intera società la loro visione etica come l’unica degna di un paese civile. In tal modo, è stata umiliata e svuotata la laicità di uno Stato ove pur esistono anche altre visioni etiche, filosofiche e religiose, egualmente degne e rispettabili.
 
     Ma più fermo ancora è il nostro dissenso contro le gerarchie ecclesiastiche che sponsorizzano una campagna scandalosa tesa ad equiparare ad un omicidio la scelta della famiglia Englaro – confortata dalle massime istanze giurisdizionali della Repubblica Italiana – di far staccare il sondino che da 17 anni tiene in vita, artificialmente, Eluana. Immemori che lo stesso Catechismo della Chiesa cattolica affermi l’insostenibilità dell’ “accanimento terapeutico”, la Cei e il Vaticano hanno deciso di guidare una crociata fondamentalista autoproclamandosi “difensori della vita”. Un deplorevole atteggiamento, quello di tali prelati, che ci viene spontaneo commentare con le parole di Gesù: ”Caricano sulle spalle della gente pesi che essi non toccano nemmeno con un dito” (Matteo 23, 4).
 
     Di fronte a tale violenza, noi vogliamo esprimere a Beppino Englaro e alla sua famiglia il nostro rispetto, il nostro affetto, la nostra solidarietà, certi che Dio benedirà la loro scelta per Eluana, anche se condannata dalle gerarchie ecclesiastiche. Del resto, molte e molti cattolici non si riconoscono nella durezza anti-evangelica manifestata dall’episcopato in questa occasione.
                                     La Comunità cristiana di base di san Paolo 
Roma, 8 febbraio 2009
 
 
OSSERVATORIO SU COSTITUZIONE E DINTORNI
Leggi razziali: a volte ritornano
di Domenico Gallo
Sono passati pochi giorni dal 27 gennaio, "Giorno della Memoria", istituito con una legge del 2000: "al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei". In occasione del Giorno della Memoria, la legge richiede che siano organizzate iniziative ed incontri, in modo particolare nelle scuole: "in modo da conservare nel futuro dell'Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia, affinché simili eventi non possano mai più accadere".
 
Malgrado il giorno della memoria, noi rimaniamo un popolo di smemorati, tanto da non renderci conto che le leggi razziali sono tornate.
 
Sono tornate in pompa magna, con tanto di deliberazione parlamentare ed è tornato lo stesso linguaggio di discriminazione (fino all'eccitazione all'odio razziale) da parte dei capi politici che additano i gruppi sociali più deboli (immigrati, Rom, senza casa) come capro espiatorio del crescente disagio sociale.
 
Dall'avvento del nuovo Governo, i semi delle leggi razziali sono stati distribuiti un po' dovunque nelle pieghe della legislazione e dei provvedimenti governativi (per esempio la schedatura dei bambini Rom), ma con la legge che approva, al Senato, la seconda parte del pacchetto sicurezza, non sono soltanto i semi della discriminazione verso i gruppi sociali più deboli che vengono diffusi nell'ordinamento, sono gli stessi specifici istituti previsti dalle leggi razziali del ‘38 ad essere riesumati. È cambiato soltanto l'oggetto della discriminazione.
 
Con il Regio decreto legge del 17 novembre 1938 (provvedimenti per la difesa della razza italiana) furono introdotte nell'ordinamento una serie di misure persecutorie, la prima della quali consisteva nel divieto dei matrimoni misti (art. 1 "il matrimonio del cittadino italiano di razza ariana con persona appartenente ad altra razza è proibito").
 
Adesso è tornato lo stesso divieto. Il disegno di legge sulla sicurezza votato dal Senato, prevede (art. 39, comma 1, lett. f) e art. 5) l'impossibilità giuridica per gli stranieri, che non siano titolari di un permesso di soggiorno in corso di validità, di contrarre matrimonio. Il che significa che, sia pure in modo mascherato, è stato reintrodotto nel nostro ordinamento il divieto dei matrimoni misti (fra cittadini italiani e cittadini extracomunitari in condizione di irregolarità amministrativa).
 
Nel luglio del 1938 fu istituita presso il Ministero dell'Interno la Direzione generale per la Demografia e la Razza (Demorazza), con il compito di provvedere al censimento della popolazione ebraica presente in Italia, e quindi di mantenere ed aggiornare un registro degli ebrei.
 
Adesso è ritornato lo stesso istituto, rivolto ad una speciale categoria di soggetti deboli: l'art. 44 del disegno di legge sulla sicurezza prevede l'istituzione presso il Ministero dell'Interno di un registro dei senza casa.
 
Ma a cosa serve un registro dei clochard? La storia ci insegna che il registro degli ebrei fu molto utile alla SS, che trovarono gli elenchi già pronti. Forse un domani il registro dei clochard potrebbe tornare utile alle ronde che la stesso provvedimento di legge istituisce (art. 46) per contribuire al presidio del territorio. Magari potrebbero utilizzarlo per bonificare il territorio.
 
Ma la fantasia dei legislatori leghisti del nostro tempo si è spinta anche oltre gli istituti previsti dalle leggi razziali.
 
Infatti il fascismo aveva consentito ai genitori di razza ebraica di conservare la patria potestà sui figli, prevedendo che potessero perderla soltanto in un'ipotesi inverosimile, vale a dire nel caso che, qualora i figli appartenessero a religione diversa da quella ebraica, i genitori pretendessero di impartire loro una educazione non corrispondete ai principi religiosi dei figli o "ai fini nazionali" (art. 11 del Regio decreto 17 novembre 1938).
 
Con la nuova legislazione gli appartenenti alla razza degli immigrati extracomunitari, non dotati di titolo di soggiorno, non possono compiere atti di stato civile. Questo significa che una donna che partorisce, non potrà riconoscere il proprio figlio naturale, che nascerà come figlio di nessuno, e quindi verrà tolto alla madre naturale ed affidato ad un istituto.
 
Per fortuna la difesa della famiglia è al primo posto nell'agenda politica di questa maggioranza, clericale e timorata di Dio, altrimenti chissà cos'altro avremmo dovuto aspettarci.
 
Del resto non dobbiamo preoccuparci più di tanto, i nostri leaders politici sono contrarissimi alle leggi razziali (del fascismo): abbiamo dimenticato i viaggi di Veltroni ad Auschwitz?
                                                                                     Domenico Gallo

collegamenti: osservatorio
lunedì, 19 gennaio 2009
MEMORIA E SMEMORATI
 
27 gennaio
Il 27 gennaio si celebrerà la giornata della memoria che, come opportunamente ricorda un comunicato stampa del comune di Udine, é stata istituita (con legge 20 luglio 2000 n. 211) per  commemorare tutte le vittime della persecuzione fascista e nazista (ebrei, rom, omosessuali, disabili, malati di mente e testimoni di Geova),
Nella stessa occasione verrà inaugurata la mostra  che raccoglie i testi delle poesie e una selezione di disegni realizzati dai bambini ebrei rinchiusi nel campo di Theresienstadt (Terezín, in lingua ceca) in Boemia, a un centinaio di chilometri a nord di Praga
Non so se ci sarà consapevolezza del significato essenziale di questo riferimento ai bambini, le vittime più importanti di ogni guerra, perché rappresentano quel futuro che si vuole negare prima che si affacci all’esistenza.
Non pochi episodi di guerre, anche recenti, ricordano l’arma dello stupro (strumento per far nascere i figli dell’aggressore, umiliando il nemico fin dal ventre delle donne obbligate al concepimento). Se ne é parlato molto in occasione della crisi balcanica degli anno ’90 ora l’argomento sembra aver perso interesse.
Le violenze delle dittature si sono servite anche del rapimento dei piccoli, a volte neonati: lo ricordano con straordinaria continuità le nonne argentine di piazza di maggio. Le mamme non possono far memoria perché sono state per lo più eliminate.
Oggi i bambini sono le prime vittime della guerra israelo-palestinese: massacrati i piccoli di Gaza, irrigiditi dalla paura i sopravissuti, insieme ai bimbi israeliani, terrorizzati nel Negev dai razzi Qassam e in Galilea da altri razzi, dalla contestata e incerta paternità.
Mi é arrivata una lettera da Bocche scucite, una organizzazione che fa capo a Pax Christi e che riporta documentazione diretta dalle terre palestinesi ma che non ha saputo tutelarsi dal gioco pericoloso della specularità dei massacri, arrivando –nel messaggio che precede l’ultima lettera- a scrivere che é doveroso opporsi alla violenza “anche invitanto al boicottaggio”. Non dice se si tratti di boicottare i negozi di ebrei, cittadini italiani o le merci in arrivo da Israele, ma la prima ipotesi non può essere scartata dato che da giorni se ne parla con l’incoscienza che nasce dal non aver memoria. Ed é poi eticamente, politicamente, storicamente sensata questa identificazione assoluta fra ebrei italiani e cittadini di Israele?
Non mi rigiro nell’equidistanza, voglio solo ricordare che il boicottaggio di negozi nel ghetto di Roma (o di altre città) significherebbe colpire quegli stessi luoghi che nel 1938 conobbero l’obbligo della stella gialla che facilitò il trasferimento dei proprietari e delle loro famiglie ai campi di stermino.
Un invito alla pace? Un gesto di responsabilità nel promuoverla?
A me sembra che molti stiano facendo la somma algebrica delle vittime, e quindi annullandole, senza rendersi conto che così distruggono memorie dolorose, con una di quelle operazioni che ci hanno portato alla deresponsabilizzazione di fronte ai crimini di un passato che ancora ci appartiene (penso evidentemente alle
leggi razziali).
Se qualcuno desidera l’ultima delle lettere di Bocche scucite (ripeto interessantissima prescindendo dal messaggio che ho citato e che comunque è estraneo al testo vero e proprio) può chiederla al mio indirizzo
augdep@alice.it e io mi impegno ad inviarla. Vi troverà informazioni e le modalità per richiedere direttamente le lettere successive.
 
Ora desidero affidare un commento (tratto dal siti web Il dialogo), commento che ritengo importante e che condivido totalmente, alla
riflessione di Bruno Segre   (15 gennaio)

"Seguo da giorni passo dopo passo, ora dopo ora il succedersi delle violenze in atto a Gaza e tra Gaza e Israele. Le notizie che riesco a raccogliere mi procurano un dolore che sfiora il dolore fisico.
Personalmente non ho la pretesa ne' la capacità ne' le competenze per dire a chicchessia "che cosa si dovrebbe fare" per restituire a quelle popolazioni condizioni di vita decenti. Temo che le due forze che si fanno la guerra (Hamas spalleggiato dall'Iran e l'establishment di governo in Israele) non siano in realtà "forze" bensì siano profondamente deboli - in particolare sul terreno di quel tipo di progettualità politica che animò, tanto per intenderci, il compianto Yitzhak Rabin -, e che pertanto si facciano reciprocamente la guerra perché soltanto la guerra offre a ciascuna di loro l'illusione di essere "una forza". In sostanza, l'esistenza feroce degli uni fa da ricostituente all'esistenza feroce degli altri, e viceversa. Tutto ciò, sulla pelle delle rispettive società civili, che fanno le spese di questi tragici giochi di potere. Mi pare che stiamo assistendo, purtroppo, alla recita replicata di un copione antichissimo e consunto.
Voglio evitare, tuttavia, di vedere buio pesto nel futuro del Vicino Oriente. Fra meno di una settimana entrerà alla Casa Bianca Barack Obama alla testa di un'equipe di donne e uomini che la società civile americana (dotata evidentemente di un'inattesa vitalità e capacità di ripresa) ha scelto perché affrontino, possibilmente con successo, gli immani problemi che l'umanità' post-Bush si trova oggi di fronte. Tra questi problemi c'é anche, e non é detto che sia quello più grave, il pluridecennale conflitto israelo-palestinese e israelo-arabo. Sono sicuro che i nuovi governanti Usa faranno del loro meglio per aiutare le parti in conflitto a riaprire il negoziato. Sarebbe importante che anche in Europa si lavorasse nella stessa direzione".

Ignoranza come progetto politico condiviso nel presente e per il futuro?
Non so se coloro che vogliono imporre sermoni in italiano nelle moschee siano sordidamente innocenti o spudorati nelle loro sicurezze, ma veramente la proposta dell’italico obbligo linguistico per gli imam sia nelle moschee che nei luoghi di preghiera musulmani a me sembra vada oltre il ridicolo (ammesso che ci sia da ridere).
Il presidente della camera l’ha condivisa con l’emiro del Dubai che non mi sembra persona notoriamente esemplare per la volontà di partecipazione del suo popolo alle sue ricchezze né particolarmente famoso per progetti di trasparente diffusione culturale.
Per quel che io ne so gli italiani convertiti all’islam sono un’esigua minoranza, a fronte della presenza di immigrati arabi soprattutto di prima generazione. E’ chiaro che costoro vanno a pregare per motivi di fede o di proclamazione della propria identità e non capisco perché dovrebbero trarre vantaggio spirituale dallo starsene in piedi o seduti a terra ascoltando un sermone, incomprensibile per la maggior parte di loro, mentre c’é chi progetta di inserire i loro figli in classi speciali dove possano esercitarsi a non imparare l’italiano.
Anche qui la memoria, se ci fosse, potrebbe aiutarci (ma chi sono i consulenti del presidente della camera in materia di cultura?).
Io ricordo di aver letto il diario di un parroco di un paesello delle valli del Natisone, dove la popolazione appartiene alla minoranza slovena.
Costui, obbligato dalle norme seguenti il concordato del ‘29 e da altri provvedimenti del regime d’allora, a celebrare la messa in latino (mentre prima il ‘vecchio’ concordato austriaco gliene consentiva la celebrazione nella lingua locale), e poi a pronunciare il sermone in italiano, lamentava dolorosamente il distacco di una popolazione dalla chiesa in cui non si riconosceva più. E tutto ciò avveniva in un tempo e in un luogo in cui la chiesa rappresentava uno strumento di aggregazione e di comunicazione quasi esclusivo.
Perché gli indicibili promotori dell'italiano non provvedono invece a concludere l’iter già aperto per firmare l’intesa con la comunità islamica in Italia, a norma dell’
art. 8 della Costituzione? In quella sede potrebbero concordare garanzie sul ruolo degli imam, compatibili con la libertà di culto e la necessità di evitare sermoni eversivi.
Ma davvero c’é tanta paura di un po’ di legalità?


Mi permetto di suggerire una
lettura che mi sembra importante:
Jean-Marie Muller *La violenza non è una fatalità, ma …


COLLEGAMENTI:    legge, leggi razziali, il dialogo, art. 8, lettura
postato da: AUG alle ore 18:19 | permalink | commenti (7)
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venerdì, 16 gennaio 2009
 
Diplomazia per la pace
 
 
Samer entra in facebook_ continua dal post del 14 gennaio
 
Avevo concluso il mio diario del 14 gennaio creando un collegamento che consente di leggere il testo di un’intervista con Liron e Samer, i due ragazzi israeliano e palestinese accolti a Verona nella settimana della pace e che poi, insieme a 18 ragazzi veronesi, hanno partecipato all'ONU dei Giovani.
Per inciso, nel suo viaggio in Austria Samer é stato sostenuto da parents circle, una straordinaria organizzazione di cui ho più volte parlato nel mio blog. Purtroppo, se voglio continuare in questo racconto non posso far altro che assicurarvene il collegamento.
Meravigliato per il silenzio di Samer, che ora studia nell’Illinois, Marco Menin gli ha scritto ed ecco la risposta:

 “Ciao Marco. ti ringrazio per la tua solidarietà … La situazione è molto frustrante e mi auguro che possa cambiare, oggi sono è stato fortemente turbato: mentre guardavo la televisione, ho visto uno dei miei amici israeliani che aveva partecipato con me al campo per la pace organizzato in Austria fra ragazzi israeliani e palestinesi… il mio amico è ora un soldato israeliano nell’esercito, e mi ha scioccato quando l’ho visto con altri 2 soldati sulla cima di un carro armato mentre lanciava razzi verso Gaza. Non posso credere che uno dei miei amici sia diventato un criminale ... Egli non era così ... Mi sento come se qualcuno mi avesse pugnalato con un coltello ... Come può un amico che ha creduto nella pace diventare oggi un criminale ed essere coinvolto in un massacro, un crimine in cui centinaia di bambini e civili sono stati uccisi? Come, non riesco a capire ... al vedere il mio vecchio amico uccidere il mio popolo mi si spezza il cuore ... Non ho niente da dire .. Posso solo pregare che questo si possa fermare, è così doloroso per me vedere i miei amici morti e il bombardamento di Gaza, e poi anche vedere i miei vecchi amici di Israele diventare mostri e criminali di guerra ... Prego affinché questo si arresti immediatamente”

Samer ha poi descritto in facebook, di cui ho già detto, il suo punto di vista sulla guerra in atto, che potrete leggere tradotto nel sito di fiori di pace al n. 67
Successivamente si è rivolto ai suoi amici con cui ha condiviso il percorso veronese con un messaggio di cui propongo (finché non vi sarà di meglio) la mia traduzione che alle 13 del 16 gennaio ripropongo riveduta e corretta.
 

Cari tutti, palestinesi e israeliani,
sono molto frustrato vedendo quel che accade oggi a Gaza, ma, quando leggo i post su Facebook, sono anche deluso.
In queste discussioni ho letto parole di rabbia e biasimo, giudizi e talvolta  vi ho trovato anche un linguaggio inappropriato. Noi come gruppo, tutti noi. un giorno abbiamo detto che ci impegnavamo per la pace e a vivere con i nostri vicini, Giusto?
Ma cosa accade oggi? Mi rendo conto che entrambe le parti seguono coloro che pensano di risolvere i problemi con la violenza, assassini, stragi e persino sparando missili. In queste discussioni vedo che gli studenti israeliani tentano di giustificare una guerra brutale e sproporzionata e i
crimini contro l’umanità che l’esercito del loro paese commette a Gaza.
Allo stesso tempo i Palestinesi considerano quello che gli israeliani fanno al loro popolo e cercano di giustificare il comportamento di Hamas e i missili che vengono lanciati contro il territorio di Israele, atti anche questi di violenza.
Noi sappiamo che queste azioni sono sbagliate e disumane; e allora perché cerchiamo di giustificarle? La mia anima piange quando sento tutto ciò.
Perché cerchiamo di giustificare la violenza quando ci eravamo trovati d’accordo sul fatto che la violenza non ci porterà pace? Perché parliamo come hanno fatto oggi i leader di Hamas o il portavoce dell’esercito israeliano? Perché usiamo il loro linguaggio quando eravamo d’accordo sul fatto  che quelle persone non avrebbero risolto la situazione per noi?
Perché?
Ai miei amici israeliani: l’attacco del vostro esercito a Gaza, che ancora non ha avuto successo, non vi porterà sicurezza.
Pensate di poter cancellare con la forza un partito politico come Hamas che è sostenuto da un milione e mezzo di persone? Se Israele vuole la pace non deve fare tutto questo.
Gli attacchi su Gaza terrorizzano i civili e li caricano di odio e ostilità verso Israele. Quale il risultato di questo attacco? Hamas é ancora là e le persone che vorrebbero attaccare Israele ora sono più numerose di prima. Quando terrorizzate i civili diffondete l’odio fra loro. Oggi Israele minaccia la pace; Israele fa male a se stessa e pianta semi di odio in almeno due future generazioni.

Ai miei amici palestinesi: io so che quando un popolo é sotto attacchi selvaggi e ripugnanti reagisce, e sappiamo che reagire é naturale.
E’ naturale cercare di vendicarsi e procurare danno a coloro che stanno mandando i loro figli a ridurre la nostra vita a qualche cosa di miserabile, a coloro che hanno eletto un governo che dispiega eserciti numerosi per distruggerci ora e in futuro. Bisogna aspettarsi la reazione. Ma ora fermiamoci e poniamoci una domanda. Quale aiuto possono darci i razzi (o i fuochi d’artificio) che Hamas lancia contro Israele? Questi razzi hanno ucciso circa una dozzina di israeliani in cinque anni e non hanno cambiato nulla per noi. Come possono migliorare la situazione? Quei razzi convinceranno gli Israeliani a scegliere un governo più brutale che possa fermare Hamas con la violenza. Ciò significa che gli israeliani eleggeranno un governo più estremista che farà crescere sempre più la disperazione dei Palestinesi.
A entrambe le parti dico: per favore smettete di difendere coloro che credono nella violenza e agiscono secondo questo convincimento, smettete di far sì che le loro azioni sembrino accettabili perché non lo sono. Noi abbiamo un diverso modo di pensare, non dovremmo lasciare che la loro propaganda ci  guidi.

Come persone che da entrambe le parti credono nella pace pensiamo a un modo migliore per reagire alla sofferenza del nostro popolo.
Per esempio che cosa possono fare gli attivisti per la pace da entrambe le parti per fermare tutto questo disastro e questo caos, questa sproporzionata guerra di vendetta e rappresaglia? Tutti noi in questo gruppo dovremmo essere impegnati a discutere e trovare una risposta a questa domanda.
Dovremmo cominciare a pensare a ciò che noi – le persone che credono nella pace- possiamo fare per fermare tutta questa violenza e queste uccisioni..
E’ tempo per tutti noi di riconoscere di nuovo che chi agisce con violenza, non importa a quale parte appartenga, ha torto e da qui cominciare a considerare ciò che siamo in grado di fare.
Pregate per la pace      Samer


Pray for peace, להתפלל לשלום, صلوا من أجل السلام, Pregare per la pace !

Nota: Samer, nello sforzo di capire e di considerare l’altro interlocutore con cui costruire e non nemico da distruggere, ci offre la dimensione  potenziale di Fiori di pace, come pensato da Confronti e da Il Germoglio di Verona. Un’indicazione che ha purtroppo poco ascolto.
Samer, nel quadro di un forte richiamo alla responsabilità personale, conclude con un richiamo alla preghiera e lo scrive in inglese, in ebraico, in arabo e in italiano, riconoscendosi evidentemente in un unico Dio, che non frantuma in linguaggi che vogliono escludersi l’un l’altro
E tanto esclude l’uso politico delle religioni, così devastante e così praticato, oggi e nella nostra storia.

Scuole di legalità
Ricordate Emmanuel Bonsu. Il giovane ghanese che il 29 settembre fu aggredito, picchiato e umiliato a Parma la città dove vive con la sua famiglia perché ritenuto un corriere della droga?
Oggi dieci vigili sono stati indagati e quattro arrestati.
La famiglia di Emmanuel ha dichiarato:
"Ci dispiace per le famiglie dei vigili", dimostrando –loro che sanno cosa significa soffrire violenza e ingiustizia- una capacità di solidarietà che a loro non é stata concessa.
Repubblica ha assicurato un collegamento con l’edizione locale del quotidiano che potete leggere qui.
 
COLLEGAMENTI: sostenutoparents circlefiori di pacequi
sabato, 10 gennaio 2009
UN UOMO E UN CANE

Una storia possibile
 
Nell’anno primo dell’era nuova, in un luogo qualsiasi, in una stagione qualsiasi un signore cammina col suo cane.
Perché? Il particolare è irrilevante, perciò non mi ingegno ad inventarlo.
E rilevante invece il fatto che vengono investiti entrambi.
Entrambi feriti, vengono soccorsi e portati l’uomo in ospedale, il cane alla struttura veterinaria. Vengono curati entrambi, l’uomo da un medico, il cane da un veterinario.
Guariranno ma non é un lieto fine. O sì?
Il medico che cura l’uomo capisce che si tratta di straniero privo di permesso di soggiorno e, ligio a ciò che gli impone il decreto n. 1 dell’anno primo dell’era nuova, telefona alla questura; parla il dialetto locale che il poliziotto di turno (già sottoposto a costosi corsi di purezza linguistica) capisce in tutte le sue sfumature e quindi raccoglie, senza esitazioni, la denuncia.
L’uomo viene trasferito in un centro lavori compensativi (in modo da ripagare le spese delle cure ospedaliere), dove si provvede alla sua identificazione.
Viene rispedito al suo paese. Cosa sarà di lui non si sa e non si saprà, ma non interessa. Se n’è andato e tanto basta.
Il cane, guarito pure lui, viene trasferito al canile; qui troverà, oltre ai servizi pubblici (scadenti ma essenziali) anche volontari animalisti che se ne occupano e lanciano un appello per la sua adozione.
Le cronache dell’anno primo dell’era nuova non ci informano sulla riuscita del progetto adozione. E’ certo che al cane si é aperta un’opportunità.
n.b.: oggi, 11 gennaio, ho modificato il testo in seguito al suggerimento di un lettore 'letterato'. Le parole in rosso sono state spostate dalla prima riga.
Grazie Boz.
 
Un appello.

Ricopio l’appello che ho trovato su Il manifesto e che non é facile reperire. Probabilmente lo torneranno a pubblicare ma, siccome mi piace e l’ho firmato lo diffondo anch’io, anche se è lungo.
Questo blog non raccoglie firme.
Per le adesioni all’appello rivolgersi a paceinpalestina@gmail.com
augusta

La questione morale del nostro tempo
di Ali Rashid, Moni Ovadia

Le immagini che giungono da Gaza ci parlano di una tragedia di dimensioni immani e le parole non bastano per esprimere la nostra indignazione. Col passare dei giorni cresce la barbarie che insieme alla vita, alle abitazioni, agli affetti, ai luoghi della cultura e della memoria, distrugge in tutti noi l'umanità e con essa il sogno e la speranza. E deforma in noi il buon senso, mortifica la cultura del diritto, forgiata dalle tragedie del secolo passato per prevenirne la ripetizione.
Così diventano carta straccia le convenzioni internazionali e le norme basilari del diritto internazionale nonché le sue istituzioni, paralizzate dai veti e svuotate di autorevolezza oltre che di strumenti per l'agire.
Così crescono l'odio e il rancore, si radicalizzano le posizioni e le distanze diventano incomunicabilità. Le stesse responsabilità si confondono, tanto che la vita in una prigione a cielo aperto diviene la normalità, l'invasione di uno degli eserciti più potenti del mondo è alla stessa stregua di un atto pur esecrabile di terrorismo.
Ma così non si aiuta la pace, che è fatta in primo luogo di ascolto, dialogo e compromesso. Certo, anche di diritto, ma abbiamo visto che per questa sola via sessant'anni non sono bastati e dopo ogni crisi ci si è ritrovati con un po' di rancore in più e di certezza del diritto in meno.
Noi sappiamo che l'occupazione genera resistenza, la guerra rafforza il terrorismo, la violenza cambia le persone e i fondamentalismi si alimentano reciprocamente. Ma abbiamo anche imparato in tutti questi anni che gli obiettivi di pace, sicurezza e prosperità non passano attraverso l'uso della forza delle armi, ma attraverso l'adozione di scelte accettabili per entrambe le parti in causa e l'avvio di un processo di riconoscimento reciproco, del dolore dell'altro in primo luogo, che è il primo passo verso la riconciliazione.
Al contrario, ogni volta che ci si è avvicinati ad un compromesso accettabile, il ricorso scellerato alla violenza, all'assassinio premeditato, all'annichilimento dell'altro, è servito a demolire ciò che si era pazientemente costruito, quel po' di fiducia reciproca in primo luogo.
Il tutto viene poi complicato dal peso della storia che in questo contesto, nel rapporto fra Europa, «Terrasanta» e Medio Oriente, agisce come un macigno non elaborato, generando falsa coscienza, ipocrisia, irresponsabilità.
L'esito è stato l'incancrenirsi di una questione, quella palestinese, che ha avuto ed ha effetti destabilizzanti in tutta la regione ed anche oltre, diventando - come ebbe a definirla Nelson Mandela - «la questione morale del nostro tempo».
Di questo vulnus si sono nutriti in questi anni il terrorismo e il fondamentalismo, regimi autoritari e cultori dello scontro di civiltà. A pagare sono state le popolazioni della regione, sono i bambini e i ragazzi cresciuti in un contesto di odio, di violenza e di paura, ma anche la democrazia e la cultura laica che pure traevano vigore dalle tradizioni ebraiche e arabo-palestinesi.
Così anche da questa guerra, assassina e stupida come ogni guerra, a trarne vantaggio saranno solo i fondamentalismi e chi pensa che la soluzione possa venire dall'annichilimento dell'avversario.
Come hanno scritto nei giorni scorsi Vaclav Havel, Desmond Tutu ed altri uomini di cultura «...quello che è in gioco a Gaza è l' etica fondamentale del genere umano. Le sofferenze, l' arbitrio con cui si distruggono vite umane, la disperazione, la privazione della dignità umana in questa regione durano ormai da troppo tempo. I palestinesi di Gaza, e tutti coloro che in questa regione vivono nel degrado e privi di ogni speranza non possono aspettare l' entrata in azione di nuove amministrazioni o istituzioni internazionali. Se vogliamo evitare che la Fertile Crescent, la "Mezzaluna fertile" del Mediterraneo del Sud divenga sterile, dobbiamo svegliarci e trovare il coraggio morale e la visione politica per un salto qualitativo in Palestina».
Per questo facciamo appello alle persone che amano la pace e che vedono nella tragedia di queste ore la loro stessa tragedia, di fare tutto ciò che è nelle loro possibilità affinché vi sia
l'immediato, totale, cessate il fuoco - non la beffa delle «tre ore»;
la fine dell'assedio sulla Striscia di Gaza e il rispetto delle istituzioni palestinesi democraticamente elette;
l'intervento di una forza di pace internazionale sotto l'egida delle Nazioni Unite in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza lungo i confini del '67;
l'avvio di un negoziato per arrivare ad una soluzione politica basata sul rispetto dei diritti dei popoli, delle minoranze e della persona, nell'ambito di un processo che possa garantire nell'immediato confini sicuri per lo Stato di Israele e per lo Stato di Palestina;
la creazione di un comitato per la pace in Palestina, che superi i limiti e le strumentalizzazioni che hanno caratterizzato le iniziative degli ultimi anni;
l'adesione delle persone e delle associazioni che hanno a cuore la pace in Medio Oriente per impedire che il conflitto si trasformi in guerre di religione e tra civiltà, con la promozione di iniziative su tutto il territorio italiano e la convocazione di una manifestazione nazionale al più presto.
Non di meno, in un contesto dove l'interdipendenza è il tratto del nostro tempo e come persone che hanno comuni radici mediterranee, non smettiamo di pensarci come cittadini di una comune regione post-nazionale euromediterranea, parte di una cultura che - attraverso la storia di conflitti tra città e campagna, o nella concorrenza tra fede e sapere, o nella lotta tra i detentori del dominio politico e le classi antagoniste - si è lacerata più di tutte le altre culture e non ha potuto fare a meno di apprendere nel dolore come le differenze possano comunicare.
In questo spirito ci impegniamo a ricostruire quel che la guerra sta abbattendo, i ponti fra le persone, le culture, i luoghi della pace in e fra entrambe le società, per creare nuovi terreni di relazione e collaborazione fra l'Italia e la Palestina, intensificando altresì gli atti di solidarietà verso tutte le vittime, in modo particolare la popolazione della Striscia di Gaza.


martedì, 06 gennaio 2009
Quando il re si scoprì nudo e bello
ovvero la storia del consigliere regionale che voleva essere re.
 
 
Il presidente del consiglio regionale (proviene dal gruppo della Lega Nord Padania, dovremmo considerarlo un esperto di istituzioni: é stato infatti anche deputato) dopo aver nuovamente dichiarato il dovere dei medici di dedicarsi allo spionaggio nei confronti delle persone che dovrebbero curare, affiancati o sostituiti in questa nobile funzione da cittadini laidamente volonterosi, ha affermato: “la politica ha il dovere di mostrare gli attributi”.
La dichiarazione, che appare sul quotidiano con le cui informazioni rattristo le mie giornate, é virgolettata e non smentita, quindi la considero autentica.
Inoltre, poiché il termine “politica” (pur se grammaticalmente di genere femminile) é un nome astratto, ne deduco che – nel riferimento ai nominati oggetti concreti- il signor capogruppo, in un eccesso di modestia, proponesse l’incongruo accostamento per riferirsi a se stesso.
Dato che lo ritengo attento a non offendere l’eventuale senso del pudore di elettori ed estimatori, do fiducia alla sua autopromozione di bell’uomo e non lo invito a documentare.
Ma, oltre che alla valorizzazione delle proprie fisiche virtù (se le estendesse all’intero consiglio dovrei pensare a un esame personale di tutti i colleghi messo in essere dal diligente presidente), nelle sue parole si legge una precisa determinazione a costruire un autoritarismo a fondamento anatomico, che mi sembra un po’ incompatibile con il dettato costituzionale.
Forse è in linea con il capo del governo, dato che costui tempo fa ha dichiarato che se alla (da lui) auspicata riforma costituzionale non provvederà il parlamento, farà da sé.
Che il presidente del consiglio del Friuli Venezia Giulia ci abbia offerto un anticipo inelegante, ma efficace, delle linee politiche prossime venture?

A - Che dicono le opposizioni? B- e la società civile?
A- La constatazione é molto triste ma non posso lasciar perdere: niente. Quando parlo di opposizioni mi riferisco ad interventi di carattere istituzionale, fatti nel luogo a ciò deputato, non a chiacchiere nelle sedi di quelle aggregazioni che chiamavamo partiti, o a improbabili strilli di piazza dalle medesime aggregazioni promossi.
Ho diligentemente visitato il sito del consiglio regionale e. da parte delle opposizioni, non ho trovato riferimento alcuno in proposito.

B- Di ciò che é stato detto e scritto da medici e operatori sanitari (che operano anche nei servizi regionali) ho già più volte scritto, così come ho scritto del presidente dell’ordine dei medici che oggi ripete la sua dichiarazione in un comunicato rispettoso dei cittadini, dei non cittadini e della sua professione.

Constato con piacere che anche la posizione dell’assessore regionale alla sanità (di cui ho fatto cenno il 3 gennaio) si é fatta più chiara e appropriata.
Cito sempre dal solito quotidiano “E’ una questione che riguarda la sicurezza sanitaria della regione. E’ una questione che non possiamo trascurare. Ma c’é anche una questione di civiltà: in entrambi i casi si tratta di scelte obbligate”.
La nota del giornale azzarda anche un riferimento alla Giunta regionale che in tale materia “non arretra: da subito l’esecutivo aveva difeso il diritto dei medici di curare”.
Sullo stesso quotidiano si legge che “le cure ai clandestini diventano una caso politico e aprono la verifica istituzionale”.
Mi viene un sospetto: che le opposizioni tacciano perché turbate dall’impegno che una verifica istituzionale richiede, verifica che potrebbe profilarsi a seguito di un evento in cui si sono mostrate paciosamente estranee?
O ci sono precedenti che consentono di dare un nome alle preoccupazioni che esprimo? Vediamo.
A + B
Il 3 gennaioavevo scritto che sarei tornata a un mio diario del 7 agosto dello scorso anno. In realtà speravo di poter sfuggire a questo riferimento, ma non é possibile.
Il primo agosto il solito quotidiano riportava la dichiarazione di una consigliera regionale PD che affermava:
“E’ sbagliato negare l’assistenza sanitaria ai clandestini”. Purtroppo era un’affermazione falsa che nessuno si fece carico di correggere. Era stata abrogata, con una mossa istituzionalmente indegna, la legge regionale n. 5 del 2005: “Norme per l'accoglienza e l'integrazione sociale delle cittadine e dei cittadini stranieri immigrati”, nata con il consenso della maggioranza precedente all’impegno di un allora assessore del PdR. Quella norma però, per il suo essere regionale, non era, né poteva essere, la garanzia per assicurare l’assistenza sanitaria agli stranieri privi di permesso di soggiorno, riguardava soltanto alcune questioni che la regione aveva il potere di gestire, senza sostituirsi ai poteri dello stato.
Ma la consigliera regionale lasciava intendere (credo più per mancata conoscenza che per malafede) il contrario.
Nella stessa pagina si poteva leggere di un sit in di protesta per l’abrogazione della legge 5. organizzato da rispettabili associazioni. Zitte anche queste che ritengo (alcune, non tutte) capaci di capire quel che stavano facendo: stavano negando a soggetti contrattualmente deboli un’informazione corretta.
Era evidente che in quella circostanza il diritto ad essere informati veniva subordinato al legame fra associazioni e il già assessore che le aveva sostenute, legame che, così esibito, non poteva non far pensare al voto di scambio di democristiana memoria.
Purtroppo quel legame era stato consolidato dall’appoggio dato dalle associazioni anche a un disegno di legge dello stesso assessore sulla cultura della pace, dove emergeva la sciatteria della società civile (da quelle associazioni rappresentata) decisa a considerare l’oggetto pace estraneo alle competenze politiche regionali e tale da poter essere umiliato a una totale delega al privato. E non avrei dovuto pensare al voto di scambio?
Purtroppo il prezzo dello scambio era la deresponsabilizzazione delle istituzioni in merito alla cultura della pace, che veniva affidata ad emozioni private di anime buone e generose, un atteggiamento che costituisce una premessa importante al degrado ora in atto e di cui la lega Nord si é abilmente appropriata.
Ieri la negazione del diritto all’informazione, oggi del diritto alle cure.
E’ una strada in discesa che non so se sia ancora controllabile: certamente i freni
sono rotti.                                                                                  augusta

Trascrivo ancora una volta  le date dei blog nei quali, nel 2008, mi sono occupata della negazione delle cure agli stranieri privi di permesso di soggiorno:21, 26, 28, 31 ottobre,  3, 6, 11, 14, 19, 21, 24 novembre. 1, 2 e 16 dicembre. Nel 2009 continuo:3 e 4 gennaio.
 
Premi e menzioni
Una lettrice mi ha inviato il messaggio che trascrivo e per cui la ringrazio.
Collego al blog che merita di essere conosciuto  e che inserirò subito fra i miei link.

”Ho "dovuto ritirare" un premio. Un premio da blogger.
Ho poca dimestichezza per queste cose, e un'indole schiva ai riconoscimenti.
L'ho riassegnato a dei blog che ognuno a suo modo sa farmi riflettere pur non riflettendomi completamente.
A te, alle tue parole, ai tuoi diari e a tutto l'altro è andata la mia menzione speciale. Piccola e sintetica espressione della mia stima:
http://incircolo.blogspot.com/2009/01/premi-irregolari.html
Un abbraccio Marte
Collegamenti: norme;  blog
 
domenica, 04 gennaio 2009
UN PO’ di SOLLIEVO

Ieri scrivevo della pagina del quotidiano locale che riportava la scomposta e irresponsabile reazione della Lega Nord in merito all’assistenza sanitaria agli stranieri privi di permesso di soggiorno.
Oggi lo stesso quotidiano riporta la posizione dell’Ordine dei medici di Udine, del tutto contrario alla posizione della Lega.
Riporto i brani del Comunicato del presidente dell’ordine che si trovano nell’articolo. Spero di riuscire a procurami l’intero comunicato perché può costituire un punto fermo in questo clima di confusione intellettuale e etica.
”Vietare le cure ai clandestini e obbligare i medici alla denuncia espone il Friuli Venezia Giulia al rischio di epidemie e di una sanità parallela illegale”.
””Il medico –replica Luigi Conte , presidente dell’Ordine dei medici udinese, non é un delatore e risponde all’obbligo deontologico di garantire assistenza a tutti senza distinzione di età, di sesso, di etnia, di religione, di nazionalità, di condizione sociale, di ideologia, in tempo di pace e in tempo di guerra, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera”.
Secondo Conte la “clandestinità sanitaria” sarebbe “pericolosa per l’individuo e per la collettività, nel caso in cui venissero meno le cure necessarie o si frapponessero barriere ideologiche. ...Non erogare i trattamenti ai clandestini provocherebbe una fuga degli stranieri irregolari dalla sanità pubblica, rendendoli non più controllabili dal punto di vista sanitario con la creazione di una sanità parallela clandestina, fuori dal controllo del Servizio sanitario nazionale e regionale, con evidenti ripercussioni sulla nostra sanità pubblica per l’aumento del rischio di diffusione di patologie anche gravi non più presenti nei cittadini italiani”.
.... é “inaccettabile anche costringere il medico ad andare contro le norme morali che regolano la sua professione contenute nel codice deontologico” Il medico, infatti, deve mantenere il segreto su tutto ciò che gli è confidato o di cui venga a conoscenza nell’esercizio della sua professione. “Approvo invece la linea regionale esposta dall’assessore Kosic secondo cui é doveroso prestare le cure anche agli irregolari”.
Conte critica, invece, la posizione espressa tempo fa dal ministro Sacconi secondo cui il medico curante deve segnalare se il paziente é un irregolare. In questo modo, secondo Conte “ha manifestato da ministro della salute un completo disinteresse per i principi di solidarietà che stanno a fondamento della professione medica; per fortuna in Friuli Venezia Giulia si é sposato l’orientamento in linea con i canoni deontologici e il buon senso, per proteggere anche la nostra comunità e i nostri cittadini”.

Alcuni precedenti
Al dr. Conte avevo scritto un appello (pubblicato anche dal giornale precedentemente citato e dal sito www-ildialogo.org) che si può leggere in questo blog in data 31 ottobre. Il 24 novembre avevo trascritto un comunicato dell’Ordine dei medici di Udine (pubblicato anche dal sito ildialogo) di cui però voglio trascrivere un breve passaggio cui attribuisco molta importanza: “Qualora dovessero passare i provvedimenti annunciati dal governo, i medici dovranno rifiutarsi di denunciare i pazienti immigrati irregolari, esercitando l’obiezione di coscienza per non venir meno ai principi etici e deontologici della loro professione”.
A questo punto vorrei rivedere alcune posizioni di associazioni e partiti, considerazioni che rinvio alla prossima puntata (questa é la terza
della serie iniziata il primo gennaio)                              augusta

Trascrivo ancora una volta  le date dei blog nei quali, nel 2008, mi sono occupata della negazione delle cure agli stranieri privi di permesso di soggiorno:21, 26, 28, 31 ottobre,  3, 6, 11, 14, 19, 21, 24 novembre. 1, 2 e 16 dicembre. Nel 2009 continuo: 3 gennaio.
 
 
postato da: AUG alle ore 22:59 | permalink | commenti
categoria:rassegnastampa, stranieri in italia, diari di augusta
martedì, 16 dicembre 2008

NON SOLO in TOSCANA

 

Trascrivo  le date dei blog nei quali mi sono occupata della negazione delle cure agli stranieri privi di permesso di soggiorno: 21, 26, 28, 31 ottobre,  3, 6, 11, 14, 19, 21, 24 novembre. 1 e 2 dicembre.

Un appello importante
La fonte principale delle mie informazioni é stato sempre il sito della Società italiana di medicina delle Migrazioni che il 12 dicembre ha diffuso un altro comunicato.
Ne riporto un passo:
In questi giorni circolano voci che la votazione in Senato degli emendamenti al “pacchetto sicurezza” si effettuerà in gennaio. Ma guardando attentamente la calendarizzazione dei lavori dell’Assemblea dal 9 al 23 dicembre si evince che lunedì 22 (ore 11-13 e 16,30-20,30) e martedì 23 dicembre (9,30) saranno votati “ddl non conclusi e altri provvedimenti che saranno definiti dalla Conferenza dei Capigruppo di martedì 16 dicembre” (bastano poche ore per approvare o respingere gli emendamenti al ddl 773 in quanto la discussione è già stata fatta). Ci sembra opportuno non abbassare l’attenzione, anzi avviare e/o potenziare tutte quelle azioni di informazione, pressione e dissuasione per far si che i due emendamenti specifici (prot. 39.305 e 39.306) presentati dai senatori della Lega Nord, siano bocciati. Alcuni senatori del PD, avvisati di questo rischio, ci hanno informato che “il Senato ha solo chiuso la discussione generale. Vanno ancora discussi e votati circa 200 emendamenti, prima del voto finale. E' intenzione (del PD) far si che il voto non avvenga prima delle vacanze e sia rimandato al prossimo gennaio ...”.
Di seguito simmweb riporta altre posizioni critiche nei confronti delle intenzioni demolitrici del diritto alla salute degli immigrati privi di permesso di soggiorno e propone anche il collegamento ad un articolo del francese Le Monde Diplomatique, il cui titolo,’Offensive xénophobe sur l’éducation et la santé en Italie’, é già significativo per sé. Proposto in lingua francese, può essere letto anche  da qui.
Inoltre simmweb ricorda quanto avvenuto nel 1994 in California, dove una iniziativa
(proposition 187)analoga a quella italiana, conobbe l’opposizione compatta dei medici (ed anche la più ampia protesta studentesca) e fu ritirata.

 

Aggiornamento importante 17 dicembre

La Società Italiana di Medicina delle Migrazioni fa il punto sull’emendamento della Lega che prevede l’abrogazione del divieto di segnalazione dell’immigrato che riceve cure sanitarie .

”Dal Senato riceviamo l’informazione che la data per la votazione degli emendamenti al “pacchetto sicurezza” verrà decisa dalla conferenza dei capigruppo del 13 gennaio 2009. Pare che la votazione non ci sia prima del 21 gennaio”.


Io prego chiunque possa farlo di stimolare i senatori (senza dimenticare i deputati che dovranno agire in seconda istanza e che potranno trovarsi di fronte ad un nuovo incrudelimento della Lega Nord) a fare attenzione anche a questo punto specifico se mai –come temo- lo sottovalutassero.
Parlando con molte persone in questi giorni ho riscontrato una sconcertante indifferenza persino alle vaccinazioni dei bambini e alla tutela della maternità. Se gli emendamenti della Lega passassero l’opinione pubblica non ne sarebbe sconvolta e probabilmente questa facile previsione renderà indifferenti anche i senatori.
Non ho mai creduto alla fiaba degli italiani (e delle italiane) brava gente ma il peggio va oltre le mie previsioni
.

 

Anche in Friuli
Nel mio diario del primo novembre avevo scritto di una interessante iniziativa legislativa della regione Toscana.
Non altrettanto si può dire del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia, ma sabato scorso un gruppo si associazioni operanti sul territorio regionale si è ritrovato presso il Centro Balducci di Zugliano (comune di Pozzuolo, vicino a Udine) per tentar di coinvolgere gli eletti nelle istituzioni regionali e locali nella difesa dei diritti degli immigrati.
Fra le numerose relazioni ne ricordo due particolarmente significative e documentate, quella dell’ispettore scolastico Bruno Forte e quella del medico Guglielmo Pitzalis.
Di questa ho ottenuto il testo e il consenso alla pubblicazione.
Il dr. Pitzalis, nella sua veste di medico di medicina sociale del dipartimento di prevenzione (Udine) é stato il primo firmatario del Comunicato di “
adesione di medici e operatori sanitari del Friuli V.G. all’appello della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni S.I.M.M.per ritirare l’emendamento che modifica l’art. 35 del T.U. sull’immigrazione”.

Il comunicato del 23 novembre si può ancora leggere fra le notizie in evidenza del sito il dialogo, che lo ha integralmente e tempestivamente pubblicato.

 
La relazione di Guglielmo Pitzalis
 
Sono almeno 60 anni che il diritto di tutte le persone alla salute è inequivocabilmente ed esplicitamente enunciato con chiarezza indiscutibile a partire dall’art. 25 della Dichiarazione universale deidiritti umani (1948) e dall’ art. 32 della CostituzioneRepubblicana (1948), ribadito dalla Dichiarazione di Alma Ata (1978), confermato dalla legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale (1978) caratterizzato da equità e universalità. Nel 1998 il testo unico sull’immigrazione estende anche agli stranieri il diritto/dovere di iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale, rispettando nello spirito e nella lettera i principi della Dichiarazione dei diritti umani e il mandato della Costituzione Repubblicana.
 Come afferma l’art. 3 della Costituzione è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana, mettere cioè in atto azioni positive perché tutte le persone possano godere di pari opportunità per accedere al godimento dei diritti. Tocca in particolare alla Sanità Pubblica – che l’ O.M.S. definisce come l’insieme degli sforzi organizzati dalla società per sviluppare politiche per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute - e quindi specificamente al Servizio Sanitario Regionale - e ai suoi organi di programmazione e di gestione – impegnarsi a rimuovere gli ostacoli economici, burocratici, amministrativi ed organizzativi e a non creare barriere giuridico-legali che impediscano il godimento del diritto alla salute di tutte le persone presenti nella comunità regionale. Facilitare l’accesso ai servizi significa mantenere norme chiare, trasparenti ed eque che rafforzino a livello locale quelle universali e statali emanate dal 1948 al 1998, consolidando la semplificazione dei percorsi per il rilascio e il rinnovo della tessera sanitaria e per l’uso degli strumenti di protezione sociale e sostenendo l’integrazione socio-sanitaria e il lavoro di rete che sono in grado di incidere favorevolmente sui fattori di rischio per la salute degli immigrati. La Regione non ha necessità nè di strutture né di ambulatori separati dedicati agli stranieri ma deve promuovere, sviluppando ulteriormente programmi di ricerca-azione partecipata (dagli stessi migranti singoli o associati), il potenziamento dei percorsi di sostegno e di inclusione già costruiti in questi anni per le fasce deboli di tutta la popolazione e nel caso dei migranti in particolare per la tutela e la promozione della salute delle donne, dei bambini, dei richiedenti asilo, rifugiati, vittime di violenza e di torture, minori non accompagnati; deve garantire la presenza di ambulatori a bassa soglia per l’assistenza sanitaria di base agli stranieri irregolari e alle persone senza tessera sanitaria e per la erogazione agli indigenti delle cure mediche e dei correlati interventi di protezione sociale, valorizzando le buone pratiche di collaborazione e le sinergie fra sanità pubblica, enti locali e volontariato.

Lo sforzo della sanità pubblica regionale dovrà ora essere indirizzato in maniera incisiva e costante nella rimozione delle barriere linguistiche, comunicative e culturali che possono ostacolare una fruizione appropriata, efficiente ed efficace, dei servizi sanitari e sociali attraverso un rafforzamento e un riconoscimento delle attività di mediazione culturale che devono essere garantite in tutte le strutture territoriali ed ospedaliere valorizzando la partecipazione e il ruolo degli immigrati, con particolare attenzione alle questioni di genere, alle specificità del progetto migratorio al femminile, alla crescita psicologica e sociale delle seconde generazioni.
Nella programmazione della formazione degli operatori dei servizi sanitari e sociali devono trovare spazio e diffusione le questioni dell’approccio transculturale alla tutela e alla promozione della salute delle persone e delle comunità, nella consapevolezza delle complessità e delle difficoltà che comporta il superamento degli stereotipi e dei pregiudizi.
La costruzione, non standardizzata, di una rete flessibile di relazioni individuali e collettive, in una ottica di sanità pubblica e di solidarietà sociale, richiede scelte coraggiose contestualizzate con un quotidiano lavoro, multidisciplinare e multiculturale, di mediazione e di negoziazione, sostenuto da reciproca curiosità e tolleranza e dalla disponibilità ad un attento ascolto di tutti le cittadine e i cittadini che nuovi o storici, forescj od autoctoni, furlans o sloveni o di tante altre identità e culture, lingue e religioni, costituiscono oggi la nostra comunità regionale .
guglielmo pitzalis                                                       6 dicembre 2008
 
collegamenti: società,  qui,  proposition 187,  comunicato, il dialogo