Per chi trovasse confuso questo sovrapporsi di argomenti diversi e di tempi diversi, suggerisco una lettura tematica evidenziando, a sinistra, la categoria di riferimento (nel caso specifico Viaggio confronti 2005).
E infine l’ultima puntata del racconto del viaggio di Confronti 2005.. E’ il 30 marzo.
Dall’insediamento a Ramallah…ci spostiamo verso nord su una strada comoda e veloce.
Se non si conosce la viabilità israeliana, se non ci si rende conto di viaggiare su un autobus privato a “targa gialla”, si pensa a uno stato moderno, moderno perché siamo nell’unica democrazia del Medio Oriente ecc. ecc.
Ma non è così: quando il terreno si alza è possibile scorgere una strada parallela: quella “concessa” ai Palestinesi nei Territori occupati. Altre strade la intersecano perpendicolarmente e all’incrocio si scorgono ampie macchie gialle: sono i taxi (service economici e taxi meno) che arrivano ai check point, scaricano i passeggeri che, dopo una passeggiata più o meno lunga, possono salire su un altro mezzo a pagamento, per andare … dove vogliono … se i militari consentono. Capita infatti che i militari fermino i mezzi (in particolare i service collettivi) quando gli va per controlli estenuanti di visti e Identity Card (carte di identità palestinesi, identificabili dal colore anche in caso che chi le esamina non sappia leggere né l’arabo né l’ebraico).
La cosa che più mi turba è il gesto di sufficienza e indifferenza che i giovani militari oppongono all’esibizione del mio passaporto: loro vogliono solo le ID (qui tutti le chiamano così e qualcuno mi ha chiesto se in Italia le chiamiamo CI) più il permesso specifico che consente quel particolare trasferimento. Essere differenziata per privilegio per me ha lo stesso significato che essere razzialmente discriminata e la cosa mi offende. Inoltre a quel punto so che la sosta, ormai al sole che picchia, può essere anche lunga: mi attacco alla mia bottiglia d’acqua che, in quei momenti, non scioglie l’amaro in bocca.
A Ramallah veniamo ricevuti nella sede del Consiglio Legislativo Palestinese dai due vicepresidenti.
Oggi si ricorda il giorno della terra, per cui i Palestinesi lottarono e si cerca di inviare un messaggio a Israele e al mondo intero.
La terra va salvata dalle violazioni ed è necessario “protestare contro il muro dell’odio”, dicono i nostri interlocutori, e aggiungono: “Per la salvezza della nostra gente abbiamo accettato una soluzione che ci riconosce il 22% della Palestina storica, che Israele non ha riconosciuto e il muro produce una ulteriore confisca. La Palestina storica (con questo termine i palestinesi intendono il territorio prima del 1948) copriva 27.000 kmq di territorio, oggi ridotto, per i Palestinesi, a 5.000 kmq che alla fine saranno 2000 . . e vi si trovano 200 insediamenti”. 19 insediamenti sono stati costruiti attorno a Jerusalem.
Nei 300 kmq. di Gaza sono presenti un milione e 300.000 Palestinesi, cui è “concesso” il 60% della terra, mentre il restante 40% è riservato ai 5.000 Israeliani che si trovano nei 17 insediamenti dell’area.
E la costruzione di insediamenti continua: anche il ritiro da Gaza servirà, dicono, a inserirne di nuovi nella West Bank.
Nella conferenza fra Israele e l’Egitto sono state aperte le trattative per il controllo del confine. Un’ipotesi ne prevede l’affidamento al controllo egiziano.
Affermano di aver accettato unilateralmente il cessate il fuoco , mentre da parte di Israele – che non applicherebbe gli accordi di Sharm el Sheik- continua l’occupazione e aggressione. Jerico e Tulkarem sono zone ancora chiuse e molti villaggi sono totalmente separati fra loro e dalle città del loro distretto.
Il Consiglio legislativo – che, a causa dell’isolamento di Gaza, deve ricorrere anche alla teleconferenza per le sue riunioni - è formato da 88 membri; è stato eletto nel 1996 e sarà rinnovato nel 2005, l’anno delle elezioni per la Palestina. (N. di A.: la data del 17 luglio, cui il 30 marzo facevano riferimento i nostri interlocutori, è però slittata).
L’istituzione lavora anche per commissioni, che qui vengono chiamate Comitati. Sono undici ma tre, trasversali, rivestono un’importanza particolare: quelle per la questione dei rifugiati e di Jerusalem, e quella contro gli insediamenti.
La nuova legge elettorale prevede (secondo un modello che i due vicepresidenti paragonano al sistema tedesco) che i deputati vengano eletti al 50% in rappresentanza dei distretti e al 50% in rappresentanza dei partiti politici.
Insistono sulla correttezza delle elezioni di Abu Mazen, cui si contrapponevano altri sei candidati e che ha avuto il 62% dei voti e non il 100% come accadeva in precedenza.
N. di A: Sarebbe piacevole potermi giovare dell’ampio dépliant che ci è stato consegnato con le informazioni sulla struttura istituzionale dell’Autorità Palestinese; spero di ritrovarlo in Italia, non l’ho con me e non l’avrò nella valigia dopo che ho saputo che, al rientro in Italia del gruppo di Confronti, ad A. è stato sequestrato.
Si fa cenno poi ai rifugiati, che vengono suddivisi fra quelli che vivono fuori della Palestina e i profughi approdati nella West Bank (35 % della popolazione) a Gaza (il 65 %) durante la guerra del 1967. L’Autorità Palestinese vuole un riconoscimento formale e l’accettazione del principio del diritto al ritorno (analogamente a ciò che avviene per la legge dello stato di Israele per coloro che dimostrano la propria appartenenza al “popolo ebraico”).
E’ chiaro che nessuno pensa a un trasferimento in massa che non si sa neppure se gradito agli interessati, soprattutto a quelli residenti all’estero.
Interrogati sull’accordo di Ginevra i nostri interlocutori dichiarano di non accettarlo per ché chi lo ha sottoscritto rappresenta solo se stesso e vi sarebbero stati ignorati i problemi dello status di Jerusalem e dei rifugiati)
Si considera anche il problema dei palestinesi in carcere (buona parte dell’incontro si è svolto attraverso domande e risposte) che sono circa 10.000 di cui 300 hanno meno di 16 anni.
3 o 4 piccoli sono nati in carcere e vi si trovano con le loro mamme per allattamento .
La violazione dei diritti umani ha influenza pesanti sui bambini che privilegiano in forma preoccupante i giochi di guerra e soffrono di incubi notturni.
Molte scuole sono state chiuse da Israele per farne installazioni militari. E questo addolora moltissimo i due vicepresidenti: “E’ la prima volta che gestiamo da noi – e non altri paesi arabi- il sistema di istruzione palestinese”.
Affermano che nelle scuole si insegna che Israele esiste, così come la Palestina, e che è necessario creare le condizioni, anche culturali, per assicurare una situazione sostenibile in cui entrambi possano vivere.
In realtà molto è cambiato –dicono- nella mentalità e nel linguaggio palestinese.
Nel 1948 sostenevano l’esistenza di “una” Palestina”, nel 1978 hanno accettato il principio che ha animato anche gli accordi di Oslo “due popoli, due stati”.
Nella mentalità corrente dei politici israeliani c’è invece l’idea che Israele non faccia parte del Medio Oriente - anche negli sport Israele partecipa ai campionati europei e non a quelli medio orientali _ e ancora propongono nei loro curricula una visione di Israele “dal Mediterraneo al Giordano”.
Non mi sento di soffermarmi sugli aspetti che rendono talvolta speculari incontri con i coloni e con l’Autorità palestinese. Leggere gli appunti del 30 marzo, mi ha riportato nelle difficoltà di quel giorno.
Voglio invece segnalare che dal 30 giugno al 2 luglio ci sarà a Bethlehem (Hotel Intercontinental – l’incontro sembra comunque molto elitario, se non altro per il costo d’iscrizione: 250$ – una conferenza sui “bambini dietro le sbarre” promossa sa Defence for Children International”. Se ne può trovare notizia anche sul numero di giugno di “www.thisweekinpalestine.com”
Defence for Children International è una ONG indipendente fondata durante l’Anno Internazionale del bambino (1979) per assicurare un’azione internazionale attiva, pratica, sistematica e impegnata specificatamente diretta a promuovere i proteggere i diritti del bambino:
Mi sembra importante invece sottolineare che la stessa associazione ha promosso la pubblicazione di uno studio in proposito (Esiste anche un DVD della stessa origine e sullo stesso argomento).
Ne cito gli estremi sperando che si diffonda perché è condotto con criteri di apprezzabile rigore e sistematicità.
Catherine Cook, Adam Hanieh, Adah Key. Stolen Youth. The Politics of
Pluto Press:
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