Questo diario elettronico ha una storia che ne giustifica le scelte. E’ iniziato durante un mio soggiorno a Bethlehem fra il 2003 e il 2004: allora si chiamava Betlemme.splinder.com ed è ancora reperibile, anche come link alla voce “vecchio diario”. Con l’aiuto tecnico di amici gentili è diventato un po’ più sofisticato e ha preso il nome di diari e altro. Anche in questa nuova edizione contiene un mio diario da Bethlehem (aprile – giugno 2005). Nei miei racconti ho cercato di impormi un orizzonte di osservazione che coincidesse "con un cerchio immaginario da tracciare intorno ai miei piedi". Mi spostavo infatti in un territorio ristretto e, per quanto il “muro”, insieme ad altri ostacoli, consentiva ho voluto raccontare quanto vedevo, senza pretese di andare oltre. Ma ogni volta, tornata a casa, mi sono resa conto che quanto i media più diffusi riferiscono della situazione palestinese è spesso falsificato da pregiudizi, quando non da ignoranza dei fatti. E così ho voluto continuare a proporre le riflessioni che l’osservazione di una realtà di profonda sofferenza, in un territorio importante per la pace nel mondo, mi suggeriva. Non so se sia una testimonianza significativa … ma almeno a me serve a dar ordine a pensieri che la realtà rende sempre più tormentosi. Durante una mia visita al museo di Israele a Jerusalem mi ha colpito l’ombra proiettata da una statua dello scultore Bourdelle che mi è sembrata rappresentare una situazione dove l’oppressione, la violenza e la paura si sperimentano ogni giorno. La riporto, sperando –se mai continuerò con questo diario- di poterla un giorno considerare non più significativa. .

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Blogger: AUG
Nome: Augusta

Chi sono e cosa faccio

Sono anziana, pensionata, curiosa: mi piace conoscere il mondo e il Medio Oriente mi affascina. Ho soddisfatto il mio desiderio quando ho avuto l’opportunità di collaborare con l´International Center di Bethlehem (organizzazione che spesso indicherò con la sigla ICB) insegnando italiano. Chi volesse conoscere l’ICB può andare al sito Annadwa.org e chi volesse servirsi dei servizi si informazione che l’ICB offre può andare a Bethlehemmedia.net


Contatore

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venerdì, 31 agosto 2007

Ho ricevuto la lettera che riporto di seguito e che pubblico perché mi offre l’occasione di fornire una definizione utile e di precisare alcuni concetti che ritengo particolarmente importanti.
Il testo ricevuto consente una corretta identificazione del mittente.
Io ne ho tolto il nome perché non gli ho chiesto il consenso alla pubblicazione .
_____________.

 

Sulla razza, temo che in molti siate sviati da alcuni genetisti "politicamente corretti".

 

Le razze umane esistono, non c'e' niente di male in questo, perché "razza" e' solo il termine iniziale della tassonomia zoologica. 'Salendo', da razza si passa a "varieta'", "specie", "genere" etc.. E noi siamo animali.

 

In tassonomia, le razze furono definite su base morfologica, perche' allora la genetica era sconosciuta.

I genetisti politicamente corretti sostengono** che fra un boscimano ed uno svedese la differenza genetica e' quasi zero, ma sfondano una porta aperta. E' ovvio che e' quasi zero, COME FRA TUTTE LE RAZZE ANIMALI DELLA STESSA SPECIE .

Altra cosa sarebbero il razzismo e la superiorita' razziale nel senso di presunte diverse dignita'. (resta il fatto che -in media- un pigmeo ha meno possibilita' di uno svedese di saltar fuori da un recinto alto; e negarlo sarebbe stupido)

__

(**) accademicamente, le cose sono piu' complesse. Questi genetisti vorrebbero mettere da parte i tassonomisti, ma in zoologia il risultato sarebbe l'abolizione tout cour di tutte le razze; concetto utile perche' serve a farsi un'idea tecnica su alcune situazioni
___________________________________________________________________________

Rispondo evidentemente a titolo personale, perché a titolo personale ho scritto.

Non so che genere di aggregazione formino i “molti sviati”; per quanto mi riguarda se mi riferisco a fonti precise le cito e se sono “sviata”  significa che ho accettato lo “sviamento” per mia responsabilità.

Ma non è questo il caso.
Non mi sarei mai permessa di trattare la questione in termini di definizione attinente la genetica (pur con nelle forme semplificate che si possono trovare in tutti i buoni dizionari della lingua italiana) perché è disciplina che non conosco, né apparteneva alla genetica il contesto in cui ne ho scritto.
Riprendo dal mio ultimo, precedente diario (datato 28 agosto) in cui, segnalando la mia presa di distanza da alcuni contenuti di un “manifesto” che dovrebbe essere fondativo del futuro PD, scrivevo che quel documento”
nomina la razza fra una serie di fattori che potrebbero limitare la possibilità di relazioni
”.
E’ chiaro che in quel contesto non si faceva riferimento alla genetica o ad altro approccio rigorosamente scientifico, che per sé richiede  definizioni univoche, una delle quali il gentile interlocutore ha comunicato, ma il termine era usato in forma generica, data evidentemente per scontata nel suo significato e, soprattutto, aveva –a mio parere- una pericolosa potenzialità evocativa.
Tanto per chiarirmi con un esempio.
Nel vangelo Gesù dice ad alcuni suoi interlocutori “razza di vipere!”.
Penso che nessuno immagini che, per un tragico evento miracoloso, costoro fossero trasformati in serpi striscianti e velenose da cui prendere le distanze, né che le distinzioni scientifiche permettano un giudizio morale sulle vipere, “cattive” perché dotate di veleno.

La polisemia non consente le certezze dell'univocità.
Purtroppo, sempre più spesso nei nostri mezzi di comunicazione, siano essi cartacei, uditivi e visivi, la parola “razza” si associa a valutazioni negative o almeno è idonea a suscitare il sospetto di una negatività, o di una situazione d’inferiorità e viene collegata a caratteristiche culturali, reali o supposte.
Non è un fatto nuovo. Gli esempi non mancano.

Un dialogo da Lilith e il paradiso terrestre di Salvator Gotta:

“Ma perché?

-La razza!

Egli tacque, colpito da quella parola pensata tante volte: la razza. C’era dunque qualcosa nel loro sangue che li divideva?

- Sapessi quanto ho temuto che in te si svegliasse la tua! Tanto, da sentirmi … Come mi senti già .. come mi sentirai sempre di più … un’estranea, una che parla un linguaggio per te incomprensibile”.

E ancora in un testo in cui il riferimento alla razza segnalata come diversa è tanto evidente da farsi ovvio: ”Afnil portava in sé l’atona umiltà della schiava e la stolida burbanza dei beduini; di questa doppia natura, ch’ella non era riuscita a fondere in un impasto tollerabile, ti offriva ora l’uno, ora l’altro aspetto, secondo l’umore del momento”   (Tedesco Zammarano. Romanzo d’Africa).
Purtroppo romanzacci antisemiti e idiozie atte a formare i bravi colonialisti degli anni ’30, pur usando termini privi di valore scientifico, di logica e di buon gusto, hanno influenzato la comunicazione e la visione della realtà.
Avrei potuto trarre citazioni dal linguaggio che troviamo oggi nella stampa o nelle soap opera, ma questo mi avrebbe posto la necessità di una schedatura di testi cui non ho voglia di provvedere, e poi mi premeva segnalare un déja vu perché ciò che è accaduto può ripetersi e penso sarebbe bene evitarlo.
Stiamo tornando a derive simili a quelle citate? Io temo di sì e per questo mi preoccupo di precisare.

augusta

Pagina diario scritta da: AUG a 18:43 | link | commenti | | Torna su
varie, guerra conflitti e violenze, diari di augusta

mercoledì, 06 giugno 2007

Mafalda in giugno nel suo calendario 2007:    CHE STRESS!”

Mafalda in piedi su uno sgabello in atteggiamento dominante. Vicino a lei un amichetto:                “Lancio un appello per il disarmo mondiale!”
L’amichetto alza gli occhi dall’album che sta leggendo: 
Un simile appello lo fanno continuamente grandi personalità. E chi gli dà retta?”
Mafalda: “Nessuno”  ...........
Ma tanto, non costa niente … e quelle personalità e io facciamo un   figurone”.



Boicottaggio a Fioroni

Nel precedente diario avevo pubblicato la mia lettera al ministro Fioroni & C. Non mi aspettavo risposta ma… non si sa mai.
Comunque io scrivo queste lettere aperte per avere un pretesto per diffonderle, sia pur con risultati penosi.
Finora, con la solidarietà di un’amica, un articoletto su Il Manifesto.
Questo però me l’aspettavo, non mi aspettavo invece da parte di “normali” cittadini (e la cosa mi ha reso molto triste) l’indifferenza o peggio il disprezzo dei diritti individuali di soggetti a debole contrattualità  quali i giovani sono.
Silenzio della scuola, sindacati compresi (perché non li hanno avvisati in classe e per tempo? Penso al diavolo a quattro che avrei fatto se ancora lavorassi…), silenzio delle organizzazioni religiose e delle chiese e (quella cattolica ormai assuefatta a una supernutrizione di privilegi e quelle non cattoliche che hanno fatto omai proprie condanne generiche e non sanno o non vogliono farsi operative nel concreto), le organizzazioni laiche hanno scritto un “bel” documento – inefficace proclama di principi.
Mi domando se siano tutti concordi nel progetto di allevamento di cloni berluschini.

NOTA per rimediare a una ingiusta valutazione:
Sono stata appena avvisata (9 giugno) che
1. Riforma, il settimanale delle chiese valdesi e metodiste nell'ultimo numero (23), contiene due articoli sulla questione dei crediti per l'insegnamento della religione cattolica. Se avrò modo di leggerli ne darò notizia più ampia;
2: che la CGIL scuola a livello nazionale (e sul sito collegato) si é data da fare per la questione dei crediti. Perché l'opimione pubblica non ne é informata?
E gli insegnanti (che se iscritti alla CGIL dovrebbero saperlo) che fanno?


Se noi ci limitiamo a calpestare i diritti costituzionali dei giovani in forma incruenta (infortuni sul lavoro a prescindere), c’è chi fa di peggio

La BBC ha pubblicato un interessante articolo su Guantanamo che non faccio in tempo a tradurre.  (si trova
http://news.bbc.co.uk/2/hi/americas/6720315.stm)
Tra gli altri normali orrori si legge di un ventenne, comparso davanti al tribunale dopo 5 anni di prigionia. Lascio alla inevitabile sottrazione i commenti
augusta

Pagina diario scritta da: AUG a 16:28 | link | commenti (1) | | Torna su
varie, diari di augusta

domenica, 15 aprile 2007

Venerdì scorso ho pubblicato il testo della didascalia che si trova allo Yad Vashem vicino alla fotografia di Pio XII.
L’avevo ricopiata e tradotta due anni fa e già allora pubblicata sul mio blog.
Un lettore mi ha scritto (del che lo ringrazio: ritengo i colloqui nei blog un elemento importante di comunicazione fra persone) e ne riporto le parole
:


la vittima del revisionismo storico è proprio Pacelli, le "voci" infondate su di lui cominciarono a girare nel 1950: la Chiesa contribuì a salvare almeno 700mila Ebrei.
da me ho linkato qualche docs utile a capire ...
se solo ci fosse volontà in tal senso
!

Ha correttamente unito anche le indicazioni per visitare il suo sito e contattarlo.

L’intento del mio intervento non era quello di trattare della politica di Pio XII, ma voleva solo definire i termini di una questione trattata, a mio parere, in modo indecente. Infatti stimabili e apprezzati quotidiani italiani hanno riferito le critiche del nunzio apostolico (mons. Franco) a quella didascalia senza farla conoscere, se non con qualche brandello a supporto delle critiche di monsignore. Se questo è giornalismo!
Ricordo al mio interlocutore l’indirizzo dell Yad Vaschem cui potrà utilmente rivolgersi.
Yad Vashem The Martyrs' and Heroes' Remembrance Authority P.O.B. 3477
Jerusalem 91034 Israel

Se poi vorrà servirsi dell’indirizzo che trascrivo http://www1.yadvashem.org/about_yad/what_
new/temp_about_yad/temp_index_contact_us.html
troverà una serie di indirizzi specifici per rivolgersi alle diverse sezioni del museo stesso.


Non era assolutamente mia intenzione intervenire nel merito della politica di Pio XII (ci voleva ben altro). Ma desidero ricordare due fatti: (riportando come premessa la frase conclusiva della contestata didascalia): “Il suo silenzio (n.d.r. di Pio12mo) e la mancanza di indirizzi obbligarono gli uomini di chiesa in Europa a decidere autonomamente la propria reazione”:.


PIO XII fu eletto papa il 2 marzo del 1939; il 17 novembre1938 era stato pubblicato il Regio Decreto- Legge n.1728 Provvedimenti per la difesa della  razza italiana.  
Non mi constano ufficiali e autorevoli interventi della gerarchia cattolica in  proposito, se non per  la violazione  nei confronti delle norme del concordato del  1929.

Infatti l’art.1 del provvedimento del 1938  recitava: “Il matrimonio del cittadino  italiano di  razza  ariana  con persona appartenente ad altra razza è proibito.  Il matrimonio celebrato in  contrasto  con tale divieto è nullo”.
Quell’articolo sottraeva alla chiesa italiana il privilegio, concessole dal  Concordato  (e connesso al  riconoscimento degli effetti civili del  matrimonio cattolico che appunto al 1929 risaliva) di  concedere, a sua discrezione, deroghe per i matrimoni misti che si  apprestava a  celebrare.

 

Il testo del documento conciliare Nostra aetate – che teoricamente chiude con 
l’antigiudaismo- fu approvato con non poca difficoltà nell’ottobre del 1965

Purtroppo oggi l’Europa (Italia compresa) si è aperta anche ad altre forme di razzismo.
Che ci sia una responsabilità nella mancata elaborazione delle diverse complicità che facilitarono la consumazione dell’orrore della Shoà?
augusta

 

Pagina diario scritta da: AUG a 08:36 | link | commenti | | Torna su
varie, segnalazioni da altri blog, diari di augusta

venerdì, 13 aprile 2007

Titolo di Repubblica del 12 aprile
Protesta del nunzio apostolico in Israele contro biasimo verso Pio XII sulla Shoah

          
Dice il nunzio:
”Mi fa male andare allo Yad Vashem e vedere Pio XII così presentato e questo ho fatto presente nella lettera - ha detto ancora monsignor Franco - Certamente il Papa non può essere messo in mezzo a uomini che dovrebbero vergognarsi per quanto compiuto contro gli ebrei. Pio XII non dovrebbe vergognarsi per tutto quello che ha fatto per la salvezza degli ebrei, messo in risalto da fonti storiche".

Ho scritto in questo blog di quella “critica”, rilevabile al di sotto della fotografia di quel papa, il  
28 giugno 2005
  e il  10 giugno 2006: i testi sono ancora a disposizione.
Per comodità di chi non avesse voglia di andare alla ricerca dei diari citati riporto la scritta che ha turbato l’ambasciatore vaticano e che ho copiato dalla versione inglese e tradotto
.


La reazione di Pio XII sullo sterminio degli ebrei durante l’olocausto é soggetta a dibattito.
Nel 1933, quando era Segretario di stato vaticano, fu attivo nell’ottenere un concordato con il regime tedesco che preservasse i diritti della chiesa in Germania, anche se ciò significava il riconoscimento del regime nazista.
Quando fu eletto papa (1939) nascose un’enciclica contro il razzismo e l’antisemitismo preparata dal suo predecessore.
Anche se i rapporti sullo sterminio degli ebrei avevano raggiunto il Vaticano, il papa non protestò né verbalmente né con scritti.
Nel dicembre 1942 evitò di firmare una dichiarazione degli Alleati che condannava lo sterminio degli ebrei.
Quando gli ebrei furono deportati da Roma ad
Auschwitz il papa non intervenne.
Il papa mantenne la sua posizione neutrale durante la guerra, con l’eccezione degli appelli ai governi di Ungheria e Slovacchia ormai alla fine.
Il suo silenzio e la mancanza di indirizzi obbligarono gli uomini di chiesa in Europa a decidere autonomamente la propria reazione”.

Pagina diario scritta da: AUG a 08:40 | link | commenti (1) | | Torna su
varie, rassegnastampa, diari di augusta

martedì, 10 aprile 2007

Non è mia abitudine riportare appelli di questo tipo ma, dato che di DICO mi sono occupata(15 marzo e 15 febbraio)  e vista l’indifferenza con cui sono state accolte . salvo che da Diario-  tutte le mie segnalazioni sulla beffa giocata dall’Unicoop di Firenze (insieme ai francescani di Betlemme) relativa all’asilo situato nel compound delle scuole francescane,  millantato per bambini e bambine e reso disponibile solo ai maschi, questa volta me lo consento       
Le notizia sull’asilo francescano di Betlemme  si trovano il 16 gennaio.2007, il 14 agosto e 9 settembre 2005.                                                                       augusta


                               OTTO PER MILLE AI VALDESI:
CATTOLICI E LAICI UNITI CONTRO LE INGERENZE DELLA CEI

33831. ROMA-ADISTA. Un'iniziativa "per rispondere alla ‘crociata' clericale della Conferenza episcopale italiana, e alla acquiescenza di gran parte del parlamento ad essa". La rivista MicroMega, subito dopo la diffusione della Nota della Cei, lancia due appelli affinché "tutti i cittadini democratici" devolvano "l'otto per mille alla ‘Unione delle chiese metodiste e valdesi' che le libertà e i diritti civili degli individui ha sempre rispettato e anzi promosso, e che si è impegnata ad utilizzare i proventi dell'otto per mille esclusivamente in opere di beneficenza e non a scopo di culto o di sostegno per i ministri e le opere della propria confessione religiosa". Il primo appello è firmato da "atei, agnostici e comunque non credenti", il secondo da personalità cattoliche, tra cui una decina di preti. Di seguito i testi integrali con i rispettivi sottoscrittori. È possibile firmare l'appello sul sito www.micromega.net.

Di fronte all'offensiva clericale volta a limitare irrinunciabili libertà e diritti civili degli individui (che andrebbero invece decisamente ampliati), e alla subalternità e passività dello Stato nelle sue istituzioni parlamentari e governative, noi cittadini, benché non credenti in alcuna religione, in occasione della dichiarazione dei redditi invitiamo tutti i cittadini democratici a devolvere l'otto per mille alla "Unione delle chiese metodiste e valdesi" che le libertà e i diritti civili degli individui ha sempre rispettato e anzi promosso, e che si è impegnata ad utilizzare i proventi dell'otto per mille esclusivamente in opere di beneficenza e non a scopo di culto o di sostegno per i ministri e le opere della propria confessione religiosa.
Paolo Flores d'Arcais, Umberto Eco, Margherita Hack, Vasco Rossi, Giorgio Bocca, Simone Cristicchi, Andrea Camilleri, Dario Fo, Michele Santoro, Oliviero Toscani, Franca Rame, Ferzan Ozpetek, Lidia Ravera, Umberto Galimberti, Lella Costa, Luciano Canfora, Bernardo Bertolucci, Mario Monicelli, Eugenio Lecaldano, Gennaro Sasso

Noi cittadini cattolici, che tentiamo di testimoniare nella vita sociale ed ecclesiale una fedeltà la più coerente possibile al Vangelo e quindi critici e scandalizzati nei confronti di una politica dei vertici ecclesiastici sempre più tesa a usare il potere che deriva dal danaro, dalle clientele, dalle influenze politiche, dal dominio sulle coscienze per condizionare la politica degli stati e in particolare di quello italiano, riteniamo legittimo e forse doveroso negare a questo potere ecclesiastico il sostegno dell'8 per mille Irpef. Invitiamo tutti i cittadini italiani i quali, nonostante le intrinseche contraddizioni rispetto al principio di laicità, desiderassero comunque devolvere l'otto per mille a una espressione religiosa, a fare la scelta della "Unione delle chiese metodiste e valdesi" che le libertà e i diritti civili degli individui ha sempre rispettato e anzi promosso, e che si è impegnata ad utilizzare i proventi dell'otto per mille esclusivamente in opere sociali e non a scopo di culto o di sostegno per i ministri e le opere della propria confessione religiosa.
don Enzo Mazzi, Giovanni Franzoni, don Vitaliano Della Sala, don Raffaele Garofalo, don Gianni Alessandria, don Roberto Fiorini, don Franco Barbero, Francesco Zanchini, don Bruno Ambrosini, don Aldo Antonelli, Domenico Jervolino

Da ADISTA  N. 27.  7 aprile 2007

 

 

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varie, rassegnastampa, diari di augusta

venerdì, 10 novembre 2006

Ho tradotto immediatamente l’articolo da Haaretz.
Mi impegno a correggere la forma della mia traduzione, se riuscirò a migliorarla, ma credo sia importante diffondere subito  questa notizia.
Secondo la presentazione che ne fa Internazionale Haaretz è il
“primo giornale pubblicato in ebraico sotto il mandato britannico, nel 1919, è il quotidiano di riferimento per i politici e gli intellettuali israeliani. Ha da sempre posizioni coraggiose sulla pace e i rapporti con i palestinesi.

 

Haaretz, venerdì 10 Novembre 2006  Cheshvan 19. 5767. 
Ultimo aggiornamento alle 8:16  (http://www.haaretz.com/hasen/spages/786191.html)
La polizia alza l’allarme al più alto livello possibile per la manifestazione del “gay pride”  
Yuval Yoaz e Jonathan Lis,               Corrispondenti di Haaretz

Venerdì (n.d.t.: oggi 10 novembre)la polizia ha portato lo stato di allarme al suo livello più alto in seguito alle crescenti minacce terroristiche ovunque nel paese e all’alta tensione a Gerusalemme prima della manifestazione dell’orgoglio gay prevista per le undici del mattino.
Giovedì la polizia aveva approvato la proposta di Open House* di Gerusalemme di sostituire il corteo del “gay pride” con una manifestazione nello stadio dell’università ebrea di Givat Ram. Gli organizzatori del corteo avevano proposto un luogo alternativo nella capitale in seguito all’alto livello di allarme dichiarato dopo il bombardamento che a Gaza aveva ucciso 19 Palestinesi.
La polizia schiererà 3.000 poliziotti per garantire la sicurezza della manifestazione anziché i 12.000 precedentemente previsti.
Venerdì mattina la radio dell’esercito ha informato che le forze di polizia rimanenti saranno schierate ovunque nel paese per prevenire possibili attacchi terroristici.
I leader degli ultra-ortodossi si erano accordati per una proposta di compromesso a seguito di un incontro tenuto giovedì fra il comandante della polizia di Gerusalemme Ilan Franco e una delegazione di capi ultra ortodossi capeggiati dal rabbino
Yitzhak Tuvia Weiss.
I capi degli ultra ortodossi avevano chiesto chiarimenti circa i criteri della manifestazione e richiesto a Franco assicurazioni perché l’evento si tenesse in un’area chiusa e definita dove i partecipanti non avrebbero esibito alcun simbolo di orgoglio gay fuori dell’area dell’evento.
Inoltre la delegazione aveva chiesto che fossero rilasciati tutti gli oppositori della parata che erano stati arrestati nei giorni precedenti.
Secondo i portavoce della comunità degli ultra ortodossi, le parti avevano raggiunto un accordo su tutti gli argomenti fatta accezione per il rilascio di coloro che avevano protestato e per la cancellazione delle accuse contro di loro. Le fonti dicevano che gli accordi non erano stati ancora conclusi.
La delegazione aveva tenuto i contatti dal principio alla fine con il rabbino Ovadia Yosef, guida spirituale dello Shas (n.d.t.: partito religioso ultraortodosso sefardita) e con il rabbino Yosef Shalom Eliashiv, guida della comunità ultra ortodossa lituana per raggiungere, con l’appoggio di entrambi, un compromesso su tali punti.
In seguito a questo compromesso, giovedì l’Alta corte di Giustizia rigettate le petizioni che chiedevano la cancellazione del corteo, autorizzava la manifestazione..
I rappresentanti di Open House avevano promesso alla corte che non avrebbero tenuto alcuna forma di corteo. Giovedì pomeriggio le guide degli ultra ortodossi avevano cominciato a distribuire ovunque volantini che chiedevano la fine delle manifestazioni contro la marcia.
Tuttavia la polizia avvisa che ci saranno proteste e attentati per interrompere la manifestazione.
Gli estremisti di destra, condotti da Baruch Marzel, stanno organizzando la protesta contro la manifestazione. Inoltre alcuni ultra ortodossi ebrei, che non sono seguaci dei rabbini che si sono impegnati nel compromesso protesteranno comunque.
L’organizzazione “Open House” suggeriva di tenere la manifestazione in risposta al rifiuto della polizia  a che il corteo attraversasse le strade della capitale.
Eran Ettinger, rappresentante dell’Ufficio della procura di stato, riferiva ai giudici che durante un’udienza dell’Alta Corte di Giustizia il procuratore di stato (che era stato ascoltato dalla polizia a proposito dell’innalzamento dello stato di allarme) aveva detto che i militanti avrebbero tentato di organizzare attacchi in Israele.
Diceva che la procura non avrebbe preso una decisione in proposito prima di una consultazione congiunta con le forze di sicurezza giovedì mattina.
Contemporaneamente il Vaticano diceva che avrebbe chiesto al suo inviato in Israele (n.d.t.: il Nunzio Apostolico?) di rappresentare il suo disappunto a proposito della decisione di consentire la realizzazione del corteo.
Il Vaticano diceva: ”La Santa Sede ha ripetuto in molte occasioni che il diritto alla libertà di espressione è soggetto a giusti limiti, in particolare quando l’esercizio di questo diritto potrebbe offendere i sentimenti religiosi dei credenti.
E’ chiaro che il corteo gay, per cui era stabilito che sarebbe avvenuto a Gerusalemme, risulterà offensivo per  Ebrei, Cristiani i Mussulmani, dato il carattere sacro della città di Gerusalemme.”


*
Jerusalem Open House (IOH) è una organizzazione popolare formata da lesbiche, gay, bisessuali e transessuali cha si identifica nella causa della tolleranza.

 

Il parlamentare, rappresentante del partito Meretz  si è congratulato con gli organizzatori della manifestazione cui hanno partecipato, secondo la polizia, 2.000 persone (10.000 per gli organizzatori)

Circa 30 manifestanti, che cercavano di organizzare spontaneamente un corteo sono stati arrestati e sono stati fermati anche cinque religiosi trovati con bastoni, coltelli e pistole
Più tardi circa 250 studenti scuole religiose hanno sfilato per protestare contro la manifestazione del gay pride.
.

Avrei molte cose da scrivere su questa vicenda che parla da sé
Nei campi di sterminio l’essere condannati accomunava ebrei e gay. Solo il colore del triangolo li distingueva. E’ una constatazione che mi turba moltissimo.
Mi limito ancora ad osservare che sul rifiuto dell’omosessualità il papa si ritiene (o realmente è?) in accordo generalizzato con ebrei e mussulmani, che non smentiscono (sono consenzienti?).
Dire qualche cosa di forte, non ambiguo e soprattutto efficace insieme sulla pace sembra evidentemente al pontefice, agli ultra ortodossi e –temo- ai mussulmani (e a molti schiavi del pregiudizio) meno importante o addirittura non praticabile.
Che squallore!.

augusta

 

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varie, rassegnastampa

domenica, 05 novembre 2006

Mafalda dal suo calendario guarda perplessa un mappamondo, e ci introduce a novembre dicendogli: 

                    SE tu avessi un fegato … che epatite, eh?”

___________________________________________________________

 

Ho scritto già due volte della vicenda della bimba bielorussa chiamata Maria: il 27 settembre ho riportato la cronistoria della sua vicenda e il 16 ottobre ho trascritto gli articoli della Convenzione di New York sui diritti dei minori che, e non mi stancherò mai di ripeterlo, per lo stato italiano è legge (n.176/1991).
Ho sempre sottolineato l’ignoranza dei giornalisti  che usano i termini adozione e affido a sproposito, senza conoscerne il significato e offrendo quindi un pesante contributo alla diffusa ignoranza in materia..

Uno di loro ha comunque passato il segno telefonando alla piccola in Bielorussia, in un momento in cui in casa sembra non ci fosse alcun adulto a proteggerla.
Ho trovato consonanza alla mia indignazione in uno scritto della senatrice Lidia Menapace, che si può leggere integralmente  nel sito
www.ildialogo.org  (di cui spesso mi servo) in data  2 novembre.
Ne riporto una citazione
: “telefonare a una bambina di 10 anni cercando di farle dire che cosa pensa del suo destino è ignobile. la privatezza di un bambino è ancora più delicata, specialmente se si tratta di un o una minore che già è stato maltrattato per curiosità morbose, ricerca della notizia clamorosa. Non si può, non si deve: se qui non scatta una riprovazione dei colleghi giornalisti, che non danno risalto alla notizia e dicono perché, non ci sarà mai termine alla questione.”
A me però restano due domande:

- perché alcune delle persone che ospitano i bambini che ancora soffrono i danni post Chernobyl, quando si è diffusa la notizia del ritrovamento di Maria, si trovavano radunati intorno al parlamento e hanno applaudito? Quale che ne fosse la ragione mi sembra, trattandosi di una bambina in simili difficoltà, una reazione sguaiata e forse spietata;

- ci è stato detto che Maria aveva denunciato molestie sessuali. E’ stata ascoltata da un tribunale minorile? Questo non ci è stato detto, eppure era suo diritto. Non parlo dei risultati di un eventuale ascolto ma vorrei, come cittadina italiana, essere garantita solo sul fatto che sia avvenuto.

Riporto il relativo articolo della legge  176.

Articolo 12

1.Gli Stati parti devono assicurare al fanciullo capace di formarsi una propria opinione il diritto di esprimerla liberamente ed in qualsiasi materia, dando alle opinioni del fanciullo il giusto peso in relazione alla sua età ed al suo grado di maturità
2. A tal fine, verrà in particolare offerta al fanciullo la possibilità di essere ascoltato in qualunque procedimento giudiziario o amministrativo che lo riguardi, sia direttamente, sia tramite un rappresentante o un'apposita istituzione, in conformità con le regole di procedura della legislazione nazionale.
Alcuni amici mi hanno gentilmente fornito l’ineccepibile  documentazione che hanno prodotto per ospitare una ragazzina. Credo che l’associazione  cui si sono rivolti non sia quella che ha assicurato la presenza di Maria e credo altresì che l’iniziativa sia ottima, ma evidentemente non in grado di affrontare –sempre ed ovunque- una situazione così difficile.

E infine la conclusione di una squallida vicenda di cui, almeno per i risvolti locali, provo vergogna.
Ne ho scritto il 6 e il 29 ottobre, a partire dall’improvvida citazione papale che ha dato fama all’imperatore Michele II Paleologo.  Il 2 novembre mi sono occupata di una convocazione improvvisa del consiglio comunale, cui aveva dato adito una interpellanza, basata  su l presupposto inesistente della costruzione di una moschea in città.

Ho ricevuto da Enrico Pizza (www.enricopizza.it),  un consigliere che si é preoccupato di render noto alla città quanto accadeva e contemporaneamente di esprimere la sua opinione, il seguente comunicato stampa:

"convocazione urgente del consiglio comunale sull'islam"

Lo spot del centrodestra costa 5mila euro ai cittadini udinesi. 

Convocare un consiglio comunale straordinario costa 5mila euro, inclusi i gettoni di presenza per i consiglieri.

Qual è il senso di questa richiesta del centrodestra? Come ha ben chiarito il Sindaco noi tutti, musulmani inclusi, siamo tenuti al rispetto della Costituzione e delle leggi, continuare a "cercar rissa" non risolve i problemi.

Non siamo opinionisti, e non vogliamo trasformare l'assemblea comunale in "Porta a porta" per discutere di islam solo perché "va di moda". Siamo stati chiamati dai cittadini ad amministrare Udine, e questa richiesta mostra tutti i limiti di un'opposizione che ha pure scarso rispetto per i soldi dei contribuenti.

 Enrico Pizza     consigliere comunale Ds

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varie, bambini, vittime di guerra, segnalazioni da altri blog

lunedì, 10 aprile 2006

Riporto una lettera che ho appena scritto a un candidato alle elezioni politiche
Lo faccio volutamente prima di conoscere i risultati e ad urne chiuse
Ricordo anche quanto ho scritto il 7 e il 16 febbraio che a questa lettera si connette      augusta

Caro XY                                                                                      lunedì 10 aprile 2006
Ti ho votato, e lo avrei fatto anche se avessi potuto scegliere,: il che mi è stato in ogni caso impedito dalla sciagurata legge elettorale in vigore. Scegliere i candidati era un modo per segnalare ai partiti obiettivi, desideri, dubbi …e anche questo ci è stato negato. Spero che il prossimo Parlamento potrà e vorrà cambiare questa norma … una fra le tante orribili che ci hanno condizionato durante la legislatura che si chiude. 
In ogni caso resta il diritto/dovere alla parola, anche se mancano i luoghi idonei ad un dialogo non opportunistico. Il silenzio però non è impedimento allo scrivere.
E allora eccomi qui, consapevole di tutto il fastidio che può dare una persona che non ama ripetere espressioni generiche ma è solita occuparsi di ciò che conosce (o almeno spera di conoscere).
La propaganda elettorale appena finita mi ha in parte disgustato, in parte annoiato.
Con tutta la buona volontà non mi interessa né ciò che Berlusconi & C. pensano di Prodi, né ciò che Prodi pensa di Berlusconi.
Così ti scriverò della pace, una grande questione quasi assente dai discorsi prelettorali..
Non mi interessa che si sia strillato pace … Si usa e troppi si appagano di strilli (più o meno nobili). Io chiedo invece a chi fa politica di non strillare, tanto più che, mentre militari italiani partecipano a una guerra d’aggressione, è meglio che ci assicuriamo almeno la decenza della discrezione.
A chi fa politica vorrei trovare ancora la forza di chiedere (e aver la forza di saper ancora sperare che questa domanda incontri l’onestà e il coraggio della risposta) come gli eletti nelle istituzioni intendono declinare la pace nel quadro delle proprie funzioni, responsabilità e competenze.
Ricordi? Negli anni in cui si discusse la riforma degli enti locali –e i comuni si dotavano di uno statuto- vi fu un vasto movimento per assicurare che vi fosse indicato un proprio obiettivo di pace.
E non chiedevamo certamente a sindaci e assessori di strillare pace, ma di dare ad ogni livello istituzionale la dignità di esprimere la propria funzione, rendendo quel concetto norma operante.
Era l’inizio degli anni novanta e presto venne la crisi balcanica.
Si manifestò allora da parte di molti rappresentanti istituzionali di ogni livello l’atteggiamento che adesso è regola. All’interesse efficace per assicurare il rispetto della Costituzione, e, nella fattispecie, dell’articolo 11, si sostituì la presenza enfatizzata ad attività di movimento in cui non era –e non è – chiaro come la domanda di pace e giustizia potesse e possa assicurarsi lo strumento di norme e comportamenti certi, trasparenti e condivise (il raggiungimento delle quali è il compito delle istituzioni per le proprie competenze).
Non è cosa che possa accadere automaticamente. Occorre tanto e duro lavoro, competenza, determinazione consapevole e anche passione ma la passione per la realizzazione di un’etica pubblica e condivisa fu sostituita allora (e la deriva continua) dallo scambio di emozioni. Non c’è sforzo di progettazione, ogni evento è considerato per sé, commuove o meno secondo la campagna orchestrata dai media, per ogni evento si versano lagrime catartiche … da cui trarre il conforto per ripartire con una ricostruita, impotente, smemorata innocenza.
Nei primi anni della crisi balcanica un gruppetto di parlamentari – trasversalmente attenti alle tematiche della pace- riuscì a porre qualche freno alla deriva. Si deve a loro l’invenzione del concetto di “rifugio umanitario” che, in carenza di una legge articolata per attuare convenientemente l’istituto del rifugio politico, previsto dalle Nazioni Unite, consentì l’accoglienza dei profughi dal territorio della ex Jugoslavia.
Per un breve spazio di tempo eletti nelle regioni e nei comuni collaborarono a questa politica e ciò fino alle elezioni del 1994, che -a mio parere- costituiscono lo spartiacque da cui mosse la deriva che oggi si è fatta angosciante, perché è diventata cultura diffusa nelle istituzioni e nella società detta, spesso impropriamente, civile..
Vogliamo un esempio? Poche settimane fa è stato concesso, con procedura d’urgenza, il rifugio politico ad un afgano convertito parecchi anni fa al cristianesimo (credo alla confessione cattolica ma ciò non è stato chiaro), minacciato di morte nel suo paese dove la conversione è apostasia e l’apostasia reato.
Il rifugio era suo diritto e nostro dovere (così come quello di ogni paese europeo firmatario della convenzione di Ginevra) concederlo. Ma quel poveretto, nel momento in cui il suo diritto veniva rispettato, è stato brutalmente strumentalizzato per costruire l’immagine di un paese accogliente per un ‘martire’ dell’Islam.
Non mi ha meravigliato il silenzio di comodo di chi era occupato a ripetere i temi dominanti nello squallido periodo prelettorale appena finito. Ma speravo ancora (e mi sbagliavo) in qualche precisazione da parte delle associazioni di settore che finalmente ponessero i problemi dell’informazione (spesso negata) a chi richieda asilo, dell’assistenza al confine, della rapida efficacia della risposta alle domande per ottenere lo status di rifugiato (quando dovuto).
Il silenzio, almeno per quanto abbiamo potuto capire dai media, è stato totale.
Così io ho tirato fuori la documentazione di uno dei casi più orrendi di negato rifugio di cui ho memoria (e sono tanti): Te lo ricordo perché non mi consento né voglio consentire ad altri il lusso dell’innocenza smemorata (traggo le parti virgolettate della descrizione del caso da un’interrogazione parlamentare di cui fu prima firmataria l’on. Russo Jervolino, allora presidente della Commissione Affari Costituzionali). Era il 1997
” Il 7 marzo è stato rimpatriato coattivamente da Trieste in Turchia, a bordo della stessa nave turca ‘Und Marmara’, che lo aveva sbarcato in Italia il 3 marzo insieme ad un gruppo di connazionali immigrati clandestini, il minorenne Serdar Agal, nato il 23 .10.1979° a Bingol nel Kurdistan turco;”
” L’ambasciata italiana in Turchia  .. ha confermato l’arrivo del giovane a Istambul, dove è stato arrestato e processato per immigrazione clandestina;”
“Il caso di Serdar Agal riveste particolare gravità poiché il minore era stato ricoverato presso il reparto neurologico dell’ospedale Cattinara a Trieste per una crisi epilettica, la cui origine poteva essere ascritta –come dichiarato dal medico dell’ospedale all’operatore T.B. del centro Acli-Caritas di Trieste- a traumi cranici collegabili con percosse e violenza dei quali il giovane portava ancora visibile segni (cicatrici di ferite da taglio sul collo e sul petto) e che aveva subito, secondo quanto dichiarato da lui stesso al T.B., in occasione di due arresti con successiva tortura da parte della polizia turca;”
”nonostante tale circostanza, e pur essendo il giovane ormai all’interno del territorio nazionale ed avendo il Comune di Trieste manifestato disponibilità all’accoglienza umanitaria, egli è stato prelevato dall’ospedale e caricato sulla nave in partenza senza la formalizzazione del necessario provvedimento di espulsione, previo semplice colloquio con due ispettrici di polizia, senza la presenza di un interprete e senza essere sentito dal Tribunale dei Minori o da altro ufficio Giudiziario”.
In quel caso (che è emblematico di un atteggiamento che continua) si ribadì la natura del confine come luogo di difesa contro le diversità che spaventano e irritano (certamente un minore torturato, appartenente ad una popolazione perseguitata, non può essere assimilato alla categoria di chi “fa i lavori che gli italiani rifiutano”!).
Oggi, ad aggravare la situazione, si è costruito – non lontano da quel confine - un carcere chiamato Centro di prima accoglienza (CPT) che esemplifica con chiarezza cosa sono gli stranieri non comunitari (nei quali si confondono immigrati e richiedenti asilo) all’interno di quel quadro di riferimento che –per captatio benevolentiae, ma dovrei dire malevolentiae- viene chiamato sicurezza.
Luogo di pace sarebbe stato il confine accanto a cui viviamo se vi si fossero rispettate (come regola e non a seguito dello scambio di opportunistiche emozioni) le norme internazionali.
Alla politica come tale spetta farsi alternativa alla guerra senza attuare processi di delega al mondo associativo che si occupa di pace (e riesce a trovare ormai solo la piazza per dire la propria volontà) e di accoglienza degli stranieri, compito per cui sa trovare anche espressioni di alto livello nella manifestazione delle proprie capacità di solidarietà, che tra l’altro la Costituzione prevede.
Ma l’incapacità della politica di farsi carico delle norme internazionali, di caratterizzare un confine (e nella nostra regione, ripeto, ne siamo a ridosso) come luogo di scambi e non come uno dei tanti muri che umiliano l’umanità, di far sintesi fra i diversi livelli di necessario intervento riduce spesso quella solidarietà a beneficenza e comunque non sfiora il diritto fondante (e purtroppo aleatoriamente gestito) all’ingresso. Spesso la risposta opportunistica, incline a corrispondere emozionalmente ad un’emozione, crea un processo di non sempre nobile scambio fra consenso e sostegno (che le istituzioni ancora assicurano ad alcune realtà associative), scambio  che allontana sempre più l’obiettivo della costruzione di una politica di pace. La possibilità di appassionarsi alla costruzione di una pubblica etica condivisa così si allontana e ci si affida alla precarietà dei buoni sentimenti, perdendo la risorsa della forza della ragione responsabile.
Credo sia un tema da affrontare nella prossima legislatura e, se governare è meglio che essere all’opposizione, anche dall’opposizione è possibile darsi da fare.                     augusta

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varie, stranieri in italia, diari di augusta

giovedì, 06 aprile 2006

Il primo aprile un lettore ha inserito una nota , accodandola al mio scritto del 16 febbraio, forse cercando una contiguità di argomenti. Lo ringrazio moltissimo perché uno degli scopi del mio blog è quello di stimolare un dialogo di cui vanno sempre più rarefacendosi i luoghi. E’ difficile ormai avere –fuori di una sfera strettamente privata – l’opportunità di ragionevoli confronto e  relazioni con altri.
Sarei molto contenta se altri lo facesse, senza preoccuparsi della connessione fra la pagina di diario e il commento. Lo schema imposto dalla struttura del blog dice “commenti” … ma fate conto che sia scritto “interventi”.
A quel lettore dico che anch’io ho condiviso e condivido la sua paura. In questi giorni (qualcuno ne indovina la ragione?) mi è spesso venuto in mente l’incendio del Reichstag
del 28 febbraio 1933.
Un’altra lettrice –che so avere oggettive difficoltà tecniche ad inserirsi nei commenti - mi ha inviato una nota che ho pubblicato io a seguito del mio diario del 4 aprile.
E infine trascrivo un’altra lettera che ho ricevuto (e che poteva essere tranquillamente inserita nei “commenti”) che contiene un’informazione che reputo molto interessante.            augusta

Hai ricevuto il libro di propaganda elettorale della presidenza del consiglio dei ministri?

Vai a pagina 154: c'è una serie di informazioni interessanti, tra cui il reddito medio degli Italiani:
nel 2001 era di 24.670 dollari,
nel 2006 è pari a 27.119 dollari.
Facendo due conti sembra cresciuto di circa 2.500 dollari.

Perché danno le cifre in dollari?

Dal sito internet
http://www.uic.it, che è il sito dell'Ufficio Italiano dei Cambi, come dal sito http://www.oanda.com:
Il 22 maggio 2001 (il giorno dopo le ultime elezioni politiche), per fare un dollaro ci volevano 1,15 EUR.                
Il 31 marzo 2006, per fare un dollaro bastavano solo 83 centesimi.

Quindi:
24.670 dollari (reddito 2001) per 1,15 = 28.370 EUR.
27.119 dollari (reddito 2006) per 0,83 = 22.508 EUR.

Si spacciano cifre in dollari per far credere che il reddito medio sia aumentato, mentre è diminuito di 5.862 EUR.
A questo enorme riduzione, circa -20%, si deve aggiungere l' inflazione.

Conosci persone che non capiscono di essere state insultate, vilipese, sbeffeggiate nonché derubate?
Prova a spiegargli questi due conticini, ma prima del 9 aprile.

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varie

sabato, 01 aprile 2006

In aprile MAFALDA ci invita (ce la farà?):

E TIRAR FUORI QUALCHE VOLTA L’INTELLIGENZA, COME LE GAMBE, PER SGRANCHIRLA?

 

VITTIME  (di guerre e di cui è possibile fare la conta …)

 

 Internazionale   31  marzo  /  6 aprile n. 635 pag. 17

Numero di vittime dall’inizio della seconda intifada (26 ottobre 2000).
Dati aggiornati alle 16 del 29 marzo 2006
Tra le vittime palestinesi sono inclusi i kamikaze, mentre non sono conteggiate
le persone accusate di collaborazionismo e uccise da altri palestinesi.
Palestinesi       3.889      
Israeliani         1.024         
Altre vittime        75         
Totale               4.988        

Internazionale   31  marzo  /  6 aprile n. 635 pag. 16

Numero di vittime dall’inizio della guerra in Iraq (19 marzo 2003)
Dati aggiornati alle 16 del 29 marzo 2006
Iracheni              33.773  /  37.895
Americani                    2.325                             
Altre vittime                   208                          

 

 

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varie, vittime di guerra