Questo diario elettronico ha una storia... (continua)


venerdì, 03 aprile 2009
Un doppio saluto
 
Doppio perché per una quindicina di giorni non scriverò nulla; potrò ricominciare solo dopo il16 aprile e perché allora passerò al mio sito web diariealtro.altervista.org.
Apro questa parentesi di lontananza con l’angoscia di chi sa che ricominciando non solo avrà memoria dei vari orrori in corso, ma dovrà registrarne di nuovi.
Fra i tanti segnalo la possibile approvazione del pacchetto sicurezza alla camera dei deputati.
Poche delle mostruosità già approvate in senato hanno avuto il ‘privilegio’ di essere conosciute e di suscitare una reazione dell’opinione pubblica: ricordo tra queste la proposta violazione del segreto professionale dei medici nei confronti degli immigrati irregolari.
Poco nota invece quella che impedirà agli immigrati irregolari di accedere ad atti di stato civile e di registrare i nuovi nati.
Poiché il primo luogo in cui si compirà questo crimine per omissione (non é un termine giuridico ma non so come altrimenti descriverlo) saranno i comuni, mi aspettavo una reazione, analoga a quella dei medici, di sindaci, assessori, consiglieri comunali di maggioranza e opposizione.
Invece nulla.
A Udine, dove vivo, ho provato a interessare oltre ai signori di cui sopra (fra cui ho fatto alcune scelte di persone cui attribuivo competenza e dignità e su cui ora i miei dubbi prevalgono sulla fiducia).
Non c’é stato alcun pubblico segno di attività politico-cerebrale in materia.
Per una verifica diretta della norma che ho ricordato sopra potete andare al sito della camera dei deputati (proposta di legge 2180, articolo 45, comma 1, lettera f: testo criptico, ma penso sia doveroso cercar di capirlo e di prefigurarsene le conseguenze.
Se ne possono trovare informazioni nel mio post del 28 marzo e in quelli là segnalati, nonché in parecchi articoli e segnalazioni
di
www.diariealtro.altervista.org
"Fiora Luzzatto, ex-dirigente dell’Ufficio anagrafe di Isernia, ha scritto in rete:
«Da due secoli i registri di stato civile sono la fotografia della situazione demografica ‘vera’ di un paese.
Gli uffici comunali si occupano semplicemente di verificare [attraverso l’attestato di assistenza al parto] se effettivamente sia nato un bambino. Tutte le circostanze giuridiche e politiche che riguardano i genitori sono irrilevanti.
Ora si vorrebbe trasformare gli ufficiali di stato civile in inquisitori, che verificano i permessi di soggiorno.
 Può un paese civile non avere un quadro certo della propria situazione demografica?»"
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categoria:stranieri in italia, diaricarola
sabato, 28 marzo 2009
28 marzo 2009 - Angoscia e vergogna?

In Africa i bambini vengono distrutti dalla fame e dall’AIDS. In Medio Oriente dalle armi. A Scicli (Ragusa) dai cani randagi. Altrove, in un’Italia in irrimediabile odore di Lega Nord, basterà negargli un pezzo di carta fin dalla nascita.
 
Comincio dall’angoscia o dalla vergogna?

Inizialmente ci stanno tutte due. Ho scritto molto nel mio blog ‘diariealtro’ sul problema di cui tratterò ancora e, ne sono certa, ancora ... Sono noiosa?
Forse, ma non squallida come molti responsabili della realtà che ci disonora tutti.
Chi andrà a leggere nel mio sito web 'diariealtro.altervista.org' il mio articolo del 10 marzo 2009 (Siamo tutti mostri?) potrà avere una adeguata descrizione di un fenomen0 che non avrei saputo immaginare da me: l’impossibilità per gli stranieri privi di permesso di soggiorno di riconoscere i propri figli.
Questo fenomeno é stato soffocato dentro uno più noto: l’offerta ai medici di farsi delatori dei propri pazienti per identificare i sans papier al momento della necessità delle cure (ivi comprese quelle relative alla maternità e quelle dovute ai bambini).
I medici hanno dignitosamente e apertamente protestato (guardate
qui) e in molti hanno creduto (o finto di credere?) che il silenzio dei medici avrebbe risolto tutto.
Certamente non é vero e non potrà risolvere per nulla lo scippo dall’anagrafe dei bambini che si vuole vengano al mondo in veste di fantasmi.
Io pensavo a una rivolta dell’opinione pubblica o, almeno, dei sindaci e invece niente o quasi, almeno a Udine dove vivo.
Attendono che il parlamento si pronunci e poi eseguiranno.
Così ho scritto al sindaco e qualche assessore ... signori votati al silenzio.
(Si veda, sempre nelk sito web:
15 marzo 2009 - Ci stiamo organizzando per creare i bambini fantasma).
E così la vergogna per avere amministratori irresponsabili (non si permettano di venirmi a chiedere un voto alle prossime elezioni, se mai il regime venturo e molto prossimo ci lascerà ancora il diritto di voto) diventa l’angoscia del non poter far nulla.

Altrove invece...

La determinazione distruggere i bambini non trova spazio solo in Italia.
Quando nel 2003 arrivai a Betlemme, per un soggiorno che sarebbe durato qualche mese, i muri della cittadina erano coperti da manifesti con le fotografie di una bambina che era stata assassinata qualche mese prima,
Sei anni fa, in marzo, si trovava “nell’auto dei genitori, di ritorno a casa dopo una visita di famiglia, quando i soldati colpirono la macchina con una raffica di proiettili. Aveva 12 anni al tempo della sua morte”. Così ne scrisse il 20 ottobre 2004 un bravo giornalista israeliano, Gideon Levy (Uccidere i bambini non è più una faccenda tanto importante. Haaretz Domenica 17 ottobre 2004 Cheshvan 2, 5765).La chiamò Kristen Saada, io la conoscevo come Christine e per me resta l’icona di tutti i bambini eliminati, di qua o di là, dentro quello e ogni altro confine.
Due anni dopo tornai e cercai la “mia” Christine ma di quei manifesti restava qualche residuo brandello e mi chiedevo se fossero tutto quello che rimaneva del ricordo di lei, piccola vittima di una delle tante morti che, ovunque avvengano, sono senza senso. Ma alzando gli occhi nella preziosa bottega del signor Jacaman (che mi preparava il caffè macinato con la giusta dose di cardamomo) scorsi la fotografia della piccola, in alto, perché le merci che arrivavano quasi al soffitto non la nascondessero. Scoprii che il signor Jacaman le era parente e ne parlammo per un po’.
Nessuno di noi due ebbe il coraggio di dire “fino a quando?”. Per Christine e per tante bambine e bambini come lei un “quando”
non era e non è più pronunciabile se non al passato.
 
Di nuovo Christine e non solo lei

Lucia Cuocci del mensile Confronti, con cui ho condiviso esperienze israelo palestinese, ha ristrovato la mamma di Christine e l’ha messa in virtuale
colloquio con la mamma di Agai, un ragazzo israeliano ucciso da terroristi palestinesi.
Il colloquio a distanza fra le due donne ci rivela che la condivisione del dolore può farsi relazione capace di suscitare speranza.
Le due donne fanno parte dell’organizzazione
Parents Circle Family Forum (che Lucia conosce bene), dove persone colpite da un lutto si incontrano con il nemico per realizzare, come e dove possono, qualche passo per costruire la pace.
In Italia, a Udine molte persone con cui ne ho parlato alzano le spalle e dicono “ma sono realtà piccole! Occorre ben altro!”.
E’ vero occorre molto di più, ma intanto ci si costruisce l’alibi che consente il lusso di burlarsi anche di chi é capace, nonostante tutto, di sperare. La prima condizione per costruire un possibile futuro.
E’ l’alibi che serve al sindaco, agli amministratori tutti della città dove mi é capitato di nascere e vivere (e non solo a loro) per affrontare con disinvoltura e senza vergogna l’ipotesi di farsi produttori di bambini fantasma, appena un parlamento senza decenza e senza pudore glielo consentirà.
Sarà il prezzo dell’affettuosa alleanza del Pdl (ivi compresa la fu An) con la Lega Nord. Ma davvero tanto legame ha bisogno anche di vittime sacrificali? Si rendono conto questi individui che non occorre abbandonare i bambini ai cani randagi (come a Scicli, Ragusa) per distruggerli? Basta distruggerne il legame con la madre, con i genitori. E’ sufficiente un pezzo di
carta. Il sangue non si vede e gli italiani, come sempre brava gente, staranno buoni: parlamentari, sindaci, cittadini tutti, persino papi e vescovi – altrimenti loquaci- non troveranno nulla da dire.
 
 
Dei medici invitati, o comandati che siano, a violare il segreto professionale umiliato a discrimine etnico e poi della negazione dei genitori naturali ai bambini burocraticamente discriminati ho scritto finora 27 volte, lo scorso anno il 21, 26, 28, 31 ottobre, 3, 6, 11, 14, 19, 21, 24 novembre e l’1, 2 e 16 dicembre.
Nel 2009 il 3, 4, 6, 15, 25, 29 gennaio, il 6 e 19 febbraio e l’1, 8, 10, 11, 15, 16 e 21 marzo.
 
sabato, 21 marzo 2009
MODIFICHE COSTITUZIONALI PROSSIME VENTURE

Dice l’Art. 3. della Costituzione ancora in vigore:
”Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
Presto suonerà più o meno così, aggiungendo la frase che ho immaginato, o altra analoga, dopo la parola sociali
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali... salvo le deroghe previste per legge in dipendenza di volontà razziste e xenofobe, espresse e condivise anche occultamente

Cari amici,

mi spiace annoiarvi con le mie lettere, ma ho tentato invano il riferimento alle forze politiche a livello locale e ho scritto a referenti istituzionali di cui ho constatato e constato l’indifferenza al fatto che, se passerà anche alla Camera il
pacchetto sicurezza, i Sindaci gestiranno un’anagrafe ad accesso limitato e tale limite produrrà apolidi. (*)

Non basta dire che non vogliamo il razzismo: é necessario- secondo me- identificarne i modi e i luoghi-
Scriverò anche sul mio diariealtro.splinder.com, ma conservo la speranza che alcuni di voi abbiano autorevolezza per far capire al sindaco di Udine (che, data la mia residenza é il mio primo referente), ai sindaci tutti quello di cui si renderanno silenti responsabili (insieme a tutti noi dato che viviamo ancora in un sistema democratico, anche se minacciato)
 
Per illustrare il problema riporto di seguito la sintesi che ne fa l’Associazione Studi Giuridici Immigrazione
“L'ASGI inoltre sottolinea che la norma ora in discussione alla Camera impedirebbe, se approvata, l' effettuazione delle pubblicazioni matrimoniali e la registrazione del matrimonio, combinandosi con l'altra normativa contenuta nel ddl che richiede i documenti di soggiorno ai fini delle pubblicazioni matrimoniali da parte dello straniero”. (**)

E ancora la sintesi di Corrado Giustiniani (da Il Messaggero; non si tratta del Messaggero Veneto).
Figli di nessuno. Contrariamente all’eccezione prevista dalla disciplina attuale, per «gli atti di stato civile» e per l’«accesso ai pubblici servizi» gli stranieri dovranno esibire il permesso di soggiorno (art.45, comma 1, lettera ”f” del disegno di legge). I figli dei clandestini non potrebbero essere denunciati, sarebbero dei figli di nessuno, non riconsegnabili alla madre, immediatamente adottabili, a rischio di commercio e sfruttamento. Nemmeno i certificati di morte sarebbero possibili, e ai parenti verrebbe negato il risarcimento per eventuali morti sul lavoro con violazione delle norme sulla sicurezza.” (***)

Trascrivo infine una pagina del bollettino dell’Ordine dei medici della provincia di Udine che ci ricorda la violazione del segreto professionale a discriminante etnica, minaccia su cui c’é stata reazione:

Cento deputati del Pdl chiedono al premier Silvio Berlusconi di non porre la fiducia sul ddl sicurezza perché nel provvedimento sono contenute "norme inaccettabili", come quella che obbliga i medici, "ma anche gli insegnanti e chiunque eserciti incarichi pubblici" a denunciare gli immigrati clandestini La richiesta e' contenuta in una lettera inviata al presidente del Consiglio e diffusa da Alessandra Mussolini, presidente della Commissione bicamerale per l'infanzia. "Ti chiediamo – si legge nella lettera inviata a Silvio Berlusconi - di non porre la fiducia sul disegno di legge 2180. In esso sono contenute norme a nostro giudizio inaccettabili e che necessitano di indispensabili correzioni.
Siamo certi che ne converrai anche tu, quando potrai renderti conto di come questo dettato legislativo vada contro i più elementari diritti umani e in particolare dell'infanzia e della maternità. Si sostiene che questo ddl non obblighi il medico a denunciare l'immigrato clandestino che si presenti per essere curato ai posti di pronto soccorso, in ospedale o nei centri di vaccinazione. Non è così. Anzi - scrivono i firmatari della lettera - l'obbligo di denuncia potrà riguardare anche gli insegnanti e chiunque eserciti incarichi pubblici". Secondo i 100 deputati l'introduzione in sede penale del reato di clandestinità, come previsto dal ddl sicurezza, "impone infatti a medici e insegnanti l'obbligo di denuncia, così che il loro comportamento non ricada sotto i rigori degli articoli 361 e 362 del Codice penale, trattanti il reato di omessa denuncia da parte del pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio. Sarebbe - prosegue la lettera - una vera e propria trappola per bambini, da attirare con l'obbligo dell'istruzione, così da individuarli e colpirli proprio con la mano del medico o dell'educatore.
Il risultato sarebbe l'esclusione da qualsiasi rapporto educativo e da qualsiasi cura medica soprattutto di bambini e donne in gravidanza, con conseguente rischio sanitario non solo per loro ma per tutti noi, e un regresso spaventoso in fatto di civiltà del nostro Paese.
Tutto questo - conclude la lettera - va contro la nostra e crediamo la tua coscienza. Porre la fiducia mantenendo queste gravissime disposizioni sarebbe un errore imperdonabile. Ti chiediamo di dare la possibilità a noi parlamentari di rimettere mano a queste norme offensive per i valori che anche tu professi". (****)

(* Per chi volesse leggere l’intero pacchetto, eccone l’indirizzo: http://www.cittadinolex.kataweb.it/
article_view.jsp?idArt=87820&idCat=75
)

(** Per chi volesse leggere l’intero documento ne segnalo l’indirizzo: http://www.asgi.it/index.php?page=nws.home&idint=
cn09031300
)


(*** Per chi volesse leggere l’intero articolo ne segnalo l’indirizzo http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=15937&sez=HOME_INITALIA&npl=&desc_sez )
 
(**** Fonte: NOTIZIE NEW   -   N. 9/2009
Supplemento informatico al periodico bimensile di informazione “ Notizie ”
Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Udine)
 
Grazie per l’attenzione
Augusta

Vi ho trascritto la lettera che ho inviato ad alcuni amici sperando che abbiano l’autorevolezza di influire su sindaci che si lasciano scippare il governo dell’anagrafe, accettando così pacificamente l’inserimento di una cancellazione di nuovi nati, da pensarli addormentati fra le rassicuranti braccia di Alessandra Mussolini, cui hanno lasciato parola.
E si tratta –in questo caso- di rispettabile, ma non sostitutiva, parola.
In altri casi, signori, avete cercato di farvi sentire, persino indossando la fascia tricolore e vi siete presentati a Roma. Perché questa volta no? 

Voglio ancora sottolineare che – se é opportuno talvolta dare un’occhiata alla storia- non possiamo dimenticare che il primo articolo delle prime leggi razziste italiane (quelle del 1938) così diceva: “Il matrimonio del cittadino italiano di razza ariana con persona appartenente ad altra razza è proibito. Il matrimonio celebrato in contrasto con tale divieto è nullo”. (
Decreto-Legge 17 novembre 1938-XVII, n.1728 “Provvedimenti per la difesa della razza italiana”)
Le vecchie norme entravano quindi direttamente con i piedi nel piatto e lo facevano in modo trasparente.
Oggi al matrimonio aggiungiamo l’impossibilità di riconoscere i figli.
E mi fermo qui                                                                       augusta

collegamenti: pacchetto; sintesi; messaggero; decreto-legge

lunedì, 16 marzo 2009
NOI NON SEGNALIAMO DAY - 17 marzo

La Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM) attraverso i Gruppi Immigrazione e Salute (GrIS), in collaborazione con Medici Senza Frontiere, Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione, Osservatorio Italiano sulla Salute Globale, organizza una giornata di protesta e mobilitazione contro il disegno di legge sulla sicurezza in discussione alla Camera dei Deputati che prevede la cancellazione del divieto di segnalazione per gli immigrati senza permesso di soggiorno che si rivolgono alle strutture sanitarie per curarsi.
Chi vuol vedere l'elenco della manifestazioni faccia clic
qui
Chi vuol leggere il comunicato stampa faccia clic qui
Chi vuol vedere anche il filmato di presentazione vada al mio sito web (diariealtro.altervista.org) e segua questo precorso:
prima pagina - pulsante segnalazioni
NOI NON SEGNALIAMO DAY - 17 marzo

Collegamenti: qui, qui
domenica, 15 marzo 2009
Mostri e fantasmi
In bilico fra blog e sito web.

Ho tentato un approfondimento dell’argomento trattato nei due precedenti post, identificando per la mia comunicazione referenti istituzionali.
Il razzismo infatti non si esprime più, se non in vetero residui meritevoli di segnalazione per l’ignoranza e la volgarità, attraverso l’identificazione di dati fisiognomici, anatomici o biologici che distinguerebbero ‘razze inferiori’ da ‘razze superiori’, ma trova un importante conforto nella burocrazia.
Burocrazia e controllo dell’istituzione familiare erano fondamento anche delle prime leggi razziali italiane (1938).Il Decreto-Legge 17 novembre 1938-XVII, n.1728 (Provvedimenti per la difesa della razza italiana)
già all’articolo 1 diceva: “Il matrimonio del cittadino italiano di razza ariana con persona appartenente ad altra razza è proibito. Il matrimonio celebrato in contrasto con tale divieto è nullo”.
Il legislatore d’allora non prevedeva l’estensione del discrimine ai figli, certo illegittimi ma non burocraticamente annullati. Ad equiparare figli e genitori ci saremmo arrivati con la deportazione di ebrei e zingari nei lager, facilitata dalle norme del 1938.
Il legislatore dell’Italia repubblicana invece ci sta arrivando: finora ce l’ha fatta in senato, ora si presenterà alla camera. Può contare anche su un’opposizione negligente e sonnacchiosa, capace di svegliarsi solo quando si pone alla caccia di sedie gradite alle segreterie dei partiti.
Ne ho scritto in proposito in una “Corrispondenza difficile ma necessaria con rappresentanti istituzionali” nel mio sito web (
diariealtro.altervista.org) che faticosamente si avvia.
Se volete informazioni in proposito andat
e a quel sito. Identificate il titolo: “15 marzo 2009 - Ci stiamo organizzando per creare i bambini fantasma” e fate ‘clic ’ sulla parola continua..
 
Collegamenti: ariana, diariealtro, continua
postato da: AUG alle ore 15:33 | permalink | commenti
categoria:bambini, stranieri in italia, diari di augusta
mercoledì, 11 marzo 2009

SI’! SIAMO TUTTI MOSTRI

 

Nel precedente post ponevo al questione in termini dubitativi.
Ora so che sì, siamo tutti mostri.

Ma andiamo per ordine; anche i mostri ne hanno uno.

Dal sito dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazioni
(ASGI)

Ieri ne ho dato notizia nel mio precedente post, precipitosamente certo, ma quando ho ricevuto la notizia di cui riprendo l’esame mi sono sentita crollare le ultime, residue, pietose (verso di me) convinzioni di vivere in uno stato di diritto.
E se lo stato di diritto abbiamo buttato, approfittando del consenso che paga chi devasta i diritti dei soggetti a debole contrattualità, siamo tutti mostri.
Riprendo la notizia, come riferita dall’Asgi.

 

”Le conseguenze di tale modifica normativa sui bambini che nascono in Italia da genitori irregolari sarebbero gravissime.

I minori che non saranno registrati alla nascita, infatti, resteranno privi di qualsiasi documento e totalmente sconosciuti alle istituzioni: bambini invisibili, senza identità, e dunque esposti a ogni violazione di quei diritti fondamentali che ai sensi della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza devono essere riconosciuti a ogni minore. Ad esempio, in mancanza di un documento da cui risulti il rapporto di filiazione, molti di questi bambini non potranno acquisire la cittadinanza dei genitori e diventeranno dunque apolidi di fatto. Per tutta la vita incontreranno ostacoli nel rapportarsi con qualsiasi istituzione, inclusa la scuola. Proprio a causa della loro invisibilità, saranno assai più facilmente vittime di abusi, di sfruttamento e della tratta di esseri umani.

In secondo luogo, vi è il forte rischio che i bambini nati in ospedale non vengano consegnati ai genitori privi di permesso di soggiorno, essendo a quest’ultimi impedito il riconoscimento del figlio, e che in tali casi venga aperto un procedimento per la dichiarazione dello stato d’abbandono. Questi bambini, dunque, potranno essere separati dai loro genitori, in violazione del diritto fondamentale di ogni minore a crescere nella propria famiglia (ad eccezione dei casi in cui ciò sia contrario all’interesse del minore), sancito dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e dalla legislazione italiana.

E’ probabile, infine, che molte donne prive di permesso di soggiorno, temendo che il figlio venga loro tolto, decidano di non partorire in ospedale. Anche in considerazione delle condizioni estremamente precarie in cui vivono molti immigrati irregolari, sono evidenti gli elevatissimi rischi che questo comporterebbe per la salute sia del bambino che della madre, con un conseguente aumento delle morti di parto e delle morti alla nascita”.


Ripercorrendo la strada delle norme

Il Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero) prevede che (art. 6 comma 1): “Il permesso di soggiorno rilasciato per motivi di lavoro subordinato, lavoro autonomo e familiari può essere utilizzato anche per le altre attività consentite”.
E al comma 2 precisa che “
i documenti inerenti al soggiorno ..., devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero” “fatta eccezione per i provvedimenti ... inerenti agli atti di stato civile o all'accesso a pubblici servizi”.
Ne possiamo dedurre che oggi, quando debba occuparsi di faccende inerenti gli atti di stato civile (quindi registrazioni di matrimoni, nascite, morti, come elenca l’ASGI nella citazione sopra riportata) lo straniero non deve presentare il permesso di soggiorno e quindi anche i sans papier possono accedere alle richieste conseguenti tali atti.
E siamo ancora a questo punto, nonostante gli scenari cupi che l’effetto annuncio ci consente di prevedere a seguito del nuovo testo che nasce da una modifica di difficile leggibilità per i non esperti
Cerchiamo di decodificarlo perché conoscere é ancora un diritto (o non più?).
Il ddd.733 –ossia l’infame pacchetto sicurezza- alla
lettera f) del comma 1 dell’art. 45 propone: “
all’articolo 6, comma 2, le parole: «e per quelli inerenti agli atti di stato civile o all’accesso a pubblici servizi» sono sostituite dalle seguenti: «e per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35»”.
Quindi – se il pacchetto passerà come previsto – non sarà più possibile per il sans papier accedere alla richiesta di atti di stato civile senza presentare il permesso di soggiorno. E come farebbe a presentare il permesso di soggiorno chi, per definizione, non ce l’ha?
Quando però si presentasse a sportelli preposti ad attività sanitarie potrà farne a meno, ma, nel momento stesso in cui non dovrà esibire il permesso di soggiorno, si esporrà al rischio della delazione (e l’attività di possibili medici spie non sarà certo eliminata dalle proteste di correttezza di colleghi che rispettano la loro professione).
Ne ho scritto ben più di venti volte, ma qui ripeto quali sono i servizi assicurati (anche nel pacchetto sicurezza, conformemente all’art. 35 del Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286) ai ‘sans papier’ disposti a sfidare le attività di spionaggio concesse nei pubblici servizi

Ai cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale, non in regola con le norme relative all'ingresso ed al soggiorno, sono assicurate, nei presidi pubblici ed accreditati, le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia ed infortunio e sono estesi i programmi di medicina preventiva a salvaguardia della salute individuale e collettiva. Sono, in particolare, garantiti:

a. la tutela sociale della gravidanza e della maternità, a parità di trattamento con le cittadine italiane, ai sensi delle leggi 29 luglio 1975, n. 405, e 22 maggio 1978, n. 194, e del decreto del Ministro della sanità 6 marzo 1995, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 87 del 13 aprile 1995, a parità di trattamento con i cittadini italiani;
b. la tutela della salute del minore in esecuzione della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176;
c. le vaccinazioni secondo la normativa e nell'ambito di interventi di campagne di prevenzione collettiva autorizzati dalle regioni;
d. gli interventi di profilassi internazionale;
e. la profilassi, la diagnosi e la cura delle malattie infettive ed eventuale bonifica dei relativi focolai.”

Ancora un dubbio

Stabilito che i figli degli immigrati non regolari potranno essere sottratti ai genitori già alla nascita (e me lo conferma il testo dell’ASGI pubblicato sopra) mi chiedo cosa accadrà se si troveranno minori malati e non curati (la paura può essere più forte della cura), ancora conviventi con i genitori. Ci sarà qualche solerte funzionario che, per il loro bene, li strapperà alla famiglia, affidandoli a qualche istituto affamato di finanziamenti come ai bei tempi dei brefotrofi straripanti?

Gli interlocutori che mi piacerebbe incontrare.
Mi piacerebbe mi rispondessero nell’ordine:
i senatori e i deputati che voteranno l’art 45 del pacchetto sicurezza, compresa la lettera f) comma 1 dell’articolo 6, forti della loro inconsapevolezza, ovunque siano collocati nella topografia dell’aula, dopo aver pigramente esibito la loro impronta digitale ai controlli di nuovo tipo;
i sindaci che sono disposti –per gradimento, opportunismo, ignoranza o quieto (loro) vivere - a negare il servizio anagrafe ai neonati irregolari;
le associazioni che si avvoltolano nel settore traendone vantaggi senza proporre decenza e dignità e senza farsi protagonisti di uno (scomodo) controllo sociale;
le persone che mi hanno detto ‘non ci credo’, ‘basta non farli entrare’ e quelle che mi considerano una fissata.
Lo sono! mi sono già autocertificata cretina ora aggiungo fissata!.

So che oggi c’é chi sta cercando di diffondere la notizia fra i mezzi di comunicazione. Qualche cosa ha già ottenuto. Ricopio

SICUREZZA: DDL; E' ALLARME RISCHIO BAMBINI INVISIBILI/ANSA ONG E PEDIATRI, NO A NORMA CHE IMPEDISCE REGISTRAZIONE NASCITE (ANSA) - ROMA, 11 MAR - Nuove preoccupazioni sul rispetto dei diritti in Italia per le norme contenute nel ddl sicurezza, già approvato dal Senato e ora in discussione alla Camera. Dopo i rischi evidenziati dai medici per l'obbligatorietà di denunciare gli immigrati clandestini e quelli per due milioni di italiani poveri o senza dimora, sottolineati dalle associazioni di volontariato, e' la volta dei nascituri figli di immigrati. L'allarme lanciato dai giuristi per l'immigrazione (Asgi) e da una associazione di pediatri riguarda, infatti l'articolo 45 (comma 1, lettera f) del ddl: se venisse approvato i neonati stranieri di genitori privi di permesso di soggiorno non potrebbero essere registrati all'anagrafe. Una palese violazione dei principi costituzionali e della dichiarazione Onu dei diritti dei bambini, viene fatto notare dall'Asgi, a 24 ore dalla ''tirata d'orecchie'' che l'Italia ha avuto proprio dalle Nazioni Unite per i troppo immigrati in carcere in attesa di processo. Per cambiare il testo del ddl l'Asgi ha lanciato un appello contro l'introduzione dell'obbligo per il cittadino straniero di esibire il permesso di soggiorno in sede di richiesta di atti di stato civile, tra i quali sono inclusi anche le registrazioni di nascita. Secondo l'associazione, in base a, ''l'ufficiale dello stato civile non potrà dunque ricevere la dichiarazione di nascita ne' di riconoscimento del figlio naturale da parte di genitori stranieri privi di permesso di soggiorno. La norma che impedisce la registrazione della nascita si configura come una misura che oggettivamente scoraggia una protezione del minore e della maternità.
Una simile norma appare dunque incostituzionale sotto diversi profili'' e, inoltre, e' in palese contrasto con la Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza. ''Le conseguenze di tale modifica normativa sui bambini che nascono in Italia da genitori irregolari sarebbero gravissime. i bambini non registrati alla nascita resterebbero senza identita' - dicono i pediatri - completamente invisibili; vi e' inoltre il forte rischio che i bambini nati in ospedale non vengano consegnati ai genitori privi di permesso di soggiorno e siano dichiarati in stato d'abbandono; per evitare questo, e' probabile che molte donne in condizione irregolare decidano di non partorire in ospedale, con serissimi rischi per la salute della madre e del bambino''.
(ANSA). VN 11-MAR-09 19:20 NNN


Ricordo che sul problema tutela della salute per gli stranieri sans papier
ho scritto, per un totale –finora- di 23 volte, lo scorso anno il 21, 26, 28, 31 ottobre, 3, 6, 11, 14, 19, 21, 24 novembre e l’1, 2 e 16 dicembre.
Nel 2009 il 3, 4, 6, 15, 25, 29 gennaio, il 6 e 19 febbraio e l’1, l’8 e il 10 marzo.

Collegamenti: ASGI;  286;  lettera f)
mercoledì, 11 marzo 2009
Siamo tutti mostri?
 
Ho ricevuto il messaggio che trascrivo e che vi prego di leggere anche se é molto lungo. A chi me li chiedesse posso inviare i testi delle leggi citate che ho raccolto.
L’i
ndirizzo per l’invio di adesionié info@asgi.it.

Alla cortese attenzione
dei membri della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati
dei membri della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati
dei membri della Commissione parlamentare per l’Infanzia
dei Gruppi parlamentari della Camera dei Deputati
 
9 marzo 2009
 
 Oggetto: Conseguenze dell’art. 45, comma 1, lett. f) del ddl C. 2180 sul diritto del minore a essere registrato alla nascita
 
L’art. 45, comma 1, lett. f) del disegno di legge “Disposizioni in materia di sicurezza”, approvato dal Senato e attualmente all’esame della Camera (C. 2180), introduce l’obbligo per il cittadino straniero di esibire il permesso di soggiorno in sede di richiesta di provvedimenti riguardanti gli atti di stato civile, tra i quali sono inclusi anche gli atti di nascita[1][1].
L’ufficiale dello stato civile non potrà dunque ricevere la dichiarazione di nascita né di riconoscimento del figlio naturale da parte di genitori stranieri privi di permesso di soggiorno.
 
La norma che impedisce la registrazione della nascita si configura come una misura che oggettivamente scoraggia una protezione del minore e della maternità. Una simile norma appare dunque incostituzionale sotto diversi profili. In primo luogo comporta una palese violazione del dovere per la Repubblica di proteggere la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo (art. 31, comma 2 Cost.) e sfavorisce il diritto-dovere costituzionale dei genitori di mantenere i figli (art. 30, comma 1 Cost.). In secondo luogo viola il divieto costituzionale di privare della capacità giuridica e del nome una persona per motivi politici (art. 22 Cost.) ed è noto che la dottrina si riferisce alle privazioni per qualsiasi motivo di interesse politico dello Stato.
La norma è altresì incostituzionale per violazione del limite previsto dall'art. 117, comma 1 Cost. che impone alla legge di rispettare gli obblighi internazionali. Essa si pone infatti in palese contrasto con la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva con legge 27 maggio 1991, n. 176 che agli articoli 7 e 8 riconosce a ogni minore, senza alcuna discriminazione (dunque indipendentemente dalla nazionalità e dalla regolarità del soggiorno del genitore), il diritto di essere “registrato immediatamente al momento della sua nascita”, il diritto “ad un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori ed a essere allevato da essi”, nonché il diritto “a preservare la propria identità, ivi compresa la sua nazionalità,  il suo nome e le sue relazioni famigliari”. La disposizione in oggetto violerebbe inoltre l'art. 24, comma 2 del Patto internazionale sui diritti civili e politici, firmato a New York il 16 dicembre 1966, ratificato e reso esecutivo con legge 25 ottobre 1977, n. 881, che espressamente prevede che ogni bambino deve essere registrato immediatamente dopo la nascita ed avere un nome.
 
Le conseguenze di tale modifica normativa sui bambini che nascono in Italia da genitori irregolari sarebbero gravissime.
I minori che non saranno registrati alla nascita, infatti, resteranno privi di qualsiasi documento e totalmente sconosciuti alle istituzioni: bambini invisibili, senza identità, e dunque esposti a ogni violazione di quei diritti fondamentali che ai sensi della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza devono essere riconosciuti a ogni minore. Ad esempio, in mancanza di un documento da cui risulti il rapporto di filiazione, molti di questi bambini non potranno acquisire la cittadinanza dei genitori e diventeranno dunque apolidi di fatto. Per tutta la vita incontreranno ostacoli nel rapportarsi con qualsiasi istituzione, inclusa la scuola. Proprio a causa della loro invisibilità, saranno assai più facilmente vittime di abusi, di sfruttamento e della tratta di esseri umani.
 
In secondo luogo, vi è il forte rischio che i bambini nati in ospedale non vengano consegnati ai genitori privi di permesso di soggiorno, essendo a quest’ultimi impedito il riconoscimento del figlio, e che in tali casi venga aperto un procedimento per la dichiarazione dello stato d’abbandono. Questi bambini, dunque, potranno essere separati dai loro genitori, in violazione del diritto fondamentale di ogni minore a crescere nella propria famiglia (ad eccezione dei casi in cui ciò sia contrario all’interesse del minore), sancito dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e dalla legislazione italiana.
 
E’ probabile, infine, che molte donne prive di permesso di soggiorno, temendo che il figlio venga loro tolto, decidano di non partorire in ospedale. Anche in considerazione delle condizioni estremamente precarie in cui vivono molti immigrati irregolari, sono evidenti gli elevatissimi rischi che questo comporterebbe per la salute sia del bambino che della madre, con un conseguente aumento delle morti di parto e delle morti alla nascita.
 
Per evitare queste gravissime violazioni dei diritti dei minori (oltre che dei loro genitori), rivolgiamo un appello ai Parlamentari affinché respingano la disposizione di cui all’art. 45, comma 1, lett. f) del disegno di legge “Disposizioni in materia di sicurezza” (C. 2180).
 
A.S.G.I.

Io spero che chi legge creda almeno alla firma dell’ASGI (Associazione Studi Giuridici Immigrazione), che é una delle più serie organizzazioni di settore.
Insisto nel dichiarare che dell’attacco, tipico di ogni politica violenta, contro i bambini ho scritto più di venti volte (l’ultima l’otto marzo) in questo mio blog diariealtro. Forse sento il bisogno di giustificare l’inutilità di tutto questo (perché di questa inutilità mi vergogno), ma non so cos’altro avrei potuto fare, soprattutto dopo aver riscontrato tanta indifferenza e incredulità.
Mi chiedo anche perché dalle forze politiche presenti in parlamento non sia venuto un allarme tempestivo che consentisse di capire, superando l'incrocio di citazioni e controcitazioni sotto cui viene sepolta la decisione di un crimine, e almeno di dire che molti di noi non sono ancora razzisti.. Pigrizia? Incompetenza?
Come si comporteranno i sindaci cui, se il pacchetto sicurezza diventerà legge, sarà impedito di registrare bambini nati nel loro comune? Saranno soddisfatti, indifferenti, rassegnati, comunque zitti?
La lettera al sindaco di Udine, che ho pubblicato qui il 19 febbraio, sulle cure essenziali oggettivamente impedite ai bambini, non ha avuto risposta.
Si unirà, insieme ai suoi colleghi consenzienti (e sono certa che ne troverà), alla negazione del diritto di esistere in omaggio ai deliri razzisti di moda?
Forse le nonne di piazza di maggio potrebbero spiegargli qualche cosa.
augusta
lunedì, 09 marzo 2009
Il re é nudo
e senza pietà
Penso che sia ampiamente nota la vicenda della bambina brasiliana, violentata da patrigno e incinta di due gemelli.
Riporto un pezzo di Giancarla Codrignani (che dice di questa vicenda molto meglio di quanto io avrei saputo) e segnalo, sempre dal sito il dialogo, la posizione delle comunità cristiane di base


Care tutte,
ma quale festa! è un giorno di lutto. Non a causa dei rumeni che stuprano le italiane o degli italiani che stuprano le rumene. E neppure dei rumeni che salvano un'italiana dallo stupratore. Ma a causa di una chiesa cattolica che stupra la dignità di tutte noi: una bambina brasiliana di nove anni, violentata dal patrigno, è rimasta incinta e un medico l' ha fatta abortire. Il vescovo - ricordiamone il nome, perché ne resti memoria, Josè Cardoso Sobrinho - ha scomunicato il dottore pietoso e la mamma consenziente; e puntualmente il Pontificio Consiglio per la Famiglia, nella persona di mons. Gian Franco Grieco, ha approvato, entrambi in nome della "della vita". Il medico e la madre (magari anche la bambina), non il violentatore. E precisano che la violenza è meno grave della soppressione di una vita.
Ma di quale vita stanno parlando? Conoscono che cosa sono i trenta chili di una bambina di nove anni, a quale morte del corpo e dell'anima approda quella gravidanza? In che cosa si autodefinisce "madre" una chiesa così? Di quale famiglia si dichiarano difensori? non quella per la prima volta dal Concilio Vaticano II definita dall'amore, ma una abitata dalla legittima - o anche illegittima - finalità procreativa di embrioni, prodotti da maschi autorizzati dal codice di Diritto canonico a dare sfogo all'esigenza biologica che neppure i conigli chiamerebbero remedium concupiscentiae e in cui la donna è sempre oblativa e non può dire di no? Quale donna onorano quando pregano la Madre di Cristo, che ha detto sì al concepimento non imposto e che per le donne è vergine solo per dignità di genere e non per intangibilità dell'imene?
Le donne - vorrei dire tutte le donne e le cattoliche per prime - sperano solo che quella bambina si salvi, nel corpo e nell'anima, entrambi violati, perché è lei la vita. Ma non possiamo dimenticare la violenza che abbiamo subito noi, escluse dall'altare, in questo caso fortunatamente.
Il re é nudo
e a volte ridicolo
Da cinque anni a Udine in occasione dell’otto marzo si svolge un evento culturale chiamato Calendidonna.
Quest’anno, con il titolo Rosa di Persia é stato dedicato alle donne iraniane, che lottano consapevolmente per i loro diritti e li dicono anche con il linguaggio dell’arte. Certamente questa frase non illustra la ricchezza dell’evento, ma non é di questo che voglio parlare, bensì di un risvolto ridicolo che ha determinato senza volerlo.
Nel dépliant di presentazione di Calendidonna 2009 si legge che si tratta di un’iniziativa del Comune di Udine, con il contributo della Regione e il patrocinio della Provincia, sempre di Udine.
Ma 4 marzo il Presidente della Provincia dichiara che “il patrocinio non verrà concesso alla luce della concezione che il regime iraniano continua ad avere nei confronti delle donne, considerandole esseri inferiori rispetto all’uomo”. Seguono altre affermazione di fonte varia ma nessuno spiega quale bieca congiura di palazzo abbia impedito al presidente di cui sopra di venire a conoscenza che il negato patrocinio era già pubblicamente dichiarato.
Chissà chi riusciranno ad incolpare della gaffe che la segretaria cittadina della Lega Nord sottolinea e, senza volerlo, enfatizza affermando che l’iniziativa udinese é ininfluente per i destini delle donne iraniane che certamente non ne verranno a conoscenza (forse che fra gli organizzatori qualcuno pensava che dal marzo 2009 Udine sarebbe stata il luogo simbolo d’inizio di una rivoluzione femminile medio orientale?). Segue attacco ai “democratici” che mettono in scena “spettacoli e manifestazioni che riguardino il meno possibile la nostra realtà e la NOSTRA gente”. E infine la stessa segretaria non si nega ad un omaggio al presidente della Provincia, “figura istituzionale, eletta democraticamente, con un curriculum che pochi possono vantare”.
E’ l’otto marzo e l’angelo del focolare diventa angelo per la promozione del presidente. E’ un passo avanti? Non lo so né é questione che mi interessi.
Vorrei invece capire chi é, nell’immaginario della promozionale segretaria,
la nostra gente.
E’ questione, quel ‘nostra’, che intriga la nostra storia fin dal tempo dell’arrivo dei Longobardi, se possiamo riportarla al contrasto fra jus loci e jus sanguinis. Infatti già in tempi lontani si constatò che il criterio di spartizione delle terre era diverso: uno secondo il diritto romano vigente nel luogo e l’altro secondo le leggi che i Longobardi portavano con sé, come le armi che li facevano padroni di decidere. Allora le armi erano di ferro, oggi di vario tipo, anche immateriali, ma per devastare funzionano efficacemente.
E torniamo alla ‘nostra gente’, se stiamo allo jus sanguinis, si tratta di autoctoni, certamente non di razza pura, perché in terra di confine il meticciato ha una sua tradizione oltre ogni scelta, ma insomma autoctoni (friulani? padani? Chissà!), cittadini da più generazioni (non troppe visto che da queste parti l’Italia é arrivata nel 1866, a seguito della cd terza guerra di indipendenza, una sconfitta militare e insieme una vittoria diplomatica).
Già, ma se sono distinguibili per  cittadinanza - e non per dati fisiognomici, anatomici, biologici o simili - la faccenda ancora si complica e lo jus sanguinis va in soffitta.
E non basta: la Costituzione della Repubblica in determinate materie supera la stessa cittadinanza. Abbandona l’autoctono e l’autoctona, abbandona il cittadino e la cittadina e ci parla di individuo. All’art. 32 per esempio afferma: “
La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell‘INDIVIDUO e interesse della collettività ....” . 
A questo punto devo, almeno per me, tentar di rispondere alla domanda

Chi é la ‘nostra gente’?

Abbiamo una legge che in parecchie sue parti neppure il pacchetto sicurezza prevede di abrogare (almeno a livello di Senato, potrà sempre peggiorare alla Camera).
Quella legge afferma che “nei presidi pubblici ed accreditati” é assicurata anche alle cittadine straniere “presenti sul territorio nazionale, non in regola con le norme relative all'ingresso ed al soggiorno”, ”la tutela sociale della gravidanza e della maternità, a parità di trattamento con le cittadine italiane, ai sensi delle leggi 29 luglio 1975, n. 405, e 22 maggio 1978, n.
194, e del decreto del Ministro della sanità 6 marzo 1995”. Così dice il comma a dell’art. 35 del Decreto Legislativo
25 luglio 1998, n. 286, di cui non é prevista cancellazione.
E allora il presidente della provincia, così sensibile ai diritti delle donne negati in Iran, e la segretaria su
a dichiarata interprete, così concentrata sulla ‘nostra’ gente (anche se non ci ha chiarito – o io non l’ho capito- a chi si riferisca quel possessivo) pensano di garantire, facendosi forti della paura indotta nei migranti dalla possibile denuncia della loro presenza, la tutela della maternità a discriminante etnica?
Illuminazione improvvisa: ora so chi é la ‘nostra gente’!
La nostra gente é quel gruppo di persone che può andare ai servizi sanitari senza paura di imbattersi in delatori di una condizione amministrativa penalizzante, non é ‘nostra gente’ chi quella paura non può permettersi di superare. Signora segretaria cittadina della Lega Nord, signor Presidente della Provincia che vuol affidare ai ‘suoi’ guardiacaccia la caccia dei clandestini ai confini austriaco e sloveno (il termine é un po’ rozzo, ma anche il Presidente sembra li chiami così – Messaggero Veneto del 7 marzo) finalmente ho capito!
E così, preso atto che costruire nella nostra gente la paura speculare ‘dell’altro’ costituisce molla del consenso politico per chi sa come quella paura indotta si possa trasformare in sicurezza (della ‘nostra gente’ evidentemente, non di chi nostra gente non é), capisco anche che chi voglia rendere possibile agli stranieri sans papier l’accesso sicuro ai servizi sanitari non può fare esclusivo riferimento alla correttezza deontologica proclamata da medici e infermieri. Non basta per tutelare chi é in una condizione di fragilità (come le donne incinte, per esempio) dalla possibile delazione di chi non intende rispettare il giuramento di Ippocrate.
E’ una questione di cui ho scritto molte volte per ciò che riguarda il medesimo problema nei confronti delle cure dovute ai minori. Ma se ho supposto, e non sono andata oltre perché nessuno mi ha risposto, che il sindaco possa farsi garante per i minori perché non diventino oggettivi delatori dei loro genitori e di se stessi, non so come si possano tutelare le ‘non nostre’ donne che vogliano affrontare responsabilmente la loro maternità.
Mi aspettavo un interesse delle chiese (della gerarchia cattolica in particolare che in altri casi sa trovare tante e anche improprie parole), dal mondo associativo che si dichiara in nome di diritti universali, dalle donne elette nelle istituzioni, dai gruppi di donne variamente operanti sul territorio anche in nome della loro condizione di genere altrove discriminato: é stata un’attesa inutile.
Così come sembra inutile l’attesa di un’amica che, il primo marzo, ha inviato al sindaco del suo comune (Campoformido UD) la lettera aperta che mi ha gentilmente trasmesso e che trascrivo:
Egregio signor Sindaco ,
nei giorni scorsi è stata pubblicata sul Messaggero Veneto una lettera aperta indirizzata al Sindaco di Udine, lettera alla quale sul quotidiano non ha fatto seguito alcuna risposta. Il tema evidenziato nella lettera fa riferimento alla previsione abrogativa del comma 5 dell’art. 35 del decreto legislativo 25 luglio 1998 n. 286 ( T.U. delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), che recita:
“L’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità; salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano.”
 All’abrogazione del comma succitato si oppongono diversi Ordini dei Medici ed è viva in merito la preoccupazione di vari professionisti che si occupano del benessere psico-fisico di cittadini/e. Il richiamo alla deontologia professionale e all’obiezione di coscienza dei vari operatori sanitari non è sufficiente ad indurre dei cittadini extracomunitari, non in regola con il permesso di soggiorno, a rivolgersi ai servizi sanitari per il timore di una possibile denuncia. 
Come riportato nella lettera pubblicata sul Messaggero Veneto, rispetto alla previsione abrogativa dell’articolo citato resta in vigore la parte che prevede:
 
b) la tutela della salute del minore in esecuzione della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176;
 c) le vaccinazioni secondo la normativa e nell’ambito di interventi di campagne di prevenzione collettiva autorizzati dalle regioni.
E’ inoltre di pubblico dominio la dichiarata preoccupazione del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, per la scomparsa di un rilevante numero di minori italiani e stranieri presenti sul territorio nazionale, scomparsa che l’abrogazione succitata non aiuterà certo a chiarire.
Egregio signor Sindaco chiedo a Lei quanto già altri hanno chiesto senza esito al Sindaco di Udine: <<In considerazione del fatto che i minori italiani e non, privi di tutela, godono di una tutela particolare nel Comune in cui si trovano e interrogano la Sua persona, come intende sostenere nel territorio comunale il diritto alla salute di quei minori ai quali i genitori non possono provvedere per impedimenti oggettivi?>>

Un cordiale saluto    
                                                  Anna Maiolatesi     
 
Ricordo che sul problema tutela della salute per gli stranieri sans papier ho scritto, per un totale –finora- di 23 volte, lo scorso anno il 21, 26, 28, 31 ottobre, 3, 6, 11, 14, 19, 21, 24 novembre e l’1, 2 e 16 dicembre. Nel 2009 il 3, 4, 6, 15, 25, 29 gennaio, il 6 e 19 febbraio e l’1 marzo.
Chi volesse ulteriore documentazione dalla mia fonte principale (la Società Italiana di Medicina delle Migrazioni) può fare clic
qui.
 
Collegamenti: Codrignani, cristiane, 194, qui
domenica, 08 marzo 2009
Dopo il saluto
Non so per quale motivo i collegamenti nel sito annunciato non funzionino  più.
Per il momento continuo qui.
Il testo che segue due giorni fa é stato pubblicato nel sito Il dialogo.
Ringrazio moltissimo Lino per la sua risposta al mio saluto.
Sto pensando a come tenerne conto                                                augusta
 
Perché quando ho cominciato a scrivere qualche cosa per l’otto marzo mi si sono imposte alla mente le parole “far memoria” e perché, per un po’, non mi hanno infastidito e se ne stavano tranquille dentro di me, come ovvie? Il sussulto di consapevolezza é arrivato tardi: si fa memoria di qualche cosa che non c’é più, ma che é bene non dimenticare perché, nella cura del ricordo, si colora di una lontana vitalità.
Capire che mi stavo chiedendo cosa ha da dire a me la memoria dell’otto marzo é stata una presa di coscienza triste.
Ricordo anni in cui significava, nel fare il punto di esperienze vissute - quando non di raccontarci nuovi percorsi in spazi finalmente aperti - condividere la gioia di aver trovato parola, per dire –per dirsi- le dimensioni di un’esperienza che usciva da prigioni che il trascorrere di un lungo tempo muto aveva consolidato. E la consapevolezza finalmente collettiva (o ci illudevamo che lo fosse?), si rovesciava nella politica rinnovandola in nome di diritti che non dovevano essere più negati, di dimensioni di vita e dolore che emergevano dalla storia di genere, dall’oscurità imposta che si faceva parola condivisa, strumento di nuove modalità di relazione.
Penso alla liberazione che seguì il rovesciamento dell’immagine della violenza sessuale, finalmente vergogna dei violentatori e non delle violentate. Si ribaltava un modo di vivere, di pensare, di pensarsi, che ci aveva volute custodi delle porte di quella prigione che si chiamava condizione delle donne.
E la solidarietà finalmente passava dalle consolazioni della dimensione privata alla chiarezza di un grande processo di rinnovamento della politica.
Forse il punto più alto di quella solidarietà fu l’elaborazione delle modalità che identificammo per declinare la tutela sociale della maternità. Spostare la maternità dal destino alla libera scelta significò scrollarsi di dosso il peso terribile e soporifero di chi di quel destino ci voleva suddite incoscienti, mettere in discussione il mondo del lavoro e il sistema sanitario, renderli disponibili a confrontarsi anche con altre esigenze, sempre sottaciute e chiuse nella dimensione del privato.
Oggi – nel gelo di una crisi distruttrice di ogni sicurezza- la tutela sociale della maternità, che volevamo uguale offerta a una condizione di genere, si colora di discriminanti etniche, che una mancata presa di coscienza non vuole chiamare apertamente razziste.
Il pacchetto sicurezza, come uscito dal dibattito in senato, offre ai medici (e nel sistema sanitario non ci sono solo medici) l’opportunità di segnalare agli organi di polizia le immigrate (e ovviamente gli immigrati) prive di permesso di soggiorno.
Sono prive perché entrate senza seguire le norme previste per i processi migratori? prive perché richiedenti asilo? prive perché rimaste senza lavoro? Non c’é distinzione: l’offerta delatoria é onnicomprensiva.
E poiché la vita continua, oltre i timbri su un qualsivoglia modulo, le donne, anche le donne migranti, continueranno a voler decidere della propria maternità, a lavorare per vivere e a dover rendere compatibili maternità e lavoro, a trovarsi di fronte al problema dell’interruzione di gravidanza, a voler curare e prevenire malattie devastanti. La paura della delazione toglierà loro la speranza del futuro, si negheranno a quei servizi che pure erano stati aperti anche a chi tessera sanitaria non ha e la necessità di nascondersi si farà più forte di ogni altra ricerca di sicurezza.
In questo otto marzo dovremo dirci che tutto ciò che abbiamo chiamato ‘tutela sociale della maternità ci appartiene per privilegio di razza. Lo faremo senza vergognarcene?
Mi resta ancora la libertà di dare un nome alla cosa, ma non mi basta.
Però, nella pesante constatazione della mia memoria offesa, una giovane donna ha aperto uno spiraglio di speranza. L’ho conosciuta durante un esame sanitario e si é dimostrata piacevolmente professionale anche nella capacità di attuare una relazione fatta di attenzione e comunicazione attenta e paziente. Gliel’ho detto e le ho lasciato il mio indirizzo.
Mi ha scritto che la vicenda Englaro “ha toccato tutti profondamente. Non ho mai manifestato in vita mia ma sono rimasta dispiaciuta per tutti gli attacchi che ha subito il padre di Eluana e per questo dopo il lavoro sono andata davanti alla Quiete a tenere lo striscione ‘Udine vicina a papà Beppino’ insieme ad altre persone, in silenzio”.
Un indizio di solidarietà riscoperta che mi piacerebbe si facesse condivisa oltre l’emergenza di un caso.
E a quella giovane donna dedico questo mio otto marzo che non vuole essere solo memoria.

 
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categoria:donne, stranieri in italia
domenica, 01 marzo 2009
Sono cretina autocertificata_2

o considerarmi solo consapevolmente poco furba é pietà verso me stessa?

Del caso Englaro ho parlato assai poco, solo in febbraio (8, 10 e 13), e soprattutto per riportare notizie e documenti che hanno poca circolazione.
Non su questo blog, ma per altra via, ho ricevuto un testo firmato Valentino Salvoldi (manca la citazione della fonte) che potete leggere in data 13 febbraio (spazio commenti) nel mio sito  web ancora provvisorio <diarie altro.altervista.org>. Quel testo esprimeva le opinioni diffuse anche fra molti di coloro che (con acqua e candele) si portavano fuori della clinica che ha ospitato gli ultimi giorni di Eluana Englaro
 Tutto ciò apparterebbe all’espressione delle libere opinioni se nell’articolo inviatomi (e non solo in quello) non vi fossero state espressioni infamanti nei confronti del signor Englaro, aggiuntive all’accusa di assassinio.
Avevo letto che il signor Englaro si trovava a Lecco perché impegnato in tribunale a difendersi dalla accusa di un avvocato pordenonese che lo voleva privare della tutela sulla figlia.
Poiché la notizia era piccolissima e imprecisa non ne ho scritto, ma ieri (28 febbraio) ho letto e

ricopio dal Messaggero Veneto pag. 3

Lecco. L’avvocato pordenonese Vitto Claut é stato condannato dal tribunale di Lecco al pagamento delle spese legali a Beppino Englaro, il papà di Eluana, e al curatore, l’avvocato Franca Alessio, nell’ambito della causa che lo stesso Claut aveva intentato nei confronti di Englaro chiedendo la sua revoca come tutore della figlia.
Il 10 febbraio i giudici di Lecco avevano dichiarato non luogo a procedere perché cessata la materia del contendere, in quanto Eluana si era spenta a Udine il giorno prima, cancellando così la richiesta di revoca del tutore, ma riservandosi in merito al pagamento delle spese legali e ai danni chiesti per lite temeraria.
Quindi la magistratura lecchese ha deciso che l’avvocato dovrà pagare 1.500 euro a Beppino Englaro e 1.500 al curatore in quanto non era legittimato a proporre il ricorso.

Sempre dalla stessa fonte riporto le parole del parroco di Paluzza, il paese dove é stata sepolta Eluana: ”Englaro ha sbagliato, gliel’ho sempre detto, lui sa che ho una visione opposta alla sua, ma tra noi c’é rispetto ed è per questo che continua il dialogo. Usare parole come ‘assassino’ o ‘omicida’ e apostrofare una persona a questo modo non é da cristiani”.
Lo stesso articolo cita la posizione del cardinale Barragan, presidente del pontificio Consiglio per gli operatori sanitari che, certamente diffuse ben oltre quelle del parroco di Paluzza, mi permetto di collocare nella categoria ‘non cristiane’.

Un confronto, nel quadro del mio autocertificato cretinismo.
Del caso Englaro ho parlato tre volte e mai espresso,  perché non c’é, la mia condivisione per coloro che hanno contribuito a farne un caso-sgabello della propria ricerca di pseudo politico consenso.
Ma c’é un altro caso di cui i sullodati non pagheranno il prezzo, ma altri sì, resi invisibili dal conclamato cinismo di persone che, altrove, si costruiscono immagine, e di associazioni asservite al rapporto con un sistema pubblico da cui ricavano pur esse immagine, ruoli e, forse, qualche soldino.
Rimpiango i tempi lontani in cui il sindaco di Napoli basava il voto di scambio sulla consegna delle scarpe in due rate: il cinismo rozzo mi disgusta meno di quello furbo.
Ne ho scritto, per un totale –finora- di 22 volte) lo scorso anno il 21, 26, 28, 31 ottobre, 3, 6, 11, 14, 19, 21, 24 novembre e l’1, 2 e 16 dicembre. Nel 2009 il 3, 4, 6, 15, 25, 29 gennaio, il 6 e 19 febbraio.
Il 19 febbraio ho riportato la lettera aperta al sindaco che é stata pubblicata uno o due giorni dopo dal Messaggero Veneto.
Gli chiedevamo (e glielo avevamo chiesto anche di persona: uso il plurale perché un’amica aveva firmato la lettera con me) di risolvere il dilemma crudele cui vengono obbligati (oggi dalla paura, domani forse dalla legge) i genitori extracomunitari privi di permesso di soggiorno: assicurare ai figli cure loro dovute (vaccinazioni ad esempio) nei luoghi a ciò deputati dal sistema sanitario o negargliele per non essere rinviati al peggio a seguito della denuncia di delatori che –la storia italiana insegna- si trovano ovunque?
Ne ho parlato con singoli, ricevendo qualche consenso e qualche espressione agghiacciante (“se sono senza permesso di soggiorno...”, “il problema va risolto all’ingresso non accogliendoli...” e assicuro, per mia testimonianza, che si tratta di persone acculturate che, nella loro professione, si guardano bene dall’assumere atteggiamenti sommari e dall’abbandonarsi alle emozioni come fonti di decisione), ne ho dato comunicazione ad associazioni che, magari nate con una propria dignità, ormai si fondano sul consenso della più sordida abiezione politica, cui affidano –al meglio- la propria indifferenza o – al peggio- il proprio atteggiamento benefico a senso unico (stile noi doniamo ma non ci mettiamo in relazione di reciprocità).
Alcune associazioni e alcuni partiti si riservano lo spazio –catartico ma che non le impegna sul piano propositivo - della piazza che protesta, imputando lo sfascio al governo nazionale o alle varie forme di governo locale e contando evidentemente sul consenso a poco prezzo che sperano di ricavare dagli strilli che non li obbligano a farsi tutori delle opportunità positive ancora esistenti ma poco garantite. Peccato per gli urlatori che faccia freddo, ma qualcuno dispone anche degli spazi per esercitarsi in luoghi chiusi e protetti!
Comunque sul quotidiano locale non c’é stato finora alcun riscontro (se ci sarà ne darò notizia), né ho avuto alcuna risposta da consiglieri comunali e assessori cui mi sono rivolta, fossero di maggioranza o di opposizione o vagolanti nel limbo della ricerca di una propria identità di posizione.
Un lettore mi ha scritto essere buona cosa che il Messaggero abbia pubblicato la lettera al sindaco. Rinvio: non do per scontata la normalità assoluta della censura preventiva, quindi non é questo il problema che mi assilla anche perché – se si vuole – il tam tam mediatico può funzionare.
E’ l’ultimo, piccolo spazio di libertà? Una ragione in più per non buttarlo.
postato da: AUG alle ore 14:36 | permalink | commenti (1)
categoria:bambini, stranieri in italia, diari di augusta