Questo diario elettronico ha una storia... (continua)


sabato, 21 marzo 2009
MODIFICHE COSTITUZIONALI PROSSIME VENTURE

Dice l’Art. 3. della Costituzione ancora in vigore:
”Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
Presto suonerà più o meno così, aggiungendo la frase che ho immaginato, o altra analoga, dopo la parola sociali
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali... salvo le deroghe previste per legge in dipendenza di volontà razziste e xenofobe, espresse e condivise anche occultamente

Cari amici,

mi spiace annoiarvi con le mie lettere, ma ho tentato invano il riferimento alle forze politiche a livello locale e ho scritto a referenti istituzionali di cui ho constatato e constato l’indifferenza al fatto che, se passerà anche alla Camera il
pacchetto sicurezza, i Sindaci gestiranno un’anagrafe ad accesso limitato e tale limite produrrà apolidi. (*)

Non basta dire che non vogliamo il razzismo: é necessario- secondo me- identificarne i modi e i luoghi-
Scriverò anche sul mio diariealtro.splinder.com, ma conservo la speranza che alcuni di voi abbiano autorevolezza per far capire al sindaco di Udine (che, data la mia residenza é il mio primo referente), ai sindaci tutti quello di cui si renderanno silenti responsabili (insieme a tutti noi dato che viviamo ancora in un sistema democratico, anche se minacciato)
 
Per illustrare il problema riporto di seguito la sintesi che ne fa l’Associazione Studi Giuridici Immigrazione
“L'ASGI inoltre sottolinea che la norma ora in discussione alla Camera impedirebbe, se approvata, l' effettuazione delle pubblicazioni matrimoniali e la registrazione del matrimonio, combinandosi con l'altra normativa contenuta nel ddl che richiede i documenti di soggiorno ai fini delle pubblicazioni matrimoniali da parte dello straniero”. (**)

E ancora la sintesi di Corrado Giustiniani (da Il Messaggero; non si tratta del Messaggero Veneto).
Figli di nessuno. Contrariamente all’eccezione prevista dalla disciplina attuale, per «gli atti di stato civile» e per l’«accesso ai pubblici servizi» gli stranieri dovranno esibire il permesso di soggiorno (art.45, comma 1, lettera ”f” del disegno di legge). I figli dei clandestini non potrebbero essere denunciati, sarebbero dei figli di nessuno, non riconsegnabili alla madre, immediatamente adottabili, a rischio di commercio e sfruttamento. Nemmeno i certificati di morte sarebbero possibili, e ai parenti verrebbe negato il risarcimento per eventuali morti sul lavoro con violazione delle norme sulla sicurezza.” (***)

Trascrivo infine una pagina del bollettino dell’Ordine dei medici della provincia di Udine che ci ricorda la violazione del segreto professionale a discriminante etnica, minaccia su cui c’é stata reazione:

Cento deputati del Pdl chiedono al premier Silvio Berlusconi di non porre la fiducia sul ddl sicurezza perché nel provvedimento sono contenute "norme inaccettabili", come quella che obbliga i medici, "ma anche gli insegnanti e chiunque eserciti incarichi pubblici" a denunciare gli immigrati clandestini La richiesta e' contenuta in una lettera inviata al presidente del Consiglio e diffusa da Alessandra Mussolini, presidente della Commissione bicamerale per l'infanzia. "Ti chiediamo – si legge nella lettera inviata a Silvio Berlusconi - di non porre la fiducia sul disegno di legge 2180. In esso sono contenute norme a nostro giudizio inaccettabili e che necessitano di indispensabili correzioni.
Siamo certi che ne converrai anche tu, quando potrai renderti conto di come questo dettato legislativo vada contro i più elementari diritti umani e in particolare dell'infanzia e della maternità. Si sostiene che questo ddl non obblighi il medico a denunciare l'immigrato clandestino che si presenti per essere curato ai posti di pronto soccorso, in ospedale o nei centri di vaccinazione. Non è così. Anzi - scrivono i firmatari della lettera - l'obbligo di denuncia potrà riguardare anche gli insegnanti e chiunque eserciti incarichi pubblici". Secondo i 100 deputati l'introduzione in sede penale del reato di clandestinità, come previsto dal ddl sicurezza, "impone infatti a medici e insegnanti l'obbligo di denuncia, così che il loro comportamento non ricada sotto i rigori degli articoli 361 e 362 del Codice penale, trattanti il reato di omessa denuncia da parte del pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio. Sarebbe - prosegue la lettera - una vera e propria trappola per bambini, da attirare con l'obbligo dell'istruzione, così da individuarli e colpirli proprio con la mano del medico o dell'educatore.
Il risultato sarebbe l'esclusione da qualsiasi rapporto educativo e da qualsiasi cura medica soprattutto di bambini e donne in gravidanza, con conseguente rischio sanitario non solo per loro ma per tutti noi, e un regresso spaventoso in fatto di civiltà del nostro Paese.
Tutto questo - conclude la lettera - va contro la nostra e crediamo la tua coscienza. Porre la fiducia mantenendo queste gravissime disposizioni sarebbe un errore imperdonabile. Ti chiediamo di dare la possibilità a noi parlamentari di rimettere mano a queste norme offensive per i valori che anche tu professi". (****)

(* Per chi volesse leggere l’intero pacchetto, eccone l’indirizzo: http://www.cittadinolex.kataweb.it/
article_view.jsp?idArt=87820&idCat=75
)

(** Per chi volesse leggere l’intero documento ne segnalo l’indirizzo: http://www.asgi.it/index.php?page=nws.home&idint=
cn09031300
)


(*** Per chi volesse leggere l’intero articolo ne segnalo l’indirizzo http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=15937&sez=HOME_INITALIA&npl=&desc_sez )
 
(**** Fonte: NOTIZIE NEW   -   N. 9/2009
Supplemento informatico al periodico bimensile di informazione “ Notizie ”
Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Udine)
 
Grazie per l’attenzione
Augusta

Vi ho trascritto la lettera che ho inviato ad alcuni amici sperando che abbiano l’autorevolezza di influire su sindaci che si lasciano scippare il governo dell’anagrafe, accettando così pacificamente l’inserimento di una cancellazione di nuovi nati, da pensarli addormentati fra le rassicuranti braccia di Alessandra Mussolini, cui hanno lasciato parola.
E si tratta –in questo caso- di rispettabile, ma non sostitutiva, parola.
In altri casi, signori, avete cercato di farvi sentire, persino indossando la fascia tricolore e vi siete presentati a Roma. Perché questa volta no? 

Voglio ancora sottolineare che – se é opportuno talvolta dare un’occhiata alla storia- non possiamo dimenticare che il primo articolo delle prime leggi razziste italiane (quelle del 1938) così diceva: “Il matrimonio del cittadino italiano di razza ariana con persona appartenente ad altra razza è proibito. Il matrimonio celebrato in contrasto con tale divieto è nullo”. (
Decreto-Legge 17 novembre 1938-XVII, n.1728 “Provvedimenti per la difesa della razza italiana”)
Le vecchie norme entravano quindi direttamente con i piedi nel piatto e lo facevano in modo trasparente.
Oggi al matrimonio aggiungiamo l’impossibilità di riconoscere i figli.
E mi fermo qui                                                                       augusta

collegamenti: pacchetto; sintesi; messaggero; decreto-legge

lunedì, 16 marzo 2009
NOI NON SEGNALIAMO DAY - 17 marzo

La Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM) attraverso i Gruppi Immigrazione e Salute (GrIS), in collaborazione con Medici Senza Frontiere, Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione, Osservatorio Italiano sulla Salute Globale, organizza una giornata di protesta e mobilitazione contro il disegno di legge sulla sicurezza in discussione alla Camera dei Deputati che prevede la cancellazione del divieto di segnalazione per gli immigrati senza permesso di soggiorno che si rivolgono alle strutture sanitarie per curarsi.
Chi vuol vedere l'elenco della manifestazioni faccia clic
qui
Chi vuol leggere il comunicato stampa faccia clic qui
Chi vuol vedere anche il filmato di presentazione vada al mio sito web (diariealtro.altervista.org) e segua questo precorso:
prima pagina - pulsante segnalazioni
NOI NON SEGNALIAMO DAY - 17 marzo

Collegamenti: qui, qui
lunedì, 09 marzo 2009
Il re é nudo
e senza pietà
Penso che sia ampiamente nota la vicenda della bambina brasiliana, violentata da patrigno e incinta di due gemelli.
Riporto un pezzo di Giancarla Codrignani (che dice di questa vicenda molto meglio di quanto io avrei saputo) e segnalo, sempre dal sito il dialogo, la posizione delle comunità cristiane di base


Care tutte,
ma quale festa! è un giorno di lutto. Non a causa dei rumeni che stuprano le italiane o degli italiani che stuprano le rumene. E neppure dei rumeni che salvano un'italiana dallo stupratore. Ma a causa di una chiesa cattolica che stupra la dignità di tutte noi: una bambina brasiliana di nove anni, violentata dal patrigno, è rimasta incinta e un medico l' ha fatta abortire. Il vescovo - ricordiamone il nome, perché ne resti memoria, Josè Cardoso Sobrinho - ha scomunicato il dottore pietoso e la mamma consenziente; e puntualmente il Pontificio Consiglio per la Famiglia, nella persona di mons. Gian Franco Grieco, ha approvato, entrambi in nome della "della vita". Il medico e la madre (magari anche la bambina), non il violentatore. E precisano che la violenza è meno grave della soppressione di una vita.
Ma di quale vita stanno parlando? Conoscono che cosa sono i trenta chili di una bambina di nove anni, a quale morte del corpo e dell'anima approda quella gravidanza? In che cosa si autodefinisce "madre" una chiesa così? Di quale famiglia si dichiarano difensori? non quella per la prima volta dal Concilio Vaticano II definita dall'amore, ma una abitata dalla legittima - o anche illegittima - finalità procreativa di embrioni, prodotti da maschi autorizzati dal codice di Diritto canonico a dare sfogo all'esigenza biologica che neppure i conigli chiamerebbero remedium concupiscentiae e in cui la donna è sempre oblativa e non può dire di no? Quale donna onorano quando pregano la Madre di Cristo, che ha detto sì al concepimento non imposto e che per le donne è vergine solo per dignità di genere e non per intangibilità dell'imene?
Le donne - vorrei dire tutte le donne e le cattoliche per prime - sperano solo che quella bambina si salvi, nel corpo e nell'anima, entrambi violati, perché è lei la vita. Ma non possiamo dimenticare la violenza che abbiamo subito noi, escluse dall'altare, in questo caso fortunatamente.
Il re é nudo
e a volte ridicolo
Da cinque anni a Udine in occasione dell’otto marzo si svolge un evento culturale chiamato Calendidonna.
Quest’anno, con il titolo Rosa di Persia é stato dedicato alle donne iraniane, che lottano consapevolmente per i loro diritti e li dicono anche con il linguaggio dell’arte. Certamente questa frase non illustra la ricchezza dell’evento, ma non é di questo che voglio parlare, bensì di un risvolto ridicolo che ha determinato senza volerlo.
Nel dépliant di presentazione di Calendidonna 2009 si legge che si tratta di un’iniziativa del Comune di Udine, con il contributo della Regione e il patrocinio della Provincia, sempre di Udine.
Ma 4 marzo il Presidente della Provincia dichiara che “il patrocinio non verrà concesso alla luce della concezione che il regime iraniano continua ad avere nei confronti delle donne, considerandole esseri inferiori rispetto all’uomo”. Seguono altre affermazione di fonte varia ma nessuno spiega quale bieca congiura di palazzo abbia impedito al presidente di cui sopra di venire a conoscenza che il negato patrocinio era già pubblicamente dichiarato.
Chissà chi riusciranno ad incolpare della gaffe che la segretaria cittadina della Lega Nord sottolinea e, senza volerlo, enfatizza affermando che l’iniziativa udinese é ininfluente per i destini delle donne iraniane che certamente non ne verranno a conoscenza (forse che fra gli organizzatori qualcuno pensava che dal marzo 2009 Udine sarebbe stata il luogo simbolo d’inizio di una rivoluzione femminile medio orientale?). Segue attacco ai “democratici” che mettono in scena “spettacoli e manifestazioni che riguardino il meno possibile la nostra realtà e la NOSTRA gente”. E infine la stessa segretaria non si nega ad un omaggio al presidente della Provincia, “figura istituzionale, eletta democraticamente, con un curriculum che pochi possono vantare”.
E’ l’otto marzo e l’angelo del focolare diventa angelo per la promozione del presidente. E’ un passo avanti? Non lo so né é questione che mi interessi.
Vorrei invece capire chi é, nell’immaginario della promozionale segretaria,
la nostra gente.
E’ questione, quel ‘nostra’, che intriga la nostra storia fin dal tempo dell’arrivo dei Longobardi, se possiamo riportarla al contrasto fra jus loci e jus sanguinis. Infatti già in tempi lontani si constatò che il criterio di spartizione delle terre era diverso: uno secondo il diritto romano vigente nel luogo e l’altro secondo le leggi che i Longobardi portavano con sé, come le armi che li facevano padroni di decidere. Allora le armi erano di ferro, oggi di vario tipo, anche immateriali, ma per devastare funzionano efficacemente.
E torniamo alla ‘nostra gente’, se stiamo allo jus sanguinis, si tratta di autoctoni, certamente non di razza pura, perché in terra di confine il meticciato ha una sua tradizione oltre ogni scelta, ma insomma autoctoni (friulani? padani? Chissà!), cittadini da più generazioni (non troppe visto che da queste parti l’Italia é arrivata nel 1866, a seguito della cd terza guerra di indipendenza, una sconfitta militare e insieme una vittoria diplomatica).
Già, ma se sono distinguibili per  cittadinanza - e non per dati fisiognomici, anatomici, biologici o simili - la faccenda ancora si complica e lo jus sanguinis va in soffitta.
E non basta: la Costituzione della Repubblica in determinate materie supera la stessa cittadinanza. Abbandona l’autoctono e l’autoctona, abbandona il cittadino e la cittadina e ci parla di individuo. All’art. 32 per esempio afferma: “
La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell‘INDIVIDUO e interesse della collettività ....” . 
A questo punto devo, almeno per me, tentar di rispondere alla domanda

Chi é la ‘nostra gente’?

Abbiamo una legge che in parecchie sue parti neppure il pacchetto sicurezza prevede di abrogare (almeno a livello di Senato, potrà sempre peggiorare alla Camera).
Quella legge afferma che “nei presidi pubblici ed accreditati” é assicurata anche alle cittadine straniere “presenti sul territorio nazionale, non in regola con le norme relative all'ingresso ed al soggiorno”, ”la tutela sociale della gravidanza e della maternità, a parità di trattamento con le cittadine italiane, ai sensi delle leggi 29 luglio 1975, n. 405, e 22 maggio 1978, n.
194, e del decreto del Ministro della sanità 6 marzo 1995”. Così dice il comma a dell’art. 35 del Decreto Legislativo
25 luglio 1998, n. 286, di cui non é prevista cancellazione.
E allora il presidente della provincia, così sensibile ai diritti delle donne negati in Iran, e la segretaria su
a dichiarata interprete, così concentrata sulla ‘nostra’ gente (anche se non ci ha chiarito – o io non l’ho capito- a chi si riferisca quel possessivo) pensano di garantire, facendosi forti della paura indotta nei migranti dalla possibile denuncia della loro presenza, la tutela della maternità a discriminante etnica?
Illuminazione improvvisa: ora so chi é la ‘nostra gente’!
La nostra gente é quel gruppo di persone che può andare ai servizi sanitari senza paura di imbattersi in delatori di una condizione amministrativa penalizzante, non é ‘nostra gente’ chi quella paura non può permettersi di superare. Signora segretaria cittadina della Lega Nord, signor Presidente della Provincia che vuol affidare ai ‘suoi’ guardiacaccia la caccia dei clandestini ai confini austriaco e sloveno (il termine é un po’ rozzo, ma anche il Presidente sembra li chiami così – Messaggero Veneto del 7 marzo) finalmente ho capito!
E così, preso atto che costruire nella nostra gente la paura speculare ‘dell’altro’ costituisce molla del consenso politico per chi sa come quella paura indotta si possa trasformare in sicurezza (della ‘nostra gente’ evidentemente, non di chi nostra gente non é), capisco anche che chi voglia rendere possibile agli stranieri sans papier l’accesso sicuro ai servizi sanitari non può fare esclusivo riferimento alla correttezza deontologica proclamata da medici e infermieri. Non basta per tutelare chi é in una condizione di fragilità (come le donne incinte, per esempio) dalla possibile delazione di chi non intende rispettare il giuramento di Ippocrate.
E’ una questione di cui ho scritto molte volte per ciò che riguarda il medesimo problema nei confronti delle cure dovute ai minori. Ma se ho supposto, e non sono andata oltre perché nessuno mi ha risposto, che il sindaco possa farsi garante per i minori perché non diventino oggettivi delatori dei loro genitori e di se stessi, non so come si possano tutelare le ‘non nostre’ donne che vogliano affrontare responsabilmente la loro maternità.
Mi aspettavo un interesse delle chiese (della gerarchia cattolica in particolare che in altri casi sa trovare tante e anche improprie parole), dal mondo associativo che si dichiara in nome di diritti universali, dalle donne elette nelle istituzioni, dai gruppi di donne variamente operanti sul territorio anche in nome della loro condizione di genere altrove discriminato: é stata un’attesa inutile.
Così come sembra inutile l’attesa di un’amica che, il primo marzo, ha inviato al sindaco del suo comune (Campoformido UD) la lettera aperta che mi ha gentilmente trasmesso e che trascrivo:
Egregio signor Sindaco ,
nei giorni scorsi è stata pubblicata sul Messaggero Veneto una lettera aperta indirizzata al Sindaco di Udine, lettera alla quale sul quotidiano non ha fatto seguito alcuna risposta. Il tema evidenziato nella lettera fa riferimento alla previsione abrogativa del comma 5 dell’art. 35 del decreto legislativo 25 luglio 1998 n. 286 ( T.U. delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), che recita:
“L’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità; salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano.”
 All’abrogazione del comma succitato si oppongono diversi Ordini dei Medici ed è viva in merito la preoccupazione di vari professionisti che si occupano del benessere psico-fisico di cittadini/e. Il richiamo alla deontologia professionale e all’obiezione di coscienza dei vari operatori sanitari non è sufficiente ad indurre dei cittadini extracomunitari, non in regola con il permesso di soggiorno, a rivolgersi ai servizi sanitari per il timore di una possibile denuncia. 
Come riportato nella lettera pubblicata sul Messaggero Veneto, rispetto alla previsione abrogativa dell’articolo citato resta in vigore la parte che prevede:
 
b) la tutela della salute del minore in esecuzione della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176;
 c) le vaccinazioni secondo la normativa e nell’ambito di interventi di campagne di prevenzione collettiva autorizzati dalle regioni.
E’ inoltre di pubblico dominio la dichiarata preoccupazione del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, per la scomparsa di un rilevante numero di minori italiani e stranieri presenti sul territorio nazionale, scomparsa che l’abrogazione succitata non aiuterà certo a chiarire.
Egregio signor Sindaco chiedo a Lei quanto già altri hanno chiesto senza esito al Sindaco di Udine: <<In considerazione del fatto che i minori italiani e non, privi di tutela, godono di una tutela particolare nel Comune in cui si trovano e interrogano la Sua persona, come intende sostenere nel territorio comunale il diritto alla salute di quei minori ai quali i genitori non possono provvedere per impedimenti oggettivi?>>

Un cordiale saluto    
                                                  Anna Maiolatesi     
 
Ricordo che sul problema tutela della salute per gli stranieri sans papier ho scritto, per un totale –finora- di 23 volte, lo scorso anno il 21, 26, 28, 31 ottobre, 3, 6, 11, 14, 19, 21, 24 novembre e l’1, 2 e 16 dicembre. Nel 2009 il 3, 4, 6, 15, 25, 29 gennaio, il 6 e 19 febbraio e l’1 marzo.
Chi volesse ulteriore documentazione dalla mia fonte principale (la Società Italiana di Medicina delle Migrazioni) può fare clic
qui.
 
Collegamenti: Codrignani, cristiane, 194, qui
martedì, 10 febbraio 2009
Un senatore che sa quel che fa
 
Un annuncio per gli udinesi
 
Giovedì 12 febbraio 2009 alle ore 20.30 a Zugliano presso il
Centro Balducci: Presentazione del libro di non poesie in edizione bilingue
LA CHIAVE NELLA MANO - KLJCHNA DLANU
di Božidar Stanišich- traduzione e cura di Alice Parmeggiani

Non sono solita mettere in questo blog annunci di incontri.
Gli spazi che l’organizzazione del mio blog consente non mi sembrano
adatti. Questa volta lo faccio perché il titolo della serata non solo richiama il lavoro di scrittore
di Božidar Stanišich (cui chiedo scusa per non aver trovato la ‘c’ accentata della sua lingua che ho sostituito con il ch) e quello della sua traduttrice Alice Parmeggiani,
ma anche perché l’argomento delle ‘chiavi’ che si sono spostate e si spostano ancora, segni di una casa proibita o distrutta, mi ha molto intrigata e ne ho scritto nel mio vecchio blog betlemme.splinder.com il 4 e 5 agosto 2004.
Chi vorrà, potrà trovarvi anche alcuni testi che allora avevo inserito.


Torno al senatore

Il sen. Ichino avrebbe dovuto leggere ieri l’intervento che traggo dal suo sito. Non so se l’abbia potuto fare: Mi sembra in ogni caso importante conoscerlo.

Oggetto: Opinione di Pietro Ichino (cercando con onestà intellettuale e secondo coscienza e non per calcolo politico e strumentalizzazione di parte)

INTERVENTO IN DIFESA DELLA LIBERTA’ DI COSCIENZA DEL CITTADINO NELLA ZONA DI RAGIONEVOLE DUBBIO - ALMENO DAL PUNTO DI VISTA CIVILE - CHE TALVOLTA DIVIDE I DUE CONFINI GIURIDICI DELLA CERTEZZA DELL’ESISTENZA DI UNA VITA
UMANA E DELLA CERTEZZA DELLA MORTE
 
Signor Presidente, Colleghi, Rappresentanti del Governo
            Vorrei distinguere, nel mio intervento, la parte che svolgo nella mia veste di politico e quella che svolgo come cristiano, o almeno aspirante tale. Non perché questo mi conduca a due conclusioni diverse, ma perché mi sembra necessario sottolineare una distinzione tra i due piani del discorso, che troppo sovente è ignorata o trascurata.
Nella veste di membro, laico, del Parlamento di una Repubblica laica, chiamato a stabilire quale sia il confine tra vita meramente biologica e vita umana, tra stato vegetativo reversibile e irreversibile, ritengo che la legge debba limitarsi a definire il confine al di qua del quale c’è sicuramente vita umana da difendere con ogni mezzo, e il diverso confine al di là del quale il corpo umano può e deve essere considerato a tutti gli effetti morto. Questi sono i soli certi fines, i confini sicuri, cheun ordinamento civile può e deve porre. Ed essi non sempre coincidono tra loro. Dico che non coincidono perché tra di essi talvolta si presenta una sorta di zona grigia, una zona di ragionevole opinabilità – corrispondente a quella che gli anglosassoni chiamano band of reasonableness delle opzioni possibili – dove possono verificarsi una infinità di situazioni-limite particolari la cui qualificazione è controvertibile. Qui, a ogni cittadino deve essere consentito, con l’assistenza del medico o di altro consigliere qualificato di sua scelta, agire secondo la propria coscienza.
Per quel che mi riguarda, in una situazione nella quale, come nel caso di Eluana Englaro, fosse ragionevole ritenere irreversibile la mia totale perdita di coscienza, cioè ritenere il mio corpo di fatto condannato a una vita puramente vegetativa, privato irreversibilmente di mente e coscienza, sentirei gravemente lesa la dignità della mia persona se quel corpo venisse mantenuto in vita per lungo tempo, ancorché nel modo più amorevole e rispettoso. Penso che questo senso di ribellione all’idea di una prolungata permanenza forzata in vita del proprio corpo privato per sempre della coscienza sia condivisa dalla grande maggioranza dei miei concittadini. Per questo ritengo che un legislatore laico, fissati i confini della zona di ragionevole opinabilità, debba riconoscere ai familiari di chiunque si trovi in una situazione di questo genere la libertà di scegliere secondo coscienza: di scegliere, cioè, se continuare o no ad alimentare una vita che può essere altrettanto ragionevole ritenere ancora vita umana, quanto non ritenerla più tale.
È evidente, oltretutto, che in una situazione di questo genere l’alimentazione forzata equivale sostanzialmente a un trattamento terapeutico: obbligare i parenti della persona non cosciente a praticarlo violerebbe il principio costituzionale che garantisce il diritto di rifiutare le cure.
            Detto questo, e parlo ancora come membro, laico, del Parlamento di una Repubblica laica, rispetto e difendo il diritto di chiunque, nel nostro Paese, quindi anche dei vescovi e in generale del Magistero ecclesiastico cattolico, come degli esponenti di ogni altra chiesa o comunità religiosa, di esprimere liberamente la propria opinione sul discrimine tra vita e morte, tra vita biologica e vita umana, e anche su che cosa la legge dovrebbe stabilire al riguardo: dissento dunque recisamente da chi vede negli interventi delle Autorità religiose sul terreno politico-legislativo una ingerenza indebita o comunque una scorrettezza.
È come cristiano – forse sarebbe meglio dire: come persona impegnata a coltivare intensamente il patrimonio plurimillenario della tradizione biblica –, è in questa veste che mi rammarico di interventi del tipo di quelli che la Chiesa cattolica con frequenza compie su ciò che questo Parlamento deve o non deve fare. E mi rammarico dell’atteggiamento – che non esito a definire clericale, nel senso peggiore del termine ‑ di un Governo che a questi interventi assoggetta programmaticamente e sistematicamente il proprio agire; incurante, oltretutto, del fatto che della nostra tradizione biblica non è depositaria soltanto la Chiesa cattolica, ma anche altre, come quelle protestanti e in particolare quella valdese; ne è depositaria pure, e da molto prima, la Comunità israelitica. E tutte queste, dalle Scritture, traggono insegnamenti di etica politica talora profondamente diversi rispetto alla Chiesa cattolica.
In consonanza con tanta parte di questa grande comunità di persone che nella tradizione biblica cercano il senso della propria vita, penso che la testimonianza di una Chiesa cristiana non debba mai consistere nell’indicare la soluzione giuridico-legislativa specifica da preferire, né tanto meno le concrete modalità dell’impegno politico; penso che essa invece debba educare i cristiani all’esercizio responsabile della propria coscienza, lasciando che proprio quest’ultima resti il punto di riferimento fondamentale per ciascuno di loro nelle scelte politiche, giuridiche, tecniche. Pietro Scoppola amava citare, a questo proposito, un’affermazione del Concilio Lateranense IV del 1215: “Quidquid fit contra conscientiam aedificat ad Gehennam” (“qualsiasi cosa che si faccia contro la propria coscienza prepara all’Inferno”). Ultimamente, la Gaudium et Spes del Concilio Vaticano II ha detto, con altre parole, la stessa cosa (§ 16): “L’uomo ha in realtà una legge scritta da Dio dentro al suo cuore: obbedire ad essa è la dignità stessa dell’uomo e secondo questa egli sarà giudicato. La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli si trova solo con Dio”. Nelle materie che vanno “rese a Cesare” (Mt., XXII, 21) – e tra queste vi è certamente la materia della legislazione civile ‑ le scelte operative devono esprimere i valori in cui crediamo attraverso la mediazione della coscienza di ciascuno di noi.
            “Rendere a Cesare quel che è di Cesare” significa rispettare la laicità dello Stato, della sua politica, della sua legislazione. Questa laicità è sostanzialmente il metodo che consente a tutte le persone di buona volontà di trovare un terreno comune sul quale mettere in comunicazione le loro coscienze, ispirate a fedi e filosofie anche molto diverse, per cooperare nella ricerca delle soluzioni tecniche, politiche, legislative migliori per il bene del Paese. Quel terreno comune viene meno se c’è qualcuno che su di esso (quello, appunto, che il Vangelo ci invita a “rendere a Cesare”), si presenta con la verità in tasca, già bell’e confezionata, certificata con il sigillo della conformità alla volontà di Dio. Con gli occhi di chi legge la Bibbia, vedo in questa pretesa una violazione del secondo Comandamento: “non nominare il nome di Dio invano”.
            Per concludere, chiedo alla Chiesa di affermare con forza il valore della vita; ma di rendere alla scienza ciò che le è proprio. Lasciare, cioè ai neurologi la valutazione tecnica circa l’irreversibilità della scomparsa di una componente essenziale della vita umana: la mente, la coscienza; lasciare, più in generale, ai medici la scelta del modo concretamente più umano e caritatevole di trattare, nella loro infinita varietà, i casi in cui si determina questa scomparsa irreversibile. È compito della Chiesa continuare a educare con rigore e passione le persone ai valori evangelici; ma essa deve lasciare loro – e in particolare a quelle che sono impegnate negli organi legislativi e amministrativi dello Stato – la libertà di compiere secondo coscienza le scelte proprie della funzione civile o professionale che esse svolgono, confrontandosi in proposito con le persone di fede diversa senza la pretesa di possedere in quel campo una verità rivelata, direttamente attinta dalla volontà divina. Anzi, credo che la Chiesa debba vegliare a che nessuno avanzi questa pretesa, nessuno violi il secondo Comandamento.
            Al Governo e al Parlamento chiedo di riconoscere e proteggere, come impone la Costituzione, nella zona tra i due confini ‑ della certezza di vita umana da una parte, della certezza di morte dall’altra ‑, quella band of reasonableness delle opzioni possibili, all’interno della quale ogni cittadino, cristiano o no, deve poter decidere e agire secondo la propria coscienza.
Senatore Pietro Ichino
 
11 febbraio - concordato
Mi limito a segnalare collegandolo, l’importante articolo di Giovanni Franzoni,
Due concordati, due ricorrenze nessun festeggiamento
Ottant'anni dai Patti lateranensi, venticinque dalla revisione di Craxi. Due anniversari in un'Italia sempre più soggiogata dal potere ecclesiastico.
Collegamenti: sito, articolo
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domenica, 08 febbraio 2009
Una lettera e un commento
 
Ho ricevuto dagli amici della Comunità di S. Paolo (Roma) una lettera che condivido pienamente e di cui pensavo di rinviare la pubblicazione per assicurarle una degna presentazione, quando ho trovato –nel consueto, benemerito sito de Il dialogo- un articolo di Domenico Gallo che non potrebbe essere migliore risposta a tante domande che l’accanimento opportunistico su una donna che non può difendersi e sui suoi familiari suscita                                                                              augusta
 
ELUANA: RISPETTIAMO IL SUO MARTIRIO
 
Di fronte al martirio di Eluana Englaro, il cui corpo il governo italiano sta cinicamente strumentalizzando per farsi riconoscere “affidabile” dalla gerarchia cattolica e per attentare alla stessa legalità repubblicana, vogliamo qui esprimere la nostra opinione sull’aspetto etico, ed evangelico, della vicenda.
 
     Noi riteniamo gravissimo che il governo abbia approfittato di un dramma umano per accreditarsi con la Santa Sede e con la Conferenza episcopale italiana come devoto esecutore dei loro desideri, favorendone spregiudicatamente il tentativo di imporre all’intera società la loro visione etica come l’unica degna di un paese civile. In tal modo, è stata umiliata e svuotata la laicità di uno Stato ove pur esistono anche altre visioni etiche, filosofiche e religiose, egualmente degne e rispettabili.
 
     Ma più fermo ancora è il nostro dissenso contro le gerarchie ecclesiastiche che sponsorizzano una campagna scandalosa tesa ad equiparare ad un omicidio la scelta della famiglia Englaro – confortata dalle massime istanze giurisdizionali della Repubblica Italiana – di far staccare il sondino che da 17 anni tiene in vita, artificialmente, Eluana. Immemori che lo stesso Catechismo della Chiesa cattolica affermi l’insostenibilità dell’ “accanimento terapeutico”, la Cei e il Vaticano hanno deciso di guidare una crociata fondamentalista autoproclamandosi “difensori della vita”. Un deplorevole atteggiamento, quello di tali prelati, che ci viene spontaneo commentare con le parole di Gesù: ”Caricano sulle spalle della gente pesi che essi non toccano nemmeno con un dito” (Matteo 23, 4).
 
     Di fronte a tale violenza, noi vogliamo esprimere a Beppino Englaro e alla sua famiglia il nostro rispetto, il nostro affetto, la nostra solidarietà, certi che Dio benedirà la loro scelta per Eluana, anche se condannata dalle gerarchie ecclesiastiche. Del resto, molte e molti cattolici non si riconoscono nella durezza anti-evangelica manifestata dall’episcopato in questa occasione.
                                     La Comunità cristiana di base di san Paolo 
Roma, 8 febbraio 2009
 
 
OSSERVATORIO SU COSTITUZIONE E DINTORNI
Leggi razziali: a volte ritornano
di Domenico Gallo
Sono passati pochi giorni dal 27 gennaio, "Giorno della Memoria", istituito con una legge del 2000: "al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei". In occasione del Giorno della Memoria, la legge richiede che siano organizzate iniziative ed incontri, in modo particolare nelle scuole: "in modo da conservare nel futuro dell'Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia, affinché simili eventi non possano mai più accadere".
 
Malgrado il giorno della memoria, noi rimaniamo un popolo di smemorati, tanto da non renderci conto che le leggi razziali sono tornate.
 
Sono tornate in pompa magna, con tanto di deliberazione parlamentare ed è tornato lo stesso linguaggio di discriminazione (fino all'eccitazione all'odio razziale) da parte dei capi politici che additano i gruppi sociali più deboli (immigrati, Rom, senza casa) come capro espiatorio del crescente disagio sociale.
 
Dall'avvento del nuovo Governo, i semi delle leggi razziali sono stati distribuiti un po' dovunque nelle pieghe della legislazione e dei provvedimenti governativi (per esempio la schedatura dei bambini Rom), ma con la legge che approva, al Senato, la seconda parte del pacchetto sicurezza, non sono soltanto i semi della discriminazione verso i gruppi sociali più deboli che vengono diffusi nell'ordinamento, sono gli stessi specifici istituti previsti dalle leggi razziali del ‘38 ad essere riesumati. È cambiato soltanto l'oggetto della discriminazione.
 
Con il Regio decreto legge del 17 novembre 1938 (provvedimenti per la difesa della razza italiana) furono introdotte nell'ordinamento una serie di misure persecutorie, la prima della quali consisteva nel divieto dei matrimoni misti (art. 1 "il matrimonio del cittadino italiano di razza ariana con persona appartenente ad altra razza è proibito").
 
Adesso è tornato lo stesso divieto. Il disegno di legge sulla sicurezza votato dal Senato, prevede (art. 39, comma 1, lett. f) e art. 5) l'impossibilità giuridica per gli stranieri, che non siano titolari di un permesso di soggiorno in corso di validità, di contrarre matrimonio. Il che significa che, sia pure in modo mascherato, è stato reintrodotto nel nostro ordinamento il divieto dei matrimoni misti (fra cittadini italiani e cittadini extracomunitari in condizione di irregolarità amministrativa).
 
Nel luglio del 1938 fu istituita presso il Ministero dell'Interno la Direzione generale per la Demografia e la Razza (Demorazza), con il compito di provvedere al censimento della popolazione ebraica presente in Italia, e quindi di mantenere ed aggiornare un registro degli ebrei.
 
Adesso è ritornato lo stesso istituto, rivolto ad una speciale categoria di soggetti deboli: l'art. 44 del disegno di legge sulla sicurezza prevede l'istituzione presso il Ministero dell'Interno di un registro dei senza casa.
 
Ma a cosa serve un registro dei clochard? La storia ci insegna che il registro degli ebrei fu molto utile alla SS, che trovarono gli elenchi già pronti. Forse un domani il registro dei clochard potrebbe tornare utile alle ronde che la stesso provvedimento di legge istituisce (art. 46) per contribuire al presidio del territorio. Magari potrebbero utilizzarlo per bonificare il territorio.
 
Ma la fantasia dei legislatori leghisti del nostro tempo si è spinta anche oltre gli istituti previsti dalle leggi razziali.
 
Infatti il fascismo aveva consentito ai genitori di razza ebraica di conservare la patria potestà sui figli, prevedendo che potessero perderla soltanto in un'ipotesi inverosimile, vale a dire nel caso che, qualora i figli appartenessero a religione diversa da quella ebraica, i genitori pretendessero di impartire loro una educazione non corrispondete ai principi religiosi dei figli o "ai fini nazionali" (art. 11 del Regio decreto 17 novembre 1938).
 
Con la nuova legislazione gli appartenenti alla razza degli immigrati extracomunitari, non dotati di titolo di soggiorno, non possono compiere atti di stato civile. Questo significa che una donna che partorisce, non potrà riconoscere il proprio figlio naturale, che nascerà come figlio di nessuno, e quindi verrà tolto alla madre naturale ed affidato ad un istituto.
 
Per fortuna la difesa della famiglia è al primo posto nell'agenda politica di questa maggioranza, clericale e timorata di Dio, altrimenti chissà cos'altro avremmo dovuto aspettarci.
 
Del resto non dobbiamo preoccuparci più di tanto, i nostri leaders politici sono contrarissimi alle leggi razziali (del fascismo): abbiamo dimenticato i viaggi di Veltroni ad Auschwitz?
                                                                                     Domenico Gallo

collegamenti: osservatorio
venerdì, 06 febbraio 2009
Fra irresponsabilità e tentativi di golpe

Mentre si consuma il confronto fra il capo dello stato e il presidente del consiglio (l’uno sostenuto dalla Costituzione, l’altro anche dal Vaticano) sul ben noto caso di Eluana Englaro, il senato italiano non demorde.
Una maggioranza che oscilla fra l’incoscienza e l’ignoranza, si é affidata alla Lega che, con un’operazione culturale di straordinaria portata, ha trasformato il peggio che un’imbarbarita umanità possa esprimere in diffuso senso comune.
Un’opposizione tentennate non convincente, ma neppur essa convinta (e spesso incompetente), non ha saputo fare di essenziali principi di diritto senso comune e, al voto finale del cd pacchetto sicurezza, ne ha tratto le conseguenze
.
Per ciò che riguarda gli immigrati privi di permesso di soggiorno e il sistema sanitario nazionale, mi é stato inviato il bollettino dell’ordine dei medici di Udine, da cui traggo i passi che seguono, lieta che vi siano ancora atteggiamenti pubblicamente dichiarati che consentano fiducia nella categoria.

I medici possono denunciare i malati o anche no.
Nella mattinata di ieri il Senato ha approvato l'emendamento leghista che rimuove la norma secondo la quale il personale sanitario non deve denunciare lo straniero clandestino che si rivolge alle strutture sanitarie pubbliche
Con 156 voti a favore, 132 contrari e un astenuto il Senato della Repubblica ha dato il via libera all'emendamento presentato dalla Lega Nord che elimina il divieto di denuncia da parte del personale sanitario della presenza di immigrato clandestino nel caso venga assistito da una struttura collegata con il Servizio Sanitario Nazionale.
L'emendamento sopprime il comma 5 dell'articolo 35 del decreto legislativo del 25 luglio 1998, n. 286, ossia il Testo unico di disciplina dell'immigrazione nel quale si leggeva: "L'accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano".
 
Comunicato Stampa       del 6 febbraio 2009
Luigi Conte: “Sosterremo i medici che non denunceranno gli irregolari”
(nota: Luigi Conte é il presidente dell’Ordine dei medici di Udine.
Personalmente preferirei che non si usasse il termine clandestini, bensì ‘privi di permesso di soggiorno’)


“Non diventeremo mai dei delatori”: è chiarissima la posizione ribadita oggi dal presidente dell'Ordine dei medici di Udine, Luigi Conte, alla luce dei recenti sviluppi che hanno visto l'approvazione degli emendamenti presentati dalla Lega Nord. Da oggi i camici bianchi potranno denunciare gli immigrati clandestini, per legge, ma “la medicina è un'altra cosa: deve restare libera e indipendente”,afferma Conte. Per questo rassicura i dottori: “Saremo vicini e sosterremo tutti i medici che non denunceranno i clandestini”. Esprime profonda preoccupazione Conte per un calo generalizzato del 30 per cento degli afflussi agli ambulatori dove si presentano proprio gli immigrati irregolari:”E' un brutto segnale, perché si rischia di far allontanare gli immigrati e quindi di consegnarli a una sanità parallela e clandestina che sfugge completamente al controllo dei canali della medicina ufficiale che, sola, può monitorare continuamente lo stato di salute di tutta la comunità”.
“Se i clandestini escono dal nostro controllo, e questo succederà dal momento che si presenteranno sempre meno irregolari negli ambulatori, per la paura di essere denunciati
– aggiunge Conte – allora rischiamo di trovarci con tante mine vaganti che possono rappresentare una fonte di malattia per i nostri cittadini che finora non hanno conosciuto certe malattie”.
Questa ferma posizione dell'Ordine friulano ha attirato l'interesse dei media in Belgio: una troupe della RTBF (www.rtbf.be) ha intervistato il presidente dell'Omceo friulano, Luigi Conte, sul tema delle terapie cliniche da assicurare anche agli immigrati clandestini, sul tema del divieto morale di denunciare gli irregolari anche in presenza del reato . “Lo ripetiamo forte e chiaro: noi non diventeremo mai né gendarmi né delatori”, ha ribadito Conte. “Anche se ci fosse il reato di clandestinità – asserisce Conte, che ricopre anche il ruolo di membro del Comitato Nazionale della Federazione degli Ordini dei medici – e anche se dovessimo per legge essere obbligati a denunciare e segnalare gli irregolari, noi ricorreremo alla clausola di coscienza prevista dal nostro Codice di deontologia dove si dice chiaramente che nessun medico può fare qualcosa che sia contrario alla propria coscienza”. Il concetto di medicina non è vincolato a segnalazioni: “La medicina deve essere libera, totalmente, e indipendente da qualsiasi condizionamento proprio per garantire a tutti i cittadini le cure, senza alcuna distinzione fra ceto sociale, credo etico, religione,sia in pace sia in guerra”. Conte è convinto che “i nostri valori sono al di sopra degli Stati e trasversali a tutti gli Stati, e così deve essere”.
Adesso, anche in Friuli, si teme per la nascita di una sanità parallela: ““Se viene meno l'anonimato di chi si presenta, allora possiamo dire addio al ruolo specifico della nostra categoria, che è quello di sorvegliare lo stato di salute di tutta la popolazione, perché, in questo caso, è evidente – come già affermato - che non si presenterebbero più da noi medici i clandestini ammalati”,perciò questi ultimi sfuggirebbero al controllo della sanità pubblica, andando ad alimentare una pericolosa “sanità clandestina parallela che provocherebbe danni notevoli agli immigrati e a tutti i cittadini”. Non si è capito, probabilmente, che prestare assistenza medica anche agli immigrati non in regola implica proteggere da eventuali rischi la popolazione indigena. Tradotto, “significa quindi fare il bene prima di tutto dei cittadini del Friuli Venezia Giulia, in una logica generale di tutela e autotutela della sanità e della salute”.

Della questione che precede ho scritto lo scorso anno il 21, 26, 28, 31 ottobre, 3, 6, 11, 14, 19, 21, 24 novembre. 1, 2 e 16 dicembre.
Nel 2009:3, 4, 6, 15, 25 e 29 gennaio.

Ho anch’io qualche cosa da dire.
Dalla parte dei medici, posizione ineccepibile, necessaria ma –a mio parere - non sufficiente.
Infatti il rapporto medico-paziente (e ci metto il personale sanitario tutto) é appunto un ‘rapporto’, non una trasmissione unidirezionale dove il livello professionale ed etico garantisce tutto ciò che al cittadino spetta.
I medici saranno tutelati nel loro far obiezione. E’ molto ed é ciò che l’ordine può fare.
Ma i medici ‘possono’, non ‘devono’.
Come faranno gli immigrati a distinguere fra gli obiettori e le spie? E ammesso che sia possibile (camici di colori diversi?) come faranno ad accostare i camici giusti se avranno già presentato i documenti all’ufficio all’ingresso del servizio sanitario cui vogliano o debbano accedere?
E infine, ma per me é il problema principale, gli immigrati esercitano una patria potestà (o matria che sia).
Affideranno, se vorranno curarli, ai loro figli anche neonati il compito di creare le condizioni favorevoli ai delatori, oppure non li cureranno, affrontando il rischio di vederseli sottrarre per la cattiva conduzione del loro compito genitoriale, qualora si facciano evidenti problemi di salute ignorati?
Non é una domanda oziosa.
E siccome nella conduzione di politiche che nascono da ‘casi umani’ l’opinione pubblica é importante per chi ci gioca con strumentale incoscienza, occorre informare i cittadini che atteggiamenti benefici non risolvono nulla: i diritti –soprattutto dei soggetti a debole contrattualità- sono assicurati dal diritto, non dalle fibrillazioni dei buoni sentimenti e dallo stravolgimento delle emozioni.
Certo sentimenti e passioni aiutano nell’esercizio di funzioni importanti, ma non possono essere lo spazio esclusivo in cui muoversi.
Possono essere, nel migliore dei casi, un valore aggiunto ma di norma rischiano di far muovere un passo in più verso la fine di ogni decenza.
lunedì, 02 febbraio 2009
Le candele di Samer
 
Quarta puntata
Ho già scritto di questa storia in gennaio (il 14: Una piazza virtuale; il 16: Diplomazia per la pace e il 20: Samer ci propone)
Per chi non volesse rileggersi le puntate precedenti (che contengono anche la documentazione cui via via accenno) riassumo:

Samer, un ragazzo palestinese di Jenin, é stato ospite a Verona per il soggiorno di ragazzi israeliani (ebrei e arabi) e palestinesi dei Territori, nel quadro dell’iniziativa con cui l’associazione Il germoglio contribuisce al progetto Fiori di pace. Ora si trova a studiare negli USA (Illinois) ed é rimasto sconvolto dall’aver visto un suo amico israeliano, con cui aveva condiviso Fiori di pace, su un carro armato diretto a Gaza. Ne scrive al presidente de Il Germoglio, ne scrive ai suoi amici israeliani e palestinesi finché non prende la decisione di invitare chi voglia in un bar della sua Università, per accendere una candela nel ricordo dei bambini uccisi a Gaza. Invita chi altrove nel mondo lo voglia a fare altrettanto.

Le candele si accendono
Questa mattina il presidente de Il germoglio mi ha inviato l’ultima lettera di Samer che ho tradotto e trascrivo:
 
Caro Marco
per prima cosa voglio ringraziare te e tutti quelli che si sono uniti all’evento in Italia (ndt: Presentation and Candle Event for Gaza); il loro sostegno significa molto per me e sono felice che tante persone nel mondo non si preoccupino solo per loro paese ma per il mondo come un tutto.
E’ grandioso per me é vedere persone che si fanno carico della pace e dei diritti umani e gli Italiani senz’altro al primo posto nelle fila di coloro che nel mondo ne hanno cura.
Per favore ringrazia da parte mia tutti quelli che si sono uniti a me nel loro cuore, ovunque fossero in Italia; ho apprezzato la loro solidarietà.
Inoltre la presentazione é stata straordinaria, sono venuti il rettore dell’università, il decano e un mucchio di professori e studenti e io sono felice di aver reso tante persone più consapevoli di quello che accade in diverse parti del mondo. Dopo l’evento siamo usciti al freddo e al vento e ci e stato possibile accendere le candele per le vittime della violenza. Abbiamo chiesto ai presenti di mantenere un momento di silenzio e quando se ne andavano di portare con loro le candele per diffondere la luce della pace non solo nella loro università ma in tutto il mondo.
Abbiamo registrato l’evento e spero che presto potremo diffonderlo su internet o in DVD che ti spedirò.. Mandami il tuo indirizzo perché voglio inviarti una copia del giornale che ha pubblicato il secondo articolo sulla prima pagina. Mi piacerebbe tu l’avessi per inserirlo nel tuo programma (ndr: probabilmente intende il web site dell’associazione Fiori di pace).
E infine voglio farti sapere quanto sostegno mi dai; vedere te e gli altri italiani oggi così coinvolti, con buona volontà e buone intenzioni, mi rende più forte e determinato a continuare la strada della pace e della libertà.
Tu sei riuscito a cambiare la vita di un mucchio di persone con il programma che porti avanti. L’influenza di ‘Fiori di pace’ é tangibile oggi nella nostra città e ha cambiato la vita di molta gente, me incluso. 
Prometto che continuerò ad impegnarmi per gli obiettivi di questo programma e cercherò di diffonderne la comprensione fra la gente.
C’é un sacco di cose da fare, ma non mi arrenderò mai. I leader violenti possono avere tanti strumenti di offesa e tante armi ma noi abbiamo l’arma più forte di tutte, siamo armati meglio di loro...
Siamo armati di speranza, un’arma che continuerà sempre a crescere e non sarà distrutta....
Dobbiamo fare così
Samer

Un piccolo suggerimento
Con tutta la mia ammirazione per coloro che sostengono Fiori di pace (Lucia che lo ha ideato, Marco che ne ha fatto un punto fermo nell’attività de Il germoglio ...) mi permetto di suggerire il rifiuto di termini militari.
So che Samer scrive in inglese, una lingua non sua, ma credo che aiutarlo a togliere alle parole della pace la dipendenza dal sistema militare possa essere importante.
Molti anni fa ho fatto questa esperienza su me stessa e mi sono accorta che questo esercizio obbliga a un’attenzione costante a ciò che si pensa e, in definitiva arricchisce.
PS: Ringrazio Laura che ha rivisto la mia traduzione.
PS: Chi fosse interessato a conoscere le modalità organizzative del versante veronese di Fiori di pace può leggere
qui la convenzione fra i soggetti che cooperano alla sua realizzazione.

Collegamenti: Il germoglio; Fiori di pacequi
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giovedì, 29 gennaio 2009
Dal sito della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni
info@simmweb.it
 
"D I V I E T O   D I    S E G N A L A Z  I O N E”
• FIACCOLATA DAVANTI MONTECITORIO •
Lunedì 2 febbraio dalle 17,30 alle 20,00
• scarica la dichiarazione di Amedeo Bianco - Presidente FNOMCeO •
presentata alla
• Conferenza Stampa •
Mercoledì 28 gennaio ore 11.30
 Hotel Nazionale - Piazza Montecitorio 131
 Roma
 
*****
Ricopio il testo della dichiarazione, citata sopra cui potete anche accedere direttamente anche da qui     augusta
 
Messaggio inviato il 28 gennaio 2009 al
Presidente della SIMM in occasione della
conferenza stampa di presentazione
dell’appello “DIVIETO DI
SEGNALAZIONE. SIAMO MEDICI ED
INFERMIERI NON SIAMO SPIE”
promosso da MSF, SIMM, ASGI, OISG

Cari amici,
profondamente rammaricato di non poterVi raggiungere di persona,
ritengo tuttavia doveroso farVi pervenire il mio saluto nonché l’adesione della FNOMCeO all’iniziativa odierna.
In più occasioni e in più sedi la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri ha avuto modo di evidenziare, negli ultimi mesi, il totale dissenso sulla abolizione del comma 5 dell’art. 35 del D.lgs. 286/’98.
Vale la pena ribadire le motivazioni di tale dissenso, motivazioni che direttamente attengono alla matrice etico-deontologica dell’esercizio professionale medico e ai suoi delicati risvolti civili e sociali.
Come medici siamo convinti di avere gli stessi diritti e gli stessi doveri di tutti i cittadini, sebbene i nostri doveri si sostanzino nel garantire diritti universali della persona prima ancora che dei cittadini, e cioè quelli che concernono la tutela della salute nel rispetto della dignità di ogni individuo.
Come in guerra, anche in quella più sanguinosa, un briciolo di ragione si traduce in “corridoi umanitari”per consentire l’elementare esercizio della solidarietà e della vicinanza ai più fragili, allo stesso modo riteniamo che in una comunità moderna e civile (e in pace) l’accesso alle cure debba costituire ovunque e sempre una “area protetta” disolidarietà e umanità.
Inutile ricordare che uno dei principi fondamentali che riguardano la
salute come bene collettivo è fondato sul libero accesso alle cure e quindi ogni misura o provvedimento che possa limitare tale libertà rischia di tradursi in un boomerang per la tutela della salute
collettiva.
Queste considerazioni non fanno gli uni diversi dagli altri, ma abbracciano tutti in modo indistinto e profondamenteintercettano i profili e l’esercizio della nostra libertà di scienza e coscienza, che siamo pronti a rivendicare in ogni circostanza.
Auguro a tutti un sentito buon lavoro e invio i miei saluti più cordiali.
Amedeo Bianco
 
                                                            ***
Della questione che precede ho scritto lo scorso anno il 21, 26, 28, 31 ottobre, 3, 6, 11, 14, 19, 21, 24 novembre. 1, 2 e 16 dicembre.     Nel 2009:3, 4, 6,15 e 25  gennaio.
 
                                                          ******
 
Tornando a Gaza
Riporto il testo tradotto di un breve appello diffuso questa mattina dalla BBC

Le nazioni unite lanciano un forte appello per Gaza:
Necessitano 613 milioni di dollari per aiutate il popolo colpito dall’offensiva militare a Gaza
”Sono necessità enormi e di tanti tipi –ha detto il massimo rappresentante ufficiale aL forum economico mondiale di Davos. E ha aggiunto che i fondi sarebbero usati per “per aiutare a superare almeno in parte queste difficoltà”
L’annuncio arriva mentre si teme il collasso del cessate il fuoco unilaterale offerto dall’esercito di Israele ai militanti di Hamas
Due razzi sono stati sparati contro Israele mentre bombardamenti aerei colpivano la parte meridionale di Gaza.
 
E, a proposito di Gaza, ho un paio di SEGNALAZIONI

1. L’amica Marte cui fa capo il blog <incircolo.blogspot.com> ha introdotto con un suo intervento l’argomento del boicottaggio ai prodotti israeliani. Ne é nata un conversazione a distanza fra noi che si può leggere nei commenti del diario“memoria e smemorati” (19 gennaio).
Io ne sono felice: ho sempre sperato che diari e altro mi desse l’occasione di comunicare; questa volta ci siamo riuscite e potrebbe diventare oggetto di discussione anche per altri.
Chi fosse interessato a ricevere informazioni può andare al blog di Marte (anche direttamente dal mio omonimo link) in data 29 gennaio (22.48 – la rivoluzione nel cestello della spesa) dove troverà anche
le indicazioni necessarie per riferirsi alle fonti dell’iniziativa.
 
2. Segnalo anchel’articolo War and Natural Gas: The Israeli Invasion and Gaza's Offshore Gas Fields by Michel Chossudovsky (Guerra e gas naturale: l’invasione israeliana e i giacimenti di gas al largo di Gaza).
Non mi azzardo a tradurlo per la presenza di termini tecnici che é meglio non affronti.
Potete comunque raggiungerlo dal collegamento.  
Se ne può trovare qualche breve tratto tradotto collegandosi  al sito ‘luogo comune’   (www.luogocomune.net/site/modules/news).
Sarebbe simpatico se un lettore/trice esperto ce lo traducesse.

2. BAMBINI: MOLTI I POSSIBILI ABUSI
Tornando a quanto ho scritto il 27 gennaio sono casualmente venuta a sapere che il sindaco di Udine, in una conferenza stampa nella giornata delle memoria, ha riferito che l’assessore alla cultura si é imbattuto, alla fermata di un autobus, nella scritta ‘Juden Raus’ e che una signora aveva fatto una segnalazione su altro caso di antisemitismo. Ero io che avevo passato l’informazione ma, correttamente, il sindaco che non mi aveva interpellato, non ha fatto il mio nome.
La scritta Juden Raus, nella stessa zona della città in cui avevo visto il manifesto descritto nel diario del 27, conferma la fondatezza della mia paura di un razzismo dilagante che il risveglio dell’antisemitismo rafforza. Non a caso é la radice storica della violenza anche normativa, esercitata anche in Italia, e certamente sostenuta da recente professione di negazionismo vescovile.
Sono lieta però che una giornalista, che ha scritto delle due segnalazioni, abbia colto la specificità “dello sfruttamento dell’immagine dei bambini”.
E’ un tratto che andrebbe posto all’attenzione dell’opinione pubblica: il richiamo ai bambini, nello stile ‘piccoli razzisti crescono’, secondo me connota di vergogna e orrore irrimediabili ogni forma di razzismo, che si lega così alle radici di ogni possibile crescita umana.
Almeno per chi se ne accorge.                        augusta
 
collegamenti:  migrazioni,  scarica la dichiarazione,  qui,  articolo,  luogo comune
 
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categoria:bambini, guerra conflitti e violenze, israele palestina, segnalazioni da altri blog
domenica, 25 gennaio 2009
"D I V I E T O   D I    S E G N A L A Z  I O N E”
Per chiarezza di informazione trascrivo ancora una volta  le date dei blog nei quali, nel 2008, mi sono occupata della negazione delle cure agli stranieri privi di permesso di soggiorno:21, 26, 28, 31 ottobre,  3, 6, 11, 14, 19, 21, 24 novembre. 1, 2 e 16 dicembre.
 Nel 2009 continuo:3, 4, 6, e 15 gennaio.

Seguono le informazioni diffuse dalla Società Italiana della Medicina delle Migrazioni e  il testo integrale del Nuovo appello della SIMM (congiuntamente a MSF, AISG e OISG) con l’invito ai senatori di qualunque schieramento politico a non modificare l’articolo 35 del Testo Unico sull’Immigrazione.   24 gennaio 2009.
Il 3 febbraio prossimo il Senato voterà un emendamento volto a sopprimere il principio di "non segnalazione" alle autorità per il migrante irregolare che si rivolge ad una struttura sanitaria. Medici Senza Frontiere (MSF), Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM), Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione (ASGI), Osservatorio Italiano sulla Salute Globale (OISG), Federazione Nazionale dei Collegi delle Ostetriche (FNCO)
si appellano ai Senatori
per scongiurare l'abrogazione del suddetto principio.
 
Dal giuramento d’Ippocrate:
Giuro di osservare il segreto su tutto ciò che mi è confidato, che vedo o che ho veduto, inteso o intuito nell'esercizio della mia professione o in ragione del mio stato

APPELLO “DIVIETO DI SEGNALAZIONE”
siamo medici ed infermieri, non siamo spie

Le organizzazioni firmatarie esprimono preoccupazione ed allarme per le conseguenze della possibile approvazione dell’emendamento 39.306 presentato in sede di esame del DDL 733 all’Assemblea del Senato, volto a sopprimere il comma 5 dell’articolo 35 del Decreto Legislativo 286 del 1998 (Testo Unico sull’immigrazione) che sancisce il divieto di “segnalazione alle autorità”.
Il suddetto comma 5 attualmente prevede che “l’accesso alle strutture sanitarie (sia    ospedaliere, sia territoriali n.d.r.) da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano”.
Questa disposizione normativa è presente nell’ordinamento italiano già dal 1995, attraverso l’art. 13, proposto da una vasta area della società civile, del decreto legge n. 489/95, più volte reiterato, voluto ed approvato dal centro destra anche con i voti della Lega. La “logica” della norma non è solo quella di “aiutare/curare l’immigrato irregolare”, ma anche quella di dare piena attuazione all’art. 32 della Costituzione, in base al quale la salute è tutelata dalle istituzioni in quanto riconosciuta come diritto pieno ed incondizionato della persona in sé, senza limitazioni di alcuna natura, comprese – nello specifico – quelle derivanti dalla cittadinanza o dalla condizione giuridica dello straniero. Il concreto rischio di segnalazione e/o denuncia contestuale alla prestazione sanitaria creerebbe nell’immigrato privo di permesso di soggiorno e bisognoso di cure mediche una reazione di paura e diffidenza in grado di ostacolarne l’accesso alle strutture sanitarie. Tutto ciò potrebbe provocare una pericolosa “marginalizzazione sanitaria” di una fetta della popolazione straniera presente sul territorio, anche aumentando i fattori di rischio per la salute collettiva. Il citato obbligo di non segnalazione risulta quindi essere una disposizione fondamentale al fine di garantire la tutela del diritto costituzionale alla salute. Appare pertanto priva di significato l’ipotesi di affidare alla libera scelta del personale sanitario se procedere o meno alla segnalazione dello straniero poiché ciò, in contrasto con il principio della certezza della norma, lascerebbe al mero arbitrio dei singoli l’applicazione di principi normativi di portata fondamentale.
La cancellazione di questo comma vanificherebbe inoltre un’impostazione che nei 13 anni di applicazione ha prodotto importanti successi nella tutela sanitaria degli stranieri testimoniato, ad esempio, dalla riduzione dei tassi di Aids, dalla stabilizzazione di quelli relativi alla Tubercolosi, dalla riduzione degli esiti sfavorevoli negli indicatori materno infantili (basso peso alla nascita, mortalità perinatale e neonatale ...). E tutto questo con evidente effetto sul contenimento dei costi, in quanto l’utilizzo tempestivo e appropriato dei servizi (quando non sia impedito da problemi di accessibilità) si dimostra non solo più efficace, ma anche più “efficiente” in termini di economia sanitaria.
Riteniamo pertanto inutile e dannoso il provvedimento perché:
- spingerà verso l'invisibilità una fetta di popolazione straniera che in tal modo sfuggirà ad ogni tutela sanitaria;
- incentiverà la nascita e la diffusione di percorsi sanitari ed organizzazioni sanitarie “parallele”, al di fuori dei sistemi di controllo e di verifica della sanità pubblica (gravidanze non tutelate, rischio di aborti clandestini, minori non assistiti, ...);
- creerà condizioni di salute particolarmente gravi poiché gli stranieri non accederanno ai servizi se non in situazioni di urgenza indifferibile;
- avrà ripercussioni sulla salute collettiva con il rischio di diffusione di eventuali focolai di malattie trasmissibili, a causa dei ritardi negli interventi e della probabile irreperibilità dei destinatari di interventi di prevenzione;
- produrrà un significativo aumento dei costi, in quanto comunque le prestazioni di pronto soccorso dovranno essere garantite e, in ragione dei mancati interventi precedenti di terapia e di profilassi, le condizioni di arrivo presso tali strutture saranno verosimilmente più gravi e necessiteranno di interventi più complessi e prolungati.
 
Hanno espresso posizioni analoghe gli Ordini ed i Collegi che rappresentano, su base nazionale, le principali categorie di operatori impegnati nell’assistenza socio-sanitaria alle persone immigrate:
Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri (FnOMCEO), Federazione Nazionale Collegi Infermieri (IPASVI), Federazione Nazionale dei Collegi delle Ostetriche (FNCO), Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali (CNOAS).
Per le ragioni sopraesposte rivolgiamo un sentito appello affinché i senatori di qualunque schieramento respingano la citata proposta emendativa all'art. 35 del Dlgs.286/98 e comunque, nell’incertezza di una eventuale riformulazione di emendamenti specifici, chiediamo
che l’articolo 35 del Dlgs.286/98 rimanga per intero nella sua attuale formulazione.

Primi firmatari:
Medici senza Frontiere (MSF)
Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM)
Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI)
Osservatorio Italiano sulla Salute Globale (OISG)

aderisci alla campagna
divieto di segnalazione
siamo infermieri e medici, non siamo spie
Si raccolgono le adesioni di enti, gruppi, associazioni che condividono l’appello; possono inviare l’adesione anche singole persone rappresentative di organismi che non possono firmare l’appello come tali.
Si prega di comunicare l’adesione all’appello all’indirizzo mail:
         ombretta.scattoni@rome.msf.org e pc:  presidente@simmweb.it
Per informazioni: 06/4486921 – 329/9636533
partecipa alla Conferenza Stampa
Mercoledì 28 gennaio ore 11.30  Hotel Nazionale - Piazza Montecitorio 131  Roma
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martedì, 20 gennaio 2009

SAMER CI PROPONE

Chi é Samer
Samer é il giovane palestinese di cui ho scritto il 16 gennaio e di cui potete trovare molte informazioni nel sito www.fioridipace.org anche servendovi dell’indirizzo di facebook indicato sotto, cui non mi sento di collegarvi da qui perché il mio personale rapporto con facebook é pessimo.
Mi sono arresa a questo legame solo per l’importanza che attribuisco a Fiori di pace e di cui ho scritto anche il 14 gennaio.

Così ‘fiori di pace’ ci presenta l’iniziativa di Samer

Il nostro amico Samer ha organizzato un incontro dal titolo eloquente

NEL BRACCIO DELLA MORTE
1300 persone sono state uccise - 400 bambini sono stati massacrati a Gaza in 3 settimane

Il 26 gennaio alle ore 19.30 Samer presenterà una riflessione sul conflitto ed inviterà i partecipanti ad accendere una candela per ciascuno dei bambini uccisi. Anche se non possiamo partecipare di persona chiunque può farlo segnalando la sua solidarietà iscrivendosi all'evento su Facebook  http://www.facebook.com/event.php?eid=45894018599&ref=mf e accendendo una candela nella propria casa.

Questa modalità, intensa ma estranea a schieramenti esclusivi e fanatici e agli integralismi religiosi che li esaltano, é, a mio parere, la miglior prova della validità del metodo di Fiori di pace. Che se ne assuma responsabilità un giovane é un altro indizio valido della ricchezza di stimoli che un metodo come quello di Fiori di pace può offrire.
Ho chiesto al presidente veronese Marco Menin se si intenda organizzare l’accensione della candela tenendo conto del fuso orario e mi ha risposto di no (evidentemente questo avrebbe implicato una organizzazione impossibile nel breve tempo).
Viene proposto un momento di riflessione, sottolineato da una luce che, traballante come quella di una candela, é forse la più indicativa della tragicità del momento che non si chiude con il ritiro dalla Striscia dell’esercito di Israele.
Per i giovani e vecchi “Samer”, ovunque si trovino, ci sarà molto da fare per molto tempo.
Per fare pace non basta la diplomazia ufficiale.

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