Questo diario elettronico ha una storia che ne giustifica le scelte. E’ iniziato durante un mio soggiorno a Bethlehem fra il 2003 e il 2004: allora si chiamava Betlemme.splinder.com ed è ancora reperibile, anche come link alla voce “vecchio diario”. Con l’aiuto tecnico di amici gentili è diventato un po’ più sofisticato e ha preso il nome di diari e altro. Anche in questa nuova edizione contiene un mio diario da Bethlehem (aprile – giugno 2005). Nei miei racconti ho cercato di impormi un orizzonte di osservazione che coincidesse "con un cerchio immaginario da tracciare intorno ai miei piedi". Mi spostavo infatti in un territorio ristretto e, per quanto il “muro”, insieme ad altri ostacoli, consentiva ho voluto raccontare quanto vedevo, senza pretese di andare oltre. Ma ogni volta, tornata a casa, mi sono resa conto che quanto i media più diffusi riferiscono della situazione palestinese è spesso falsificato da pregiudizi, quando non da ignoranza dei fatti. E così ho voluto continuare a proporre le riflessioni che l’osservazione di una realtà di profonda sofferenza, in un territorio importante per la pace nel mondo, mi suggeriva. Non so se sia una testimonianza significativa … ma almeno a me serve a dar ordine a pensieri che la realtà rende sempre più tormentosi. Durante una mia visita al museo di Israele a Jerusalem mi ha colpito l’ombra proiettata da una statua dello scultore Bourdelle che mi è sembrata rappresentare una situazione dove l’oppressione, la violenza e la paura si sperimentano ogni giorno. La riporto, sperando –se mai continuerò con questo diario- di poterla un giorno considerare non più significativa. .

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Chi sono e cosa faccio

Sono anziana, pensionata, curiosa: mi piace conoscere il mondo e il Medio Oriente mi affascina. Ho soddisfatto il mio desiderio quando ho avuto l’opportunità di collaborare con l´International Center di Bethlehem (organizzazione che spesso indicherò con la sigla ICB) insegnando italiano. Chi volesse conoscere l’ICB può andare al sito Annadwa.org e chi volesse servirsi dei servizi si informazione che l’ICB offre può andare a Bethlehemmedia.net


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lunedì, 15 gennaio 2007

Appello Urgente   dal sito   www.ildialogo.org   14 gennaio 2007
 Ancora carcere per Hadas Amit, 19 anni, obiettrice di coscienza israeliana  
di Dino Barberini

Hadas Amit doveva uscire di prigione ieri l’altro, 9 c. m., dalla prigione militare n° 400, ma è stata condannata per la terza volta, e i tempi della sua liberazione sono stati allungati al 23 gennaio prossimo ( più 7 giorni di libertà vigilata). É difficile prevedere cosa succederà il 23 gennaio. Certamente Hadas Amit non tradirà i suoi principi così espressi davanti alla corte militare: "/A essere reclutata nell’esercito, sarebbe da tutti i punti di vista in assoluto contrasto con le mie convinzioni e la mia maniera di vivere, poiché la violenza, l’uccidere, il nazionalismo e il vandalismo non ne fanno parte. Ogni stato, e quello di Israele compreso, deve impegnarsi ad agire solo con mezzi pacifici e, anche se attaccato, a non rispondere al fuoco. In ogni situazione, non esclusa quella di Israele, è errato sostenere una forza militare addestrata per la guerra e a uccidere - questo è fondamentalmente contrario al perseguimento della pace e della coesistenza con i nostri vicini in Medio Oriente/".
Del suo caso si è anche interessata, tra gli altri, Amnesty International
http://web.amnesty.org/pages/isr-action-co
Per la legge internazionale (*Patto internazionale sui diritti civili e politici*, firmato da Israele il 18 dicembre 1966 e e ratificato il 3 ottobre 1991) è obiettore di coscienza chi si rifiuta di svolgere il servizio militare obbligatorio, sia in tempo di pace che, soprattutto, in tempo di guerra, in quanto l’assolvimento del servizio può comportare l’uccisione di altre persone in battaglia.
Il sostegno a Hadas Amit è quindi sia l’aiuto a una persona illegalmente sottoposta a violenza, sia un contributo perché sia garantito anche in Israele un diritto umano fondamentale come l’obiezione di coscienza alla guerra - e termini l’attuale stato di ricatto violento nei confronti di tutta la popolazione di quel paese. Non si tratta di schierarsi da una parte o dall’altra. É una questione di civiltà giuridica, che massimamente deve interessare uno Stato (assurdamente! quello non è territorio appartenente in alcun modo all’Europa) candidato a entrare nella UE.
New Profile, l’organizzazione umanitaria israeliana che segnala il caso, suggerisce:
- di mandarle messaggi di solidarietà e incoraggiamento con l’ email della famiglia
amitdrch@gmail.com che provvederà a darli a Hadas in occasione delle visite in carcere. Il messaggio può essere semplicemente così concepito. OGGETTO: All my [/our/ in caso di più firmatari] support and solidarity.
TESTO: Dear Hadar, I [we] are near you writing to the Israelian authorities for your immediate liberation. Ciao [Cara Hadar, ti siamo vicini e abbiamo scritto alle autorità israeliane per la tua immediata liberazione. Ciao];
- mandare preferibilmente lettere di protesta [allegati testi inglese e italiano], soprattutto via fax a

Mr. Amir Peretz,
Minister of Defence,
Ministry of Defence,
37 Kaplan St.,
Tel-Aviv 61909,  Israel
Fax: ++972-3-696-27-57 / ++972-3-691-69-40 / ++972-3-691-79-15

altrimenti agli indirizzi di posta elettronica
sar@mod.gov.il sar@mod.gov.il or pniot@mod.gov.il.
 É anche possibile sottoscrivere un appello a
http://www.wri-irg.org/co/alerts/20061218a.html .
L’appello ricalca il testo della lettera.
Altre forme di intervento a 
http://www.newprofile.org/showdata.asp?pid=1174 .

Cordialmente, Dino Barberini

Allegato

Mr. Amir Peretz,
Israeli Minister of Defence

Dear Mr. Peretz,
It has come to my [our] attention that Hadas Amit, Military ID 6175691, a conscientious objector, has been imprisoned for her refusal to perform military service, and is held in Military Prison No. 400.

The imprisonment of conscientious objectors such as Hadas Amit is a violation of international law, of basic human rights and of plain morals. The repeated imprisonment of conscientious objectors is an especially grave offence, as it means sentencing a person more than once for the same offence, and has been judged by the UN Working Group on Arbitrary Detention to constitute a clear case arbitrary detention.

Moreover, Hadas Amit’s imprisonment comes after she had to undergo a degrading and unfair hearing procedure by a military committee, naturally biased against her as a conscientious objector, and doubly biased against her as a woman conscientious objector. Enacting such a procedure is in its own right a violation of the basic standards of fairness.

I [we] therefore call for the immediate and unconditional release from prison of Hadas Amit, without threat of further imprisonment in the future, and urge you and the system you are heading to respect the dignity and person of conscientious objectors, indeed of all human beings, in the future.
Sincerely,

Sig. Amir Peretz,
Ministro della Difesa di Israele

Caro Signor Peretz,
Sono [Siamo] venuto [i] a conoscenza che Hamas Amit , matricola militare 6175691, obiettrice di coscienza, è stata imprigionata per il suo rifiuto di prestare servizio militare, ed è tenuta nella prigione militare n° 400.
L’imprigionamento di obiettori di coscienza come Hadas Amit è una violazione della legge internazionale, ed è fondamentalmente immorale dal punto di vista dei diritti umani basilari. Il ripetuto imprigionamento di obiettori di coscienza è un reato particolarmente grave, poiché significa condannare una persona più di una volta per lo stesso reato, ed è stato giudicato dal Gruppo di lavoro dell’Onu sulla Detenzione arbitraria un evidente caso di detenzione arbitraria.
Per di più, l’imprigionamento di Hadas Amit è venuto dopo essere stata sottoposta a un degradante giudizio viziato da una scorretta procedura, doppiamente influenzata negativamente contro di lei come donna e come obiettrice di coscienza. Una tale procedura rappresenta una violazione degli standard basilari di imparzialità della legge.
Mi appello [ci appelliamo] perciò a lei per la liberazione immediata e incondizionale di Hadas Amit, senza rischio di ulteriori inprigionamenti nel futuro, e la sollecito [sollecitiamo] a rispettare nel futuro la dignità e la persona degli obiettori di coscienza, al pari di tutti gli esseri umani.
Sinceramente,
[nome/i, cognome/i, Cap, Città, Nazione]


Domenica, 14 gennaio 2007

 

Anni fa mi sono costantemente interessata al problema dei refusnik di Israele.
Avevo allora contatto con una persona che si dedicava a queste ricerche, fornendo notizie che cercavo di rilanciare. Poi questa persona ha smesso e io mi sono dedicata ad altre ricerche (ultima quella stranieri, sposi di palestinesi cacciati/e “legalmente” dalla loro terra).
Purtroppo queste ricerche, date le “lacune volontarie” (posso dire così?), dei nostri mezzi di informazione richiedono moltissimo tempo per trovare, verificare e spesso tradurre le notizie.
Ho trovato questo appello sul ricco sito citato in premessa e la riporto con molta convinzione, tanto più che correttamente viene citata l’organizzazione israeliana che lo ha diffuso (alla faccia di chi, ovunque collocato, ama giocare ai cow boy buoni da una parte e specularmente cattivi dall’altra).

Chi volesse conoscere la fonte originaria può andare a http://www.newprofile.org/
augusta

Pagina diario scritta da: AUG a 10:11 | link | commenti | | Torna su
segnalazioni da altri blog, refuseniks, culturapace

lunedì, 14 marzo 2005

Su L’Unità on line di oggi ho letto l’articolo che ricopio.
Purtroppo l’Unità non riporta le sue fonti e i due siti di cui maggiormente mi giovavo per seguire l’argomento dei refuseniks, da tempo non pubblicano nulla di nuovo per impossibilità di chi se ne era fatto carico a continuare nell’impegno. Cercando ho trovato la lettera che ho tradotto e riporto sotto, insieme all’indicazione del sito da cui l’ho tratta. Penso sia quella che citata da l’Unità anche se c’è una discrepanza delle date. Infine trascrivo i nomi di altri siti che fanno riferimento allo stesso documento. Purtroppo i giovani che hanno firmato la lettera non fanno parte del gruppo responsabile degli accordi di pace.                          augusta

 

 

 

 


250 liceali scrivono a Sharon: Non ci arruoliamo, l'occupazione è immorale   di red.
«La politica di occupazione militare è immorale e contrasta con i principi della democrazia. Non prenderemo parte a questa politica illegale». A scriverlo in una lettera recapitata lunedì al premier israeliano Ariel Sharon, sono 250 liceali israeliani che per questo gesto di rifiuto rischiano adesso lunghe pene detentive in un carcere militare o civile
«La nostra coscienza e il nostro senso civico ci costringono a rifiutare l'arruolamento» aggiungono i firmatari della lettera, due dei quali dovranno presentarsi già la settimana prossima nel Centro raccolta reclute (Bakum) di Tel Aviv. La lettera dei liceali ha già avuto una ampia eco in Israele e si contrappone alla protesta di militari di destra contro lo sgombero di colonie nei Territori. Esponenti della sinistra israeliana si sono subito dissociati qualificandola «un errore politico, che fa il gioco della destra ». «La nostra protesta - ha replicato Eyal Brami, un portavoce dei liceali - rientra nel contesto degli ideali democratici, mentre la protesta dei militari di destra ha aspetti nazionalistici e anche razzisti».
È una tegola sul governo Sharon, che proprio in queste ore voleva far vedere di continuare il suo cammino lungo la Road map. L'esecutivo ha approvato lo smantellamento di 24 avamposti illegali eretti dai coloni in Cisgiordania dal marzo 2001. In tutto sono però soltanto 105 le colonie israeliane (illegali per la Convenzione di Ginevra e la comunità internazionale) individuate da una commissione speciale voluta dal governo. Sugli altri 81 a decidere sarà una commissione ministeriale che «entro 90 giorni» dovrà «esaminare i modi» per attuare le raccomandazioni contenute nel rapporto.
Entro agosto, le colonie a Gaza dovranno essere smantellate, e comunque entro dicembre 2005 non ci saranno più coloni isreliani nella Striscia. Le colonie di Gaza, ex territorio egiziano occupato durante la guerra dei sei giorni nel 1967, misurano complessivamente 54 chilometri quadrati sui 360 totali, dove attualmente, a fianco degli 8.000 israeliani, vivono 1,3 milioni di palestinesi.
In Cisgiordania invece, in un'area di 2.346 chilometri quadrati in cui vivono 2,3 milioni di palestinesi, gli insediamenti occupano una superficie di 380 chilometri quadrati con una popolazione di coloni di 230.000 persone. Il governo trasferirà quindi soltanto alcune centinaia di loro.
Per lunedì è previsto anche un incontro tra il ministro della difesa israeliano Shaul Mofaz ed il ministro dell'interno palestinese Nasser Yussuf per discutere l'attuazione degli accordi di Sharm el-Sheikh sul trasferimento della responsabilità della sicurezza nelle città di Ramallah, Betlemme, Qalqilya, Tulkarem e Gerico, occupate dall'esercito israeliane nel 2001, dopo l'esplosione della nuova Intifada.  (14.03.2005)

http://www.nimn.org/Perspectives/israeli_voices/000442.php?section=Israeli%20Voices
”Non in mio nome” ha ricevuto questa lettera da Eyal Brami, uno dei suoi autori. Rappresenta la seconda maggior ondata di giovani obiettori di Israele.
Al
Primo ministro, Ariel Sharon
Lt. Generale Shaul Mofaz, Ministro della difesa
Lt. Generale Moshe Yaalon, Capo del personale
Limor Livnat, Ministro dell’educazione

Cari signori e signora,
Noi sottoscritti, ragazzi e ragazze israeliani che crediamo nei valori della democrazia, dell’umanesimo e del pluralismo, dichiariamo con questa lettera che rifiuteremo di partecipare all’occupazione e alla politica di repressione adottata dal Governo di Israele. Fra noi siamo diversi, ma concordiamo nel riconoscere in questi valori i fondamenti di una società giusta. Ogni essere umano ha il diritto alla vita, all’uguaglianza, alla dignità e alla libertà.
La nostra coscienza e la nostra cittadinanza israeliana ci costringono ad agire in difesa di questi diritti e perciò ci rifiutiamo di partecipare all’occupazione e alla politica di repressione.
L’occupazione conduce alla disumanizzazione e a gravi violazioni del diritto alla vita; calpesta i diritti fondamentali di milioni di persone e infligge ogni giorno stragi e sofferenze.
Spinge alla confisca di terre, alla distruzione massiccia di case e edifici pubblici, spinge ad arrestare e uccidere senza processo, a ridurre innocenti allo stato di vittime e ad assassinarli, affamarli, a negar loro l’assistenza medica, determina punizioni collettive, la costruzione e l’espansione degli insediamenti, la negazione di ogni possibilità di vita normale nei territori occupati e nello stesso territorio di Israele.
La nostra visione del mondo si oppone a questa flagrante violazione dei diritti umani che contraddice le convenzioni internazionali firmate e ratificate da Israele.
L’occupazione non contribuisce in alcun modo alla sicurezza dello stato e dei suoi cittadini, ma al contrario le aggrava. Rende più cupa la disperazione e diffonde l’odio fra i palestinesi, nutre il terrorismo e allarga il fiume di sangue fra le due parti. La vera sicurezza si avrà solo con la fine dell’occupazione, la demolizione del muro che discrimina i Palestinesi e l’impegno per giusti accordi di pace fra lo stato di Israele e l’autorità del popolo palestinese insieme al mondo arabo.
La politica in atto non è il risultato di una necessità militare ma la conseguenza di una fantasia nazionalista messianica.
L’occupazione ha corrotto Israele, l’ha ridotta a una società militarista, razzista, sciovinista e violenta. Israele, continuando con l’occupazione e la repressione nei territori, sta distruggendo le sue risorse, mentre centinaia di migliaia di Israeliani vivono in una umiliante povertà.
Negli ultimi anni i cittadini di Israele hanno sperimentato il deterioramento di tutti i servizi pubblici. L’educazione, la sanità il sistema di sicurezza sociale le pensioni, tutto ciò che garantiva benessere ai cittadini è stato trascurato e sacrificato per assicurare la continuità degli insediamenti che la maggioranza della popolazione vorrebbe fossero evacuati.
Non possiamo guardare passivamente questa situazione che equivale ad una “liquidazione mirata” del principio di uguaglianza.
Vogliamo vivere in una società che ricerca la giustizia e afferma l’uguaglianza dei diritti di ogni cittadino. L’occupazione e la politica di repressione sono ostacoli alla realizzazione di questa visione e per questo ci rifiutiamo di prendervi parte. Vogliamo dare il nostro contributo alla società in forma alternative che non comportino il danno di altri esseri umani.
Facciamo appello a tutti i giovani che stanno per affrontare il servizio militare e a tutti i membri dell’esercito israeliano di considerare il rischio per le loro vite quando si mettono al servizio di questa politica di repressione e distruzione
Noi crediamo ci sia un’altra strada.                                                  (12 febbraio 2005)

http://www.refusersolidarity.net/default.asp?content_new=event&tourID=118
http://www.afsc.org/israel-palestine/israelicos.htm
http://www.afsc.org/israel-palestine/israeli-co-letter.php
http://www.nyunews.com/news/campus/9112.html

 

 

Pagina diario scritta da: AUG a 19:25 | link | commenti | | Torna su
refuseniks

martedì, 01 marzo 2005

  La mattina radio tre offre trasmissioni di ottimo livello, purtroppo fruibili solo da chi (per età o altra condizione personale) può trascorrere il suo tempo accanto a una radio. Una di queste è “radio tre mondo” dove giornalisti italiani (di norma competenti, a differenza di altri loro colleghi della TV, della carta stampata e radio) e stranieri commentano i fatti più rilevanti della politica internazionale, e in particolare delle zone calde del mondo. Al commento si affianca il dialogo con gli ascoltatori che intervengono al telefono con commenti e domande. Le telefonate sono naturalmente filtrate in precedenza.
Ieri ho chiamato per porre le due domande che trascrivo:
1. sembra accertato che nelle carceri israeliane ci siano molti minori palestinesi, con modalità difformi  -si dice-  da quanto previsto dalla Convenzione di New York sui diritti del fanciullo (1991) di cui lo stato di Israele sarebbe firmatario.   E' ragionevole chiedere all'Unione Europea di farsi parte diligente nei colloqui in atto per inserirvi questo punto?
2. poiché in ogni processo di pace é fondamentale il coinvolgimento della società civile, é pensabile recuperare il ruolo dei militari e riservisti di Israele che fanno obiezione di coscienza selettiva nei Territori?
Per questi problemi non c’è stato spazio. Eppure mi piacerebbe parlarne.
Mi turba infatti che, pur nei gruppi e associazioni che si interessano (o dicono di interessarsi) di pace in Medio Oriente, sia evidente la disattenzione per i giovani che si rifiutano a compiere violenze nei Territori occupati.
Ma mi turba di più che nelle notizie riguardanti la tregua nel conflitto israelo/palestinese si parli solo di numeri di prigionieri da liberare e, se si passa alle priorità, mai un cenno, da nessuna parte, ai minori in carcere.
Spero sia carenza di informazioni altrimenti non vorrei dover concludere che, se fossero embrioni, meriterebbero l’attenzione dei benpensanti dai più “umili” ai più solenni e ammirati

Pagina diario scritta da: AUG a 07:44 | link | commenti (2) | | Torna su
israele palestina, refuseniks