Questo diario elettronico ha una storia che ne giustifica le scelte. E’ iniziato durante un mio soggiorno a Bethlehem fra il 2003 e il 2004: allora si chiamava Betlemme.splinder.com ed è ancora reperibile, anche come link alla voce “vecchio diario”. Con l’aiuto tecnico di amici gentili è diventato un po’ più sofisticato e ha preso il nome di diari e altro. Anche in questa nuova edizione contiene un mio diario da Bethlehem (aprile – giugno 2005). Nei miei racconti ho cercato di impormi un orizzonte di osservazione che coincidesse "con un cerchio immaginario da tracciare intorno ai miei piedi". Mi spostavo infatti in un territorio ristretto e, per quanto il “muro”, insieme ad altri ostacoli, consentiva ho voluto raccontare quanto vedevo, senza pretese di andare oltre. Ma ogni volta, tornata a casa, mi sono resa conto che quanto i media più diffusi riferiscono della situazione palestinese è spesso falsificato da pregiudizi, quando non da ignoranza dei fatti. E così ho voluto continuare a proporre le riflessioni che l’osservazione di una realtà di profonda sofferenza, in un territorio importante per la pace nel mondo, mi suggeriva. Non so se sia una testimonianza significativa … ma almeno a me serve a dar ordine a pensieri che la realtà rende sempre più tormentosi. Durante una mia visita al museo di Israele a Jerusalem mi ha colpito l’ombra proiettata da una statua dello scultore Bourdelle che mi è sembrata rappresentare una situazione dove l’oppressione, la violenza e la paura si sperimentano ogni giorno. La riporto, sperando –se mai continuerò con questo diario- di poterla un giorno considerare non più significativa. .

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Blogger: AUG
Nome: Augusta

Chi sono e cosa faccio

Sono anziana, pensionata, curiosa: mi piace conoscere il mondo e il Medio Oriente mi affascina. Ho soddisfatto il mio desiderio quando ho avuto l’opportunità di collaborare con l´International Center di Bethlehem (organizzazione che spesso indicherò con la sigla ICB) insegnando italiano. Chi volesse conoscere l’ICB può andare al sito Annadwa.org e chi volesse servirsi dei servizi si informazione che l’ICB offre può andare a Bethlehemmedia.net


Contatore

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sabato, 07 giugno 2008

Premessa: qualcuno mi ha suggerito testi brevi, ben spaziati, precisando che il linguaggio di internet è “mordi e fuggi”. Io sono zuccona e continuerò così finché (ma ci vorrà qualche mese) non sarò in grado di sostituire questo mio blog con un vero sito, che sarà ceretamente di più facile lettura.                   augusta

 

 

VITTIME DI VARIE VIOLENZE

 

Differenziamo gli autobus?
Ricevo e trascrivo
                                              Torino, 04 giugno 2008

Vogliamo denunciare un grave episodio, accaduto questa mattina, di cui è stata testimone una Mediatrice interculturale di Moncalieri.  Alle 08:30 circa, sul bus 67 (capolinea di Moncalieri), pieno di gente che a quell’ora è diretta a scuola o a lavoro,  è salita una pattuglia della polizia, ha intimato a tutti gli stranieri di scendere, ha diviso maschi e femmine con bambini, ha chiesto il permesso di soggiorno.
Molte persone avevano con sé solo la carta di identità italiana, altri il permesso di soggiorno, altri ancora né l’uno né l’altro.
Tutto l’episodio si è svolto accompagnato da frasi quali : “non ce ne frega niente della vostra carta di identità italiana” , “
è finita la pacchia”, “l’Italia non è più il Paese delle meraviglie”.
Gli agenti hanno fatto salire tutti  gli uomini su un cellulare, solo un uomo marocchino, mostrando la carta di identità italiana, si è rifiutato di salire, chiedendo di che cosa veniva  accusato e che avrebbe fatto riferimento al suo avvocato.  Gli agenti l’hanno lasciato andare.
Nessuno dei passeggeri  rimasti sull’autobus è intervenuto, anzi, molte delle persone presenti, anche sui balconi delle case intorno e sui marciapiedi, hanno applaudito.
Ci aspettiamo che venga fatta chiarezza e che non si ripeta mai più un simile episodio in un Paese che si dichiara civile e democratico.

                                                  ASSOCIAZIONE ALMATERRA

 

Per informazioni relative al campo sinti di Mestre potete andare a <battelloebbro.spolinder.com> 6 giugno

Segnalazione dal sito <www.ildialogo.it>

Le nuove leggi razziali all’opera     Cronaca di una schedatura razziale

Dal quotidiano La Repubblica riprendiamo la crona su quanto è accaduta questa mattina 6 giugno 2008 alle ore 5 presso il campo nomadi autorizzato del comune di Milano. Nessun clandestino ma cittadini italiani regolarmente censiti presso il comune di milano sottoposti ad una schedatura etnica. Fra essi una famiglia già vittima del nazifascismo. E’ una vera e propria vergogna.


"Schedati perché nomadi"  I supercommissari in azione
 di CLAUDIA FUSANI

"Schedati perché nomadi" I supercommissari in azione
Una delle casette del campo nomadi di via Impastato a MIlano-Rogoredo dove stamani all’alba è scattato il blitz
MILANO - I bambini hanno scherzato con le divise e sono impazziti per il furgone della Scientifica, quello con le macchine fotografiche e gli strumenti come vedi nei film. Gli adulti hanno accettato in silenzio, "con grande umiliazione". I vecchi hanno avuto "paura", uno soprattutto: Goffredo, 69 anni, il capofamiglia, sopravvissuto durante la guerra a un "campo del Duce" dove venivano deportati gli zingari, una di quelle pagine di cui si è persa memoria. Le sirene e le macchine della polizia; loro, gli zingari, tutti in fila a mostrare i documenti; le cinque e mezzo del mattino di un giorno qualsiasi: brutti ricordi nella testa di Goffredo.

L’alba di questa mattina, Milano-Rogoredo, tra la tangenziale est, la ferrovia e sotto i cavi dell’alta tensione, campo nomade del comune - dunque autorizzato e censito -, quattro casette di legno, il resto roulotte e baracche, la kher, la casa della famiglia Bezzecchi, arrivati in Italia dalla Slovenia nel 1943 e qui, tra un campo e l’altro, giunti alla quinta generazione. Sono circa quaranta persone e tutti stamani sono sfilati uno per uno davanti a polizia, carabinieri e vigili urbani per declinare nome, cognome, generalità, stato civile. Ognuno ha mostrato il documento di identità e ad ognuno è stata fatta la fotocopia.

"Censimento dei rom", secondo il prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi, da dieci giorni super commissario per gli zingari con gli ampi poteri previsti dall’ordinanza della Presidenza del Consiglio pubblicata in Gazzetta il 30 maggio.
"Una schedatura umiliante" secondo Giorgio Bezzecchi, 47 anni, ragioniere, uno dei cinque figli di Goffredo, vicepresidente dell’Opera nomadi della Lombardia, fino all’anno scorso responsabile dell’Ufficio nomadi del Comune e adesso ricercatore presso l’università. "Quello che è successo stamani non era mai accaduto, è agghiacciante e tutti devono sapere, tutti..." insiste Bezzecchi.

Così mentre stamani a Roma veniva sgomberato un campo nomadi in zona Testaccio (anche qui con molte polemiche ma va detto che al tempo stesso il sindaco Alemanno sta convocando uno per uno i capifamiglia dei rom), a Milano si procedeva con la schedatura-censimento. I prefetti super commissari per i nomadi sono tre, Roma, Milano e Napoli dove però gli "sgomberi", per ora, sono stati fatti in un altro modo dalla camorra. Giorgio Bezzecchi non vive più al campo ma ieri sera, sapendo che ci sarebbe stato quello che definisce "blitz" si è fermato con il padre e le famiglie dei suoi quattro fratelli. "La nostra famiglia, tutta la nostra famiglia - spiega Bezzecchi - è italiana, abbiamo i documenti, lavoriamo, paghiamo le tasse, luce e acqua, i nostri figli vanno a scuola. In comune, dove ho lavorato per 23 anni, e in prefettura lo sanno perfettamente. Arrivare all’alba, circondare il campo e illuminarlo con le lampade, svegliarci e metterci in fila e fare la fotocopia del nostri documenti è stato molto più che umiliante. Sanno chi siamo, conoscono la famiglia Bezzecchi, mio padre è medaglia d’oro al valore civile. Perché questo blitz di evidente matrice razziale?".

E’un fatto che il primo atto ufficiale del commissario per i rom di Milano è proprio il monitoraggio della famiglia Bezzecchi, Rogoredo, Milano. "Sono arrivati alle cinque e mezzo - racconta Giorgio - hanno circondato il campo, lo hanno illuminato, sono venuti casa per casa, roulotte per roulotte, ci hanno svegliato, ci hanno fatto uscire, hanno fotografato le case e poi i nostri documenti. Hanno finito intorno alle sette e mezzo. Io credo - aggiunge Bezzecchi - che tutti
debbano sapere e capire cosa sta succedendo: sono italiano, sono cristiano e sono stato schedato in base alla mia razza.
Rimanere in silenzio oggi vuol dire essere responsabili dei disastri di domani".

Con Bezzecchi proviamo a metterla così, che in fondo è solo un censimento, qualcosa di utile per affrontare una volta per tutte la questione rom, per conoscerli e quindi poter essere di aiuto a chi vuol vivere in Italia rispettando le regole. "Tanto per cominciare - risponde - noi siamo sinti italiani registrati all’anagrafe quindi non capisco cosa debbano censire  visto che già esistiamo. Più in generale - lo dico perché ho lavorato per 23 anni all’Ufficio nomadi del comune di Milano - il censimento già esiste dei campi autorizzati. A Milano ci sono tra i 5 e i 5.500 nomadi". Una discriminazione, quindi, "anche se presentata come positiva".

Sessanta anni fa, ricorda Bezzecchi, usciva la rivista "La difesa della razza" di Guido Landra, furono approvate le prime leggi razziali, poi i primi rastrellamenti. "Mio nonno fu portato a Birkenau ed è uscito dal camino... Mio padre fu portato
a Tossicia ed è tornato indietro. Stamani lo hanno svegliato all’alba e lo hanno messo in fila. Io oggi, italiano e sinti, dico vergogna".
(6 giugno 2008)
http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/cronaca/sicurezza-politica-7/censimento-campi-rom/censimento-campi-rom.html

Roma, 29 maggio  Il governo italiano è indifferente alla violenza familiare
"È incredibile che il Governo per finanziare l'indiscriminato sgravio fiscale dell'Ici sulla prima casa abbia deciso di azzerare completamente il fondo per il Piano contro la violenza sulle donne istituito dal governo Prodi nella passata legislatura". Lo dicono le deputate del Pd Emilia De Biasi, Manuela Ghizzoni e Carmen Motta.

Che si domandano: "Ma il governo non era l'alfiere della sicurezza?". E poi, "dove sono finite le belle intenzioni e le prediche contro il lassismo che ripetevano quotidianamente in campagna elettorale? Sono finite in fumo". Secondo le tre esponenti del Pd, "la violenza alle donne e' un fenomeno preoccupante e in ascesa. E un paese civile dovrebbe combatterla senza esitazioni e con il massimo dispiegamento di risorse economiche, politiche e culturali. Purtroppo- concludono- constatiamo che dopo le autostrade e le televisioni la nuova priorita' del governo e' proprio l'abolizione dei 20 milioni di euro per il Piano contro la violenza alle donne". Si tratta di "un assurdo abbassamento della guardia che riporta il fenomeno della violenza sulle donne nel segreto delle famiglie mentre, come e' noto, la maggior parte delle violenze alle donne avviene proprio in ambito familiare".

 VITTIME  (di guerre e di cui è possibile fare la conta …)

Internazionale  6 / 12  giugno 2008  n. 747 pag. 14
Numero di vittime dall’inizio della seconda intifada (26 ottobre 2000).
Dati aggiornati alle 16 del 4 giugno 2008
Tra le vittime palestinesi sono inclusi i kamikaze, mentre non sono conteggiate le persone accusate di collaborazionismo e uccise da altri palestinesi.
Palestinesi        5.258        
Israeliani          1.077        
Altre vittime         78         
Totale               6.413        

Internazionale  6  /  12  giugno 2008  n. 747 pag. 14
Numero di vittime dall’inizio della guerra in Iraq (19 marzo 2003)
Dati aggiornati alle 16  del  4 giugno 2008
Iracheni              84.302  /  91.794
Soldati statunitensi               4.090                            
Soldati di altre nazionalità     309         
 

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donne, bambini, rassegnastampa, vittime di guerra, guerra conflitti e violenze, segnalazioni da altri blog, stranieri in italia

mercoledì, 09 aprile 2008

 

              VITTIME  (di guerre e di cui è possibile fare la conta …)

Internazionale   4  / 10  aprile n. 738  pag. 14

Numero di vittime dall’inizio della seconda intifada (28 ottobre 2001).

Dati aggiornati alle 16 del  2 aprile 2008

Tra le vittime palestinesi sono inclusi i kamikaze, mentre non sono conteggiate le persone accusate di collaborazionismo e uccise da altri palestinesi.

Palestinesi         5.177        

Israeliani          1.067        
Altre vittime         78         
Totale               6.322        

Internazionale  4  / 10  aprile n. 738  pag. 14

Numero di vittime dall’inizio della guerra in Iraq (19 marzo 2003)
Dati aggiornati alle  16 del 2 aprile 2008

Iracheni               82.625  /   90.149
Soldati statunitensi                4.012      
Soldati di altre nazionalità       309         


                         Vittime e distruttori d’altro tipo.

Anche la stampa italiana ne ha parlato, ma avevo letto la prima notizia sulla BBC.
Una ragazza argentina., rapita in carcere alla sua mamma durante il regime dei colonnelli e “adottata” da una coppia dei suoi rapitori, li ha denunciati e ha potuto ritrovare la nonna e il fratello (i genitori non ci sono più) attraverso la banca del DNA istituita dalle nonne di Piazza di maggio.
Queste “nonne” per assicurare un nucleo familiare ai nipoti nati in carcere (e in carcere rapiti per essere direttamente “adottati” o venduti) si sono dovute sostituire alla generazione dei figli e delle figlie in parte distrutta per allontanare i loro nipoti da chi li aveva fatti strumenti di un bisogno di impossessarsi di altri esseri umani.
Ne avevo incontrato una delegazione quando ero vicepresidente del consiglio regionale; ne ho riportato un ricordo indimenticabile e conservo con amore il fazzoletto bianco che le distingue e che mi hanno regalato allora.

…….         .e non manca il grottesco


Avevo deciso di non andare a votare: l’idea di dovermi asservire a scelte di gruppi che, fiduciosi nelle pigre abitudini degli italiani, ci impongono personaggi incredibili (ma dove li trovano? Ne hanno un deposito a domicilio?) mi ha fatto cambiare parere. Mi sembra che, esprimendo il mio voto, manterrò più forte il mio diritto di protesta.
E poi bisogna opporsi –in qualunque modo, ma per quante elezioni ancora? – a Berlusconi, Casini e Lega Nord ecc. ecc.
Purtroppo vengono fornite ogni giorno nuove ragioni di fastidio.
L’ultima volta ha provveduto al mio ineliminabile quotidiano disgusto Veltroni, responsabile dell’inserimento del gen. Del Vecchio nelle liste elettorali, in posizione irrimediabilmente vincente.
Il Del Vecchio aveva dichiarato (per questa volta evito le citazioni dato che ne ha parlato la stampa di ogni tendenza):
«Non sarei contrario alla creazione di case di piacere per i soldati impiegati nelle missioni all’estero  Non va criminalizzato il soldato che frequenta case di piacere controllate, con ragazze maggiorenni. Frequentarle rientra nelle libere decisioni della persona. Capisco perfettamente le esigenze dei ragazzi proprio perché sono un uomo che ha vissuto per 43 anni la vita militare». In precedenza aveva dichiarato di non ritenere i gay adatti alla vita militare e, contemporaneamente, si era dichiarato  favorevole alle quote rosa nell’esercito».
Ne possiamo dedurre che il generale era (è ancora?) frequentatore di casini e che – secondo le antiche, storiche abitudini di ogni esercito - usa dell’arma consueta dello stupro; nel caso suo –uomo d’ordine – lo preferisce organizzato.
Parla di
libere scelte di ragazze maggiorenni, il generale naif. Evidentemente non ha mai sentito parlare di libertà dal bisogno.
E se alle auspicate soldatesse pungesse vaghezza di sesso a pagamento che farebbe la disinibita creatura? Che cosa le impongono le pari opportunità generale Del Vecchio?
Il Veltroni si è detto indignato delle dichiarazioni ma non gli ha chiesto di levarsi dai piedi: i sodali del Del Vecchio – privati dei loro bellici piaceri – potrebbero cambiare idea sul loro voto.
E tanto interessa di questi tempi.
augusta

Nota: chi volesse informazioni su usi e costumi degli eserciti patri può verificare qualche notizia nella rassegna “antica babilonia” (voce presente nelle categorie).

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rassegnastampa, vittime di guerra, guerra conflitti e violenze, antica babilonia

domenica, 02 marzo 2008

VITTIME  (di guerre e di cui è possibile fare la conta …)

Internazionale  29 febbraio  /  6 marzo 2008  n. 733 pag. 14

Numero di vittime dall’inizio della seconda intifada (26 ottobre 2000).
Dati aggiornati alle 16 del 27 febbraio 2008
Tra le vittime palestinesi sono inclusi i kamikaze, mentre non sono conteggiate le persone accusate di collaborazionismo e uccise da altri palestinesi.
Palestinesi         5.032  
Israeliani          1.058   
Altre vittime         78  
Totale               6.169  

Internazionale  29 febbraio  /  6 marzo 2008  n. 733 pag. 14

Numero di vittime dall’inizio della guerra in Iraq (19 marzo 2003)
Dati aggiornati alle 16  del  27 febbraio 2008
Iracheni               81.527  /  88.994    
Soldati statunitensi               3.973    

Soldati di altre nazionalità      307    

2 marzo - TRASCRIVO da Repubblica on line

Gaza, Israele non si ferma L'Anp sospende i negoziati
Dopo i 60 morti di ieri, ancora scontri. Abu Mazen congela ogni contatto con gli israeliani. Il ministro della Difesa Barak: "Non ci fermeremo. L'obiettivo è Hamas". L'Onu e gli Usa chiedono alle parti di porre fine alla violenza

Ho ricevuto da  info@controviolenzadonne.org> un messaggio da cui era possibile accedere al sito dell’UDI, da cui ho copiato il comunicato che trascrivol


INTIMIDAZIONE E ABUSI ANCHE A BOLOGNA

COMUNICATO  UDI NAZIONALE 2 marzo 2008

 

Sabato pomeriggio a Bologna tre ragazze stavano distribuendo in zona universitaria un volantino per informare le cittadine e i cittadini che si stava organizzando un presidio per solidarietà a Mara e a tutte le donne che hanno avuto il coraggio e la forza di denunciare il loro aggressore, rompendo così il silenzio della violenza quotidiana che le donne subiscono. Il volantino esprime la volontà delle donne di volerci essere davanti al Tribunale di Bologna, dove il 4 marzo si svolge il processo contro il violentatore di Mara, STUPRATA al Parco Nord della città il 26 agosto 2006 (lo ricorderete tutte!).
Ebbene le tre donne sono state bloccate da un'auto. Sono scesi tre uomini. In strada non c'era nessuno in quel momento.

Le ragazze hanno avuto paura e si sono strette tra loro mentre questi uomini si avvicinavano gridando "Dateci i documenti".
La più coraggiosa ha esclamato "Ma chi siete?" solo dopo si qualificavano come Digos.
Le ragazze cercavano di capire perché questo succedesse. Una di loro ha chiesto aiuto ai passanti, dato il comportamento palesemente o intenzionalmente aggressivo, idoneo a generare timore e a limitare la loro libertà morale.
Un'altra aggiungeva "Scusate, non mi fido. Voi siete in tre, ho paura". Sono state chiamate ben tre pattuglie della polizia, e mentre una ragazza contattava un'avvocata dell'UDI che le diceva di dare le generalità, un poliziotto le sequestrava il cellulare impedendole di parlare con l'avvocata e rifiutandosi di spiegare la situazione.
Le ragazze sono state portate in Questura nonostante che, dopo la telefonata all'avvocata avessero dichiarato di voler dare le generalità. Con arroganza e fare autoritario, le hanno afferrate per un braccio e per la testa pretendendo di condurle con la forza e infilatele in macchina come delinquenti le hanno portate in Questura, fotografate e hanno preso le impronte digitali.
Trattenute per quattro ore senza motivo. C'era anche una poliziotta, che è stata allontanata dai colleghi perchè non era d'accordo con quei metodi. Questi i fatti.

Oggi viviamo un paradosso!
Le forze dell'ordine che dovrebbero garantire l'ordine pubblico e la serenità sociale, con modi sconvenienti e inurbani hanno letteralmente terrorizzato delle ragazze che legittimamente manifestavo il loro sostegno a quelle donne che hanno subito violenza.

Lo sanno o dobbiamo spiegarlo noi a questi uomini che una ragazza oggi ha paura? Quando degli uomini si avvicinano ad una donna in una strada buia e poco frequentata dovrebbero sapere che la reazione della donna è comunque di timore, PERCHE' UNA DONNA SA QUELLO CHE PUO' SUCCEDERLE!

E QUESTI UOMINI, QUESTI POLIZIOTTI, NON POSSONO nell'occasione del compimento di un'attività seppur legittima, DISTRUGGERE IL RISPETTO CHE L'AUTORITÀ DEVE TRARRE, NON DALLA DIVISA CHE I SUOI RAPPRESENTANTI PORTANO, MA DALLA LEGGE CHE ESSI RAPPRESENTANO
Questo tipo di atteggiamento è riprovevole nei confronti di CHIUNQUE , ma in particolar modo nei confronti delle donne che nell'occasione difendevano in maniera civile i propri diritti e dignità.
Le donne oggi sono oggetto di soprusi e di violenza che non è solo quella fisica.
Questo stato di intimidazione in cui vengono poste le donne che non stanno alle "regole" non è giustificabile, nè sopportabile.
Le nostre nonne venivano arrestate nel 1946 perchè vendevano le mimose l'8 marzo, altre venivano arrestate perchè distribuivano volantini per sostenere il diritto al voto delle donne.
STIAMO RITORNANDO BRUSCAMENTE AL PASSATO?

UDI - UNIONE DONNE IN ITALIA
Sede nazionale, via dell'Arco di Parma 15 ROMA tel. 06.6865884
udinazionale@gmail.com www.udinazionale.org

Per info:
Marta Tricarico UDI donne e giustizia 333 5869355
Pina Nuzzo Delegata nazionale UDI 349 8444924

UDI - Unione Donne in Italia   Sede nazionale

Poiché c’era spazio per i commenti, ho scritto:

Avete scritto: “STIAMO RITORNANDO BRUSCAMENTE AL PASSATO?”
Mi sembra un’espressione ottimista. Non ci stiamo avvicinando a un passato di prevaricazione ben accetta, Ci siamo già
Quanto é accaduto non é solo un’espressione di mascolinità tradizionalmente stupida e volgare (ci sarà anche quella) ma una delle tappe di un percorso che ha al suo apice guerre e conflitti armati e continua con la sopraffazione di ogni debole: morti sul lavoro, bullismo, violenza fino allo stupro, disprezzo del diverso a partire dall’infanzia (circolare Moratti!), mobbing .. sono tutti momenti di un processo ormai affermato.
Mi sembra che nel caso delle tre ragazze bolognesi la protesta formalizzata sia necessaria: c’é qualche legale che possa indicarne i sistemi più efficaci?
Non si era parlato di azione collettiva (cd. class action)?
E’ praticabile in questo caso?
augusta

Pagina diario scritta da: AUG a 20:19 | link | commenti (1) | | Torna su
donne, rassegnastampa, vittime di guerra

martedì, 15 gennaio 2008

Poiché si tratta della prima uscita di questa rubrica nel nuovo anno ho inserito un raffronto con la prima rubrica del 2007, espresso nella cifra preceduta dal segno +
augusta

 

VITTIME  (di guerre e di cui è possibile fare la conta …)

Internazionale  11  /  17  gennaio 2008  n. 726 pag. 14

Numero di vittime dall’inizio della seconda intifada (26 ottobre 2000).
Dati aggiornati alle 16 del 9 gennaio 2008
Tra le vittime palestinesi sono inclusi i kamikaze, mentre non sono conteggiate le persone accusate di collaborazionismo e uccise da altri palestinesi.
Palestinesi        4.910    (+ 409)        
Israeliani          1.057    (+12)    
Altre vittime         77     (=)    
Totale               6.044     (+421)   

Internazionale  11  /  17  gennaio 2008  n. 726 pag. 14

Numero di vittime dall’inizio della guerra in Iraq (19 marzo 2003)
Dati aggiornati alle 16  del  9 gennaio  2008
Iracheni              80.381  /  87.792)      (+27.280   /  +29.88)
Soldati statunitensi              3.915       (+900)                       
Soldati di altre nazionalità      307   (+56)  

TRASCRIVO

L’ESERCITO ISRAELIANO BLOCCA LA DELEGAZIONE DELL’APPELLO "GAZA VIVRÀ".   INTERVISTA A GIOVANNI FRANZONI

 

34243. ROMA-ADISTA. Lo scorso settembre l’appello "Gaza vivrà" – sottoscritto da migliaia di cittadini italiani e personalità del mondo della cultura (v. Adista n. 79/07) – aveva denunciato le condizioni disumane in cui la popolazione della Striscia di Gaza è costretta a vivere a seguito dell’embargo decretato dalle autorità internazionali. Venute a conoscenza dell’appello, alcune associazioni della società civile di Gaza riunite nel "Centro palestinese per la democrazia e la risoluzione del conflitto" hanno invitato una delegazione di firmatari a visitare i territori sotto embargo per poter manifestare direttamente la propria solidarietà e testimoniare all’opinione pubblica occidentale le conseguenze della politica di isolamento perseguita dal governo israeliano con l’appoggio della comunità internazionale. La delegazione - di cui hanno fatto parte, fra gli altri, Giovanni Franzoni delle Comunità cristiane di Base, il senatore ex Pdci Fernando Rossi, il giornalista Lucio Manisco - è atterrata all’aeroporto di Tel Aviv il 23 dicembre, ma non è riuscita ad entrare a Gaza, bloccata dai soldati israeliani al valico di Erez, al confine tra la Striscia e Israele. Nonostante un presidio organizzato al consolato italiano a Gerusalemme e una protesta messa in scena proprio di fronte al valico, le autorità israeliane si sono rivelate inflessibili nel negare le autorizzazioni ad attraversare il valico.

Al suo rientro a Roma, Adista ha incontrato Giovanni Franzoni. (emilio carnevali)

Con quali motivazioni la delegazione è stata bloccata al valico di Eretz?

Il diniego di accesso al territorio di Gaza al valico di Eretz, per quanto ci è stato comunicato in loco, è venuto dall’esercito e la ragione addotta è stata "per motivi di sicurezza". È però chiaro che la motivazione era politica, perché le autorità israeliane vogliono nascondere la situazione umanitaria all’interno del territorio assediato, privato di risorse alimentari ed energetiche e occultata a occhi indiscreti.

 Anche se non siete riusciti ad entrare, che idea vi siete fatti della situazione all’interno della Striscia?

Sulla condizione della popolazione di Gaza abbiamo avuto informazioni, durante dei colloqui tenuti a Ramallah con membri della resistenza palestinese. Oltre a quanto già noto, abbiamo appreso che l’esercito israeliano ha creato una fascia di sicurezza intorno a Gaza ma, con disegno ulteriormente ricattatorio e affamatorio non l’ha creata all’esterno del muro ma all’interno, sottraendo all’uso agricolo il 17% del terreno coltivabile a ortaggi. Sulla situazione energetica è recente la denuncia del responsabile dell’energia Al Obeidi del fatto che la corrente elettrica è fornita alla popolazione per otto ore al giorno. Purtroppo fra i 35 rappresentanti della resistenza palestinese, non solo di Hamas, ci sono anche due persone che avevamo incontrato a Ramallah, dopo il divieto di accesso: Shaick Hussein Abu Kweck e Shaick Faraj Rummana. Queste persone già paventavano l’arresto che poi è avvenuto ad opera della polizia dell’Autorità palestinese che per soggezione alla ricattatoria richiesta degli israeliani di reprimere il "terrorismo" per ottenere il riconoscimento di uno Stato burla, collabora con gli israeliani in modo aperto per reprimere ogni dissenso.

 Come è mutata la situazione dell'intera area a seguito del vertice di Annapolis di novembre e della successiva "Conferenza dei donatori" di Parigi?

Da tutti i confronti avuti con rappresentanti di Hamas (via internet o per video-conferenza), con rappresentanti dell’Associazione "Figli della Terra" costituita da ebrei palestinesi e arabi palestinesi , con rappresentanti e parlamentari del Fronte popolare, con il Consiglio dei "Mussulmani del Nord" (a Nazareth) e anche con uno di Fatah, si esclude radicalmente di accettare uno Stato per i palestinesi, senza alcuna serietà. Uno Stato senza confini certi, tutto spezzettato dalla presenza di "colonie legali" (legali per Israele), attraversato da autostrade aeree che collegano le colonie, senza spazio aereo e disarmato. Si teme fortemente che questo preluda alla proclamazione di uno Stato ebraico per realizzare il quale si profilerebbe una seconda pulizia etnica e per alcuni arabi che rimanessero in Israele la condizione di apartheid. Tutti invocano uno Stato "laico e democratico" in cui convivano nazionalità, etnie, culture e religioni diverse. Anche i musulmani più rigorosi escludono uno Stato sottoposto alla legge coranica.

 Quale è stato l’atteggiamento del governo italiano e del ministero degli Esteri rispetto alla vostra iniziativa?

Il governo italiano ha dimostrato un certo favore alla nostra iniziativa. Dopo alcuni approcci con l’ambasciata italiana, siamo stati ricevuti dal vice-ministro Ugo Intini che ha assicurato il suo apprezzamento ed il suo interessamento. Alla proposta di fare una conferenza pubblica al nostro ritorno ha promesso la sua partecipazione personale. In realtà è apparsa tutta l’impotenza del nostro governo ed una sorta di sudditanza politica della nostra politica estera.

 In Italia la missione ha avuto ben poca visibilità a livello mediatico. Qual è stata l’attenzione che vi hanno dedicato i media arabi e palestinesi?

La stampa italiana ci ha praticamente ignorato, anche per la tragica coincidenza con l’uccisione di Benazir Bhutto. In Palestina abbiamo avuto una intervista con Al-Jazeera, ed una conferenza stampa al Centro di Comunicazione "Ramattan" di Ramallah, con la presenza di giornalisti e politici. Una notevole attenzione via internet.

 Quali altre iniziative ha in programma il gruppo di promotori dell’appello "Gaza vivrà"?

Dopo gli arresti di molti resistenti palestinesi ad opera della polizia palestinese collaborazionista con Israele e dopo l’insulsa visita di Bush in Medio Oriente, è stata convocata una assemblea dei firmatari dell’appello "Gaza vivrà", a Firenze per il 27 gennaio. In diversi pensiamo di tornare al ministero degli Esteri per chiedere delle posizioni più chiare e soprattutto più ferme del nostro governo contro l’embargo a Gaza e contro il profilarsi di una politica razzista e sterminatrice verso il popolo palestinese in cui è trascinato e coinvolto il governo italiano. (e. c.)

 

 

 

 

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israele palestina, rassegnastampa, vittime di guerra

venerdì, 09 novembre 2007

VITTIME  (di guerre e di cui è possibile fare la conta …)

Internazionale 9/15 novembre 2007 n.718 pag.14

Numero di vittime dall’inizio della seconda intifada (26 ottobre 2000).
Dati aggiornati alle 16 del 7 novembre 2007
Tra le vittime palestinesi sono inclusi i kamikaze, mentre non sono conteggiate le persone accusate di collaborazionismo e uccise da altri palestinesi.
Palestinesi        4.790        
Israeliani         1.054        
Altre vittime         77         
Totale               5.921         

Internazionale 9/15 novembre 2007 n.718 pag.14

 Numero di vittime dall’inizio della guerra in Iraq (19 marzo 2003)
Dati aggiornati alle 16  del 7 novembre 2007
Iracheni   76.226  /  83.042
Soldati statunitensi   3.857                             
Soldati di altre nazionalità  304

        

Le vittime possono essere di tanti tipi: non è necessario togliere la vita per distruggere la speranza di vivere con dignità

dal sito www.ildialogo.org:

La destituzione di Mons. Bregantini è un fatto gravissimo per la Chiesa e per la Calabria


NOI SIAMO CHIESA
Via N.Benino 3 00122Roma
Tel.3331309765 -- 0039022664753
E-mail
vi.bel@iol.it
www.we-are-church.org/it

Comunicato Stampa
La rimozione di Mons. Bregantini dalla diocesi di Locri è un provvedimento irresponsabile ed è contro il rinnovamento della Chiesa e contro la Calabria civile, propositiva e fattiva.
Il trasferimento di Mons. Giancarlo Bregantini alla diocesi di Campobasso lascia stupefatti e smarriti. E’ forse possibile non ritenerlo una conseguenza di pressioni che il Vaticano, assumendosi gravissime responsabilità, ha subito e che sono state esercitate da tutti i poteri mafiosi e forti nei cui confronti si è elevata costantemente la forte denuncia del vescovo di Locri ? Come è stato possibile che, nonostante le tante precedenti parole di istituzioni e personalità, le energie sane, giovanili e democratiche presenti in Calabria nella Chiesa e nella società, siano state ancora così pesantemente mortificate ?
Non si tratta con tutta evidenza di un promovetur ut amoveatur ma solo di un vergognoso amoveatur e basta. Rischiano ora di fermarsi sia il rinnovamento della Chiesa promosso da Mons. Bregantini, sia le sue realizzazioni concrete che hanno creato le premesse nella Locride per un’alternativa al dominio della ndrangheta nella società e nell’economia.
Il movimento "Noi Siamo Chiesa" è parte di quanti in Calabria ed in tutto il mondo cattolico progressista denunciano le decisioni del Vaticano ed esprime la sua completa solidarietà a Mons. Bregantini, a cui ha inviato un messaggio.

                                          "NOI SIAMO CHIESA"


Roma, 8 novembre 2007

"Noi Siamo Chiesa" fa parte del movimento internazionale We Are Church-IMWAC, fondato a Roma nel 1996. Esso è impegnato nel rinnovamento della Chiesa Cattolica sulla base e nello spirito del Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965). IMWAC è presente in venti nazioni ed opera in collegamento con gli altri movimenti per la riforma della Chiesa cattolica.

Giovedì, 08 novembre 2007

ore 24 di venerdì.

aggiungo un grazie per i contributi offerti nei commenti.
Ci volevano!  augusta

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vittime di guerra, segnalazioni da altri blog

martedì, 02 ottobre 2007

MAFALDA in ottobre nel suo calendario 2007:  

                        “CHE STRESS!”

La mamma è impegnata a colorare le unghie con losmalto.
Mafalda  
“Mamma, a che età si diventa vecchi?”
Mamma:
“Dipende, Mafalda. In realtà non si tratta di anni, ma di mantenere giovane lo spirito”.
Mafalda:medita e la mamma esamina il suo lavoro di pittura.
MAFALDA:
“Bene, ma lo spirito … a che età comincia ad aver bisogno del  trucco?”



Informazioni da Confronti


2007 -  sesta giornata del dialogo cristiano islamico
2001 -   prima giornata del dialogo cristiano islamico

VI Giornatadel dialogo cristiano islamico
- Costruire speranza e convivialità -
venerdì 5 ottobre 2007 23 Ramadan 1428

 “Il dialogo tra le fediun dovere civile”

Programma della Giornata

Ore 15,30:  Visita guidata alla Grande Moschea  
                        viale della Moschea 85, Roma        

(la tradizione islamica prevede che le donne che entrano in moschea abbiano il capo velato)

Ore 16,30: Tavola rotonda  Il dialogo tra le fedi, un dovere civile

Intervengono

dott. Abdellah Redouane, segretario generale del Centro islamico culturale d’Italia
on. Marcella Lucidi, sottosegretario di Stato all’Interno
dott. Paolo Masini, consigliere comunale, vicepresidente Commissione Cultura
past. Domenico Maselli, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI
)
p.
Etienne Renaud, direttore studi islamici del Pontificio Istituto di Studi Arabi e di Islamistica (PISAI)
Michele Zanzucchi, vicedirettore
Cittanuova
p.
Bogdan Petre, sacerdote ortodosso
dott. Meo Gnocchi, presidente del SAE (Segretariato attività ecumeniche)
on. Valdo Spini, Commissione Esteri della Camera dei Deputati

modera: dott. Gian Mario Gillio, direttore di Confronti.

In occasione della Giornata verrà letto un messaggio
del presidente della Camera dei Deputati on.
Fausto Bertinotti

 

Sulle frontiere della pace più difficile

Israele-Palestina-Giordania 27 dicembre-4 gennaio 2008

 

Giovedi  27  dicembre

ore 5.00 Incontro dei partecipanti al mappamondo del terminal C dell'aeroporto “Leonardo da Vinci” di Fiumicino

ore 6.45 Partenza da Roma via Zurigo  con la compagnia  Swiss

ore 14.30  Arrivo a Tel Aviv

Trasferimento a Nazareth - Sistemazione in hotel - Tour di Nazareth

Cena presso il ristorante Tashreen di Nazareth

Pernottamento a Nazareth

 

Venerdì  28  dicembre

Colazione   Trasferimento al check point per entrare a Jenin (Territori palestinesi)

Incontro con l'organizzazione YMCA -      Incontri istituzionali

Incontro con bambini che hanno partecipato ai progetti “Fiori di pace”

Pranzo non incluso

Trasferimento a  Zababdeh (Territori palestinesi), villaggio a maggioranza cristiana

Incontro con la comunità anglicana St. Matthew's

Cena e pernottamento a Nazareth

 

Sabato 29 dicembre

Colazione.  
Trasferimento sul lago di Tiberiade :  Monte Beatitudini

Pranzo non incluso

Visita di un kibbutz (da definire)      Trasferimento sul Golan

 Trasferimento al punto di confine Sheikh Hussein con la Giordania, disbrigo formalità doganali e ingresso in Giordania 

Proseguimento per Amman  Tour di Amman

Cena e pernottamento in Hotel ad Amman

 

Domenica   30 dicembre 

Colazione.

Incontri con personalità, politiche, religiose, società civile

Trasferimento a Gerasa, visita della città. 

Pranzo incluso

Nel pomeriggio proseguimento per Madaba e il Monte Nebo.

Nel tardo pomeriggio proseguimento per Petra

Sistemazione in Hotel   Cena e pernottamento a Petra

 

Lunedì 31  dicembre

Colazione. Intera mattinata dedicata alla visita di Petra

Pranzo incluso       Nel pomeriggio rientro ad Amman

Cena e pernottamento in Hotel ad Amman

 

Martedì 1 gennaio

Colazione.      Incontri

Trasferimento al ponte di Allenby Bridge, disbrigo delle formalità doganali e ingresso in Israele.

Visita di Masada    Visita di Qumran 

Pranzo non incluso

Trasferimento a  Gerusalemme

 Sistemazione in Hotel   Cena e pernottamento Gerusalemme

 

Mercoledì 2 gennaio

Colazione  Visita della Knesset

Visita della città vecchia: Muro occidentale, Spianata delle Moschee

Pranzo non incluso  Incontro con il Patrirca Latino

Cena e pernottamento a Gerusalemme

Incontro con due rappresentanti di Parents  Circle

 

Giovedì 3 gennaio

Colazione.   Trasferimento a Betlemme

Visita della Basilica della Natività

Pranzo non incluso  Visita del Baby hospital

Rientro a Gerusalemme     Pomeriggio libero

Cena e pernottamento a Gerusalemme