Questo diario elettronico ha una storia che ne giustifica le scelte. E’ iniziato durante un mio soggiorno a Bethlehem fra il 2003 e il 2004: allora si chiamava Betlemme.splinder.com ed è ancora reperibile, anche come link alla voce “vecchio diario”. Con l’aiuto tecnico di amici gentili è diventato un po’ più sofisticato e ha preso il nome di diari e altro. Anche in questa nuova edizione contiene un mio diario da Bethlehem (aprile – giugno 2005). Nei miei racconti ho cercato di impormi un orizzonte di osservazione che coincidesse "con un cerchio immaginario da tracciare intorno ai miei piedi". Mi spostavo infatti in un territorio ristretto e, per quanto il “muro”, insieme ad altri ostacoli, consentiva ho voluto raccontare quanto vedevo, senza pretese di andare oltre. Ma ogni volta, tornata a casa, mi sono resa conto che quanto i media più diffusi riferiscono della situazione palestinese è spesso falsificato da pregiudizi, quando non da ignoranza dei fatti. E così ho voluto continuare a proporre le riflessioni che l’osservazione di una realtà di profonda sofferenza, in un territorio importante per la pace nel mondo, mi suggeriva. Non so se sia una testimonianza significativa … ma almeno a me serve a dar ordine a pensieri che la realtà rende sempre più tormentosi. Durante una mia visita al museo di Israele a Jerusalem mi ha colpito l’ombra proiettata da una statua dello scultore Bourdelle che mi è sembrata rappresentare una situazione dove l’oppressione, la violenza e la paura si sperimentano ogni giorno. La riporto, sperando –se mai continuerò con questo diario- di poterla un giorno considerare non più significativa. .

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Chi sono e cosa faccio

Sono anziana, pensionata, curiosa: mi piace conoscere il mondo e il Medio Oriente mi affascina. Ho soddisfatto il mio desiderio quando ho avuto l’opportunità di collaborare con l´International Center di Bethlehem (organizzazione che spesso indicherò con la sigla ICB) insegnando italiano. Chi volesse conoscere l’ICB può andare al sito Annadwa.org e chi volesse servirsi dei servizi si informazione che l’ICB offre può andare a Bethlehemmedia.net


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lunedì, 30 giugno 2008

ANNIVERSARI INTRIGANTI

Noi tireremo dritto: 30 luglio 1938 – Trieste

Ho pubblicato nell’ultimo diario alcuni tratti di una intervista ad Amos Luzzatto, presidente emerito dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, pensando di non tornare sulla questione dei Rom e invece non solo non ce la faccio a chiudere il discorso, ma voglio ancora proporre alcune analisi convenienti al mio, ma spero non solo mio, punto di vita.
Segnalo intanto che, navigando per blog, ho trovato il nome di un interessantissimo sito riguardante in modo specifico la questione zingari;
l’ho messo fra i miei link e ne trascrivo l’indicazione per chi mi legge
http://coopofficina.splinder.com.

Le dichiarazioni di adamantina fermezza del ministro Maroni mi hanno fatto tornare in mente la frase (pronunciata da un noto capo di un cronologicamente lontano governo in un discorso a Trieste il
30 luglio 1938)  "Anche nella questione della razza noi tireremo dritto".
Fra un mese saranno ottant'anni
… ma Maroni non sa e nessuno dei suoi consulenti gliene farà scomoda memoria, né a lui né al capo del governo di cui la smemorata creatura è ministro.
So di essere noiosa ma aggiungo una serie di altre date che possono aiutarci a leggere nelle sequenze di eventi del passato ma forse anche a prevedere atroci sequenze del futuro.:
14 luglio 1938 Manifesto della razza (redatto da studiosi fascisti e docenti universitari)
5 agosto 1938 Primo numero della rivista "La difesa della razza"
Leggi razziali italiane (1938: anno XVII° dell’era fascista)
7 agosto Regio Decreto-Legge n.1381: Provvedimenti nei confronti degli ebrei stranieri
22 agosto Censimento speciale degli ebrei
1-2 settembre Riunione del Gran Consiglio del fascismo
5 settembre Regio Decreto-Legge n.1390: Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista;
Regio Decreto-Legge n.1539: Istituzione, presso il Ministero dell’Interno, delConsiglio superiore per la demografia
20 settembre Regio Decreto-Legge n. 1630: Istituzione di scuole elementari per fanciulli di razza ebraica.
6 ottobre Carta della razza (emanata dal gran Consiglio del fascismo)
7, 9,10 novembre Riunione del Gran Consiglio del fascismo
17 novembre Regio Decreto-Legge n.1728. Provvedimenti per la difesa della razza italiana (n. d.r.: non dimenticare che fu firmata dal re sabaudo).
Veloce lettura di buon livello: Michele Sarfatti. Le leggi antiebraiche spiegate agli italiani di oggi Einaudi tascabili 2002 Torino (ci sono anche i testi delle leggi razziali di sett’anni fa).

Perché ci torno su.

Sono molto preoccupata dalla semplificazione che, ritengo in buona fede, richiama a fronte delle impronte da prendersi ai minori rom l’esito dei lager per ciò che riguarda la persecuzione degli ebrei nel secondo dopoguerra.
Sono preoccupata perché l’enormità del paragone può rivoltarsi come un boomerang che permette di sorvolare sugli strumenti istituzionali, culturali e pratici (primo fra tutti il consenso) che resero possibili i campi di sterminio; perché dimostra uno sciagurato, diffuso disinteresse per le condizioni dell’infanzia in fasi grigie come questa che da noi viviamo, condita da indifferenza e ignoranza.
Mi permettete una citazione biblica?
“Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca”. (
Apocalisse cap. 3, 15-16).

Scelgo quindi
l’intervista di Alessandra Longo, pubblicata da La Repubblica del 26 giugno che di tutto ciò si occupa.

ROMA - «Sono stato bambino e non potevo andare a scuola con gli altri. Ricordo che mi indicavano con il dito: “Mamma, guarda, quello è un giudeo!”. Sono cose successe 70 anni fa, cose che mi hanno segnato la carne e la memoria. Cose che non dimenticherò mai per quel che ancora mi resta da vivere. Prendere le impronte ai bambini Rom, come vorrebbe Maroni, significa compiere una schedatura etnica. E questo è totalmente inaccettabile». Amos Luzzatto è a Firenze, a presentare il libro dei suoi 80 anni: «Conta e racconta. Memorie di un ebreo di sinistra». L´Italia che lo circonda gli piace sempre meno e quest´ultima notizia lo turba profondamente.
Luzzatto, che cosa sta succedendo al nostro Paese? Anni fa sarebbe venuta in mente ad un governo una proposta del genere?
«C´è un razzismo latente nella cultura italiana, dovuto purtroppo ad un´insufficienza culturale. Ciclicamente si manifesta. Ricordo di essere stato a Palazzo Chigi quando, durante un precedente governo Berlusconi, venne fuori l´idea di schedare tutti gli immigrati. Ero presidente dell´Unione delle Comunità ebraiche e dissi che, se le prendevano a loro, avrebbero dovuto prenderle anche a noi. Mi spiegarono che non era un´iniziativa mirata ma solo l´inizio di un processo di identificazione generalizzato. Forse fiutarono l´aria. Alla fine, non ne fecero nulla. Io sono rimasto a quell´episodio».
Adesso non sembra che ci sia alcun imbarazzo. Si evoca esplicitamente la schedatura di bambini.
«Infatti quest´ipotesi è di gran lunga peggiore. Prendere i polpastrelli dei piccoli di un certo gruppo etnico significa considerarli ladri congeniti, prevedere che diventeranno dei delinquenti e commetteranno dei reati. E´ evidente e inaccettabile il segno razziale di questa iniziativa».
Immagino le ricordi qualcosa.
«Sì, mi ricorda il mio essere bambino, bollato, timbrato, come giudeo di cui non fidarsi».
Come finirà?
«Non credo che sia costituzionalmente corretto un processo di schedatura su queste basi chiaramente discriminatorie».
Le armi della legge e quelle della parola…
«Sì, da ebreo esprimo tutta la mia riprovazione».
Si può parlare di nuovo fascismo?
«Direi piuttosto di razzismo. La Lega è una destra populista».
Dove porta la strada della schedatura ai piccoli rom?
«Si comincia così e poi si va avanti con l´allontanamento dalle scuole, le classi differenziate, le discriminazioni diffuse. Questo pesa terribilmente sul vissuto di un bambino che si sente trattato diversamente dai suoi coetanei, vive come un appestato, carico di ossessioni e nevrosi. E´ una ferita che dura una vita».
L´Italia di oggi, quella che si sente rappresentata dal governo Berlusconi, sembra aver preso questa direzione.
«Esattamente la direzione contraria agli obiettivi di integrazione che vogliono dire soprattutto rispetto delle tradizioni e delle culture altrui».
Luzzatto, la gente che non condivide che cosa deve fare? Chiedere, provocatoriamente, come fece lei a suo tempo, che vengano prese le impronte a tutti?
«Noi allora reagimmo così. Certo, in questo caso, sarebbe fuori luogo coinvolgere nella protesta i bambini ebrei. I bambini, tutti i bambini, sono, fino a prova contraria, innocenti e devono essere protetti dalla crudeltà degli adulti».
Com´è quest´Italia? «Un Paese che ha perso la memoria».

I miei precedenti

Il 24 gennaio del 2007 ho pubblicato un'intervista a Joseph (Tommy) Lapid presidente dello Yad Vashem  (il grande museo della Shoà) da 16 luglio 2006.
Nato nel 1931 a Novy Sad (Yugoslavia)  è un sopravvissuto all’Olocausto.
E’ stato giornalista radiofonico, parlamentare, vice primo ministro e ministro della giustizia. E’ morto lo scorso primo giugno.
Anche lui ha ricordato, a fronte di ciò che osservava al check point di Hebron, le molestie che, bambino, aveva subito nel suo paese natale.
Chi volesse leggere il testo inglese dell’intervista può andare a:
http://www.haaretz.com/hasen/spages/815603.html

Come allora concludo con una citazione di Ryszard Kapuscinski

“Filo spinato
Tu scrivi dell’uomo nel lager
io - del lager nell’uomo
per te il filo spinato è all’esterno
per me si aggroviglia in ciascuno di noi
- Pensi che ci sia tanta differenza?
Sono due facce della stessa pena”.

augusta

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bambini, israele palestina, rassegnastampa, guerra conflitti e violenze, segnalazioni da altri blog, diari di augusta

venerdì, 27 giugno 2008

CITTADINI E SUDDITI

 

Nel primo diario di questo mese riportavo una nota dell’Associazione Alma Terra di Torino, di cui trascrivo un brano:

L’alba di questa mattina, Milano-Rogoredo, tra la tangenziale est, la ferrovia e sotto i cavi dell’alta tensione, campo nomade del comune - dunque autorizzato e censito -, quattro casette di legno, il resto roulotte e baracche, la kher, la casa della famiglia Bezzecchi, arrivati in Italia dalla Slovenia nel 1943 e qui, tra un campo e l’altro, giunti alla quinta generazione. Sono circa quaranta persone e tutti stamani sono sfilati uno per uno davanti a polizia, carabinieri e vigili urbani per declinare nome, cognome, generalità, stato civile. Ognuno ha mostrato il documento di identità e ad ognuno è stata fatta la fotocopia”.

Nell’ultimo numero di Ho un sogno (per gli udinesi: mensile che potete trovare presso la Libreria Universitaria CLUF, via Gemona 22) è stato pubblicato un appello che trascrivo:
 
Sono passati settant'anni dalla promulgazione delle leggi razziali e dalla pubblicazione della rivista "La difesa della razza"di Guido Landra e dei primi rastrellamenti che sfociarono dopo un breve periodo di tempo in un ordine esplicito di "internamento degli zingari italiani"in campi di concentramento (Circ. Bocchini 27/04/41),quei "campi del Duce" di cui in Italia si è preferito perdere la memoria.

"RICORDARE PER NON DIMENTICARE"

Sono passati settant'anni, ma le preoccupazioni, la percezione del pericolo, I PROVVEDIMENTI PUBBLICI SONO GLI STESSI DI OGGI.

E'agghiacciante quello che sta avvenendo oggi sotto i nostri occhi, a Milano.

Rimanere in SILENZIO oggi vuol dire essere responsabili dei disastri di domani.

NESSUNA collaborazione di Enti o Associazioni  è giustificata ( VERGOGNA)........

 

Mi appello alla società civile, chiedo un sostegno per le comunità di rom e sinti Milanesi.............voci dal silenzio........

Ricordo che domani sarà schedato anche mio padre, CITTADINO ITALIANO, che ha patito la persecuzione nazifascista con l'internamento in campo concentrazionale italiano (Tossicia).................mio nonno deportato a Birkenau e uscito dal camino................VERGOGNA

MI VERGOGNO,IN QUESTO MOMENTO, DI ESSRE CITTADINO ITALIANO E CRISTIANO.................

Chiedo in questo momento tragico per la democrazia e la cultura a Milano ed in Italia, di URLARE il proprio dissenso per questa politica razzista, incivile e becera.

RICORDO E NON DIMENTICO che oggi siamo noi e domani..............................

Milano, 05/06/2008 Rag. Giorgio Bezzecchi (Rom-medaglia d'oro al valor civico)

Ai lettori dello “storico” Corriere della sera è stato chiesto: “Il ministro Maroni propone di prendere le impronte ai bambini dei campi nomadi. Siete d’accordo?”

Mentre scrivo ci sono poco più di 15.000 risposte; ci viene riferito che  più di 9.000 sudditi concordano con il ministro  (vedere per credere, il sito web è a disposizione di tutti: http://www.corriere.it/appsSondaggi/votazioneDispatch.do?method=
risultati&idSondaggio=2917


Non riesco a commentare: affido l’ipotesi ministeriale al giudizio dei lucidi ottant’anni di quel gran signore che è Amos Luzzatto, presidente emerito dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (traggo da un’intervista su Repubblica del 26 giugno):
Prendere le impronte ai bambini Rom, come vorrebbe Maroni, significa compiere una schedatura etnica. E questo è totalmente inaccettabile».
<…>  «C´è un razzismo latente nella cultura italiana, dovuto purtroppo ad un´insufficienza culturale. Ciclicamente si manifesta.». <:::>
«Prendere i polpastrelli dei piccoli di un certo gruppo etnico significa considerarli ladri congeniti, prevedere che diventeranno dei delinquenti e commetteranno dei reati. E´ evidente e inaccettabile il segno razziale di questa iniziativa». <…>
 «Si comincia così e poi si va avanti con l´allontanamento dalle scuole, le classi differenziate, le discriminazioni diffuse. Questo pesa terribilmente sul vissuto di un bambino che si sente trattato diversamente dai suoi coetanei, vive come un appestato, carico di ossessioni e nevrosi. E´ una ferita che dura una vita».
 

VORREI…

 

Vorrei fosse reso noto che l’ONU ha dichiarato lo stupro crimine di guerra.

Vorrei sapere perché il card. Poletti consentì al seppellimento del boss della banda della Magliana Renato De Pedis nella cripta della Basilica di Sant’Apollinare.


Vorrei capire perché il quotidiano israeliano Haaretz, di cui ho sempre apprezzato la puntualità dell’informazione, ha relegato in una breve nota la notizia del suicidio di un militare israeliano durante la partenza del presidente francese dall’aeroporto di Tel Aviv.
Ne traduco alcuni passi:
Giovedì un poliziotto addetto al servizio di frontiera si é ucciso sparandosi a 200 metri dal presidente francese Nicolas Sarkozy che stava imbarcandosi al termine del suo viaggio in Israele.  <…> Gli ufficiali del servizio di sicurezza (Shin Bet), corsi immediatamente verso il luogo da cui proveniva lo sparo, trovarono il poliziotto, che aveva preso posizione in cima a un edificio, giacente di sotto a terra. La squadra Magen David Adom non poteva risuscitarlo e ne fu dichiarata la morte  (MDA: squadra di emergenza sanitaria).

Gli ufficiali esclusero l’ipotesi che si fosse sparato accidentalmente prima della caduta o che il fucile avesse sparato in seguito all’impatto con il terreno e conclusero che evidentemente si era ucciso con il suo fucile M-16, cadendo poi dall’edificio. L’autopsia ha confermato le loro conclusioni.
Gli ufficiali del servizio di polizia di frontiera hanno detto che l’uomo, appartenete alla comunità dei Drusi, aveva reso il suo servizio come poliziotto di frontiera per otto anni dopo aver assolto il suo servizio nell’esercito di Israele (ndt: IDF Forza di difesa israeliane). La sua famiglia ha chiesto che non ne venga pubblicato il nome”.

Alla fine dell’articolo ci sono i commenti dei lettori. Alcuni esprimono dubbi sulla fondatezza delle interpretazioni ufficiali, dubbi che a me sono stati suggeriti dall’insolita beffarda ironia della frase:A Magen David Adom team could not resuscitate him and he was declared dead”.
fonte: http://www.haaretz.com/hasen/spages/995777.html

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giovedì, 12 giugno 2008

Traggo la nota che segue dal sito www.ildialogo.org. Ho la massima, sperimentata fiducia nel lavoro dell’ASGI (www.asgi.it) e perciò trascrivo                     augusta

 

Forniamo ai nostri lettori il seguente documento “Osservazioni sulle norme in materia di stranieri” che ci è giunto dall’A.S.G.I. - Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione di Torino. Lo forniamo, come nostro costume, al fine di consentire l’approfondimento della questione lasciando ai lettori il giudizio sui suoi contenuti.

Il documento dell’ASGI contiene
osservazioni giuridiche sulle norme relative agli stranieri contenute nel cosiddetto "pacchetto sicurezza". Si tratta di un testo molto articolato che prende in esame:

- il decreto legge 23.05.92 - misure urgenti in materia di pubblica sicurezza
- il ddl A 733
- lo schema di D.Lgs recante modifiche del D.lgs 30/07 sui cittadini comunitari (circolazione e
  soggiorno)
- lo schema di D.Lgs modificativo del D.Lgs 5/07 sul ricongiungimento famigliare
- lo schema di D.Lgs recante modifiche del D.Lgs 25/08 (procedure asilo)
- il DPCM recante la dichiarazione dello stato di emergenza in Campania, Lombardia e Lazio
  in relazione agli insediamenti Rom

Il documento è stato inviato dall’asgi al governo, ai parlamentari e a tutte le associazioni.
Obiettivo del lavoro dell’ASGI è quello di evidenziare le gravissime criticità del pacchetto sicurezza fornendo a tutti, in questo difficile momento, un approfondimento ed una griglia di analisi utile per orientare l’azione politica e culturale.
L’approccio del documento è inevitabilmente tecnico ed è stato pensato in primo luogo per
fornire ai parlamentari uno strumento per la presentazione di emendamenti.
Ringraziamo l’ASGI per avercelo messo a disposizione.

 

OSSERVAZIONI SULLE NORME IN MATERIA DI STRANIERI CONTENUTE NEI PROVVEDIMENTI DEL "PACCHETTO SICUREZZA" APPROVATI DAL CONSIGLIO DEI MINISTRI NELLA RIUNIONE DEL 21 MAGGIO 2008
Per leggere il documento (36 pagine) andare a:

www.ildialogo.org/osservatori/razzismo/ASGIpacchettosicurezza2008.pdf

SEGNALAZIONE

Purtroppo non ho il tempo di scrivere anche oggi, come sarebbe doveroso, sulla strage continua di lavoratori.    Segnalo il la pagina di oggi da <battelloebbro,splinder.com>

    La spoon river dei lavoratori: in Sicilia 42 morti in sei mesi

 

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domenica, 08 giugno 2008

A PROPOSITO DI VIOLENZE CONTRO I MINORI

 

Oggi è successa una cosa piuttosto interessante: il quotidiano locale Messaggero Veneto ha pubblicato con rilievo una mia lettera, che trascrivo di seguito, lo stesso rilievo che ha dato ieri all’intelligente lettera di un’altra donna che sollecitava un interesse positivo per la conduzione del Mittelfest di Cividale, dopo le accuse meschine e tristarelle del friulano sen.Saro.
Avevo spedito questa lettera il 6 giugno, dopo aver tentato la strada di sollecitazione dei politici locali e della società civile. Avevo inviato a tutti costoro il messaggio con la premessa che potrete pure leggere sotto, ottenendo (anche a seguito di tentativi telefonici) le risposte che sintetizzo:

- sui frequentatissimi blog di un consigliere regionale Pd e del segretario

regionale del Pd (dove avevo mi ero illusa di proporre un appello) mi è stato risposto da parte di abituali interlocutori: a) che il ripetersi di uguali post in siti diversi li “infesta”; b) che nel mio blog pubblico testi troppo lunghi (purtroppo non sono capace di argomentare per slogan!);

- per altra via mi è stato espresso il sospetto di una mia attività con
   presunzioni moralizzatrici nei confronti dei clienti delle prostitute, altri
  –all’opposto- mi hanno chiesto di parlare anche di costoro;

-  unico risultato per ora positivo l’iniziativa di una interlocutrice che si
   occupa di questioni attinenti la realtà femminile (e che ha diffuso precise
    informazioni in merito al furto governativo dei finanziamenti previsti per la
   legge sulla violenza sessuale, anche familiare) che ha inviato la mia lettera
   alla sua mailing list.

Allora preciso che non mi sono occupata di problemi morali (che qui non costituiscono il campo del mio interesse) ma di crimini compiuti nei confronti di persone già violentate da trasferimenti illegali e che, con vari mezzi, per esempio il sequestro del passaporto da parte dei magnaccia-passeurs, non sono messe in condizioni di difendersi e, anche in questo campo, ho scelto un solo obiettivo: quello delle minorenni straniere costrette a prostituirsi, evidentemente appetite (o appetiti se ragazzini) da coloro che non ritengono necessario rivolgersi al turismo sessuale (o non ne hanno la possibilità).
Qualcuno ha manifestato il sospetto che io voglia invitare il sindaco –nella funzione assunta di ‘responsabile alla sicurezza’ - a verificare di persona o tramite suo delegato dove il reato si compia. E’ chiaro che la massima autorità locale non è tenuta a sostituirsi alla polizia, può invece farsi partecipe di un’assunzione di responsabilità che spetta, oltre a lui, all’esercizio di tante funzioni, a partire dai consultori familiari e che il sospetto che io voglia che il sindaco –o chi da lui delegato- si faccia parte in causa di diretti controlli sul territorio non mi riguarda e umilia chi lo esprime.
Qui la prevenzione e la tutela dovrebbero essere gli obiettivi primari…
Per il resto dei miei destinatari ….é da registrare solo un cupo silenzio.
Staremo a vedere per il futuro.

Ecco ora la mia lettera con relativa premessa:

In questi giorni mi sento molto insicura, non per me stessa ma per quello che vedo attorno e che colpisce i soggetti deboli, a partire da bambine e bambini, vittime di roghi delle loro abitazioni (siano pur baracche sempre abitazioni sono), della cacciata dei loro genitori, anche se in altro paese sarebbero protetti come rifugiati a norma della convenzione di Ginevra e delle connesse leggi specifiche che ci ostiniamo a non volere, del pregiudizio, del bullismo provocato, della annosa campagna della lega che, iniziando anni fa, ha ormai creato opinione.

Sullo schermo del mio PC ho messo da tempo - a sostituzione di una precedente immagine relativa alla guerra in Iraq - un disegno di un bimbo del Darfour: é uno di quei disegni che saranno ammessi  come prove delle stragi in quel paese al tribunale de L'Aja.
Ho paura di doverlo presto sostituire con l'immagine di qualche orrore vicino: per quanto vedere faccia male credo che non vedere sia peggio.

E allora mi sono chiesta se, per quanto malamente sia nata al sindaco di Udine l'idea di farsi responsabile per sicurezza (il prof. Honsell dice security manager ma a me non va), perché non approfittarne per rovesciare la frittata e chiedergli di farsi responsabile di coloro che sono minacciati e non hanno voce per dire la loro paura e il loro costante disagio?

Io ricordo bene l'angoscia che mi portavo dietro ovunque, comunque, senza sosta durante la seconda guerra mondiale e penso a quei piccoli come a me stessa allora.

Ho scelto un disagio fra i tanti e ho inviato la lettera aperta che vi trasmetto al sindaco do Udine e al Messaggero Veneto. Ora la invio ad alcuni amici e responsabili in comune: la lista dei destinatari é cieca e quindi nessuno corre il rischio di veder girare impropriamente il suo indirizzo.
Ora aspetto un paio di giorni e poi, sia che io riceva direttamente o meno risposta dal Sindaco, sia che non la riceva ne scriverò nel mio diario elettronico: diariealtro.splinder.com. E' la mia futura memoria e chiunque potrà aggiungere nei commenti le sue opinioni quali che siano.

augusta

 

Egregio signor sindaco prof. Honsell

Mi scuso se mi rivolgo direttamente a lei, ma ho letto che ha assunto personalmente il titolo di “responsabile alla sicurezza” e tanto spero mi giustifichi dato che non conosco e non mi risulta sia stata comunicata la procedura amministrativa per esprimerle correttamente la percezione dei nostri disagi di cui ritengo lei vorrà farsi carico.
Prima di tutto mi permetta di giustificare la mia scorretta traduzione di ‘security manager’.
Non voglio rivolgermi ad un direttore o amministratore o gestore (quale un ‘manager’ è) di altrui sicurezze: preferisco un responsabile. Posso?
E ora il mio profondo disagio: ho letto che un cittadino italiano trentenne ha violentato una ragazzina nordafricana minorenne. Insieme alla mia più affettuosa solidarietà alla piccola e alla sua mamma (che ha avuto l’intelligenza di accompagnarla ad un consultorio e di non seppellire il ‘disonore’ nel buio di una nicchia familiare o localistica o altro che sia) mi auguro che la ragazzina abbia trovato un aiuto efficace che le dia la forza di reggere un’esperienza traumatica, dominandone i riscontri negativi che potrebbero inquinare la sua vita.
Insieme a questa piccola vittima della brutalità e del pregiudizio (almeno di genere) voglio però ricordare altre simili vittime di stupri, questa volta ripetuti e che si presume ragionevolmente saranno ripetuti in futuro, se seppelliti nell’ingiustizia di chi non vuol vedere, per avvoltolarsi tranquillo (o tranquilla) nel pregiudizio.
Oggi il giornalista Gian Antonio Stella, nella sua qualità di conduttore della nota trasmissione Prima Pagina di Radio3, ha ricordato che fra le prostitute straniere presenti in Italia, a seguito di un commercio di carne umana che ritengo in ogni caso paragonabile alla schiavitù, ci sono parecchie minorenni di cui evidentemente abusano anche cittadini autoctoni.
Credo che Stella meriti, nel riferire questa informazione, la stessa stima che ha meritato con le sue note pubblicazioni, perciò gli do fiducia.
Ecco quindi il mio disagio profondo, ora più specifico dell’orrore e del disgusto per i frequentatori di bambine coatte alla strada (e perciò oggettivamente violentatori), che esprimo al responsabile alla sicurezza (certa che il diritto appunto alla sicurezza dei e delle minori, autoctone e non, sia in primo piano nell’attenzione sua e dei suoi collaboratori): le consta la presenza di frequentatori-violentatori di minori, udinesi o comunque operanti sul territorio di cui lei è primo (ma non il solo) responsabile?
E se non le consta vuol occuparsene per sapere, capire, informare, provvedere?

Grata per una risposta.
Augusta De Piero  -  Udine

 

RETE FRA BLOG


Segnalo uno scambio di blog fra diariealtro e battelloebbro.splinder.com. Abbiamo cercato entrambi di dare informazioni ai lettori sul problema degli zingari, senza prevenzioni per la duplicazione delle notizie: ognuno ha i suoi lettori ed è importante uscire dal conformismo della paura con tutti i mezzi. Ringrazio il responsabile di battelloebbro.


COMUNICAZIONI ANONIME

 

Oggi, di primissima mattina un interlocutore anonimo ha scritto un suo commento in data 3 maggio 2007. Non è la prima volta che ciò accade e di solito trascrivo i commenti anonimi e temporalmente scoordinati nella data appropriata.
Questa volta però, date le caratteristiche del linguaggio del signore o signora in questione, non lo faccio per rispetto dei lettori, anche se per il momento non cancello il commento.                                                                              augusta

Pagina diario scritta da: AUG a 12:06 | link | commenti (1) | | Torna su
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sabato, 07 giugno 2008

Premessa: qualcuno mi ha suggerito testi brevi, ben spaziati, precisando che il linguaggio di internet è “mordi e fuggi”. Io sono zuccona e continuerò così finché (ma ci vorrà qualche mese) non sarò in grado di sostituire questo mio blog con un vero sito, che sarà ceretamente di più facile lettura.                   augusta

 

 

VITTIME DI VARIE VIOLENZE

 

Differenziamo gli autobus?
Ricevo e trascrivo
                                              Torino, 04 giugno 2008

Vogliamo denunciare un grave episodio, accaduto questa mattina, di cui è stata testimone una Mediatrice interculturale di Moncalieri.  Alle 08:30 circa, sul bus 67 (capolinea di Moncalieri), pieno di gente che a quell’ora è diretta a scuola o a lavoro,  è salita una pattuglia della polizia, ha intimato a tutti gli stranieri di scendere, ha diviso maschi e femmine con bambini, ha chiesto il permesso di soggiorno.
Molte persone avevano con sé solo la carta di identità italiana, altri il permesso di soggiorno, altri ancora né l’uno né l’altro.
Tutto l’episodio si è svolto accompagnato da frasi quali : “non ce ne frega niente della vostra carta di identità italiana” , “
è finita la pacchia”, “l’Italia non è più il Paese delle meraviglie”.
Gli agenti hanno fatto salire tutti  gli uomini su un cellulare, solo un uomo marocchino, mostrando la carta di identità italiana, si è rifiutato di salire, chiedendo di che cosa veniva  accusato e che avrebbe fatto riferimento al suo avvocato.  Gli agenti l’hanno lasciato andare.
Nessuno dei passeggeri  rimasti sull’autobus è intervenuto, anzi, molte delle persone presenti, anche sui balconi delle case intorno e sui marciapiedi, hanno applaudito.
Ci aspettiamo che venga fatta chiarezza e che non si ripeta mai più un simile episodio in un Paese che si dichiara civile e democratico.

                                                  ASSOCIAZIONE ALMATERRA

 

Per informazioni relative al campo sinti di Mestre potete andare a <battelloebbro.spolinder.com> 6 giugno

Segnalazione dal sito <www.ildialogo.it>

Le nuove leggi razziali all’opera     Cronaca di una schedatura razziale

Dal quotidiano La Repubblica riprendiamo la crona su quanto è accaduta questa mattina 6 giugno 2008 alle ore 5 presso il campo nomadi autorizzato del comune di Milano. Nessun clandestino ma cittadini italiani regolarmente censiti presso il comune di milano sottoposti ad una schedatura etnica. Fra essi una famiglia già vittima del nazifascismo. E’ una vera e propria vergogna.


"Schedati perché nomadi"  I supercommissari in azione
 di CLAUDIA FUSANI

"Schedati perché nomadi" I supercommissari in azione
Una delle casette del campo nomadi di via Impastato a MIlano-Rogoredo dove stamani all’alba è scattato il blitz
MILANO - I bambini hanno scherzato con le divise e sono impazziti per il furgone della Scientifica, quello con le macchine fotografiche e gli strumenti come vedi nei film. Gli adulti hanno accettato in silenzio, "con grande umiliazione". I vecchi hanno avuto "paura", uno soprattutto: Goffredo, 69 anni, il capofamiglia, sopravvissuto durante la guerra a un "campo del Duce" dove venivano deportati gli zingari, una di quelle pagine di cui si è persa memoria. Le sirene e le macchine della polizia; loro, gli zingari, tutti in fila a mostrare i documenti; le cinque e mezzo del mattino di un giorno qualsiasi: brutti ricordi nella testa di Goffredo.

L’alba di questa mattina, Milano-Rogoredo, tra la tangenziale est, la ferrovia e sotto i cavi dell’alta tensione, campo nomade del comune - dunque autorizzato e censito -, quattro casette di legno, il resto roulotte e baracche, la kher, la casa della famiglia Bezzecchi, arrivati in Italia dalla Slovenia nel 1943 e qui, tra un campo e l’altro, giunti alla quinta generazione. Sono circa quaranta persone e tutti stamani sono sfilati uno per uno davanti a polizia, carabinieri e vigili urbani per declinare nome, cognome, generalità, stato civile. Ognuno ha mostrato il documento di identità e ad ognuno è stata fatta la fotocopia.

"Censimento dei rom", secondo il prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi, da dieci giorni super commissario per gli zingari con gli ampi poteri previsti dall’ordinanza della Presidenza del Consiglio pubblicata in Gazzetta il 30 maggio.
"Una schedatura umiliante" secondo Giorgio Bezzecchi, 47 anni, ragioniere, uno dei cinque figli di Goffredo, vicepresidente dell’Opera nomadi della Lombardia, fino all’anno scorso responsabile dell’Ufficio nomadi del Comune e adesso ricercatore presso l’università. "Quello che è successo stamani non era mai accaduto, è agghiacciante e tutti devono sapere, tutti..." insiste Bezzecchi.

Così mentre stamani a Roma veniva sgomberato un campo nomadi in zona Testaccio (anche qui con molte polemiche ma va detto che al tempo stesso il sindaco Alemanno sta convocando uno per uno i capifamiglia dei rom), a Milano si procedeva con la schedatura-censimento. I prefetti super commissari per i nomadi sono tre, Roma, Milano e Napoli dove però gli "sgomberi", per ora, sono stati fatti in un altro modo dalla camorra. Giorgio Bezzecchi non vive più al campo ma ieri sera, sapendo che ci sarebbe stato quello che definisce "blitz" si è fermato con il padre e le famiglie dei suoi quattro fratelli. "La nostra famiglia, tutta la nostra famiglia - spiega Bezzecchi - è italiana, abbiamo i documenti, lavoriamo, paghiamo le tasse, luce e acqua, i nostri figli vanno a scuola. In comune, dove ho lavorato per 23 anni, e in prefettura lo sanno perfettamente. Arrivare all’alba, circondare il campo e illuminarlo con le lampade, svegliarci e metterci in fila e fare la fotocopia del nostri documenti è stato molto più che umiliante. Sanno chi siamo, conoscono la famiglia Bezzecchi, mio padre è medaglia d’oro al valore civile. Perché questo blitz di evidente matrice razziale?".

E’un fatto che il primo atto ufficiale del commissario per i rom di Milano è proprio il monitoraggio della famiglia Bezzecchi, Rogoredo, Milano. "Sono arrivati alle cinque e mezzo - racconta Giorgio - hanno circondato il campo, lo hanno illuminato, sono venuti casa per casa, roulotte per roulotte, ci hanno svegliato, ci hanno fatto uscire, hanno fotografato le case e poi i nostri documenti. Hanno finito intorno alle sette e mezzo. Io credo - aggiunge Bezzecchi - che tutti
debbano sapere e capire cosa sta succedendo: sono italiano, sono cristiano e sono stato schedato in base alla mia razza.
Rimanere in silenzio oggi vuol dire essere responsabili dei disastri di domani".

Con Bezzecchi proviamo a metterla così, che in fondo è solo un censimento, qualcosa di utile per affrontare una volta per tutte la questione rom, per conoscerli e quindi poter essere di aiuto a chi vuol vivere in Italia rispettando le regole. "Tanto per cominciare - risponde - noi siamo sinti italiani registrati all’anagrafe quindi non capisco cosa debbano censire  visto che già esistiamo. Più in generale - lo dico perché ho lavorato per 23 anni all’Ufficio nomadi del comune di Milano - il censimento già esiste dei campi autorizzati. A Milano ci sono tra i 5 e i 5.500 nomadi". Una discriminazione, quindi, "anche se presentata come positiva".

Sessanta anni fa, ricorda Bezzecchi, usciva la rivista "La difesa della razza" di Guido Landra, furono approvate le prime leggi razziali, poi i primi rastrellamenti. "Mio nonno fu portato a Birkenau ed è uscito dal camino... Mio padre fu portato
a Tossicia ed è tornato indietro. Stamani lo hanno svegliato all’alba e lo hanno messo in fila. Io oggi, italiano e sinti, dico vergogna".
(6 giugno 2008)
http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/cronaca/sicurezza-politica-7/censimento-campi-rom/censimento-campi-rom.html

Roma, 29 maggio  Il governo italiano è indifferente alla violenza familiare
"È incredibile che il Governo per finanziare l'indiscriminato sgravio fiscale dell'Ici sulla prima casa abbia deciso di azzerare completamente il fondo per il Piano contro la violenza sulle donne istituito dal governo Prodi nella passata legislatura". Lo dicono le deputate del Pd Emilia De Biasi, Manuela Ghizzoni e Carmen Motta.

Che si domandano: "Ma il governo non era l'alfiere della sicurezza?". E poi, "dove sono finite le belle intenzioni e le prediche contro il lassismo che ripetevano quotidianamente in campagna elettorale? Sono finite in fumo". Secondo le tre esponenti del Pd, "la violenza alle donne e' un fenomeno preoccupante e in ascesa. E un paese civile dovrebbe combatterla senza esitazioni e con il massimo dispiegamento di risorse economiche, politiche e culturali. Purtroppo- concludono- constatiamo che dopo le autostrade e le televisioni la nuova priorita' del governo e' proprio l'abolizione dei 20 milioni di euro per il Piano contro la violenza alle donne". Si tratta di "un assurdo abbassamento della guardia che riporta il fenomeno della violenza sulle donne nel segreto delle famiglie mentre, come e' noto, la maggior parte delle violenze alle donne avviene proprio in ambito familiare".

 VITTIME  (di guerre e di cui è possibile fare la conta …)

Internazionale  6 / 12  giugno 2008  n. 747 pag. 14
Numero di vittime dall’inizio della seconda intifada (26 ottobre 2000).
Dati aggiornati alle 16 del 4 giugno 2008
Tra le vittime palestinesi sono inclusi i kamikaze, mentre non sono conteggiate le persone accusate di collaborazionismo e uccise da altri palestinesi.
Palestinesi        5.258        
Israeliani          1.077        
Altre vittime         78         
Totale               6.413        

Internazionale  6  /  12  giugno 2008  n. 747 pag. 14
Numero di vittime dall’inizio della guerra in Iraq (19 marzo 2003)
Dati aggiornati alle 16  del  4 giugno 2008
Iracheni              84.302  /  91.794
Soldati statunitensi               4.090                            
Soldati di altre nazionalità     309         
 

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donne, bambini, rassegnastampa, vittime di guerra, guerra conflitti e violenze, segnalazioni da altri blog, stranieri in italia

domenica, 25 maggio 2008

UN DIARIO RABBIOSO

Mi sto chiedendo “che fare?” con la certezza che nulla posso che sia efficace o almeno utile, ma non posso tacere. Ho detto da sempre a me stessa, ai miei studenti, ai miei figli, a tutti coloro con cui ho potuto interagire che tacere e fingere di non vedere non è più possibile.
Ci siamo chiesti in tanti: “ma come potevano i tedeschi non sentire la puzza che veniva dai campi di sterminio?” e in pochi “come facevano i funzionari italiani della repubblica di Salò a contribuire al trasporto di cittadini italiani ebrei nei campi di raccolta da cui partivano i convogli per i lager?”.
E ancora ci siamo chiesti in numero ancora minore: “come hanno fatto gli italiani nel 1938 a non vedere gli effetti immediati delle leggi razziali, la scomparsa da scuola dei compagni dei propri figli, di alcuni dei loro insegnanti?”
Guardare, vedere, capire è –a mio parere- un assoluto necessario ma in determinati momenti può essere pericoloso e provocare danni che una persona non si sente di affrontare (essere eroi non è obbligatorio).
Ora però ci rifiutiamo di guardare anche al passato.
Siamo ingessati in un presente dove gli unici movimenti sono quelli delle seggiole su cui chi arriva si siede e chi non ci arriva sostiene sperando in un futuro di gloria (??!!) quale che ne sia il prezzo che altri dovrà sopportare.
Abbiamo avuto a Roma la nostra “piccola” notte dei cristalli contro bengalesi e il pestaggio di un conduttore radiofonico gay. Lo schema è sempre quello: ciò che è già accaduto può ripetersi e si ripete. La violenza non ha bisogno di creare nulla, si ripete garantita non tanto da sé quanto dalla capacità dei benpensanti di voltare la testa dall’altra parte.
Odio le faccette compunte dei politici di ogni parte che si fingono sorpresi e –peggio- attribuiscono agli avversari la causa del disastro in cui stiamo, forse senza rimedio, precipitando. Ma questi sciagurati non hanno studiato un po’ di storia? E’ vero che una recente inchiesta ha rivelato (per chi non li conosce, perché chi li conosce non ne ha bisogno) che i politici italiani sono i più ignoranti d’Europa, però cerchiamo di non arrivare in forme vistose all’analfabetismo di ritorno.
E risparmiateci almeno le furbate! L’attuale presidente della camera on. Fini è andato qualche tempo fa in Israele a dirsi pentito per le leggi razziali.
Il momento gli tornava diplomaticamente utile: affari suoi. Ma nessun politico italiano ha fatto quanto fece Willy Brandt quando (1970) iniziò la sua politica di apertura alla Germania Est inginocchiandosi davanti al monumento che ricorda il ghetto di Varsavia e assumendosi anche la responsabilità di colpe non sue (chi non ha memoria, chi l’ha rifiutata o chi non ce l’ha perché è troppo giovane e nessuno gliel’ha trasmessa vada, se interessato all’argomento, al sito
http://www.facinghistorycampus.org/Campus/
Memorials.nsf/0/DC396F572BD4D99F85256FA80055E9B1).
Certamente il fatto che le liste elettorali siano controllate dalle segreterie dei partiti ci mette nelle mani di controllori altrettanto ignoranti e non solo.
Come difenderci? E difendere uno straccio di dignità nel presente e nel futuro?
Al comune di Udine sta succedendo una cosa strana, di cui ho scritto, senza speranza ma per necessità, ad alcuni assessori e ad alcuni consiglieri.
Ora il sindaco di Udine, per blandire le paure di non so chi (o forse lo so) si è assunto oneri di tutore della sicurezza, affidando il ruolo di antenna sensibile ai disagi dei cittadini a una persona cui fa capo il sito web (vedere per credere): e di cui si possono trovare notizia anche su
it.wikipedia.org/wiki/S.O.S._Italia.
In caso di modifiche opportuniste io ho verificato l’esistenza del tutto alle ore 20 di oggi, domenica 25 maggio.
Non voglio criminalizzare il delegato-antenna a disagi e paure: la responsabilità della scelta appartiene al neosindaco e al consenso assicuratogli. Mi limito a riportare la lettera che ho scritto, come riferito poco fa, e inserito con una premessa nel sito web del segretario regionale del Pd (
www.zvech.it, seguito del post “un mese dopo…”).
Trascrivo il tutto:

Non avrei voluto inserire in questo blog un testo che presumo dare fastidio.
Ho quindi inviato al Messaggero Veneto la lettera che segue, ma evidentemente non c’è stato lo spazio per una tempestiva pubblicazione e non voglio negarmi la possibilità di darne lettura a qualche consigliere comunale interessato anche ai pareri di una cittadina estranea a qualsiasi aggregazione e lobby.
Mi sembra che quanto dichiarato in questi giorni da vari responsabili del comune di Udine (di cui ho ripreso qualche citazione sforzandomi di contenerle nella brevità che una lettera a un giornale impone) sposti il problema da Volpe Pasini (che non vorrei diventasse un capro espiatorio di furberie altrui) al sindaco.
Mi piacerebbe fosse chiesto al prof Honsell:
- cosa intende per sicurezza;
- di quali paure vuol farsi carico tramite il delegato-antenna ai disagi percepiti (e alle conseguenti paure);
- e, stabilite le tipologie delle paure stesse, a quali strumenti pensa di ricorrere per porvi rimedio.
Spero che qualche consigliere comunale, facendosi carico delle mie domande, mi offra l’opportunità di capire meglio ciò che potrebbe accadere.
- Augusta De Piero  (augusta.depiero@tin.it // diariealtro.splinder.com)

24 maggio -
Egregio signor Sindaco di Udine prof. Honsell,
Leggo in prima pagina del Messaggero Veneto di Udine del 22 maggio una sua dichiarazione virgolettata che riporto. Lei non si capacita del cancan politico provocato dalla delega ai “rapporti coi cittadini sulla Sicurezza” – conferita al consigliere comunale Diego Volpe Pasini, cui fa capo il movimento SOS Italia – delegato che “è soltanto un’antenna rivolta a captare le esigenze dei cittadini circa eventuali situazioni di disagio sul fronte sicurezza” e “si dichiara sensibile a queste problematiche”. Aggiunge, ma ciò non è virgolettato, che non ha avuto sentore nel corso della campagna elettorale di dichiarazioni tacciate come razziste o xenofobe.
Il capogruppo del Pd Agostino Maio (Messaggero Veneto di Udine del 23 maggio pag.II) dichiara che la persona in questione avrebbe “una visione più moderna circa la percezione di pericolo che hanno le persone” e l’avv. Roberto Paviotti nel medesimo articolo, dopo aver ricordato le sue battaglie sulla Fallaci, sulle moschee e altro, trae una conclusione sconcertante per superficialità: “Se poi, come San Paolo, quest’ultimo venisse folgorato sulla via di Damasco e introiettasse i valori del Pd, beh, sarebbe davvero un buon epilogo”.
Io non so quali siano in proposito i valori del Pd, che mi sembrano fluttuanti e confusi, so però che il luogo comune relativo alla “via dritta” (così si chiamava e si chiama la via tradizionalmente percorsa da Paolo di Tarso in Damasco) se non viene correttamente contestualizzato, non spiega nulla di una storia successiva, con tanti risvolti fra loro disomogenei. Ne ricordo uno in particolare, essendo il sindaco noto scienziato, la paura che prese il card. San Bellarmino in merito ad un ipotetico tradimento della Scrittura, quando –dopo essere stato uno dei mandatari della feroce condanna di Giordano Bruno- condannò le tesi di Galileo. Abbastanza recenti pontifici pentimenti non modificano gli effetti devastanti della disciplina, quando va oltre la scienza e la coscienza. Spero che la disciplina che lei chiederà (o ha già chiesto) ai rappresentanti delle forze che la sostengono non sia di questo tipo.
Ma restiamo a fatti più concreti che la decisione del sindaco ha trasformato in eventi: la paura connessa alla sicurezza.
Le chiedo, come cittadina udinese, di spiegarmi se la paura è univoca e una è la sicurezza che a tale stato d’animo viene contrapposta. Temo di sì, se a lei appartiene la scelta della maiuscola nel testo del 22 c.m..
Che posso fare io se leggo il fondamento culturale della sua (legittima) scelta nel quadro che –in riferimento al pacchetto Sicurezza emanato dal governo in carica - il prof. Stefano Rodotà considera (a parte alcune misure opportune) “scelta marcata verso la creazione di un vero e proprio diritto penal-amministrativo della diseguaglianza”?
A chi mi rivolgo per avere non un’esibizione di sbrigativa forza intellettuale ma una spiegazione?
Non certo alle silenti associazioni e gruppi di intellettuali di Udine e dintorni, che a me sembrano da tempo impegnati a curare i propri buoni rapporti con chi li sostiene e sostengono e a vivere le espressioni delle proprie raffinate conoscenze, non tanto nella società civile, quanto al proprio appagato e appagante interno.
Distinti saluti
Augusta De Piero - Udine

Inserisco nei commenti una lettera che ho ricevuto (e gradito moltissimo) da un’amica che –per suoi problemi tecnici- non può inserirla da sé. Naturalmente questo trattamento é strettamente personale, chi volesse commentare (grazie) lo faccia da sé
augusta

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giovedì, 22 maggio 2008

SGRADEVOLI STORIELLE DI PROVINCIA

"La responsabilità è la cura per un altro essere quando venga riconosciuta come dovere, diventando “apprensione” nel caso in cui venga minacciata la vulnerabilità di quell’essere. Ma la paura è già racchiusa potenzialmente nella questione originaria da cui ci si può immaginare scaturisca ogni responsabilità attiva: che cosa capiterà a quell’essere, se io non mi prendo cura di lui?
Quanto piú oscura risulta la risposta, tanto piú nitidamente delineata è la responsabilità. Quanto piú lontano nel futuro, quanto piú distante dalle proprie gioie e dai propri dolori, quanto meno familiare è nel suo manifestarsi ciò che va temuto, tanto piú la chiarezza dell’immaginazione e la sensibilità emotiva debbono essere mobilitate a quello scopo
" (Hans Jonas).

Questi ultimi giorni sono stati per me densi  di momenti difficili, di riflessioni impostemi da quanto mi vedo intorno, dall’angoscia di un degrado che da tempo mi insegue e che ora mi ossessiona.
So che sarò noiosa per chi mi legge perché voglio ricostruire (ho scritto tante volte che questo diario è a mia futura memoria), attraverso un filo conduttore che ora mi pare, pur nel suo infimo squallore, evidente, alcuni avvenimenti di cui a volte ho parlato, a volte no perché riguardano questa la triste provincia in cui vivo.
Ora però, a fronte di ciò che accade a livello nazionale, assumono un significato che va oltre la loro apparente localistica banalità.

Chi non avesse voglia di annoiarsi in locali paludi, lasci perdere ciò che segue.
Gli basti la citazione di Hans Jonas che ho riportato all’inizio, così inutilmente ricca e coinvolgente.

Ogni racconto deve avere un terminus a quo che di fatto è convenzionale, un punto di partenza che salta fuori dallo scorrere degli avvenimenti quasi avesse una volontà propria, il cui significato si legge a posteriori.

Scelgo il 20 marzo, quando l’allora magnifico rettore dell’università di Udine decideva di candidarsi a sindaco della città.
E il mio punto di partenza già traballa perché devo fare subito un passo indietro.
Il 26 novembre mi trovavo in consiglio regionale per un incontro consultivo a proposito di un progetto di legge sulla pace che veniva presentato ad un insieme di associazioni di settore.
La faccenda si trascinava da tre anni e il piccolo mensile pubblicato dall’associazione che in consiglio rappresentavo (Ho un sogno) non aveva risparmiato critiche, mai discusse e mai prese in considerazione.
In un primo tempo era disegno di un assessore del PRC, che aveva inventato una forma di stravagante partecipazione (che spero non sia quello che nel contesto di quel gruppo politico viene chiamato “democrazia partecipativa” perché sarebbe un disastro) per cui una persona la lui delegata aveva girato per la regione raccogliendo pareri che poi erano stati  consegnati al consiglio regionale dove alcuni esponenti di vari partiti ne avevano fatto un  progetto di legge.

Per una certa conoscenza che ho della materia legislativa ero piuttosto inorridita.
C’erano norme che implicavano l’esercizio di poteri sovranazionali, un coacervo di affermazioni che arrivavano al grottesco (si affidava alla regione anche il compito di “
sostegno ai processi di smantellamento degli arsenali di armi di distruzioni di massa”). Ciò però che più mi colpì fu l’evidente intento di ignorare il ruolo dell’istituzione regionale, per ridurla ad un raccoglitore di pareri (tra l’altro disparati e confusi). Probabilmente per una questione non estranea a un fatto anagrafico l’indifferenza istituzionale che accomunava consiglieri proponenti e associati partecipanti mi scandalizzò non poco.       

Se si voleva svilire ogni politica che non fosse il mercatino di scambi di voti e favori non si poteva far meglio.
E così torno al 20 marzo quando scrissi all’ex magnifico rettore, già dimessosi e candidato sindaco, la lettera che qui riporto e che, nel rivelare uno dei passaggio più squallidi dell’incontro del 26 novembre, non meritò alcun cenno di risposta dal destinatario, mentre persone a cui la feci leggere stigmatizzarono la mia determinazione critica. (in grassetto la parte che direttamente interessa).

Egregio professor Honsell,

ho trovato nella mia posta il suo cartoncino elettorale: elegante, essenziale, promettente ma…non convincente (parlo solo per me: non appartengo a lobbies, né sono in grado di influenzare alcuno).
Non analizzo tutte le argomentazioni di quel messaggio, voglio solo riferirle un episodio che la riguarda e che mi ha profondamente turbato (è lei che scrive di “aspettative per la nostra città” e io mi permetto di risponderle, informandola almeno su una delle mie, non coincidente con le sue come le ho conosciute alcuni mesi fa attraverso le sue parole, riportate da un docente dell’Università di Udine, di cui allora lei era Magnifico Rettore).
Prima che il consiglio regionale terminasse precipitosamente i suoi lavori si era creata una sorta di occasionale commissione consultiva, costruita ad hoc per raccogliere pareri sulla p.d.l. 230 “<<Politiche della pace, non violenza attiva e salvaguardia dei diritti umani nella regione Friuli Venezia Giulia>>..
La proposta approdava a tale consultazione a seguito di un iter annoso, confuso e molto discutibile dove mai era apparsa una proposta politica di rappresentanti istituzionali che contenesse una loro posizione con cui potersi confrontare.
Non la intrattengo su questo: so che il periodo precedente le elezioni è impegnativo e affannoso.
Se volesse però prendere visione di quella norma – per fortuna rimasta nel novero delle pessime-buone intenzioni - gliene allego copia.
Da parecchi anni si discute (anche sulla base di sentenze della corte costituzionale in merito alle questioni di “mero rilievo internazionale”) delle politiche di pace che appartengono a regioni ed enti locali e non si limitano quindi alla cura dei buoni sentimenti, all’interiorità educata a dismettere aggressività, ma si legano all’agire concreto sul territorio, pur senza interferire impropriamente con i compiti esclusivi del governo e dello stato..
Penso, per esempio, che il suo inserimento di progetti relativi alla crescita dell’Università in un contesto europeo rientri necessariamente in politiche di pace: sarebbe anacronistico immaginare una attività universitaria di ricerca conflittuale con altre analoghe, ovunque collocate, ma in particolare sul territorio europeo. E la collaborazione scientifica è strumento di pace.
Sarebbe folle immaginare un’università che diffondesse nazionalismi aggressivi o si facesse sede di applicazioni, se non di esplicite politiche, di culture xenofobe e razziste.
E il rispetto delle diversità é cultura di pace.
Il tutto naturalmente in un contesto universitario dovrebbe essere garantito da un alto livello culturale che, soprattutto per un candidato sindaco, non può prescindere dalla consapevolezza delle funzioni che nascono dai ruoli e poteri delle istituzioni.
(Dato il suo ruolo in questo momento elettorale sottolineo che in quella p.d.l. i comuni sono citati non come soggetti di pace ma solo per la rappresentanza dell’Anci).
Nella consultazione cui facevo prima riferimento erano presenti rappresentanti di associazioni stimate e riconosciute importanti, così come gruppi che identificano la pace con un’attività ambientale fortemente collegata all’antimilitarismo militante, spesso subordinato in forma esclusiva ad un generico, emotivo antiamericanismo, privo di ogni riflessione sul ruolo degli enti locali a tutela del territorio e delle popolazioni interessate da forti e non controllabili presenze militari (se non a seguito di un lavoro ostinato e capillare che nulla ha a che fare con generiche proclamazioni).
Nessuno, nel corso delle consultazioni, si occupò di chiedersi quali fossero i compiti e limiti della regione in merito, né di stimolare la definizione di politiche regionali di pace che non fossero confusa delega a questo o quello, fino al grottesco impegno di affidare alla regione il “sostegno ai processi di smantellamento degli arsenali di armi di distruzioni di massa”.
In realtà la preoccupazione generale – paciosamente accettata, se non preventivamente promossa, dai firmatari della proposta di legge e da un assessore che aveva aperto quelle inaccettabili procedure - sembrava essere la collocazione di sé entro quelle norme, quindi il riconoscimento (di cui i più sprovveduti non coglievano l’aspetto velleitario e, se portato al limite, eversivo) di se stessi come “sostituti” delle istituzioni o, ed era l’aspetto più furbesco e sornione, disposti a mercanteggiare l’omaggio alla proposta di legge con la speranza di futuri contributi.
Ne emergeva l’intenzione di una politica di pace che non intendeva promuovere un processo tale da assicurare un possibile obiettivo generale, ma solo particolari vantaggi: a mio parere un sistema più elaborato delle vecchie distribuzioni “a pioggia”, ma non meno devastante.
Tanti soggetti, così indifferenti al problema di una politica di pace a livello istituzionale, mi sembrarono un uditorio pronto a costruire le condizioni per un voto di scambio (e giustamente invece lei ha scritto nel suo messaggio elettorale di voler evitare che “la cosa pubblica finisca in mano a persone tanto sorde alle esigenze comuni quanto attente alle proprie”).
Non è tollerabile, a mio parere, che la regione e gli enti locali (in quella proposta, come ho scritto, sostanzialmente assenti) abbandonino ad un simile coacervo, chiamato Agorà, il proprio doveroso ruolo.
Sempre nella preoccupazione di non farle perdere tempo non mi soffermo su altre questioni specifiche, ma le allego gli appunti che ho inviato al gruppo istituzionalmente responsabile della consultazione in merito alla p.d.l. 230
A questo punto lei si chiederà perché le scrivo.
A Trieste era presente il prof. Reitani, direttore del Centro Interdipartimentale di Ricerca sulla Pace Irene che riferì i saluti e il compiacimento del Magnifico Rettore dell’Università di Udine (nella fattispecie lei, che non aveva ancora scelto il diverso ruolo nel quale ora si propone) per l iniziativa della proposta di legge per cui proclamava apprezzamento.
Io trasecolai e ancora non ho superato il turbamento prodottomi da quel saluto: era evidente che la p.d.l. 230 riceveva dal suo saluto e omaggio (pur se riferiti da altri anche per sé autorevoli) la garanzia di una riconosciuta autorità.
Io non so se lei vorrà considerare questo problema e se vorrà rispondermi.
Ma non posso non chiederle, nel quadro che lei ha proposto nel suo foglietto di presentazione, la ragione di quel messaggio che ancora mi turba e che mi impedisce una lettura serena delle s